Teddy

By Rectia

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"E in quel momento capì...Mike non era lui. Era di più, molto di più." More

Teddy

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By Rectia

K:"Nancy! Sei pronta tesoro?"
N:"Devo cambiare i collant a Barb mamma! Si è versata il succo addosso!"
H:"Forza! Dovremmo essere già in Chiesa noi!"
N:"Holly non aiuti!"

Il caos regnava nella casa bianca con le rifiniture blu alla fine del cul-de-sac di Maple Street; decorata di festoni bianchi e argentati per festeggiare un giorno importante:
Il Matrimonio tra Mike ed El

Nella casa volteggiava l'odore di profumo per donne e shampoo. Il phon che si accendeva e spegneva nel bagno ed il ticchettio dei tacchi sulla moquette creavano una sinfonia piuttosto irritante, ma che suscitava quella sensazione di appartenenza ad un posto, il calore che solo una famiglia ti può dare, e anche nel caos più totale puoi comunque tirare un sospiro e mormorare 'Casa' a fior di labbra. Quella era l'atmosfera che danzava stanza per stanza nella casa della Famiglia Wheeler; pronta, quel giorno, ad allargarsi e a dare ufficialmente il benvenuto a quella ragazza snella e che aveva totalmente rubato il cuore al giovane Wheeler. Jane Hopper.
Quella mattina, tutti i membri della famiglia erano indaffarati in qualcosa più o meno importante.
Karen saliva e scendeva le scale, correva di stanza in stanza nel vano tentativo di aiutare Nancy con la nipotina Barb; che non accennava il minimo segno di collaborazione per facilitare il lavoro a sua madre e sua nonna; e trovare un modo per rendere presentabile la sua ormai adolescente e ribelle figlia Holly che, annoiata, aspettava la sorella e la madre camminando avanti e indietro davanti alla porta d'ingresso. Ma in una stanza della casa regnava il totale silenzio.
L'odore di colonia volteggiava anch'esso silenziosamente attorno a quelle due persone che si erano rifugiate là dentro per sfuggire dalle attenzioni delle donne di casa. Mike e Ted Wheeler si stavano mettendo in tiro per il grande giorno, però non parlavano, non si rivolgevano molti sguardi, ma si limitavano alle conversazioni minimali che avevano sempre caratterizzato il loro rapporto Padre-Figlio.
M:"Papá, potresti passarmi i gemelli?"
Disse Mike mentre era intento a mettere il fiore dentro l'occhiello.
Ted prese il cofanetto blu scuro di velluto dal tavolino dove una volta si trovavano i trucchi ed i profumi di sua moglie, e ora invece era riempito di un leggero strato di polvere e quel cofanetto che si trovava al centro, appoggiato da Karen lì sopra la sera precedente.
Si avvicinò a Mike, poggiando il cofanetto sul letto e allungando le mani verso il fiore, facendo intuire a Mike che glielo avrebbe messo lui.
T:"Prima prendi lo stelo...lo giri...dentro l'occhiello e...ecco fatto"
Ted passò lentamente le sue mani sulle spalle di suo figlio, ormai alto quanto lui, per togliere qualsiasi piega fosse rimasta sulla giacca.
Li faceva sbocciare un leggero sorriso quella situazione a Ted. Suo figlio ormai aveva 24 anni, fra qualche mese anche lui sarebbe diventato un padre, eppure si ritrovava ancora ad aiutarlo e insegnarli volta per volta, giorno per giorno, nuove cose, ma infondo, era quella la magia di essere un genitore. Per quanto tempo passasse, la situazione non sarebbe mai cambiata; e Ted aveva capito col tempo che a lui i cambiamenti non piacevano affatto.
Mike con uno sguardo fece intuire a suo padre che doveva passargli i gemelli
T:"Oh...giusto. Te li metto io, così facciamo prima. Te solo...tieni su i polsi"
Mike obbedì in silenzio mentre tutti e due si sedevano sul bordo del letto.
Ted aprì il cofanetto e si ritrovò davanti i suoi vecchi gemelli, quelli che aveva messo lui al suo matrimonio, che splendevano come il giorno in cui li indossò lui, come se dentro quel cofanetto si fosse fermato il tempo, come se lá dentro fosse rimasta l'atmosfera di 32 anni fa...
Quante cose erano successe dopo? Ted non se ne era neanche accorto; eppure la prova che il tempo fosse andato avanti senza aspettarlo era proprio davanti a lui, concretizzato in quell'uomo che suo figlio era diventato. Un uomo...eppure...eppure per Ted era ancora quel piccolo, indifeso e gracile bambino protetto da tutte quelle copertine blu, che dormiva sereno tra le sue braccia...

