My 'Dad'

Por j_bieberseyes

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Cosa fareste se da un giorno all'altro vostro padre decidesse di prendere la vostra custodia ? Cosa fareste... Más

Introduzione
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
ATTENZIONE
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
AUGURII
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
Capitolo 14
Capitolo 15
Capitolo 16
Capitolo 17
Capitolo 18
Capitolo 19
Capitolo 20
Capitolo 21
Capitolo 22
NON È UN CAPITOLO :
Capitolo 23
Capitolo 24
Capitolo 25
Capitolo 26
Capitolo 27
Capitolo 28
Capitolo 29
Capitolo 30
Capitolo 31
Capitolo 32
Capitolo 33
Capitolo 35
TANTI AUGURI
Capitolo 36
BUON ANNO NUOVO
Capitolo 37
Capitolo 38
Capitolo 39
Capitolo 40
Capitolo 41
non è un capitolo
Capitolo 42
Capitolo 43
Capitolo 44
Capitolo 45
Capitolo 46
È IMPORTANTE.
IMPORTANTE.
DECISIONE.
SONO TORNATAAA
BE UNBREAKABLE
HO AGGIORNATO

Capitolo 34

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Por j_bieberseyes

QUINN:

Quelle parole pronunciate da Justin continuavano a ripetersi nella mia testa in continuazione, era impossibile cercare di passarci sopra o fare finta di nulla.

Anche perché non ci avevo capito molto.

Come suo solito non mi aveva spiegato nulla, anzi era scappato via lasciandomi come una stupida con mille domande per la testa.

Significava che voleva mandarmi via da qui ?

Oppure l'aveva detto solo per spaventarmi ?

Infondo era tipico suo dirmi questo genere di cose.

Ero completamente confusa e anche spaventata, non volevo andarmene, non avevo neanche un posto dove stare.

E se era vero che voleva cacciarmi, dove mi avrebbe portata ?

Strizzai gli occhi cercando di abituarmi alla luce del giorno, non ero stata in grado di chiudere occhio, ogni 10 minuti mi svegliavo e cambiavo posizione.

Ovviamente a questo nuovo problema si aggiungevano i vecchi.

La pancia cominciava a brontolare, segno che la fame si stava iniziando a far sentire.

Non volevo mangiare.

Mi alzai dal letto andando in bagno.

Mi lavai il corpo indossando una maglietta larga nera ed un jeans stracciato alle ginocchia. Sulla maglietta misi una felpa sempre nera.

Mi legai i capelli in una coda alta, avrei dovuto lavarli ma non avevo né la voglia né il tempo per farlo.

Ci avevo messo si e no una quindicina di minuti.

Misi in bocca una gomma per cercare di attenuare la fame scendendo al piano di sotto.

"Buongiorno." Dissi appena entrai in cucina.

Justin stava leggendo il giornale mentre con la mano libera reggeva una tazza di caffè.

Alzó il suo sguardo su di me per poi riportarlo sul giornale accennando con la testa un saluto.

Sbuffai avvicinandomi al frigorifero tirando fuori una bottiglietta d'acqua.

"Mangia qualcosa."

Il suo mi sembrava un ordine più che una richiesta.

"Non ho fame." Risposi semplicemente richiudendo l'anta del frigorifero.

"Non mangi da giorni."

La sua voce si era alzata di poco.

Strinsi i pugni trattenendo la rabbia, "non ho fame ho detto."

"Non è possibile. Ti ripeto, mangia qualcosa."

Mi voltai verso di lui fulminandolo con lo sguardo, "si può sapere che cazzo vuoi ? Prima dici che non mi vuoi più e subito dopo ti preoccupi ?"

"Non ho mai detto di non volerti."

"Però vuoi farmi andare via." Incrociai le braccia al petto picchiettando il pavimento con il piede destro.

"Io dico tante cose."

"Si, e ne fai molte di più." Lo sfidai inclinando leggermente la testa verso sinistra.

Si alzò dalla sedia sogghignando maleficamente, "infatti, perciò non farmi fare stronzate e smettila di rispondermi così."

