"Chi v'ha guidati, o che vi fu lucerna,
uscendo fuor de la profonda notte
che sempre nera fa la valle inferna?
Son le leggi d'abisso così rotte?
O è mutato in ciel novo consiglio,
che, dannati, venite a le mie grotte?"
Dante Alighieri - La Divina Commedia, Purgatorio.
Qualcosa di fastidiosamente caldo le soffiava sul collo.
Sbuffò un paio di volte e poi si rigirò nel letto, sperando ardentemente di non svegliarsi.
-Prim- sentì. -Avanti, svegliati.-
Spalancò gli occhi nella semi oscurità della sua camera e si tirò a sedere di scatto, completamente frastornata.
Nell'appartamento di Fidelia non volava una mosca.
Passandosi una mano fra i capelli arruffati, voltò la testa da una parte e dall'altra sgranando gli occhi per cercare di vederci qualcosa.
Poi, improvvisamente, scorse una figura spigolosa seduta in fondo al letto, bagnata da un freddo raggio di luna.
Notò solo allora che le imposte fossero spalancate. Un venticello freddo spirava attraverso le tendine color ruggine facendole svolazzare.
Prim si leccò le labbra, scattando immediatamente indietro, con le spalle che cozzavano prepotentemente contro la spalliera del letto.
La sua mano era già schizzata sul comodino a cercare freneticamente il pugnale dall'elsa scarlatta che teneva sempre accanto.
Da quando era morta Jemma, era terrorizzata che Isobel potesse venire ad uccidere anche lei.
-Chi sei?- sibilò, la voce arrochita come gracidare di cicale.
Si concentrò meglio sulla sagoma. La fioca luce che filtrava nella stanza ne illuminava a malapena il viso, facendo risplendere nell'oscurità la trasparenza cristallina degli occhi. Il profilo era spigoloso, gli zigomi sporgenti, le spalle ampie ed appuntite. Era familiare.
-Babbo Natale- rispose il suo ospite.
Prim ringhiò abbandonandosi di nuovo sul materasso, esausta.
Hugo.
Si passò una mano sul viso, estremamente irritata.
-Giusto per curiosità, ma voi streghe non dormite mai?-
-Non se ci sono questioni più importanti da sbrigare- rispose il ragazzo, risoluto come al solito. Stranamente, Hugo le aveva suggerito di tenere segreta la storia della veggenza, ancora non aveva capito perché. D'altra parte era astutamente riuscito a convincerla ad indagare per conto loro su Isobel e sull'uccisione di Jemma.
Una pessima idea a suo avviso, ma sembrava che l'unica cosa che potesse intimorire veramente Hugo fosse suo padre.
Sbuffò. -A cosa devo l'onore?-
-Dobbiamo andare in un posto.-
Prim sorrise stizzita. -Chissà perché questa mi sembra di averla già sentita...-
Hugo la ignorò. -I Dotti hanno detto che Jemma è morta poco prima che arrivassimo io e te, questione di istanti.-
Prim alzò un sopracciglio, guardandolo perplessa.
-I Dotti?-
-Medici magici- liquidò in fretta il ragazzo. -Il punto è che quando siamo arrivati, noi non abbiamo neppure incrociato Isobel. E dalla Sala dei Troni si può arrivare solo alla Sala degli Specchi che è un vicolo cieco, dall'interno.-
Prim si infilò una mano fra i capelli e prese a massaggiarsi la testa, confusa, ancora in preda alla sonnolenza.
-Non ti seguo.-
-Sto dicendo- riprese impazientemente Hugo -che Isobel dovrebbe ancora trovarsi all'interno di Kleatine.-
Prim sgranò gli occhi. -Cosa?-
-Così però non è,- proseguì il ragazzo -altrimenti l'avrebbero già scoperta.-
-Qual è la tua conclusione?- lo incalzò lei, avvicinandosi.
Aveva addosso solo una canottiera blu di cotone ed un paio di pantaloncini corti, di un completo sportivo. Il freddo che penetrava attraverso le imposte le accarezzava la pelle facendole rizzare tutti i peli biondi sulla nuca.
