AMORE D'AUTUNNO

By Robinsssssss

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Ethan, lottatore professionista in cerca di successo nell'MMA ed in costante conflitto con il padre. Alyssa... More

Prologo
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Epilogo
Ringraziamenti

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By Robinsssssss

In altre circostanze non si sarebbe mai fermato a parlare con una perfetta sconosciuta.

Cioè, quella ragazza si era intrufolata di nascosto nella palestra, e non gli era dispiaciuto affatto che l'avesse fatto.

Ricordava quando era a Dallas per un incontro, e gli era successa una cosa più o meno simile. In realtà si trovava in un pub e decisamente non era la palestra. E in questo bar c'era questa ragazza che gli si era avvicinato.

Avevano parlato e proprio mentre stava per concludere, lei se ne voleva andare. E mentre provava a fermarla, era arrivato quello che era il suo ragazzo e non potendo reagire ai suoi insulti, gli erano state urlate le peggio cose ed alla fine si era preso anche uno schiaffo dal fidanzato.

Ed anche in questa circostanza, la ragazza se ne era andata. Non che ci stava concludendo qualcosa, ma l'intenzione poteva essere quella.

Inoltre non doveva trovarsi nemmeno in palestra, avendo appena finito una lotta ed il suo fianco destro continuava a fargli un male. Doveva accettare l'offerta degli altri lottatori nella palestra, che volevano brindare alla vittoria. 

Dopotutto aveva finito per aggiudicarsi una vittoria incredibile, e Perez era sempre più vicino.

E poi mentre cercava di non pensare alle ferite, arriva questa ragazza. Ed era difficile non rimanere affascinati da quei boccoli impreziositi dai colpi di sole e gli occhi profondi. 

Era bella ed aveva un aspetto naturale e sano, la tipica ragazza che si sente bene in qualsiasi modo ella si vesta.

Qualche notte isolata con qualche ragazza ma niente più. Alla fine aveva capito che le ragazze stavano con lui solo perché si stava facendo un nome e puntualmente le lasciava, rimanendo solo.

Ma la ragazza detective lo incuriosiva. In lei sembrava esserci qualcosa di diverso.

No, doveva parlarle ancora.




Era uscito velocemente dalla palestra sperando che non se ne fosse già andata, e il fianco cominciava a peggiorare. Un terrore gli stava cominciando a pervadere la mente.

E lei si trovava al cancello, ed erano soli. Sopra di loro un cielo stellato e la brezza autunnale.

«Mi dispiace che tu abbia pensato che fossi un ladro.» esordiva impacciato Ethan.

Mentre lei si avvicinava, poteva osservare i suoi occhi marroni intensi.

«Dispiace a me essere piombata così.» 

Era il momento di parlare per Ethan, ma vedendo che non aggiungeva altro, toccava ad Alyssa rimboccarsi le maniche.

«Io. . . non entro sempre così in posti che non conosco.»

«Da detective?»

«Potevo evitare di entrare?»

«Dipende.»

«In effetti hai ragione, dovevo evitare di fare la ficcanaso.» diceva Alyssa a labbra strette.

«Posso tralasciare l'accaduto, se per te è un problema.»

Lei aveva preso a ridere. Quel tipo di risata che le mancava da un po.

«I tuoi amici sono dentro?» aveva continuato Ethan.

«Sì.»

«Probabilmente si chiederanno che fine hai fatto.»

«Non credo.» aveva sottolineato lei. «Sai, loro si stavano troppo divertendo. Hai fatto felice pure Carlos con il tuo autografo.»

Questa volta era stato Ethan a ridere, di gusto.

«Non avevo mai firmato un autografo prima d'ora, sai?»

«E che effetto fa?»

«Strano.»

Ed i due erano rimasti in silenzio. Solo il rumore del vento rompeva quel silenzio.

«Vuoi che ti accompagni dentro?»

«Perché? Ti stai annoiando con me?»

«No no.» aveva risposto lui, gesticolando impacciato con le mani. «Per niente.»

Lei le aveva sorriso e si era andata a sedere sullo scalino davanti la porta della palestra, ed Ethan al suo fianco.

Lui vagava col suo sguardo, percorrendo i lineamenti di Alyssa e ammirava la sua bellezza, cercando nel contempo di trovare qualcosa da dire.

«Tu che fai?» le aveva domandato alla fine. Era una domanda scontata, e questo lo sapeva, ma alla fine con una domanda semplice si poteva conoscere meglio una persona e magari sfociare anche in qualche altro discorso.

«Recensisco libri. Ma in realtà non è proprio quello che voglio fare. Più che altro mi mantengo gli studi di cinematografia qui a New York. Sai, voglio diventare un'attrice.»

 «Interessante.»

«E tu?» aveva chiesto Alyssa, girando solo la testa in direzione di Ethan. «Hai frequentato il college?»

«No. Non credo faccia per me.»

«Quindi il tuo unico guadagno è lottare in un ring?»

«Dipende. Quando riesco a vincere guadagno. Altre volte, invece, rimango solo un sacco da boxe con cui l'avversario si diverte fino a quando l'arbitro non decreta la mia sconfitta.»

«Non fare il modesto. Oggi sei stato impressionante.»

«Mi hai visto?»

«Sì. Te l'avevo detto anche prima.» aveva detto lei col sorriso.

«Certo, è vero. Mi era passato di mente per un istante.»

