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By ZetaZaffira

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{1}: Esame di Ammissione alla Yuuei
{2}: Test di Apprendimento dell'Unicitร 
{3}: Battaglia Simulata
{4}: D'Ora In Poi
{5}: Incontro
{6}: Incontrando l'Unione
{7}: Rivelazione
{8}: Una Giornata con Katsuki
{9}: Preparandosi per il Festival Scolastico
{10}: Cerimonia di Apertura
{11}: Corsa ad Ostacoli
{12}: Lotta sulle Spalle
{13}: Le Sue Circostanze
{14}: Battaglie
{15}: Piena Rivelazione
{16}: Todoroki contro Bakugou
{17}: Un Appuntamento con Shouto
{18}: Un Appuntamento Interrotto
{19}: La Scelta dei Nomi da Eroe
{20}: Visita a Casa
{Fuori Storia}: Il Compleanno di Katsuki
{21}: Esperienza Lavorativa
{22}: Allenamento con Katsuki (Pt.1)
{23}: Allenamento con Katsuki (Pt.2)
{24}: Incontro Fatale
{25}: Ricordo Doloroso
{26}: Lo Stermina Eroi contro gli Studenti della U.A
{27}: Consolazione
{28}: Cena della Yuuei (Pt.1)
{29}: Cena della Yuuei (Pt.2)
{30}: Cena della Yuuei (Pt.3)
{31}: Cena della Yuuei (Pt.4)
{32}: Sentimenti Confusi
{33}: Preparazione per gli Esami Finali
{34}: Chiusura
{35}: La Prova
{36}: Sfide Assegnate
{37}: Muri
{38}: Vulnerabilitร 
{39}: Prima del Viaggio
{40}: Due Compagni
{41}: Secondo Incontro
{Fuori Storia}: Giorni d' Estate (Pt.1)
{Fuori Storia}: Giorni d'Estate (Pt.2)
{42}:L'Inizio della Gita Scolastica
{43}: Un Po' di Riposo
{44}: Vicinanza
{45}: Progressione
{46}: Le Sue Emozioni
{47}: Unitร 
{48}: Invasione
{49}: Destino Inevitabile
{50}: Una Richiesta Di Aiuto
{51}: Divisione
{Fuori Storia}: OVA: Training of the Dead (Pt.1)
{Fuori Storia}: OVA: Training of the Dead (Pt.2)
{Fuori Storia}: OVA: Training of the Dead (Pt.3)
{52}: Catturata
{53}:La Tua Mano
{54}: Segreti non Raccontati
{55}: Una Giusta Introduzione
{56}: Una Giornata Fuori (Pt.1)
{57}: Una Giornata Fuori (Pt.2)
{58}: Una Giornata Fuori (Pt.3)
{59}: Ingresso ai Dormitori
{60}: Dietro Porte Chiuse
{61}: Mattinate Maldestre
{62}: Mosse Speciali
{63}: Cambiamenti Non Cosรฌ Sottili
{Fuori Storia}: Trasformato in un Bambino
{64}: Esame Imminente
{65}: Attrito
{66}: Ostacoli
{67}: Conclusioni Confuse
{68}: Tempo Libero
{69}: Confessioni al Chiaro di Luna
{70}: Una Nuova Prospettiva
{71}: Espiazione
{Fuori Storia}: Scambio-Corpo
{72}: Noia del Fine Settimana
{74} Sessione di Allenamento
{75}: Fidati di Me
{76}: Tutto Quello Che Posso Fare Per Ora
{77}: Coraggio e Codardia
{78}: Risolvere
{79}: Riacceso (Pt.1)
{79}: Riacceso (Pt.2)
{80}: Piรน Che Abbastanza
{Epilogo}

{73}: Una Discussione Tanto Attesa

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By ZetaZaffira

«(Nome). Sei sveglia?»

Le tue palpebre si aprirono con fatica, come se si fossero incollate. C'era un peso pulsante sulla tua fronte; resti persistenti del tuo brusco sonno. Ci volle un po' alla tua vista a tornare nitida, ma quando lo fece, le tue confuse memorie tornarono a galla.

Ricordasti la mano guantata.

L'odore di sostanze chimiche.

Il tuo corpo diventare intorpidito.

