"Stai diventando quello che hai sempre odiato."
"Quindi sto diventando te?"
"Emma non fare la bambina."
"La bambina?"
"Si la bambina."
"Io non faccio la bambina. Non voglio denunciare mio padre,per il sempice fatto che è mio padre. Punto e basta."
"Emma,è assurdo. Facciamo un passo avanti e poi ne facciamo altri tre indietro. Non credi,che meriti di più? Non credi che uno come lui,dovrebbe solo marcire dentro una cella,con altri stronzi? Non credi? Tua madre ha perso il lavoro,perchè la mattina non riusciva ad alzarsi dal letto. Non parla con nessuno,e non esce di casa. Tua sorella,si fa di coca,solo perchè il padre la disprezza. La odia. Emma se non vuoi farlo per te-cosa assolutamente folle-fallo per loro. Per la tua famiglia. Non credi?"
"Credo che ora tu debba tornare a casa. "
"Riesci solo a dire questo?"
"Per il momento sì."
****
Era sabato. Mezzoggiorno. Andrea era appena uscito dalla scuola,e pioveva copiosamente. Era solo. Jamal era rimasto a scuola,per dare delle ripetizioni a Marco. Gli avevano fottuto l'ombrello e ora le goccie si mischiavano alle lacrime. Aveva litigato con Emma,Giovedì. Luca era dovuto andare da sua madre,a Venezia. Per il fine settimana. Così ora lui era solo. Sua madre non gli aveva lasciato le chiavi,e non sarebbe tornata prima delle otto di sera. Lavorava in una fabbrica a Prato. Suo padre lo aveva chiamato,invitandolo a stare da lui a Firenze. Lui lo aveva mandato a fare in culo,chiudendo la chiamata. Era entrato in un bar,e ora sorseggiava un espresso mentre sfogliava il giornale,disinteressato. Sospirò pesantemente e finì avidamente il caffè,fino ad arrivare al fondo della tazzina. Lasciò sul bancone una moneta luccicante da due euro ed uscì velocemente da lì. Sbuffò ancora una volta e lanciò un calcio ad un sassolino bagnato. Si sentiva solo . Ma non credeva avesse fatto niente di male. Aveva baciato Emma. Di nuovo e di nuovo. Aveva sentito il suo respiro caldo sulle labbra. Aveva sentito la sua risata. Aveva toccato il suo bellissimo corpo,con paura. Paura del fatto che si potesse rompere da un momento all'altro.
"Pomelli da solo non capita tutti i giorni!" Una voce armoniosa gli arrivò alle orecchie. Andrea spera,ma non è quella di Emma.
"Che cazzo vuoi,Arianna?"
"Oh,siamo arrabiati?" La Rossi lo affianca,camminando al suo stesso passo.
"La domanda non era questa."
Lei butta fuori l'aria rumorosa da quelle bellissime labbra rosse. Andrea sentì un irrefrenabile bisogno di poggiarci sopra le sue.
"Che hai?"
"Sono frustato. Ecco tutto." Sospirò. Chiuse gli occhi e pensò ad Emma. Gli veniva sempre facile confidarsi con Arianna.
"Sessualmente?" Emise un risolino. Andrea si voltò verso i suoi occhi azzurri e con forza le strinse i fianchi. La baciò con forza,consapevole della puttanata che stava facendo.
"Può darsi." Sussurrò prima di staccarsi da quel bellissimo bacio.
"E questo? Ti sei già stancata di Grinaldi?" Era vicino. Sentiva il suo alito pieno di menta,sbattergli sulle labbra.
"Arianna ti prego. Hai rovinato tutto. Hai sognato questo momento da quando avevi dieci anni,e io vorrei che al tuo posto ci fosse la mia perfettissima ragazza,ma ci sei tu. Quindi stai zitta,e baciami."
La Rossi non se lo fece ripetere due volte e, sotto la pioggia di quel disastroso sabato pomeriggio, prese saldamente Andrea per le spalle e lo baciò,come avrebbe sempre voluto fare.
