POV.PIPER
Apro gli occhi pigramente, guardandomi poi intorno spaesata.
Questa non è camera mia.
Velocemente mi metto seduta sul letto, non indosso nulla, solo un sottile lenzuolo bianco copre la mia pelle.
Tento di ricordare ma davvero non riesco.
Dove sono?
Questa stanza mi è familiare ma non capisco, non ricordo.
Appoggio gradualmente i piedi nudi sul pavimento e mi alzo, portando con me il lenzuolo.
Continuo a guardarmi intorno spaesata, mentre vado catturando tutti i dettagli della stanza.
È semplice, piccola, alle pareti sono appesi molti poster. Una libreria piena di libri è posta difronte al letto. Vedo una scrivania con sopra un portatile acceso.
La finestra è aperta, una piccola brezza entra attraverso essa.
Le tende, bianche anche esse, mi attirano verso di loro. La luce che entra da lì è quasi abbagliante.
Un passo dopo l'altro mi avvicino, affacciandomi alla fine fuori.
Ma questo...
Sgrano gli occhi, rendendomi finalmente conto di essere nella mia stanza del dormitorio del mio college.
Dalla finestra riesco a vedere i ragazzi che, sereni e felici, camminano per il prato. Alcuni studiano, altri giocano a football.
Cosa ci faccio qua?
Improvvisamente mi sento toccare la spalla. Una mano calda, delicata... familiare.
Lentamente mi volto incontrando due occhi verdi chiarissimi, le labbra carnose che formano un sorriso furbo, i capelli corti, castani, ad incorniciare il viso.
«Ehy Boss Lady...»
Apro gli occhi di scatto, mettendomi seduta sul letto, il respiro affannoso.
Mi guardo intorno. Sono in camera mia.
Era un sogno?
Nervosamente mi metto la mano trai capelli, mentre con lo sguardo scorgo dei vestiti non miei sparsi per la stanza.
Alex, penso. Ricordandomi improvvisamente di lei.
Sento dei rumori provenire da un'altra stanza.
Infilo velocemente una vestaglia, restando completamente nuda sotto e, con passo veloce ma silenzioso, mi dirigo in cucina.
La trovo là, tra i fornelli, con della musica che la accompagna di sottofondo.
Ondeggia i fianchi, immersa in ciò che sta cucinando. Probabilmente uova e bacon, c'è un odore magnifico.
Nella mia mente però ciò che vedo cambia, muta... La stanza è un'altra, l'immagine di Alex gradualmente viene sostituita da un'altra persona. Altri fianchi, altri capelli, altra pelle... altri tempi.
E non posso fare a meno che affondare nei ricordi, ricordi che pensavo di aver dimenticato, rimosso, cancellato...
«Piper?»
La voce di Alex mi riporta alla realtà.
«Vuoi stare li impalata oppure vuoi darmi una mano?» dice sorridendomi, facendomi poi segno con la testa verso i piatti posti accanto a lei.
Quasi meccanicamente mi avvicino a lei, prendo i piatti e glie li porgo.
«Dormito bene?» mi chiede, avvicinandosi a me e lasciandomi un bacio a fior di labbra.
Non rispondo al bacio, restando un po' tra i mei pensieri, ripensando al sogno che avevo fatto.
Perché l'ho sognata? Perché proprio ora?
«Bene, ho dormito bene.» le rispondo automaticamente.
«Hey...» spegne i fornelli, voltandosi completamente verso di me.
Le sue mani si poggiano sui miei fianchi, i suoi occhi sono fissi contro i miei.
«C'è qualcosa che non va?» chiede preoccupata.
Non rispondo subito, poi però scuoto mentalmente la testa.
«Perché dovrebbe esserci qualcosa che non va? Tu sei qui davanti a me, la donna che amo è davanti a me.»
Il sogno fatto mi ha scombussolato molto ma ciò che dico è la verità. Alex è la donna che amo, il passato è il passato. Il sogno svanirà nei meandri della mente.
Non è successo nulla. Va tutto bene.
Alex mi sorride ma non sembra convinta ed io, per darle conferma, la bacio voluttuosamente, facendo accendere in entrambe il desiderio che, fino a poche ore prima, ci aveva travolte.
«Convinta?» le sussurro all'orecchio, dopo esserci staccate dal bacio.
«Mmh... vedremo!» mi fa l'occhiolino prendendo poi i piatti con sopra, appunto, uova strapazzate e bacon, posandoli sul tavolo.
«Oggi colazione da campioni!» esclamo, indicando con la testa i piatti.
Mi dirigo verso il frigo, versando per noi due bicchieroni di spremuta di arancia.
Ci sediamo quindi entrambe a tavola, cominciando a mangiare.
«Alex tu devi assolutamente darmi lezioni di cucina.» esclamo tra un boccone e l'altro. «Sei davvero troppo brava...»
«Certamente, quando vuoi! Ma... Tu cosa mi dai in cambio?»
Alzo lo sguardo dal mio piatto, incontrando il suo. Gli occhi verdi sono scuri, che puntano all'incavo dei miei seni, protetti solo da una sottile stoffa di seta. Mi guarda affamata.
Sensualmente mi alzo dal tavolo, prendendo il piatto oramai vuoto e ponendolo in lavastoviglie.
«Chi lo sa...» dico ad alta voce.
Mi avvicino a lei, lasciandole una carezza che dal braccio prosegue verso il suo collo, avviandomi poi verso il bagno di camera mia.
Sento che il suo sguardo è su di me, non mi lascia fino a quando non sono più a portata d'occhio.
Arrivata al bagno lascio cadere per terra la vestaglia, entrando in doccia.
