Il libro maledetto

By Antares1989

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Tratto dal prologo: Questa storia ebbe luogo tantissimo tempo fa, in un regno ricco di misteri e magia. La... More

Prologo
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
Capitolo 14
Capitolo 15
Capitolo 16
Capitolo 17
Capitolo 18
Capitolo 19
Capitolo 20
Capitolo 21
Capitolo 22
Capitolo 23
Capitolo24
Capitolo 25
Capitolo 26
Capitolo 27
Capitolo 28
Capitolo 30
Capitolo 31
Capitolo 32
Capitolo 33
Capitolo 34
Capitolo 35
Capitolo 36
Capitolo 37
Capitolo 38
Capitolo 39
Capitolo 40
Capitolo 41
Capitolo 42
Capitolo 43
Capitolo 44
Capitolo 45
Capitolo 46
Capitolo 47
Capitolo Extra
Capitolo Extra
Capitolo Extra
Capitolo Extra
Capitolo Extra
Capitolo Extra
Capitolo Extra

Capitolo 29

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By Antares1989

Capitolo 29: Il risveglio di Ares

Intanto Dracorius e Takashi raggiunsero l'infermeria del palazzo elfico dove era stato portato Ares, per vedere come stava.

In quel momento un elfo uscì da essa.

«Scusi, possiamo sapere come sta Ares?» chiese il mago preoccupato tenendo per mano il compagno.

L'elfo in questione si voltò a guardarli e sorrise gentilmente: «Voi dovete essere Takashi e Dracorius. Io sono Topazio. Il vostro amico sta un po' meglio, adesso sta dormendo. Prima ha chiesto di voi...»

«Possiamo vederlo?» domandò nuovamente Takashi un po' in ansia per la sorte di Ares.

«Certo, entrate pure» rispose lui.

Un urlo proveniente dalla stanza li fece sobbalzare e i due ragazzi seguiti dall'elfo entrarono di corsa.

Il demone teneva bloccato il braccio di un'elfa che in mano aveva un lungo pugnale.

«Ares, siamo qua. Lasciala andare...» dissero Takashi e Dracorius avvicinandoglisi preoccupati.

«Su da bravo, Ares. Lasciala...» Takashi gli accarezzò il volto parlandogli dolcemente.

A quel tocco la presa di Ares si allentò, ma non la lasciò andare.

«Che diavolo avevi in mente elfa?» chiese Dracorius arrabbiato senza nasconderlo, creando dei piccolissimi vortici di fiamme attorno al suo corpo pronti a colpirla se avesse perso del tutto la pazienza.

«Non ho niente da dire a te! Questo demone mi ha rubato Diamond! Deve pagare!» urlò lei indignata.

«Fluorite, volevi ucciderlo?» chiese Topazio guardandola arrabbiato.

«Sì. Non dobbiamo usare la nostra magia sugli estranei...» era fuori di sé dalla pazzia e dalla rabbia.

«Il principe Takashi e Lord Dracorius ci hanno affidato la vita del Capo del Paese del Fuoco dopo che noi stessi l'abbiamo ferito. Vuoi che esploda una guerra per causa della tua stupidaggine?» cercava di farla ragionare prima che Diamond tornasse nella stanza.

Fluorite urlò nuovamente: «Non m'importa della guerra!»

«Dovrò dire a Diamond quello che è successo e ciò che hai cercato di fare» aggiunse Topazione senza giri di parole.

«Io devo eliminarlo...» era sempre più furiosa.

«P-perché?» la voce di Ares era un sussurro.

Takashi non nascondeva la sua preoccupazione: «Ares, riposati sei troppo stanco» alcune lacrime scesero sul volto del demone.

«Dov'è, Razak? Portami da lui ti prego...» lo supplicò il demone.

«Non posso farlo. In queste condizioni rischio di ucciderti. Razak non mi perdonerebbe mai se accadesse» rispose lui coccolandolo ancora un po'.

Ares chiuse gli occhi piangendo, Takashi avrebbe voluto aiutarlo, ma non poteva far niente per lui: «Credo sia meglio che Razak venga qua»

Dracorius fece apparire le sue ali e accese il fuoco: «Razak, mi senti? Ares ha bisogno di te»

«Arrivo subito» poco dopo il demone uscì dalle fiamme.

«Raz...» il demone allungò le mani verso il compagno.

«Ares, va tutto bene. Adesso sei al sicuro» gli si avvicinò abbracciandolo con dolcezza e gli posò un bacio delicato sulle labbra.

Al contatto delle loro labbra Ares lasciò andare l'elfa per immergere la mano nei capelli di Razak.

Quando si allontanarono sussurrò a pochi centimetri dalle sue labbra: «Hai fatto bene a indurti il coma, però, adesso cerca di dormire. Io non vado via» lo strinse un po' di più a sé.

«Tu elfa, hai tentato di ferire il mio ragazzo?» era furioso e lo si leggeva nei suoi occhi.

