Perso Senza Di Te

By arcopiccolo

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☆COMPLETA☆ Dopo lo scandalo che segnò duramente il suo cognome prestigioso, disegnandolo come un uomo violent... More

prologo
1. "Serial killer?"
2. "Sam, fai uso di droghe?"
3. "Il fratello di Donal Trump"
4. "Furbetta"
5. "Occhi scuri e whiskey con ghiaccio"
6. "Pensieri pericolosi"
7. "Tachicardia e vertigini"
8. "Mani forti e ben curate"
9. "Sei meravigliosa..."
10. "Scappi, signor Thompson?"
11. "Occhi furiosi e dita curiose"
12. "Desiderio pericoloso"
13 "Non pensare male..."
14. "Non sei mia madre"
15."Gelo"
16. "Baci ai frutti di bosco"
17. "E lui, che avrebbe fatto?"
18. "Interrogatorio dell'FBI"
19. "Proprio te cercavo..."
20. "Non sarebbe mai cambiata"
21. "Stringi di nuovo le cosce e..."
22. "Appuntamento?"
23." Bugie"
24. "Voglio baciarti, Isabella..."
25. "Lasciarsi andare"
26. "Matrimoni e delusioni"
27. "Ci sarà anche lui?"
28. "Confusione"
29. "Lacrime e rabbia"
30. "Mi dispiace..."
31. "Farfalle nello stomaco"
32."Dolcezza..."
33. "Insicurezze"
34."Geloso, signor Thompson?"
35. "Dio, Isabella..."
36. "Vergogna e solitudine"
38. "Passerei ore a baciarti..."
39. "Cicatrici"
40."Vestiti a fiori e scialle colorati"
41. "Lecca-lecca e ammissioni"
42."Affezionarsi?"
43. "Accappatoi slacciati e porte chiuse a chiave"
44. "I sentimenti rendono deboli"
45."Solo tu"
46."Ciambelle, cupcake e l'alba più bella"
47."Vodka al limone, che sa solo di vodka"
48. "Fondoschiena invidiabili e tanto solletico "
49."Paura del caos"
50."Paura di vivere con il rimpianto"(prima parte)
51."Paura di vivere con il rimpianto" (parte due)
52."Piccoli dettagli"
53." Sole e acqua salata sulla pelle"
54."Docce calde"
55."La resa dei conti"
56."Dolore, paura e speranza"
57." Mi hai, Isabella"
58."Suo per sempre"
AVVISO!
59."Chiedi scusa, Thompson"
60." Mi fai perdere il controllo"
61."Un addio nostalgico, e coccole tra le nuvole
62."Lo ami?"
63. "Sono ossessionato da te"
64."Ti sono mancato?"
65."Spogliati per me"
66."Giocattoli, e Caramel Macchiato"
67."Isabella, ti presento..."
68."Lacrime non meritate"
69."Ti tocchi al pensiero di me"
70."Onde del mare"
71."Senza Paura"
72."Colui che ti possiede"
73."Il Coraggio Per La Verità"
74."Gli sguardi valgono mille parole"
75."Avrebbe potuto amarlo?"
76."Ti avevo dato tutto"
77."ogni fibra del mio cuore"
78."Perso senza di te"
Epilogo
SEQUEL?
PERSO SENZA DI TE II
AVVISO

37. "Antipatico e pieno di sé"

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By arcopiccolo

<<Che cucini?>> domandò, una voce maschile e piuttosto famigliare alle sue spalle.

Ma Isabella era così tanto distratta ed immersa nel flusso interminabile di pensieri presenti nella sua mente che continuò, indisturbata, a muovere il cucchiaio di legno nel suo sugo fumante, preparato in modo distratto.

Solo quando si accorse d'un ombra alle sue spalle e del calore provocato da un corpo fin troppo vicino al suo, sobbalzò voltandosi di scatto fino a rischiare di colpire il manico della pentola e quindi capovolgere tutto il suo contenuto sul pavimento, magari anche bruciandosi i piedi coperti da delle infradito.

I suoi occhi chiari si spalancarono sorpresi nel momento in cui si posarono sulla figura alta e muscolosa del signor McLaren, il tirapiedi di Jonathan.

Li separava quasi un braccio, eppure lei si sentì soffocare e percorre da un brivido per la vicinanza tra loro, tanto da spostarsi di lato ed allungare la distanza.

Si schiarì la voce, posando gli occhi sulla pentola dove il sugo, se lo avesse lasciato anche solo un altro minuto, si sarebbe bruciato. Sibilando sottovoce, allungò la mano spegnendo il fuoco mentre sentiva gli occhi scuri di Nathan osservarla senza inibizione tanto da metterla a disagio.

<<Come scusa?>> chiese, ricordandosi della domanda che le aveva posto ma che lei non aveva ascoltato e tentando, in qualche modo, d'interrompere la scansione a cui la stava sottoponendo.

