Una trappola per Clarissa

By Ketty92

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Il passato segreto di Clarissa tornerà sconvolgendo non solo la sua vita serena, ma anche quella dei suoi ami... More

Routine spezzata
Il ritorno del passato
Verso San Valentino
Fantasmi
Una visita sgradita
Passato e futuro
Messaggi dall'Ade
Non esistono le coincidenze
Inizia la guerra!
Fuga
Chi sei realmente?

Maschere

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By Ketty92

Derek era deciso a parlare.

Soddisfatta del proprio operato tornò in piedi e aspetto con le braccia incrociate e sguardo incusatorio.

-Io non voglio che torni, a differenza degli altri.-

Si sentiva confusa.

-Cedric riesci ad andarmi a prendere dell'acqua.-

Sembrava contrariato però fece come gli chiese e tornò indietro dove aveva visto il bar.

-Jessica non vuole  che io torni. Non lo permetterebbe mai.-

-Ma fammi il piacere, non è un mistero il motivo per cui sono qua.-

Odiava ammetterlo, ma Jessica conosceva molto bene i suoi punti deboli.

-Io voglio che le cose cambino, voglio cambiare queste stupide regole antoquate. Ma se tu torni, beh lo sai.-

Anche lui aveva lo stesso problema di Clarissa, la lontananza era la loro soluzione.

-Ma Daniel cosa centra?-

-Avevo notato il modo in cui i vostri sguardi si cercavano, ma allo stesso tempo scappavate, l'uno dall'altra. Qualcosa che non riuscivo a comprendere, una cosa che tra noi due non mai successa.-

Clarissa lo guardava con stupore.

-Perché mi guardi così?-

-Da quando sei così romantico e filosofico?-

Entrambi soreisero, complici intuendo i loro pensieri.

-Bhe, Sasha preferisce il tipo romantico, quindi mi sono dato alla lettura.-

Lei rise. Non riusciva proprio a immaginarsi lui a leggere nessun tipo di libro.

-Sinceramente, non sono contenta che tu stia con Sasha.-

-Che sei, gelosa?-

Lei lo guardò riflettendo sulla risposta.

-Tu sei geloso di Daniel?- La domanda lo prese alla sprovvista, ma le parole uscirono da sole.

-Se penso le sue mani su di te, non mi fa nessun effetto.-

Al sentire quella risposta ci rimase male.

Non sapeva perché, ma avrebbe sperato che la loro storia avesse avuto un fondamento affettivo, almeno da parte di Derek.

-Voglio essere sincero, sono invidioso, di lui.-

Questo la confuse.

- perché? -

-Voi state provando sentimenti che io non proverò mai. Sarò sempre un bastardo, e non lo posso cambiare per natura.-

Le sembrava sincero e nei suoi occhi riconobbe l'ombra del suo passato.

-Forse, ma credo che tu sia già cambiato.-

Lui alzò gli occhi su di lei, scoprendo nuovi sentimenti sinceri.

Non era amore, ma comunque profondi e intensi.

- Ecco l'acqua.-

Cedric arrivò come un uragano a interromperli.

-Grazie, andiamo a prenderci un caffè.-

si alzò pronta a riprendere la corsa.

Prima di partire diede un'occhiata al telefono.

Dieci chiamate perse.

Tre dell'amica Giorgia e sette di un numero non registrato in rubrica.

-Faccio una chiamata e vi raggiungo al solito bar.-

La guardarono per un momento confusi, ma decisero di  avviarsi senza di lei.

Avvio la chiamata  con l'amica.

-Che stai facendo che non rispondi? Con chi sei?-

La voce colma di rabbia non assomigliava per nulla alla sua amica.

Rimase un secondo in silenzio cercando di capire chi fosse.

-Clarissa vuoi rispondere?-

In quel momento capì chi era al telefono.

-Daniel. Scusa, non sono riuscita a sentire il Cell. Ero andata a correre con Cedric e Derek.-

-Credevo che ormai stessimo assieme, cosa vai ingiro con altri.-

La frase la lascio di stucco.

Le sembrava strano, non l'aveva mai sentito così arrabbiato. Non le sembrava lui.

-Senti. Adesso torno in centro e ne parliamo.-

-Sarà meglio. E finiscila di fare la zoccola con quei due.-

Attacco la chiamata prima che lei potesse rispondere.

Sentiva tutto il corpo ferme per la rabbia.