-Se Isobel non è più all'interno di Kleatine deve per forza trovarsi a Runadium.-
Prim sentì qualcosa formicolarle nello stomaco. Socchiuse le labbra, pensando a che cosa dire, ma non le veniva proprio niente.
Hugo gettò un'occhiata furtiva alla sveglia sul suo comodino.
Erano le due. Fidelia, intanto, non si era accorta di nulla: Hugo aveva un talento naturale per sgattaiolare nelle stanze delle ragazze in piena notte.
-Se andassimo nel covo delle banshee potremmo averne la conferma- sussurrò il ragazzo.
Era una proposta velata, Prim ne era cosciente.
-Banshee?- ripetè.
Non aveva mai creduto in nessuna creatura magica sebbene amasse descriverne le peripezie nelle sue storie e, a giudicare da tutto quello che le era successo, aveva sbagliato.
-Spiriti veggenti- rispose Hugo. -Proteggono le streghe e le loro famiglie. Abbastanza lagnosi, devo dire. Sicuramente saprebbero dirci cosa è accaduto nella Sala dei Troni e dove si trovi Isobel.-
-E dove potremmo trovarli?-
-Lockwood Cemetry, centosettanta kilometri da New York.-
Prim sgranò gli occhi come se Hugo avesse appena insultato un suo parente. -Sei impazzito? Sono due ore di viaggio!-
Il ragazzo alzò un sopracciglio, palesemente in disappunto. Detestava essere contraddetto.
-Se hai qualche idea migliore per carpire informazioni affidabili, prego, sono tutto orecchi.-
-Isobel non potrebbe essere scappata?- chiese, cercando di rimanere diplomatica.
-Potrebbe,- rispose Hugo in tono grave -ma ne dubito.-
Prim rimase qualche secondo imbambolata a fissarlo incredula, dopodiché sollevò un angolo della bocca, stizzita.
-Fammi capire, noi stiamo per andare ad imbucarci in un covo di spettri basandoci su di un tuo dubbio?-
Hugo sorrise, estasiato. -Spiriti veggenti, per essere precisi.-
Prim socchiuse gli occhi ed appoggiò nuovamente le spalle alla testiera del letto, esausta.
Era tutto così paradossale. Era impantanata fino al collo in qualcosa di tremendamente più grande di lei e non poteva combatterlo, non poteva semplicemente metterlo a tacere e fare finta che non fosse mai accaduto. Era intrinseco a lei, profondamente radicato nella sua natura.
Sapeva solo che non avrebbe mai permesso che la vita di qualcun altro fosse di nuovo spezzata in quel modo. Come sempre, il suo senso etico sopraffaceva la sua insofferenza in quei casi.
Una rosa, con un altro nome, avrebbe sempre lo stesso profumo.
Sbuffò.
Scese dal letto ed agguantò la piuma ed il pugnale dal comodino, dritta verso l'armadio.
La luna le sfiorava le gambe esili e pallide.
Gli occhi di Hugo erano fissi su di lei, la pungevano come spilli.
Spalancò le ante dell'armadio alla ricerca dei jeans. -Hai la macchina parcheggiata qui vicino?-
Ad un certo punto del viaggio, non avrebbe saputo dire bene quando, si era addormentata.
Hugo l'aveva lasciata sonnecchiare sul sedile del passeggero con la testa appoggiata al finestrino, senza nemmeno fiatare.
Quando aveva aperto gli occhi si era trovata circondata da alberi esili, frondosi e slanciati che si susseguivano l'uno dopo l'altro in due file ordinate sui due lati opposti della strada.
Hugo aveva accostato accanto all'entrata del Lockwood Cemetry.
Si voltò verso il suo compagno di viaggio, tirando su col naso. Erano ormai in inverno e di notte neppure le giacche a vento bastavano a riparare dal freddo.
Il ragazzo dischiuse le labbra, osservandola con un'espressione indecifrabile stampata sul viso.
Si schiarì in fretta la voce.
-Scendiamo?-
-Stavo per svegliarti- rispose lui. Poi aprì la portiera ed il gelo pungente invase l'abitacolo dell'auto. Prim si strinse nella giacca e fece lo stesso.
