The showgirl [h.s]

By sognoharry

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[COMPLETA] - Ho scritto questa storia all'età di 14/15 anni, per questo motivo chi la legge oggi potrebbe tro... More

Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
Capitolo 14
Capitolo 15
Capitolo 16
Capitolo 17
Capitolo 18
Capitolo 19
Capitolo 20
CONCERTO
Capitolo 21
Capitolo 22
Capitolo 23
Capitolo 24
Capitolo 25
Capitolo 26
Capitolo 27
Capitolo 28
Capitolo 29
Capitolo 30
Capitolo 31
Capitolo 32
Capitolo 33
Capitolo 34
Capitolo 35
Capitolo 36
Capitolo 37
Capitolo 38
Capitolo 39
BACK!!

Capitolo 7

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By sognoharry

7

Venerdì arrivò più in fretta di quanto desiderassi.

Ero intenta a mordermi il pollice mentre facevo su e giù per la mia stanza, coi piedi scalzi e la mano libera sul fianco. Mi voltai verso Kylie, intenta a leggere una rivista sul mio letto, mentre masticava un chewingum con la schiena poggiata alla testiera. L'ansia cresceva in me se solo facevo attenzione al ticchettio dell'orologio che si trovava in salone. Ormai mancava poco, ed ero nel mio vestito già da un'ora, se non di più.

Harry mi aveva detto che avrei dovuto indossare qualcosa di elegante ma non troppo esagerato. Avevo immediatamente pensato ad una cena in uno di quei costosissimi ristoranti del centro.

Quando avevo dato l'importante notizia del mio appuntamento con Harry alla rossa sul mio letto, lei aveva letteralmente saltato di gioia. Mi aveva dato delle dritte, spiegato come muovermi ed atteggiarmi in particolari casi e, ovviamente, mi aveva accompagnata a scegliere l'abito che avrei indossato: secondo i gusti di entrambe, avevo comprato un vestito bianco che arrivava poco più sopra della metà della mia coscia. Sopra di esso scendeva un leggero velo ricamato, che scendeva lungo le braccia formandone le maniche leggere. Ai piedi un paio di scarpe con tacco dodici di pelle, color sabbia. Avevo indossato un bracciale dorato per completare il tutto. I capelli li avevamo resi lisci e per il trucco poco ombretto con dell'eyeliner.

Tornando in me, e scacciando via l'ansia con tutta la forza di volontà che possedevo, mi sedetti sul materasso ed afferrai le scarpe, infilandole. Quando mi rialzai in piedi, ero diventata più alta di dodici centimetri e mi sembrava di essere una gigante. Ma, nonostante questo, non avrei superato l'altezza di Harry. Aprii l'armadio e mi specchiai, passando le mani sul tessuto bianco. Mandai i capelli dietro le spalle ed afferrai il profumo, spruzzandone poco. Mi voltai verso Kylie e la guardai, posizionando le mani sui fianchi. Mi schiarii la voce, facendo sì che si accorgesse di me.

«Oh mio Dio.» Si portò le mani sulle labbra, lasciando perdere la rivista e raggiungendomi. Nonostante le mie scarpe, rimaneva lo stesso di poco più alta di me. Nota per me: l'altezza, con mia sfortuna, non era nei miei pregi. «Sei... Cazzo, sto per emozionarmi.»

Risi e l'abbracciai quando fece finta di asciugare le lacrime. «La figura di una mamma ci vuole proprio in questi casi.»

Ascoltò con attenzione le mie parole e mi abbracciò. «La ritroveremo. È una promessa.»