Ricordasti tutto e con i pezzi del puzzle che iniziarono a combaciare, non ti ci volle molto per capire cosa stesse succedendo. La sensazione di essere legata ad una sedia bastò a confermare i tuoi sospetti. Eri stata catturata; era l'unica spiegazione logica.

Dopo tutto, tuo padre si trovava proprio davanti ai tuoi occhi.

«Sono felice che tu sia venuta», sorrise. Un falso sorriso che ti fece provare un peso sullo stomaco. Realizzasti che in tutti quegli anni della tua infanzia, quel sorriso non era mai stato altro che assolutamente falso.

Se avessi potuto descrivere a parole quanto odiassi i tuoi genitori, eri certa non ci saresti riuscita. Era così e basta: inspiegabile. Si trattava di un odio che scorreva così in profondità da farti ribollire il sangue e formicolare la pelle. Motivo per cui rimanesti sorpresa da quanto calma fossi in quel momento.

O, almeno, fingevi di essere.

«Oh, cavolo», dicesti. «È l'ora della riunione di famiglia?» I tuoi occhi studiarono frettolosamente la stanza. C'era un uomo non familiare all'angolo, ma nessun segno di tua madre. «Non vedo mamma. Se si presenterà in ritardo, mi lamenterò con lei di questa merda per tutto il tempo».

Tuo padre aggrottò le sopracciglia. «Sembra tu non abbia un bel linguaggio adesso. Suppongo che la mia mancata presenza ne sia la causa».

«In realtà, credo sia colpa del mio ragazzo».

Fece un mezzo sorriso alle tue parole. «Oh, già», rispose. «Dimenticavo ti trovassi in una specie di "relazione"; il ragazzo biondo con la faccia arrabbiata, corretto?»

Spalancasti gli occhi.

«Come cazzo fai a-», ti fermasti. Una debole risatina scappò poco dopo dalle tue labbra. «Ah, giusto; mamma ha scrutato nella mia mente quella volta, non è così? Me lo ricordo. È davvero inappropriato, se posso permettermi. Cattiva Genitorialità 101».

«Oh, non dire così. Tutti i genitori cercano di fare del loro meglio, sai? Credo che capirai non appena avrai dei figli tuoi».

«Con la differenza che non li abbandonerei per andare ad uccidere le persone», ringhiasti.

Trattenne un ghigno. «C'è qualcuno che, chiaramente, non ha ancora risolto i suoi drammi infantili».

«Fottiti».

Non ti ci volle molto per pentirti di quella parola.

In pochi secondi, si trovò su di te, trattenendo la tua gola con una cattiveria che non pensasti nemmeno fosse in grado di tirare fuori. In tutta la tua vita, era stato il tuo salvatore; il santo della casa ogni volta che tua madre ti rimproverava. Era sempre stato dolce e gentile. A quei tempi, pensavi sarebbe dovuto essere un Eroe. Desideravi possedesse anch'egli un'Unicità, così che potesse condividere il suo altruismo anche con il resto del mondo. Eppure, eccolo qui.

A strangolarti con forza.

«Non permetterò a mia figlia di rispondermi in questo modo», sibilò, sotterrando le sue unghie nelle parti più delicate del tuo collo. «Mi rivedi dopo tutti questi anni e questa è l'accoglienza che mi ritrovo? Ti ho portata qui per farti prestare attenzione e per farti ascoltare; non per farti parlare a me con questo tono. Quindi ti suggerisco di calmarti e di stare zitta finché non avrò parlato».

Le sue dita ti rilasciarono, permettendo l'accesso al prezioso ossigeno che ti era stato negato poc'anzi. L'aria entrò nei tuoi polmoni fin troppo improvvisamente e ti ritrovasti a tossire. Ti ci volle un po' per farti ristabilire il respiro, ma quando sollevasti lo sguardo, notasti tuo padre con il suo solito sorriso in volto.

Fottuto demone.

«Sei lucida adesso?», chiese dolcemente.

«... sì».

«E presterai attenzione a ciò che ti dirò?»

Annuisti una volta, segnalando di aver capito. Faceva ancora male parlare; la tua gola bruciava.

