Canzone: you say (Two Feet ⬆️)
"Sono fatto così..."
"Conosciamo ciò che siamo ma non ciò che potremmo essere" ribatte citando Otello.
Victor
Se sta lì in un angolo del divano con il volto che viene rigato dalle lacrime.
"Ti piace giocare con le persone?"dice improvvisamente interrompendo il silenzio che aleggiava nella stanza.
"Mi piace giocare in generale, ma amo giocare con le donne..."ribatte con tono duro e deciso.
Mi nascondo e fingo di essere perfetto, so di essere un diavolo ma fingo di essere un cavaliere.
Non faccio promesse.
Non faccio sognare con le parole che non sono altro che un cumulo di illusioni.
Non le do nulla di più.
Quello che tutte si meritano.
Fingo oppure no?
Se fingo, fingo con tutte o con qualcuna?
Se fingo sono bravo a farlo, mi faccio i complimenti sono un ottimo attore.
Deve capire che non posso entrare nel suo giardino della libertà.
Sono legato da catene indistruttibili, chiuso nella casa della mia mente.
"Sono fatto così..."aggiungo.
Vorrei dirti cose che non dico a nessuno ma tu Luce, mi tradiresti.
"Sappiamo ciò che siamo, ma non quello che potremmo essere..."ribatte citando Otello. "Ora che ti sei divertito a giocare con i miei sentimenti schiacciandoli senza alcun ritegno, puoi anche lasciarmi andare..."asserisce con tono arrendevole.
"Ti arrendi così in fretta? Dichiari la resa ancora prima che la battaglia abbia inizio?" Sbuffo il fumo nella sua direzione in maniera tale da non vedere la sua figura in maniera chiara ed evitare di impietosirmi.
Devo ricordare a me stesso che le sue non sono altro che le lacrime di un capriccio, sono come un gioco che non può ottenere e da brava bambina capricciosa piange.
"Questa sera si. Tu non capisci proprio ho perso la persona più importante della mia vita e tu ti diverti a disintegrarmi..."ribatte con tono carico di tristezza. La persona più importante della sua vita.
Mi volto verso la finestra e fisso il mare per non guardare la sua anima che piano piano si spezza.
"Sapevi che esistono due tipi di amore secondo Osho. L'amore bisogno o l'amore carenza e l'amore dono. L'amore carenza è un'amore immaturo il primo amore che proviamo. Quell'amore di dipendenza che proviamo verso nostra madre, abbiamo bisogno di lei e ci convinciamo che sia necessaria la sua presenza per sopravvivere. Molti vivono con la convinzione che l'amore sia non poter far a meno dell'altro ma in realtà non è vero amore. Non si può soffrire per amore. Perché l'amore vero, quello maturo, è offrirsi completamente all'altro con la possibilità di cadere ma non farsi male. Perché viviamo con la consapevolezza che l'altro non ci potrà fare lo stesso dono, un dono che non chiede niente in cambio. L'amore maturo non imprigiona, non crea dipendenze. Se ami in maniera matura tua madre e non più in maniera infantile, riuscirai ad andare avanti. Piano piano ti renderai conto che lei ti ha fatto il suo dono e tu il tuo e non ci sarà alcun risentimento..."concludo.
Mi abbraccia da dietro facendomi irrigidire, le sue mani piccole si poggiano contro il mio petto. Una esattamente in corrispondenza del mio cuore che aumenta il suo battito ma non per qualche sentimento ma per l'ansia che mi scaturiscono questo genere di attenzioni che non sono abituato a ricevere.
Le sue lacrime mi bagnano la schiena e per un secondo non vorrei essere me ma un uomo adatto a questa situazione, solo per starle accanto nella maniera giusta.
Ma io non sono un altro.
"Credi in quello che hai appena detto o lo dici solo per circostanza?"domanda con voce tremolante.
"Ti ho detto ciò che crede Osho, non ciò che credo..."ribatto sogghignando. Mi infilo la sigaretta in bocca e mi zittisco da solo.
"Tu cosa credi?"
"Non ho credenze ma idee che mi tengo strette e riservate." Le afferro i polsi e mi volto. Mi sfilo la sigaretta e la poso fra le sue labbra. Ha gli occhi lucidi e piedi di lacrime. Inspira il filtro per poi afferrare la sigaretta fra le dita. Soffia il fumo lateralmente e si acciglia.
"Non ti condividi con nessuno..."asserisce a se stessa più che a me.
"Perché dovrei farlo?"
"Per andare oltre i tuoi limiti. Vivi nelle tue barriere senza permettere a nessuno di valicare il recinto che ti sei creato attorno. Così non avrai mai la possibilità di capire se siamo tutte realmente uguali come credi..."risponde con schiettezza.
Per un nano secondo ho quasi creduto alle sue parole.
È talmente sicura di quello che dice da essere riuscita quasi ad abbindolarmi, quasi...