K:"Ted? Tutto ok?"
Le manine di suo figlio appena nato erano strette al suo dito, e Ted gliele accarezzò leggermente con la costante ed attanagliante paura di svegliarlo, di rovinare quel momento così perfetto
T:"Quanto pesa?"
Chiese di punto in bianco, come se non avesse sentito la domanda che sua moglie li aveva appena posto
K:"3,400kg"
Ted lanciò un dolce sguardo verso Karen e sorrise riportando le sue attenzioni di nuovo verso suo figlio
T:"Sará un'ometto forte allora!"
Nancy, che fino a quel momento era rimasta accoccolata sul divanetto vicino al letto d'ospedale di sua madre, alzò la testa
N:"Come si chiamerá?"
Karen girò lo sguardo verso la sua bambina dandole un dolce sorriso
K:"Beh...è tradizione della famiglia Wheeler che il maschio prenda il nome del nonno e così via"
N:"Quindi si chiamerá come nonno Frank?"
Karen stava per rispondere a sua figlia, ma il suo impercettibile sospiro da inizo frase fu stroncato dalla risposta fredda e secca di suo marito
T:"No."
Nancy girò il suo sguardo, ora confuso, verso suo padre non capendo, ma Karen invece abbassò gli occhi verso le sue mani che torturavano il bordo della coperta. Si sentiva in colpa...non doveva farlo. Non doveva parlare di suo padre.
Gli occhi di Ted persero la luce che avevano fino a poco fa, il sorriso si spense e iniziò a fissare il viso del piccolo bambino che ancora dormiva tra le sue braccia. No. Non poteva condannare sè stesso a risentire di nuovo quel nome in casa sua; non poteva consegnare a suo figlio il fardello di mantenere la memoria dell'unico uomo che Ted abbia mai disprezzato in tutta la sua vita, l'unico che li faceva venire il mal di stomaco soltanto sentendo il riecheggiare del suo nome nell'aria. No. Lui non disprezzava suo figlio, lo amava con tutto sè stesso. Non poteva darli un nome così tanto odiato.
T:"Micheal."
Karen rialzò lo sguardo verso Ted
T:"Si...Micheal. Era...era il secondo nome di mio nonno quindi in un certo senso..."
K:"Micheal è bellissimo come nome"
I coniugi Wheeler si presero per mano, felici come non mai. Si erano capiti con uno solo sguardo, e a questo loro li era sempre bastato, almeno...nei momenti in cui uscivano dalla loro vita ordinaria.
N:"Se lo dite voi..."
I due si girarono verso la piccola Nancy che, assonnata, si rimise a dormire sul divanetto, e Karen notò come la luce negli occhi di Ted ritornò più forte di prima. Era felice, felice come non lo era stato da diversi anni. E in quello rivide il Ted che le aveva rubato il cuore, il Ted che metteva l'amore davanti a tutto, il romanticone che le portava una rosa al giorno ogni mattina quando si incontravano al college e che le regalava sempre un sorriso; e il suo cuore le stava dicendo che anche il loro piccolo Micheal, forse, sarebbe stato come suo padre; un uomo rispettabile e amorevole, e pensava che il suo gesto sarebbe stato un lungo e permanente porta fortuna nella vita di suo figlio.
K:"Che ne dici di Micheal Theodore?"
Ted non credette alle sue orecchie. Vide il sorriso di sua moglie mentre accarezzava le guance rosse del piccolo che ora si trovava in mezzo a loro due, un momento Perfetto.
'Come hai fatto Ted...come hai fatto a perderla?' Li stava dicendo la sua coscienza.
T:"Micheal Theodore Wheeler...è perfetto"
K:"Il nostro piccolo Mike"
"Papá...papá?..."