La ringraziai e corsi in bagno a lavarmi i denti. Minuti dopo riaprii l'armadio e ne trassi una giacca nera elegante e abbastanza pesante, data la brezza che cominciava a farsi sentire assieme all'autunno. Pettinai i capelli con le dita per il nervosismo. Il mio telefono che trillava mi fece sussultare; corsi a prenderlo e, con mio dispiacere, notai non fosse Harry. Ma, ancora, era quell'insistente numero sconosciuto. Sempre lo stesso indirizzo. Sempre le stesse parole. Decisi d'ignorare per l'ennesima volta e, poco dopo, venni distratta dal campanello. Mi precipitai verso la porta e la aprii con vigore. Harry e Niall erano fermi sulla porta. Mi soffermai sul riccio, intento a ridere col suo compagno: indossava un pantalone con giacca nera e una camicia bianca sbottonata sul collo. Riuscii a sentire la sua colonia fresca e la inspirai, senza potermi fermare. Harry si piegò leggermente in avanti e mi scoccò un bacio sulla guancia. Rabbrividii al contatto con le sue labbra e, tirandolo per la giacca affinché le nostre labbra si scontrassero, lo sentii ridacchiare mentre avvolgeva le mani attorno al mio torace. Poco dopo mi scostai, lasciando passare Kylie per gettarsi fra le braccia di Niall. Io ed Harry li scrutammo ridendo.

«Sia chiaro: voglio questo appartamento libero entro le undici e trenta.» Annunciò Harry con tono serio. Lo guardai sorridermi malizioso e poi fare l'occhiolino a Niall.

«'Sta tranquillo amico.» Niall diede una pacca sulla spalla di Harry e ci chiusero letteralmente fuori.

Sentimmo le loro risate provenire dal mio appartamento. Harry fece un inchino e mi afferrò la mano, facendomi ridere.

«Sei stupenda, principessa.»

Gli baciai il collo. «E tu davvero molto provocante.»

Sentii un gemito gutturale provenire dalla sua gola quando tracciai il profilo della sua mascella con la lingua. Mi strinse di più a sé ed automaticamente avvolsi il braccio attorno al suo bacino mentre scendevamo nel parcheggio. Quella volta, con mia grandissima sorpresa, mi ritrovai a girare attorno ad una porche argentata.

La indicai con l'indice. «E questa?»

Lui rise, evidentemente per la mia espressione. «Te l'ho detto che mio padre ha fatto fortuna. Ed in più, un critico ha voluto acquistare alcune delle mie poesie, ed ho ricevuto dei soldi. Un altro dei suoi regali.»

Mi sentii quasi umiliata. Harry era affascinante e ricco ed io, ai suoi confronti, sembravo solamente una mondana trovata dietro l'angolo. Scacciai via il pensiero quando mi aprì lo sportello. Entrai e lo aspettai con pazienza. Anche l'interno dell'auto sembrava davvero costoso: al centro stava uno di quegli steri di ultima generazione. Appena allacciata la cintura, allungò la mano su di esso ed accese la radio. La musica echeggiava tranquillamente nell'aria, mentre ci mimetizzavamo nelle strade di Las Vegas. I pub, i ristoranti, i negozi aperti e tutte le luci che illuminavano la città mi fecero capire quanto amassi quel posto, e quanto fosse stata giusta l'idea di venire qui con mia madre e mio fratello prima che entrambi mi fossero portati via. Ritornai alla realtà quando Harry mi carezzò il ginocchio.

«Qualcosa non va?» Domandò.

Scossi la testa. «No. Mi chiedevo dove mi porterai.»

Harry sorrise beffardo. «Questa è una sorpresa.»

Anche se avessi provato, sapevo che Harry non avrebbe aperto bocca. Tanto valeva provocarlo; ora che conoscevo già le sue labbra la paura di avvicinarmi a lui non esisteva più. Era stata annientata. Mi sporsi verso di lui mentre l'unica illuminazione era quella della luce che emanavano tutti quegli aggeggi che si trovavano in macchina. Cominciai a baciargli il collo, leccandolo di tanto in tanto, e succhiando qualche lembo di pelle. Lo sentii irrigidirsi subito e raddrizzare la schiena ai miei gesti. Fingendo fosse una distrazione, posai la mano sul cavallo dei suoi pantaloni. Sentivo la sua erezione crescere lentamente.

«B..Beverly, io..» Balbettò.

«Dimmi dove andiamo, dai.» Dissi tra un bacio e l'altro, mentre muovevo cautamente la mano sulla sua erezione coperta dai pantaloni.

Sembrava in stato di shock: le sue mani erano strette attorno al volante così forte che le nocche erano diventate biancastre; il suo piede premeva forte sull'acceleratore e di tanto in tanto, con movimenti precisi e duri, la sua mano cambiava le marce.

