Diciassette modi per uccidere...

By sorridoperharry

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"Merda,brucia,brucia"saltellavo da un piede all'altro mentre cercavo di non far aderire alla pelle la canotti... More

Capitolo 1. Sprangate sui denti.
Capitolo 2. Strangolamento con grembiule.
Capitolo 3. Fratture multiple da pacco di caffè formato famiglia.
Capitolo 4. Strozzamento con filo di perle.
Capitolo 5. Commozione celebrale da percosse.
Capitolo 6. Commozione celebrale da shampoo.
Capitolo 7. Ustioni di terzo grado con piaghe da decubito.
Capitolo 8. Fuoriuscita di cervello per martellate su cassa cranica.
Avviso
Capitolo 9. Forchetta in bulbo oculare.
10. Affogamento nel Tamigi.
11. Amputazione di testicoli con accetta arrugginita.
12. Ossa sciolte nell'acido.
13. Amputazione di lingua con tronchesine.
14. Frattura osso del collo con bottiglia di Jack Daniel's.
15. Bottiglia di gin fracassata su cassa cranica.
Avviso.
Avviso pt. 2
16. Bollitura in pentolone di rame.
17. Revolverate in pieno volto.
Capitolo 18. Tortura n° 1 ( alternativa a morte dolorosa): pinze per capezzoli.
Richiesta.
Capitolo 20.
Estratti dal sequel 'Come sopravvivere ad una relazione con uno stronzo'.
Sequel.
Harry Styles Imagines.

Tortura n^2(alternativa a morte dolorosa): defribrillatore su petto nudo.

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By sorridoperharry

"Quale cazzo di problema hai pezzo di merda?" gridai asciugandomi con la giacca il poco sangue che mi macchiava il mento. "Se pensi che te la darò così facilmente hai capito male, non ti lascerò toccarmi neanche con uno schifosissimo dito, merda ma cosa cazzo ti passa per quella sfera che hai apposto della testa?" urlai di nuovo costringendo il mio corpo a mettersi una posizione eretta.

Le gambe si erano velocemente tramutate in pesanti massi di pietra, la schiena sembrava essersi liberata della spina dorsale e la vista se ne era andate a puttane da un pezzo, era un miracolo essere riuscita a mirare dritta nelle palle. Possibile che in questo cazzo di fottutissimo quartiere non ci sia un cazzo di nessuno in giro? Sono sul retro di un pub di merda e nessuno esce a fumare, da quando in qua gli inglesi sono diventati ecologisti puliti contro il tabacco? Con calma ora striscio contro questa lurida parete, scavalco con uno slancio da acrobata circense il secchione dell' immondizia e corro filata verso la macchina di Robert. Oh, Robert giuro che ti spacco il culo, sempre che non l'abbia già fatto il tipo che ti stai scopando in macchina , mentre un barman deviato, stupratore seriale sin da tenera età, tenta malamente un principio di violenza . Amico, seriamente, insomma ti ho dato un calcio nelle palle da strafatta, sono qui spiaccicata contro i mattoni da dieci minuti buoni, ho riordinato le idee, forse mi accendo anche una sigaretta e tu sei li che imprechi ancora con le mani fra le gambe. Gli uomini di oggi fanno davvero schifo, davvero , Dio solo sa cosa cazzo mi hai fatto bere, il quantitativo di droga nel mio sangue sarà pari a quello di Mike Jagger ai tempi d'oro e tanto sono riuscita a metterti al tappeto, sei patetico.

"Sei un patetico cazzo lesso, lasciatelo dire." sbiasciai, la mia mascella non rispondeva ai comandi ,io dicevo di chiudersi e lei si apriva come una fornace.

MMastro Lindo parve ritornare in se, bestemmio ancora un volta chiunque quella sera si stesse godendo lo spettacolo, lasciandomi nella merda, e si mise in piedi avvicinandomi pericolosamente. Cristo, ti sei fatto il bagno nel dopo barba? Tossii e arricciai il naso, i miei occhi semi chiusi volevano guardare altrove, ma mi imposi non spostare lo sguardo di un millimetro. Ero decisamente troppo per lui, ero sessualmente esperta, avevo perso la verginità praticamente in fasce e il sesso con Harry era da seri ed esperti parapezzisti, non mi sarei di certo lasciata turbare da un segaiolo senza l'ombra di un capello e l'alito pesante.

Harry, chissà dove cazzo sarà? Probabilmente incastrato fra le lenzuola, nudo come un verme, la bocca aperta e bava sul cuscino. Di certo non farà un salvataggio degno di Edward Cullen, non spunterà fuori su una volvo nuova di zecca, non ringhierà come un maiale in preda ad un orgasmo e non mi confesserà di leggere la mente davanti ad una coca cola. Pazienza, vorrà dire che me la caverò da sola.

Il suo brutto muso era appiccicato al mio, le sue mani ruvide mi sfregavano le guance arrossate.

"Mi piaci, hai delle belle tette, dovresti farle veder di più." suggerì saggiamente.

"Ci penserò la prossima volta, se magari togli queste mani del cazzo dalla mia fottuta faccia," ringhiai a denti stretti mentre la morsa si faceva più forte.

Avvertì due dita allargarmi il collo della t-shirt. Fai come se fossero tue, tranquillo.Uno strappo netto mi congelò il petto.