M:"Papá?"
Ted si ridestò dai suoi pensieri incontrando gli occhi scuri e preoccupati di Mike davanti a sè. Non capiva cosa li stesse succedendo. Quel ricordo lo aveva nascosto in mezzo a tanti altri nella sua mente, come se lo avesse dimenticato, e ora...ora si ritrovava la mente offuscata da migliaia di ricordi, uno che sormontava l'altro, ma con al centro di essi una sola persona. Mike.
Ted cercò di concentrarsi sul mettere i gemelli a Mike, ma la sua mente non glielo permetteva, come se volesse fermare il tempo, come se volesse che quell'attimo tra lui e Mike non finisse mai.
M:"Sicuro di stare bene papá?"
Ted non alzava lo sguardo, lo teneva fisso sul gemello che stava mettendo a Mike; un vano tentativo di non crollare sotto il peso di tutti quei ricordi che li offuscavano la mente; e rispose senza pensarci
T:"Si...sto bene figliolo."
A Mike non soddisfava quella risposta, anzi, la detestava. Perché suo padre doveva essere così freddo pure quel giorno? Il giorno in cui proprio lui, suo figlio, si stava sposando?
Mike raccolse tutto il coraggio che aveva in quel momento per rispondere a suo padre nel tono più autoritario che poteva uscirli.
M:"Papá per favore no-non..."
'Fantastico Mike...24 anni e ancora ti muore la voce in gola davanti a tuo padre...'
Ma Micheal smise di rimurginare su cosa dovesse dire a suo padre perché iniziò a sentire dei singhiozzi. Giá...neanche il giovane Wheeler credette a ciò che vedeva davanti ai suoi occhi. Vide delle lacrime cadere sulla coperta del letto ed espandersi sul tessuto, le mani di suo padre strinsero le maniche della camicia di Mike così tanto da farli diventare le nocche bianche, e il corpo di Ted che si accovacciava sempre di più, chiudendosi lentamente come una chiocciola.
Ted stava piangendo, e Mike non poteva crederci.
Aveva affrontato mostri, abbracciato amici che crollavano davanti a lui piangendo, aveva vissuto cose che nessuno avrebbe mai avuto i nervi di vivere; ma quello...vedere suo padre sgretolarsi davanti a lui, schiavizzato da una emozione che Mike pensava che suo padre non sarebbe mai stato capace di sentire...quella scena lì, davanti a sè, era troppo anche per lui. Non reagiva, non riusciva a muovere un muscolo, ma sentì le sue corde vocali vibrare involontariamente, creando una sola parola:
"Papá..."
T:"Perché Micheal?"
Mike rimase interdetto da quelle parole che uscirono da suo padre, rotte dai singhiozzi che non volevano smettere, che non davano tregua a quella voce così spezzata dal dolore. Ma dolore per cosa?
M:"Cosa? Perché cosa papá?"
Ted non rispondeva, continuava a singhiozzare, tenendo la sua presa salda sulle mani di suo figlio. Mike cercava di dare una spiegazione a ciò che suo padre li chiese, senza darli effettivamente un senso compiuto a quella domanda, ma subito dopo si insinuò il pensiero, e Mike si irrigidì
'Forse...forse non vuole che mi sposi...'
M:"Papá...io...io non posso restare per sempre qui...lo so che è un grande cambiamento per te, ma...ma io la amo papá e-"
T:"Non intendo quello Micheal."
A Mike morirono le parole in gola appena vide gli occhi di suo padre incatenarsi ai suoi.
Rossi.
Stanchi.
Tristi.
T:"Perché ancora mi chiami 'papá'?"
Mike continuava a fissare suo padre dritto negli occhi, non capendo cosa volesse dire veramente. Cercava una risposta tra le lacrime che ancora cadevano da quegli occhi che in tutta la sua vita non li aveva mai visti esprimere niente se non il vuoto...e ora...li stavano dicendo tutto.
T:"Come mai ancora mi consideri figliolo? Io...io sono stato, e sono un padre terribile. Perché non mi disprezzi? Perchè non mi odi? È quello che mi merito Micheal... perché..."
Ted crollò di nuovo tra le braccia di suo figlio mentre la sua mente lo torturava ininterrottamente con i ricordi che aveva di suo figlio, dei momenti in cui Micheal cercava di renderlo orgoglioso e lui li rifilava il solito sguardo di condiscendenza. Proprio come suo padre...proprio come...

