Scendo incazzata nera le scalza, con l'intenzione di mandare a fanculo chiunque mi abbia svegliato con il fottuto campanello alle sette e mezza del mattino di sabato, interrompendo il mio bellissimo sogno in cui ero in un mondo completamente fatto di cibo.
-CHE DIAMINE VOLETE?!- sbraito isterica, aprendo la porta, rimango scioccata quando vedo Damian e Jacob in piedi sul mio ingresso, il primo sembra incazzato nero e l'altro sembra allegro, quest'ultimo fa per parlare e io gli chiudo la porta in faccia, tornando a salire strisciando le scale, senza la minima voglia di vivere. Sicuramente non hanno capito che non sono i benvenuti, sopratutto a quest'ora, perchè tornano a suonare a ripetizione, irritandomi. Torno a scendere le scale a passo di marcia e apro la porta, infuriata -Tornatevene a casa vostra!-ringhio furente, poi faccio per chiuderli nuovamente la porta in faccia ma Jacob mette il piede per evitare che lo faccia.
-Sei davvero, davvero, davvero maleducata, principessa- esclama come se fosse deluso, mettendosi una mano sul cuore -Ci fai entrare?- chiede annoiato, osservandomi con un sorrisetto, io spalanco gli occhi e mi rendo conto che l'unica cosa che indosso, oltre l'intimo, è la gigantesca maglietta da football di mio fratello.
-Sei davvero, davvero, davvero un idiota, Jacob- faccio un sorrisetto falso -Perchè siete qui!?- ringhio irritata, osservandoli.
-C'è notro fratello lì dentro, quindi facci entrare, Thompson- ringhia di rimando Damian, facendo un passo avanti, Jacob gli lancia un'occhiata gelida, poi mi mostra un ghigno divertito.
-Siamo appena tornati da una festa e io ho avuto la geniale idea di passare a salutarti- Jacob fa spallucce -Ora ci fai entrare, principessa?-
-No- rispondo ovvia, alzando gli occhi al cielo -Non mi interessa se siete appena tornati da una festa, non potete svegliarmi a quest'ora- sbotto, e nonostante le mie parole spalanco la porta, lasciandoli entrare.
-Sei contraddittoria- cantilena Jacob, diverito, dietro di me mentre vado in cucina.
-Sei noioso- rispondo allo stesso modo, mettendo l'acqua a bollire per farmi un the. -Alle sette e mezza- borbotto irritata -Mi avete svegliata alle sette e mezza del mattino, vi dovrei uccidere-
-Però ci hai fatti entrare- risponde Jacob.
-Certo, ho già provato a lasciare chiusi fuori due ragazzi, e le conseguenze non sono state piacevoli per me- ribatto fingendomi annoiata e indifferente -In più voi mi fate pena, sono una donna di buon cuore-
-Hai lasciato fuori di casa tuo fratello e Jhonson?- chiede divertito il ragazzo dietro di me -Che grandissima stronza-
-Lo prendo come un complimento- ribatto sorridendo leggermente, prendendo gli ingredienti per fare i pancake -Vostro fratello sta dormendo, cosa ovvia vista l'ora- specifico pungente, il campanello suona e io lancio un'occhiataccia ai fratelli Scott, seduti negli sgabelli davanti al bancone della cucina.
-Abbiamo invitato anche gli altri, non te lo avevo detto?- ghigna Jacob, io lo fulmino con lo sguardo e lo ignoro, andando ad aprire. Stranamente non sono infastidita dal suo comportamento, anche se credo di essere influenzata dalla scioccante rivelazione di Tyler.
-Abbiamo portato caffè- esclama sorridente Scarlett appena apro la porta -Per scusarci della enorme maleducazione dei nostri migliori amici- fa un sorriso di scuse. Rimango per un attimo imbambolata, poi mi riprendo e rivolgo a tutti e tre un sorriso imbarazzato.
-Non preoccupatevi, entrate- gli occhi di Scarlett si illuminano e mi da un bacio sulla guancia, entrando in casa come se lo avesse fatto altre mille volte. Amalia mi abbraccia divertita, mi da un bacio anche lei e segue l'amica.
-Carino il pigiama- dice divertito Ethan, squadrandomi dalla testa ai piedi, io sorrido, non mi infastidisce per niente il suo commento, a differenza di tutti quelli che dicono Jacob e Damian; Ethan sembra un tipo apposto.
