Un amore improbabile. #Wattys...

By Amoilibripiudelcibo

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Nina, una diciasettenne determinata a realizzare i propri obbiettivi, amante della lettura e del pattinaggio;... More

Ciao a tutti❤️
Un amore improbabile
Prologo
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Epilogo
Sequel❤️

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By Amoilibripiudelcibo

Nina
Tre mesi dopo...

<<Non puoi rinunciare ad un'occasione del genere, pensaci bene.>> mi disse mia madre.

<<Non posso partire mamma, non posso mollare tutto e partire per l'Italia.>> mi era stata fatta una proposta qualche giorno prima dalla professoressa di lingue al college. Mi aveva proposto di fare uno stage in Italia affinché imparassi al meglio la lingua. Avevo finalmente scelto in cosa specializzarmi, avevo intenzione di imparare più lingue possibili e viaggiare tantissimo e magari fare anche l'assistente di volo. Io e mia madre eravamo al telefono e da più o meno un'ora stava tentando di convincermi a partire. Stavo ancora dai miei, ma quel giorno ero tornata a Houston per seguire le lezioni. Mentre ripiegavo il bucato, avevo anche approfittato per lavare le lenzuola, lei sbuffò sonoramente.

<<Tesoro ascoltami, non puoi restare qui solo perché seni di dover restare accanto ai Fletcher, ci siamo pur sempre noi, gli staremo accanto in ogni modo te lo prometto.>>

Passai il telefono da un orecchio all'altro e mollai le lenzuola.

<<Mamma, non è questo. Non posso partire.>>

<<Non puoi o non vuoi?>> mi chiese convinta.

Riflettei su quella domanda e non riuscì a dare una risposta nemmeno a me stessa.

<<Aspetta.. Non sarà mica che vuoi restare perché i quattro anni stanno per finire? È così?>> mi chiese allora dopo infiniti attimi di silenzio, riferendosi alla detenzione di Josh. Mentirei se dicessi che non ci avevo pensato.. Sapevo benissimo che di lì a poco sarebbe uscito, anche se non sapevo quando.

<<Ma che dici mamma? Ma figurati, neanche ci penso più. Non potrebbe fregarmene di meno.>> dissi con la voce tremolante.

<<Smettila di mentire. Non tentare di convincere te stessa di questa cosa.>>

<<Non tento di convincere nessuno. Io sto con con Scott ed è il momento che ve ne facciate una ragione. Scott non è Josh e direi che è la cosa migliore che mi potesse capitare.>>

<<Ci rinuncio.>> rispose allora rassegnata.

Rimasi in silenzio e questo la spronò a proseguire.

<<Vorrei solo che ci riflettessi bene Nina, vorrei che partissi e pensassi un po' a te stessa. In questi ultimi anni ti sei sempre solo dedicata a noi. Parti, prenota un biglietto e sali su quell'aereo. Non pensare a nulla, pensa solo a te stessa.>>

Quelle parole mi fecero riflettere e per un momento cambiai quasi idea.

<<Ci penserò. Adesso devo andare, tornerò a casa dopo le lezioni d'accordo?>>

<<Va bene tesoro, ci vediamo stasera.>>

Riattaccai e tornai a piegare le lenzuola e la biancheria.

Una settimana dopo..

<<Hai preso tutto?>> mi chiese Scott mentre terminavo la valigia. Ebbene si, mi ero decisa a partire.

Non risposi, rimasi ferma a fissare quell'enorme valigia che giaceva sul mio letto.

<<Non capisco ancora perché tu debba partire.>> dichiarò.

<<Non serva che tu lo capisca, mi pare di avertelo già detto.>>

<<Si può sapere che ti prende? Sei sempre così scontrosa e distaccata.>>
Aveva ragione e mi sentivo già abbastanza in colpa senza che me lo facesse notare.

<<Non ho niente okay? Sono solo nervosa perché passerò l'intera estate dall'altra parte del mondo.>>

<<Non è vero, sei così già da un po'.>>

<<Pensa ciò che vuoi.>> chiusi la valigia e la poggiai per terra.

