Cap. 3
Andrea cit.
Da quei pensieri mi desto ancora più confuso, lei mi fa perdere il controllo, e questo non é accettabile. Una ragazzina che dal nulla vuole controllare me? Vedremo chi la spunta.
Eppure, mentre lavoro, non smetto di pensare a lei. Vedo quei grandi occhi scuri guardare me colmi di desiderio, sento il profumo dei suoi capelli nelle narici e il pensiero dei suoi baci, rende turgito il ventre, in un luogo e momento inopportuno.
Quando si dice una strega, tanta grazia e bellezza da attrarre le sue prede per poi...? Cosa vuol ottenere? Perché io?
Se è per la carriera, ne aveva di più giovani e ricchi da circuire, come Peter, il figlio del presidente; o non so, non sono io che ne ho bisogno, mi chiedo solo il perché ha scelto me.
Sto lavorando, o meglio cerco di fare, ma vengo folgorato da una sensazione di gelo, quando nel cercare risposta, mi accorgo che, seppur in modo non programmato, sono io che l'ho seguita, io che l'ho cercata, e io che la ho baciata, la prima volta.
Terrorizzato, non mi chiedo più perché lei ieri notte sia venuta da me, ma perché io ho seguito lei quella sera.
La mattinata scorre veloce, Adel l'ho vista poco e di sfuggita, il clima si è assestato sembra, ed è ora di pranzo.
La chiamo al telefono e lei si presenta da me, sempre sorridente
"Allora, pranziamo insieme, giusto?" le chiedo retorico
"Ook, adesso?" risponde perplessa, sembra quasi convincente, con questa aria innocente.
"È l'una!" asserisco duro. Sono proprio stronzo a volte.
"Certo" non dice altro, aspetta sulla soglia a testa bassa, come una bimba dal preside della scuola. Mi fa tenerezza, la stringerei forte, ma questa irrequietezza che mi ha messo dentro, mi rende crudele verso lei.
Ci incamminiamo all'uscita e le chiedo cosa preferisce mangiare per il pranzo, e lei resta vaga, mi dice solo che ha poco appetito. La porto in un bistrò, vicino, preferisce camminare, afferma che rende lucida la mente. Il tragitto di fianco a lei è gradevole
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Adele cit.
E' ora di pranzo, Andrea mi chiama nel suo ufficio, per chiedermi o forse solo comunicarmi che è ora che andiamo a mangiare, io non ho appetito, sono troppo nervosa, ma almeno riesco a convincerlo ad andare vicino per passeggiare un po e tentare di calmarmi.
Per strada non riesco a stare zitta, tanta è la nevrosi, lo so che vuole parlare di ieri, ma io non so cosa dire; provabile, anzi sicuro ho fatto la cosa più sbagliata al mondo, ma non ne sono pentita, solo che era una azione guidata dai sensi non dai sentimenti, almeno credo.
"Perché sei nervosa?" Mi domanda, Andrea, con voce tranquilla.
"Bhe, non è che c'è da stare tranquilli....." mi sfugge di bocca, e quando cerco di recuperare il danno...
"Bene apprezzo la sincerità" dice di getto, cerca di rassicurarmi... Credo.
Arriviamo in questo localino, un bistrò ben arredato, luminoso ma non troppo, non ha molti tavoli, sembra un privé; c'è intimità al tavolo, ci sono dei separé; che cosa carina, ma mi mette ansia più di prima.
Ho provato un gran piacere nell'aprire il menù e scoprire una gran vastità di insalate, con mix, vegetali e non, accompagnati da crostini o focaccine, il tutto anche economico, direi. Adoro questo posto adesso, ordino con sicurezza una insalata media con mozzarelline, mi sono rilassata un po.
"Quindi!" sento esordire Andrea, mi gelo "ora puoi spiegarmi...'IERI', cosa è successo?"
Non ci gira intorno....bene. Io non sento più le gambe, il cuore si è fermato, vedo nero...
Respiro....respiro...guardando nel vuoto, quale sarebbe la cosa giusta da dire? Come uscirne.
"Ok! Non lo so..." le prime parole che pronuncio, non sono molto rassicuranti, e Andrea sgrana gli occhi quasi irritato, io tento di chiarire:
"Intendo dire..che non ho ben chiara la situazione, visto che ieri sono stata guidata un po dall'istinto e un po dall'alcool" spero di non essere stata troppo sincera "è chiaro che verso di lei...."
"A questo punto, non mi sembra adeguato usare il "lei"...non credi?" mi interrompe, io annuisco e continuo:
"Dicevo, è chiaro che ho una forte attrazione nei tuoi confronti, nulla di incontrollabile ovvio, ma ieri sera, non ho fatto altro che pensare al tuo bacio..... e...... ero curiosa....di sapere....insomma.....il come sarebbe stato....ecco.." mentre termino il discorso, il tono di voce mi si abbassa, l'imbarazzo inizia a farla da padrone.