-Vero? È il mio preferito- rispondo ironica -Dai entra- mi faccio da parte, indicando con un cenno del mento l'interno della casa. Lui mi sorride e mi sorpassa, io chiudo la porta e lo guido in cucina, dove tutti stanno parlando.
-Questa casa è a dir poco bellissima, Charlene- si complimenta Amalia, osservandosi attorno -È tipo grande il quadruplo della mia- osserva, corrugando le sopracciglia, io faccio una smorfia e vado a spegnere il bollitore.
-Mio padre riempie i vuoti con lo sfarzo, ha sempre fatto così e sempre così farà- rispondo fingendomi indifferente -Com'è andata la festa?- chiedo, cambiando totalmente discorso.
-Il solito- borbotta Amalia, sbadigliando.
-Non proprio il solito- rimbecca Scarlett, voltandosi verso di me -Era una festa di uno della South, e indovina chi c'era?- ghigna divertita -La vostra capo cheerleader- canticchia osservandomi
-Non stava dicendo proprio belle cose su di te- continua Amalia facendo una smorfia, io faccio spallucce, sinceramente non me ne fotte nulla di quello che dice quella stronza.
-Era ubriaca marcia- riprende divertita Scarlett -Beh, le ho fatto presente quanto posso essere stronza quando si dicono cazzate alle persone a cui voglio bene- sorride malefica, poi torna allegra e pimpante, mi sorride raggiante -Caffé?- mi porge il bicchiere di Starbucks, io sorrido, accettandolo di buon grado.
A cui voglio bene.
Ripreno a fare l'impasto per i pancake, stando attenta alle dosi e a non fare grummi.
-Com'è che non siete ubriachi anche voi?- chiedo stranita, alzando leggermente gli occhi verso di loro.
-La settimana prossima c'è la partita contro la tua scuola, il cach è stato chiarissimo: niente sbronze- risponde Ethan annoiato, osservandomi.
-E voi due? Come mai non siete ubriache?- chiedo a Scarlett e Amalia.
-Non è divertente dover fare da babysitter, e noi abbiamo un cuore, non potremmo mai lasciarle chiuse fuori casa- mi giro verso Jacob e incarno un sopracciglio. Mi ha appena lanciato una frecciatina?
-Chris e Luke lo meritavano, mi avevano fatta incazzare e di certo una notte al fresco poteva schiarire loro le idee- mi giustifico, guardandolo male.
-Io ti faccio incazzare..- finge di pensarci e sembra avere un'illuminazione -Praticamente sempre?- ghigna divertito -Eppure mi hai fatto entrare- alzo gli occhi al cielo, infastidita.
-Te l'ho detto, mi avete fatto pena- rispondo.
-Tuo fratello non ti ha fatto pena?-
-Lui era mio fratello- dico mentre metto a scaldare la padella -Se si comportava da idiota con me io ero totalmente autorizzata a fare l'idiota con lui, è ovvio-
-Quindi..-
-Quindi non rompere le palle, perchè ti potrei sbattere fuori immediatamente- lo interrompo con un ghigno -L'ho fatto con mio fratello e non ho provato nemmeno un minimo di rimorso, con te potrei addirittura divertirmi- Scarlett e Amalia scoppiano a ridere, io sorrido divertita e incomincio a fare i pancake.
-Vedi Damian, per questo è nostra amica- dice Amalia verso il maggiore degli Scott, che le riserva un'occhiata agghiacciante.
-Perchè riesce a sfottere Jake?- chiede scettico Ethan, Jacob gli fa il ghigno.
-Perchè non si fa mettere i piedi in testa da Jake- lo corregge Scarlett con l'aria di una che la sa lunga, Jacob alza gli occhi al cielo e si alza, si mette accanto a me e prende con tutta la tranquillità del mondo un uovo.
-Che stai facendo?- chiedo sospettosa, girando il pancake.
-Fratellone, secondo te riesco a lanciare quest'uovo nel tuo bicchiere senza che si rompa?- chiede alzando e abbassando le sopracciglia velocemente con un ghigno divertito in volto.
-No- Damian lo guarda come se avesse qualche ritardo mentale.