«Innanzitutto», iniziò «anch'io volevo che tua madre venisse qui, ma, sfortunatamente, ha dovuto sbrigare delle faccende e io non ho potuto trattenermi dal vedere la mia bambina ora che è tornata in città. Presto avremo tutti la possibilità di tornare insieme, ne sono sicuro».

... grandioso.

Tuo padre iniziò ad avvicinarsi a te, mantenendo ancora quel sorriso. Lanciasti uno sguardo al misterioso uomo all'angolo della stanza. Doveva trattarsi di uno dei complici di tuo padre o della sua guardia del corpo o di qualcos'altro. O, forse, era solo lì per intimidirti. Aveva un tatuaggio sulla sua testa rasata.

«In realtà, volevo solo vederti», continuò tuo padre, le sue orbite (colore occhi) erano ferme e concentrate. Quegli occhi erano così penetranti che ti ritrovasti quasi ad essere convinta si trattasse seriamente di Satana. E mai avresti permesso di perdere contro di lui, così annuisti di nuovo.

«Va bene. È passato un po', dunque perché... adesso?»

«Beh, di recente ho saputo che hai ottenuto una nuova componente della tua Unicità--o almeno, l'hai scoperta. Questa è una delle ragioni per cui sono qui».

Ti sentisti gelare il sangue. «Come hai-? Mamma non lo sapeva l'ultima volta che l'ho vista, quindi, come...?»

«Non mi disturberò per spiegarti tutto quanto», rispose. «Diciamo solo che so molto più di ciò che sta accadendo nella tua vita di quello che pensi».

Ti venne voglia di vomitare.

Lo sapevo. È davvero il demonio.

Increspò le labbra, facendo scorrere una mano fra i suoi capelli. «Vedi, tesoro... quel tuo nuovo potere è un po' rischioso. Ti sei fatta male usandolo, giusto? Sei anche svenuta. Sto solo controllando la mia bambina, motivo per cui volevo dirti di non usarlo più. È per il tuo bene».

«Non vedo come possano essere affari tuoi quali poteri utilizzo», ringhiasti. «Non eri tu quello entusiasta della mia seconda Unicità quando l'ho usata per la prima volta? Questo è solo un altro componente di quella stessa Unicità».

«Non voglio che ti faccia male, tesoro».

«Ma se hai appena finito di strangolarmi».

Le sue sopracciglia si contrassero, come se egli ti stesse sfidando a commentare ulteriormente. «In ogni caso», proseguì «in quanto padre, sono obbligato a dire cosa penso sia meglio per la mia bambina. La ragione per cui quel potere non ti viene naturale è perché va contro la vera etica del tuo essere; tu sei una criminale, punto e basta. È ciò che sei--quel potere ti farà più male che altro».

Sospirasti pesantemente. «Mi sembra stiamo correndo in cerchio qui, papà. Te l'ho già detto in passato: io non sono una criminale. Tempo fa, potrei aver pensato ci fosse ancora un briciolo di speranza per voi due; una piccola parte di me è rimasta incollata alla falsa speranza che voi poteste pentirvi delle vostre azioni e che, un giorno, saremmo potuti ritornare ad essere di nuovo una famiglia. Ma ci ho rinunciato già da tanto ormai. A causa della mia affiliazione a voi, i miei amici di scuola sono stati messi in pericolo più di una volta. Tutti gli altri criminali mi perseguitano perché sanno che sono vostra figlia! Sto disperatamente cercando di scappare da tutto questo ed è come se non mi sia neanche permesso perché sono nata in questa famiglia». Scuotesti lentamente la testa, cercanco di trattenere le lacrime. «... non è giusto. Odio essere trascinata in questo schifo ogni volta».

«E perché non vorresti essere una criminale?», chiese curioso tuo padre. «Non solo la tua Unicità è perfetta per il lavoro, ma ci sono molte meno regole e restrizioni; in realtà, non ci sono affatto regole e restrizioni. Non avresti nulla da riportare al tuo capo o all'Associazione Eroi--saresti libera di crearti il tuo percorso, qualsiasi desideri».

«Ho già deciso il mio percorso», dichiarasti fermamente. «Voglio essere un'Eroina, e per questo, diventerò una dannata Eroina. Se non vi sta bene, pace; non dovremo vederci mai più. Fidati, per me non c'è problema. Voi potrete andare a fare le vostre cose da criminali e io diventerò un'Eroina; diamine, potremmo persino incontrarci in questo modo, quando vi catturerò e vi sbatterò in prigione».