Si stava avvicinando a me.

"Tu commetti sempre stronzate."

Mi fulminò con lo sguardo, "quindi ieri ho fatto una cazzata quando ti ho salvata da quell'incendio ?" Corrugò la fronte assumendo il mio stesso atteggiamento.

"Veramente io so che è stato Nathan a salvarmi."

Restò in silenzio a corto di parole osservandomi attentamente, il suo sguardo bruciava sulla mia pelle.

Sospirai allontanandomi da lui ma afferrò il mio polso stringendolo fino a farmi male, "stai attenta a te."

"Io sto molto attenta a tutto."

"Non sembra proprio." Mi derise lasciandomi, lo fulminai con lo sguardo, "quello che è successo ieri non c'entra nulla."

Sapevo perfettamente che me lo avrebbe rinfacciato.

"Ah, giusto non è colpa tua."

"Comunque sia mi devi delle spiegazioni."

"Del tipo ?"

"Perché sei andato via, perché non mi spieghi cosa succede e soprattutto perché ieri hai detto che non resterò ?"

Alzò gli occhi al cielo, "ascoltami Quinn, queste cose lasciale risolvere a me okay ? Sono più grande e ho più esperienza, tu non preoccuparti."

"Mi preoccupo, sono cose che riguardano me oppure pensi che non lo abbia ancora capito ?" Ringhiai puntandogli un dito contro.

Sbuffò frustrato ravvivandosi i capelli, "ti ho detto di non impicciarti, quale parola non capisci ?"

"Quello che voglio è capire quello che sta accadendo." Urlai seccata alzando le mani in cielo.

"Non sta succedendo un cazzo, porca troia." Urló di conseguenza esasperato.

"Perché urlate ?"

Era Nathan, e non era solo. C'erano anche i ragazzi.

Feci un passo indietro guardando mio padre negli occhi "nulla, stavamo solo parlando."

"Sì certo, le urla si sentivano dal piano di sopra." Disse sarcastico Damon incrociando le braccia al petto.

Nessuno dei due rispose, mi limitai ad allontanarmi dal biondo, non avevo più nulla da dirgli.

Avevo ricevuto ancora un'altra delusione da parte sua, tanto per cambiare.

Non mi aveva spiegato un cazzo ma era stato capace di ferirmi ancora e ancora.

Ero anche insicura sul fatto che scherzasse quando aveva detto di volermi mandare via, forse i suoi piani erano realmente questi, lasciarmi di nuovo per liberarsi di un fardello.

"Vorrei andare a fare un giro."

Justin mi fulminò con lo sguardo mettendosi davanti a me impedendomi di arrivare alla porta d'ingresso, "non se ne parola proprio, tu resti qui."

"Perché ? Ho tutto il diritto di fare ciò che -" venni interrotta dal tono della sua voce.

"Non me ne frega un cazzo. Sono io che decido cosa devi fare qui, è chiaro ?"

Restai immobile osservandolo ad occhi sgranati, "e adesso vattene in camera tua."

Non mi mossi dal mio posto, non potevo dargliela vinta sempre e comunque.

Alzó un sopracciglio arricciando il naso "quindi ? Cosa ci fai ancora qua ?"

"Justin, io faccio quello che voglio." Risposi semplicemente spostando il mio peso da una gamba all'altra.

"Si. Forse in quella comunità del cazzo era così. Qua si fa quello che dico io."

"Basta, smettetela di litigare." Urló furioso Chaz alzando le braccia verso l'alto.

Mi voltai verso di lui sgranando gli occhi, aveva alzato la voce parecchie volte ma mai così.

"Avete davvero rotto le palle. Siamo in un momento critico e voi non fate altro che litigare.
Vi date addosso come se vi odiaste quando in realtà sapete meglio di me che vi volete un bene dell'anima. Sono stanco anzi, siamo stanchi, di sentirvi sempre, per ogni minima cosa iniziate a litigare buttandovi merda come se niente fosse. Siete padre e figlia, dovreste rispettarvi ma tutto quello che sapete fare è prendervi a parole, siete due bambini." Urlò ancora più incazzato avvicinandosi a me e Justin.