«Comunque davvero, sei stato eccezionale.»

«Sì, è stato un buon incontro. . .»

Alyssa aveva colto un tono non molto convinto, e sperava che potesse essere più conciso.

«Perché lo dici con quel tono? Alla fine non hai vinto?»

«Sì, ma sai. . . dovevo difendermi meglio, cercare di vincere prima, uscirne meno malridotto.»

«Posso farti una domanda? Perché è da tutta la sera che me lo domando, e Carlos non è stato poi tanto esaustivo.»

«Spara.»

«Potresti spiegarmi perché lotti? È una cosa da pazzi. Potresti rischiare tanto.»

Ed era vero, era una cosa da pazzi. Però tutti glielo chiedevano, giustamente. «È qualcosa che è nata col tempo.»

«Ma cosa ti ha spinto ad iniziare?»

«Mio padre.»

«Anche lui era un lottatore?»

«No no. È una storia abbastanza lunga.»

«Racconta allora. La notte è giovane.» aveva risposto lei, ridendo.

«Vuoi saperla davvero?»

«Certo. Non te lo avrei chiesto altrimenti.»

«La mia non è stata una vita facile. . . da bambino, intendo. Non vivevo nel lusso sfrenato e mio padre era sempre troppo indaffarato a portare avanti il bar, e non passava mai del tempo con me. Poi è arrivato il momento di frequentare la scuola, ed io mi sono sempre presentato con libri di seconda mano, zaino sgualcito dall'usura. Sai, tutte queste cose così. Ed è inevitabile che vieni preso di mira, perché non sei popolare. Bulli che mi rubavano la merenda, che mi picchiavano ed altre cose tipiche dei bulli. Io ne provavo a parlare con mio padre, ma lui era sempre troppo occupato col lavoro e mi liquidava dicendomi che dovevo imparare a difendermi da solo, che ero troppo un pappa-molle e nella vita futura mi sarei sempre trovato in difficoltà. Solo che a casa le cose erano andate peggiorando, e quindi decisi di dare una mano anch'io ai miei genitori, e facevo tre lavori. Poi scoprii questa palestra e decisi di entrarci per imparare tecniche di autodifesa per sapermi difendere, e col tempo mi si era presentata quest'opportunità di diventare un lottatore e l'ho presa al balzo.»

«E tuo padre come l'ha presa questa tua scelta?»

«Non gli andava bene, voleva che frequentassi il college per avere un futuro migliore, ma non aveva capito che non volevo avere più niente a che fare con la scuola.» e dopo un sospiro profondo. «È da due anni che non c'è più nella mia vita.»

Lei era rimasta scioccata della storia, ed istintivamente aveva stretto la sua mano con quella di Ethan. «Mi dispiace.» aveva detto infine.

«Grazie.» era stata la sua risposta ed i postumi dell'incontro si cominciavano sempre più a marcare, e cercava di non concentrarsi troppo su quei dolori. «Comunque è per le cose che mi aveva detto mio padre che faccio MMA.»

«E ti piace?»

Per quanto semplice potesse sembrare quella domanda, per Ethan non era poi tanto facile rispondere. Per molto tempo era stata una passione cresciuta nel tempo. Ma sentiva che qualcosa era cambiato, come se ormai fosse più una cosa portata avanti per inerzia. «Come mai ti interessa saperlo?» aveva chiesto infine.

«Non saprei.» ribatteva lei. «Probabilmente perché è qualcosa che non conosco e la mia curiosità da attrice mi spinge a voler sapere la risposta. Oppure mi piace parlare con te e cerco di portare avanti la conversazione.»

«E a quale delle due cose dovrei credere?»

«Non credo di dovertelo dire. Poi non sarebbe più divertente, perderesti la voglia di scoprirlo.» aveva risposto lei con fare seducente.

Ethan aveva colto in lei quel tono di sfida ed era rimasto compiaciuto. La sua compagnia non gli dispiaceva affatto. «Da dove vieni? Non sei di New York. . . » aveva chiesto, poi.

«Che cosa te lo fa pensare?»

«È grande New York, ma non sembri avere molto i lineamenti newyorchesi. Forse nemmeno americani.»

«In effetti vengo dal Canada.»

«Mi piace il Canada.»

«Ci sei stato?»

«Sono andato in Ontario. Ho partecipato ad un incontro lì, al Rogers Centre, lo conosci?»

«So che si trova a Toronto, però sono nata in Ontario.»

«E quindi non sei mai andata lì?»

«Mai, né tanto meno ad un incontro in generale. Questa è stata la prima volta in assoluto.»

«E che ne pensi?»

«Mi hai molto colpita. Anche se mi sembra una cosa da pazzi.»

«In effetti.» aveva detto lui, ridendo della schiettezza di Alyssa. «Abiti da queste parti?»

«A un'oretta da qui. Tu?»

«Anche. Ma casa mia è solo attrezzi per palestra e libri.»

«Ti piace leggere?»

«Ti fa strano?»

«Un po. . . »

«Non penserai mica che mi alleno 24 ore su 24?»

«Mi ha sfiorata il pensiero.» aveva detto ridendo, contagiando anche lui.

«Guarda che ho un sacco di libri. Forse un giorno te li farò vedere.»

Per la prima volta durante tutta la serata, il loro sguardo si era incontrato, e lei gli aveva di nuovo sfiorato la mano. «Penso che mi piacerebbe.»

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