"Ah non dire stronzate Diana, anche tu la conosci la verità..."ribatto aspramente. Mi allontano da lei e dalle sue parole velenose per la mia mente.
"Dici di non avere credenze ma in realtà le hai. Le vedo nei tuoi occhi. Tu credi che tutte le donne siano delle serpi che ingannano e usano ma non è così. Non so chi..."La fermo prima che continui a dire le sue fesserie.
"Non sono stato mollato. Ho sempre avuto questo genere di rapporti ma solitamente le mie partner parlavano molto meno di te. Smettila di provare a capirmi, non ci riusciresti comunque. Non ci sono spiegazioni a quello che sono..."Mento spudoratamente ma non sono intenzionato a condividere le mie debolezze con il nemico.
"Stai mentendo. Tu non vuoi dirmelo..."ribatte.
Che fa? Mi legge nella mente?
Dov'è il trucco?
Per caso ora fa uscire da qualche cappello mia madre e mio fratello?
Scuoto la testa divertito dalle mie stesse idee e mi incammino verso il mio cappotto.
Ho fatto una stronzata con questa strana idea della gentilezza.
"Non ho bisogno di una crocerossina che mi salvi. Sto benissimo Diana. Ora prendi le tue cazzo di cose e andiamo..."borbotto. Mi infilo la giacca e attendo che faccia lo stesso. Spegne la cicca fra le dita.
"Eppure non sembra che tu stai bene..."continua a stuzzicarmi.
"Vuoi che ti dimostri quanto sto bene e posso farti star bene e zitta?"domando con fare provocatorio.
"Fallo con le tue burlesque, attieniti ai tuoi confini..."ribatte con lingua tagliente.
"Potrei dare un taglio alla regola. Sono sempre io a decidere..."ribatto alle sue spalle. Si infila il giubbotto e mi guarda con fare sprezzante.
"Non sarò il tuo strappo alla regola ma sarò il tuo nuovo limite..."ribatte con tono divertito.
"Non credo proprio Diana, tu sei solo una mia pedina da muovere sulla scacchiera come desidero..."
Tento di abbattere le sue false credenze ma sembra quasi impossibile farlo.
Vuole arrivare lì dove nessuna è mai arrivata ma non sa di non poterlo fare.
"Perché non lo fai?"ribatte spingendomi e tentando di scaturire qualche reazione. La afferro il collo e la faccio schiantare contro una delle vetrate, sono stanco di mantenermi nei miei limiti.
"L'hai voluto tu!"ribatto per poi baciarla con passione. Assaporo dalle sue labbra il sapore salato delle sue lacrime. Con una mano accarezzo il suo fianco per poi risalire verso il suo seno che stringo nella presa della mia mano. Le strappo un gemito di piacere. Le stringo il collo con la giusta pressione. Percepisco la sua paura così come la sua eccitazione. Lavoro sui bottoni del suo pantalone e con uno strattono verso il basso la libero dal pantalone e dallo slip. Poso la mano prima sul suo addome, poi sul monte di venere, per poi dispiegare le grandi labbra. Le accarezzo il clitoride e procedo lentamente verso le piccole labbra. Man mano produce delle secrezioni che la illanguidiscono e mi eccitano.
"Toccami..."sussurro suadente. Posa una mano sulla mia erezione ben ricalcata dal tessuto elegante dei pantaloni e ripercorre con la mano tutta la mia lunghezza. Scivolo con le dita verso la sua entrata e la accarezzo. Mi allontano leggermente stordito, non comprendendo quel che diavolo sto facendo. Dovrei scoparmi le mie gemelline, non lei.
Che ci faccio qui? Ma desidero lei e voglio scoparmela. Le stringo il collo nuovamente e mi fiondo sulle sue labbra.
"Liberati dai tuoi vestiti..."ordino. Mi allontano nuovamente per permetterle di spogliarsi. Si disfa delle sue scarpe e poi sfila il pantalone e lo slip.
"Anche quello..."sussurro indicando con un cenno del capo il suo maglione. Se lo tira e lo lancia alla rinfusa. Tutto ciò che resta è un reggiseno in pizzo bianco che contiene i suoi grossi seni. La osservo inclinando il capo, ammirando la sua fisicità. Lei dal suo canto si stringe in se stessa e nello stesso momento mi avvicino e le incastro i polsi nella presa della mia mano. Mi sfilo la cintura e come sono consueto fare, le lego i polsi. Le strattono il reggiseno verso il basso, facendo balzare fuori i suoi seni. Li soppeso entrambi per poi abbassarmi in corrispondenza di uno e succhiare il capezzolo, al contempo stuzzico l'altro fra le dita. La fisso tutto il tempo negli occhi. Diana geme e scuote la testa. Le dissemino il ventre di baci e mi inginocchio davanti a lei.