Ridacchiò, allungandosi per torreggiare la tua figura. Vedere i suoi occhi da così vicino ti mise così a disagio da non poterlo descrivere a parole.

«Tu diventerai una criminale«, sibilò. «È nel tuo sangue; ti sta chiamando, dannazione! Sei davvero così testarda dal rifiutare ciò che l'universo stesso ti sta dicendo di fare?»

Le tue dita afferrarono i bordi della sedia. «Papà, ti prego», supplicasti, i tuoi occhi si riempirono di lacrime. «Se mi vuoi bene--non so se tu me ne abbia mai voluto, ma se è così, ti prego... non forzarmi a fare questa cosa. A volte le famiglie devono prendere strade diverse; è così che funziona la vita. Non ho bisogno di fare le stesse cose che fai tu. Finché sarò in salute, felice e al sicuro... non è questo tutto ciò che conta?»

Arricciò il naso. Se non fossi riuscita a pensare di meglio, avresti pensato che stesse guardando un mucchio di spazzatura.

«Sei una stupida», ringhiò. «Una sciocca, incorreggibile stupida. Pensi che una come te abbia ciò che occorre per diventare un'Eroina? Guarda in faccia la realtà: non hai l'atteggiamento giusto; la mentalità giusta. Anche se lo diventassi, saresti inutile e patetica. Accettalo, tesoro». Si avvicinò a te, afferrandoti per le spalle, sibilando nel tuo orecchio. «Essere una criminale è l'unica cosa che sai fare».

Si allontanò da te e sputò sul pavimento. Sentisti le lacrime che avevi disperatamente cercato di trattenere fuoriuscire come acqua di fontana. Delle ciocche (colore capelli) caddero davanti ai tuoi occhi, quando abbassasti la testa.

«... sei crudele», gemesti. «Così crudele...»

«La vita è crudele, amore. Un giorno mi ringrazierai».

Mentre singhiozzasti pietosamente, sentisti tuo padre chiamare il suo complice. Il suo nome sfuggì alla tua memoria; eri troppo sopraffatta dalle emozioni per poterti concentrare su quello che stavano dicendo. Ma dovette essere qualcosa di importante, perché sentisti presto una presa ferrea stringerti il polso.

«Esatto», mormorò tuo padre, accovacciandosi davanti a te. «Tienila ferma, per favore».

Spalancasti gli occhi, appena lo vedesti sollevare la tua maglia. «Che cosa stai--?! Papà, no! Dio, ti prego, no! Non farlo! Tutto ma non questo!»

«Oh, rilassati», sbottò. «Sono un criminale, non un pedofilo».

Sollevò la tua maglia fermandosi sotto il ferretto del tuo reggiseno, lasciando il tuo stomaco completamente esposto. Sobbalzasti appena posò un dito sul tuo fianco con occhi luccicanti di malizia.

«Devo essere onesto con te: questo farà un po' male», sorrise, esponendo il suo sorriso maniacalmente dolce, premendo con più forza, mentre le sue dita iniziarono ad illuminarsi. «Stringi i denti, tesoro».

«Cosa?! No-!»

Avesti a malapena il tempo di sbattere le palpebre, prima che un dolore rovente colpisse la tua pelle. Sentisti come se l'intera sezione del tuo fianco fosse stato sciolto; carbonizzato nel nulla. Le lacrime che stavano fuoriuscendo colarono lungo le tue guance macchiate, mentre ti incurvasti all'indietro, rilasciando un urlo silenzioso. Era come se fossi stata strappata a metà dall'interno da rosse, calde e soffocanti fiamme.

Finalmente, il tormento cessò e tuo padre si staccò con un sorrisetto soddisfatto.

«Ecco qui, (Nome). Dato che mi stavi rendendo questa conversazione difficile, ho deciso sarebbe stato più semplice usare la mia Unicità su di te. In questo modo, saprai che non dovrai comportarti male».

Lo fissasti con occhi appannati, a malapena capace di emettere un gemito. «C-che cos'hai fatto...? Da quando hai un'Unicità??»

«Dai, andiamo. Ti abbiamo mentito per tutti questi anni. Cambierebbe qualcosa se mentissi ancora?»