«Allora?» Ripetei. Quella volta lo baciai all'angolo delle labbra.

Fece un respiro profondo, spostando la mia mano controvoglia. Ridacchiai. «Cazzo, Beverly. Non voglio far ammazzare entrambi.»

Piagnucolai. «Hey! Provocarti era l'unico modo che avevo per farti parlare.»

Lui sorrise e si girò poco verso di me. «Non mi è dispiaciuto affatto.»

«Porco.» Bisbigliai, incrociando le braccia.

Lo sentii ridere. «Ne riparleremo quando sarai tu a godere.»

Non potei fare a meno di sorridere e dargli un leggero schiaffo sul bicipite. Arrivammo a destinazione una decina di minuti dopo. Quando capii dove mi aveva portata, spalancai la bocca. Il Mandarin Bar era uno dei ristoranti più rinomati di Las Vegas. C'ero stata qualche volta con le ragazze dello strip club, ma non c'ero mai tornata da sola.

Quel ristorante era uno spettacolo solo appena ci mettevi piede dentro: non solo perché arredato bene, ma perché affacciava esattamente sulla città. Potevi vedere tutto da là sopra. Presi un sospiro ed afferrai la mano di Harry quando mi aiutò a scendere. Il riccio intrecciò le nostre dita mentre ci dirigevamo all'interno del ristorante. Ad accoglierci arrivò un anziano signore, che ci rivolse un sorriso allegro.

«Buonasera signor Styles. Signorina.» Chinò la testa davanti a me.

«Buonasera, Michael. Lei è Beverly. Beverly Evander.»

Michael mi guardò aggrottando la fronte, poi sostituì l'espressione con un sorriso. Mi strinse la mano. «È un piacere avervi qui. Come sta tuo padre, Harry?»

L'anziano ci guidò al nostro tavolo mentre continuava a chiacchierare allegramente con Harry, e da quanto dedussi si conoscevano da molto tempo. Il signor Styles doveva essere davvero un grande uomo, da come ne parlava bene Michael. Ci accomodammo in un angolo del locale per "stare più appartati", aveva detto Harry e, di certo, non aveva torto. Sotto i miei occhi, Las Vegas luccicava e le strade brulicavano di persone che avevano deciso di andare a divertirsi quel venerdì sera. Guardai Harry sorridente, aveva fatto così tanto per me, e non avevo la minima idea di come ringraziarlo. Si sedette al mio fianco, dicendo che voleva passare ogni minuto di quella serata a stretto contatto con me e che, se si fosse seduto sulla sedia di fronte, gli sarebbe stato difficile e quasi impossibile potermi baciare. Ridevo alle sue parole. Sembrava così allegro, spensierato. Eravamo allegri e spensierati. Perché sì, mentirei se dicessi il contrario.

«Harry, non dovevi fare tutto questo per me.. Insomma, mi bastava anche andare al bowling. L'importante era stare insieme.»

Harry frenò i suoi istintivi baci sul dorso della mia mano. «Mi stai dicendo che non ti piace? Preferivi un altro posto?»

Scossi immediatamente la testa notando la sua espressione preoccupata. «No, Harry! È tutto perfetto. Tu sei perfetto.»

Sorrise alle mie parole e si avvicinò per mordermi il labbro inferiore. «Allora cosa c'è che non va?»

«Non voglio farti spendere tutti questi soldi, ecco..» Risposi in imbarazzo.

«Beverly.» Chiamò. Mi alzò abilmente il viso con due dita. «I soldi non sono un problema. E se vuoi saperlo, spenderei tutta la mia eredità per te.»

Dopo minuti di smancerie, baci rubati e qualche carezza, la cena fu finalmente servita. Finendo l'ultima portata, rivolsi lo sguardo al mio cellulare, solo per controllare l'orario. Harry si era già alzato per andare a saldare il conto. Erano le ventidue e quarantacinque. Girai il volto verso le vetrate ed appoggiai il dorso della mano sotto il mio mento. La città era sempre più illuminata. Anche quello sarebbe stato uno dei miei quadri; e così, chiudendo gli occhi per qualche secondo, m'impressi nella mente quella meravigliosa immagine. Harry fu di nuovo da me di lì a poco. Mi prese per mano ed aiutò ad alzarmi, infilandomi poi la giacca. Sorrisi nella sua direzione e strinsi di più la sua mano nella mia.