"Ok....quindi era solo questo? Significa che non riaccadrà più?" mi chiede con voce quasi dispiaciuta; io ci manca poco che mi strozzo sentendo questa risposta o domanda che sia.....
"Bhe! non crederai mica che mi sono innamorata di te vero?" l'ho detto davvero.....(oh, Cazzo!!), perché certe volte non ho autocontrollo proprio non lo capisco. La cosa più sconcertante però di quando ho pronunciato queste parole, è stata la sua espressione, tra il deluso e l'irritato.
"No certo che non lo ho pensato!" anche la sua voce nel pronunciarlo aveva le sembianze della sua espressione "in effetti anche per me è stata una bella breve avventura, ma....." si ferma a guardarmi prima di proseguire.
"Ma?" chiedo io incuriosita ormai.
"NO, nulla..." sembra dubbioso "anzi si! ..... perché te ne sei andata così di soppiatto stamani?" mi chiede, come se non fosse normale il mio atteggiamento in quella situazione.
"Cosa altro avrei dovuto fare? Lei....anzi Tu sei il mio capo e....insomma ero a disagio ovvio....ieri sera mi ero ubriacata un bel po...per agire così....e questa mattina....con molto mal di testa, ma sobria, per capire la cazzata...ops scusi il francesismo" cerco di essere sincera, in fondo inventare storie potrebbe solo peggiorare la situazione, credo io.
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Andrea cit.
Questa volta me la sono proprio cercata, ma che mi ero messo in testa, era ovvio che questa impertinente ragazzina stava solo giocando con me, e poi meglio così no? Ma se è meglio così perché mi sento quasi violato? Perché sono così arrabbiato con lei? Perché ho così tanta voglia di riaverla?
So bene che non avrò risposta alle mie retoriche domande, e credo sia meglio riordinare le idee prima di dire altro.
"Se hai finito possiamo tornare, che ne pensi?" dico cercando di essere educato, e di non far trapelare le mie emozioni contrastanti, ma la reazione sbalordita e dimessa che Adele ha, mi fa capire che sono state recepite in modo diverso da quel che volevo.
Sulla strada del ritorno tra noi due c'era un abisso, totale silenzio, lei non si è mai girata a guardarmi, e soffro a vederla così, vorrei fare qualcosa, ma non c'è molto da fare credo.
Quando siamo davanti all'ingresso dell'ufficio vedo Elena in lontananza, 'Cazzo!' penso; che ci fa qui? Io mi avvicino a lei e Adel entra senza neanche salutare a testa bassa, che tenerezza mi fa mentre si allontana da noi.
"Elena, amore....che bella sorpresa!" cerco di sembrare sincero.
Elena mi guarda e mi sorride, poi mi da un bacio e mi dice che il suo pranzo era finito prima e aveva voglia di vedermi, dato che questa sera farà tardi e non potremo stare insieme; così siamo stati insieme per un'oretta e quando lei si avvia, io rientro.
Quando arrivo davanti alla porta del mio ufficio, vedo che Adel non è al suo posto, penso sia entrata da me a posare qualcosa, ma guardando.... non c'è neanche qui, provo a cercarla, ma sembra scomparsa, nessuno la ha vista, finché non incontro una sua amica che mi dice di averla vista in bagno e mi tranquillizzo.
Aspetto una mezza ora e poi la chiamo all'interno per vedere se è tornata alla postazione e quando sento la sua voce, ho una strana sensazione di dolcezza, è così calda la sua voce mi riempie l'anima.
"Si, Adel? Puoi venire da me per favore?" cerco di sembrare normale, ma in realtà non so cosa dire, visto che non ho compiti da assegnarle ora.
Quando si presenta la faccio accomodare e mi rendo conto che i suoi occhi sono rossi e gonfi come se avesse pianto, ma io non capisco, perché dovrebbe? E' così forte, e coraggiosa, non ha battuto ciglio quando mi ha risposto al ristorante, come se tutto fosse normale, un'avventura di un momento, in fondo siamo adulti entrambi. Ma... Se così fosse..... io perché allora sto così.... 'scemo'?
Faccio finta di leggere delle carte, in realtà sto guardando lei, che tiene gli occhi sul blocco in attesa di una mia parola, e quando sto per parlare bussano alla porta, è un ragazzo dell'economato che mi comunica che ci sono da registrare e catalogare due bancali urgenti, ma vista l'ora (sono le 17.00 passate, ormai), non crede che ci riusciranno per domani; io mi giro verso Adele e le chiedo se le va di restare un po di più per aiutarmi e occuparci di questo imprevisto e lei annuisce, anche se un po perplessa.