Tre kilometri più in lá,Emma camminava triste verso casa. C'era un sacco di gente,davanti al suo condomino. C'era un carabiniere dall'aria annoiata,che annotava su un foglio,quello che Rosa-la madre di Emma-gli diceva presa dai singhiozzi. Suo padre non c'era. Ma era parcheggiata lì,un'ambulanza,con le sirene accese. Intravise Jamal seduto su una panchina,gli occhi spalancati,immobile noncurante della pioggia,che gli rigava il viso olivastro. Affianco a lui,Marco. Il cappellino di lana,fradicio. Gli occhi rossi,spaventati. Cercò con lo sguardo Andrea,ma non lo trovò. Lui non era lì,quando successe. Non c'era quando scorse sotto un telo bianco il suo corpicino,inerme. Lui non c'era quando si piegò in due dal dolore,tra le braccia di Jamal. Quando si inginocchiò,e prese la sua piccola manina tra le mani. Lui non la vide,mentre piangeva sul viso martoiato dai lividi,e con la bava che colava dalle labbra bianche. Le pupille erano enromi dentro i bellissimi occhi di Sara. Giaceva lì,coperta da un telo bianco. Tra le dita,polvere bianca. Quella dannata polvere bianca,che l'aveva uccisa. Overdose. Lui era lontano,ignaro di tutto. Mentre si faceva una che non era neanche la sua fidanzata. Mentre lei,strigeva la sua manina piccola e gli pettinava i capelli neri. Come i suoi. Lei era lì,con gli occhi sbarrati,mentre tremava. Lui no.
"Em,andiamo."
"Dove?"
La sua piccola Sara. La sua amata sorellina. Lo sapeva. Lei sapeva,che si faceva,e non ha fatto niente. Non ha fatto niente perchè aveva paura,come sempre. La paura la bloccava,facendola scappare. Il piccolo e indifeso corpicino è stato portato via. Sua madre,con esso.
I carabinieri hanno semplicemente detto che il caso era chiuso. Overdose. Quella parola la rendeva schiava. Sottomessa a qualcosa che temeva. Le veniva la pelle d'oca solo a pensarci. La siringa,che ti buca le vene. Il forte piacere,fino ad ucciderti.
'Em,lo sai che ti voglio bene?"
"Oh mia piccola Saretta! Certo che lo so.'
'Perchè papá ti fa quelle cose? Non ti vuole bene?'
'Sara,lui mi vuole bene. Ecco,vedi. Mi vuole bene semplicemente in modo diverso. C'è il padre della tua amica Sofia,che le vuole bene regaladole le bambole. Il nostro papá ci vuole bene così. Ma stai tranquilla. Lui ci vuole molto bene.'
Quando pensava alla morte,Emma non pensava alla sua famiglia,tantomeno a sua sorella. Quattordici anni. Cosa puoi vedere a quattordici anni,del mondo? Assolutamente niente. Perdipiù se vivi dentro questi casarmoni. Conosci,la povertá e la disperazione. Conosci bene,la droga. Ma non sei consapevole di quanto il mondo sia grande,e bello. Sara,lei no. Lei non aveva mai sentito sulla propria pelle,tutto quello che il mondo ti può dare. Non si può dire che non fosse,coraggiosa,però. A quattordici anni andava dagli Albanesi da sola,a comprarsi la roba. Ma,certo,non è una cosa di cui andare fieri. Suo padre non aveva pianto. Non avrebbe pianto per niente. Emma non l'avrebbe mai visto piangere. E mai succederá. Questa è una delle cose sicure che posso dirvi su questa storia. Alla fine,chiederá perdono. E non gli verrá concesso. Ma non piangerá. No,quello mai. Non pianse neanche alla morte di Sara,quel pomeriggio. Quel sabato pomeriggio,di Gennaio,un Gennaio piovoso. Come se Dio,anche lui stesse piangendo. Ma forse Dio era come suo padre. Non piangeva. Emma,di sicuro non era Gesù,perchè non la smetteva di piangere. Piangeva,tra le braccia di Jamal,a sua volta sconvolto. E mentre lei piangeva,si chiedeva dove fosse lui. Lui che intanto era in un Motel,che urlava il nome della ragazza sotto di lei. E non pensava. Non credeva. Mentre lei piangeva,pensava al suo unico amore. All'amore della sua vita,che intanto donava quel 'ti amo' ad un'altra ragazza.