A:"Frank?"
Il piccolo Ted saltellava nella cucina di quella casa di sobborgo di Chicago, orgoglioso di sè stesso per quel voto scritto in rosso sul suo compito di Matematica
'A+'
Con il fiatone in gola per la corsa che fece per arrivare a casa il prima possibile, Ted spalancò la porta del retro, spaventando sua madre.
A:"Theodore! Ma ti sembra il modo di tornare a casa?"
Ted non rispose neanche, sollevò soltanto con la sua mano quel foglio, che dopo qualche secondo venne raccolto dalle dolci mani di sua madre.
A:"Oh, Theodore! Sono così fiera di te!"
La Signora Wheeler diede un caldo e dolce abbraccio a quel bambino così felice di essere riuscito a regalarle un sorriso, e mentre se lo coccolava si girò verso la porta che divideva la cucina dal soggiorno
A:"Frank? Frank vieni a vedere cosa ci ha portato Theodore!"
Si sentì un mormorio provenire dal soggiorno, seguito dal rumore del giornale che veniva ripiegato su sè stesso, e dall'uscio Ted vide quel grande uomo dai baffi fitti che si avvicinava giá con la fronte corrucciata; e come succedeva ogni volta appena Ted incrociava quegli occhi scuri, il suo sorriso si spense.
F:"Cosa c'è April?"
Disse con tono scocciato Frank rivolgendosi alla moglie, mentre fissava in modo truce suo figlio
A:"Theodore ha preso il massimo voto nel test di matematica!"
Frank si tolse il sigaro dalla bocca e prese quel foglio dove ancora brillava quel voto scritto a caratteri cubitali, lo ripose subito sopra il tavolo della cucina e si rimise il sigaro in bocca avvicinandosi verso quel bambino che ora tremava, impaurito dal giudizio che poteva darli suo padre.
F:"E cosa ti aspetti da parte mia Theodore? Un bacetto?"
Ted alzò lentamente lo sguardo, tremante, impaurito dall'uomo che invece doveva suscitarli emozioni contrastanti a quelle che stava provando.
Frank fece una smorfia rialzando la testa
F:"Devi buttare la spazzatura. Sbrigati."
Frank liquidò la conversazione dando come al solito uno sguardo truce al piccolo Theodore, mentre tornava nel soggiorno buio e soffocato dall'odore di tabacco.
'Cos'ho che non va?' si chiedeva tra sè il piccolo Wheeler mentre piangeva riprendendo con le sue piccole mani quel foglio che fino a poco fa lo rendeva così felice e orgoglioso di sè stesso.
'Cos'è che non va in me?'

I ricordi continuavano a torturare la mente di Ted, lo facevano sentire spregevole, qualcuno da non commiserare, mentre tra un ricordo e l'altro rivedeva davanti a sè il viso di suo figlio. Triste, amareggiato, proprio come il suo quando era piccolo quanto lui, proprio quando anche lui era davanti a suo padre.

