La sveglia suona sul mio comodino e io la spengo subito, per poi sbadigliare in una maniera non proprio femminile e sofisticata. Mi giro su un fianco e le mie labbra si piegano spontaneamente in un sorriso non appena vedo delle pieghe sulle lenzuola, i segni lasciati da Luke la notte scorsa. Prima che tornasse a casa sua abbiamo passato tutto il tempo abbracciati, le sue labbra accanto al mio orecchio per sussurrarmi parole dolci, proprio come tutte le altre notti da quando abbiamo risolto ogni cosa al ristorante di zia Maddie. È scappato anche qualche bacio - okay, molti - e il nostro rapporto è finalmente tornato ad essere lo stesso di quando eravamo sull'isola deserta, ovviamente con qualche sostanziale differenza. Ammetto di provare fin troppo spesso la mancanza di quei giorni, specialmente degli ultimi, ma penso che non ci sia qualcosa di più bello di vedere Luke mangiare, rimettersi in forze e riempire le sue guance fino a poco tempo fa scavate, per non parlare di quando viene al ristorante alla fine del mio turno e mi rivolge ogni piccola attenzione, ignorando apertamente Sophie. Un po' mi dispiace per lei, dal momento che so cosa possa provare ogni volta che Luke ed io ci baciamo, ma non penso che lei fosse innamorata di lui, perciò non provo alcun senso di colpa. Anzi, le metterei volentieri le mani al collo ogni volta che si comporta in maniera odiosa con i miei zii al ristorante, ma non sono così sciocca da farlo, correndo il rischio di finire nei guai.
La suoneria del mio cellulare mi riscuote dai miei pensieri e, afferrandolo, noto la presenza di un nuovo messaggio da parte di Luke.
So che ti svegli a quest'ora e volevo essere il tuo primo 'buongiorno', quindi... buongiorno, principessa.
Santo cielo, potrei sciogliermi all'istante. Scommetto di avere un sorriso da idiota stampato in faccia, ma non mi importa più di tanto, specialmente perché nessuno può vedermi al momento.
Indigestione di miele? Mi sembri fin troppo dolce, Hemmings.
Mi affretto a scrivere, trattenendo una piccola risata, e lui risponde in pochi secondi.
No, mi sono semplicemente svegliato con l'immagine della mia piccola Phoebe addormentata impressa nella mente. Non sarà miele ma è altrettanto dolce, te lo posso assicurare.
Arrossisco fino alle punte dei capelli e, se da un lato ringrazio il cielo che lui non sia qui per vedermi, perché mi prenderebbe in giro, dall'altro vorrei stringerlo a me per le sue parole.
Ho un'incredibile voglia di baciarti, Luke Hemmings.
Non devo aspettare più di un paio di secondi per ricevere la sua risposta.
Oh, io non solo quello. Ma tra un'ora abbiamo un impegno, perciò non devo pensarci.
Un impegno? Ma di che cosa sta parlando?
Cosa?
Indugio qualche istante prima di inviare il messaggio, ma proprio non riesco a capire, perciò non posso fare altro che chiederglielo. Luke mi risponde subito.
Capisco che tu ti sia appena svegliata, ma come fai ad esserti dimenticata che oggi siamo ospiti a Studio 10 per un'intervista?
Oh, giusto. Non mi ero dimenticata dell'intervista, l'avevo proprio rimossa dal mio cervello perché, insomma, non faccio proprio i salti di gioia al pensiero di finire in televisione - come se la mia faccia non fosse già abbastanza presente in numerosi servizi da quando siamo tornati a Sydney - per raccontare a mezza Australia i quattro mesi passati con Luke sull'isola deserta.
Prima che possa chiedergli se siamo costretti ad andarci, mi manda un altro messaggio che non ammette repliche.
Ti passo a prendere io, così facciamo colazione insieme.
Non rispondo, limitandomi a sbuffare e a rotolare giù dal letto, così da svegliarmi del tutto in maniera abbastanza traumatica, l'unico modo per non rimettermi a dormire il prima possibile. Cerco di vestirmi in maniera decente e mi soffermo come sempre a osservare la mia figura riflessa allo specchio. Anche io, come Luke, sto iniziando a mettere su alcuni dei tanti, troppi chili persi sull'isola e devo dire che non mi dispiace affatto il mio corpo, ma solo grazie a quel ragazzo biondo che non perde mai occasione di ricordarmi quanto io sia bella ai suoi occhi e quanto dannatamente mi ami.