Si ritrovarono nel bel mezzo del viale alberato. Pensò che non fosse esattamente il posto più azzeccato per venire a fare una scampagnata alle quattro della notte: era terrificante.
Il cancello del Lookwood Cemetry era alto, in ferro battuto, con croci cristiane cesellate impiantate al posto dei battenti.
Più in alto, incisa su di un arco a tutto sesto, campeggiava la scritta: Lockwood Protestant Cemetry.
Era un cimitero protestante.
Hugo, tirando fuori una mano dalle tasche del montgomery, si avvicinò alla serratura, infilando un dito nella toppa.
Sussurrò un paio di parole che Prim non distinse chiaramente e poi, con un tonfo sordo, il cancello si aprì.
Deglutì. Non si era ancora abituata a quel genere di cose.
Hugo spalancò le inferriate e sgusciò all'interno facendole cenno con la testa di seguirlo.
Se da fuori quel posto metteva i brividi, dentro era ancora peggio.
Il cimitero si stendeva su di un piano obliquo, intersecato da due strade principali, una verticale, che portava fino alla cima del pendio, ed una orizzontale, che divideva a metà lo sterrato sepolcrale.
Prim si accostò istintivamente al ragazzo mentre avanzava spedito.
La via era costeggiata da cespugli di rose che un tempo, a Settembre, dovevano essere state rosse, ma che ora erano tutte appassite sugli steli spinosi.
-Carino qui, eh?- sussurrò guardandosi intorno circospetta.
Le gambe le tremavano come fili d'erba al vento. Se Fidelia l'avesse scoperta, probabilmente non l'avrebbe più fatta uscire per il resto della sua vita. Sfortunatamente, non aveva mai avuto il piacere di vederla infuriata. Sospirò.
Qualcosa si mosse fra le fronde degli alberi e lei saltò sul posto. Sentiva il cuore tamburellarle nelle orecchie come un martello. Non fece in tempo a voltarsi verso Hugo che le gambe le cedettero, piegandosi sulla ghiaia sottile del vialetto.
Il ragazzo la trattenne per le spalle, tirandola nuovamente in piedi, come nella casa di Esperancia.
-E' solo un corvo- disse, scorrendo con le punte delle dita le braccia infagottate nella giacca a vento. -E' tutto ok.-
-Sì, scusa- la sua voce ricordava vagamente il rumore delle unghie grattate sulla lavagna.
Proseguirono per la salita. Ora Hugo le teneva una mano piantata sulla schiena, in mezzo alle scapole. Era confortante.
Quando arrivarono in cima, il ragazzo guardò da una parte e dall'altra con una certa attenzione. Prim non riusciva a vedere più in là del suo naso.
-Di qua- fece Hugo prendendo la strada di sinistra. Forse, si disse, le streghe avevano qualche sortilegio anche per la vista a raggi x.
Proseguendo per il selciato, la luce fioca della luna pian piano filtrava fra i rami degli alberi, rischiarando l'aria intorno a loro.
Erano circondati da tombe. Prim cercava di concentrarsi sulla mano premuta contro la sua schiena, sul rumore che i loro passi facevano affondando fra i sassolini sottili della ghiaia, su qualsiasi altra cosa che non fosse quella lugubre fila di lapidi disposte l'una accanto all'altra.
Su di una, sotto al nome di un certo Terence, c'era scritto "memento mori".
Ricorda che devi morire.
Rabbrividì.
Dritto di fronte, in fondo alla strada, la luce lunare batteva su di una lapide addossata al muro, molto più grande delle altre.
-Eccolo- sussurrò Hugo allungando il passo.
Quando le fu di fronte, Prim poté vederla meglio. Si trattava di un parallelepipedo di ottone sul quale era stata posta la statua di un angelo piangente, accasciato con le ali basse ed il viso coperto.
Di fronte al parallelepipedo stava la lapide vera e propria, di marmo bianco percorso da sottili venature grigiastre, squarciato, nel mezzo, da una profonda crepa.
