Avete presente quella sensazione di vuoto allo stomaco, come se ci fosse qualcosa che ti stringesse, beh, io mi sento così in questo momento, ansia a parte. Il tanto atteso giorno delle lezioni con Grayson è arrivato, il lavoro è finito e ora mi tocca stare un paio di ore con lui, da sola, in una palestra enorme. Non che mi dispiaccia, onestamente, ma mi mette ansia.
«Questi leggings ti fanno un culo meraviglioso, Aryetta.» mi fa notare Blanca, facendomi l'occhiolino.
Beh, ha scelto lei il mio outfit da palestra, sopra mi ci ha fatto abbinare un top dell'Adidas rosso fuoco.
«Grazie, se gli vomito addosso sarà colpa tua.» le dico, facendomi aria con le mani.
Fa caldo, davvero tanto.
«Ma dai, perché dovresti vomitargli addosso?» mi chiede ridendo, poi si allaccia le superstar bianche e nere.
«Per la troppa ansia forse? Per la vergogna? Magari anche per lo sforzo fisico o il solo fatto di stare chiusa in una stanza sola con lui. Che dici? Ti bastano come motivi?» le chiedo elencando per filo e per segno tutto.
«Sei davvero drammatica, andrà bene!» chissà perché non ci credo tanto.
«Ragazze?» qualcuno bussa alla porta dello spogliatoio, quel qualcuno è Dylan «Posso entrare?» chiede dopo neanche un secondo.
«Certo!» urlacchia entusiasta Blanca, la quale si sta sistemando la maglietta verde smeraldo.
«Ciao, piccola.» le da un piccolo bacio a stampo sulle labbra, non appena entra «Andiamo?» le chiede, lei ha ancora il sorrisone stampato in faccia.
«Dove? Mi lasci sola?» le chiedo nel panico, lei mi guarda e scoppia a ridere.
«Pensavi davvero che sarei rimasta?» mi chiede con un piccolo sorrisetto malizioso, io alzo gli occhi al cielo.
«Non ci posso credere, sei davvero perfida!» le urlo contro imbronciata
«Che succede?» ci chiede Dylan confuso dalla sceneggiata, ci eravamo quasi dimenticate che fosse qui, anzi, io mi ero dimenticata, Blanca proprio no, le sta attaccata come una piovra.
Arya inizia le lezioni con Grayson, non vuole rimanere sola con lui.
«Hai paura che ti salti addosso?» mi chiede Dylan parecchio divertito.
«Secondo me è il contrario, ha paura che sia lei quella a saltargli addosso.» risponde ridendo Blanca, io le tiro un pizzicotto sul braccio «Ahi! Sei manesca.» dice, ma poi scoppia a ridere.
«Contenta che la situazione ti faccia ridere.» borbotto guardandola male.
«Tranquilla, Grayson è molto professionale.» mi dice Dylan con un sorrisetto che non promette niente di buono.
«Okay, noi andiamo, mi raccomando, mantieni calmi i tuoi ormoni.» mi consiglia Blanca e prima che possa tirarle uno schiaffo si allontana correndo e ridendo «Ti voglio bene.»
«Io no!» le urlo dietro non appena lei chiude la porta e va via con Dylan, il quale poco prima mi ha fatto un cenno di saluto.
Quando rimango sola, l'ansia inizia ad assalirmi, mi sistemo il top, mi lego i capelli in una coda alta e prendendo un respiro profondo, esco fuori dallo spogliatoio.
Grayson mi sta aspettando accanto al ring, bello come sempre, con dei pantaloncini grigi, canotta nera e le scarpe da ginnastica. Penso che lui starebbe bene anche con un sacchetto dell'immondizia addosso. Adoro i suoi tatuaggi e adoro tutto di lui. Non pensavo che qualcuno sarebbe arrivato a piacermi così tanto. Ma Grayson mi piace, in tutto e per tutto.
«Ciao.» sussurro quasi, non appena mi avvicino a lui, il quale mi sta ispezionando dalla testa ai pedi.
«Ciao, bambina. Pensavo saresti rimasta nascosta nello spogliatoio.» mi dice, prendendomi in giro come sempre, io sbuffo.
«Ti hanno mai detto che non sei divertente?» gli chiedo acidamente e vedo l'ombra di un sorriso sulla sua faccia.
«Sei la prima.» mi risponde serio e io quasi credo che sia vero.
«Iniziamo?» gli chiedo, un po' in ansia, spero solo che sia clemente con me e non mi sfinisca.
«Iniziamo da una corsetta, tre giri.» mi ordina e io quasi non svengo alla parola "corsetta" «Non mi sverrai davanti, vero?» mi chiede, sembra divertito, non tanto preoccupato.
«Fanculo.» mormoro e inizio a fare i tre giri di corsa.