Nel mio strano modo di fare le cose, le sto chiedendo scusa per essere chi sono, e prendermi ciò che non dovrei.
Le afferro una gamba e me la poso su una spalla e così faccio con l'altra. Schiaccia la schiena nuda contro il vetro alle sue spalle. Mi afferra i capelli fra le mani e geme non appena la mia lingua entra a contatto con il suo clitoride. Le afferro le cosce sul retro e la reggo in maniera tale da farle mantenere l'equilibrio. I suoi piedi spingono contro la mia schiena come se mi invitasse a penetrarla. Affondo la lingua nella sua entrata ripetutamente. Affondo le dita nella pelle bollente delle sue cosce morbide, si sfrega contro il mio viso e geme. Stringe le cosce intorno al mio viso ed io dal mio canto sosto le mani sulle sue natiche e incavo le dita dentro. Le sue secrezioni mi bagnano la bocca e mi spediscono direttamente nel suo universo.
Lontano dalla realtà e più vicino ai suoi sogni.
Mi inebrio del suo sapore e giro gli occhi al cielo, mi sembra di esplodere nei pantaloni. Punzecchi il clitoride finché non sento le sue gambe tremare, prima che possa venire mi fermo. La lecco un ultima volta e lascio che i suoi piedi per poco tempo tocchino terra.
Mi abbasso i pantaloni e i boxer sotto le natiche e mi avvicino al punto dei miei desideri.
Volto Diana e la premo con la faccia contro il vetro.
"Avrai una bella vista ora..."sussurro alle sue spalle. Le schiaffeggio una natica e la penetro con forza facendo schiantare il suo corpo contro il vetro. Le schiaffeggio le natiche svariate volte, finché non le vedo arrossare. Il mio bacino sbatte contro il suo culo che rimbalza ogni volta che i nostri corpi si scontrano. La sua fica mi stringe nella sua stretta morsa, bagnandomi delle sue stesse secrezioni. Erano anni che non provavo una sensazione del genere, una sola volta in tutta la mia vita l'ho provato ma non mi ha portato al culmine.
Non ho mai provato una sensazione così intensa dentro di me.
Diana respira a bocca aperta mentre io la sovrasto in ogni modo.
Osservo il mio membro apparire e scomparire fra le labbra dove vertono i miei desideri.
Il vetro davanti a lei ormai è appannato.
Mi sfilo nuovamente dal suo corpo e la volto nuovamente. La prendo in braccio e la faccio calare lentamente sul mio membro, sorreggendola sospesa sopra di me. Diana posa le sue mani legate dietro il mio capo. Oscilla accompagnando le mie veementi spinte. Poso la mia fronte contro la sua e spingo tutta la mia rabbia e tutto il mio desiderio dentro di lei, il mio fiato diventa sempre più corto, così come il suo. Man mano mi avvicino sempre di più all'orgasmo. La vista lentamente si appanna, le stringo la pelle delle cosce mentre lei posa i piedi contro le mie natiche e spinge contro incitandomi a continuare.
Ad accompagnare il rumore dei nostri fianchi che sbattono, c'è il rumore del mare che si abbatte contro gli scogli.
"Victor..."urla prima di venire facendo contrarre ripetutamente le sue pareti contro il mio membro.
"Voglio marchiarti..."biascico fuori di me.
Voglio renderla mia, lasciare un segno indelebile dentro di lei che ricordi quando qualunque altro uomo le si avvicini.
La bacio con passione e vengo dentro di lei, perdo il controllo e perdo la ragione.
Probabilmente ho perso la ragione nello stesso momento in cui l'ho baciata, oppure nel momento in cui ho visto un altro uomo che tentava di portarla lontano da me.
Non sono mai venuto dentro una donna, anche con l'uso di precauzioni, con lei mi sono lasciato andare persino senza.
Con Kaya ci avevo provato a venire senza l'uso del preservativo, mi ero accertato che prendesse la pillola, ma non ci ero riuscito.
Si sta prendendo più prime volte di quanto lei creda.
Mi allontano dalle sue labbra sconvolto, mentre sento il cuore ovunque.
"Non sono mai venuto dentro una donna, anche mentre facevo uso di precauzioni..."rivelo tirandomi i capelli indietro frustrato. La lascio andare e le libero le mani. Le gambe le tremano talmente tanto che per un pelo non finisce a terra ma le afferro un braccio in tempo e la aiuto a rialzarsi. Man mano che vedo colare la mia essenza fra le sue gambe realizzo quanto è appena successo.
Sta avvenendo ciò che ho sempre voluto evitare, mi sto legando a lei. Devo trovare una soluzione prima che non possa riuscire a gestire tutto questo...
Diana realizza quanto è successo e resta sconvolta quanto me per poi sorridere.
"Mai?"sussurra quasi sbalordita.