'E il primo premio della fiera delle scienze vá all'A.V. Club della Hawkins Middle School! Congratulazioni ragazzi! I vostri genitori sono fieri di voi!...'
'Micheal Theodore Wheeler. Complimenti per il tuo diploma ragazzo...'
'Mi hanno preso all'Università delle scienze di Chicago!...'
'Mamma, Papá...sto per diventare padre!...'
'Io e Jane ci sposeremo quest'estate...'

M:"Papá..."
Ted non riusciva a rialzare la testa, non riusciva a guardare suo figlio negli occhi. Non si era mai sentito così vulnerabile in vita sua. Tutte le corazze che continuava a indossare di giorno in giorno, di mese in mese, di anno in anno; crollarono così, alla amara consapevolezza che lui era diventato ciò che non avrebbe mai voluto diventare:
Suo padre.
E le memorie pian piano si dissolvevano, come se la sua mente volesse darli la risposta del perché fosse diventato così, come per dirli che infondo non era colpa sua.
Ted si alzò dal letto a testa bassa con le gambe che tremavano, e si diresse verso la finestra della stanza che dava verso la strada, sul cul-de-sac di quella via che aveva segnato la sua intera vita da uomo, da marito, da padre. Sporse la mano in avanti, appoggiandola sulla finestra impolverata, vedendo come un miraggio sè stesso, un giovane Ted che scendeva da una vecchia Ford squadrata con in mano una valigia e che lo stava fissando con occhi vuoti, cupi e tristi. Ted chiuse gli occhi, da cui scese un'ultima lacrima, carica dell'ultimo ricordo che la sua mente li aveva ridato...

Ted sbattè la porta dell'auto girandosi lentamente verso quella casa immersa nel verde. Rifiniture blu, vernice fresca bianca e un'elegante e maestosa bandiera americana che sventolava accanto alla porta d'ingresso. Una casa stabile, una casa comune, una casa che segnava l'inizio di una vita che Ted non avrebbe mai voluto andasse così...
A:"Oh Theodore...questa casa è perfetta!"
Sua madre April scese dall'auto parcheggiata davanti alla sua con gli occhi che brillavano davanti a quello splendore di architettura americana
A:"Sono sicura che tuo figlio crescerá benissimo qui!"
Ted fece un leggero sorriso verso sua madre, l'unica che in quel momento li stava facendo provare un po' di felicità, emozione che però venne stroncata appena le sue orecchie sentirono quella voce rauca accompagnata dal solito odore pesante di tabacco
F:"Speriamo che ora metterai quella testa apposto..."
Frank si avvicinò con fare scontroso verso Ted, che ormai era diventato più alto di lui, e li fece una smorfia
F:"Vedi cosa succede quando ti incasini con una ragazza qualunque?"
Ted sentiva il suo sangue ribollirli nelle vene mentre sentiva i commenti di suo padre, uno più offensivo dell'altro
F:"Non sei capace neanche di andare a letto con una bella ragazza e di buona famiglia. Non sei proprio capace in niente..."
Ted non riusciva più a trattenersi; si girò verso quell'uomo odioso che da tempo aveva smesso di considerare suo padre e lo prese per la cravatta.
T:"Ora questa è casa mia. È la mia vita, la mia famiglia. E se te provi soltanto ad avvicinarti al mio prato, sei finito."
A:"Theodore..."
April cercò di dividere i due, ma Frank diede una stretta forte al braccio di Ted che lo teneva per la cravatta, e li diede uno sguardo carico di odio e disprezzo
F:"Come osi parlare in questo modo a tuo padre? Sei solo un'ingrato!"
Ted non staccava i suoi occhi da quelli di Frank
T:"Si. Sono un'ingrato, un'idiota, un buono a nulla, e tuo figlio non è niente di ciò, vero Frank? Giá...quindi io non sono tuo figlio. E te non sei mio padre."
Frank rimase interdetto da quelle parole, non sapeva come rispondergli, non sapeva come reagire, e in quello Ted mollò la presa e li disse un'ultima e fredda frase:
T:"Vai via da casa mia, e non farti vedere mai più."
Frank fece un passo indietro per poi girarsi verso la sua auto. Prese per un braccio April e la spinse dentro l'auto per poi fermarsi davanti alla sua porta e dare un'ultimo sguardo a suo figlio che stava fissando casa sua
F:"Te ne pentirai Theodore. Tutti noi facciamo la stessa fine. Tutti noi diventiamo così appena ci viene chiesto di essere responsabili così all'improvviso. Farai la mia stessa fine, e non vedo l'ora di vedere quando succederá."
Ted chiuse gli occhi appena sentì la portiera dell'auto sbattere e il motore accendersi. Ci era riuscito. Era riuscito a chiudere un capitolo della sua vita. E ora? Ora che cosa c'era ad attenderlo?
Ted sentì qualcuno bussare da una delle finestre della casa, alzò lo sguardo e vide lei, la sua giovane e bellissima moglie Karen, che lo salutava con quel sorriso raggiante mentre si accarezzava il pancione.
No, non sapeva cosa sarebbe successo da lì in poi, ma avrebbe fatto di tutto pur di garantire una vita felice alla sua nuova famiglia, e forse quelle quattro nuove mura della brillante casa di Maple Street lo avrebbero aiutato a vivere serenamente quella vita sedentaria che lo attendeva.