Sorrido e mi dirigo verso la cucina, trovandola naturalmente vuota visto che Alexis è partita un paio di giorni fa per andare a trovare dei parenti in Nuova Zelanda. Inizio a preparare qualche crêpes, un'azione a cui ancora non mi sono del tutto abituata, e non passa molto tempo prima che qualcuno suoni il campanello. Mi affretto ad aprire il portone e, naturalmente, mi trovo davanti Luke in tutta la sua bellezza.
«Ciao, principessa,» mi saluta e, prima che possa ricambiare, attira le mie labbra alle sue in un bacio breve ma pieno di dolcezza, per poi accarezzarmi le guance con la punta delle dita. «È profumo di crêpes quello che sento?» chiede poi, fiondandosi in cucina senza aspettare una mia risposta.
Alzo scherzosamente gli occhi al cielo e lo seguo, trovandolo già intento a strafogarsi.
«Ho come l'impressione che tu sia venuto qui per la colazione piuttosto che per me.»
«Be', ma è ovvio!» risponde, prima di scoppiare a ridere. Vedendo il mio sguardo fintamente offeso, spalanca le braccia con un sorriso, invitandomi ad abbracciarlo. «Vieni qui.»
Tuttavia, non aspetta che io mi avvicini, decidendo di stringermi direttamente lui a sé. Rimaniamo abbracciati per quelle che sembrano ore, ma non mi dispiace affatto: accarezzo con le dita la sua schiena, sentendo finalmente le ossa meno sporgenti, e annuso il suo profumo non troppo intenso, buonissimo.
«Principessa,» dice semplicemente, senza aggiungere altro, e io sorrido, per poi baciargli una guancia e sciogliere l'abbraccio. Sarei rimasta stretta a lui per giorni interi, ma si sta facendo tardi.
«Finisci di mangiare così andiamo,» dico poi, incitandolo a sbrigarsi, e lui prende dal piatto una delle tante crêpes, per poi dividerla in due parti e porgermi quella più grande. Questo gesto mi fa subito venire in mente i mesi passati sull'isola e non posso fare a meno di sorridere, notando come certe abitudini non siano ancora svanite del tutto. Così mangiamo insieme la crêpe ricca di crema al cioccolato e, una volta finita, andiamo in bagno a lavarci i denti.
Dopo aver perso non poco tempo a baciarci durante il percorso dal bagno al portone di casa e poi fino alla macchina di Luke parcheggiata sotto casa, finalmente ci dirigiamo verso il quartiere di Pyrmont, sede dello studio televisivo che ci attende per l'intervista. Per strada non facciamo altro che scherzare e ridere come due bambini, Luke canta a squarciagola le canzoni alla radio e gli automobilisti che sfrecciano accanto a noi ci riservano delle occhiatacce che non fanno che incrementare il nostro divertimento.
Quasi non facciamo in tempo ad arrivare di fronte alla sede di Studio 10 e a scendere dalla macchina che già numerose telecamere sono puntate su di noi, facendomi sentire subito a disagio. Ovviamente sapevo che non sarebbe stata una passeggiata affrontare le telecamere, ma speravo almeno di non dovermene preoccupare prima ancora di mettere piede nello studio.
Luke sembra avvertire i miei pensieri, perché mi sorride e afferra la mia mano, per poi stringerla con tutto l'affetto possibile. Sembrerà strano, ma mi sento già meglio.
Nel giro di pochi istanti veniamo accolti nello studio da due uomini di mezza età che ci scortano fino ai camerini, dove veniamo sistemati a dovere in modo da apparire impeccabili sul piccolo schermo.
Il tempo sembra passare fin troppo velocemente e io quasi non mi accorgo di ciò che mi circonda. Penso di non essermi ancora ripresa del tutto dall'enorme differenza di questo mondo rispetto alla nostra vecchia isola, alle innumerevoli persone e ai rumori assordanti, ma ci sto lavorando, sebbene sia una cosa piuttosto complessa. L'importante, comunque, è avere Luke accanto, sempre. Ringrazio il cielo che sia così vicino a me anche quando arriva il momento di finire di fronte a Sarah Harris, la bionda presentatrice di Studio 10, mentre le telecamere continuano a riprendere ogni nostro piccolo e insignificante gesto.