Non c'erano nomi, né date, né epicedi, solo una parola, scritta in caratteri latini: Purgatorium.
Hugo si avvicinò alla lapide e l'osservò attentamente per un paio di minuti prima di decidersi ad agire.
Piantò le mani su uno dei lati e spinse fino a farla rotolare giù, a terra.
Prim rimase sbalordita: nel parallelepipedo di ottone si apriva un passaggio che scendeva dentro le viscere della terra, buio e stretto.
Hugo corrugò la fronte, in disappunto. -Avrebbero potuto renderlo almeno un po' più carino.-
In un baleno, si era infilato nel varco e ci era sparito dentro.
Prim sussultò, poi, con estrema cautela, si avvicinò anche lei gettando un occhio a ciò che l'aspettava di sotto. A giudicare dal rumore che avevano fatto gli scarponi di Hugo una volta che era atterrato, il salto non doveva essere particolarmente alto.
Il vero problema era il buio pesto.
Intravide una mano che si allungava verso di lei e per poco non cacciò un urlo.
-Prendi- le disse Hugo. -E poi salta.-
Prim sospirò. Ogni istante che passava in quel posto la convinceva del fatto che fosse una pessima idea.
Sporgendosi in avanti, afferrò la mano del ragazzo rischiando quasi di capitombolare come un sacco di patate.
Infilò entrambe le gambe nel buco e poi saltò. Era molto più basso di quanto pensasse.
Fece un paio di passi avanti per assicurarsi di avere i piedi ben piantati al suolo e poi schioccò la lingua.
-Ci sono- disse.
Il buio intorno a lei era denso come il petrolio.
Hugo la tirò con sé in una direzione non meglio definita.
-Ora attenta,- disse -ci sono le scale.-
Mosse un paio di passi, traghettata dal ragazzo, e si rese conto, quando rischiò di slogarsi la caviglia inciampando sul primo scalino, che effettivamente aveva ragione.
I gradini erano alti e scivolosi e più scendeva, più Prim si sentiva mancare l'aria.
In fondo al tunnel, le sembrava di vedere una strana luce verdastra.
-Ci attaccheranno?- domandò candidamente.
Hugo rise, ma Prim non stava scherzando. D'altra parte, anche se fossero stati circondati da un'intera banda di assassini, non se ne sarebbe nemmeno accorta dal momento che non vedeva assolutamente nulla.
-No- le rispose Hugo.
-Come fai ad esserne così sicuro?-
-Siamo due degli esponenti delle otto famiglie più importanti fra le creature dotate di magia e la mia stirpe ha il potere di trasformare qualsiasi oggetto le passi fra le mani in un'arma. Tu che dici, ci attaccheranno?-
Il chiarore in fondo alle scale si faceva, man mano che avanzavano, più intenso.
Prim grugnì. -Perdonami, non sapevo che fossi dotato di tali portentose abilità.-
-Non vado a sbandierarlo in giro, sono un tipo modesto.-
-Già, me ne sono accorta- borbottò.
Hugo aveva le mani sudate.
In fondo alla scalinata c'era un varco della grandezza di una porta.
Prim ci passava perfettamente, ma Hugo dovette abbassarsi per entrare.
Oltre, il Purgatorium.
La somiglianza con una palude era sconcertante. Era un'enorme reticolato di liane e piante rampicanti attorcigliate intorno a rami e rocce sparse a perdita d'occhio. A terra, fra le crepe del granito scavato dall'acqua salmastra, si insinuavano sottili spire di edera e l'aria era putrefatta, puzzava di muffa e melma. La luce sembrava irradiarsi tutt'intorno a loro, di un verde opaco, chiaro e grigiastro.
Hugo lasciò la sua mano.
-Andiamo- disse. -E fai silenzio.-
Prim si mosse dietro di lui, sul suolo scivoloso come l'olio, guardandosi intorno circospetta.
Quel posto non le piaceva per niente.
Ad un tratto, sentì qualcosa rompersi sotto i suoi piedi ed abbassò immediatamente lo sguardo.
Un rametto si era spezzato.
