Tum. Tum. Tum.
La vista ostruita gli impediva di individuare la fonte del rumore, ma sapeva che si stava avvicinando.
Diversi passi si poterono percepire. Era spaventato, si, ma il mistero lo incuriosiva troppo.
Sentì che la corda che lo teneva appiccicato a un palo arrugginito venne stretta. La sua sete di conoscenza sarebbe presto stata saziata. Ne ebbe la conferma quando una voce femminile che partì da davanti a sé pronunciò: -Il cappuccio- con una certa arroganza
La stessa mano che aveva stretto la corda stappò via dal suo volto il sacco.
L'uomo finalmente poté respirare a pieno, il che non fu molto positivo dato che una polvere ignota e la ruggine del capannone in cui si trovava impedivano all'aria pulita di raggiungere i suoi polmoni.
Impiegò parecchi istanti per abituarsi al buio della sua prigione, illuminata solo da un paio di lampade ad olio ai suoi lati. La loro luce era troppo debole per poter illuminare bene la faccia dei suoi rapitori.
Riuscì finalmente a dare una buona occhiata alla donna che aveva parlato solo quando essa si avvicinò al suo volto. La osservo bene; era sicuro di non conoscerla. Si sarebbe sicuramente ricordato di quella cicatrice che le divideva il labbro superiore a metà. La pelle color terracotta la rendeva ben evidente. Gli occhi, come due perle nere, erano intrappolati in uno sguardo crucciato di incredulità e vaga delusione. Perché lo fissava in quel modo?
Si girò di scatto verso un uomo alla sua destra -Ma chi mi hai portato?- disse dopo qualche istante.
-È..lui, Nuvia.- rispose, come se comprendesse il suo stupore nel vedere quel volto.
Il prigioniero finalmente realizzò. Non era la prima volta.
Nuvia, quindi, si voltò verso di lui ancora una volta, incredula. Non aveva più di vent'anni. Il bagliore della lampada più vicina si rifletteva nei numerosi piercing che alloggiavano sulle sue labbra e sulle orecchie a punta. I capelli a spazzola, schiacciati da un cappello da elfo rosso, sembravano fatti di fili di rame misti a cenere. Gli occhi talmente scuri e vitrei da sembrare finti.
Abbassò lentamente il bavaglio.
-Quindi...tu sei Babbo Natale?- domando ancora esitante.
Lui sorrise. -Il solo e unico. Ma, per favore, chiamami Claus.- con tono quasi divertito. -Temo di aver lasciato la barba e il pancione nel mio ufficio, sai, quello da cui mi avete prelevato senza preavviso. Ma devo ammettere che siete stati bravi. Non mi succedeva una cosa del genere da minimo duecento anni.- abbassò lo sguardo, ripensandoci. -O forse cento cinquanta? Ah beh, il tempo vola quando ci si diverte!- L'innocenza nella sua voce era indiscutibile.
L'espressione incredula della donna mutò in uno sguardo sprezzante. Il tono arrogante tornò. -Oh sì. Su questo hai proprio ragione.- gli afferrò la felpa di una band rock, facendo risuonare le catenine attaccate, e lo avvicinò al sé con tutta la rabbia che non poté contenere. -Se per te cinquanta anni non fanno la differenza, allora due settimane saranno uno scherzo per te.-
-Uh?- Claus sembrava confuso. -E allora qual è lo scopo? Mi prelevate per due settimane e poi posso tornare a casa tre settimane prima di Natale? Di certo non siete la concorrenza.-
La risata compiaciuta della donna rimbombò. In quel momento il ragazzo si rese conto di quando fosse grande il capannone. -La tua coerenza è spettacolare.- la presa si fece più forte. -È proprio vero che il tempo non è il tuo forte. Oggi siamo al 12 Dicembre.-
Finalmente il timore prese posto nello sguardo di lui. Riconobbe anche l'identità della polvere misteriosa: polvere da sparo.
-Più che Babbo Natale, sembravi la bella addormentata.- concluse lei, che richiamò a sé i due uomini.
Si allontanarono di qualche metro così da non essere ascoltati. -La fase due è completata. Ora dobbiamo solo aspett.. cosa?- si interruppe dopo aver notato l'espressione preoccupata di uno.
-Nulla Nuvia. È solo...solo che..- l'espressione penetrante della donna che gli intimava di continuare ottene l'effetto opposto. -lo verranno a cercare..-
Il palmo della donna strofinò gentilmente la fronte, lasciandosi cadere lungo tutto il volto finché non schizzò e raggiunse quello dell'uomo. Era più alto di lei, ma non più forte. -È allora a cosa è servita la fase uno, Panuk? A nulla? No...- e ondeggiò il capo del complice in un cenno negativo. -Serviva per trovare un rifugio difficile da rintracciare e sicuro da attacchi esterni, dico bene?- La testa questa volta si mosse da sola. Lei la respinse con disprezzo e iniziò a massaggiarsi la fronte con i polpastrelli, come se le bruciasse. -Che cazzo aveva in testa la mamma quando ha deciso di partorirti?- il tono da vittima le usciva proprio bene.
L'altro annuì in assenso. Panuk ne uscì parecchio offeso e si avvicinò lentamente al prigioniero, intrigato dal rapporto dei tre. -Quindi...-
-Non ti azzardare.- La provocazione di Nuvia risuonò immediatamente -Prova ad aprire la bocca e vedrai come te la stacco.-
Aspettò che si allontanasse di più. -Dicevo, quindi siete fratelli tu e lei.- il sussurro non raggiunse le orecchie della donna, ma ricevette la risposta desiderata. Infatti Panuk annuì.
-E le cose non vanno molto bene immagino. Non devi dirmelo se vuoi.- aggiunse notando la sua reazione.
I sentimenti del rapitore erano in conflitto. -Tutto è iniziato quando...- Lo sguardo sincero del ragazzo lo convinse ad aprirsi. Nessuno lo aveva mai guardato così.
Tutto ciò era meno apprezzato dalla donna, che vigilava a distanza. Quell'innocenza la nauseava.
KAMU SEDANG MEMBACA
Kidnapping - Il rapimento
Fantasi3 classificato nel concorso "Dodici giorni a natale" di @clubinchiostro
