Un piccolo angelo

By AnnaJLogan68

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Una mattinata che inizia come tante altre e,tra uno scherzo e una battuta, arriva un nuovo caso per la squadr... More

Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
Capitolo 14
Capitolo 15
Capitolo 16
Capitolo 17
Capitolo 18
Capitolo 19
Capitolo 20
Capitolo 21
Capitolo 22
Capitolo 23
Capitolo 24
Capitolo 25
Capitolo 26
Capitolo 27
Capitolo 28
Capitolo 29
Capitolo 30
Capitolo 31
Capitolo 32
Capitolo 33
Capitolo 35
Capitolo 36
Capitolo 37
Capitolo 38
Capitolo 39
Capitolo 40
Capitolo 41
Capitolo 42
Capitolo 43
EPILOGO

Capitolo 34

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By AnnaJLogan68

L'auto con a bordo gli uomini dell'ncis inchiodò in corrispondenza della cabina telefonica da cui aveva chiamato Tony.

"DiNozzo!" chiamò Gibbs uscendo dall'abitacolo e guardandosi intorno.

"Tony!" lo chiamarono McGee e Ziva. All'interno della cabina non c'era nessuna traccia del collega, solo qualche piccola goccia di sangue e il ricevitore ancora staccato.

"Capo, viene a vedere!" lo chiamò Tim, "guarda, segni di trascinamento" concluse indicando il terreno.

"Qualcuno l'ha preso".

"La signora Caroline forse?" ipotizzò Ziva.

"Si, ma perché? Che cosa vogliono da lui?" si chiese McGee ad alta voce.

"Se come ha detto Gibbs, la signora Murray ha assunto qualcuno, forse dietro il tentato rapimento di Thomas c'è quella donna. Avrà ingaggiato lei quel tizio che ha malmenato Tony e ora...», si bloccò Ziva pallida in viso, "ora, Tony è di nuovo in mano loro...", concluse fissando Jethro.

"Si, ma non per molto. Andiamo a riprendercelo, forza!", ribatté Gibbs rimontando in macchina.

****  

  

"Sei stato bravo a trovarmi, bel giovanotto" sorrise amaramente Caroline seduta composta su una sedia davanti a quella dov'era stato legato Tony.

"Caro...line?" ansimò l'agente dell'ncis col capo chino.

"Come sei arrivato a me?" gli chiese seria.

"Il dipinto nel suo salotto" sospirò sfinito, "raffigurava il luogo dove ci ha rinchiusi Joel" deglutì, "quello che non capisco è il perché di tutto questo...Cos'è Joel per lei?".

La donna lo fissò solenne: "Lui è mio nipote, è un Murray, disse, "è l'unico parente che mi è rimasto in vita".

DiNozzo alzò lo sguardo per vederla in viso: "Perché...?" chiese facendo uno sforzo disumano per tenere gli occhi aperti.

La donna gli si avvicinò: "Credimi caro, non vorrei mai e poi mai farti del male" mormorò accarezzandogli il volto sudato, "ma devo proteggere mio nipote, lui ha sbagliato a prendere anche te, ma alla fine aveva eseguito un mio preciso ordine, solo che poi la situazione gli è scappata di mano".

"Un suo... ordine?" ansimò.

"Quando dicevo che mi ricordava il mio defunto marito, non stavo mica scherzando, sa?" gli sorrise, "lei è molto bello signor DiNozzo, resterei a fissarlo per ore" concluse continuando ad accarezzargli il viso in modo quasi materno. Tony non percepiva malizia in quel contatto, ma solo una grande, disperata carenza affettiva. Non riusciva a provare odio per quella donna, anzi, gli trasmetteva tanta solitudine abbinata a un'infinita tristezza.

"Così mi lusinga" sorrise Tony.

"Se accetterai di venir via con noi, le garantisco che farò in modo che Joel non la uccida!" gli propose, "ci pensi, non sarebbe male, abbiamo i soldi e il potere, potremo vivere in qualche paradiso tropicale e lei sarà libero di fare ciò che vuole...".

"Non posso, mi dispiace" ribatté Tony, "il mio posto è qui e poi voi volevate uccidere un bambino, avete sequestrato un agente federale, questi sono reati gravi e non ho alcuna intenzione di diventare vostro complice" concluse con sguardo serio.

La donna sospirò tornando a sedersi alla sedia: "Lo stesso sguardo" borbottò fra sé e se, "a quanto pare sono condannata ad essere perseguitata da lui..." continuò con occhi tristi.

Tony non capì e attese che continuasse.