Non sapevo proprio cosa dire.

Aveva ragione.

"Smetterò di litigare con Quinn solo quando gli asini voleranno." Sputò con disprezzo mio padre fulminandomi con lo sguardo.

"Ed io smetterò di litigare con te solo quando imparerai a comportarti da padre." Ringhiai a mia volta stringendo i pugni.

Mi regalò un'altra occhiataccia per poi salire le scale andandosene in camera sua, l'odio nei suoi confronti era tornato, più forte di prima.

Scossi la testa andandomi a sedere su una sedia.

"Che testa di cazzo." Sbottò Nathan mordendosi nervosamente il labbro.

Abbassai lo sguardo osservami le scarpe, non avevo parole per descrivere quello che provavo.

Pensavo che stessimo andando finalmente d'accordo ma in realtà era solo una fottuta illusione.

"Quinn, ascoltami -" interruppi Damon prima che potesse dire qualcosa "non importa, è tutto apposto."

"Sì certo, come no." Il sarcasmo cadeva da ogni parola appena pronunciata.

Feci finta di nulla osservandomi le mani, mi ero stancata di soffrire sempre per colpa sua, dovevo imparare a fregarmene.

"Io vorrei solo che qualcuno di voi mi spiegasse cosa sta succedendo, non chiedo molto infondo."

"Quinn, ti spiegheremo tutto ma più in là."

"Cosa cambia ? Adesso o dopo è la stessa cosa perciò levatevi questo pensiero."

"Non possiamo."

"Non volete, è diverso." Sputai acida alzandomi dalla sedia infastidita, cosa cazzo gli cambiava spiegarmi cosa stava succedendo adesso ?

"Stai tranquilla e soprattutto calma."

"Come faccio a stare calma se Justin vuole mandarmi via ?"Alzai le mani in cielo zittendo definitivamente Chaz.

Sbuffai salendo le scale sentendo degli strani rumori provenire dalla stanza di mio padre.

Aprì la porta sgranando gli occhi a quella vista, non ci potevo credere.

Porca troia perché avevo deciso di entrare ?

Richiusi immediatamente la porta sentendo la mia faccia andare a fuoco per l'imbarazzo.

Dovevo immediatamente dimenticarmi di aver visto quella scena.

Jennifer non stava facendo un pompino a mio padre, assolutamente no.

Merda che scena disgustosa.

Li sentì dire qualcosa ma ero troppo sconvolta per ascoltare.

Dio, stavo per vomitare.

Me ne tornai al piano di sotto più sconvolta che mai.

"Quinn tutto bene ? Ti vedo più pallida." Mi disse Damon avvicinandosi a me.

Annuì distrattamente superando i ragazzi osservando il pavimento.

Solo per la figura di merda che aveva fatto, Jennifer avrebbe fatto meglio a non farsi più vedere da me.

Dopo pochi minuti vidi scendere Justin, non indossava la maglietta e il suo jeans era stropicciato.

Mi passò accanto come se niente fosse.

Infondo avevo solo visto la ragazza prenderglielo in bocca, nulla di strano.

"Quinn, dimentica quello che hai visto." Urló la gallina mentre scendeva le scale.

"Tranquilla, da te me lo aspettavo.
La prossima volta chiudi la porta."

"Attenta a come le parli, tua madre faceva esattamente la stessa cosa ma a tutti i ragazzi della scuola." Ringhiò Justin stringendo i pugni.

Sgranai gli occhi facendo un passo indietro, quello che aveva detto era la verità ?

Mia madre faceva queste cose con chiunque ?

"Si può sapere che cazzo ti ha fatto mia madre ? Perché la odi così tanto ?"

"Io e Jennifer stiamo uscendo per dei servizi, torneremo tardi." Parlò Justin, ignorandomi completamente.

Era questa la considerazione che mi dava, il nulla cosmico.

Indossò una felpa nera ed un giubbotto di pelle per poi uscire di casa seguito dalla bionda.