<<Ma insomma Nina, mi vuoi o no? Sembra quasi che sia io lo stronzo della situazione!>>

<<Ma che stai dicendo? Sei sempre così polemico Scott!>>

<<Polemico? Oh scusa tanto se non ti riconosco più! Prima eri così gentile e affettuosa con me e all'improvviso è cambiato tutto, tu sei cambiata del tutto!>>

<<Affettuosa io? Ma se non lo sono mai stata!>> sbottai e quando mi resi conto di ciò che avevo detto mi sentii una merda.

<<Quindi per due anni, mi sono immaginato tutto?>>
<<Scott..>> lo implorai.

<<Rispondi cazzo! Si o no, non voglio vie di mezzo.>>

Restai zitta a fissare un punto qualunque alle sue spalle.

<<Il tuo silenzio parla per te. È meglio farla finita.>> disse secco.
<<Farla finita?>> chiesi scioccata.

<<Cosa vuoi che faccia? Sappiamo entrambi che non provi nulla, che non amerai mai nessuno al di fuori di lui.>> disse con la voce rotta.

<<Scott non sai ciò che dici, sei accecato dalla rabbia!>>

<<No, quella ceca sei tu! Io ti amo con tutto me stesso e te lo dimostro in tutto e per tutto ogni giorno! Mentre mi convinco che non lo dai a vedere perché hai paura e non perché non mi ami anche tu, ma ad oggi sono sempre più sicuro che di me non te ne frega assolutamente nulla!>>

Restai scioccata e allo stesso tempo mi sentii umiliata.

<<Io non sono nessuno per te.. Sono sempre più convinto che mentre io mi innamoravo sempre di più ogni giorno di te, per te era sempre e solo sesso. Non sono il tuo cazzo di scopa amico Nina, lo capisci o no?>>

<<Non è così Scott, dovresti saperlo. Io ti voglio bene e tu non dovresti neanche pensarle queste cose..>>

<<Mi vuoi bene?>> urlò incredulo e scoppiò in una risata amara.

<<Io ti dico che ti amo e tu mi rispondi che mi vuoi bene?!>>

Mi guardai i piedi, non volevo assolutamente guardarlo negli occhi, ero così mortificata.

<<Non posso continuare a farmi prendere per il culo. Non sono il tuo passatempo, so che mi scaricheresti comunque una volta che quello stronzo uscirà di prigione. Stammi bene Nina.>> prese le chiavi della sua macchina da sopra la scrivania e si volatilizzò fuori ad una velocità pari a quella di Speedy Gonzales. I miei piedi restarono incollati al pavimento. Aveva ragione ed in cuor mio lo sapevo bene.. Ero stata una stronza. Caddi in ginocchio sul pavimento e scoppiai in lacrime, delusa da me stessa e da ciò che ero.

Un mese dopo..

Il primo mese in Italia era già volato. Avevo assaggiato mille piatti diversi, conosciuto nuove persone, osservato tante nuove tradizioni e ammirato la bellezza sconfinata di quell'incredibile paese. Dopo la rottura tra me e Scott non esitai a salire sull'aereo. Egoisticamente ero sempre più convinta che avesse fatto bene a lasciarmi il giorno della partenza, mi dispiaceva un po',
ma quando si parte per così tanto tempo è meglio non avere legami. Cominciavo quasi a capire persino la scelta di Josh di non vedermi più. Anche quella era una specie di relazione a distanza e a pensarci bene era un po' come quella che avrei dovuto intraprendere una volta venuta in Italia. Come volevasi dimostrare, ero convinta che non avrebbe funzionato e ringraziavo mentalmente Scott ogni cavolo di giorno. Aveva ragione, non potevo prenderlo in giro. Sapevano tutti meglio di me dove in realtà si trovasse il mio cuore, sapevano altrettanto meglio che nonostante tutto però, non lo avrei mai ammesso. Quindi ho preso tutto e sono partita senza scrupoli. Mi dispiaceva per la mia famiglia, Fletcher compresi, ma in fin dei conti.. Non avevo più nulla da perdere, sempre che lo avessi mai avuto. Affacciata al balcone della mia provvisoria casa in Sicilia, ammiravo la bellezza di quelle strade e l'animo buono di ognuno degli abitanti, erano tutti come una grande famiglia e in breve tempo avevo sentito di farne parte anch'io. La professoressa mi aveva spedita in quel paese senza ne ma, ne se. Stavo in una graziosissima casetta a due piani, che condividevo con due mie compagne di corso. Aveva la facciata in pietra e le tegole rosse, esattamente come mi ero sempre immaginata che fosse una casa Italiana. All'interno, le pareti spiccavano di mille colori, andavano dal rosso al giallo, dal verde al blu; era tutto così pittoresco ed in cuor mio sapevo che tutto ciò mi sarebbe mancato una volta tornata a casa. Passeggiando per le strade della città, mi era capitato di leggere una frase che inizialmente faticai a capire, ma che dopo un mese di permanenza lì cominciavo a comprendere. Diceva "Al sud piangi due volte, quando arrivi e quando te ne vai." Ed era una delle cose più vere che avessi mai letto, perché sebbene fosse passato soltanto un mese, che a molti potrà sembrare insignificante, sentivo già di avere quella terra nel cuore.