"Mai Diana, nonostante ci abbia provato. Non so cosa ci trovi in te..."affermo stranito. "Prima della mia routine c'era il caos e nonostante ci fosse il caos, non sono mai stato libero come in questo momento..."
Inconsciamente per la prima volta dopo quasi un'intera vita, mi sono lasciato andare con una donna.
"Nemmeno io, cioè non ho mai permesso ai miei ex di venirmi dentro..."ribatte.
È la prima che ho baciato, la prima dentro la quale sono riuscito a sentirmi libero e la prima che desidero realmente.
"Ti stai fidando della persona sbagliata..."ribatto scuotendo la testa.
"Dovresti fidarti più spesso di quello che sentì per me. Non ho intenzione di lasciarti..."ribatte accarezzandomi il viso con le mani ancora legate. Sogghigno e indietreggio.
"C'è una serratura e forse tu sei la mia chiave ma forse non c'è nessuna serratura e non c'è nessuna chiave" farfuglio incasinandole la testa ancora di più.
Le sto lasciando conigliere ciò che ne resta della parte migliore di me.
Mi domando se potrà mai capirmi realmente, ma per ora io e lei restiamo connessi in questo attimo eterno.
Forse dopo tempo ho compiuto un grosso errore ma mi sento talmente bene che non voglio pensarci.
In maniera impercettibile sta sconvolgendo la mia vita, devo riprendere il controllo.
Resta in silenzio in auto, con i capelli arruffati. Il naso dritto, e le labbra carnose piene di spaccature. Si sta divorando la pelle per il nervoso. Mi fermo al semaforo e osservo per qualche nano secondo il mio riflesso nello specchietto retrovisore. Ho i capelli scompigliati. Le occhiaie e la barba inizia a divenente più accentuata. La vena sul collo emerge in maniera evidente, chiaro segno del mio nervosismo.
Non ho rispettato la mia routine, non sto rispettando troppe regole e sto rischiando di impazzire.
Rischio che tutte le mie personalità emergano, e che dipenda ad avere le allucinazioni.
"Prendi la pillola?"domando improvvisamente. Altrimenti abbiamo un problema, ho l'eterna paura che il destino giochi a mio svantaggio.
"Si, non ho intenzione di incastrarti. Pensavo fosse chiaro..."mormora.
Incastrarmi? Improvvisante inizia a tremarmi il labbro e provo una rabbia incontenibile, che mi fa prudere le mani, Knight potrebbe prendere il comando in qualsiasi momento, non sto rispettando le sue regole, potrebbe mostrarmi i ricordi del bambino e fami soffrire.
"Lo sai cosa succede quando non fai quello che ti dico! Lascio che il bambino vaghi nella realtà..."asserisce Knight con un sorriso beffardo.
Non voglio che mio fratello, torni a perseguitarmi nel mio mondo.
"Victor, tutto bene?"domanda Diana.
"No, è tutta colpa tua! Se rischio di impazzire"mormoro con franchezza.
"Di cosa parli?"domanda stranita.
"Tu non puoi capire..."ribatto scuotendo la testa.
"Se non mi permetti di provarci..."ribatte guardandomi rammaricata.
"Ho bisogno della mia routine, finisco per impazzire letteralmente senza..."ribatto.
"Cioè hai bisogno di avere rapporti con altre donne per essere soddisfatto?"domanda scuotendo la testa.
"Non sto dicendo questo, ma altro! Vedi non capisci..."urlo fuori di me. "Non sei la nostra chiave, non puoi aprire la stanza!"borbotto.
"Vostra?" Man mano Diana assume uno sguardo sempre più confuso.
"Smettila di fare domande!"urlo fuori di me prima che l'altra parte di me emerga.
Allungo lo sguardo e fisso le sue cosce tornite che sono incrociate, fino a qualche minuto prima erano strette intorno al mio bacino.
Non sa quanto mi sia piaciuto sentire le sue cosce morbide intorno al mio corpo.
Mi piace persino il profumo della sua pelle.
Il profumo del miele che percepisco ogni volta che le annuso la pelle. Userà qualche crema particolare che mi fa salire il testosterone alle stelle.
Luce se solo sapessi che non me ne frega niente del tuo lutto, ma mi interessa solo il tuo corpo e come potrei fottermelo.
Il sesso alla fine non è un inno alla vita e alla passione?
Il piacere è la mia condanna.
Non sono affatto quello che si potrebbe considerare un uomo etico.
Con le donne sono Knight, la versione peggiore di me, con la società sono un gentleman.
Ci sono tanti me, troppo per chiunque.
"In quel mare di sabbia cosa si nasconde?"domanda con tono basso e interrogativo.
"Segreti che continueranno a restare nascosti. Puoi usare tutti i sotterfugi che vuoi, senza arrivare alla verità..."ribatto sogghignando. Il cappotto le fascia le forme sinuose. Ha una cintura che si lega in vita in maniera decisa. La pelle chiara risplende sotto la luce decisa dei lampioni. "Ciò che puoi vedere è solo ciò che si nasconde sotto i miei vestiti..."aggiungo.
