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Pov's Dylan
"Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l'essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore" avevo letto in un libro....
Colpì con un pugno secco.
"La vita è un'opportunità, coglila...
La vita è bellezza, ammirarla...altro pugno.
La vita è beatitudine, assaporarla...
La vita è un sogno, fanne realtà...gli ruotai attorno e lo colpì da dietro.
La vita è una sfida,affrontarla...
La vita è un dovere,compilo...sinistro, destro, sinistro, destro.
La vita è un gioco, giocalo...
La vita è preziosa,abbine cura...gancio destro, pugno destro.
La vita è amore, vivilo...
La vita è un mistero, scoprilo...destro, sinistro, destro, destro.
La vita è una promessa, adempila...
La vita è tristezza, superarla...sinistro, destro, gancio sinistro.
La vita è una lotta,accettala...
La vita è un'avventura,rischiala...
La vita è la vita, difendila." Gancio destro, gancio sinistro, destro, sinistro, colpì finché non sentì le mie vene pulsare.
Ormai era un abitudine, scappare dalla realtà e rifugiarsi in un mondo immaginario, dove non c'erano problemi e preoccupazioni.
Ma sul serio la vita era questo?
Io nella vita avevo lottato per non cadere, avevo cercato di difendere le persone a me care e a cui avrei dato la vita, avevo cercato di andare avanti e di farmi forza quando non ne avevo più. Avevo cercato di fare il possibile per evitarlo, ma entrambe se ne erano andate dalla mia vita portandosi un pezzo del mio cuore ormai distrutto.
Sferrai un altro pugno al sacco e sentì le mie nocche ormai gonfie per i troppi pugni; non ero mai andato troppo oltre, però quando avevo troppi pensieri per la testa questo aiutava a far fuori uscire la rabbia accumulata nel corpo.
"Non capisco come mai quel sacco non si sia ancora rotto." Udì una voce divertita alle mie spalle e non c'era bisogno che io mi girassi per sapere di chi si trattasse. Lo ignorai e colpì il sacco con una velocità tutta mia senza mai smettere.
"Dovresti fermarti. Quel sacco non resisterà più..." Sentì che si avvicinava, però io continuai.
Sinistro, destro, sinistro, destro...
"Cos'è successo questa volta?" mi domandò con voce pacata.
"Niente" Risposi ansante e piatto.
Sinistro, destro, gancio sinistro, gancio destro.
"Per quanto ancora ti lascerai sopraffare dai fantasmi del passato ?" Continuò con voce seria, fermai il sacco con una mano e lasciai entrare l'aria nei polmoni.
Strinsi i pugni fino a far diventare le mie nocche bianche mentre cercavo di non perdere lucidità.
Ancora una volta.
L' avevo persa ancora una fottuta volta.
"Dylan..." mi richiamò ma io lo ignorai ancora una volta.
Per quanto cazzo di tempo mi tormenteranno?
"Smettila di chiuderti nel tuo guscio cazzo!" Sbottò vicino alle mie spalle.
Tenni ancora i pugni stretti sul sacco e non potei far a meno di pensare a quanto cazzo potessi essere stronzo.
Sentì che mi appoggiava una mano sulla spalla lentamente e mi faceva girare verso di lui...
Alzai lo sguardo fino ad incontrare i suoi occhi azzurri cristallini come diamanti ormai privi di espressione che mi guardavano seri e freddi.
"Dylan non lo fare. Sono qui per aiutarti, ma tu me lo devi lasciar fare" sussurrò stringendo la mia spalla.
Ero incapace di parlare in questo momento. Riuscì solo a guardarlo e annuire.
Non mi ero mai fatto vedere debole e indifeso da nessuno, anche se Kaleb era un'eccezione.
"Non ho bisogno di aiuto adesso Kaleb." Risposi freddamente togliendo la sua mano dalla mia spalla. I suoi occhi si restrinsero a due fessure e mi guardarono di malo modo.
"Menti. Ti conosco benissimo Dylan e sono il tuo migliore amico. Se hai bisogno..."
"Senti" lo interruppi bruscamente." Cosa sei venuto a fare qui?"
"Dobbiamo andare a scuola e oggi è il primo giorno, tua madre mi ha mandato a chiamarti visto che non ti trovava da nessuna parte ed eri sparito quattro ore fa..." Affermò seccato e preoccupato al tempo stesso.
Alzai gli angoli della bocca in un lieve sorriso "Bene adesso che hai recepito il messaggio te ne puoi andare"
Mi guardò per qualche istante e se ne andò facendomi il terzo dito" Fanculo"
"Non fare tardi" mi ammonii aprendo la porta.