-Indovina un po'- Jacob alza la mano e lancia l'uovo verso Scarlett, il rosso si sparpaglia su tutti i suoi capelli e scivola successivamente sul suo vestito -Avevi ragione!- esclama divertito, io spalanco la bocca e scoppio a ridere seguita da Amalia, Scarlett è bloccata dallo shock, alza il viso lentamente verso il migliore amico, poi inaspettatamente sorride, togliendosi dal viso quella merda.
-Te la farò pagare, Jacob Scott, fosse l'ultima cosa che faccio ma io te la farò pagare- lo minaccia con un sorriso angelico, assottigliando gli occhi.
-Tieni, Scar, pulisciti- le porgo uno straccio bagnato, con un sorriso divertito sul volto -Sali su, ti presto dei vestiti, puoi anche farti un bagno se vuoi, i capelli sono un vero disastro- la informo ridacchiando.
-Ti abbraccerei, ma non credo sia il caso- sorride radiosa -Però sì, grazie mille, ti adoro-
-Secondo piano, l'ultima camera, il bagno è in una porta e quella accanto a destra è la cabina armadio, prendi i vestiti che vuoi- sorrido, poi osservo anche Amalia e di sicuro non è tanto comoda con quei vestiti -Puoi cambiarti anche tu, sicuramente quel vestito non è molto comodo-
-No, tranquilla, non voglio disturbare- risponde subito, io la guardo leggermente male.
-Non disturbi assolutamente, vai, non c'è alcun problema- lei annuisce e prende i tacchi che aveva ai piedi in mano, poi insieme a Scarlett, che si sta lamentando del suo vestito sporco, spariscono dalla mia visuale. Mi dedico ai pancake, visto che sto morendo di fame.
-A noi non offri dei vestiti comodi, principessa?- chiede divertito Jacob, accanto a me, mentre mi osserva.
-Mio padre usa solo completi eleganti e non ho per niente idea di cosa o dove siano i suoi pigiami, non ho abiti di mio fratello e in ogni caso, anche se gli avessi, non vi offrirei il cambio- sorrido falsamente, versando un altro po' di impasto nella padella.
-Che cattiveria, ci odi proprio eh?- lo dice con divertimento, eppure sento che è una domanda seria.
-Voi siete degli stronzi, io mi comporto di conseguenza- faccio spallucce, girando il pancake -Se volete c'è torta al cioccolato in frigo, l'ho fatta ieri notte- borbotto senza guardarli.
-Io la voglio- esclama contento il ragazzo al mio fianco, aprendo il frigo e estraendo il piatto con l'enorme torta al cioccolato senza nemmeno chiedermi nulla.
-Sei un maleducato, Jake- commenta Ethan, osservandolo.
-Jhon, la prima volta che ci ha invitato qui, ha detto esattamente queste parole: "Fate come se foste a casa vostra". L'ho preso letteralmente in parola- prende anche i piatti e la taglia esattamente come non dovrebbe essere tagliata una torta, però evito di commentare e sgridarlo -Comunque a pranzo usciamo, principessa- lo guardo malissimo e reprimo la tentazione di spiaccicargli un pancake in faccia.
-E questo chi l'avrebbe deciso?- chiedo alzando un sopracciglio, irritata.
-Io- dice come se fosse ovvio.
-Bene, allora tu e la tua uscita a pranzo potete tranquillamente andarvene a fanculo- ringhio fulminandolo con lo sguardo.
-Buongiorno..- mi volto di scatto verso Tyler, che si sta stropicciando gli occhi sull'uscio della porta, poi mi sorride teneramente e corre ad abbracciarmi -Ciao Charl-
-Buongiorno piccolino- gli scompiglio i capelli -Dormito bene?- lui annuisce a sbadiglia, puntando poi lo sguardo sui fratelli maggiori e fa una smorfia, però non dice nulla -Vuoi il latte? Sto facendo anche i pancake- gli sorrido, lui sbadiglia nuovamente e si siede i mezzo a Damian e Jacob. Metto i primi due pancake su un piatto e lo metto davanti al bimbo, poi metto in tavola la marmellata e la nutella. Metto a scaldare il lette, e finisco di fare i pancake.
Dopo un paio di minuti ci troviamo tutti in tavola a fare colazione, in silenzio.