Takashi, Dracorius e Topazio fecero alcuni passi indietro per evitare quello che sarebbe successo da lì a pochi minuti.

«Sì deve morire...» urlò nuovamente lei.

Razak la scagliò con un gesto della mano contro il muro e in quel momento Diamond entrò nella stanza: «Ciao, ragazzi. Ares, come stai?» non era per niente sorpreso di vedere Razak vicino al suo fianco.

«Starei meglio se non avesse tentato di uccidermi» guardò Fluorite con le lacrime agli occhi.

Diamond sospirò per un attimo, quell'elfa lo stava sul serio irritando ed era ora di eliminarla: «Deimos, Phobos, Armonia portate quest'elfa in cella d'isolamento. Non voglio più vederla»

I tre elfi provavano un immenso piacere a eseguire gli ordini del loro capo e sorrisero prostrandosi in un inchino.

«Me la pagherete...» gli occhi dell'elfo capo brillarono minacciosi per un attimo e lei ammutolì all'istante: «Uccidetela...»

Le guardie sogghignarono divertite prostrandosi in un inchino. Subito dopo presero l'elfa per le spalle e spingendola di mala grazia in avanti lasciarono la stanza.

Un ora dopo l'elfa fu giustiziata, durante un'assemblea cittadina.

La cosa non sorprese i presenti in fin dei conti anche la pazienza del loro capo possedeva un limite e lei l'aveva superato per l'ultima volta.

Takashi e Dracorius dormirono tutta la notte.

La mattina dopo quando andarono a trovare Ares lo trovarono sveglio.

Era ancora pallido, ma restare con Razak lo aveva aiutato moltissimo.

Rubinjo li guidò fuori dalla foresta, solo nel pomeriggio raggiunsero una radura dove avrebbero potuto riposare prima di riprendere il cammino.

Intanto Razak, dopo averli accompagnati per un po', era tornato a casa.

«Per raggiungere la vostra meta dovete oltrepassare le montagne...» disse l'elfo indicando loro le montagne che si vedevano all'orizzonte.

Takashi le osservò domandandosi: Quali altre insidie troveremmo ancora lungo il nostro cammino?

«Grazie per averci guidato fino a qua...» disse Dracorius accennando un sorriso. 

 Durante il cammino avevano spiegato ad Ares perché Felipe se n'era andato e lui aveva capito bene le sue motivazioni, anche se avrebbe davvero voluto salutarlo prima che se ne andasse.

«Ringrazia ancora Diamond per l'ospitalità» aggiunse Takashi restando al fianco del demone.

Rubinjo sorrise per un attimo: «Sarà fatto ragazzi...» detto questo tornò indietro tra gli alberi. Non si sentiva per niente a suo agio oltre quella barriera di protezione che gli alberi gli fornivano.

«Ares, stai bene?» domandò Takashi preoccupato, aveva notato che era molto silenzioso e non capiva cosa stesse nascondendo.

Il demone per non farlo preoccupare rispose sorridendo: «Sì, sto bene» si appoggiò al tronco di un melo, che al suo tocco abbassò un ramo offrendogli alcuni dei suoi frutti più maturi: «Grazie» con delicatezza ne prese uno.

Ritirando il ramo, l'albero gli sfiorò il volto con le foglie.

«Scusami. Non pensavo potessi avere fame, siamo partiti subito senza fermarci. Mi dispiace tantissimo...» delle lacrime velarono gli occhi del giovane mago.

Ares gli sorrise cercando di tranquillizzarlo: «Non preoccuparti...» in privato Dracorius gli aveva detto perché Takashi era stato male e di certo non voleva che peggiorasse per colpa sua.

«Va bene» rispose incerto il giovane mago.

Dracorius abbracciò Takashi prendendolo alle spalle e gli posò un bacio leggero sul collo, amava ogni lato del carattere del suo piccolo mago, però, era sempre un po' troppo in apprensione. Doveva rilassarsi e non pensare ad altro. Felipe in fin dei conti era andato da Martin anche per poterli avvisare delle mosse del nemico e poterlo così anticipare.

Dopo aver mangiato qualcosa ripresero il loro cammino verso le montagne. Pochi chilometri dopo raggiunsero un paese solitario alle pendici delle montagne desertiche.

S'incamminarono per le strade più esterne del luogo guardandosi attorno.

Non sapevano se in quel luogo avrebbero trovato dei nemici, però, dovevano evitare di correre rischi inutili che potesse ferirli in qualche modo.

Dracorius si avvicinò a Takashi sussurrandogli: «Averti qualcosa?»

Il giovane mago s'irrigidì per poi arrossire visibilmente e borbottare: «No! Non sussurrarmi nelle orecchie!»

«Come mai?» gli chiese il cavaliere facendo finta di non saperne il motivo.

«Lo sai bene il motivo!» borbottò lui mettendo il muso.