" Si mamma" scimmiottai la sua voce mentre lui mi lanciò una scarpa che schivai subito ridendo di gusto.
Se ne andò chiudendosi la porta alle spalle e lasciandomi ridere come un matto.
Lui era il mio migliore amico.
***
Entrai in macchina e accesi il motore controllando se avevo tutto il necessario per oggi. Telefono, accendino, sigarette, portafogli, gomme, biro, soldi, documenti...
Dove cazzo avevo messo il mio coltellino tascabile?
Lo cercai dentro il cruscotto e lo trovai sotto a dei documenti che avevo messo lì in caso mia madre li trovasse in camera. Nessuno lo doveva sapere, specialmente lei.
Partì sgommando e controllai l'orologio, erano le 8:15 e avevo 15 minuti per andare a destinazione.
Sentì il telefono vibrare e per poco non sbandai vedendo il display. Accostai l'auto in un angolo e risposi.
"Pronto" Dissi freddamente.
"Mi scusi se non sono riuscito a chiamarla prima, ma ho avuto delle notizie che le interesseranno"
"Non farmi perdere tempo e parla"
"Si...ecco...ieri l'hanno vista a Londra due miei uomini e l'anno seguita" disse timoroso dalla mia risposta.
Non ci credo. A Londra. Merda.
"E...? "
"E quando ha svoltato in un angolo sembra sia scomparsa, abbiamo cercato dappertutto ma di lei non abbiamo più trovato traccie..." Balbettò dall'altro capo.
Strinsi il volante e digrignai i denti.
"Che cazzo significa? " Sibilai con voce minacciosa e bassa.
"Ecco..."
" L'Avevate sotto i denti e l'avete fatta scappare? Sapete da quanto cazzo la sto cercando?" sbottai furente di rabbia. "Se non mi dai buone notizie, considerati un uomo morto." Attaccai senza attendere risposta e buttai il telefono sopra il sedile.
Cazzo. Ero circondato da gente inutile.
Londra. Era a Londra e io non lo sapevo. Merda ma come avrà fatto a trasferirsi da un continente all'altro senza essere beccata da mia madre? O da mio padre?
Appoggiai la testa sul volante e feci dei respiri profondi. Ricevetti un messaggio e mi allungai per riprendere il telefono sotto mano.
KALEB:
<<DOVE CAZZO SEI? >>
Oh merda. La scuola.
Accesi il motore e partì a tutta velocità incurante dei semafori rossi.
Dopo cinque minuti ero davanti ai cancelli della EASTBOURNE SOUTHAMPTON. Scesi dalla macchina e per poco non andai a sbattere contro il mio migliore amico.
"Si può sapere dove eri?" domandò cercando di calmare la sua voce tesa.
"Rilassati ora sono qui no? " Affermai incurante delle ragazze che ci lanciarono delle occhiate mentre passavano. Kaleb sbuffò e mi sorpassò entrando dentro i cancelli.
C'era un via vai di studenti che non si poteva descrivere, era già tanto che ero riuscito a fare un passo dentro la scuola.
Ragazzi e ragazze che si salutavano dopo 3 mesi di vacanze estive, persone che fumavano, ridevano, c'è chi se ne stava in disparte...sembrava un caos qua dentro. Mi guardai intorno e notai una ragazza in particolare che attirò la mia attenzione,capelli castani e occhi di uno strano colore, stava parlando con un ragazzo dai capelli rossi con dei tatuaggi sul braccio.
Non saprei il perché ma quel ragazzo mi era familiare.
"È lui. Alec" Rispose il mio amico fermandosi di fianco a me e seguendo il mio sguardo.
"Quell' Alec?" domandai sentendomi la rabbia montare.
"Si, Alec Nigel" Kaleb mi guardò con uno sguardo interrogativo " non fare stronzate Dylan, ricordati di non dare nell'occhio."
Alzai gli occhi al cielo e cercai di darmi una calmata " No tranquillo, sarò discreto" gli sorrisi.
Ci fermammo un attimo prima di entrare dentro a parlare e vidi una ragazza con i capelli neri e uno sguardo cristallino varcare i cancelli.
Sembrava che al posto degli occhi avesse due smeraldi verdi cobalto.
Il contrasto tra occhi chiari e capelli scuri era magnifico.
Appena si accorse che la stavamo fissando troppo ci lanciò un'occhiataccia e aumentò il passo fino a scomparire dalla nostra vista.
"Mi sembra di conoscerla..." Affermò Kaleb con uno sguardo pensieroso.
Già.
"Impossibile. Dai muoviamoci dobbiamo parlare con Alec." Gli feci l'occhiolino mentre lui sorrise cattivo ed insieme entrammo dentro a cercarlo.