Uscimmo dal locale, un leggero vento ci colpì giusto in faccia, facendomi lacrimare gli occhi mentre Harry rideva per le mie smorfie. Tornammo verso il parcheggio e ci rifugiammo nel calore della nuova auto di Harry. Sembravamo due quattordicenni mentre, senza saper aspettare, ci baciammo con foga dentro la sua macchina.

Le sua lingua entrò subito in contatto con la mia, e quello strano calore continuava a farsi sempre più spazio in tutto il mio corpo, alleandosi con le farfalle nello stomaco. Passai le mani fra i ricci di Harry e li scompigliai leggermente, tirandoli poi senza forza. Un suono roco provenne dalla gola di Harry, segno che stava provando piacere. Scese a baciarmi il collo e i miei ansimi di piacere fecero eco nell'automobile. Tornò alle mie labbra e le torturò ancora una volta. Sorrisi quando mi leccò il labbro, tenendomi il viso fra le mani. Cercammo entrambi di riprendere fiato appena ci staccammo. Il suo viso era girato verso il mio, e due adorabili fossette contornavano le sue labbra.

Mise in moto senza dire niente, senza però smettere di sorridere. Avvolsi entrambe le mani attorno al suo braccio ed appoggiai la testa alla sua spalla.

«Ti adoro.» Sussurrò.

Mi sporsi in avanti e lasciai un umido bacio sul suo collo.

***

Il giorno della festa di Halloween era arrivato. Era arrivata anche la mia ultima lezione di quel giorno. La mia relazione con Harry andava a gonfie vele, anche se la maggior parte delle volte ricevevo dei messaggi online veramente poco cortesi. Non m'importava più di tanto, ma alcuni messaggi erano davvero pesanti e mi ferivano. Di certo non avevo perso tempo a dire tutto ciò ad Harry, non volevo farlo ulteriormente preoccupare, non mi piaceva mettere pressione sulle persone a cui tenevo e non volevo che si facesse espellere dall'università per qualche azzuffata con qualcuno.

I commenti sgradevoli non avevano tardato ad arrivare anche da parte di Tiffany ma, da quanto avevo sentito, aveva già abbordato due o tre ragazzi, uno dopo l'altro, e poi li aveva mollati. Tutto questo in poco più di una settimana. Il che mi fece davvero molto ribrezzo.

Scendendo al piano inferiore per la lezione di filosofia, afferrai il telefono che squillava e lo portai all'orecchio. Il nome di Kylie lampeggiava a ritmo con la suoneria.

«Kylie? Sono a scuola, e devo sbrigarmi.»

«No. Ho una grande notizia.»

Sbuffai. «Basta che ti sbrighi. Ho quasi raggiunto la mia aula.»

Sistemai la borsa in spalla, sperando facesse in fretta. «Mi sono iscritta all'università! Ci vedremo ogni giorno!»

Mi fermai di colpo. Non potei fare a meno di sorridere. «Dici davvero? È.. Sì, davvero una grande notizia.»

La sentii ridere e parlare con qualcuno. «Ti saluta Niall, è qui con me.»

«Ooh, adesso capisco perché non era a lezione!»

"Scusa Bev, non lo faccio più!" Sentii dire da lui tra una risata e l'altra. La rossa continuò. «Comunque, frequenterò il secondo anno. La preside mi ha fatto una grazia, se così possiamo dire. Ci pensavo già da tempo, poi Niall mi ha appoggiato l'idea e mi sono decisa.»

Camminai ancora per un po' e mi fermai a pochi passi dall'aula di filosofia. «Sai che avevi anche il mio appoggio.»