Inutile dire che dopo il secondo giro ho avuto paura di cadere per terra stecchita come un sacco di patate, odio correre, odio tantissimo correre.
«Beh, pensavo peggio.» mi dice lui, quasi come se si stesse complimentando, poi mi fa segno di avvicinarmi al sacco «Che ne dici di farmi vedere un paio di pugni?» mi chiede, avvicinandosi a me, accidenti quanto è alto.
E quanto è bello, aggiunge il mio subconscio.
«Va bene.» accetto titubante, la sua vicinanza mi fa caldo.
Inizio a tirare dei piccoli pugni al sacco, facendolo muovere un po'.
«Mettici più forza, so che sai fare di meglio.» mi incita a tirare dei pugni più forti e io automaticamente lo faccio «Ancora di più, bambina.» mi si piazza dietro e mi viene davvero difficile concentrarmi sul tirare pugni.
«Potresti, che so, allontanarti un po'?» gli chiedo fermandomi, mi volto per guardarlo ma me lo trovo praticamente faccia a faccia, anzi, faccia a petto, dato che è alto, alzo lo sguardo titubante.
«Perché? Ti rendo nervosa?» mi sussurra, avvicinandosi al mio orecchio.
Inutile dire che rabbrividisco.
«Non vorrei rifilarti qualche gomitata involontaria.» balbetto, non so con quale forza, sulle sue labbra si forma un piccolo sorriso.
Un sorriso da "che carina, pensa davvero di riuscire a farmi male".
«Tu, sei simpatica invece, lo sai?» mi chiede divertito, i suoi occhi grigi mi fissano con attenzione, mettendomi in soggezione.
«Beh, grazie.» ridacchio, poi guardo il sacco e lo indico «Ricominciamo?» chiedo un po' nervosa, anzi, in ansia.
«Continuiamo piccola boxer.» mi prende in giro, in modo carino questa volta, quasi non riesco a trattenere un piccolo sorriso «L'altra volta avevo detto che volevo conoscerti, che ne dici se mi parli un po' di te?» mi chiede, non appena inizio a tirare i pugni, mi blocco per un attimo ma al suo «Continua.» ricomincio.
«Cosa vuoi sapere?» gli chiedo, non tanto convinta che sia una buona idea.
«Tutto.» mi dice lui, lo guardo con la coda degli occhi è ha le braccia conserte poggiate sul petto, aspettando la mia risposta.
«Tutto è davvero tanto.» gli faccio notare, continuando a saltellare sui piedi come mi ha detto lui e a tirare pugni.
«E' un buon inizio, direi.» mi dice serio ed io mi ritrovo ad annuire.
«Non sono molto brava a parlare di me, nel senso, non l'ho mai fatto con nessuno, le uniche persone che sanno tutto di me è perché mi hanno vista praticamente crescere o sono cresciute insieme a me.» gli spiego alludendo a mio padre e Blanca, sono le uniche due persone che conoscono tutto di me, o meglio, quasi tutto.
«Io sto aspettando.» dice, facendomi capire che non ha intenzione di mollare.
«Okay, allora, ho avuto una marea di pesci da piccola, davo a loro nomi strani, morivano tutti dopo neanche una settimana, quasi non andavo in giro vestita tutta di nero, per il lutto, ti tenevo molto, mi affezionavo anche alle pietre.» gli racconto, sperando che non rida, anche se so, che farlo ridere sarebbe un miracolo «In realtà do o davo nomi strani a ogni cosa, peluche, bambole, pupazzetti, animaletti, ogni cosa.» continuo a raccontargli, lui mi ascolta in silenzio «Si, lo so, è una cosa un po' stupida.» gli dico, ridacchiando in modo nervoso, poi lo guardo, per capire se si sta annoiando e invece no, mi guarda in attesa.
«Non è una cosa stupida, tutti i bambini fanno cose del genere, forse tu avevi un po' più di fantasia...» mi dice e sembra quasi che voglia ridere, vorrei tanto vederlo e sentirlo ridere, già così è bello, penso che la sua risata mi toglierebbe il fiato «Continua.» mi dice e non so se si riferisce al tirare pugni o il parlare di me.
«Mi piace cantare o meglio, adoro cantare, quando sono sola faccio certi concerti che tutti i cantanti del mondo possono solo mettersi al lato.» dico ridendo per la mia stupidaggine «Mi piace anche ballare, non sembra, ma mi piace. Quando ero piccola ho cambiato un sacco di scuole di ballo.» continuo a raccontare «Mi piacciono i tatuaggi, molto.» soprattutto i tuoi, vorrei dirgli, ma per fortuna mi trattengo «Penso che me ne farò qualcuno in futuro.» gli racconto e questo non lo sa nessuno, tranne Blanca.