Si trattò di un'istante. Un urlo straziante ruppe l'aria.
Hugo si voltò di scatto verso di lei, gli occhi spalancati come due porte.
-Cos'hai fatto?!- le chiese mentre l'espressione del viso gli si induriva progressivamente.
-Io ho calpestato un...- un altro urlo acuto, più vicino, li travolse come uno tsunami.
Prim aveva la pelle d'oca.
Hugo imprecò. -Ci vengono addosso.-
Spalancò la bocca. Sentiva le budella attorcigliarsi come la carta di una caramella.
-Avevi detto che non ci avrebbero attaccato!- urlò.
-Beh, evidentemente mi sbagliavo!- rispose il ragazzo guardandosi freneticamente intorno. La vena sulla sua tempia pulsava come se stesse per esplodere.
Da aggiungere alla lista delle cose da non fare: dare ascolto a Hugo.
Si guardò alle spalle.
Il varco non era più lontano di una ventina di metri.
Hugo nel frattempo, si era procurato una lunga asta di legno e la stava squadrando con aria vagamente critica.
-Che si fa?- domandò con i brividi che le correvano lungo la schiena come saette.
La sua mano si era già ancorata all'elsa scarlatta del pugnale.
-Tu che cosa proponi?- le chiese il ragazzo slacciandosi il montgomery e soppesando accuratamente l'asta.
-Scappiamo!- gridò.
Un altro urlo le perforò il cervello costringendola a portarsi le mani alle orecchie. La terra tremava, l'aria intorno a loro si addensava.
Hugo sorrise senza nemmeno un'ombra di felicità sul volto.
-Siamo ottimisti, vedo.-
Con uno schianto sordo, gli piombarono addosso.
Prim fu scaraventata a terra, nella melma di una pozza d'acqua putrida, senza che avesse nemmeno il tempo di rendersene conto. Sfoderò il pugnale e, combattendo contro il suo stesso terrore, si tirò in ginocchio in preda agli spasmi della tosse.
Guardò davanti a sé.
Qualcosa si stava avvicinando velocemente. Erano ombre, nebbia verde ed urlante che prendeva pian piano la forma di arti, corpi antropomorfi che brandivano arco, frecce e spada.
Prim cacciò un urlo e, un istante prima che le fossero sopra si buttò di lato, rotolando su se stessa, sul granito gelido.
Nella foga si era puntata il pugnale sotto lo zigomo, sfiorando superficialmente la pelle ed ora un rivolo di sangue le correva per la guancia.
L'aria era pesante come il piombo, piena di polvere e scura.
Si tirò in piedi cercando di non respirare.
Hugo era sparito.
Si guardò intorno, mentre altre ombre, scovandola, gridavano con la loro voce corrosa come l'acido.
Memento mori, Prim.
Brandì il pugnale di fronte a sé. Una misera consolazione visto che non aveva la più pallida idea di come si potessero uccidere degli spiriti con un pugnale.
Grugnì, leccando via il sangue dalle labbra.
-Ferro ignique!- udì ad un tratto.
La voce di Hugo.
L'aria si spaccò letteralmente a metà mentre un lampo di luce si abbatteva poco più in là.
Si voltò appena in tempo per accorgersi di un fendente che stava per reciderle il braccio.
Si gettò di nuovo a terra, trascinandosi con i gomiti verso la mischia pulsante di corpi aeriformi.
Doveva trovare Hugo.
Sentì un urlo al suo fianco ed allungò d'istinto il braccio, mossa dalla paura, trafiggendo uno spirito.
Strusciò a terra all'indietro mentre quello fischiava come una bomba ad orologeria e si dissolveva nell'aria. Guardò il pugnale. Era ricoperto di un liquido verde e denso che puzzava di rancido.
Funzionava, si dissolvevano.
Ansimando, pulì velocemente la lama sui jeans e si alzò di nuovo in piedi, correndo nella mischia con le gambe che minacciavano di farla cadere ad ogni passo.
Intravide ad un tratto la manica della giacca di Hugo strappata.
-Hugo!- urlò.
Le ombre di fronte a lei vennero divelte da un colpo preciso e matematicamente inferto.