Ci incamminiamo subito verso il magazzino, quando entriamo ci accorgiamo che quelli che il ragazzo ha chiamato due bancali, in realtà erano due silos di articoli, è stato in quel momento che sono, finalmente, riuscito a incrociare di nuovo lo sguardo di Adel, sembra tranquillizzata, come umore, ma anche divertita da questa situazione, le piace davvero lavorare visto che ha già iniziato a sballare per registrare i colli.
E' così efficiente, bella, sicura, intelligente e passionale che potrei innamorarmi di lei, e forse....
"Se rimane lì impalato a guardare me, non finiamo neanche per Pasqua!" mi risveglia il dolce suono della voce di Adel, che mi sorride e ammicca.
"Tu fa il tuo lavoro, e io penso al mio" le rispondo a tono "e poi smettila di darmi del lei, ti ho detto", faccio una espressione quasi irritata, ma non ci riesco granché visto che lei inizia a ridere, poi si volta e riprende il lavoro ancora ridendo.
Siamo quasi al termine del lavoro, manca poco, ma sono già le nove passate, il magazzino è un po buio perché alcune lampade sono fulminate, le cambieranno domani; mi ritrovo ad aiutare lei a posizionare in alto ad una scaffalatura un plico, nel farlo ho i suoi capelli, o meglio la sua coda, sul viso, il profumo di cocco è inebriante, mi poggio un po a lei, e le mani che prima servivano a sostenerla ora iniziano a palparla.
La desidero come mai prima di ora, sento sotto la maglia, il suo magro costato tra le mani, e subito sopra, il soffice dei suoi seni; con il naso mi avvicino al collo per odorare la sua pelle, e mi inebrio di lei; Adel prima geme e si lascia andare al piacere per un momento, poi di scatto si scosta.
"Scusa ma non credo sia il caso, finiamo e andiamo a casa" dice con tono duro.
"Andiamo a casa mia, o a casa tua?" le rispondo divertito.
"Ognuno alla sua!" mi redarguisce tentando di allontanarsi da me.
Non so cosa mi sia preso, mai avrei creduto di poter reagire così, non accetto questo rifiuto, non accetto di rinunciare a riaverla per me, tutta mia; la trattengo per un polso e la tiro a me, quando tento di baciarla lei si gira, e i miei impulsi diventano irrefrenabili.
Stringendole il polso afferro anche l'altro braccio che tenta di colpirmi, la volto di schiena e le lego i polsi con una fascetta; la poggio allo scaffale, e le mie mani iniziano a palparla ovunque. Le bacio i capelli, il collo, mentre le stringo i seni, come a volerli spremere forte, mi poggio a lei che sente la mia erezione poggiata dietro e le sfugge un lieve gemito.
Credo lei stia dicendo di smettere, ma non ne sono certo, quel che è sicuro è che non ne ho intenzione, devo averla. Con maestria, le tolgo la maglia e il reggiseno, passando davanti a lei per iniziare a succhiare i suoi capezzoli, prima uno e poi l'altro; con le mani prima le sbottono i jeans, e poi infilo le mie vogliose dita lì, dove ogni piacere è possibile; è bagnata, è eccitata tanto quanto me da questa situazione.
Inizio a masturbarla mentre la obbligo a baciarmi tenendole la testa con l'altra mano , alla fine lei cede e ricambia i miei baci, ormai freme di passione, continuando con le dita mi porto dietro a lei, abbasso i jeans e il perizoma e la chino in avanti. Mi abbasso un po a leccarla, faccio vibrare il clitoride, ma per poco, poi infilo la lingua dove già erano le mie dita e continuo a muoverle con ardore.
Ora un odore mi attrae e la lingua si sposta più su a saggiare quel nido nascosto, Dio! mi fa impazzire, provo a infilarci un dito, ma è molto stretto, lei si dimena, sembra che non voglia, ma io non ascolto ragioni e per farle rilassare il muscolo la sculaccio una volta, due volte, tre volte, mentre continuo a leccarlo e a masturbarla.
L'ano si rilassa un po e insieme alla lingua che ormai ha lubrificato bene, il primo dito entra e inizia a muoversi, così dentro e fuori, un dito nella vagina e uno nel culo...e lei geme....geme sempre più forte.
"Urla pure, non può sentirti nessuno" le dico quasi a godere della violenza che le sto facendo, lei si dimena, ma non abbastanza da sfuggirmi; dopo un po, rialzo il busto, mi slaccio i jeans e li abbasso alle ginocchia, prendo in mano i suoi seni e mi poggio dietro a lei, facendo penetrare il mio pene nella sua vagina, poco, giusto per lubrificarlo un'altro po.