Luke ed io ci accomodiamo su due poltroncine posizionate di fronte a quella della presentatrice, mano nella mano, mentre lei ricorda velocemente al pubblico il disastro avvenuto mesi fa nel Mar dei Caraibi, quando quella maledetta nave è affondata e numerose persone, purtroppo, hanno perso la vita. Sarah dedica anche un saluto caloroso ai parenti delle vittime, seguita da un fragoroso applauso da parte del pubblico presente in studio, per poi rivolgersi finalmente a noi due.
«Adesso vorrei invece salutare i miei ospiti, Phoebe Anderson e Luke Hemmings, i due superstiti che hanno passato ben quattro mesi su un'isola deserta e che sono tornati a Sydney da non molti giorni.»
Parte un ulteriore applauso e io accenno un piccolo sorriso, sentendomi quasi obbligata di fronte agli sguardi insistenti di tutte le persone presenti in questo studio.
«Allora, ragazzi, come state?» chiede Sarah, quasi come se stessimo prendendo un caffè al bar. Tra l'altro, neanche mi piace il caffè.
«Oh, alla grande,» risponde Luke, la voce ferma e sicura. «Devo dire che mi mancavano i miei vestiti e lo spazzolino.»
L'intero studio scoppia a ridere, compresa la conduttrice del programma, e io non posso fare a meno di sorridere. Luke è riuscito a rompere il ghiaccio, per così dire, e io mi sento persino meno a disagio.
«Per non parlare del detergente intimo e della ceretta,» aggiungo e subito sento altre risate.
«Mi pare di capire che qui abbiamo una coppia molto simpatica,» commenta Sarah, prima che il suo sguardo finisca direttamente sulle nostre dita intrecciate. «A proposito di coppie, è vero che siete fidanzati?» chiede, assumendo il tono malizioso che solo una giornalista assetata di gossip può essere in grado di usare.
Non posso fare a meno di arrossire e lei se ne accorge subito, accennando una risata.
«Ma parleremo di questo più tardi, ragazzi. Piuttosto, diteci come avete fatto a sopravvivere senza fuoco, acqua, cibo e tutte le comodità a cui siamo abituati.»
«Luke fortunatamente è uno scout ed è stato in grado di accendere il fuoco e di costruire un rifugio molto resistente,» spiego, avvertendo un incredibile senso di orgoglio nei suoi confronti. Seriamente, senza di lui non avremmo superato neanche la prima settimana.
«Questa sì che è una cosa fantastica! Penso che a chiunque farebbe piacere avere accanto una persona così preparata in una situazione del genere e, ammettiamolo, pure così affascinante,» commenta Sarah, facendo arrossire Luke e ridere me.
«E non l'hai visto con la barba di due mesi e i vestiti strappati,» continuo io, abbassando il tono di voce come se le stessi rivelando un grande segreto, e il pubblico ride ancora una volta, seguito da Sarah.
«E l'acqua? Il cibo?»
«Abbiamo trovato un ruscello e Phoebe, per mia fortuna, ha pensato di raccogliere l'acqua con delle canne di bambù per farla bollire sul fuoco e uccidere i batteri e le spore. Io non ci avevo assolutamente pensato, le devo la vita e non solo per questo,» risponde Luke, tenendo lo sguardo fisso su di me e facendomi capire tutta la sua riconoscenza.
Ho una voglia pazzesca di baciarlo qui, davanti a tutti, ma cerco di mantenere un certo ritegno, visto che siamo pur sempre in diretta nazionale.
«Per quanto riguarda il cibo, non siamo stati poi così fortunati,» continua, prima di scoppiare a ridere insieme a me al pensiero di quei momenti. È incredibile che siano passati davvero. «Abbiamo trovato delle noci di cocco, dei frutti e una manciata di conchiglie.»
«E come avete fatto a prendere le noci di cocco?» chiede Sarah, sempre più curiosa delle nostre avventure.
Gli occhi di Luke finiscono subito su di me e sono quasi del tutto certa che stia per dire qualcosa di estremamente imbarazzante. «Oh, ci ha pensato questa piccola scimmietta.»