Fra la nebbia, prendevano forma i lineamenti sfocati del ragazzo.
Aveva l'espressione contratta, gli occhi trasparenti che brillavano di furia, uno spacco sopra al labbro che gli sanguinava copiosamente.
-Prim!- rispose.
Al posto dell'asta di legno, ora fra le mani stringeva una falce nera come la pece. Sembrava la versione sexy della morte.
Prim si tuffò nel mare di spiriti, raggiungendo il ragazzo alla velocità della luce, il pugnale stretto a tal punto fra le mani da farle male.
Si piazzò alle sue spalle, schiena contro schiena. Ansimavano, lei tremava.
Il varco che Hugo aveva aperto si richiuse immediatamente. Fischiò e poi imprecò di nuovo.
-Che si fa?- chiese Prim.
Il ragazzo fece roteare la falce fra le mani come la pala di un mulino.
-Si solidificano quando attaccano- rispose, urlando sopra le grida. -Quando stanno per colpire, colpisci.-
Prim annuì, per niente convinta.
Hugo si scagliò in avanti, fendendo l'aria come una furia, mentre lei faceva lo stesso. Si abbassò a terra, schivando un affondo verticale e poi colpì lo stesso spirito alle spalle, facendolo sciogliere nell'aria come vapore acqueo.
-Potrei anche prenderci gusto!-
Prim avanzò ancora, sperando di non essere colpita quando meno se lo aspettava.
Hugo era accanto a lei, la seguiva con lo sguardo e con le azioni.
-Il varco!- le urlò.
Annuì e, ringhiando, si gettò sul granito per evitare un giavellotto sparato verso di lei come un proiettile.
Tossì. Si era sbucciata entrambe le ginocchia ed era riuscita a slogarsi una spalla. Aveva voglia di svenire.
Si tirò in piedi trovando la forza da qualche parte nel suo corpo.
Incrociò lo sguardo rabbioso di Hugo, più avanti, che intanto continuava a mietere vittime e si gettò all'inseguimento.
Ad un tratto, un altro urlo acuto straziò l'aria.
Stava per cadere a terra, era esausta.
-Fermatevi!- urlò una voce astratta, alle sue spalle.
L'aria tutt'intorno scoppiettava e strepitava come fuoco.
Si voltò di scatto.
Percepì qualcosa pungerle la schiena e, con una rapidità fulminante penetrarle nella carne, fra le ossa, nei muscoli, in mezzo all'addome.
Sgranò gli occhi e si voltò. Un arciere, dietro di lei, aveva appena scoccato la sua freccia.
Guardò in basso. Niente. Neppure una goccia di sangue o un accenno di dolore.
Avanzò, ansimando. In un attimo Hugo le fu accanto.
La nebbia, intorno a loro, andava scemando lasciando che l'ambiente si rischiarasse.
Una figura, di fronte, si stava avvicinando, sottile e pallida.
Era una donna.
Prim si premette una mano sulla pancia. Pizzicava.
Era scossa dai tremori, combatteva contro l'impulso di urlare. Si sentiva completamente dolorante.
Hugo, al suo fianco, era messo molto peggio di lei: aveva il viso ammaccato di lividi, i vestiti maciullati e sangue ovunque. Prim pregò che non fosse il suo.
Quando la figura fu vicina, Prim fu immediatamente catturata dalla sua impalpabile bellezza.
Era trasparente come l'acqua ed esile come un fuscello. Aveva lunghi capelli corvini che le incorniciavano il viso etereo ed una veste bianca, stretta in vita.
Fluttuava.
Sospirò e Prim venne investita da un forte odore di viole.
-Perdonate i miei farshee- sussurrò.
La sua voce era sottile come i fili di una ragnatela.
-Non riescono a distinguere gli amici dai nemici- sorrise come può sorridere uno spettro, ovvero tremendamente male.