<<Nina? Noi andiamo a fare un po' di spesa al mercato del pesce, ti va di venire?>> mi chiese Kayla una delle mie coinquiline, distogliendomi dai miei pensieri.

<<No, pensavo di restare un po' qui a scrivere, mi è venuta l'ispirazione.>> risposi voltandomi verso di lei e facendo spallucce.

<<Oh beh, allora coglila. Ci vediamo più tardi!>> mi fece l'occhiolino e si volatilizzò fuori.

Ulteriore novità: per tutta la vita avevo trascorso gran parte delle mie giornate con il naso sui romanzi più belli, mi ero appassionata alla lettura e alle storie di quei personaggi che mi portavo nel cuore. Dopo anni e anni, mi ero finalmente decisa a conciliare la mia passione e le mie capacità, così mi ero presa di coraggio e avevo iniziato a scrivere un romanzo tutto mio. L'aria Italiana, il paesaggio e gli anziani che si dimostravano amore per le vie della città dopo tantissimi anni di matrimonio, mi avevano dato l'ispirazione giusta. Se inizialmente ero andata lì per imparare la lingua, allo stesso tempo avevo preso due piccioni con una fava, vedere nuove realtà mi aveva aperto un mondo; e cosa c'era di meglio per scrivere una storia con i fiocchi? Presi il computer da sopra la scrivania di legno antico e andai a
sedermi sul nostro enorme divano blu marino, ennesima cosa colorata in quel appartamento. Aprii la schermata e ripresi a scrivere da dove avevo mollato, i due ragazzi follemente innamorati nella mia storia, stavano attraversando quello comunemente definito come "un periodo di merda." Lei caparbia, testarda e di cuore tenero era totalmente invaghita di lui, lui sicuro di se e sempre pronto a metterla al primo posto era perdutamente cotto di lei. Il problema tra loro? Avevano un oceano a separarli. Mi immersi in quelle pagine e mi dimenticai di tutto il resto. Scrivere mi aiutava ad isolarmi dalla realtà, ad isolarmi dai pensieri.

Una settimana dopo..
Da quando ero in Italia, io e la mia famiglia facevamo fatica a comunicare, tra il fuso orario e il costo delle chiamate; era sempre un'impresa. Nel cuore della notte, mentre dormivo; dopo una giornata estenuante di lavoro nel mio attuale impiego in un ristorante italiano,il mio telefono squillò. Accessi la lampada che si trovava sul mio comodino e sgranai più volte gli occhi quando vidi il nome di mia madre apparire sul display. Premetti il tasto verde e accostai il telefono all'orecchio.

<<Pronto?>>

Sentii mia madre singhiozzare e mi preoccupai.
<<Mamma? Mamma che succede?>>

<<È..>> disse soltanto.

<<Mamma che sta succedendo?>> mi allarmai.

<<È morto Nina..>> le si ruppe la voce ed io sentii un tuffo al cuore. Morto? Chi era morto?

