Edward salva inspiegabilmente la vita ad Envy, ed entrambi vengono rinchiusi in una cella. Provano qualcosa l'uno per l'altro, anche se è difficile ammetterlo.
[Prologo] L'idea era quella di prendere la serie originale per poi, da un determinato punto, modificare le azioni dei personaggi in modo da far avvenire dei fatti specifici. Tutto ciò, cercando di non stravolgere del tutto i personaggi o la logica delle cose (ad esempio, che ne so... dicendo che se tagli il braccio destro ad un homunculus si rigenera, mentre se lo fai col sinitro no XD). Spero vivamente di riuscire nel mio intento, creando qualcosa di piacevole da leggere :'3 Inoltre, ringrazio Creepyplayer93 per avermi dato una grossa mano col copione Detto questo, buon proseguimento (Allerta spoiler).
Il colonnello prese a bruciarmi senz'alcuna pietà, mentre il tenente Hawkeye osservava la scena con gli occhi spalancati e la spalla ancora dolorante. Io non potei far altro fuorché urlare dal dolore, avvolto dalle fiamme. Faceva male. Faceva male nonostante il mio corpo continuasse inutilmente a rigenerarsi.
Roy stava per darmi il colpo di grazia, quando qualcuno mi prese per un braccio, scansandomi. Il fuoco che avrebbe dovuto finirmi, mi sfiorò a malapena. Presi dei respiri profondi e mi guardai alle spalle: Edward Elric (detto "L'Alchimista D'Acciaio") mi aveva salvato. Inutile dire che il colonnello lo fulminò con lo sguardo, chiedendo spiegazioni, ma Edward non disse una parola, lasciando allibiti sia me che tutti i presenti.
Con le forze che mi restavano, tentai un'ultimo e disperato tentativo di fuga, ma Scar mi bloccò seduta stante. Venire ustionato ripetutamente, più e più volte, doveva avermi stancato, e non riuscii a ribellarmi. Non ricordo con esattezza ciò che accadde dopo.
...
Mi ritrovai in un luogo buio e freddo, v'era solo una porta di ferro con una piccola finestra sbarrata, da cui passava uno spiraglio di luce. Dopo essermi guardato attorno per circa due minuti, capii di essere in una cella. Realizzai anche che qualcuno, per qualche assurdo motivo, aveva provveduto a tagliarmi le braccia, che faticavano a guarire date le bruciature subite in precedenza.
Mi alzai e guardai fuori: c'era un corridoio abbastanza stretto, con delle torce appese alle pareti, ma nonostante ciò era pur sempre buio; credo mi trovassi in un sotterraneo o qualcosa del genere, di certo non era accogliente. Mi sedetti in un angolo ed iniziai a fissare il soffitto. Ero stanco e troppo debole per trasformarmi: fuggire non era un'opzione, almeno per il momento.
Ad un tratto la porta si aprì, e vidi Edward entrare a testa bassa, per poi rannicchiarsi in un cantuccio. Restai a guardarlo per qualche minuto, finchè non esordii con - Che succede? -. Lui mosse lo sguardo verso di me, senza dire nulla, come se io c'entrassi qualcosa. Inclinai leggermente la testa, - Fagiolino? -, dissi nuovamente, - Zitto, non voglio sentirti parlare. -. Non riuscivo a capire cosa stesse accadendo, era per caso colpa mia? Non che m'importasse chissà quanto, dopotutto, ma ero curioso.
- Ho fatto qualcosa e non ne sono consapevole? Mi guardò male, ma senza rispondere. Poteva essere successo qualunque cosa (voglio dire, non sono esattamente l'emblema della bontà), dunque mi limitai a guardarlo in attesa di un segno di vita. - Sono stato chiuso qui, anche se non ho fatto nulla... assurdo! - mormorò. Ci pensai un attimo su...
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*Flashback*
E a quel punto, era tutto chiaro: era stato imprigionato per avermi salvato la vita. Ma non capivo comunque perché ce l'avesse con me, non ero certo stato io a chiederglielo, non avevo alcuna colpa, non capivo neanche per quale motivo l'avesse fatto.
- Mi spieghi perché non ho le braccia? - E me lo chiedi? Non stavi fermo un secondo! I miei ricordi di ciò che era accaduto poco prima erano offuscati, ma effettivamente, conoscendomi, legarmi non sarebbe stato sufficiente. - Non ci credo che dovrò rimanere qui, con te poi! - disse lui. - Sei una lagna. E poi, non sei stato tu ad aiutarmi, nanetto? Tacque, rivolgendo la faccia verso il pavimento. Forse era stato un atto istintivo, forse si era sbagliato, forse voleva solo fare il santarello della situazione, fallendo miseramente; fatto sta, che le mie perplessità continuavano ad aumentare. Dopo un po', udii Edward sospirare. - Sì... sì, ti ho aiutato, e con questo? - ... E perché? - ... Non lo so. Ero confuso, e parecchio direi. - Ah beh, seguire l'istinto è tipico di voi umani. Fece roteare gli occhi e distolse lo sguardo da me.
Come se non bastasse, le braccia mi facevano male nel punto in cui erano state tagliate, era un dolore che variava dall'essere sopportabile all'essere lancinante. Strinsi i denti e mi piegai in avanti per un attimo. - Stai bene? - Mi chiese Edward. - Perché, cosa t'importa? - contestai. - Niente - Allora perché me lo chiedi? - Semplice curiosità, suppongo. - Sto bene. Non sapevo se si stesse preoccupando per me; avrebbe avuto senso, considerando che mi aveva salvato, ma al contempo suonava troppo strano nella mia testa... "qualcuno si sta preoccupando per me". Sarebbe stato alquanto insolito, ma direi che m'avrebbe fatto piacere; mi sarei sentito importante, in un certo senso.