«Io sono cosa??» Chiesi incredula.
«Ha sentito bene e ora si giri.»
«Non potete arrestarmi così, non ho fatto nulla! Quando mia madre è stata uccisa io ero allo stadio, non è possibile...»
«Abbiamo le prove.»
Strabuzzai gli occhi.
«Adesso si giri e venga con noi.»
Mi girai e loro mi misero le manette. Sentivo quel metallo freddo scontrare contro la mia pelle; dei brividi invasero il mio corpo.
Non era possibile quello che mi stava accadendo. Io non avevo fatto nulla, quale prove potevano mai avere?
Mi fecero salire in macchina e andammo in questura.
[...]
Entrammo in una stanza piccolissima è buia. Un tavolo e due sedie erano disposte al centro della sala. Mi sedetti sulla sedia nera e fredda, l'agente si sedette davanti a me.
Io ero lì, immobile, a fissare il vuoto, ancora incredula per quello che mi stava accadendo. Aspettavo che qualcuno dicesse "sei su scherzi a parte", ma nulla: era tutto vero.
«Allora signorina Allegri cominciamo.»
«Cominciamo cosa?» Chiesi incazzata. «Voglio qui il mio fidanzato e mio padre prima! Altrimenti non comincio proprio niente.»
«Si calmi. Sono stati entrambi informati e stanno venendo qui.»
Sbuffai.
«Ora tocca a me farle le domande e lei deve solo rispondermi, poi le farò vedere un video. Ok?»
«Me lo dice come se avessi altre scelte.» Dissi alzando gli occhi al cielo.
«Non ne ha.»
«Appunto.»
Mi ignorò.
«Dov'era il giorno dell'omicidio di sua madre?»
«Allo stadio.»
«Qui a Torino?»
«Certo.»
«Conosce qualcuno che potrebbe essere uguale a lei?»
«A chi? A me?»
«Si.»
Scoppiai in una risata.
«Che domanda è? Certo che no.»
«Va bene allora...»
Si alzò e andò a prendere quello che sembrava un registratore. Lo inserì alla corrente e fece partire un video.
Guardai attentamente; erano le riprese di una videocamera di sorveglianza.
Si vedeva il marciapiede vuoto, ma dopo qualche secondo ecco che arrivò mia madre. Stava comprando le sigarette in uno dei distributori automatici.
Mentre stava per andare via ecco che arriva un'altra donna con una pistola in mano. È di schiena non si vede bene. Le spara un colpo, mia madre cadde a terra.
Prima di correre via le dà un calcio sulla pancia, poi si gira verso la telecamera e.....Oddio ma quella sono IO!
L'agente mette in pausa.
«Abbiamo trovato questa registrazione una settimana dopo aver arrestato quei personaggi. Non è lei quella?»
«A quanto pare...»
«Quindi confessa?»
Mi girai verso il vetro che dava sul corridoio e vidi che Paulo e mio padre stava guardando dentro la stanza dove ero seduta io, stavano guardando me.
«Prima vorrei parlare con il mio fidanzato se è possibile.»
Fa cenno di sì con il capo e esce dalla stanza, al suo posto entra Paulo.
Corro ad abbracciarlo e le mie lacrime escono abbondanti.
«Sei lì da abbastanza tempo per aver visto anche tu il video?» Chiesi.
«Si...»
Sciolse l'abbraccio.
«Ehy io so che non sei stata tu.»
Mi asciugò le lacrime con il pollice e mi sorrise.
«Cosa faccio adesso? Mi metteranno in carcere...io non potrò mai più vederti e....»
«Shh...» Mi interruppe. «Andrà tutto bene come sempre. Tu eri con me e quella sera sei svenuta le telecamere ti avevano ripresa, hai un alibi.»
«Okay...» Presi un respiro. «Cosa dice mio padre?»
«È sconvolto, non ci crede nemmeno lui. Ascoltami bene..-»
L'agente rientrò interrompendo quello che Paulo stava per dirmi.
«Okay signorino Dybala lei deve uscire.» Disse acido.