"Cazzo, ma chi pensi di essere Hulk? " gridai, abbassando lo sguardo e notando uno squarcio netto da lato a lato.

Il mio reggiseno viola spuntava prepotentemente fra i lembi di quella che una volta era la t-shirt preferita di Harry. Alla grande, oltre ad essere violentata stasera, dovrò anche ricomprare la maglia a quel coglione del mio ragazzo. Bella serata, bella serata di merda.

"Stasera mi è andata di lusso, bella, gran tette, un po' stronza, ma c'è rimedio a quello, vedrai che dopo stasera non farai più la stronza." bisbigliò attrappandomi la bocca con il palmo di una mano mentre l'altra frugava nel reggiseno.

Sentivo gli occhi pesanti, sapevo che avrei perso i sensi di lì a poco, e chissà dove mi sarei risvegliata, ma se proprio le cose dovevano andare così gli avrei lasciato il segno . Socchiusi le labbra e di scatto addentai la pelle che trovai a portata di bocca. Un urlo mi perforò i timpani, senza staccare la presa dalla sua mano , sollevai un ginocchio e lo piantai di nuovo sulle sue palle. Lo vedevo chinarsi, le ginocchia cedergli, e continuai a colpirlo dove capitava. Inguine testicoli, lo sentivo gridare di dolore e ad ogni grugnito sorridevo soddisfatta. Sapevo che tutte quelle risse a scuola sarebbero servite un giorno, tutte le lotte greco romane improvvisate nel salotto di casa con Scotty avevano forgiato una fottuta stronza. L'effetto del roofis sembrava inebriarmi, e quando cadde a terra tenendosi le palle lo presi a calci nello stomaco, avevo sempre voluto farlo a qualcuno, chi meglio di lui?

Una voce familiare in lontananza mi distrasse un attimo, sollevai il volto e trovai Harry paonazzo a un passo da me, la bocca aperta era di un bianco cadaverico, gli occhi erano arrossati e le mani strette in un pugno.Non si sarà mica incazzato così tanto per la sua maglia dei Ramones? Lo vidi avvicinarsi con passo spedito, lo bloccai sollevando il braccio.

"Me la cavo da sola, guarda questo pezzo di merda, che volevi fare è? Non sei più così cattivo ora? Devi- portare- rispetto- non - devi - più- toccare- una- donna- in -vita- tua-schifoso-" mugolai alternando le parole a calci in pieno sterno.

Riconobbi le mani di Harry sulla mia spalla. Mi voltai e lo trovai sorridente, trattenere a stento le risate. Divertente un cazzo, Styles.

"Andiamo a casa" disse accarezzandomi i capelli.

"Si andiamo." risposi affaticata.

"Solo un attimo." Gli piantai la scarpa in pieno volto e forzai appena. Sollevai il piede vendendo contorcersi. " Andiamo." mi voltai verso il mio Edward Cullen.

No, io sono il mio Edward Cullen. Feci qualche passo cercando di rimanere in equilibrio e mi accorsi di essere sola, mi voltai e feci in tempo a vedere solo Harry sputare in faccia al barman e raggiungermi afferrandomi la mana. Mi porse il suo cappotto, lo infilai e osservai la maglia lacerata salendo in macchina e allacciando la cintura.

"Eri incazzato per la maglia?" chiesi sorridendo.

"Ero incazzato perché sei uscita con un drogato che ti scopavi, perché sei strafatta anche stasera e perché quella merda stava per stuprarti." ringhiò stringendo le mani attorno al volante. Calmati Wolverine.

"Mi dispiace per la maglia, ma Rob fidati è gay fino al midollo, e te lo giuro non mi sono fatta nulla, per una sera che decido di non prendere niente uno cazzone mi mette del roofis nel bicchiere, ora dimmi che strano scherzo del destino è questo?" sollevai gli occhi al cielo lasciando la testa affondare nel comodo sedile in pelle.

Riconobbi la risata di Harry e mi costrinsi ad aprire gli occhi, ormai non riuscivo più a combattere la vodka e allucinogeno che scorrevano pericolosamente veloci fra i miei globuli rossi.

"Sei indistruttibile, amore mio. Come ti senti?" mi chiese accarezzandomi la coscia.

"Fatta come un zucchina, ma fatta in senso brutto, non mi sento più il corpo, non ho la più pallida idea se mi stai accarezzando i capelli o il braccio o il culo, non ne ho idea Harry. Me la dai una seconda possibilità? Giuro che non insulterò nessun barman e non ingerirò mai più inconsciamente la droga dello stupro. Poi insomma una seconda possibilità si da a tutti, certo tranne Hitler, Stalin, o l'orso fragoloso di Toy Story. Quando torniamo a casa posso vedere Toy story con Liam?" farneticai, chiudendo gli occhi e lasciando il buio immergermi fino alla testa.