Dracorius lo osservò per alcuni minuti, però, poi gli rubò un bacio facendolo arrossire un pò di più.

Quando si allontanò, Takashi, si morse il labbro torturandolo incapace di dire qualsiasi cosa che potesse allontanare l'imbarazzo.

Ares sorrise nel vederli litigare in quel modo tanto dolce, anche lui lo faceva spesso con Razak.

Dracorius si avvicinò ad Ares passandogli il braccio attorno alle spalle sorridendogli: «Sai Takashi odia quando gli sussurrò nelle orecchie. Forse, però, gli piace in fin dei conti»

«Draco!» esclamò lui per farlo tacere.

«Cosa? Non ho fatto niente» disse lui senza guardandolo con occhi da cucciolo abbandonato.

Il giovane prestigiatore sbuffò indispettito: «Tu non fai mai niente»

Ares rise divertito da quella scena, certo era debole e stanco, però, gli amici lo facevano stare bene.

Poco dopo il cavaliere scomparve dalla loro vista, tornando quasi subito con in mano dei sacchetti di dolcetti porgendoli ai due che li afferrarono curiosi.

Ares vedendo quei dolcetti, ne prese uno mangiandolo con calma sentendo un piccolo calore scaldargli il cuore: «Grazie, Draco. Mi piacciono i dolci»

«Almeno ti daranno un po' di energie, fino a quando non troviamo una locanda per passare la notte» disse lui scompigliandogli i capelli.

«Va bene» rispose il demone conservando i dolcetti nella sua borsa per non mangiarli tutti insieme pensando: Voglio offrirne anche a Razak, Sasorch e Rish. Sono certo che piaceranno anche a loro...

Un sorriso comparve sul suo volto, ma in quel luogo avvertiva qualcosa di molto strano e gli dava dei brividi lungo la schiena che non gli piacevano per niente.

Il nome poteva ingannare tutti, però, in realtà le montagne desertiche erano tutte tranne che desertiche.

In quel luogo aleggiavano nell'ombra presenze non sempre benefiche o maligne.

I tre ragazzi le avevano percepite: «Ares, sei strano sicuro di stare bene?»

«No. Non mi sento molto bene, non reggerò ancora a lungo di questo passo. Ieri non sono riuscito a riposare bene» non voleva far preoccupare ancora una volta il giovane mago.

Ormai era quasi al limite e non avrebbe retto a lungo.

«Cosa intendi dire?» gli domandò il mago.

Ares scosse la testa, però, un capogiro lo fece poggiare a un albero, poco distante da lui.

Dracorius preoccupato gli posò una mano sulla fronte: «Takashi, Ares sta scottando» il ragazzo si voltò a guardare il demone, la preoccupazione lo invase vedendolo pallido e affannato.

Si guardò attorno incerto su come fare. Pochi metri più avanti aveva visto una locanda, però, Ares non avrebbe retto a lungo. Non era nemmeno certo che Dracorius fosse in grado di sorreggerlo fino a li: «C'è un solo modo...» prese Ares tra le braccia.

Il cavaliere, capendo subito cosa volesse fare, gli mise una mano sulla spalla. Alcuni secondi dopo erano davanti alla locanda e varcarono la soglia senza perdere altro tempo.

«Salve, ragazzi. Io sono Karula la proprietaria della locanda desiderate una stanza?» vedendo, però, il ragazzo dai capelli scarlatti tra le braccia del giovane mago pensò: Logicamente servirà loro una stanza per farlo riposare...

«Sì, signora...» rispose Takashi posando un leggero bacio sulla fronte di Ares che si accoccolò meglio tra le sue braccia, mentre il suo corpo veniva scosso da piccolissimi tremiti.

«Molto bene, seguitemi» guidò i tre ragazzi fino a una stanza dove potessero riposare.

Restati da soli Takashi si mise ad armeggiare con un contenitore d'acqua e un panno mettendolo poco dopo sulla fronte del demone, sperando così di dargli un po' di sollievo.

Dracorius perplesso gli domandò: «Ares, vuoi che chiami Rish?» con quel poco di forze che aveva annuì.

Il cavaliere dopo aver acceso velocemente il fuoco chiamò il demone che si presentò nella stanza, però, sapendo l'effetto del sole sull'amico chiuse le tende.

Dopo aver controllato lo stato di salute di Ares, consigliò hai due ragazzi di restare li almeno per tre giorni in modo da farlo guarire completamente e loro seguirono le sue indicazioni.

In fin dei conti anche a loro avrebbe fatto bene riposarsi per un po'.

Felipe era andato dalla parte del nemico per informarli sui suoi piani. Quindi al momento dovevano solo preoccuparsi di recuperare le forze, le provviste e le bende per medicare le ferite.

Nonostante Dracorius non usasse più tanto spesso le erbe curative per la ferita aveva bisogno d'impacchi caldi per lenire il dolore che il braccio in fase di guarigione gli dava. 

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