«Ci vediamo dopo.» Mi disse Paulo mandandomi un bacio volante.
Uscì dalla stanza. Già mi mancava e sentivo una strana sensazione che non l'avrei mai più rivisto.
«Si sieda.» Mi comandò.
«Non sono stata io, glielo giuro! Ero alla partita e ci sono le telecamere che possono confermarlo.»
«Stiamo indagando per la polizia Argentina, ci hanno detto di vedere bene la situazione, ma loro ti vogliono là. Credo che andrai in carcere fino a che non scopriremo tutto.»
Chinai il capo verso il basso e piansi.
Era la fine di tutto; probabilmente sarei rimasta in carcere per 10 anni, visto le procedure come sono lente.
«Mi dispiace signorina Allegri.»
Uscì di nuovo dalla stanza, lasciandomi da sola.
[...]
Così decisero di trasferirmi definitivamente il giorno dopo al carcere in Argentina.
La mattina della mia partenza era una mattina fredda e grigia. Proprio come il mio stato d'animo. Non avrei più rivisto Paulo chissà fino a quando. Lui non sapeva ancora nulla de trasferimento, per questo avrei dovuto dirglielo quella stessa mattina.
Lo chiamai con il telefono del carcere di Torino, fortunatamente mi concessero la chiamata.
«Pronto..» Stava ancora dormendo, povero amore l'ho svegliato.
«Ehi amore...» Dissi con un misto tra sorriso e pianto.
«Leah...che succede?»
«Vieni a salutarmi?»
«Che vuol dire?»
«Mi trasferiscono al carcere in Argentina...è tutto finito per noi amore...vieni a salutarmi un'ultima volta?»
«Aspettami, sto arrivando.»
Buttò giù la chiamata.
Io mi accasciai a terra e iniziai a piangere disperatamente, ricordando tutti i bei momenti passati con lui.
Le risate, i pianti, le litigate, le nottate passate a fare l'amore....
Io lo amo alla follia e adesso sto per perderlo per sempre.
Grazie Paulo per aver reso la mia vita una favola, ma si sa che la vita non è come nelle favole qui non sempre finisce con "e vissero tutti felici e contenti".
Delle guardie vennero a prendermi e stavano per portarmi via. Paulo non era ancora arrivato.
Ad un certo punto lo vidi correre verso di me e un sorriso si fece largo tra i miei pianti.
«Leah!!!! Aspettate vi prego!»
Le guardie si fermarono alcuni minuti, così lui ci raggiunse.
«Amore...mi dispiace tanto.» Piansi.
«Ti tirerò fuori. Te lo prometto.»
«Non puoi, non puoi. Ascoltami bene. Voglio che tu mi saluti tutti, ok? Paul, Alvaro, Simone, Giorgio, Gigi, tutti! Salutami anche Jessica e ringraziala per tutto quello che ha fatto per me. Salutami mio padre e digli che è un grande uomo. Poi voglio che mi lasci perdere, non cercare più di salvarmi, ok? Trascinerò giù anche te e non voglio. Adesso puoi rifarti una famiglia con Antonella e puoi farla contenta. Ti amo e ti amerò per sempre, un giorno tornerò. Te lo prometto.»
Le guardie mi trascinarono via. Non potei nemmeno dargli l'ultimo bacio.
«LEAH!! Ti avevo promesso che ti avrei detto cosa significava il mio tatuaggio! Ricordi? Tu mi hai detto quelle cose e ora tocca a me.»
Aspettai la risposta, mentre mi trascinavano per il corridoio.
«Rappresentano la morte di mio padre, rappresentano il lutto che ho avuto quando l'ho perso. Sono due le strisce e, anche se, la tradizione parla diversamente io ne dedico una a te e una a mio padre. Si, perché oggi mi stanno portando via una persona a me troppo cara. Ti amo Leah, non ti dimenticherò mai.»
Come vorrei correre e andare ad abbracciarlo, ma non posso.
Piango e piango.
«Ti amo anche io Paulino.» Sussurro.