Ascoltai la sua risata ancora una volta, e non seppi dopo quanto tempo le sue braccia mi sollevarono di peso. Aprì appena un occhio, vidi il sole alzarsi, i tre gradini della villetta di Hyde park e Louis aprirci la porta preoccupato. Non riuscì a capire cosa disse Harry ma poi le sue mani mi lasciarono a quelle calde e scure di Zayn. Sentì il mio corpo aderire a una superfice fredda e soffice, miagolai qualcosa, volevo ringraziare ma la bocca non rispondeva ai miei comandi. Sentì qualcuno sollevarmi la schiena, altre mani sfilarmi i residui di quella che qualche ora prima era una maglia e un indumento caldo e profumato di tabacco e miele avvolgermi, così scivolai nuovamente fra i cuscini e il buio mi assorbì per la seconda volta.

"Ma l'hanno picchiata? Ha il labbro spaccato e un occhio nero." sussurrò la voce graffiata di Osama

"Harry è andato a prendere Scotty, ci spiegherà lui penso." bisbigliò in risposta qualcuno che mi posò una pesante coperta addosso.

Buio. Stelle. Liquirizia. Verde . Labbra. Harry.

Perché la luce mi penetra le palpebre? Ho ancora sonno, non mi va di andare a lezione oggi, non penso che ci andrò. Fanculo diritto penale. Ho caldo. Mi fa male il viso, mi fanno male tutte le ossa, articolazioni del corpo. Ho una strana sensazione. Come se qualcuno stesse sbirciando dalla finestra della mia camera. Ma questo non è il mio letto, questo non è un letto. Dove cazzo sono?

Stirai le braccia e le gambe, sbadigliai e mi costrinsi a sollevare le palpebre più pesanti della storia dei postumi. Feci leva sui polsi e mi misi a sedere sul divano di pelle di quella che non era certamente casa mia. Ero a casa di Harry, nel suo salotto, con una maglia non mia addosso, dei postumi imbarazzanti e una coperta di pail a coprirmi le gambe nude. Vidi piegati sulla poltrona dall'altra parte della stanza i mie jeans e le converse lasciate a terra. Mi alzai, mi guardai intorno. Ero sola, ma sentivo le solite voci provenire dalla cucina. Mi morsi il labbro e un fitta mi scosse leggermente. Mi avvicinai alla porta socchiusa.

"Non ci credo ancora."

"Neanche io."

"Non l'ho mai vista così, mi ha fatto davvero strano vederla così vulnerabile."

"Avreste dovuto esserci, lo stava prendendo a calci nelle palle e quella merda frignava a terra contorcendosi come un verme."

" B è il mio nuovo idolo."

"Spero solo che non gli rimangano quei brutti segni, nostro padre arriva domani, dovrà inventarsi qualcosa."

"Ci vorrà un po', ma l'occhio si sarà già sgonfiato"

Che cazzo era successo? Non mi ricordo un fottuto cazzo di niente. Solo la serata con Robert, la sigaretta sul retro e un tipo che assomigliava a Mastro Lindo. Mastro lindo. Ma certo. Voleva non so cosa da me. Harry è venuto a prendermi, qualcuno mi ha spogliato e messo a letto.

Mi morsi il labbro e entrai in cucina. Sei paia di occhi furono su di me. Il sapore di sangue mi inumidì la bocca, arricciai il naso e fissai mio fratello seduto al tavolo con una tazza stretta fra le mani. Le braccia di Harry mi avvolsero i fianchi.

"Buon giorno principessa." sussurrò baciandomi una guancia.

"Ma che cazzo è successo?" chiesi sbadigliando, guardandoli corrucciati e tesi.

"Siediti" mi rispose Louis facendomi cenno di accomodarmi sulle sue gambe.

Mi accoccolai e presi un sorso dalla sua tazza.

"Cappuccino, che massa di gay." sentenziai facendo una smorfia.

Lou rise prima di scompigliarmi i capelli. Harry mi passo un dito sul labbro. Faceva male e non ne capivo il motivo.

"Allora qualcuno mi vuole spiegare che cazzo ho fatto ieri e perché mi fa male persino il culo?" sbraitai.

"Non ti ricordi niente amore?" domandò Harry porgendomi il mio caffè amaro.

"Solo Mastro Lindo, te, che volevo vedere Toy Story con Liam e qualcuno che mi ha infilato questa maglia, di chiunque sia, ora è mia." aggiunsi assottigliando lo sguardo.

"Era la mia B. Puoi tenerla, ma non farla vedere a Perrie o ti salterà alla gola" mi informò Zayn accarezzandomi la schiena.

"E B la metterà al tappeto come ieri sera." precisò Niall, come sempre troppo elettrico per essere solo le undici e mezza di venerdì mattina.

"Che vuoi dire?" domandai aggrottando la fronte.

"Ieri amore, il barman ti ha drogata; Per questo non ricordi niente, è per via del roofis." iniziò Harry

"La droga dello stupro? Voleva scoparmi? Insomma chi non vorrebbe farmisi, ma addirittura il roofis mi sembra eccessivo." sbadigliai, mentre i pezzi del puzzle trovavano il loro posto.

"E ha fallito miseramente, quando è arrivato lo stavi prendendo a calci sui coglioni." rise Liam sputacchiando caffè.

"Capisco e perché mi fa male tutto?" chiesi di nuovo, sollevando gli occhi al cielo.

"Perché ha reagito. Ti ha spaccato il labbro e hai un occhio gonfio, ma niente in confronto a come l'hai ridotto tu, penso che tu gli abbia persino rotto il naso quando gli hai messo il piede in faccia." mi ricordò dolcemente.

Notai un briciolo di orgoglio nella sua voce.

"Dovevo anche rompergli il culo, cazzo." riflettei.

"Poteva andare peggio" bisbigliò Scott, che si decise ad aprire bocca finalmente e smetterla di sorseggiare quel dannatissimo thè.

"Che ci fai qui?" chiesi acida.

"Mi ha cercata lui, era in pensiero, mi sono ricordato il nome del locale e sono venuto a cercarti." spiegò di nuovo Harry, pettinando una Millicent più indisciplinata del solito.

"Mi dispiace da morire. Non pensavo davvero quelle cose, lo sai. Sei la mia vita, la mia famiglia B." bisbigliò in imbarazzo mio fratello, sapevo quanto gli era costato ammetterlo di fronte a qualcuno e lo apprezzai più quanto immaginasse.

" Anche a me. E non importa, sei pur sempre mio fratello che mi piaccia oppure no. Sei un coglione ma se mai mi servisse un rene ci sarà sempre uno dei tuoi disponibile per me" sorrisi, finalmente quel peso struggente dallo stomaco se n'era andato, o forse era solo fame.

" Ora andiamo a medicarci." suggerì Harry offrendomi le sue mani.

Le afferrai e lo segui verso il bagno. Entrai e il riflesso che mi si presentò allo specchio mi fece accapponare la pelle. Non era il trucco sbaffato come ogni mattina dopo una notte di sesso sfrenato, non erano i capelli raccolti in una coda disordinata. Era l'ombra attorno all'occhio destro di un malsano color giallo muco. Erano le labbra gonfie, di uno strano viola, che dedussi fosse sangue pesto. Un piccolo taglio sul labbro inferiore sanguinava ogni volta che incredula passavo l'indice, convinta che quel riflesso allo specchio non fosse il mio.

"Mostro, sono un mostro." bisbigliai all'altra me.

"Sei bellissima, come ogni giorno. Sei solo un po' gonfia, puoi sempre dire a tuo padre che hai deciso di rifarti le labbra." azzardò un sorriso abbracciandomi da dietro. Analizzai il nostro riflesso. I suoi capelli ricci ricadevano disordinati come sempre, gli occhi assonnati era cristallini e quel sorriso mi mozzava il fiato come ogni mattina, per quanto non volessi ammetterlo a me stessa. Bello, da farselo in ogni luogo e in ogni momento. E poi c'ero io. Non io. La mia versione brutta. Ma brutta davvero, da far spavento, degna di far parte di un tunnel dell'orrore, avrei potuto spuntare fuori da un angolo gridare parole senza senso e terrorizzare generazioni di poppanti. Sarei stata il loro incubo peggiore. Cazzo devo fare qualcosa, assolutamente. Prima che il fusto dietro di me apra gli occhi si accorga di frequentare una psicotica violenta, con un pessimo carattere e un pessimo abbigliamento e decida di scaricarmi per qualche cantante platinata di country music.

Mi costrinse a sedermi sul water e smetterla di fissarmi incredula allo specchio. Bagnò del cotone di disinfettante verde. Solo quel colore mi lascia intendere che brucerà, di verde preferisco la vodka alla mela, una grappa o se proprio devo scegliere qualcosa mi adatterei anche a dei cavoletti di Bruxelles ma non al disinfettante del cazzo. Lo avvicinò cautamente e come se mi avesse letto nel pensieri mi fulminò con lo sguardo.

"Hai ventitré anni, non fare storie per un po' di disinfettante, tira fuori quel labbro, immediatamente." ordinò con un tono di voce che non ammetteva repliche.

Passò delicatamente il cotone sul labbro portando via qualche macchie di sangue e qualche imprecazione.

"Ti sei spaventato?" chiesi osservandolo concentrarsi sulla ferita.

"Cazzo B. Certo, erano le tre, eri sparita, non avevi chiamato e Scotty era nel panico.Avrei voluto ucciderti per essere uscita con quel cazzo di Robert, ma poi vederti così forte e indistruttibile mi ha fatto pensare che sei la donna perfetta per me. Ti ammacchi ma non cadi mai." spiegò senza staccare gli occhi dalla mia bocca.

Respirai riempendo i polmoni di ossigeno, sentivo gli occhi languidi e cuori rossi uscirmi dalle orecchie. Merda, me lo scopo da due mesi e già siamo arrivati a questi livelli imbarazzanti. Uno: non riesco a staccargli gli occhi di dosso. Due: vorrei farmelo ogni tre minuti. Ok magari questo non è insolito in me, ma non mi va sesso selvaggio e neanche una maratona di Sessatlon, vorrei...sto davvero per pensarlo? Vorrei solo farci l'amore. Merda l'ho pensato. Tre: amo dormire con lui. Nonostante russi e sbavi come un pastore maremmano. Quattro: la mia gelosia sfiora livelli a dir poco imbarazzanti. Devo smetterla di cercare su Google le sue fan page. Diventerò pazza, più di quanto già non sia di natura..

"Voglio conoscere tuo padre." disse d'un tratto facendomi quasi strozzare con la mia stessa saliva. Fantastico, come concludere una settimana di merda.

"Non dici sul serio." sgranai gli occhi mentre passava una crema lenitiva sulle occhiaia gialla.

"Si invece, voglio conoscerlo. Se a te va bene. Scotty porta Summer, perché tu non puoi portare me?" insinuò acidamente.

"Ci sono un miliardo di ragioni valide per cui non presentarti mio padre. Mio fratello deve dirgli che diventerà padre, e io che ho un fidanzato. Morirà di infarto, sul mio divano . E quella troia di mia madre si beccherà l'eredità che tanto vuole. No non posso." urlai, alzandomi di scatto e sciacquandomi le mani.

"Non essere così tragica, non pensi che a tuo padre farà piacere conoscere per la prima volta un ragazzo serio, per bene e che sarebbe disposto a sposarti anche subito?" chiese con non curanza sollevando le spalle.

"Tu cosa?" gridai in preda al panico.

"Sai cosa intendo, ti amo e tu ami me. Non scuotere la testa in quel modo, mi ami lo sappiamo benissimo tutti quanti. Io l'ho detto al mondo ieri, quando quella milf mi ha chiesto se ero fidanzato ho detto di sì, lo sa persino mia nonna. Ora tu, farai questo piccolo sforzo per me?" domandò alzando un sopracciglio.

"Vaffanculo, d'accordo. Hai rotto i coglioni Styles con i tuoi giochetti da adolescente." risposi pettinandomi i capelli con le dita.

Vidi le sue fossette, i suoi denti perfetti e la bocca carnosa piegarsi in uno dei suoi sorrisi cala mutandine. Alla fine che mi costa farlo contento? Solo un pranzo, solo un'ora, due nel peggiore dei casi. Ce la posso fare. Non fanculo, no che non posso.

"E rivoglio la mia maglia, cercala, fabbricala, stampala, ma la rivoglio." aggiunse aprendo la porta e lasciandomi furente nel cesso di casa sua.

"Tu, Harold, vieni qui." lo sgridai prima che chiudesse la porta alle sue spalle.

"Dimmi tutto." disse con aria di sfida.

"Non darmi ordini, uno, non sono una tua fan che potrebbe anche implorarti di pulirti il culo dopo cagato, due, non mi baci da quasi ventiquattro ore. Conosci le mie esigenze fisiche, se non vuoi fare sesso devi almeno ficcarmi la lingua in bocca. "puntualizzai acida come lo yogurt dietetico nel mio frigo, rimasto li ad ammuffire dal lontano 2011.

"E non ti bacerò. Non oggi, sono ancora incazzato a parte tutto. Non mi va che tu esca con gente che ti sei scopata selvaggiamente, non mi va vederti fatta ogni fine settimana e non mi va di vederti ridotta così la mattina dopo. Io ti amo, ma ti prego cerca di limitare la tua personalità esplosiva, non ti chiedo di cambiare, ma cerca di adattarti un po' a me. Io con te lo faccio, ma tu ci provi appena. Ti ho chiesto di presentarmi tuoi padre , non ti ho chiesto di metterti dell'esplosivo addosso e farti saltare in aria. Io voglio entrare nella tua vita, ma voglio anche che cose come questa non succedano mai più. Non che si stata colpa tua, ma se non fossi uscita con quella testa di cazzo che poi è sparito nel nulla per scoparsi qualcuno di sesso indefinito, non saresti ridotta così. Ti amo, ma dobbiamo venirci in contro." disse improvvisamente, esplodendo come un petardo.

Cazzo, se ha ragione. Insomma ha diciannove anni non dovrebbe sempre dire cazzate? Dovrebbe scopare, mangiare, dormire e sparate stronzate tutto il giorno. E invece no, ho trovato l'unico adolescente, dio del sesso tatuato, che pretende una relazione seria e matura da me, me Brooklyn Summers ninfomane dichiarata con una latente sindrome di Peter pan..

"Hai ragione, mi dispiace. Farò in modo che non accada più, però ora baciami, guarda il mio musetto, puoi davvero avercela con me, non baciarmi dopo quello che mi è successo?" lo pregai tirando fuori il labbro e sbattendo le ciglia.

Rise prima di stringermi al suo petto. "Fidati, lui è conciato peggio di me, mia piccola Wonder Woman." aggiunse prima di poggiare delicatamente le labbra sulle mie.

Lasciò che le nostre lingue venissero a contatto, il suo sapore mi entrò in gola e come sempre scatenò quella reazione chimica che mi impediva di togliergli le mani di dosso. Strinsi le dita nei suoi capelli e mi lascia trasportare dal suo odore di liquirizia. Le sue mani viaggiarono lungo il mio corpo risalirono la maglia arrivando ai miei seni, sentì la sua erezione spingere prepotente sul mio ventre. Sbottonai velocemente i jeans, triai giù la zip e qualcuno bussò.

"Harry fra mezz'ora ci vengono a prendere per quelle foto, smettetela di scopare e uscite fuori." ci interruppe la voce acuta di Louis seguita da una serie di risate ininterrotte.

Sbuffai, sistemai i suoi pantaloni e uscì furiosa dal bagno.

"Tomlinson, se oserai ancora un volta interrompere una seduta di intenso sesso, farai la stessa fine di Mastro Lindo ieri sera." lo fulminai con lo sguardo.

"Non temere ci sono sempre io per le tue esigenze sessuali bambina." mi strinse a se pizzicandomi un fianco.

Non riuscì a trattenere una risata vedendo Harry sfoggiare le solite fossette e cercare di nascondere l'erezione ben visibile nei pantaloni.

All'improvviso, quel sabato mattina che puzzava di pioggia e erba appena tagliata, e no, non intendo quell'erba, cara vecchia amica a cui avevo rinunciato per amore, avevo realizzato che se non cambiava qualcosa e in fretta, Harry mi avrebbe buttato fuori di casa sua, come Liam faceva con la spazzatura la domenica mattina. Una volta scaricata da Styles avrei vissuto una vita triste, fra scopate e gravidanze indesiderate, l'unica relazione importante che avrei di nuovo avuto sarebbe stata con un bottiglia di gin e sarei poi morta grassa e sola divorata dal mio stesso gatto sovrappeso, che per uno strano scherzo della sorte avrei chiamato Millicent. Decisione numero uno: perdere qualche kilo, ciò includeva rinunciare a panini grandi quanto il mio culo, patatine fritte e birra. Addio amica mia. Numero due: decidermi a comprare vestiti decenti, così detti "femminili". Ugualmente importante, smettertela con qualsiasi tipo di droga, e sbronze infrasettimanali. La mia nuova vita cominciava davvero a farmi schifo, ma hai voluto la bicicletta ora pedali fino alla cima, stronza. Erano le nove e io ero sveglia, incredibile e passeggiavo per Oxford Street alla ricerca di un nuovo guardaroba, assurdo. Sorseggia il mio caffè e feci l'ultimo tiro della prima sigaretta del giorno. Tecnicamente avevo intenzione di smettere, praticamente non l'avrei mai fatto. Notai un paio di ragazzine indicarmi, alzai gli occhi al cielo, imprecai mentalmente e allungai il passo entrando letteralmente nel mio peggior incubo. Primark. Mi guardai intorno , il mio inferno personale era ancora semi deserto, tre piani di vestiti, scarpe e intimo a poco prezzo. Quei tre piani erano per me gironi danteschi in cui venire martoriata e frustate senza pietà. Finì il mio caffè e girai senza sosta fra manichini e vestiti che avrei dovuto provare contro la mia volontà. Mi ritrovai nei camerini alle prese con quelli che sembravano montagne di camice, jeans fin troppo cucini per i miei gusti e vestiti che per lo meno avrebbero fatto girare la testa a -Harry so di essere fottuto un dio greco Styles- . Mi sorpresi in realtà di quanto poco di costasse rispettare la regola numero due, e dopo un paio d'ore uscì incolume dalle fiamme infernali con cinque buste alle mani e il portafoglio decisamente più leggero.

Fasciata in uno dei tanti nuovi vestiti aspettavo mio padre alla fermata di Paddigton con un'evidente tensione. Fissai il mio riflesso in una vetrina di un negozio.

Questo vestito blu, mi fa un gran culo, troppo semplice, nessuna scritta volgare, le mie cazzo di tette sono compresse in modo assurdo, ma mi piace il modo in cui accentua i fianchi. Spero solo che il trucco regga abbastanza da coprire il mio occhio giallo e che il rossetto nasconda il taglio. Bhè o la o la spacca.

"Brooklyn." urlò qualcuno alle mie spalle costringendomi a voltarmi.

La bellezza di mio padre mi lasciava sempre senza parole, dalla nascita probabilmente. I capelli era più radi ma sempre di quel indefinibile colore fra il castano e il biondo, gli occhi blu illuminavano un volto ancora giovane dai lineamenti dolci. Le labbra carnose esattamente come le mie si aprivano in uno dei suoi soliti sorrisi, quei sorrisi che ancora facevano girare le donne. La camicia bianca si adattava al fisico snello e i pantaloni eleganti calzano a pennello sulle lunghe gambe. Non potei non sorridere e sospirare, era il Noah che ricordavo, educato, dolce e sorprendentemente bello.

Come cazzo ha fatto mia madre a tradirlo, qualsiasi donna nel raggio di cento kilometri, dai venti ai cento anni è pronta a calarsi le mutande al suo minimo cenno. Mi avvicinai traballante sui miei nuovi tronchetti grigi e affondai il viso nel suo petto. Mi ero scordata di quanto fosse alto, esattamente come Scott.

"Papà" sorrisi stringendogli la mano.

Tutto il rancore era sparito nel preciso istante in cui avevo riconosciuto i miei occhi nei suoi.

"Brook, quanto mi sei mancata" sussurrò accarezzando i capelli leggermente mossi. "Lasciati guardare." aggiunse facendomi girare su me stessa.

"Sei bellissima, la mia bambina è diventata una donna stupenda." disse stringendomi di nuovo a lui.

Sorrisi e lo presi sotto braccio. Vidi una ragazza voltarsi e sgranare gli occhi. Sempre lo stesso effetto.

"Papà sei come il buon vino, più invecchi più diventi buono." notai con orgoglio.

Rise buttando indietro la testa, stesso gesto, stessi movimenti, non ricordavo di assomigliargli tanto.

"Il mio biscottino." disse, stringendomi la mano.

"Ci sono molte novità nell'aria." cominciai.

"Spara. Prima che inizi voglio dirti che so tutto dell'università, sei tutta tuo padre. Bella e intelligente." mi scompigliò i capelli tornando a guardare la strada.

"Grazie papà. Mi piace legge, non frequento molto le lezioni ma mi piace studiare. Ecco, comunque la mamma ti avrà detto che frequento un ragazzo." lo vidi annuire e proseguii. " è una cosa seria e vorrei presentarti il mio fidanzato se a te fa piacere."

"Il tuo fidanzato? Fidanzato? Non pensavo fosse una cosa seria, insomma non ci hai mai presentato nessuno e sinceramente non ci speravo più. Fidanzato, ma lui lo sa?" chiese sorridente

"Certo che lo sa. E si vorrebbe unire a noi per pranzo insieme alla ragazza di Scott" sbraitai trattenendo una risata. Pensa ancora che abbia sei anni?

"Ne sarei davvero felice, lo sai. Comunque mi piace questo quartiere, sembra tranquillo" aggiunse guardandosi intorno mentre io cercavo le chiavi nella borsa. Spero solo che Scott abbia ripulito casa nel frattempo o terrò in ostaggio suo figlio per anni. Feci scattare la serratura e feci largo a mio padre. Casa brillava, ed osservandola pulita e profumata realizzai che non era niente male, non era nulla a paragone dell'eccessiva dimora di Styles e co. , ma era pur sempre una villetta niente male. Notai mio padre sbirciare verso il salone.

"Siamo a casa Scott." urlai.

Scotty uscì con un grembiule legato ai fianchi e con un mestolo in mano dalla cucina. Sorrise e ero pronta a scommettere che avrebbe voluto saltare di gioia. In un attimo gli fu sopra e lo abbracciò stretto.

" Scott, sei diventato più alto di me, sapevo di aver procreato due gran bei pezzi di ragazzi." disse senza staccarsi da lui.

"Mi sei mancato papà. B, gli altri stanno arrivando, Harry è passato a prender Sum." aggiunse mentre ci accomodavamo nel salotto. Un tavolo era stato sistemato accanto alla finestra e era apparecchiato alla perfezione. L'ho detto che i nostri geni sono stati invertiti in quei nove mesi, sarei dovuta essere io la posata ragazza, asso dei fornelli . Vidi Noah accasciarsi sul divano e accendersi una sigaretta. Sorrisi e mi accomodai accanto lui posando la testa sulla sua spalla.

"Dimmi che almeno qui posso fumare." pregò. Annuii sorridendo e il campanello suonò. Mi alzai di scatto e mi precipitai alla porta. Con la coda dell'occhio vidi mio padre ridere. Aprì e mi trovai di fronte una Sum incredibilmente elegante e pettinata, e Harry sorridente come un bambino nei suoi pantaloni neri e una semplice camicia azzurra. Sgranò leggermente gli occhi.

"Sei bellissima." sussurrò al mio orecchio prima di entrare.

Accarezzai il braccio di Sum . "Andrà tutto bene, mio padre è un tesoro." la rassicurai.

Segui Harry in salotto e mio padre si alzò in piedi con la sigaretta fra le labbra.

"Papà, lui è Harry, Harry lui è Noah, mio padre." feci le presentazioni con voce leggermente più acuta del solito.

"Che piacere conoscerti, ho sentito molto parlare di te, a quanto pare hai fatto mettere la testa a posto a mia figlia." strizzò l'occhio nella mia direzione. Sorrisi rilassata.

"Non è stato facile, lo ammetto ma ne è valsa la pena. Piacere mio signore." rispose educato.

"Chiamami Noah, Harry, non sono così vecchio." rise cordiale.

Il peggio è passato no? No, mio fratello avrà un bambino, giusto. Non scordartelo B.

"E lei è Sum." aggiunse Scott affiancandola.

"Salve è un vero piacere per me." disse chiaramente nervosa.

"Summer, sei davvero bella come ti immaginavo. "sciolse la tensione stringendole la mano.

"Il pranzo è pronto." li interruppe mio fratello più agitato che mai.

Lo seguii in cucina dove un invitate odore mi chiamava a gran voce.

"Scott, sta tranquillo, cazzo. Insomma è papà, sarà felice per te." cercai di calmarlo.

Annuì frettolosamente prima di infilarmi un vassoio fra le mani e spingermi in salotto.

Mi immobilizzai vedendo mio padre parlare sorridente con Harry a suo agio e spigliato.

In fondo, molto in fondo...non è stata una pessima idea.

Ci accomodammo a tavola, ero accerchiata da un padre stranamente presente, un fidanzato elettrizzato all'idea di entrare nella mia vita, un fratello talmente nervoso da far cadere la forchetta ogni due minuti e una migliore amica che per l'occasione si era addirittura pettinata, che vi assicuro era uno di quegli eventi che raramente capitavano.

"Allora ragazzi, parlatemi un po' di voi, voglio conoscervi meglio. Inizio io, ho quasi quarantotto anni, oggi ho fumato sette sigarette, ho due figli assurdamente belli e intelligenti e mi sto separando con mia moglie." disse con non calanche, come se stesse annunciando il meteo di domani.