Passò un altro minuto prima che concludessi la chiamata. Infilai il mio cellulare nella tasca posteriore dei jeans. Feci il mio ingresso in aula, ricevendo alcuni sguardi curiosi su di me. Forse per la relazione con Harry? Non credevo, e forse il mio intuito era più veloce a capire cosa succedesse realmente intorno a me. Mi sedetti al terzo banco ed appoggiai la borsa atterra, piegandomi per trarne fuori alcuni libri. La mia attenzione fu catturata improvvisamente dal rumore di un paio di Nike che strusciavano atterra, provocando un rumore stridulo. Alzai la testa e soffermai gli occhi sul ricciolino appena entrato. Sorrise non appena m'individuò e si diresse verso il mio banco. Si posizionò davanti, poggiando le mani su di esso.

«Giusto in tempo.» Disse col fiatone.

Sorrisi. «Ci saremmo visti alla prossima ora.»

Scrollò le spalle. «Non potevo aspettare.»

Mi alzai dalla sedia e mi sporsi in avanti. Harry prese il mio viso fra le mani e cominciò a darmi una serie di baci a stampo sulle labbra. Sapevo che non sarebbe andato oltre, insomma, che non avrebbe approfondito la cosa, perché lo avevo pregato di non farlo. Non davanti a tutti. Odiavo già il fatto di essere la più criticata per via della relazione, e non mi andava di addobbare uno spettacolino nella mia classe.

Qualcuno dietro di noi si schiarì la voce. Harry aprì lentamente gli occhi e si staccò piano dalle mie labbra. Mi voltai poco dopo di lui. Ad averci interrotti era stata una mia compagna di classe. Da quanto sapevo sul suo conto, era una chiacchierona, e per mia sfortuna era una delle ragazze che stavano nella piccola cerchia che Tiffany si era creata. Picchiettò gli stivali sul pavimento e si avvicinò a noi, masticando volgarmente il suo chewingum e facendo svolazzare le sue ciglia finte. Sussultai contro il petto di Harry quando fece scoppiare una bolla rosa creata dal suo chewingum.

«Harry!» La voce di una papera. «Verrai alla festa di stasera?»

Lui la guardò impassibile. «Perché me lo chiedi? E poi, tu non sei troppo piccola per il Boulevard3?»

Risi notando lo sguardo arrabbiato della ragazza. «Anche lei è piccola.»

Harry face spallucce nella sua direzione e mi baciò la tempia. «È la mia piccola e me la cresco io. E poi comunque sarà con me, sa di essere al sicuro.»

«Non ne sarei così sicura.» Alzò gli occhi al cielo, giocherellando con i suoi capelli neri. «Comunque, verrai o no?»

Harry sorrise ancora, spavaldo. «Se Beverly vuole andare, verremo.»

Notai l'espressione imbarazzata sul volto di quella ragazza prima che si girasse per tornare al suo posto. Harry sapeva davvero come far rimanere in silenzio le persone. C'erano quelle come la ragazza del mio corso di filosofia che erano piene di palle, che non temevano niente, ma avevo sentito che la maggior parte delle persone in quel campus temevano Harry. Non sapevo particolarmente perché, era una ragazzo così tranquillo, ma sapevo che con un po' di tempo e fiducia, il riccio mi avrebbe detto tutto. Mi scoccò un bacio prima che il professore entrasse e si congedò velocemente quando quest'ultimo ci colse nel bel mezzo del nostro bacio. Ridacchiai imbarazzata.

La lezione di filosofia ebbe inizio pochi minuti dopo.

***

Avevo deciso, più o meno astutamente, che per andare al Boulevard3 non mi sarei mascherata. Avevo deciso solamente di truccarmi come Evan Peters nella prima stagione di American Horror Story, quando interpretava Tate. Harry aveva fatto lo stesso.

Indosso avevo un corto vestito nero in pizzo e ai piedi un paio di heels nere con tanto di borchie. Strinsi la mano di Harry nella mia, mentre entravamo nel locale già pieno di gente. Louis era riuscito abilmente a vendere tutte e cento le prevendite, ricavandone esattamente 250 dollari. Gli rimaneva solo la droga in quel momento, e speravo con tutta me stessa che non avesse intenzione di farne uso.