Prima di combinare qualche danno irreparabile, mi fermo davanti alla caffetteria, dove mi reco sempre quando faccio le ore piccole. Ho bisogno di rispettare almeno qualche parte della mia routine, prima che Knight prenda il controllo.
Fermo la macchina e scendo senza dire nulla.
Non posso permettergli di uscire fuori mentre lavoro, lui ha la sua routine ed io ho la mia vita. Ma non sto rispettando la mia routine e lui si potrebbe impossessare della mia vita.
Dalle vetrate vedo Greta che serve ai tavoli. Districandosi con il contenitore del caffè. Ha un sorriso gentile per tutti. Indossa la sua solita divisa rosa che abbraccia la sua figura tozza. I capelli grigi sono crespi. Non trucca mai gli occhi ma mette sempre del rossetto rosso deciso sulle labbra.
Diana mi segue silenziosamente senza aggiungere altro. Appena valichiamo la porta Greta mi rivolge un sorriso cordiale.
"Ero preoccupata che non venissi. Stavo pensando di denunciare la tua scomparsa..."ammette venendomi incontro con un sorriso caldo. "Ti ho riservato il tuo solito tavolo..."Ammicca nella mia direzione e sorride. Si sporge e osserva alle mie spalle la figura di Diana.
"Oh ragazzone, finalmente mi porti qualcuno!"aggiunge con un sorriso divertito. Analizza attentamente la figura di Diana. Diana dal suo canto si stringe in se stessa e incrocia le braccia. Ci accompagna al mio solito tavolo. Il tavolo dodici, l'ultimo tavolo in corrispondenza della vetrina, lontano da tutti. Lontano da sguardi indiscreti.
Un gruppo di ragazzine mi osserva come se fossi una divinità e commenta la mia figura come se fossi un'opera d'arte di cui commentare la bellezza. Mi siedo sul divanetto in pelle rossa. Questo bar mi piace particolarmente per il caffè e l'aspetto retrò.
"Allora cosa vi porto?"domanda Greta rivolgendo uno sguardo caldo verso Diana che si sfila il giubbotto. Continuo a ripensare al momento il cui le ho schiacciato il viso contro il vetro e lo presa con veemenza.
È un'ossessione.
"Per me il solito, lei un caffè e una porzione dei vostri wuffel..."rispondo al suo posto. È talmente bianca che si confonde con il muro, sono certo che non abbia mangiato. Chissà da quanto tempo, non ingerisce qualcosa.
"Va bene solo il caffè..."ribatte Diana. Greta passa lo sguardo da me verso lei. Comando io e decido io! Sbruffo nervosamente e prima di rispondere in maniera scontrosa, Greta mostra a Diana una foto dei loro Wuffel.
"Davvero tesoro vuoi rinunciare a fare un viaggio verso il paradiso?"domanda. Diana passa lo sguardo dal menù a Greta.
"Solo se porta una porzione anche per lui..."ribatte. No, non mangerò quella cagata a quest'ora della notte. Ho una dieta da rispettare.
"Sarà fatto..." ribatte Greta con fare convivente. Prima che possa ribattere, va via con i nostri ordini.
"Non puoi prendere decisioni che non ti sono dovute!"borbotto spazientito.
"Nemmeno tu, eppure lo fai continuamente per tutti! Quindi quando tu smetterai di farlo per me, io la smetterò di farlo per te!"ribatte con fare deciso. Osservo i suoi occhi da cerbiatta che sono di un castano intenso. Sono grandi e con delle lunghe ciglia che mette sempre in evidenza usando il mascara anche se si notano lo stesso senza. Mi piacciono particolarmente i suoi occhi, così come le sue labbra che emergono turgide dal suo profilo. Abbasso lo sguardo e scendo lentamente sul maglione che è più largo sulle braccia. Poi poggia sul suo seno prosperoso. Se potessi esprimere un desiderio sarebbe quello di essere solo in uno stanzino con lei ora. Ma facciamo che rimandiamo l' escursione verso il paradiso per un'altra occasione.
"Suppongo che litigheremo svariate volte io e te...Luce" ribatto.
Mi piacciono le donne decise, mi piacciono le sfide.
Lei è un esatto mix che non mi annoia mai.
La mia routine è già decisamente ordinaria per i miei gusti ed ho bisogno di qualcosa di straordinario per uscire fuori dagli schemi.
Lei mi sembra la giusta distrazione.
Diana
È un groviglio contorto che non vuole esporre la sua fine per farmi trovare l'inizio del suo caos.
Resta chiuso nella sua realtà, nel suo mondo. Chiuso nei suoi schemi, con l'eterna paura di essere fregato.