<<Ti ho chiesto cosa stai cucinando>> affermò, le mani infilate nelle tasche tasche dei pantaloni neri della tuta che indossava, ed i capelli castani scompigliati che gli donavano un aspetto affascinante.

Si chiese come, tanta bellezza fosse sprecata in un uomo così antipatico e pieno di sé e fu quasi tentata di domandarglielo, ma poi si limitò a scrollare le spalle senza rispondere.

Non serviva un genio per comprendere ciò che stava cucinando.

Lo vide avvicinarsi al piano lavoro ed afferrare il cucchiaio di legno, che lei aveva posato, per poi mescolare il sugo in movimenti lenti e precisi.

<<Lo stavi per bruciare>> disse, alcuni istanti più tardi, in cui Isabella si era limitata ad osservarlo confusa e soprattutto diffidente.

<<Non l'ho fatto>> rispose lei, alzando le spalle senza mai smettere di studiarlo in modo guardigno. Se n'era accorto, lui, del mondo in cui continuava a scutarlo confusa, ma non disse niente limitandosi a ghignare.

<<Stavi girando questo sugo in modo ininterrotto da quasi dieci minuti>> affermò lui, il timbro di voce intriso di divertimento mentre le scoccava un occhiata di sottecchi.

<<Cosa sei, uno chef professionista?>> borbottò lei, deglutendo e muovendosi per controllare la cottura della pasta.

<<Che caratterino...>> lo sentì sussurrare, ma decise comunque di non prestargli attenzione. Non si sentiva a suo agio con lui così vicino nonostante li dividesse più di un metro; c'era qualcosa di lui che non riusciva a comprendere.

Perché, tutt'un tratto, stava parlando con lei quando fino alla settimana scorsa la detestava con ogni fibra del suo corpo muscoloso?

Scuotendo la testa, addentò un pezzo di pasta controllando la cottura, per poi spegnere il fuoco e allontanarsi verso il frigorifero da dove estrasse l'insalata, preparata precedentemente da uno dei volontari.

La tavola era già stata apparecchiata da Sam con piatti, forchette e bicchieri e Isabella ne fu grata. Prima avrebbe concluso di preparare la cena, prima avrebbe avuto il via libera per rifugiarsi nella sua stanza.

<<Ho finito, puoi anche andare>> mormorò, attendendo che Nathan si allontanasse dai fornelli per permetterle di unire la pasta al sugo.

Ma egli rimase fermo lì e si occupò lui stesso di quel che Isabella aveva intenzione di fare, rendendola ancor più stranita.

<<Perché non vai a chiamare gli altri? Ho tutto sotto controllo qui >> le disse, facendola accigliare maggiormente.

Ormai ne era certa, deve aver per forza sbattuto la testa contro qualche ramo robusto se si stava comportando in modo amichevole e gentile con lei.

Lo guardò, come si osservava una creatura mitologica, attirando in questo modo la sua attenzione.

<<Lo faccio solo perché sta sera non mi sembri molto reattiva, dovresti bere un caffè per svegliarti un po'>> affermò lui, scuotendo la testa mentre un sorriso ebete gli allargava le labbra.

Isabella, sospirando di sollievo per il comportamento di Nathan tornato alla sua normalità, si voltò decisa a chiamare a tavola i suoi colleghi proprio nell'istante in cui Marcus, attirato probabilmente dal profumo allettante, entrò in cucina.

<<Amo quando cucini Isabella, lo sai>> borbottò il ragazzo, mentre prendeva posto a tavola.

<<Ami anche quando devi lavare le stoviglie che uso per cucinare?>> borbottò Isabella, causando una risata da parte di Nathan che posò la pentola a tavola.

Neanche due minuti dopo, il tavolo era pieno di volontari affammati e stanchi che si servivano chiacchierando del più e del meno.

C'era solo un posto, accanto a quello del signor McLaren, vuoto. E a Isabella si strinse violentemente lo stomaco.

L'appettito sfumò via, e quel senso di nausea e vergogna che aveva provato per tutto il giorno, tornò più violento che mai.

Non lo vedeva da quando era scappata dalla scuola per nascondersi sotto agli alberi robusti, e lo aveva evitato come la peste per il resto della loro giornata lavorativa.

Era una dannata codarda, così tanto da non avere nemmeno un pizzico di coraggio per guardarlo anche solo di sottecchi. E mentre stringeva la forchetta tra le sue mani e le sue budella si stringevano in piccoli nodi soffocanti, non riuscì a far altro che vergognarsi di se stessa e del suo irrefrenabile terrore.

Avrebbe dovuto e voluto correre da lui, ma che gli avrebbe detto?

Quali spiegazione avrebbe potuto dargli?