"Voi conoscevate mia madre ?" Chiesi ai ragazzi mordendomi il labbro.

Damon annuì da parte di tutti.

Aggrottai la fronte "era davvero una che si comportava così ?"

"Quinn, dovrebbe essere tuo padre a dirtelo." Disse Seth gesticolando con le mani.

"Justin è uscito perciò sarete voi a parlare. Coraggio."

Mi sedetti su una sedia poggiando entrambe le braccia sul tavolo su cui erano poggiate diverse tazze del caffè.

"Non possiamo dirti molto, non la conoscevamo bene. Dalle voci che giravano non era una santa." Parlò Damon posizionandosi davanti a me.

Si ravvivò i capelli scuri schiarendosi la voce "dicevano che l'aveva data un po' a chiunque a scuola."

Mia madre era una troia.. Impossibile, l'avevo sempre vista come un punto di riferimento, era bellissima, dolce, buona, la donna migliore che io avessi mai conosciuto, non poteva seriamente essere una troia.

Jennifer lo era, Taylor lo era ma non mia madre.

"So che non mi credi. E spetterà a tuo padre raccontarti bene tutto." Aggiunse infine bevendo un sorso di caffè dalla sua tazza.

No, mi rifiutavo di crederci.

Non era possibile, non era vero.

Volevo sapere per filo e per segno la storia che c'era dietro la relazione dei miei genitori, nessuno dei due era mai stato in grado di dirmela, chi per un motivo chi per un altro.

"Anche con voi ha-" non terminai la frase sperando che capissero ciò che volevo dire.

Damon scosse la testa "sei impazzita ? Justin ci avrebbe ammazzato. Con noi no."

"Con qualcun altro si quindi ?"

I ragazzi si guardarono per poi annuire sconfitti "si Quinn, con un'altra persona che tuo padre conosceva."

E chi era quest'altra persona ?

Forse quel Victor oppure Daniel, infondo stesso mio padre mi aveva detto che faceva l'idiota con mamma.

Morivo dalla voglia di avere delle spiegazioni su quest'argomento.

"Quinn, ti va se usciamo ? Magari torniamo al mare oppure non so dove vuoi tu." Cambiò argomento Damon, ci pensai un po' per poi annuì felice correndo verso la porta.

Uscire mi avrebbe fatto bene e poi stavo iniziando ad amare il mare.

I ragazzi mi seguirono fuori la porta entrando nelle macchine, io mi sedetti accanto a Damon e con noi vennero Nathan, Chaz e Ryan.

Abbassai il finestrino chiudendo gli occhi mentre l'aria fredda mi pizzicava il viso, i miei capelli, se pur legati, presero a scompigliassi andando in tutte le direzioni.

Erano diventati decisamente troppo lunghi, forse una spuntata potevo benissimo farla.

Mi ricordai subito di Kevin, lui amava i miei capelli, ci passava ore intere a toccarmeli senza mai stancarsi e io non potevo chiedere di meglio, adoravo il modo in cui lo faceva.

Chissà cosa stava facendo, se mi pensava, se era partito e se era ancora amico di Derek e gli altri.

Non lo sentivo da veramente tanto tempo, non l'avevo più cercato in realtà. Sapevo che si sarebbe solo infastidito di più e non volevo questo, lui era proprio come me.

Quando si incazzava non voleva rotture di coglioni tra i piedi.

Arrivammo finalmente a destinazione.

Più ci tornavo e più mi piaceva, non mi annoiavo mai di stare qui, ed adoravo quando mi ci portavano.

Inoltre preferivo stare qui piuttosto che a casa a litigare con mio padre.

Scesi dalla macchina sistemandomi meglio la felpa che indossavo.

Era una giornata abbastanza calda, ma comunque sia preferivo restare vestita così com'ero.

"Vi andrebbe di andare a mangiare la pizza dopo ?" Chiese Nathan indicando un ristorante di colore celeste e bianco, sospirai morendomi nervosamente il labbro, non volevo nulla.

"Certo, ma ora facciamoci una passeggiata." Rispose Chaz mettendosi accanto a me.