Nessuno le aveva mai parlato in quel modo, nemmeno Derek, nonostante le mille litigate.

Una nuova forza le diede forza e cominciò a correre con velocità impressionante.

Lungo la strada superò i due ragazzi che stavano gareggiando a chi arrivasse prima. Lei non gli badò, come se nulla di ciò che la circondasse non esistesse.

L'unica cosa che aveva davanti a lei era il volto di chi l'aveva appena ferita e offesa.

Come poteva concedere un umiliazione a un sciocco umano.

Impiegò quindici minuti prima di voltare l'angolo dove si trovava il bar e avere di fronte Daniel.

-Come ti permetti di chiamarmi in quel modo.-

Gli piazzò uno schiaffo sulla guancia appena si alzò dalla sedia sotto gli sguardi allibiti di tutti.

-Che ci siamo persi?- Chiese Cedric arrivando stremato dallo sforzo appena fatto.

Derek si ergeva eretto in tutta la sua statura come far credere che lo sforzo fisico non l'avesse stancato, eppure il petto si alzava e abbassava in modo irregolare.

Daniel la guardò con occhi demoniaci, ma non servì a spaventarla.

-Andiamo a parlarne in privato.-

Le afferrò il braccio e la costrinse a seguirlo da dove era arrivata.

Derek guardò Cedric ed entrambi entrarono nel bar.

Il primo non spostò gli occhi verso i presenti, procedendo come se fossero aria, mentre Cedric li diede una rapoda occhiata verso gli amici di Clarissa salutando con un abitativo gesto della mano, un saluto ricambiato da pochi, gli altri erano coinvolti in un dibattito su ciò che era successo.

-Daniel non è quello che fa credere di essere.-

-A me sembrava apposto fino all'altro giorno. Non credo che sia così bravo a nascondere la propria anima a me.-

Parlavano piano, in modo di non essere sentiti, eppure erano troppo concentrati nello scambio delle proprie idee che non si furono nemmeno accorti della giovane dietro a loro e li ascoltava.

-Si lo so, nemmeno io ne sono stato capace, però l'altro giorno era tranquillo. Forse...-

Lasciò la frase, accorgendo della alta bionda che fece finta di mettersi tra loro per ordinare.

-Hey Giorgia.-

Cercò di fare finta di nulla Cedric.

Lei sorrise convinta che non l'avessero scoperta oriliare.

-Quanto hai sentito?-

Il sorriso si spense sentendosi quasi una criminale.

Ormai era tardi cercare di mentire, il tono di Derek era severo come un genitore tra il preoccupato e l'arrabbiato.

-Abbastanza.-

Nessuno disse nulla.

-Cosa sta succedendo? Chi siete realmente?-

Il terzo grado di lei non li prese alla sprovvista.

-Lo scoprirai.- la sua risposta secca non ammetteva repliche.

-Grazie.-

Dissero all'unisono i ragazzi appena vennero serviti.

I tre uscirono nello stesso momento Clarissa e Daniel tornarono a braccetto ridendo e scherzando come se nulla fosse successo.

-Eccomi, scusate se vi saluto solo ora.-

Tutti li guardarono, esterrefatti.

-Siete proprio strani voi due.- A parlare fu il fratello di Daniel.

La giovane lo guardo fisso con rabbia.

-Non ti preoccupare, noi stiamo bene così. Cmq l'invidia è una brutta bestia.-

-Ma che ci azzecca.-

E guardò il telefono come a voler evitare il discorso.

Clarissa non insistette.

-Bene, adesso che pace è fatta, possiamo tranquillizzarci.-

Cedric fece cadere la tensione creatasi.

-Ciao Luis, era da un pò che non ti vedevo.-

Clarissa si rivolse al giovane ragazzo accanto a Giorgia.

Lui alzò lo sguardo con un sorriso.

-Son sempre a Faticare, ovvio che non ci si vede.-

-Bravo.-

Il pomeriggio passò tranquillo, e la sera fu uguale.

-Tu credi che sia stata lei a provocare quella scossa?-

-Probabile, Derek. I suoi poteri sono cresciuti in questi anni.-

Cedric teneva gli occhi incollati su un libro vecchio e malconcio.

-Mi sembri preoccupato.-

-Il fatto è che li sta tenendo a bada senza che se ne renda conto. Non è per nulla bene.-

Derek lo guardava aspettando una spiegazione più esauriente.

L'altro alzò lo sguardo dal libro respirando.

