Sentivo i sensi di colpa divorarmi l'anima, facendomi sentire di gelatina, pronta a sciogliersi a terra.

Tenevo ancora stretto il cellulare del cellulare nella mano destra, premendo i polpastrelli sulla superficie liscia dell'oggetto. Il polso tremava e il mio labbro inferiore era ormai rosso e gonfio, essendo stato sottoposto ad una tortura di morsi.

Lo tenevo avidamente stretto con i denti, cercando di capire cosa fare.

La telefonata di Michael mi aveva spiazzata e il mio orgoglio stava combattendo a pugni e calci contro il mio cuore, che pregava pietà.

Diedi tregua alle mie labbra, tenendo le labbra schiuse, non riuscendo ancora ad assimilare le parole di Michael.

La mia mente stava progettando migliaia di ipotesi, ma la più convincente fu che Luke avesse scoperto che stessi partendo per Londra e che avesse deciso di fermarmi, venendo all'aereporto. O comunque, quello era il suo obbiettivo, prima che facesse l'incidente.

Deglutii rumorosamente e sentii il cuore battermi in gola. Il solo pensiero di Luke, orgoglioso e forte, ridotto ad un vegetale su un lettino di un ospedale mi angosciava. Mi terrorizzava, quasi. Sì, avevo paura, paura che si fosse fatto qualcosa di grave. Michael non mi aveva dato alcuna informazione, affinché potessi stare tranquilla.

Le sue poche parole mi avevano spaventata, riducendomi ad uno stato, oserei dire..pietoso.

Ero davvero influenzata in questo modo da questa notizia? In fondo sapevo che una parte di me, aveva acconsentito al partire per poter scappare da quello che credevo fosse il mio incubo.

Strinsi la cinghia della borsa, ricominciando a mordermi nervosamente il labbro, come mia abitudine.

Lo voce metallica mi avvisó dell'arrivo del mio aereo e l'ansia in me crebbe, facendomi mugolare involontariamente. Guardai Robert che mi stava fissando con i suoi occhioni ghiaccio, che mi fecero ricordare perché lo avevo chiamato in quel modo. Gli si addiceva, ne ero sempre stata sicura.

Raccimolai tutto il coraggio che possedevo e misi da parte la me che voleva scappare via da Luke e cominciai a camminare pesantemente verso l'uscita dell'aereoporto, ripetendomi che era la scelta giusta e che non me ne sarei pentita.

Richiamai l'attenzione di un taxi, giallo canarino, e quando mi si fermó davanti, entrai, sistemando il mio bagaglio ed assicurandomi che Robert stesse bene. Gli feci un grattino sulla testolina, per poi dare le informazioni per l'ospedale all'autista.

Appena arrivata, scesi dall'auto, sentendo le gambe tremare per il nervosismo che stava prendendo possesso del mio corpo.

Tenni stretta la borsa con una mano e la valigia che lasciai nella hall. Chiesi informazioni per la camera di Luke; n7 al terzo piano. Presi l'ennesimo respiro profondo ed entrai nell'ascensore. Mi ritrovai di fronte al mio riflesso: le evidenti occhiaie violacee scavavano i miei occhi, il mio viso era pallido più del solito ed il mio labbro inferiore era gonfio e rosso, sottoposto ad una continua tortura inflitta dai miei denti.

Udii un tintinnio, segno che ero arrivata al piano desiderato e quando le porte si aprirono, uscii velocemente, guardandomi intorno per capire dove fossi. Addocchiai la stanza 5 e continuai a camminare, finché non inchiodai le mie converse consumate, al suolo, fissando il numero 7 placcato sulla porta di plastica bianca.

Posai la mano sulla maniglia che mi trasmise dei brividi, data la sua temperatura quasi glaciale; segno che nussuno entrava o usciva da un po'. La abbassai con una lentezza spaventosa, sentendola cigolare leggermente e un leggero tepore uscì da quella camera, facendomi schiudere le labbra in un sospiro involontario.

Il buio di quella stanza mi fece assottigliare gli occhi, cercando di distinguere le forme o delle figure.

bip...bip...bip...