Annuì camminando sulla spiaggia.

C'erano parecchie persone nel complesso, alcuni ragazzi giocavano a pallavolo, altri a calcio, alcuni bambini venivano aiutati dai loro genitori a costruire castelli di sabbia.

C'era una felice atmosfera, le persone erano allegre e si divertivano.

Respirai l'aria di mare, amavo quell'odore, mi liberava i polmoni.

Abbassai lo sguardo osservando una bambina di circa cinque anni con in testa una benda rosa e bianca, i suoi occhi erano azzurri e i capelli le arrivavano fino all'ombelico ed erano di un biondo platino, dire che era bella era un eufemismo.

Mi sorrise mostrandomi i suoi dentini bianchi mentre alzava una manina per salutarmi, mi inginocchiai accanto a lei accarezzandole la testa con delicatezza "ciao principessa."

"Ciao, come ti chiami ?" Mi chiese con la sua voce angelica, le sorrisi "io sono Quinn, e tu ?"

"Io mi chiamo Amy."

Sentì una fitta allo stomaco nel sentire il suo nome. Si chiamava mia madre così.

"Lo sai che hai un bellissimo nome ? Anche mia madre si chiamava così."

Mi osservò sorridendo "e adesso dov'è ?"

"Beh, lei ora è un angelo." Risposi osservando il cielo.

La bambina seguì i miei movimenti alzando il volto verso il cielo celeste, sembrava incuriosita da quella mia risposta ma si limitò ad annuire continuando a giocare con una macchinina rossa.

Mi alzai salutando la bambina per poi camminare in avanti ma una voce richiamò la mia attenzione.

"Quinn, Quinn, Quinn." Il mio nome fu ripetuto per tre volte da una voce sottile e dolce, mi girai osservando una bambina fin troppo familiare corrermi incontro stringendomi in un abbraccio.

"Skylar, ma cosa ci fai qui ?" Le chiesi subito inginocchiandomi per abbracciarla.

"Sono qui con-" non terminò la frase che una voce che conoscevo fin troppo bene attiró la nostra attenzione.

Era lui, proprio lui.

Si avvicinò a me lentamente.

Aveva i soliti capelli scuri sempre pettinati all'insù, la sua maglietta nera aderiva perfettamente al suo corpo, il jeans strappato a vita bassa, le supra nere sporche di sabbia, il suo sguardo serio, i suoi occhi scuri.

Mi sembrava più bello del solito.

"Quinn." Sussurró una volta che mi vide.

Ci osservammo per alcuni minuti senza fare nulla.

Non avevo assolutamente nulla da dire, avrei solo voluto corrergli incontro ed ucciderlo di mazzate per come si era comportato così.

Urlargli contro quanto fosse stato bastardo a lasciarmi sola, e fargli capire quanto mi fosse mancato.

Fece un passo verso di me e intuì le sue intenzioni, mi alzai correndogli contro, aprì le braccia permettendomi di tuffarmici dentro.

Mi alzò il viso baciandomi.

Mi era mancato, lo ammettevo. Ma mi sentivo strana, come se stessi facendo una cosa sbagliata.

Mi ero immaginata tanto questa situazione, e ora che mi ci trovavo dentro qualcosa non andava.

Mi strinse più vicino a lui.

"Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo." Ripeté queste parole almeno dieci volte, sorrisi osservandolo.

Ed io ? Io lo amavo ancora ?

Un colpo di tosse alle nostre spalle interruppe il nostro momento di ritrovo.

Mi voltai trovandomi davanti i ragazzi, mi ero completamente dimenticata di loro.

"Amore, vado un attimo a recuperare mia sorella, torno subito." Mi sussurrò all'orecchio il moro dietro di me, annuì lasciandogli un dolce sorriso osservandolo andare via.

Mi toccai le labbra continuando ad avere la solita strana sensazione.

"Vedo che siete tornati insieme." Sputò freddo Nathan arricciando il naso in una smorfia di disgusto.

Nathan..

Annuì in risposta sorridendo.