-La tua cabina armadio é più grande della mia camera, Charlene!- strilla eccitata Scarlett, entrando in cucina, ha uno dei miei tanti pigiami e i capelli bagnati, a seguito entra anche Amalia.
-Ci sono più vestiti lì che in un negozio di abbigliamento, ragazza- borbotta ques'utlima, sedendosi accanto a me.
Rispondo con un sorriso imbarazzato, mettendomi poi in bocca un pezzo di pancake -Che vuoi fare oggi, Tyler?- chiedo osservando il più piccolo dei fratelli Scott che mangia indisturbato.
-Possiamo andare in piscina, dopo?- chiede facendo il labbruccio, io annuisco scettica e continuo a mangiare. Non sono ancora andata nella piscina interna che abbiamo, come non sono ancora andata nella sala giochi o nella sauna che abbiamo, cose del tutto inutili ma per mio padre non fa differenza.
-Dove sarebbe la piscina?- chiede stranito Jacob, osservandomi.
-Al piano inferiore- mormoro con una smorfia, tutti i presenti mi guardano a dir poco scioccati, certo, a eccezione di Damian, al quale a quanto pare ho dato un motivo in più per odiarmi.
-C'è una piscina interna- credo che Ethan volesse fare una domanda, appure sembra una constatazione.
-Sì, c'é anche una sala giochi, una sala cinema, un bar, una sala dei vini, una palestra, una sauna e l'impianto per la musica in tutte le stanze- vorrei sotterrarmi ora.
Grazie Tyler, per aver spiattellato in faccia ai tuoi fratelli e ai loro amici quanto sono schifosamente ricca.
-Scherza vero?- chiede piano Scarlett, scioccata, io faccio una smorfia prima di rispondere.
-Ve l'ho detto: mio padre riempie i vuoti con lo sfarzo- dico imbarazzata e tesa, sorridendo forzatamente.
-Wow, sono leggermente scioccato- commenta Ethan -Com'è che tuo fratello non si è mai vantato di avere tutto questo?- mi blocco per un secondo, diventando fredda come il ghiaccio.
-Dopo la morte di Christopher abbiamo cambiato casa- dico apatica, portando la mano sulla catenella che porto al collo, Scarlett scruta la mia reazione poi lancia una prugna secca a Ethan.
-Sei un'insensibile!- esclama fulminandolo con lo sguardo -Shar, ignoralo- borbotta tristemente, io sforzo un sorriso, rassicurandola.
-Anche mio fratello lo era, e lui si sarebbe vantato eccome di avere una casa come questa, avrebbe fatto pesare a tutti che questa era l'ennesima dimostrazione della nostra agiata situazione economica- dico pacata, cercando di sotterrare tutti i sentimenti.
-E tu? Tu che avresti fatto!?- ringhia Damian, guardandomi con odio,e lo sapevo, io lo sapevo che avrebbe detto qualcosa. Lo guardo con la più totale indifferenza.
-Avrei fatto lo stesso- rispondo sincera, inclinando la testa -Dalla sua parte nel bene e nel male, io non l'ho mai negato- ed è la verità, sarei stata al suo fianco sempre.
《•》
-Quindi va tutto bene? Sicura? Non ti sta facendo dannare, no?- ridacchio divertita mentre finisco di fare gli ultimi esercizi di greco.
-Va tutto bene, Cristine, Tyler è un bravissimo coinquilino, mi ascolta ed è un amore- rispondo con un sorriso, traducendo una frase -Voi state bene? Com'è Los Angeles?- chiedo curiosa, cercando di distrarla.
-Noi stiamo bene, Los Angeles è bellissima- risponde tranquilla -Tuo padre è nervoso, però- corrugo le sopracciglia, lanciando un occhiata a Tyler, che guarda un film stravaccato sul divano mentre si ingozza di patatine. Non è una cosa molto sana, a dire il vero.
-Come mai è nervoso?- chiedo subito -L'affare sta andando male?-
-L'imprenditore vuole avere più quote rispetto a quelle offerte da tuo padre, che sono già tante, a parer mio addirittura troppe, ma sta tranquilla, Jhon non vuole mollare, riuscirà ad avere l'accordo- annuisco anche se non può vedermi, se c'è una cosa di cui sono certa è la bravura di mio padre nel lavoro. Lui avrà quell'accordo, ne sono certa.