Quando lo sfilo e lo sollevo più su, lei capisce e cerca di togliersi, ma io la tengo stretta per i capezzoli, le mordo l'orecchio, e quando sono ben posizionato mi spingo dentro di lei, con un movimento secco, duro; lei urla di dolore, io rimango fermo dentro di lei e continuo a baciarle il collo e inizio a masturbarla di nuovo, lei sembra rilassarsi e inizio a muovermi, prima piano, poi sempre più veloce, voglio sentirla mia, voglio violarle l'anima come lei fa con me.
"Dimmi che sei mia!" le ordino, e più lei tace più divento violento, e la penetro quasi a volerle far male "Dì che sei mia!" urlo prepotente.
"Si sono tua, siiii" risponde lei stremata ormai "sono tua" e si accascia in avanti come ad arrendersi, io incurante dei perché, continuo a possederla e possederla ancora finché, stanco anche io, le vengo dentro l'ano e mi accascio giù in terra stremato.
Lei non si muove, solo ora mi rendo conto che i suoi occhi sono bagnati, ha pianto; mi allungo per tagliare col taglierino il laccio che le tiene le mani; in tutta fretta lei si copre e scappa via lasciando me lì, come un mostro; l'unica occhiata che mi ha dato era così colma di disprezzo e odio, che provo vergogna, ora.
Resto qui, seduto su un pavimento lercio, coi pantaloni calati, sessualmente soddisfatto, ma moralmente umiliato da me stesso.
'Che cazzo ho fatto?!' mi accuso tra me e me 'Che cosa ho combinato!! Sei un coglione, una bestia, un animale, un bastardo!' i sensi di colpa iniziano a farsi sentire sempre più forti.
Non posso lasciare che torni a casa così, dopo questo, no.... 'Non posso!' me ne convinco; mi alzo e corro a cercarla.
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Adel cit.
Appena Andrea mi scioglie le mani, afferro le mie cose lo guardo solo per un istante e scappo via; mi sento dolorante, offesa, e umiliata da me stessa; corro negli spogliatoi, ho bisogno di una doccia, subito.
Non avrei mai immaginato che potesse succedere questo, non pensavo che fosse così..... Ambiguo e soprattutto non credevo che Andrea ne fosse capace.
La cosa che mi offende di più, è quanto questa violenza mi sia piaciuta, avevo i brividi di piacere, e nonostante il dolore che mi ha fatto piangere, volevo non finisse, volevo continuasse; mi vergogno di me stessa, non so cosa farò adesso.
Sono assorta nei pensieri sotto un getto di acqua bollente, cerco di lavare via questa sensazione, ma sento dei passi avvicinarsi; prendo l'asciugamano e vado a vedere, giro l'angolo e Andrea è lì, davanti a me, mi guarda con occhi tristi come a chiedere clemenza.
Capisco che anche lui, non è a suo agio, ma non ho parole da dedicargli. Mi avvicino alzandomi sulle punte e sorridendo, gli do un bacio sulla guancia e mi tolgo l'asciugamano per tornare sotto la doccia.
Non passa molto al suo arrivo sotto il getto d'acqua, non c'è altro rumore oltre lo scroscio e al nostro respiro. Non ci sono parole da dire, ma solo sguardi; mi cospargono le mani di schiuma e inizio a insaponarlo e lui fa lo stesso con me.
Che celeste sensazione essere cosparsi di schiuma, l'uno attaccato all'altro; tutta la vergogna, la colpa e l'offesa, sono di già, solo un ricordo, ora ho voglia di amare, di tenerezza.
Giochiamo con le gocce, ridiamo e ci stuzzichiamo, e non passa molto a che prendiamo a baciarci dolcemente.
Andrea chiude il getto d'acqua, con tocco delicato mi prende la mano e mi fa cenno di seguirlo, con quel gesto è come se mi leggesse i pensieri.
Nello spogliatoio c'è un divanetto di fronte gli specchi (chissà poi perché), ci sediamo in silenzio, comunicando solo a sguardi; le sue carezze e i suoi baci, mi sciolgono come ghiaccio al sole, mi fa stendere e si posa sopra di me.
"Voglio fare l'amore con te" mi sussurra all'orecchio, al solo pensiero il mio respiro aumenta, lo voglio, ho bisogno di amore, ho bisogno del suo, amore, mi lascio andare tra le sue braccia, come l'erba si lascia carezzare dal vento.
Facciamo l'amore come fosse la prima volta; i suoi baci son come miele, e le sue mani mi sfiorano come petali sulla pelle; stiamo stretti, abbracciati, quasi come ad aver paura di perderci; è come se i nostri corpi fossero una cosa sola, non più due amanti, ma un unico essere generato dall'amore. Quando insieme raggiungiamo l'orgasmo, ci abbracciamo e rimaniamo così stesi per un po, come ieri, l'uno tra le braccia dell'altro, qui mi sento al sicuro, protetta e amata, vorrei fermare il tempo, vorrei non mi lasciasse mai.