"Ma fingi di essere stupida o lo sei per davvero ?" Mi urlò contro avvicinandosi a me minacciosamente.

Corrugai la fronte più che confusa, perché mi stava parlando in quel modo adesso ?

Cosa avevo fatto ?

"Scusa qual'è il tuo problema ?" Chiesi seccata alzando le mani in aria, mi afferrò per un braccio facendomi avvicinare a lui decisamente troppo, sentivo il suo respiro sulla mia pelle.

"Sei stupida o cosa ? Quello ti farà soffrire di nuovo."

"Scusa ma penso di essere abbastanza grande per poter prendere da sola le decisioni."

"Tu sei una stupida, non vedi l'ora di soffrire e tornare a piangere per colpa di quel fottuto bastardo." Urlò infuriato facendomi sobbalzare, i suoi occhi mi stavano letteralmente uccidendo.

Era geloso ?

Lasciai uno sguardo a Chaz che come previsto si avvicinò a Nathan allontanandolo da me, in quelle condizioni avrebbe di sicuro rischiato di fare qualche cazzata.

Non riuscivo a capire quale e dove fosse il problema, davvero era geloso di me ?

"Quinn, Justin ha detto che dobbiamo tornare." Mi avvertì Damon mentre riposava il suo cellulare nella tasca del jeans scuro.

Scossi la testa "non importa io resto qui con Kevin, voi andate."

"Non sarà per niente felice di sapere che tu non gli hai obbedito, e prenderà davvero a male il fatto che stai qui con Kevin."

Sbuffai seccata "ho bisogno di passare del tempo con lui, tanto per Justin ci sono o non ci sono è uguale, adesso andate."

"Facci sapere se stai bene." Disse infine Chaz spingendo Nathan lontano da me, li salutai riavvicinandomi a Kevin.

Mi sedetti accanto a lui, pensando però ad un'altra persona in quel momento.

JUSTIN:

"Che cazzo significa che è rimasta in spiaggia con quella testa di cazzo ?" Sbottai fuori di me verso Damon.

"Una sola cosa dovevate fare, ed era badare a mia figlia. Possibile che l'abbiate seriamente lasciata con quella sottospecie di bestia immonda ?"

"Esatto Justin, è tua figlia. Dovresti occupartene tu non noi." Ringhiò Nathan puntandomi un dito contro.

Lo fulminai con lo sguardo "stai attento a quello che dici, ci metto due minuti a farti male e sbatterti a calci in culo fuori di qui."

Strinse i pugni guardandomi male.

Ultimamente non facevamo che litigare anche io e lui.

"Adesso vado a prenderla con le buone o con le cattive, mi ha stancato. Le ho esplicitamente detto di non restare fuori casa da sola. Pregate per il suo bene che mi dia ascolto subito, potrei seriamente non rispondere delle mie azioni questa volta." Sputai con veleno puntando un dito contro tutti.

"Justin ti prego, non farlo."

Mi girai verso Chaz scrollandomi di dosso la sua mano.

"Se le è successo qualcosa invece, me la prenderò con tutti voi." Sputai fuori per poi uscire velocemente di casa sbattendo la porta con violenza.

Mi ero stancato di stare ai giochetti di quella fottuta ragazzina, doveva obbedire a quello che dicevo io e basta.

Ero io che decidevo, e il fatto che non mi obbediva mai mi faceva girare seriamente i testicoli.

Entrai in auto sfrecciando alla massima potenza verso la spiaggia, dovevo trovarla e riportarla a casa con le buone o le cattive.

-•-•-•-•-•-•-•-•-•-•-•-•-•-•-•-•-•-•-•-•-•-
Buona sera bellezze.

Per prima cosa volevo scusarmi con voi per il ritardo, in questi giorni ho avuto molti problemi diciamo e non ho avuto proprio tempo per aggiornare la storia.

Spero che questo misero capitolo vi piaccia e se vi
va lasciate un commento o votate, mi farebbe piacere.

Detto questo vi ringrazio ancora per tutto, ciao e alla prossima amiche mie.

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