-Perdonate voi l'intrusione, Aihbill- replicò in fretta Hugo, pulendosi il sangue dal labbro con la manica strappata del montgomery. -Non avevamo intenzione di causare un tale putiferio.-
-Cosa venite a cercare qui da noi, streghe? Il Purgatorium non è mai stato luogo molto amato dai nostri protetti.-
Prim sentiva le orecchie tappate. Qualcosa, in mezzo al ventre, aveva iniziato a pulsare prepotentemente.
-Vi sarà giunta voce della morte della giovane Jemma Riverbrow.-
Era un modo di dire, Prim lo sapeva. Se banshee e farshee erano davvero spiriti veggenti, allora dovevano averlo previsto, proprio come lei.
La banshee arricciò il naso. -Sì, abbiamo saputo, e ci rincresce molto- replicò.
-Se voi lo permettete, Aihbill, vorremmo porre qualche domanda alla banshee che vegliava sulla ragazza, in modo da poter ottenere informazioni cruciali ai fini delle indagini.-
Dal modo in cui Hugo la trattava e da come aveva immediatamente messo fine alla battaglia, Prim dedusse che Aihbill dovesse disporre di grande autorità lì dentro.
La banshee sorrise.
-Mi rincresce,- iniziò -ma sono giorni che la povera Baithe non si mostra fra di noi. Deve star soffrendo molto per la scomparsa della sua protetta.-
La mente di Prim ondeggiava come un'altalena. Uno strano calore le si stava spandendo il mezzo all'addome, accompagnato da brividi di dolore.
Ricordava di aver letto da qualche parte, quand'era piccola, che quando un umano moriva, le banshee ne piangevano per cent'anni la scomparsa, vagando per i boschi e per le lande desolate.
-Capisco- replicò semplicemente Hugo.
Il sudore gli imperlava la fronte condensandosi in goccioline brillanti.
-Posso dunque porle una semplicissima domanda?-
La banshee rifletté per qualche istante, poi annuì, un po' riluttante.
Era evidente che la loro visita non fosse affatto gradita.
Forse, immaginò Prim, in cuor suo quello spirito aveva sperato che morissero nell'agguato dei farshee.
-Dove si trova Isobel?- chiese Hugo.
Il sorriso formale che si era stampato in faccia dal momento in cui era apparsa Aihbill stava pian piano scomparendo.
-Nella città alla quale appartiene ma che rinnega ed oltraggia.-
Gli occhi di Hugo si accesero di un fuoco spettrale. Era la conferma che cercava.
-Ed in un posto molto più recondito e vicino- aggiunse poi.
Si voltò verso Prim ed i suoi occhi incolori la trapassarono da parte a parte. Sentiva il corpo in fiamme, il sangue ardente, il caldo bruciarle la pelle come il sole.
Un dolore lancinante all'altezza del ventre stava prendendo vigore.
-Essendo stati i miei farshee così scortesi, vi dirò di più- disse Aihbill, lo sguardo puntato su di lei.
-Scava nella tua mente strega novella, potresti trovarci qualcuno di indesiderato.-
Prim trasalì, serrando gli occhi. Qualcosa pulsava forte nel retrobottega del suo cervello.
-Grazie mille, Aihbill- disse Hugo, inchinandosi appena.
-Andatevene, streghe.- rispose bruscamente la banshee -Nessuno vi attaccherà, quindi tornatevene al luogo dal quale siete venuti.-
La sua espressione si era crepata, iniziava a diventare ostile, maligna.
Hugo annuì.
-Addio.-
Si voltarono, avviandosi verso il varco. -Non voltarti- le sussurrò Hugo in un orecchio non sapendo che non l'avrebbe fatto in ogni caso. Ogni passo che muoveva era una tortura, un dolore profondo che si spandeva per tutto il suo corpo.
Arrivarono al varco e presero le scale in silenzio, l'una dietro all'altro.
L'addome le mandava fitte lancinanti. Arrancava per le scale, cercando di tenere dietro al ragazzo come meglio poteva.
Arrivò in cima per miracolo.
Il buio era pesto. Sentiva addosso l'odore acre del Purgatorium, la polvere incrostata fra i capelli, la melma che le scivolava sulle gambe e le pesava sui vestiti.
Ansimò.