La verità, le sussurrava una piccola e profonda parte della sua mente. Ma come avrebbe mai potuto guardarlo negli occhi e sputare fuori quella verità che tanto la soffocava, addolorava e uccideva ogni giorno di più.

Come avrebbe potuto sussurrare quella verità, se lei, ogni dannato minuto, sprofondava nella vergogna che provava verso se stessa.

Come si può, rivelare il più grande segreto della propria vita, se non si è mai stati capaci di convivere con esso?

Si chiese, mentre le sue dita si serravano in una presa ferrea attorno alla forchetta, ed i suoi occhi addolorati osservavano la sedia vuota che sembrava deriderla e prendersi gioco di lei.

~~~~~~~

Legandosi un asciugamano attorno alla vita, lasciò il bagno senza fermarsi, come suo solito, davanti allo specchio del suo bagno privato.

Entrò nella sua stanza silenziosa e ordinata come sempre, e si sedette su letto con le lenzuola pulite stese alla perfezione.

Si sentiva sfinito, come se avesse corso una maratona con sacchi pesanti sulla schiena, e turbato. Talmente turbato da non riuscire a collegare nemmeno un singolo pensiero nella sua mente affollata.

C'era così tanto a cui doveva pensare, ma non ne era minimamente capace. Come se uno tsunami violento lo avesse travolto per poi portarsi con se ogni sua emozione, lasciando solo distese d'irrequietezza che non gli davano pace.

Portandosi una mano tra i capelli bagnati, strinse le ciocche mentre un sospiro gli lasciava le labbra.

Un senso d'agitazione si espanse nel suo petto ed immediatamente serrò le mani in un pugni stretti fino a far sbiancare le nocche, abbronzate dal sole alto a cui era sottoposto la maggior parte del giorno.

La sua mente invece, scorreva per conto proprio, incapace di fermarsi e smettere di rimuginare come una macchina da guerra indistruttibile.

I suoi occhi verdi, terrorizzati e colmi di lacrime, lo perseguitavano da tutto il giorno.

Non avrebbe mai pensato di poter provare così tante emozioni contrastanti e pericolose solo vedendo quelle dolci e meravigliose gemme intrise d'una paura che temeva avesse procurato lui stesso.

Si era sentito scombussolato e travolto, mentre la osservava fuggire da lui senza mai guardarsi indietro. Un'emozione soffocante gli si era posata sul petto fino a quando non l'aveva vista, con i suoi occhi scuri, accanto alla sua amica durante il pomeriggio.

Si era torturato il cervello ad ogni secondo di ogni ora, rivivendo quel momento fino alla nausea; ripercorrendo ogni suo singolo gesto, temendo di aver causato lui quel terrore.

Ma poi, la sua mente, si concentrava su ciò che non avrebbe mai pensato di poter scoprire. Qualcosa che lui tentava, inutilmente, di cancellare. Ma poi le sue dita sembravano bruciare ogni qualvolta ricordava ciò che i suoi polpastrelli avevano tracciato, e si rendeva conto che solo un dannato stupido non sarebbe stato in grado di comprendere ciò che segnava quella pelle morbida e profumata che lo faceva tanto impazzire.

E poi, ogni qualvolta la sua attenzione si posava su quelle cicatrici, una rabbia ed una preoccupazione mai provati in vita sua s'impossessavano del suo corpo e della sua anima, accecandolo e mandandolo fuori di senno.

Avrebbe voluto raggiungerla, assicurarsi lui stesso che Isabella stesse bene. Scrutare quegli occhi chiari e belli fino a comprendere ogni parola ed emozione nascosta in quelle iridi. Ma la sua mente glielo impediva, si sentiva troppo irrequieto per riuscire ad avvicinarsi nuovamente a lei senza perdere la testa per quel che, il suo cervello, nelle ultime ore aveva pensato.

Non voleva comportarsi in modo irragionevole, ma non riusciva ad impedirsi di pensare a ciò che aveva procurato quelle cicatrici e, nel profondo della sua anima, pregò che niente di quel che aveva ipotizzato fosse vero.

Perché in quel caso, non era sicuro sarebbe riuscito a trattenere quella furiosa rabbia che cresceva dentro di lui ad ogni secondo che passava lontano da lei.

SPAZIO AUTRICE:

Ciaaao!

Orario a dir poco insolito, ma ho appena finito di revisionarlo e temevo di non riuscire ad aggiornare domani.

Lo so, lo so, lo so, capitolo corto di passaggio, ma vi chiedo di pazientare un altro pochetto.

I prossimi capitoli saranno, senza dubbio, i miei preferiti quindi non vi resta che resistere un altro po' a questi brutti capitoli❤❤

Vi auguro buonanotte, e noi ci vediamo presto!

Pagina instagram: arcopiccolowattpad




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