«Ti potrei accompagnare.» mi dice serio e io mi blocco, poi lo guardo per capire se in qualche modo mi sta prendendo in giro, invece no, la sua espressione è seria tanto quanto la sua voce.
«Vedremo.» gli dico soltanto.
Per tutta la durata degli esercizi che mi fa fare, mi fa raccontare altre cose di me e io mi sono sentita bene, nel senso, ho toccato argomenti allegri stasera, bei ricordi, bei momenti, credo che raccontandogli cose più personali, più delicate, come l'altra volta, mi sarei sentita davvero troppo esposta, d'altronde, io non so quasi niente di lui.
«Hey, adesso tocca a te. Anche io voglio conoscerti.» gli dico voltandomi dalla sua parte, si trova accanto a me e si è tolto la canottiera, che all'inizio era davvero una gran distrazione... a chi voglio mentire? lo è ancora, accidenti a lui!
«Dovrai placare la tua curiosità, perché abbiamo finito.» in qualche modo, sembra che non voglia raccontarmi qualcosa di se stesso, quasi come se gli desse fastidio.
«Cosa? Di già?» mi accorgo di non averlo solo pensato e di averlo detto ad alta voce, lui mi guarda e sembra sorpreso.
«Che c'è? Volevi fare altri tre giri di corsa?» mi prende in giro, credo abbia capito che odio correre.
No! Diamine no! Però non mi sarebbe dispiaciuto rimanere a fissarti per qualche altra ora... A proposito di ore!
«Che ore sono?» gli chiedo, fuori è buio, perciò dovrà essere tardi.
«Sono quasi le 22.30» sono riuscita a sopravvivere tre ore chiusa in questa palestra, sola con lui.
«Oh, okay.» sussurro, guardandomi le mani «Quindi, a quando la prossima lezione?» gli chiedo, sperando di non sembrare disperata di vederlo, anche perché non è così, mi piace allenarmi.
«Domani sera e sii puntuale, non vorrei venirti a prendere di forza dallo spogliatoio.» mi dice veramente serio, io però non riesco a ribattere in un primo momento, dato che si è infilato la canottiera con lentezza disarmante.
«Hey! Sono stata puntualissima.» gli dico con voce stridula, una volta essermi ripresa dal trance della canottiera.
«Preparati, ti accompagno.» mi dice, cambiando totalmente discorso e facendomi rimanere un'altra volta di stucco.
Faccio ciò che mi dice, corro a prendere il borsone dallo spogliatoio, mi metto una giacca leggera, perché diamine se ho sudato... Mi verrebbe un'accidenti!
«Andiamo?» mi chiede, non appena chiudo a chiave la palestra, mi volto verso di lui e annuisco, sembra pensieroso all'improvviso e vorrei tanto chiedergli perché.
Per tutto il tragitto è stato silenzioso in modo tombale, non appena arriviamo si ferma difronte a casa mia, aspetta che scenda senza neanche guardarmi.
Ha il ciclo per caso?
«Ci vediamo domani, allora?» sussurro e si, glielo sto chiedendo, perché non sembra tanto felice adesso di stare in mia compagnia, ho un po' il timore di disturbarlo, in questo momento.
«Te l'ho già detto.» conferma il nostro impegno per domani ed io annuisco, mi volto a guardarlo e anche di profilo mozza il fiato, ha lo sguardo perso nel nulla.
«Domani tocca a te, devi dirmi qualcosa di te.» l'avviso e prima che possa dirmi qualsiasi cosa, mi avvicino a lui, gli bacio la guancia, cogliendolo alla sprovvista, infatti spalanca gli occhi dalla sorpresa ed io approfitto del suo attimo di smarrimento uscendo dall'auto, corro verso casa senza guardarmi dietro.
Penso che non sia abituato a una ragazza che gli bacia la guancia, dopo aver passato la giornata con lui, anzi, credo proprio che gli saltino tutte addosso, ma io non sono quelle ragazze.
Non appena entro in casa, mi chiudo la porta alle spalle e mi ci siedo contro, il cuore mi batte forte e chiudo gli occhi.
Grayson Walker, tu mi farai diventare pazza.
•Spazio autrice•
Lo so! Vi ho fatto aspettare ancora, mi dispiace davvero tanto, ma me la sto prendendo comoda con questa storia e con l'altra, Sotto le ossa, che spero vi piaccia tanto quanto questa, voglio che vengano due bei lavori. Mi dispiace per l'attesa e spero che questo capitolo vi piaccia. Grazie per la pazienza, vi adoro. Volevo anche dirvi che giorno 27 Maggio sono diventata ufficialmente maggiorenne, si, sto diventando vecchiotta. Cercherò di aggiornare più spesso. Grazie ancora.
-Noemi.💘