Mostrammo le prevendite ai bodyguard fuori dal locale, che ne strapparono un pezzo, come per un riconoscimento. Ci misero poi due rispettivi bracciali: blu fluorescente per gli uomini, fucsia fluorescente per le donne. Sorrisi in direzione del ragazzo che mi teneva per mano. Si piegò verso di me e mi lasciò un leggero bacio sulla guancia, cercando di non rovinare il trucco. L'aria nel locale riportò in vita le mie articolazioni e risvegliò in me un po' d'adrenalina.

Le luci colorate guizzavano da un lato all'altro dell'enorme locale, illuminando chiunque ballasse sotto di esse. Harry camminava pochi passi davanti a me, stringendomi la mano per impedire che ci perdessimo, mentre osservavo strabiliata ciò che mi circondava. Poco dopo Harry mi strattonò e fece aderire la mia schiena al suo petto. Battei le palpebre e realizzai che Zayn, Niall e Kylie mi stavano sorridendo. Ricambiai il saluto e sentii Harry parlare.

«Louis?» Chiese.

Zayn guardò me, poi l'amico, e senza dire niente fece intendere anche a me ciò che stava succedendo. Guardai Harry preoccupata, ma lui mi sorrise tranquillo. "Prendiamoci una birra!" esultò verso i suoi amici, mentre mi lasciava nelle mani di Kylie e si dirigeva verso il bar. Mi disse che mi avrebbe raggiunto poco dopo. Sospirai pesantemente, facendomi spazio fra la folla e cercando di non mollare la mano della rossa riccioluta. Partì l'ennesima canzone proprio quando trovammo il posto adatto dove rimanere. Avvolse le braccia attorno al mio collo e cominciammo entrambe a muoverci abilmente. Tra la folla notai la raggiante Tiffany strusciarsi addosso all'ennesimo ragazzo, con indosso un costume da vampira sexy. "Avrà un motivo in più per succhiare" mi aveva detto Kylie, provocando la mia risata. Mi congedai per qualche minuto, dopo la quarta canzone che ballavamo e mi diressi verso il bagno.

Il sudore mi incollava i capelli al collo, e il fresco che c'era nel bagno mi fece provare piacere. Strinsi le mani attorno ad un lavandino e chiusi gli occhi, per calmarmi un attimo e dimenticarmi del casino che c'era oltre quella porta chiusa. Un gruppo di ragazze erano attorno ad un bagno, stavano assistendo probabilmente una loro amica che stava rigettando tutta l'anima del gabinetto. Distolsi lo sguardo disgustata, e solo dopo pochi minuti mi resi conto che, su per giù, arrivavano alla massima età di quindici anni. Avevano la stessa età di mio fratello. Già, Alec. Halloween era sempre stata la sua festa preferita. E ora? Dove e come la stava festeggiando?

«Hey! Noi ci conosciamo!»

Mi voltai di scatto. Un ragazzo moro era appena entrato nel bagno sbagliato dicendo di conoscermi. Ero ubriaca forse?

«Uhm, no, hai sbagliato persona.» Liquidai.

Appena uscii mi prese il braccio e mi spinse contro il muro. Le sue dita afferarono velocemente il mio mento. «Non ti fidi?»

Scossi la testa impaurita. «No.»

«Sei solo una di quelle troiette da quattro soldi. Il tuo ragazzo mi ha quasi spaccato il setto nasale.»

Chiusi gli occhi, cercando di scacciare l'immagine di Harry che incombeva sul ragazzo al biliardo. «Te lo sei meritato, coglione.»

Strattonai il mio braccio e gli tirai uno schiaffo sulla guancia. Lo sentii grugnire per il dolore e massaggiarsi la guancia senza però fare una sola mossa quando corsi via per tornare da Kylie. Con mia sfortuna, non la individuai immediatamente dove l'avevo lasciata. La mia mente balenò e cominciai a dirigermi verso il bar dove prima si erano allontanati Niall, Zayn e Harry. L'ansia mi sopraffò quando non notai neanche le loro figure.

«Beverly! Beverly!»

Mi voltai. «Liam, grazie al cielo! Dove sono gli altri?»

Si guardò intorno quasi spaventato. «Corri nel bagno degli uomini. Io devo assolutamente portare Louis a casa.»