T:"Non ci sono riuscito Micheal. Non sono riuscito a darvi una vita felice, non sono riuscito a rendere felice nessuno di voi...nè vostra madre, nè tua sorella Nancy o Holly...non ho reso felice neanche te."
La voce di Ted era quasi impercettibile, così fievole e carica di tristezza.
T:"Se fossi stato solo più...vivo, tua madre non mi avrebbe lasciato e voi ragazzi sareste orgogliosi di essere miei figli...ho fallito Micheal, e questo è imperdonabile."
Mike ascoltò quelle parole che una ad una li stavano dando uno schiaffo in pieno viso. Sì, Micheal non era di sicuro il primo ad essere orgoglioso di suo padre, un uomo assente e piuttosto apatico, l'uomo che veniva preso in giro pure dai suoi amici quando erano più piccoli, ma sentirli dire tutto ciò lo faceva solo stare male, perché in ogni caso, in qualsiasi circostanza loro si trovassero, Mike amava suo padre con tutto sè stesso e non lo avrebbe mai rimpiazzato per nessun'altro. Per nessun nuovo fidanzato che sua madre aveva avuto negli ultimi 7 anni. Infondo al suo cuore Mike sapeva che suo padre era qualcosa in più, un uomo amorevole e affettivo, qualcuno da stimare, semplicemente lui era arrivato troppo tardi in questo mondo per avere il tempo necessario per conoscere il vero Theodore Wheeler.
M:"Si ha sempre una seconda possibilità papá."
Ted si girò verso suo figlio che ora lo guardava con un sorriso commosso
M:"È vero...non sarai stato di sicuro il miglior padre del mondo con me, Nancy ed Holly...ma ora ci sono Barb e il piccolino che io e Jane stiamo aspettando con tutto il nostro cuore, a loro puoi ancora far conoscere chi sei veramente, il vero Ted Wheeler, e sono sicuro che lo ameranno tanto quanto lo amo io."
Ted abbracciò forte Mike, incorniciando quel momento davanti a quella finestra, davanti a quella vecchia porta di quel futuro ormai passato che non era riuscito a vivere appieno, ma che ora li stava riproponendo un nuovo futuro, un nuovo capitolo, e stavolta non voleva perderlo.
T:"Ti voglio bene Micheal. Sempre e comunque."
M:"Anche io ti voglio bene papá..."
I due si scambiarono un'altro sorriso prima di scorgere dalla finestra l'auto scura di Jonathan, lasciata a Nancy, dove stavano salendo tutte le donne Wheeler in fretta e furia, partendo verso la Chiesa.
Ted diede un'ultimo sguardo a quei due gemelli che ora brillavano sulle maniche di Mike e appoggiò una mano sulla spalla di quel giovane uomo che aveva davanti a sè