<<Chi?>> le chiesi balzando a sedere sul letto.

<<Colin..>> riprese a singhiozzare ed io mi sentii morire.. Non poteva essere morto, non poteva essere successa una cosa simile. Sentii le lacrime rigarmi il viso e una voglia incessante di urlare mi morii in gola, insieme ai miei singhiozzi.

<<Dimmi che scherzi..>> le dissi, sperando che fosse così.

<<Mi dispiace tesoro..>>

<<Qua-quando è successo?>>

<<Stamattina.. ha avuto un altro infarto, non sono riusciti a rianimarlo. Era troppo tardi quando Trish l'ha trovato accasciato a terra nel bagno.>> vidi tutto intorno a me girare e mi sentii male come non mai.. Quell'uomo per me era come un padre, gli volevo bene come ne volevo a pochi e realizzare che da lì in poi non l'avrei più visto, ne ci avrei mai più parlato; mi si spezzò il cuore. Colin era una presenza importante nella vita di tutti noi e chiunque l'avesse mai conosciuto in vita sua, poteva confermare quanto fosse speciale.

<<Prendo il primo aereo che trovo, devo tornare a casa mamma.>> dissi tra le lacrime. Non avevo nemmeno potuto dirgli addio..

<<Resta in Italia.. Non tornare, è troppo doloroso..>>

<<Ma cosa dici? Devo mamma ti prego.. Devo salutarlo..>> la implorai.

<<Hai ragione.. scusami..Il funerale è tra due giorni.>>

<<Ci sarò.>> chiusi la chiamata e mi accasciai sul letto, abbandonandomi al pianto.

Due giorni dopo..

Mi fiondai in aereo porto e comprai un biglietto last minute. Il volo fece ritardo ed io persi la testa.. Non potevo mancare. Quando atterrammo era già tardi, il funerale stava ormai per finire. Mi fiondai fuori dall'aereo e andai agli arrivi per prendere un taxi. Chiesi al tassista di fare il più veloce possibile.. Non sarei nemmeno passata da casa, tanto avrei trovato tutti lì. Ovviamente siccome ero sempre molto fortunata, restammo imbottigliati nel traffico. Scoppiai nuovamente a piangere. Perché il destino doveva andarmi contro sempre? Che diavolo avevo mai potuto sbagliare in vita mia per essere massacrata dal karma ogni fottuttissimo giorno? Attesi.. non eravamo nemmeno così lontani dal cimitero. Senza esitare presi il mio borsone e aprii la portiera. Lanciai al volo un paio di banconote al tassista e mi fiondai fuori dal taxi correndo come una matta in mezzo al traffico. Corsi fino a sentirmi svenire, fino a sentir mancare l'aria nei polmoni. Dovevo fare più in fretta possibile, era ormai finito e lo sapevo bene.. Ma dovevo salutarlo in ogni caso. Arrivai all'entrata del cimitero, stanca e con la fronte matida di sudore. Rallentai il passo, feci tornare regolare il respiro e i battiti del mio cuore. Cominciai a cercare la lapide ovunque. Mi guardavo intorno sperando di scorgerla. Quando la trovai però, il cuore riprese a galopparmi nel petto e il respiro tornò di nuovo irregolare. Il borsone mi cadde da sopra la spalla ed io caddi in ginocchio. Mi mancava l'aria, non potevo credere a ciò che avevo davanti, non potevo credere di averlo davanti. Non poteva essere vero, doveva essere un'allucinazione dovuta alla stanchezza e alla disperazione. Mi presi la testa fra le mani e restai lì, chiusi gli occhi credendo che fosse tutto frutto della mia immaginazione. D'un tratto una voce roca e profonda, che credevo non avrei mai più risentito disse;

<<Nina?>> mi sembrò quasi un sussurro, come se fosse più sorpreso di me nel vedermi davanti ai propri occhi.

Josh era lì, davanti alla tomba di suo padre che mi guardava, con gli occhi gonfi e il viso inespressivo.

Josh era lì.. Era tornato e aveva appena perso una delle figure più importanti della sua vita.

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