Il getto dell'acqua dapprima freddo comincia a riscaldarsi, arrivando ad una temperatura media, rilassante.
Neanche pochi secondi dopo sento una mano cingermi i fianchi. Ruota poi attorno il mio corpo fino a mettersi completamente difronte a me.
Come previsto mi ha raggiunta sotto la doccia.
Mi sorride mentre le gocce d'acqua scivolano sul nostro corpo.
Si avvicina quindi a me, baciandomi con trasporto.
Io ricambio con la stessa enfasi.
La passione ci travolge ancora. Il suono dell'acqua si mischia con quello dei nostri ansimi. Le nostre bocche sono fameliche come le nostre mani, che non riescono a stare ferme.
E ci amiamo ancora, ancora ed ancora. Tutta la giornata così.
La domenica serve a questo no?
Beh, non proprio al sesso... ma allo stare con le persone che noi amiamo. Senza pensieri, senza paure o angosce.
E come previsto il sogno finì nei meandri della mia mente. Non mi disturbò più.
Eravamo solo noi.
Noi e basta.
***
«Siamo in ritardo.»
«Lo so Piper ma non è di certo colpa mia se non è suonata la sveglia.»
«Io non sono mai arrivata in ritardo.»
«Dai non è mica la fine del mondo...»
«Si che lo è!» sbotto, mentre alle 9:45 ci infiliamo in ascensore.
Cominciamo davvero bene questa settimana.
«Avevo preso appuntamento con uno dei nostri imprenditori alle 9:15! Ora dovranno slittare una marea di appuntamenti. Bastano davvero pochi minuti per mandare a fanculo un'intera giornata piena di impegni!» continuo ad alzare la voce, questo ritardo non ci voleva.
«Che poi anche tu avrai preso impegni no? Perché sei così calma?»
«Perché un po' di ritardo non mi ucciderà. Sono cose che capitano Piper.»
Le porte dell'ascensore si aprono e velocemente esco da esso. Vengo subito investita da diversi dipendenti e da Taystee.
«Signorina Chapman ha chiamato la banca...»
«Signorina Chapman la riunione con il consiglio è stata anticipata, la aspettano!»
«Signorina Chapman è arrivato l'imprenditore, il signor Alvarez la aspetta!»
Signorina Chapman.
Signorina Chapman.
Signorina Chapman.
Dio...
Questa sarà una giornata tremenda.
Mi volto verso Alex che, incredibilmente tranquilla, parla con Nicky.
Ma lei non lavora mai?
***
Alzo lo sguardo dai documenti, puntandolo sullo schermo del computer.
19:57
La giornata è stata tremenda ma come aveva detto Alex non avevo nulla di cui preoccuparmi. Di fatto, anche se con tanti ritardi ed imprevisti, si è risolto tutto. Ho dovuto sacrificare il mio pranzo ma non è la prima volta che lo faccio.
Spengo quindi il computer, posando poi i vari documenti, pronta per terminare questa lunga giornata lavorativa.
Alex sfortunatamente non sarebbe stata con me quella sera.
Verso le cinque del pomeriggio ha ricevuto una telefonata importante ed è letteralmente scappata via, dando poche informazioni.
«Ci vediamo domani mattina a lavoro promesso.»
Tutto qua.
Ammetto di essere preoccupata, ma ho imparato che devo fidarmi di lei.
Con calma quindi esco dall'edificio ma, invece di dirigermi subito verso casa, decido di intraprendere la strada più lunga, passando da dentro Central Park.
A quell'ora il parco è meraviglioso perché, con l'estate che si avvicina, il sole comincia a tramontare proprio ora.
La luce del sole attraversa le foglie, creando dei giochi di luce magnifici.
Molte persone sono ancora nel parco che, serene, passeggiano.
Resto incantata, immersa nell'atmosfera del tramonto.
Lo squillo del mio telefono però mi distoglie, interrompendo quasi un sogno ad occhi aperti.
Frettolosamente frugo dentro la borsa, sperando di acchiappare il telefono prima che smetta di squillare.
Sarà sicuramente Alex...
Lo prendo giusto in tempo, non controllo neanche chi sia effettivamente.
«Pronto?» rispondo, con un sorriso tra le labbra.
«Ehy Boss Lady!»
Sgrano gli occhi al sentire la sua voce. Il sorriso si smorza immediatamente.
Meccanicamente allontano il telefono dal mio orecchio, puntando gli occhi nello schermo dell'iPhone.
Gli occhi si sgranano ancora di più nel leggere il nome sullo schermo.
Comincio a sudare freddo, entrando in panico.
Stella...
Angolo dell'autore.
*Si nasconde in un angolino sperando che nessuno cominci a lanciargli oggetti addosso*
*Impaurita affaccia la testa vedendo il suo pubblico arrabbiatissimo.*
Ehm... Ok. Forse vi devo delle scuse.
Sia per il ritardo immenso per la pubblicazione del capitolo sia per la svolta che gli sto facendo prendere.
Ma sappiate che nulla è lasciato al caso!
Quindi non uccidetemi ancora prima di terminare la storia perché non gioverebbe a nessuna delle due parti.
Sappiate che da questo capitolo in poi comincia un altro ciclo della storia. Ne vedrete di belle e di brutte ma, ahimè, non sarò costante nell'aggiornare come lo ero inizialmente. Ciò però non vuol dire che vi abbandonerò! Quello mai!
Comunque bando alle ciance spero che il capitolo via abbia intrigato abbastanza!
Fatemi sapere cosa ve ne pare e ricordatevi di lasciare le stelline 🌟 :3
Un bacione a tutte quante! 😘