-Bene, ci sentiamo domani quando tornate, Cristine, buona notte- la saluto, lei ricambia e io chiudo la chiamata, continuo a fare la traduzione di greco con più calma, poi quando il campanello suona mi alzo, prendo il portafoglio e vado a prendere le pizze che abbiamo ordinato un po' di tempo fa', poi mi siedo accanto a Tyler e guardiamo insieme il film.
Dopo aver finito la colazione Damian, Jacob e Ethan si sono dileguati, Scarlett e Amalia invece sono rimaste tutto il giorno, sono state davvero carine e più le conosco più mi accorgo che Amalia è più dolce di quello che vuole far credere e che Scarlett non è la stronza che mostra costantemente a tutti.
Mojito salta con noi sul divano e si accoccola sulla mia pancia, sorrido dolcemente e lo coccolo, oggi è venuto in cucina, quando stavamo ancora mangiando, e ha azzannato Jacob, dev'essere che non gli sta proprio simpatico, sono davvero orgogliosa di lui, dimostra costantemente la sua intelligenza.
Domani siamo a pranzo in un ristorante e devono venire anche gli adorabili fratelli di Tyler.
Col passare dei minuti Tyler si addormenta nel divano, sorrido dolcemente e lo prendo in braccio, riesco a spegnere con difficoltà la televisione, poi prendo il mio cellulare e salgo lentamente le scale, pregando silenziosamente di non fare disastri. lo poso piano nel letto in cui ha dormito ieri, gli rimbocco le coperte e faccio per andarmene ma lui mi ferma.
-Resta qui- farfuglia assonnato, si sposta un po' e scosta il lenzuolo, facendo uno sbadiglio. Prendo un grosso respiro e decido di coricarmi un po' con lui, anche se mi trovo leggermente in difficoltà: non ho mai dovuto assecondare nessuno, sono sempre stata io la figlia minore, e non so comportarmi da... sorella maggiore.
Tyler si accoccola vicino a me, lo avvolgo con un braccio e gli do un bacio sulla fronte.
-Mi manca- sussurra dopo un po' -Non l'ho mai detto ad alta voce, però Evelyne mi manca- mormora, mi si stringe il cuore -A te manca Chris?-
-Da morire- rispondo osservando il soffitto -Vuoi raccontarmi qualcosa di lei?- chiedo in un sussurro, passando piano la mano fra i suoi capelli -Oppure.. non so, vuoi sentire qualcosa su Chris?- aspetto la sua risposta, si prende un po' di tempo per ragionare poi incominci a giocare con le dita della mia mano.
-Evelyne era sempre sorridente- incomincia a bassa voce, come se mi stesse raccontando un segreto -Era la mia migliore amica, mi aiutava in ogni momento e si prendeva cura di me, mamma lavorava davvero tanto e Evelyne si era fatta carico in tutto e per tutto del suo fratellino. Era fantastica- le vuole davvero tanto bene, lo sento dal tono di voce, la ama tanto quanto io amo mio fratello, e ne sono certa: deve essere stata una persona fantastica per meritarsi l'amore di Tyler, e anche quello di mio fratello -Mi manca davvero tanto- si lascia sfuggire un singhiozzo, poi incomincia a piangere davvero, piange disperato, affranto, e io posso solo abbracciarlo, stringerlo a me fortissimo, per cercare di dargli un po' della tranquillitá che merita.
-Va tutto bene, Tyler, va tutto bene- sussurro fra i suoi capelli, dandogli un bacio -Andrà meglio, fidati di me, il dolore prima o poi passa, tesoro- lui continua a piangere singhiozzando -Va tutto bene Tyler, ci sono io- mormoro, accarezzandogli i capelli -Va tutto bene, è giusto piangere, è giusto farlo, piccolino-
È giusto piangere la morte di un fratello, ma io non ci riesco, non ci riesco proprio.
Si addormenta fra i singhiozzi, abbracciato a me, e non ho il coraggio di lasciarlo solo, infatti mi addoormento assieme a lui, accomunati dallo stesso dolore, dalla stessa perdita.
《•》
-Mamma! Mamma!- Tyler corre felice fra le braccia di Cristine, io invece sorrido leggermente e vado ad abbracciare mio padre, che, ad essere onesti, sembra davvero stanco.
-Ehi papà- lo saluto con un sorriso, abbracciandolo.