Distruggere prima di essere distrutto.
Lui vive con il principio che l'attacco sia la migliore difesa.
Recide ogni conversazione, prima che si possa scendere troppo affondo, fa lo stesso con i legami. Li recide prima che lui possa legarsi.Oppure possa provare qualcosa per chi ha davanti. Vive nella sua routine sicura, priva di sentimenti.
Eppure oggi mi ha lasciato una parte di sé, mi ha donato un pezzo della sua anima. Non ho mai concesso un rapporto completo ai miei ex nonostante prendessi la pillola. Per me era troppo e avevo paura delle conseguenze ma con lui ho superato il muore delle mie paure.
Si toglie il giubbotto e osservo come la camicia bianca contrasta la sua pelle ambrata che emerge dal colletto sbottonato. I suoi occhi, mi scrutano con attenzione. Sono intensi e quasi intimidisce il suo sguardo. Le sue iridi auree sono incorniciate da delle folte ciglia nere. Le sopracciglia sono nere a forma di ali d'aquila. I suoi capelli folti e ribelli. Sono neri come la notte tendenti al blu. Una ciocca gli ricade sulla fronte e senza pensarci troppo gliela scosto dal viso. La barba man mano che emerge noto che è nera. Il naso è dritto, perfetto per il suo profilo. Le labbra sono grandi e carnose. Un invito ad essere baciate. Non c'è nulla in lui di imperfetto, almeno nel suo aspetto. Se invece dovessi elencare le pecche del suo carattere, potrei redarre un elenco infinito.
"Hai finto di fissarmi? Vuoi una foto, se vuoi te la faccio..."asserisce con tono di scherno.
"Credi che non abbia notato che anche tu mi stavi fissando. Vorresti una foto?"ribatto con lo stesso tono derisorio.
"Si la vorrei, ma mentre sei completamente nuda, distesa sul letto e con le gambe spalancate, pronta per accogliermi. Esattamente come poco fa..."ribatte sfacciatamente. Resto qualche secondo interdetta. Non sapendo cosa dire. Non mi sarei mai aspettata una risposta del genere.
"Puoi solo sognartela come si sogna quella cosa che si vuole ardentemente ma non si può ottenere..."ribatto.
"Ti ho ottenuta e ti otterrò ancora, ogni volta che vorrò..."risponde con tono basso e suadente. Ci zittiamo entrambi appena Greta si avvicina al nostro tavolo per portarci gli ordini. Deposita davanti ad entrambi due grossi piatti colmi di Wuffel. Osservo affamata il piatto e mi lecco le la labbra. Oggi non ho mangiato nulla. Ieri della frutta e vado avanti così da giorni. Amo mangiare e fare lo sciopero della fame, non è un piacere per me.
"Sembri proprio una bambina..."asserisce guardandomi le labbra. "Un'adorabile, dispettosa...bambina..."aggiunge sporgendosi dalla sua seduta. Afferra la sua tazza di caffè e inizia a sorseggiarla. Non so se lo faccia per zittirsi oppure perché vuole semplicemente aggiungere una pausa ricca di suspence a quello che sta per dire.
"Non sono una bambina ma una giovane donna!"ribatto .
Taglio i miei Wuffel e mi riempio la bocca. Osservo il mio riflesso alla finestra e mi rendo conto che sembro un criceto con le guance piene di ghiande. Forse ha ragione, sono un po' infantile alcune volte, ma non può dirmi che sono una bambina!
Sedute al tavolino difronte al nostro, c'è un gruppo di ragazzine. Mandano delle occhiate continuamente nella sua direzione. La continua attenzione che attiva nelle donne inizia ad infastidirmi.
Non sopporto più il caos che ho dentro ne il caos che lo circonda.
Eppure preferisco starmene qui nella sua oscurità cha lasciarmi andare nella mia.
"Si può amare il caos altrui e odiare il proprio?"domando sollevando lo sguardo sul suo volto. Sorseggia il suo caffè, non ha ancora toccato i Wuffel.
"Magari ai tuoi occhi il caos altrui può apparire più armonico e caldo del tuo..."ribatte leccandosi le labbra allusivamente. Devo ricordarmi che lui non è un gentleman romantico ma un cavaliere sporco e libertino.
"Conosci la perfezione?"domando con tono basso e curioso.
Se non posso conoscere il suo passato,
se non posso conoscere la sua anima,
voglio conoscere le sue idee.
"Ho toccato la perfezione senza mai ottenerla, ma l'ho trasformata in qualcosa di mio personale piacimento. Le perfezione nelle mie mani viene corrotta e si genera il caos..."ribatte con tono basso e suadente. Si lecca le labbra carnose e attira il mio sguardo proprio in quel punto. Poi ripenso al modo in cui la sua bocca mi vezzeggiava meno di un'ora fa.