"Quando Eliza, la mia unica figlia scappò di casa, aveva appena compiuto vent'anni. Era sempre stata una testa calda e aveva sempre avuto un carattere ribelle, ma era la mia unica figlia e cercai di essere tollerante con lei, poi, s'innamorò di un poco di buono. Io e suo padre le proibimmo di vederlo e lei scappò con lui", fece una pausa sfoderando un sorriso amaro, "la notte in cui lasciò questa casa, aveva il suo stesso sguardo" concluse osservando il volto di Tony che la guardò compassionevole.

"La feci cercare per anni, ma era come sparita nel nulla" riprese, "poi poco tempo fa, un mio conoscente mi disse di aver incontrato per strada un giovane che rassomigliava in modo impressionante alla mia Eliza...".

"Ed era Joel?" le chiese DiNozzo.

Lei annuì.

"Mia figlia fu abbandonata ancora incinta, ma era troppo orgogliosa per tornare a casa, così iniziò a vagare per la città vecchia finché non si imbatté in una giovane coppia appena sposata, i Morgan. Anche loro aspettavano un figlio e così, decisero di aiutare la mia Eliza", fece una pausa, "il quadro nel mio salotto è stato dipinto da lei, era molto brava coi pennelli e pare fu un regale che fece a Collin, la signora Morgan".

"Nonna!" la chiamò Joel entrando nella stanza, "Oh eccoti finalmente!" ringhiò in direzione di Tony.

"Sembri felice di rivedermi, peccato non poter dire lo stesso" ironizzò l'agente dell'ncis.

"Caro, perché sei qui? Non eri con la tua amica?" chiese l'anziana.

"Parli di Lucy? Che cosa le hai fatto?" si animò DiNozzo cercando di rompere le corde a cui era stato fissato.

"Sta buono!" tuonò il ragazzo assestando un rovescio sul volto dell'agente che gemette.

"No Joel!" scattò Caroline, "basta, non devi più toccarlo! Non peggiorare le cose ti prego!".

"Allora muoviti ad ammazzarlo e facciamola finita!" ribatté mettendole in mano una pistola calibro 10.

L'anziana donna sgranò gli occhi, prese l'arma con mani tremanti e la puntò verso Tony che rimase tranquillo.

"Mi dispiace figliolo..." mormorò realmente risentita.

"Non ha ancora finito di raccontarmi la storia!" la interruppe DiNozzo, "perché non mi dice cos'è successo e come è arrivata a puntare una pistola sulla faccia di un agente federale" concluse serio.

"Sta zitto, idiota!" urlò Joel colpendolo nuovamente al viso.

"Smettila Joel!" lo riprese la donna piazzandosi tra il nipote e il prigioniero, "ha ragione, non avevo finito". "Sei arrivato troppo presto Joel e lui ha il diritto di sapere perché è qui!", continuò riprendendo posto a sedere e tenendo la pistola ben salda sul grembo.

DiNozzo alzò nuovamente il capo mostrando un labbro gonfio e segnato.

"Dovresti prendere del ghiaccio" osservò la donna guardando il nipote.

"A che gli serve? Tanto tra poco muore!" sghignazzò divertito nel vedere la sofferenza dipinta sul volto di Tony che, grazie a quei colpi, era di nuovo in grado di resistere al sonno.

"Quando quello stupido di mio fratello morì lasciando tutti i suoi beni all'unico nipote maschio, beh non ti nascondo che la cosa mi diede molto fastidio, ma alla fine ero anche consapevole che era una tradizione di famiglia" fece una pausa torturandosi le mani, "ma quando seppi di Joel...".

"Lui avrebbe dovuto ereditare al posto del cugino" completò la frase DiNozzo.

"Quei soldi sono miei di diritto!" saltò l'altro rancoroso.

"Si, ma non valgono la vita di un bambino indifeso!" ribatté l'agente dell'ncis.

"Non volevamo uccidere davvero Thomas", riprese la parola Caroline, "volevo solo farlo sparire, far credere al casato Murray che fosse morto e poi presentare ufficialmente Joel come mio erede".

"Quel moccioso lo avremo affidato a qualche famiglia che non ha figli e non può permettersi di adottarne, ma non avevamo previsto la presenza di Lucy e la sua caparbietà" commentò il giovane.

"Sei innamorato di Lucy, vero?" gli chiese DiNozzo passando la lingua sul labbro tagliato.

"E se fosse?" scattò Joel afferrando la pistola dalle mani dell'anziana.

"Joel non farlo!" si allarmò la donna.

"Io ascolterei tua nonna, non penso che abbia aspettato tutto questo tempo per vederti marcire in prigione" lo provocò Tony.

"Se è per ammazzare un tipo come te, ci vado volentieri" ribatté senza lasciarsi intimorire.

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