Hugo si voltò di scatto verso di lei. -Stai bene?- chiese.
Fece per aprire la bocca ma fu investita da conati di vomito che dovette reprimere con tutte le forze.
Si addossò al muro e tossì. La gola le bruciava come l'Inferno.
Hugo l'aiutò ad uscire dal buco, all'aria aperta.
Quando si trovo di nuovo fuori, l'ossigeno le innaffiò i polmoni come l'acqua in tempo di siccità. Ma qualcosa, più in basso non le dava tregua.
Era un dolore radicato nei muscoli dell'addome, infetto, molle.
Sentiva il bisogno di strapparsi i vestiti, di urlare, di vomitare.
Avvertì la vicinanza di Hugo ed alzò gli occhi al cielo. Le stelle erano lì, fulgide nel cielo d'inverno. Le girava la testa. All'improvviso, le gambe le cedettero. Si ritrovò a terra, ansimante.
-Prim!- urlò Hugo, accovacciandosi accanto a lei -Che ti prende?-
Tentò di parlare, ma tutto quello che le uscì fu un grido soffocato. Aveva la pelle grigia ed il sudore le correva sul corpo a fiumi. Si portò una mano sulla pancia, dove aveva sentito la carne perforata dalla freccia dell'arciere. Hugo le strappò letteralmente la giacca a vento di dosso e lacerò il tessuto del maglione con un colpo secco.
Una piaga coperta di melma verde e putrida in mezzo all'addome aveva imbrunito la pelle. Il suo corpo si contorceva dal dolore.
Finalmente riuscì ad urlare ma non fu affatto liberatorio.
Cercò di prendere aria ma sentiva la gola ostruita.
-Veleno di banshee...- sussurrò Hugo, accanto a lei.
Il suo viso era diventato più pallido di un lenzuolo. Deglutì. -Andiamo, ti porto da Sybilla.-
Faceva freddo.
Prim tossì. -Cosa?-
-Non parlare, non sprecare energia- le intimò.
Le passò un braccio dietro alle spalle, l'altro sotto le ginocchia e la sollevò in braccio come fosse stata una piuma.
Prim ringhiò e gemette. Stava morendo. Sentiva che stava morendo.
Hugo si mise a correre, non curandosi di infliggerle un dolore atroce ad ogni passo.
Sentiva le sue dita strette intorno alla spalla lussata a tal punto che avrebbe potuto slogargliela un'altra volta. In ogni caso, presto non avrebbe sentito più niente.
Puntò gli occhi sul profilo del ragazzo.
Era così aggraziato, anche con il sangue raggrumato intorno alla bocca ed i lividi che gli deturpavano gli zigomi. Aveva l'espressione dura, contratta, gli occhi vivi di paura. Sentiva il suo cuore battere dalla clavicola, attraverso il tessuto sottile e sfaldato dei suoi indumenti, all'impazzata.
Odorava di sangue.
-Prim, resta sveglia.-
Il vento fra i capelli dava sollievo al calore bruciante della sua pelle, la voce di Hugo iniziava a diventare solo un lontano ricordo, sopraffatto dal dolore.
-Ti prego,- sentiva le palpebre, doloranti, più pesanti del piombo -non addormentarti.-
Il suo corpo, ormai, era un peso inutile ed infetto.
-Ti prego, Prim- il cielo ed il colore azzurrognolo degli occhi di Hugo, il sangue, il cimitero, la magia. Era tutto finito.
-Resta con me.-
ANGOLINO TUTTO NOSTRO:
Buonasera ragazzi!
Come state?
Le idee per Runadium mi si accavallano in continuazione nella testa e questo è il risultato: scrivo come una disperata e in una settimana riesco a pubblicare addirittura un capitolo!
Sono molto felice di questa cosa, spero lo siate anche voi ahah :)
Fatemi sapere cosa ne pensate, come sempre, e , se vi va, lasciate anche una stellina magari!
Un bacione e grazie a tanto a tutte le persone che mi sostengono, anche in silenzio, perché non sapete quanto mi fate bene.
Un bacione e vi auguro tutta la felicità di questa terra!
Sayami98.