I suoi occhi sono lunghi come quelli di una sfinge, le sue iridi sono delle abili incantatrici di donne.
Ogni sua parola ammalia le menti femminili e piano piano fa cadere non solo i muri protettivi che ogni donna costruisce, ma la fa anche spogliare dei propri vestiti!
Devo concertarmi sul quanto possa essere un uomo spregevole e indifferente.
Appena vedo una donna passare accanto alla vetrina con sua figlia, vengo preso da un profondo senso di sconforto. Devo creare un diversivo per non soffrire.
Ora tornerò a casa e lei sarà lì nel letto ad aspettarmi per parlare, sarà lì pronto ad accogliere il mio dolore. Lei ci sarà e basta. Non mi ha abbandonata.
Lei mi ha promesso di non lasciarmi, finché non sarei stata pronta e non sono pronta a lasciarla!
Quindi deve essere per forza qui da qualche parte, solo che non la vedo.
"Luce...non piangere..."sussurra sporgendo una mano. Avvicina una delle sue imponenti mani al mio viso. Sono ricolme di vene sul dorso. Con il pollice scaccia via qualche lacrima. Non me ne ero accorta di star piangendo. Sento il viso accaldato e la fronte che pulsa. Non ho il coraggio di incontrare il suo sguardo carico di pietà.
Non voglio la pietà di nessuno, nemmeno la sua.
"Risparmia la tua pietà per le altre, non per me. Voglio che mi resti accanto e mi aiuti a superare questo giorno infinto..."mormoro tirando su con il naso.
"Non c'è bisogno che tu lo dica Luce, non conosco sentimenti e la compassione l'ho messa da parte tempo fa per il mio lavoro..." ribatte. Mi accarezza la guancia per poi ritirare la mano. "Ormai l'alba si avvicina...e tu devi tornare alla tua realtà per affrontarla..."ribatte con tono deciso.
Se non volessi farlo?
Se volessi fuggire?
Se mi volessi nascondere?
Se volessi dimenticare tutto?
Se volessi non essere me, solo per un giorno.
Victor ferma la macchina davanti a casa mia. C'è la macchina di mio padre e anche quella di Cloe è quella di mia sorella. Continuo a pensare che sono in ritardo. Che devo prepararmi, eppure non ho le forze per alzarmi e andare via??lontano da lui che mi ha offerto un porto dall'aspetto sicuro ma in realtà nascondeva la tempesta che stava per abbattersi.
Victor ha un umore altalenante.
Passa dalla rabbia, alla seduzione, alla completa rassegnazione.
Non ha alcuna fiducia nel mio genere.
Per questo cerca dalle donne una sola, il sesso.
Niente sentimenti.
Niente emozioni.
Niente legami.
Non c'è sofferenza fer i rapporti che istaura. Continua a fissare un punto davanti a sé. Il mio viso viene accarezzato dai primi raggi di sole. La sua pelle ambrata. Le labbra emergono prepotenti dal suo profilo mascolino spiccano dal suo profilo. Le sue iridi che durante la notte ne prendono tutta l'intensità, ora iniziano a cibarsi delle sfumature del sole e a riflettere i colori. Resta fermo, impassibile, con un atteggiamento glaciale. I lineamenti contratti.
Sembra eternamente arrabbiato.
Arrabbiato con chi? Se stesso? Con me? Con chi l'ha ferito?
Resta fermo con la mano poggiata sul cambio, poggio la mia mano sul dorso della sua. Questo gesto mi permette di riportarlo alla realtà. Volge lo sguardo sul mio viso. Sposta la mano dal cambio e fa cadere la mia. Non vuole alcun contatto affettuoso. Amareggiata, mi slaccio la cintura e tento di scendere dalla macchina ma c'è la sicura.
"Decido io quando puoi andare via Luce..."ribatte con un ghigno.
Sembra che la parte più bella di sé, la conservi solo per se stesso e nessun altro.
È un maniaco del controllo.
Decide lui quando baciare, quando agire e quando toccare. E soprattuto quando una donna può andare via, si arroga il diritto di scegliere.
"Vorrei andare via ora!"ribatto incrociando le braccia. Si sporge dalla sua seduta e poggia una mano sulla mia guancia. I nostri occhi sono fissi, scruta dentro di me e scruto dentro di lui.
"Dovresti cambiare città e fuggire lontano da me..."ribatte accarezzandomi una guancia.
"Basterebbe licenziarmi e tutto finirebbe."
È talmente vicino, che sento il suo respiro sulla mia pelle.
"No, non basterebbe. Perché divento ossessionato da quello che desidero e voglio ottenerlo secondo le regole della mia vita. È troppo tardi per potersi tirare indietro ma non è troppo tardi per sparire. Dovresti cogliere questa opportunità..."ribatte con freddezza.
"Se non volessi andare via?"domando abbasso lo sguardo sulle sue labbra e attendo che mi risponda.