«... ugh», rabbrividisti, avvertendo il bruciante dolore di prima. «F-fa male...»

«Passerà presto. Penso che ti piacerà», sorrise. «Un adorabile segno per un'adorabile ragazza».

Stavi ancora vedendo le stelle, ma eri disperatamente bisognosa di sapere di cosa stesse parlando. Quando guardasti il tuo fianco, i tuoi occhi caddero sull'immagine di uno scuro, delineato fiore. Un fiore di loto, a quanto sembrava. Era lì, fermo proprio sull'esatto punto in cui tuo padre ti aveva toccata con la sua Unicità.

Lo guardasti confusa. «Cos'è questo? Un tatuaggio?»

«È un marchio», ti corresse, sorridendo crudele. «Non ero esattamente sicuro di che forma dargli, ma ho immaginato che un fiore o qualcosa di simile sarebbe stato carino. Alle ragazze piacciono quei tipi di cose, no? Ho anche deciso che sarebbe stato meglio farlo in un punto relativamente nascosto. Non vogliamo che i tuoi compagni possano vederlo, vero?»

Ti mordesti il labbro inferiore, avvertendo una crescente sensazione di terrore. «Io non--io non capisco. Qual è il punto? Che cosa fa

«Ah, volevo solo avere un punto di scurezza. Ti tratterrà dal fare scelte stupide quando non ci sono. Non ti è piaciuto il dolore di prima, vero? Immagino tu non voglia ripeterlo».

Sentisti il tuo cuore come se si fosse fermato.

«Quindi è... una maledizione. Mi hai lanciato contro una maledizione».

«Preferisco chiamarlo marchio», scrollò le spalle. «O un portafortuna, funziona lo stesso. In questo modo, sarò sicuro che non andrai a dire agli insegnati della Yuuei del nostro incontro. Non voglio nessun Eroe ad impicciarsi nei miei affari mentre mi trovo in città. Inoltre, stavo mentendo sul dolore di prima. Potrà aggravarsi molto di più; fino al punto in cui crederai che la tua anima ti sia appena stata strappata dal corpo. Quindi farei molta attenzione se fossi in te».

Non rispondesti nulla. Ti limitasti a concentrarti sul suono pulsante del sangue nelle tue orecchie e sulle lente e scivolanti lacrime sulle tue guance.

«Ricorda che tua madre può monitorarti di tanto in tanto. Potrà non essere totalmente efficiente, ma i grossi incidenti non scapperanno dalla nostra vista...»

Non sapevi davvero cosa dire. Volevi solo che tutto questo finisse.

«Bene, questo è tutto ciò di cui volevo parlare». Tuo padre si abbassò per slegarti, sapendo perfettamente che fossi fin troppo distrutta per fare resistenza. Ti diede delle pacche sulla schiena, sorridendo gentilmente. «Puoi andare ora. È stato bello vederti, tesoro. Mi aspetto un'altra visita a breve».

Non eri esattamente sicura di dove fossi stata trattenuta. Probabilmente, dall'aspetto, si trattava di un magazzino inutilizzato. Inoltre, non fu tuo padre a scortarti all'esterno; di quello se ne occupò il suo complice. Indicò vagamente la direzione che avresti dovuto prendere e si ritirò, spostandosi in un differente luogo.

Per tutto il tempo i cui tornasti indietro, non mormorasti una singola parola. Alla fine, superasti la zona della pasticceria, punto in cui eri stata catturata. La scatola e i dolciumi erano ancora sparpagliati a terra.

Non fosti nemmeno in grado di far visita a tua zia.

-

«Oh, (Nome)-chan!», ti salutò Ashido. «Bentornata! Come sta tua zia??»

Passando attraverso l'area comune, venisti accolta da un mare di sorrisi. Tutti i tuoi amici ti stavano emozionatamente facendo domande, ma l'atmosfera era fin troppo frizzante e felice per permetterti di tollerarla.

Non in quel momento.

Non dopo quello che avevi appena passato.

«È andata bene», rispondesti svogliatamente, superando tutti in fretta.

«Ehh, solo bene?? Ma prima eri così emozionata dall'idea!»

Ignorasti il resto dei loro commenti, desiderando solo di andare nella tua stanza il prima possibile. Ma, apparentemente, nulla ti sarebbe andato per il verso giusto quel giorno.