«Luke!» lo richiamo, arrossendo fino alle punte dei capelli, mentre l'intero studio si riempie di risate. Tra l'altro, mi ero anche quasi dimenticata di quei giorni trascorsi prima che ci spostassimo sulla nuova isola, quando non facevo altro che arrampicarmi sulle spalle di Luke per raggiungere le noci di cocco sulle palme incredibilmente alte.
Sarah continua a fare altre domande su quei quattro mesi e, naturalmente, Luke ed io non facciamo altro che imbarazzarci a vicenda, divertendo fino alle lacrime il pubblico e la conduttrice stessa. Purtroppo, arriva anche la fatidica domanda sul nostro rapporto ed è Luke a prendere la parola.
«Andare veramente d'accordo non è stato facile come potrebbe sembrare e, anzi, ci sono voluti mesi. Litigavamo spesso per le nostre contrastanti opinioni su come sopravvivere e, se solo avessimo iniziato a collaborare sin da subito, probabilmente avremmo evitato molte situazioni spiacevoli e spesso di pericolo. Ma non mi sento di attribuire la colpa a nessuno dei due, se devo essere sincero. Phoebe inizialmente era un po' acida, sì, ma io sono stato altrettanto fastidioso, pur sapendo quanto dovesse essere difficile anche per lei una situazione del genere,» si interrompe per pochi istanti, forse per riprendere fiato. «Dopo due mesi è cambiato qualcosa nel nostro rapporto, anche se non saprei di preciso cosa. So solo che Phoebe mi ha detto di apprezzare tutto ciò che facevo per lei e-»
«L'ho sempre apprezzato, sin dal primo giorno, ma ero troppo orgogliosa per ammetterlo,» intervengo io, mentre Luke sorride.
«È proprio questo il punto, principessa,» continua, rivolgendosi direttamente a me come se si fosse dimenticato dei nostri spettatori. «Hai messo da parte l'orgoglio per me e, se fino a qualche giorno prima avevo solo pensato di non sentirmi semplicemente attratto dal tuo corpo e dal tuo sarcasmo, in quel preciso istante ho capito di essere perdutamente innamorato di te, della tua dolcezza quasi sempre nascosta e di tutte le piccole attenzioni che mi dedicavi ogni giorno.»
Capisco di aver iniziato a piangere solo quando avverto il sapore salato di una lacrime sulla lingua e Luke allunga la mano libera verso il mio viso per asciugarmi la pelle con una dolcezza incredibile.
«Sai che ti amo alla follia, vero?» dico, senza provare un briciolo di vergogna perché, dannazione, amare questo ragazzo non è affatto imbarazzante. Forse è la cosa di cui vado più fiera della mia vita.
«Dio mio, siete fin troppo adorabili!» commenta Sarah, facendo esplodere all'improvviso la bolla di sapone in cui ci eravamo rifugiati per queste piccole confessioni, e sembra davvero commossa. «Ragazzi, l'intervista è quasi finita e io vi ringrazio per essere stati miei ospiti. Ora, però, un'ultima domanda mi sembra d'obbligo: cosa portereste su un'isola deserta?» chiede poi, facendomi venire per un istante la voglia di metterle le mani al collo. Luke sembra avvertire questo mio istinto omicida, perché soffoca una risatina e cerca di mascherarla con un attacco di tosse.
«Io porterei Phoebe,» dice poi, accarezzando con il pollice il dorso della mia mano, e io non posso fare a meno di sorridere, mentre i nostri occhi si incontrano di nuovo. È come se fossimo solo noi due, senza le telecamere, il pubblico e la donna seduta sulla poltroncina di fronte alle nostre.
Continuo a guardarlo negli occhi e, senza quasi accorgermene, rispondo alla domanda. «Allora io porterei i tuoi coltellini o non potremmo sopravvivere.»
Luke scoppia a ridere, un suono dolcissimo che mi riempie il cuore. Sento di nuovo di aver trovato il mio posto del mondo e, anzi, ho capito di non averlo mai perso: è ovunque vi sia Luke, con i suoi occhi celesti e il suo sorriso dolce, il suo tocco delicato e la voce calda, rassicurante, le sue battute squallide e i suoi gesti premurosi.