-Ciao tesoro- mi da un bacio sulla fronte, poi si abbassa per darne uno anche a Tyler, nel mentre io abbraccio Cristine.
-Ciao bellissima, è andato tutto bene?- chiede sorridendomi, io annuisco e mi faccio da parte -Ragazzi-
-Ciao mamma- risponde Jacob, sorridendole -Mamma- dice svogliatamente Damin, a mo' di saluto.
Andiamo a mangiare qualcosa viste le lamentele mie e di Tyler, durante il pranzo Cristine e mio padre ci raccontano com'è andato il loro viaggio, papà mi informa delle complicazioni che ha avuto durante il dibattito del contratto e delle pretese avanzate da quell'imprenditore.
-Però alla fine hai chiuso l'accordo, no?- chiedo, osservandolo.
-Si, alla fine ho chiuso l'accordo, ovviamente- risponde mio padre, sorseggiando del vino -Le sue richieste erano totalmente inaccettabili. La nostra azienda era la più forte, per ragion di logica lui era obbligato a cedere-
-Certo, poi il fatto che tu incuti timore non ha aiutato per niente- ribatto ironica, mio padre mi lancia un'occhiataccia e io gli sorrido divertita -Oh, andiamo papà, quando sei a lavoro entri nella modalità dittatore terrificante, è impossibile opporsi-
-Esageri, come sempre- sorrido divertita, lui nemmeno se ne accorge ma diventa un freddo calcolatore quando è a lavoro.
-Io non esagero mai- cantileno, riportando l'attenzione sul gigantesco dolce nel mio piatto.
-Quest'affermazione è davvero discutibile, visti certi tuoi atteggiamenti- ribatte con leggerezza, io alzo gli occhi al cielo e non rispondo, anche perchè per una volta su un milione ha ragione.
Si riferisce a quando mi comporto da ragazzina ricca, viziata e figlia di papà con l'atteggiamento da eterna snob altezzosa, che gode del disagio altrui.
Beh, nessuno nasce perfetto.
Ricominciano a parlare tutti assieme, e quando Jacob dice con tutta la tranquillità del mondo che ieri eravamo assieme a colazione mi strozzo con la Coca-cola che stavo bevendo. Mio padre mi lancia un'occhiata annoiata e incomincia a battermi con una forza praticamente inesistente la mano sulle spalle. Cristine, invece, inizia a sclerare.
-Oh mio Dio, vi state frequentando anche da soli- strilla, io incomincio a tossire come una matta ancora con più forza, nella fronte di mio padre nasce un cipiglio dubbioso mentre mi osserva soffocare.
-Mi sta anche simpatica- dice Jacob allegro, osservandomi divertito
Adesso gli lancio qualcosa in faccia.
Lo guardo malissimo, bevendo a piccoli sorsi l'acqua nel bicchiere per riprendere a pensare lucidamente.
-Oh mio Dio!- strilla ancora Cristine, eccitata. Le rivolgo un sorriso imbarazzato e apro bocca per dire qualcosa ma Jason mi precede e dice, come al solito, qualcosa di tremendamente stupido.
-In pratica siamo diventati super amici- il mio piede scatta da solo e gli lancio un calcio da sotto al tavolo, ma ovviamente ho la stessa fortuna di un cavallo da macello, perchè chi colpisco non è Jacob, ma Damian.
-Azzardati a rifarlo e te ne pentirai, Thompson- ringhia rabbioso con gli occhi intrisi di odio.
-Volevi davvero darmi un calcio da sotto al tavolo?- chiede Jacob fingendosi incredulo, con un ghigno divertito nel volto.
-Esattamente- sorrido cattiva e sferro un'altro calcio, questa volta non sbaglio visto che strabuzza gli occhi e fa un gemito di dolore, portando la mano nella sua gamba.
-Sei una stronza- il mio sorriso non vacilla e faccio una faccia soddisfatta.
-Ti sto ancora simpatica, Jacob?- chiedo ironica, poi rivolgo la mia attenzione su Cristine, e il suo volto è talmente speranzoso che non me la sento di dirle che in realtà i suoi figli sono venuti a casa mia solo perchè c'era Tyler -Beh, diciamo che cerchiamo di non ucciderci quando siamo nella stessa stanza- dico con una smorfia.