"Finirei per annientarti come faccio con ogni persona che cerchi di capirmi sul serio..."
Si allontana e mi libera dall'incantesimo del suo fascino.
Sblocca la sicura e come un automa riprende a fissare un punto davanti a sé.
"Stammi alla larga..." borbotto scendendo dalla macchina.
"Non posso, e non posso darti quello che desideri..."ribatte.
"Ma non vuoi nemmeno che l'ottenga da qualcun altro cosa dovrei fare?"urlo fuori di me per poi chiudere lo sportello facendolo sbattere, va via sgommando con la macchina lasciandomi nel caos.
Gli dico di voler stare con lui ma lui me lo impedisce.
Gli dico di starmi lontano ma si oppone, provo ad andare avanti senza di lui ma non me lo permette.
Non fa altro che farmi aumentare il mal di testa. Con passo lento cammino verso la porta di casa. Ad ogni passo i ricordi si fanno spazio nella mia mente.
"Tanto ti prendo bimba! È inutile che scappi..."urla mia madre mentre mi corre dietro nel giardino davanti casa. Gli innaffiatori ci bagnano ogni qualvolta corriamo nella loro direzione. Su Seattle si è abbattuto un caldo torrido che impedisce quasi di respirare.
"Non mi prendi..."ribatto correndo. Appena mi afferra per il vestito mi tira sul prato e inizia a farmi il solletico.
"Hai visto bimba, ti ho presa!"ribatte con tono divertito e continua a farmi il solletico.
Resto ferma, sola nel giardino in balia dei miei ricordi e del mio passato. Mi lascio andare e cado sulle ginocchia. Accarezzo l'erba, nell'esatto punto in cui mia madre ha piantato una pianta di girasoli. Girasoli che non sono mai cresciuti, non so per quale motivo.
"Diana..."La voce di mio padre, mi fa sollevare lo sguardo dal terreno. "Entra fa freddo..." aggiunge con tono autoritario, ma non ci riesco.
Non riesco a muovermi, sembra che il mio corpo non voglia collaborare.
Sono uscita dalla mente di Victor e sono ritornata nella mia.
Sono uscita dal caos della sua vita e sono entrata nel dolore della mia.
Sono fuggita dalla sua oscurità e sono entrata in una caverna ancora più oscura.
Mio padre si inginocchia davanti a me e mi afferra il volto fra le mani. I suoi occhi nocciola come i miei mi osservano. Scaccia via le lacrime e mi bacia la fronte con fare affettuoso.
"Ehi bimba, non crollare così. Sapevamo che questo momento sarebbe arrivato. Conserva i ricordi ma innalza la tua anima e portala lontana dal dolore. Lo sai che tua madre non vorrebbe vederti così Didy..."sussurra accarezzandomi le guance con le sue dita dalla pelle ruvida. Tiro su con il naso e tento di raccogliere tutte le mie forze. Ma sembra che la mia forza vitale, sia stata annichilita. Mio padre poggia la sua fronte contro la mia. Mi abbraccia e mi stringe a sé. Le mie lacrime riprendono a scorrere. Sposto la fronte e poggio la testa contro il suo petto.
Mi accarezza la testa dolcemente e mi sussurra di non piangere ma non riesco a farne a meno.
"Non volevo che facesse così male. Eppure sembra che la malattia abbia distrutto anche tutte le mie di forze..."sussurro.
"Shh Didy, non piangere. C'è la faremo. Supereremo anche questa vedrai. Piano piano torneremo in piedi. Ritorneremo a respirare, nonostante ora persino respirare sembra difficile. Ma la vita bambina mia è anche questo, dolore e accettazione della morte. Non possiamo fare altro che accettarla perché non si può contrastarla, in ogni caso vince lei. È come una dama che vince i cuori e le anime di ogni uomo. È impossibile resistere alla sua chiamata, una volta che arriva e non c'è più altra via di uscita..."mormora con tono basso.
"Non è una dama ma è una tiranna!"ribatto con rabbia e scuotendo la testa.
Restiamo fermi abbracciati, il mio cuore vicino al suo.
Mia madre è stata un angelo sulla terra, troppo difficile da dimenticare, e impossibile da odiare.
Eppure sono così arrabbiata con lei.
Lei mi ha abbandonata, ci ha abbandonati quando tutti abbiamo avuto bisogno di lei.
Lei l'unica luce che ci univa, si è spenta definitivamente.
Ora resto sola, nel dolore, nella vita.
Dove sei? So che non sarai più qui con me, sei troppo distante per guidarmi e sei diventata irraggiungibile per la mia realtà.
Vorrei solo abbracciarti un'ultima volta e sussurrarti che ti voglio bene. Vorrei tornare indietro ma non si può.
Vorrei rivivere tutto da capo.
"Portami indietro a quando era ancora con noi..."sussurro in lacrime.
N/A
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