Per quanto mi riguarda, potremmo tornare oggi stesso su quell'isola deserta, affrontare ancora una volta la fame, la sete, i serpenti e il freddo pungente dei temporali notturni. Solo lui ed io, due naufraghi, insieme.
Fine.
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Sono commossa, sul serio, e vorrei avvertirvi subito che questa nota d'autore sarà immensa, dato che ho davvero molte cose da dire.
Prima di tutto ci tengo a precisare che il mio rapporto con questa storia è stato un po' bizzarro sin da quando ho pubblicato il primo capitolo: volevo scrivere qualcosa giusto per passare il tempo e inizialmente ero davvero ispirata da questa trama un po' particolare, ma poi ho perso del tutto la voglia di scrivere, non sentivo mia la storia ed ero persino intenzionata a cancellarla. Poi, non lo so, sono passati tanti mesi e le lettrici che mi scrivevano di continuare erano davvero tante e, sinceramente, non me la sentivo di lasciare le cose a metà, specialmente perché avevo finalmente ritrovato l'ispirazione, e adesso... ci credete se vi dico che mi sento male al solo pensiero che sia giunta al termine?
Incredibilmente la storia di Phoebe e Luke è proprio quella che adesso sento più mia in assoluto, forse perché mi ritrovo in entrambi i personaggi, cosa insolita per me. Phoebe, come già ho detto, è il mio pasticcino alla panna: inizialmente ha un carattere davvero insopportabile, lo so, ma penso che sia riuscita a dimostrare chi è davvero, ovvero una persona che difficilmente mette da parte l'orgoglio e che impiega molto tempo a fidarsi degli altri, ma che metterebbe a repentaglio la propria vita per chi ama, per Luke. E Luke... santo cielo, durante i primi capitoli avrebbe fatto concorrenza a un martire, eh? Poverino, sempre maltrattato da quella Phoebe perennemente ciclata e pronto ad ammazzarsi di fatica per farla vivere davvero come una principessa nonostante le loro condizioni. Anche in lui c'è qualcosa di mio (non sono una martire, sia chiaro!), perché anche io a volte sento addosso il peso delle aspettative della mia famiglia e ho una pazzesca paura di non essere all'altezza, di non essere abbastanza rispetto a quello che gli altri si aspettano da me. Luke alla fine cerca di non pensarci e di fare semplicemente il cantante, ciò che gli piace e gli riesce meglio, e io vorrei riuscire a prendere la sua stessa decisione, ma in futuro si vedrà.
Detto questo, c'è solo una cosa che mi rimane da fare, ovvero ringraziarvi una per una per aver letto questa storia e avermi sempre spronata a continuarla, per aver esultato con Luke e Phoebe per l'acqua e il cibo, per aver "pianto" con loro nei momenti di maggiore difficoltà e per aver reso questa storia la mia preferita fra quelle che ho scritto perché, sì, voi avete contribuito in una maniera incredibile con ogni commento, ogni sclero e ogni messaggio. Voglio ringraziare ehipaola perché senza di lei mi sarei fermata al capitolo sette e avrei direttamente cancellato la storia, perché mi è stata vicina quando avevo bisogno di ispirazione e quando la voglia di scrivere mi ha abbandonata del tutto, ripetendomi di prendermi il mio tempo e stare tranquilla. Voglio ringraziare fletcherssmile98 perché è la mia musa ispiratrice, la mia Beatrice, e mi ha dato un sacco di idee divertenti per questa storia, per non parlare dell'incredibile voglia di scrivere che mi ha fatto venire!
Adesso vi saluto e, ancora una volta, vi informo che, se ancora non ne avete abbastanza di me, potete passare a dare un'occhiata alle altre mie storie in corso (è arrivato il momento di ricominciare a scrivere anche Twenty Years Ago, sì) o a quelle che ho già finito (a chi ha letto Daisy, sempre su Luke, vorrei dire che ho finalmente iniziato a pubblicare il famoso quadernetto blu di Jacqueline, Jackie's blue notebook, che però non è una fanfiction, essendo il prequel). Se avete voglia di farvi quattro risate con una fanfiction dall'ambientazione un po' diversa dal solito passate a leggere anche Sweetly Yours sul profilo DivinaCommedia98 (è sia su Calum che sui Muke).
Vi mando un grande abbraccio e tanto, tanto, tanto affetto❤