Quando uscimmo dal tatuatore avevo
le lacrime agli occhi.
Perché Harry aveva voluto farmi una
cosa del genere?
Sapevo benissimo che gli appartenevo.
Durante il viaggio di ritorno, era
strano, nel senso negativo del termine.
E, per l'ennesima volta, mi ritrovai con
la paura che soffocava qualsiasi altra
emozione.
Quando tornammo a casa, Harry
sbattè la porta d'ingresso.
"E così mi tradivi con il mio migliore
amico. Sei una troia. Come hai potuto
farmi questo..." urló.
Io non riuscì a dire nemmeno una
parola.
Ero troppo sconvolta.
Come poteva credere che io fossi sua
complice? Era Zayn che mi aveva
quasi molestata.
"Harry, io t-te lo giuro..è l-lui che m-
mi ha baciata" piansi "io non c'entro
niente, non ti ho mai tradito"
"Ah davvero? Allora baciare uno e
spogliarsi davanti a lui non vuol dire
tradire..."
"Harry, non è come pensi devi
credermi..." dissi con la voce interrotta
da singhiozzi.
Si mise a ridere. La sua risata era
cattiva, piena di dolore ma cattiva.
Poi, in meno di un attimo, mi afferró il
polso, stringendolo.
Mi guardó negli occhi sorridendomi
amaramente.
Uscimmo di casa.
La sua mascella era tesa. Era molto
arrabbiato, lo si poteva dire con
certezza.
Bussò alla porta di Arijane. Che
intenzioni aveva?
La ragazza aprii in un tempo che
sembró interminabile e in un secondo
le labbra di Harry si fiondarono sulle
sue.
No, non poteva succedere, non a me.
Ogni lacrima sembrava una cascata.
E più Harry toccava Arijane,
spogliandola, più mi sentivo il mondo
addosso.
Era troppo per me
Corsi, corsi il più lontano possibile,
più lontana da Harry, da Arijane e
dall'amore.
Dovevo ammetterlo, mi ero
innamorata di Harry.
Questo era scientificamente
impossibile per una bambola, ma era
quello che successe a me.
Harry mi aveva rubato il cuore e poi
me lo aveva spezzato in tanti pezzi.
E, in quel momento, ero io, io e basta,
che scappavo per la strade della città
col trucco colato, sia a causa della
pioggia sia per colpa delle lacrime che
non avevano mai cessato di cadere.
Dopo aver finito tutte le forze che
avevo nel mio esile corpo, mi sedetti
per terra, vicino a un muro.
Piangevo.
Pensavo a Harry e piangevo.
No, quello stronzo non mi avrebbe
rovinato la vita.
Corsi a casa di Stephanie, avrei avuto
ma mia vendetta.
Anche se erano le tre, non mi
importava, non più.
Suonai al campanello un paio di volte,
prima che una donna mi aprii.
"Chi caz...aspetta...Alison? Che ci fai
qui? Oh, poverina, vieni entra in casa."
"Ciao Steph, ho bisogno di un favore."
dissi spiegandole il mio piano.
Mi feci una doccia veloce.
Mi ritruccai, con un rossetto rosso
volgare e le ciglia finte agli occhi.
Stephanie mi prestó un vestito, uno di
Mr. Brown. Era corto, e pieno di
brillantini.
Non mi importava di niente, volevo
solo infilare i miei tacchi dodici e
divertirmi.
Salutai Steph con un "buonanotte"
sussurrato, e chiamai un taxi.
"Dove la porto?" chiese l'uomo al
volante.
"Al Becks" dissi con voce sicura.
"A quest'ora non vado in quel posto"
Era prevedibile. Il Becks era la
discoteca più pericolosa della città.
Harry mi aveva sempre proibito di
andarci, diceva che c'erano persone
poco raccomandabili. Era quello il
motivo per cui volevo andare proprio
li.
Se l'autista non voleva portarmi ci
sarei andata a piedi.
Uscii dalla macchina, facendo il terzo
dito al tassista, gesto che ricambió.
Mi avviai verso il Becks.
Ci vollero più o meno dieci minuti.
Non ero più la Alison di prima.
L'esperienza con Harry mi aveva
cambiata.
Mi avviai dentro il locale. Erano le
quattro del mattino. La musica era alta
e nell'aria c'era molto alcool. Iniziai a
ballare seducentemente, attirando
l'attenzione di molti ragazzi in quel
posto. Ne notai uno in particolare. Era
biondo, occhi verdi, alto e piuttosto
figo.
Si avvicinò a me.
"Hai un bellissimo culo, sai?"
Era anche romantico.
Risi.
Iniziai a baciare quel ragazzo.
"Vieni a casa mia" mi sussurrò
all'orecchio.
"Arrivo" risposi passando mi la lingua
sulle labbra.