Dei brividi scesero sulla mia spina dorsale, facendomi tornare alla memoria Sue. Stesa su quel lettino, con quel fottuto camice bianco e quel costante bip ad infrangere il silenzio di quella stanza dalle pareti bianche.

Scossi la testa, scrollandomi di dosso quel pensiero che mi trasmetteva solo una tristezza infinita. Mi morsi nervosamente il labbro, sentendo l'anellino nero freddo.

Vidi qualcosa muoversi e scorsi tra il buio dei capelli colorati di un rosso acceso, che al buio erano un bordeaux spento.

-Alex- mugoló Michael, passandosi le mani sul viso e inumidendosi le labbra secche e screpolate con la lingua.

Deglutii rumorosamente; sentivo le gambe tremare e le mani gelide erano quasi congelate.

Michael si alzó, venendomi lentamente incontro e mi tiró fuori la stanza, chiudendo piano la porta. Tenevo le labbra serrate e aspettavo che mi spiegasse tutti i dettagli dell'accaduto, dato il mio nervosisimo mista ad angoscia, che era quasi palpabile.

-Ha saputo che tua madre ti aveva chiamata, ordinandoti di tornare a casa tua, di partire..- mormoró con la voce stanca, quasi spezzata da un possibile pianto-..é andato su tutte le furie, diceva di doverti fermare a tutti i costi, distruggendo tutto quello che gli si fosse parato davanti..- parlava velocemente, tenendo le mani tra i capelli, che tirava ogni tanto, come a volersi sfogare su se stesso.

Sentii il labbro inferiore tremare e gli angoli degli occhi pizzicavano. Sapevo che se avesse continuato non avrei retto le sue parole e sarei crollata.

Prese un respiro profondo.

-É salito sulla sua fottutissima moto..ed é partito per raggiungerti..- mormorava flebile, cercando di mettere le parole una dopo l'altra.

-lo hanno trovato totalmente sfregiato sull'asfalto, circondato da un mare di sangue..-cominció a singhiozzare, torturandosi le mani e sbattendo più volte le palpebre, cercando di tirare su le lacrime. Per me era troppo tardi, dato che il mio viso era inondato di lacrime e il mio labbro inferiore era stretto dai denti.

-Un camion gli é andato contro, scaraventandolo a terra..lo hanno salvato in tempo..- sussurró, come se fosse il suo ultimo respiro, prima di scoppiare a piangere. Teneva le mani a coppa sul viso, cercando di nascondere il suo lato debole.

-Posso..vederlo?- singhiozzai asciugandomi le guancie con le maniche della felpa che indossavo. Lui tiró su con il naso.

-No, Alex. Lui non lo vorrebbe mai.- sibiló duro, asciugandosi velocemente tutte le lacrime e guardandomi con i suoi occhi verdi, pagliuzzati di celeste.

-É in uno stato troppo pietoso e lui non é così.- ringhió, stringendo i pugni.

-il corpo su quel lettino non é Luke.-

•|penguin|•

Alloooora non so se dovete odiarmi o amarmi per questo capitolo, ceh..non sono molto cosciente della roba che ho scritto ma vabbe... DETTAGLI.

Non so se é lungo o corto, dato che dal cellulare non me ne accorgo(?)

Vi ringrazio infinitamente per le 35K di visualizzazioni..sono felicissima, ve lo giuro. Non avete idea, davvero. Mi rendete davvero felice, ragazze, vi amo.

Vorrei ringraziare anche tutte coloro che votano e commentano. Siete da mangiare di baci

I MIEI PROBLEMI VABBE.

Poi io che aggiorno alle 23:47..........................ma che problemi ho?

Volevo chiedervi di passare dalla mia nuova storia.
-Poison•Andy Biersack.

É una specie di 'sex lessons' ma con molti colpi di scena ed ho tantissime idee per quella storia.
Quindi se vi va..passate a leggerla, commentate e votate.

Grazie ancora a tutte, aw.

An Hug.

inhemmigsarms.

voodoo doll :: lrhLeggi questa storia gratuitamente!