Giorno 0-Alice nella tana del Bianconiglio

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Era mezzanotte passata quando Richard era appena rientrato nel suo appartamento dopo il turno di lavoro al pub, non troppo lontano da Lambeth road dove Richard risiedeva. L'appartamento era suo per modo di dire, in teoria era dei suoi genitori. I genitori di Richard, James e Alice Liddell, lo avevano lasciato da solo nel loro appartamento a Lambeth per quelle che dovevano essere poche settimane per un secondo viaggio di nozze, anche se ormai era più di un anno che mancavano. Si fidavano di Richard, era un ragazzo responsabile. Certamente si potrebbe pensare che Richard Liddell fosse il figlio perfetto: sempre buoni voti, faceva come i genitori chiedevano, rispettava gli orari e aveva superato brillantemente l'esame finale al college. Aveva, però, qualche leggero difetto. Per esempio era solito cacciarsi nei guai e non era raro vederlo arrivare alle mani se provocato oppure, dal punto di vista dei genitori, il solo fatto che non volesse iscriversi all'università.

Dovete sapere, miei cari lettori, che tutti e due i genitori di Richard erano laureati all'università di Oxford, entrambi bene o male con ottimi voti. Si erano conosciuti lì, dopotutto. Immaginate la sorpresa del signore e della signora Liddell quando il figlio gli annunciò che voleva diventare musicista. Certo ne erano rimasti delusi ma alla fine, i genitori, sconfitti, si decisero ad appoggiare il figlio nonostante le obiezioni e le preoccupazioni per il suo futuro. Era un altro difetto del ragazzo: la caparbietà.

Richard, quindi, passava la maggior parte del suo tempo a suonare la sua chitarra e a cantare nella band creata con il suo piccolo gruppo di amici, chiamata "I Purple Gold", a uscire con loro, a lavorare al pub che praticamente gli permetteva di pagare le bollette (anche se l'attività da musicista gli aveva dato la possibilità di arrotondare) e a uscire con il suo ragazzo. principalmente non faceva altro, almeno non da quando i suoi erano morti durante il viaggio di ritorno dalla seconda luna di miele. Era passato un anno, ma per Richard sembrava fosse passato un solo giorno dal funerale. Una volta rientrato in casa chiuse delicatamente la porta, ancora vestito da barista.

«Sono tornato...»

Disse con voce lieve, stanco, si gettò sul letto senza nemmeno cambiarsi e sospirò. Si sentiva soffocare, gli mancavano i suoi. Ciò nonostante, almeno domani non sarebbe dovuto andare al lavoro: poteva riposare, aveva la giornata libera e solo questo gli metteva almeno un po' di allegria.

«Te la sei meritata»

Gli aveva detto il capo.

"Me la sono meritata."

Pensò, un leggero sorriso si era formato sul suo volto mentre si copriva gli occhi, una risata molto velata esplose in un grido di gioia che lo fece alzare dal letto

«Evviva, sì! Una giornata libera. I mesi passati a a farmi il culo mi sono valsi un'intera giornata di riposo!»

Un piccolo ballo ricolmo di gioia davanti allo specchio fece muovere quei mossi e folti capelli neri con le punte tinte di verde acqua. Mentre gioiva per la libertà concessagli ricevette un messaggio: era Lucas, il suo ragazzo. Stavano insieme ormai da quando avevano 16 anni. Richard era stato il primo amore di Lucas, certo non si può dire lo stesso per Richard, lui aveva già fatto qualche esperienza, ma non si può neanche dire che Lucas non gli facesse girare la testa.

"Ricky... sei ancora sveglio?"

"Sì, sono appena tornato dal lavoro. Che succede, Lucky?"

"Possiamo vederci? Si tratta dei miei."

Capì subito di cosa si trattava. I genitori di Lucas non avevano mai pienamente accettato né la sua sessualità né il fatto che si fosse fidanzato con uno che ritenevano uno scappato di casa che aveva mollato una possibile carriera brillante per fare il musicista. Non sembrava gli importasse, almeno fino ad adesso. Che avessero superato il limite?

Alice nel paese dei balocchiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora