Un urlo quasi disumano, il rumore dell'aria tagliata da una spada e l'ultimo grugniti lamentoso dell'animale dietro di lei. alzó la testa di scatto che aveva istintivamente protetto tra le ginocchia e le braccia. Si voltó per cercare di capire cosa fosse successo. Vicino al cadavere del cinghiale c'era un ragazzo, poco più grande di lei, con in mano una rozza è rovinata spada macchiata del sangue dell'animale.
Odin si affrettò a tirare su il cappuccio del proprio mantello per nascondere il simbolo dietro il collo.
Speriamo che non l'abbia visto. pensó.
"tutto bene?" le chiese il ragazzo porgendole una mano per alzarsi.
Aveva i capelli lunghi come i suoi e anche dello stesso colore. Gli occhi erano grandi e azzurri. portava un grembiule lercio legato dietro il collo e alla vita, alla cintura era appeso il fodero della spada.
Odin prese la sua mano e si alzó in piedi tenendo la testa bassa.
"bene solo grazie a te, grazie mille, se non fossi arrivato ora non sarei qui temo"
Il ragazzo piegó la testa da un lato per guardarla in faccia, ma prima di mostrarsi voleva sapere se poteva fidarsi di lui.
"tu da dove vieni?" le chiese
Odin penso velocemente al nome di una delle 3 città che aveva visitato con Connor quando erano andati a Dulila, le venne in mente solo Na'zya così glielo disse.
"fantastico, anche io sono di li, se vuoi ti accompagno a casa" disse premuroso e riponendo la spada ancora sporca nel fodero.
E ora cosa gli dico? Si domandó.
"Ermm... Io... Non ho una casa" disse poi alla fine.
"e dove dormi?" Sembrava compassione quella nei suoi occhi.
"in un cartone, nei vicoli nascosti della città"
Lo sguardo del ragazzo mutó, a Odin, adesso, sembrava sospettoso, gli occhi divennero una fessura "ma una delle particolarità di Na'zya è che le case sono tutte attaccate, nessun vicolo nascosto"
Odin si arrabbió con se stessa e con la sua poca capacità di osservazione.
Non sapeva più cosa rispondere così attese qualche secondo poi con uno scatto si voltó per correre al ghetto più veloce possibile disperdendo le sue tracce, ma non fece in tempo a fare il secondo passo che sentì una mano afferrarle il cappuccio, la corda che chiudeva il mantello sotto al mento le si strinse attorno alla giugulare e lo strattone la fece cadere a terra. Una vola a terra il ragazzo molló la presa e il cappuccio le scivoló sulle spalle lasciandole scoperto il collo. La paura di impossessò di nuovo del suo corpo.
"lasciami in pace" urló, ancora seduta.
"alzati" le ordinó il ragazzo avvicinandole la spada alla testa.
Anche se non capiva perché, un angolo della bocca di Odin si piegó in quello che sembrava un sorriso.
Si alzó, mettendo bene in vista il simbolo dei bruti.
Tanto ormai mi ha vista, cosa serve nascondersi?
"sei una bruta" il tono del ragazzo era calmo, troppo calmo. Una reazione strana, troppo strana.
Odin si voltó, la punta della lama premeva sul suo ventre.
Ingoiò tesa, sapendo che questa volta la sua fine era davvero vicina.
Mi ucciderà comunque si rese conto Odin tanto vale che muoia con onore, come i grandi cavalieri delle ballate, di cui si parla spesso, non come un coniglio.
Così raccolse quel poco di coraggio che aveva per dire "fallo"
Il ragazzo assunse un aria interrogativa "cosa?"
"uccidimi, porterai il mio cadavere al macellaio tuo capo, lui mi porterà al ghetto dove le mie amiche mi daranno un adeguata sepoltura, o i miei nemici mi staccheranno la testa, la infileranno sulla punta di una picca mostrandola a tutti gli altri bruti, mentre il mio corpo verrà dato in pasto ai cani. Il tuo capo per questo otterrà una ricompensa, e se è giusto la dividerà con te, se invece è un avaro lo terrà tutto per se, se non lo fai, mi lasci vivere e ti scoprono allora le Giustizie uccideranno prima te e poi verranno a cercare me" disse quella frase tutta d'un fiato, cercando di giocarsi la sua ultima carta: voleva stupirlo, e sembrava esserci riuscita...
"come fai a sapere che lavoro da un macellaio?" chiese sorpreso.
Per un attimo si calmó. "ma guarda i tuoi vestiti, poi quel cinghiale... scommetto che lo avresti ucciso comunque, indipendentemente se c'ero io o meno, giusto?"
"giusto"
Odin tiró un sospiro di solievo, aveva indovinato, nemmeno lei sapeva come, ma aveva indovinato. Le gambe non cessarono di tremare e le ginocchia di minacciare di cedere, però il suo respiro si era regolarizzato quando aveva visto quel ragazzo mordersi il labbro in segno di tentennamento. Poi le venne un altra idea.
"Non hai mai ucciso vero?" Disse con fare da maestro, che non le si addiceva per niente, ma lui non la conosceva e visto che gli uomini pensavano c'è tutti i bruti fossero assassini, poteva anche bersela.
"Cosa?" Domandó confuso.
"Sei troppo giovane per aver combattuto nella guerra più recente, quella dei sessant'anni, scommetto che hai sempre e solo ucciso cinghiali e altri animali per il tuo capo, mai un uomo, o in questo caso... Una donna"
Attese un attimo per vedere la sua reazione. Il suo volto non mutó di un millimetro. Poi sembrò aver preso una decisione. Sguainó la spada e la impugnó con entrambe le mani.
Odin chiuse gli occhi istintivamente sicura che l'avrebbe uccisa, invece sentì il rumore della spada conficcarsi in qualche punto dietro di lei.
Prima di aprire gli occhi respiró, l'aria non le era mai sembrata così buona, anche se l'aria non ha sapore.
Aprì gli occhi lentamente e si voltó a guardare l'albero in cui si era conficcata la spada. Il ragazzo l'aveva lanciata per colpire in pieno petto un uccellino in carne passato li davanti.
"mi stai simpatica, tranquilla, non dirò a nessuno di questo incontro" le disse con un sorriso.
Le sue gambe cedettero e una volta a terra, Odin, si mise a ridere. Non sapeva se quella ristà era isterica o rideva per tutta quella situazione assurda.
"perché ridi?" E fece un sorriso "a proposito, non mi sono ancora presentato, mi chiamo Abadel" disse appoggiano un ginocchio a terra e prendendole la mano, avvicinandola alla sua bocca.
Odin si divincolò dalla sua stretta e gli tiró uno schiaffo.
"Non so perché rido... Tu stavi per uccidermi e adesso hai il coraggio di farmi il baciamano? Comunque piacere io sono Odin"
Lui la odsservó tenendosi la guancia arrossata dallo schiaffo, poi scoppió a ridere. Dopo un po Odin non seppe dire il perché, ma quella risata la contagió.
Poi Abadel si alzó, prese l'uccellino e lo mise in un sacco appeso alla cintura, poi prese una corda, che Odin prima non aveva visto, la teneva legata al petto sotto al grembiule. Legó le gambe del cinghiale, e se lo caricò in spalla.
"Oggi porto a casa due animali, chissà magari il mio capo mi darà qualcosa in più" disse allontanandosi da lei.
"Vai già via?" Gli chiese Odin delusa, la giornata era ancora lunga e da sola nel bosco non sapeva che fare.
"Vuoi che sto con te?" Domandó facendo un sorriso divertito.
Odin arrossì, per fortuna lui continuó evitandole la risposta "c'è una radunata più grande non lontano da qui, e lontana dal sentiero, andiamo li" è cambió direzione.
Odin lo segui e giunti in una
radura molto più grande, dove si vedeva il sole, si stesero sotto un albero e iniziarono a raccontare delle loro vite.
Abadel era il figlio di Amelia e Renly, due umani che abitavano a Prestos, una città sul lato ovest di Afka. Durante l'epidemia di peste avvenuta tre anni dopo la guerra dei sessant'anni, Renly era rimasto ucciso. La vedova e suo figlio, c'era cercare di salarsi decisero di andarsene dalla loro casa natia.
Inizialmente vagarono per numerose città, dormendo in osterie, o quche volta, quando il denaro mancava, anche in scatoloni in vicoli bui.
In seguito però trovarono una modesta sistemazione a Na'zya, il macelliere Brunt aveva bisogno di personale, una donna in cucina e un uomo che cacciasse per lui, in quanto era diventato ormai troppo vecchio per occuparsene da sè.
In cambio di questo servizio Abadel e Amelia non ricevevano soldi, ma almeno avevano un posto dove dormire. Infatti sopra la macelleria c'era una piccola casa, formata solo da una stanza, con un letto e un bagno, proprio le cose più essenziali. Per mangiare Brunt qualche volta gli dava la carne avanzata o andata a male, oppure vivevano della caccia di Abadel, quando riusciva a nascondere a Brunt alcune sue prede.
La loro vita procedeva modesta, ma almeno non morivano di fame o di freddo. Purtroppo era passato poco più di un anno che Amelia morì, forse di vecchiaia o di mal nutrizione, nessuno sapeva dirlo.
Brunt permise ad Abadel di continuare a vivere sopra la macelleria, ma era rimasto orfano.
"tu invece... Qual'e la tua storia" domandó alla fine del racconto.
"io non so da dove vengo, chi sono i miei genitori, e perché..."stava per rivelargli delle sue mani poi se ne penti "no niente"
"ma com'è dentro il ghetto?"
"non si sta poi così male"
"allora perché sei scappata?"
"non è un brutto posto, ma non per questo vuol dire che sto bene chiusa li dentro come se avessi commesso dei crimini"
"perché non vieni a stare da me, nessuno saprà mai che sei una bruta"
"non posso, a mezzanotte a causa di uno stupido sigillo vengo ritrasportata nel ghetto ovunque io sia"
"oh.." Abadel le sembró deluso.
Odin divenne improvvisamente sospettosa "perché saresti disposto ad offrirmi una casa quando sai che se ti scoprono sarai condannato a morte?"
"io sono un orfano, non ho amici e vivo da solo, mi avrebbe fatto piacere un po' di compagnia... mi è venuta un idea perché non ci ritroviamo tutti i pomeriggi nella radura del cinghiale, io al pomeriggio vengo a caccia, possiamo cacciare insieme, poi..." Le propose, ma Odin lo interruppe "non posso... sono sempre impegnata con i lavoro per la costruzione del campo d'addestramento, e quando sarà finito sarò sempre impegnata con gli addestramenti, ci costringono ad andare in guerra, oggi sono qui perché è un giorno di riposo"
Lo sguardo di Abadel divenne triste e compassionevole.
"come si fa a diventare un bruto?" chiese dopo un po' di silenzio.
Odin si mise a ridere.
"Credo che abbia scelto di diventarlo? No... non lo scegli tu, una volta ogni quattro mesi compare il simbolo dietro al collo di una persona, nessuno sa chi sarà questa persona ne che eta avrà, una mia amica, Margherita, ad esempio le è spuntato il simbolo all'età di 6 anni, mentre a un'altra, Rossella, quando ne aveva 10"
"e chi sceglie a chi comparirà questo simbolo?"
"Non è una persona che lo sceglie, credo sia una magia, o un altro sigillo... Non lo so, bisognerebbe informarsi"
Odin si alzó in piedi, portó una mano sopra gli occhi e guardó il cielo, il sole era scomparso dietro gli alberi e il cielo si era dipinto di rosso segno che era ora di andare per lei.
"io è meglio che vada" comunicó ad Abadel.
"ti accompagno" si offrì lui.
"meglio di no" si tiró su il cappuccio del mantello "però se vuoi puoi stare con me fino alla radura del cinghiale,però li le nostre strade si separano, tu torni a casa io vado dritta verso il ghetto"
Il ragazzo annuì.
Odin accenno un sorriso e si misero a camminare.
" come ti ho già detto io caccio vicino a questa radura tutti i pomeriggi, se ne ai uno libero vieni a fare una corsetta magari ci rincontriamo... Arrivederci"
"arrivederci" rispose lei accompagnando la parola con un gesto della mano.
Odin lo lasció che si stava caricando il cinghiale di nuovo sulle spalle.
Giunse al muro, lo scavalco è scorse dall'albero della mattina. Raggiunse il dormitorio. Prima di entrar guardó il cielo e si rese conto solo in quel momento che era nero come pece, il coprifuoco delle 21 era già scaduto.
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Buonasera 😘
Scusate per la mia lunga assenza ma sono stata un po impegnata...
Cosa ne dite di questo capitolo? Indovinate cosa ne penso io? Esatto ma come avete fatto a capire che non mi piaceva più di tanto? Siete dei geni...
Va beh grazie a tutti di tutto... Ho raggiunto il 600 voti è superato le 3000 visuolaizzazioni... Sono davvero contenta grazie grazie grazie ❤️❤️
Volevo augurarvi buon anno 2015 😘😘☺️
In questo spazio a utrice vorrei ringraziare particolarmente Monigioco4ever ☺️
Un bacio a tutti 😘
~Linda