-Non va bene perché se perde il controllo ha il rischio di distruggere la città.-

La sua espressione incuriosì Cedric.

-Derek che hai in mente? -

-Niente. Ho bisogno di prendere un pò d'aria.-

Cedric tornò alla sua lettura, ma la sua mente non finiva di pensare al comportamento di Derek.

Nel preciso momento in cui uscì dall'hotel il cel cominciò a suonare.

-Siamo pronti.-

Non rispose cominciò a correre senza una meta, con la voglia di lanciarsi nel vuoto e sparire per sempre.

I piani che da anni pianificava stavano diventando realtà.

Ma qualcosa gli diceva chè non era giusto, che quello era il tempo e luogo sbagliato.

"Sarà un disastro."

-Porta il pugnale. La battaglia è vicina.-

La chiamata venne interrotta, lasciando Clarissa nel silenzio della sua stanza.

Controllo il registro chiamate, l'ultima chiamata risaliva a tre ore prima ed era quella di Daniel.

Come se fosse stato tutto nella sua testa,

Ma non era frutto della sua immaginazione.

Nella sua mente cercò di collegare quella voce a un volto, ma niente, quella voce era sconosciuta tra i suoi ricordi.

Fissò la televisione spenta.

Improvvisamente il cowboy si materializzo come se fosse sempre stato lì.

Non ebbe paura, non fece nulla.

Rimase lì a fissarlo come se facesse parte dell'arredamento.

Guardò il cappello che gli copriva il volto.

Sentiva su di se quegli occhi senza vita che le infondevano calore.

Le sembrava strano, una sensazione provata in passato.

Nel giro di pochi minuti si addormentò serena sapendo che quella notte nulla le sarebbe capitato fino a quando quello spirito sarebbe rimasto in quella stanza.

Al suo risveglio il cowboy era scomparso, ma non se n'era andato del tutto.

Era ancora con lei.

La mattina passò veloce e in mente il pensiero fisso di quella misteriosa chiamata.

Durante il pranzo il telefono cominciò a suonare facendola trasalire.

Sua madre la osservava rispondere con preoccupazione.

-Ciao Clarissa. Sta sera vengo a prenderti alle sei. Vestiti per l'occasione.-

-Ok. Allora per le sei mi faccio trovare pronta.-

Non si era preparata nessun costume per carnevale, ma sapeva molto bene cosa indossare.

Cinque e mezza di sera.

I capelli erano già asciutti, mancava solo mettere il costume e il trucco.

Indossò il corpetto e  i pantaloni neri preoccupata che non le entrasse.

Ma il tessuto le scivolò sulla pelle senza alcun problema.

Jessica gliel'aveva detto il giorno che gliela diede.

Il tessuto era stato creato dalle fate ragno, non esisteva nulla di più elastico e resistente, infatti era tra i più rari.

Se fosse successo qualcosa quella sera era pronta ad affrontarla.

Un trucco semplice, solo un pò di fondotinta per dar colore al viso e l'elainer per risaltare il chiaro dei propri occhi.

E per finire mise i stivali e i copri braccia.

L'ultimo dettaglio e il più importante, il pugnale.

Uscì di casa sicura di se.

Per la prima volta in tre anni si sentì a suo agio.

-È bello rivedere mia sorella.-

Cedric l'abbraccio felice di vederla con la tenuta da combattimento.

Clarissa lo osservò con attenzione.

Cedric indossava il completo per le missioni.

-Niente male. Ti sei fatto un pò di muscoli.-

Lui sorrise e le fece segno di seguirlo.

-Si, ho intensificato gli allenamenti per aumentare la forza fisica e allo stesso tempo essere agile.

-Bene. Comunque, dove andiamo?-

Cedric continuò a procedere con decisione verso il molo dove erano attraccate alcune imbarcazioni di piccola misura.

-Vedrai, per il momento ci faremo una piccola gita.-Saltò su un motoscafo sciogliendo le cime.

Clarissa sali in modo goffo e scordinato.

Appena si sistemò partirono sulle calme acque della laguna.

Non ci volle molto per raggiungere la destinazione.

Lei riconobbe subito il casone dell'amica.

Solitamente tranquillo, in quell'occasione era stato addobbato come una discoteca.

-L'hai organizzato tu?-

Cedric fece un semplice cenno con il capo mentre rallentava.

Sembrava preoccupato per qualcosa.

Lei seguì il suo sguardo notando l'affollamento delle barche.

-Hai invitato tanta gente.-

Constatò.

-Qualcosa non va.-

Fece manovra fece il giro dell'isolotto.

-Che succede?-

Lei cominciò a preoccuparsi.

-Ricorda dove attracco, in caso di pericolo hai la tua via di fuga.-

-Cosa credi che succeda?-

Gli chiese preoccupata.

Nel frattempo lui era sceso dalla barca e stava fissando la cima ad un albero vicino.

Lei lo seguì attraverso il pantano sprecando di fango gli stivali.

Non le interessava molto, con tutto quello che aveva passato il fango era cosa da nulla.

-Ho chiamato Jessica oggi. A palazzo se ne sono andati tutti, è rimasta sola. E...-

Sembrava aver paura a proseguire la frase.

-Abbiamo perso il controllo. Ieri le vittime delle aggressioni sono scomparse.-

Preoccupazione, smarrimento, e tutte altre emozioni negative la invasero.

-Che intendi?-

-I corpi sono stati profanati, e quelli lasciati in vita sono scomparsi nel nulla.-

Clarissa si sentì disgustata.

-Ciao bella.-

Giorgia le si piazzò davanti come un terremoto, e la prese a braccietto allontanandola da Cedric.

Si guardò alle spalle in tempo per vederlo avvicinarsi a Derek.

I vestiti che indossava li riconobbe subito.

Gli abiti da pirata, gli stessi che indossava il giorno che si furono conosciuti.

La festa era molto animata, pieno di gente che non conosceva.

Le sembrava strano, gli unici volti noti erano i suoi amici stretti.

-Giorgia, tu conosci queste persone?-

-Sono amici di mio moroso e della sua famiglia, mi pare.-

-Ciao tesoro.- Daniel la strappò dalla sua amica con prepotenza e l'abbracciò con forza.

Appena si sciolse dall'abbraccio vide che lui guardava con trionfo i due ragazzi che cambiarono con astio il suo sguardo.

-Dovevi per forza invitare la scorta.-

-Lasciamo stare, per favore.-

Non aveva nessuna intenzione di litigare, aveva troppo nervoso per i fatti suoi.

-Comunque bella festa.-

Stefano arrivò con Alessandra, ridendo per una battuta appena sentita.

-Clarissa, davvero simpatici i tuoi amici.-

Lei d'istinto di voltò verso Cedric e Derek che stavano al telefono.

-Di chi parli?-

-Ma si sai, non serve spiegare.-

In quel momento due ragazze si avvicinerono alla piccola compagnia, non le dicevano nulla, avevano le maschere tipiche di Venezia e abiti sontuosi dell'Ottocento.

Quando furono vicine a lei fu una reazione spontanea.

-Ciao Margaret, Denise.-

Parlava come se fossero amiche dall'infanzia e ricordi confusi affermarono nella sua mente.

Ricordi dove giocavano e si confidavano segreti.

Ma quei ricordi non c'era nessuna traccia di emozione come se fosse uno spettatore davanti a un film.

Vide le faccie dei suoi amici.

Non si accorsero di nulla. Non sembravano minimamente confusi.

"Devo avvertire Cedric!"

- Senti, tu stai nascosto, a Clarissa ci penso io.-

La giovane ragazza Scese dal motoscafo e sistemò la cima su un albero dove era assicurata un'altra imbarcazione.

-Furbo mio fratello, ha preparato già la via di fuga.-

Il ragazzo con lei sembrava confuso.

-Forse se vengo con te posso convincerla.-

-No, peggioreresti la situazione. Lei odia Tiziano.-

E senza aspettare si avviò verso la festa lasciando solo il giovane a fissare la propria immagine nelle acque scure.

Capelli biondo cenere, abbronzatura dorata occhi azzurri e fisico da palestrato.

Sembrava proprio un surfista americano, come quelli della tv.

Sospirò malinconico, per la mancanza del suo reale aspetto e per la sua vita passata.

Stava per distogliere lo sguardo quando con la coda dell'occhio riuscì a intravedere un'ombra che entrava nel mare.

Sembrava come la coda di qualche pesce bello grosso.

Si senti pervadere dal panico.

Non aveva nessuna voglia di  restare in quel posto da solo.

Scese dalla barca per andare alla festa.

Sicuramente appena lei lo avrebbe visto, appena le parlerà si accorgerà di essere stata ingannata.

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