«OHI!», sbottò Katsuki davanti alla porta della tua camera, con un'espressione acida in volto. «Che cazzo, (Nome)?! Dove diamine sei stata?! Non ho fatto altro che scriverti nelle ultime due ore e non ho ricevuto manco una risposta!»

Non gli rivolgesti manco uno sguardo, dirigendoti semplicemente verso la maniglia della porta. «Non hai sentito?», mormorasti. «Ero a casa di mia zia».

«Sì, ma perché cazzo non mi hai risposto?! Ehi--sto parlando con te, dannazione!»

Katsuki ti girò, afferrandoti per le spalle e le sue orbite cremisi incontrarono le tue. Non ci volle molto perché le sue sopracciglia corrugate si rilassassero, prima che la sua espressione presentasse una nota di preoccupazione.

«Ehi... che diamine ti prende ora?» Katsuki ti scosse dolcemente. «C'è qualcosa che non va, vero? Andiamo, scema; dimmi».

Dovesti forzarti a sorridere. «Non c'è niente che non va».

«Stronzate», sputò. «So meglio di chiunque altro che sta succedendo qualcosa».

«Sono solo stanca».

«Non lo sei», insistette, rilassando lentamente la mascella. I suoi occhi furono i più gentili che avessi visto durante tutto il giorno. «Ehi. Coraggio. Per favore, dimmelo. Non mi arrabbierò, okay? Voglio solo sapere che stai bene».

Vorrei potertelo dire.

Il solo sapere che i tuoi genitori ti stessero osservando come falchi ti spaventava a morte. Eri andata. Eri in trappola; maledetta dall'Unicità di tuo padre. Non c'era più niente che potessi anche solo lontanamente fare per disobbedire loro. Non eri altro che una marionetta. Ma Katsuki... almeno, volevi proteggerlo. Non potevi rischiare che si facesse male.

Motivo per cui sapevi avresti dovuto mentire.

«Okay, dunque...», iniziasti. «La verità è che non ero davvero a casa di mia zia. Volevo solo che tutti pensassero questo. In realtà, sono andata a fare una cosa abbastanza cazzuta: mi sono fatta un tatuaggio».

Katsuki spalancò gli occhi, come se stesse decidendo se crederti o meno. Ma realizzasti che fosse necessario. Prima o poi, avrebbe dovuto vederlo e sarebbe stato meglio sbarazzarsi dei sospetti fin da subito.

«Hai davvero...?», espirò, evidentemente sorpreso dalla tua scelta. «Ma non sei un po' troppo giovane per questo?»

Scrollasti le spalle. «Mi era venuta voglia di farne uno. Ecco, da' un'occhiata».

Sollevando la tua maglietta, gli permettesti di vedere il simbolo sul tuo fianco sinistro. I suoi occhi erano ancora spalancati, concentrati sulla visione.

«Cavolo...», mormorò Katsuki, le sue guance si tinsero di rosa. «È davvero sexy».

«Sono felice che ti piaccia».

Volevi concludere la conversazione in quel punto e sfrecciare nella tua stanza, ma fu troppo tardi. I ricordi del pomeriggio riaffiorarono violentemente come un fiume in piena, facendoti rivivere la raccapricciante esperienza. Le tue spalle iniziarono a tremare e, ancor prima di rendertene conto, ti ritrovasti a piangere.

«E-ehi!», gemette Katsuki, afferrandoti fra le sue braccia. «Che succede ora? (Nome), cosa c'è?!»

Il biondo ti premette contro il suo largo petto, le sue braccia strette attorno ai tuoi fianchi. Ti sentisti perdere il controllo della respirazione. Katsuki ti rassicurò gentilmente di tanto in tanto.

«È tutto okay, amore. È tutto okay», ti confortò. «Respira. Di qualsiasi cosa si tratti, io sono qui».

Rilasciasti un altro singhiozzo, sotterrando la tua testa nell'incavo del suo collo. «Non è n-nulla. Sono solo una stupida, va tutto bene. È stato solo...»

«È stato solo cosa?», ti sollecitò Katsuki. «Puoi dirmelo».

Stringesti la sua maglia.

«... è stato solo così doloroso».

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