T:"Beh...meglio che ci sbrighiamo, altrimenti qui non si sposa nessuno"
Mike rise di gusto assieme a suo padre mentre con molta calma si dirigevano insieme verso la porta della stanza, incamminandosi verso l'auto parcheggiata nel garage. Passarono per i lunghi corridoi della casa dove ancora si trovavano appesi ai muri le vecchie foto di famiglia, il salone leggermente in disordine decorato da qualche tazza sporca di caffè, e la cucina ormai lasciata a sè stessa con piatti che continuavano ad accumularsi nel lavandino. Solo in quel momento Mike capì quanto solo e triste si sentisse suo padre dentro quella casa dove ora si sentiva solo il ricordo di voci riecheggiare da muro a muro, proprio quel senso di solitudine e perdizione aveva portato Ted ad un punto di rottura, di sfogo, creando così quella situazione così surreale eppure così necessaria, che aveva caratterizzato quegli ultimi momenti spesi dentro quella stanza matrimoniale oramai vuota e fredda.
I due Wheeler arrivarono in Chiesa in tempo, accolti dagli amici di vecchia data e dai famigliari, intrepidi anche loro di assistere alla cerimonia. Ted si sedette al primo bancone adibito alla famiglia dello sposo, ed accanto si ritrovò la piccola Barb, lasciata lì assieme al suo piccolo orsacchiotto perché restasse calma mentre i suoi genitori si davano da fare con gli ultimi preparativi.
Barb alzò lo sguardo ed incontrò il dolce sorriso di Ted che la guardava intenerito mentre lei si teneva stretta il suo orsacchiotto
B:"Ciao nonno!"
Barb si spostò sulle gambe di Ted accoccolandosi sul suo petto
T:"Ciao scricciolo. Sei stanca?"
Barb scosse leggermente la testa prima di cadere in un sonno profondo.
Ted la strinse leggermente con le sue braccia. Si, questo era un nuovo inizio.
L'organo iniziò a suonare e tutti si alzarono. Ted venne affiancato all'improvviso da Nancy, che diede un dolce sorriso rivolto verso la piccola Barb che dormiva tra le braccia del nonno
N:"Mi dispiace papá, ma credo che resterá così per tutta la cerimonia..."
T:"Non è assolutamente un problema"
Disse a bassa voce Ted subito prima che venisse distratto dalla presenza della sposa ormai sull'altare con le mani intrecciate a quelle di suo figlio che era felice più che mai.
In quel momento Mike si girò verso di lui, un solo sguardo, impaurito, preoccupato, intimorito da ciò che li avrebbe potuto riservare il futuro, e quello sguardo Ted lo riconobbe subito.