Ora fu il mio turno di far cadere la forchetta a terra. La bocca si spalancò dalla sorpresa e la mano destra rimase sospesa in aria. Osservai Scotty con gli occhi fuori dalle orbite e paonazzo in volto.

"Papà, state divorziando?" chiesi dubbiosa, convinta di aver sentito decisamente qualcosa di sbagliato.

"Sì, ci ho messo quasi due anni, ma il motivo non sono di certo i tradimenti, il motivo è che ho lasciato che mia moglie mi allontanasse dai miei figli, la mia ragione di vita e non permetterò mai più che succeda una cosa del genere. Mi sto trasferendo qui a Londra, abbiamo iniziato le pratiche quattro mesi fa, appena avessi trovato casa vi avrei detto tutto, ma ho pensato che fosse meglio sputare il rospo subito. Rapido e indolore." precisò sorridente.

Era felice, felice davvero. La cosa non mi stupii poi molto, togliersi dalle palle una moglie petulante, traditrice seriale con seri problemi a relazionarsi con la sua prole deve essere stato un sogno. Sorrisi realizzando davvero quello che mio padre aveva appena annunciato.

"Se pensi sia la cosa giusta papà, io sono felice per te. Onestamente ho sempre pensato che non ti meritasse, che stessi con lei solo per dovere, che ti limitasse troppo, che opprimesse la tua vera personalità." cercai di spiegarmi, senza usare imprecazioni, parolacce o 'cazzo' fra una parola e l'altra, incredibilmente c'ero riuscita. Nella mia testa risuonavano echi di applausi e trombe squillanti.

"Cazzo, B, non capisci da quanto volevo farlo, da quando vi ha cacciato di casa e mi ha minacciato di strapparmi fino all'ultimo centesimo se solo avessi provato a tenermi in contatto con voi. Cazzo finalmente." sospirò sollevando gli occhi al soffitto.

Cazzo, Noah Summers ha appena usato la parola cazzo. Merda, non è possibile, non l'ho mai sentito parlare così della mamma, tanto meno imprecare o usare la parola CAZZO. Oh cazzo.

"Fanculo, papà, abbracciami" urlai precipitandomi su di lui.

"Brooklyn che termini." ribecco.

"Fanculo, papino, abbracciami." mi corressi affondando la testa nel suo petto.

Scotty non pareva pensarla come me, la sua espressione era indecifrabile, sapevo che in fondo era felice per nostro padre, sapevo perfettamente che l'odio che nutriva verso Regina era molto più motivato del mio, insomma una madre che butta fuori di casa una figlia scapestrata e debosciata, è un evento comprensibile, ma chi mai chiuderebbe la porta in faccia ad un figlio educato, premuroso e studente modello per il semplice fatto di aver difeso sua sorella?

"Papà, diventerò padre, fra esattamente otto mesi." sbottò improvvisamente.

Il silenzio crollo nella nostra stanza come una nebbia.

"Scotty." rispose solo. "Io, ecco, sono felice per te, sarà difficile, ma avere un figlio è la cosa che più ti realizza al mondo." concluse senza distogliere un attimo gli occhi dai suoi. Scott finalmente sorrise, e sospirò come se la nube nera sopra su testa fosse finalmente scomparsa e un leprecauno stesse danzando su l'arcobaleno appena comparso.

"C'è qualche altra notizia shock devo sapere? Aver scoperto che mia figlia si è decisa a fidanzarsi e che mio foglio diventerà padre non mi ha ancora messo k.o. " aggiunse sbracandosi sulla sedia addentando l'ultimo pezzo di bistecca.

"No, solo che Harry è leggermente famoso, che se cerchi il suo nome su Google trovi milioni di pagine che lo elogiano come un fottuto dio, che fra qualche mese inizia un tour mondiale , ma porca troia papà, adesso arriva il peggio, sono innamorata. Ti prometto che non farò stronzate." dissi velocemente sorseggiando un bicchiere di vino, e guardando con la coda dell'occhio l'espressione sconvolta del povero piccolo Styles, che cercava in ogni modo di nascondere l'imbarazzo torturandosi i capelli. Sorrisi soddisfatta, aveva voluto conoscerlo a tutti i costi e ora piccolo stronzo era giusto soffrire un po'. Mio padre scolò il bicchiere e accese una sigaretta.

"Ok questo è davvero troppo." rise scuotendo la testa.

"Io sono follemente innamorato di sua figlia, e sa chi sarà la protagonista di una canzone della mia band? La mia piccola B, forse? " chiese strizzando l'occhio nella mia direzione.

Digrignai i denti, sapevo che c'era qualcosa che nascondeva, ma se pensava mi sarei arresa senza fare storia ancora non mi conosceva bene. Me la pagheranno, davvero li torturerò fino alla sfinimento, ma soprattutto Harry, credo che lo torturerò con dei defibrillatori. Sì, mi piacerebbe, sarebbe divertente. Cazzo, non vedo l'ora di provarci. Sorrisi maligna.

Sum scoppio in una risata fragorosa. "Vi prego, voglio essere dietro le quinte e sentirla imprecare in tutte le lingue."

Le tirai un pezzo di pane fra i capelli, Scott mi fulminò con lo sguardo e le accarezzò la pancia.

"Hey è incinta, stai attenta." sbraitò.

Perfetto è già diventato un padre scassa cazzo.

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