«Louis? Cos'è successo a Louis?» Mi allarmai.

Rispose frettolosamente. «Troppe canne, Beverly! Sta delirando!»

Lo vidi scomparire fra l'enorme folla. Seguii il suo consiglio e mi precipitai nuovamente verso i bagni, spalancando stavolta la porta di quello degli uomini. C'era silenzio. Un silenzio che metteva i brividi. Nell'aria riecheggiarono delle parole, apparentemente insensate, pronunciate con tono cantilenante. Poi udii una risata.

«Harry?» Chiamai. «Dove sei?»

Mi guardai intorno e lo vidi sporgere la testa dall'ultimo bagno. Corsi verso di lui e mi inginocchiai al suo fianco, prendendo il suo viso fra le mani. Era sudato, puzzava d'alcool. Era ubriaco. Chiusi gli occhi e respirai profondamente, incazzata col ragazzo che avevo davanti. Avevo sempre pregato di non finire mai in una situazione del genere, ma come volevasi dimostrare Dio non mi aveva ascoltata. Afferrai un pezzo di carta e gli asciugai la fronte sudata. Lui sorrise e socchiuse gli occhi, scrutandomi, mentre con un dito tracciava il profilo delle mie labbra.

«Wow. Come sei bella. Ci conosciamo?»

Scossi la testa. «Sì, per tua fortuna. Quanto e cosa hai bevuto?»

Lui ridacchiò e giocò con una ciocca dei miei capelli, che ricadevano lunghi sul mio petto. «Mah, uno, due, tre..»

«Tre cosa?» Lo incitai, spostando la carta sul suo collo.

«Tre bottiglie di vodka.»

Strabuzzai gli occhi. «Tre bottiglie di vodka?»

Lui annuì tranquillamente, respirando. Spazzolai con le dita i suoi riccioli, portandoli all'indietro in modo che non finissero nuovamente sul suo bel viso stanco. Dall'odore che c'era nell'aria dedussi che aveva già dato di stomaco. Posai la mano sulla sua fronte, fortunatamente non era bollente. Avrebbe solo avuto bisogno di un po' di riposo.

Azzardai sulla sua camicia per sbottonarla un po', dato che l'aveva abbottonata tutta. Sbarrò immediatamente gli occhi e si allontanò di poco, scostando le mie mani.

«Harry, cosa stai facendo?»

Lui scosse lentamente la testa, ancora sotto shock per il troppo alcool ingerito. «Non posso.»

Risi e riportai le mani accanto al suo colletto. «Non puoi cosa?»

Si ostinò a spostare le mie mani. «Non posso. Sto uscendo con una ragazza.»

«Una ragazza?»

Lui annuì. «Si chiama Beverly. Lei è così bella... Mi chiedo dove sia ora. Che starà facendo? Forse dovrei andare a cercarla..»

Lo bloccai quando cercò di alzarsi. Sorrisi e lo abbracciai forte. Nonostante non mi avesse riconosciuto per colpa della sbronza, ricambiò quell'abbraccio. Pensava che avessi intenzione di fare qualcosa con lui, ma non avrei mai abusato di lui. Non lo avrei mai toccato in quello stato. Era stato così bello sentirgli dire "Sto uscendo con una ragazza. Si chiama Beverly. Lei è così bella...". Mi aveva scaldato il cuore. Mi aveva fatta sentire importante. Forse Harry era davvero il famoso pezzo mancante di quei puzzle mai finiti.

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{SPAZIO AUTRICE}

Capitolo 7!! Sono davvero contenta di vedere di aver raggiunto i trecento lettori, mi fa davvero piacere! Cosa pensate del capitolo? Spero di ricevere voti e recensioni! Vi lascio, come sempre, una piccola anteprima dell'ottavo! :)

ANTEPRIMA CAPITOLO 8

Sospirai ancora, sentendo il mio respiro tremare. Harry se ne accorse e, tranquillamente, mi baciò la guancia. Mi voltai verso di lui.

«Harry..»

«Cosa vuoi?» Disse con voce roca. «Me?»

Lentamente annuii.

Posò le sue labbra sulle mie e chiese accesso alla mia bocca.

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