Ted girò il suo sguardo verso suo padre, lì sull'altare, pronto a dare il più grande giuramento della sua vita, aveva bisogno una ultima prova di sicurezza, aveva bisogno di uno sguardo rassicurante, ma il suo sguardo cadde sulla persona sbagliata, che l'unica cosa che li diede in quel momento fu solo una smorfia. Ted, a testa bassa, si rigirò di nuovo verso il prete. Niente sarebbe cambiato.

Ted sorrise a suo figlio, li fece cenno con la testa di stare tranquillo, di non avere paura. Lui era lì, e sarebbe sempre stato lì per lui. E in quel momento capì che le cose per suo figlio sarebbero andate differentemente; capì che Mike non era lui, ma era di più. Molto di più.
Sentì la piccola Barb muoversi tra le sue braccia e la guardò confuso. La piccola alzò lo sguardo assonnato verso suo nonno e li porse il suo piccolo orsacchiotto
B:"Anche Teddy si è addormentato, ha bisogno di essere coccolato anche lui"
Ted sgranò gli occhi, la sua mente li regalò una piccola scena che li riscaldò il cuore in un'istante. Il ricordo più spensierato che lo riportò indietro di anni. Si rivide la sua vita passargli davanti agli occhi, ricordo dopo ricordo, attimo dopo attimo, fino a quel giorno, fino a quella strada ciottolata ricoperta di petali rosa dei ciliegi in fiore del college, e una figura snella, dei capelli ondulati mossi dal vento fresco primaverile, e quel sorriso che rubò all'istante il suo giovane ed inesperto cuore...

K:"Teddy! Teddy, guarda che bei petali! Starei qui per sempre Teddy...solo io e te..."

Vide quel sorriso e quei petali rosa che incorniciavano quel ricordo così bello e perfetto, rispecchiato negli occhi di quella piccola bambina che ora si era riaddormentata tra le sue braccia, lo rivedeva nelle sue due figlie che li stavano accanto, lo rivedeva in quella donna che li aveva regalato quel ricordo anni fa, che ora invece stava piangendo davanti a quell'altare, e lo rivedeva in lui; negli occhi lacrimanti e pieni di gioia del suo piccolo Micheal.
Tutto aveva un'inizio e tutto aveva una fine, e Teddy conservò quel suo piccolo ed incantevole inizio tra i suoi vissuti occhi lucidi.

-°-°-°-°-°-°-°-°-°-°-°-°-°-°-°-
Hello!
Si ecco...😅
Non vi aspettavate che io scrivessi qualcosa? Neanche io onestamente me lo sarei aspettato...ma eccoci qui!
Spero vivamente che questa piccola storiella vi piaccia, se non vi piace va bene comunque, non mi lamento affatto 😉
Diciamo che volevo darvi la mia idea sul personaggio di Ted, io l'ho sempre visto come un uomo che semplicemente ha perso sè stesso nel corso della sua vita sedentaria, che lui in realtà è qualcosa di più di un semplice padre menefreghista amante di pollo 🐓
Insomma...da qualcuno avrá pur dovuto prendere il lato romantico il nostro piccolo Mike, no? E quindi si...io vedo Ted semplicemente come un uomo rotto dentro di sè per suoi motivi personali, qui ho tirato fuori l'idea che il suo essere così apatico sia dovuto a come è stato cresciuto da un padre burbero e veramente orribile,che tra l'altro ho voluto chiamare 'Frank' in onore di uno dei miei film preferiti che si chiama "Revolutionary Road". È un film drammatico, ma molto bello, in cui i protagonisti sono questi due coniugi di nome Frank e April Wheeler, interpretati da Kate Winslet e Leonardo Di Caprio...cioè...il meglio del meglio. E poi come ciliegina sulla torta, nel film c'è pure David Harbour che interpreta il vicino di casa con famiglia e tutto, che si innamora di April, quindi vi consiglio questo film assolutamente.
Apparte questo piccolo omaggio a Revolutionary Road, si... semplicemente volevo dare uno specchietto al "mio" Ted, ovvero come me lo sono sempre immaginato io.
Ah, e spero che vi piaccia anche la canzone che ho accompagnato assieme a questa storia, che a me ha sempre riportato a galla migliaia di ricordi, e dato che Ted qui diventa un contenitore di una miriade di ricordi, semplicemente calzava a pennello 😊
Non sò se vi piacerá o meno, spero di sì, in ogni caso se volete farmi sapere la vostra opinione sono tutta orecchi.
E dopo quasi un mese di lavoro su questa piccola storia (è tutto vero. 1 mese...mio dio...) Ve saluto 😄
Adios!👋

-Rectia

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