Non è una bugia, almeno non ho mentito.
Cristine mi fa un sorriso colmo di gratitudine, io le rivolgo un sorriso teso e inizio a giocare con la catenina al mio collo.
Da: Lukelukey♡
Mi manchi.
Sorrido leggermente, sento gli sguardi di Damian e Jacob su di me, il che mi innervosisce, però cerco di non dar loro peso.
A: Lukelukey♡
Anche tu Lukey.
Com'è andata la partita di ieri, capitano?
Da: Lukelukey♡
Abbiamo vinto, principessa, ovviamente.
-Charlene- alzo il viso dal telefono e guardo mio padre -Hai il vestito per la serata di beneficienza?- mi blocco per un secondo, poi gli faccio un sorriso smagliante.
-Certo!- esclamo contenta, sperando silenziosamente che non faccia nemmeno una domanda sul mio abito, la quale implicherebbe dirgli la scollatura di davanti e i dietro del vestito. Mio padre mi osserva attentamente, e ovviamente la mia felicità riguardo a questa cavolo di serata di beneficienza, della quale sinceramente non me ne frega niente, lo insospettisce.
-È un vestito sobrio?- chiede lentamente, mi sforzo di rimanere sorridente e tranquilla, anche se dentro di me sto pregando che mi risparmi una volta che soprirà com'è fatto il mio vestito.
-Pff, a momenti sembro una suora- dico con nonchalance, facendo spallucce. Con la coda dell'occhio vedo Jacob ghignare.
Brutto idiota, lui sa che ero preoccupata per la scollatura.
-Quindi non ti dispiacerà descrivermelo- continua mio padre, studiando il mio atteggiamento.
Sono fottuta.
Gli scocco un'occhiataccia -Si papà, mi da fastidio- ringhio sempre sorridendo -Non vorrei mai rovinarti la sorpresa-
-Quest'anno devi comportarti bene- mi guarda severamente -Non ti devi ubriacare, devi essere educata e niente commenti o atteggiamenti da stronza con nessuno- bla, bla, bla.
-Non mi ubriacherò- concedo con un sorriso falsissimo, però non faccio altre promesse.
-E non ti comporterai da stronza- annuisco e sorrido nuovamente come se fossi entusiasta di questo.
-Non mi ubriacherò- ripeto inclinando la testa verso di lui -Promesso- continuo divertita, lui alza gli occhi al cielo.
-Sai cosa dicono dei miei figli? Che sono maleducati, insensibili, egoisti, odiosi, viziati e si credono superiori a tutto e tutti- sbuffo disinteressata e annoiata. Quell che pensano di me non è ne una novità ne tantomeno un problema.
-Infatti è così- ripondo con un'alzata di spalle -Lasciali parlare, a me non interessa-
-Beh, a me sì- alzo lo sguardo verso di lui, gelida.
Non mi piace il suo tono, non mi piacciono le sue pretese e non mi piace la piega che sta prendendo il discorso.
-Forse te ne dovevi accorgere prima del comportamento dei tuoi figli, papà- sibilo rabbiosa -Sai, quando Christopher non era ancora morto. Ecco quando dovevi farci la predica su come comportarci, e non parlo di un anno fa', questo discorso ce lo dovevi fare anni e anni addietro- ringhio, prendendo con rabbia il mio cellulare, mi alzo e sorrido malefica, sapendo esattamente cosa dire -Ma che dico, ti sei ricordato di avere dei figli solo quando uno è morto-
Mi volto e me ne vado, cammino infuriata lungo le strade di Miami, con la voglia di spaccare la faccia a qualcuno.
Come, come diavolo si permette di dirmi ora come comportarmi, eh!? E tutti gli anni addietro!? Quando rientrava a casa una volta al mese!? Che faceva in passato, perchè non mi diceva nulla, non ci diceva nulla? Lavoro, lavoro, lavoro. Solo il lavoro esisteva per lui, e io e Chris siamo dovuti crescere da soli! Soli! Non esistevano i suoi figli, solo gli affari e quella sua stupida e schifosa azienda!
Mi siedo di scatto in una panchina, prendendomi la testa fra le mani, e quasi urlo frustrata perchè per l'ennesima fottuta volta non riesco a piangere.
Respira, Charlene, e combatti. Combatti sempre, per lui.