Cammino verso il bar, che vedo già abbastanza affollato davanti alle vetrine.
I miei capelli corti mi infastidiscono. Li avevo tagliati da poco, per l'estate. Ed ora mi arrivavano all'altezza delle spalle. Mentre io li amavo molto più lunghi, e lisci. Invece adesso erano anche abbastanza indomabili. Non avevo voglia di piastrarli dato che erano corti, così lasciavo che stessero naturali, ovvero con il ciuffo di lato, ed un po arricciati.
Mi fermo da un lato, abbastanza lontana dal gruppetto che stava chiacchierando amabilmente.
Incrocio le gambe, come ero solita stare quando aspettavo qualcuno.
"Buonasera!" sento una voce, allora mi volto e me lo ritrovo davanti. Con il gel nei capelli scuri, un giubbotto nero e dei semplici jeans.
"Ciao" lo saluto con un cenno della mano. "Come va?" gli domando. "Bene bene.. ti vergogni di me eh?" ammicca un sorrisetto. "Ma va.. hai fatto tutto tu" rispondo. "Ah.. quindi non mi hai fatto venire qui per non farmi veder da tua mamma?" continua lui avvicinandosi. Scuoto la testa. "No.." abbasso gli occhi. Mannaggia la mia timidezza, e il mio imbarazzo, e il mio non saper mentire.
"Ah ok.. allora ho capito male io" sorride ancora.
Il silenzio si fa imbarazzante. E il mio viso probabilmente diventa paonazzo.
"Vabbe dai.. era perché non potevo dirgli che uscivo con un ragazzo appena conosciuto, fine della storia" dico tutto d'un fiato.
"Visto che avevo ragione?"
"Si si.. hai sempre ragione. Andiamo?" dico.
"Certo Cris" sorride compiaciuto attraversando e prendendo le chiavi dell'auto dalla tasca dei jeans. Ok, menomale eravamo in macchina. Lo seguo. Mi apre la portiera, così salgo. Resto stupita da questo gesto. "Bisogna esser galanti no?" alza gli occhi, mentre gira la chiave e accende il motore.
Devo ammettere che mi sento in imbarazzo, molto. Nel silenzio della serata, con il ragazzo attento a guidare. Non avrei dovuto accettare questo invito. Avrei potuto starmene a casa. Tranquilla. E invece mi ritrovavo qui, accanto ad un mio coetaneo, semisconosciuto, a non riuscire a dire nemmeno una parola.
"Vuoi andar subito da Fiore? Oppure ci facciamo un giro prima?" la sua voce rompe il silenzio, e sento i suoi occhi su di me, in attesa di una risposta.
"Hai voluto andarci a tutti i costi no? Allora andiamo!" dico alzando le spalle.
Mi rendo subito conto di aver risposto in malo modo. Ero stata scortese.
Infatti vedo la sua faccia farsi cupa. E infastidita. E aveva anche ragione.
"Cioè scusa non volevo essere.." provo a rimediare ma mi interrompe. "Acida?" completa la mia frase.
Effettivamente si. "Eh.." dico prendendo il cellulare dalla borsetta, almeno per fare finta di esser impegnata in qualcosa.
"Sai cosa Cris? Rilassati! Non devi sentirti in imbarazzo" mi sorride. Mi perdo in quel sorriso, che stranamente mi rassicura.
Cerco di sorridere a mia volta. "É il mio carattere.. a volte vorrei non essere così. Eppure non riesco a cambiare" dico, e mi libero di un peso non indifferente.
"Oh ma non devi cambiare. Ognuno é speciale per quello che é. Solo che spesso indossiamo delle maschere. E non vogliamo mostrare il nostro lato migliore. Forse per riservarlo a chi riteniamo meriti davvero" dice.
Che discorso. Forse anche lei era un po come me. Non timido, anzi era il contrario. Però forse non mostrava sé stesso in modo trasparente.
"Mi stupisci sempre più. Sei un saggio" gli dico cercando di scherzare, anche se ammetto che fosse il mio pensiero reale. Tra frasi e discorsi seri questo ragazzo mi rivela una grande intelligenza.
"Sono intelligente, sì. Non lo credevi eh?" alza gli occhi, mentre riconosco villa Fiore, enorme e devo ammettere bella davanti a noi.
"Non lo sapevo" lo correggo.
Parcheggia e ci avviamo alla villa, che rivela già una grande presenza di persone, dalla musica e le voci che si potevano sentire dal cancello.
"Andiamo dai.." accenna suonando al campanello.
Entriamo nel cortile, non appena il cancello automatico di fronte a noi si spalanca, ed era enorme.
Un enorme cortile.
Pieno già di persone, che avevano formato dei gruppetti, intenti a parlare, bere e ballare. La porta della villa era aperta, e anche da lì intravedevo un via vai di persone.
"Ammazza quanta gente c'é oh" esclama Mattia, togliendomi le parole di bocca.
"Cerchiamo l'amico tuo" fa un cenno con la mano. "Si.. il mio amichetto" rido facendo una smorfia.
Entriamo nell'ingresso, e vedo Alessandro intento a porgere un bicchiere ad Olly, che mi indica.
"Cristina!" urla venendomi incontro. "Ciao Olly" la saluto.
Da quando era così gentile nei miei confronti?
"Il tuo amico non me lo presenti?" indica Mattia sorridendo come un'oca. "Piacere Mattia" sorride lui.
"Marchi! Che sorpresa! E vedo che non sei sola! Vi conoscete?" dice Alessandro in una smorfia. "Si.. non ti dispiace vedermi vero?" domanda Mattia con un sorrisetto di sfida. "No Bellegrandi, non aspettavo altro. Comunque qui c'é da bere.." indica un tavolo pieno di alcol, prima di sparire in giardino seguito da Olly.
"Quella sarebbe la ragazza che mi dicevi? Che le sta sempre dietro?" ride avvicinandosi al tavolo e osservando le bottiglie in fila sul tavolo. Annuisco. "Le piaci forse" gli dico. "Non é il mio tipo" sbuffa lui, servendosi della vodka nel bicchiere. "Vuoi qualcosa?" mi chiede. Prendo il bicchiere e lo riempio con della coca cola e del rum. "Che schifo" commenta Mattia. "É buonissimo" ribatto. Era un mix che adoravo.
Dopo aver bevuto andiamo in giardino. Aveva anche una piscina. E dei lettini intorno ad essa. Con molte coppiette sistemate sopra intente a baciarsi. Ma dico io, un po di contegno.
"Vieni" Mattia si era seduto su uno di quegli sdraio, uno dei pochi liberi. Mi avvicino, e mi fa posto.
"Allora avevi dei progetti?" chiedo. Era così curioso di venire a sta festa, e secondo me doveva avere in mente qualcosa.
"Che dici ci facciamo un giro di sopra?" abbozza.
"Sopra? A fare?"
"Bo vediamo che c'é.." si alza.
Non mi andava di restare da sola lì, in mezzo a persone sconosciute. E già mi sentivo osservata. Lo seguo accelerando il passo, mentre é già sulle scale.
Io avevo un piccolo appartamento con tre stanze, mentre quaesta casa mi sembrava una reggia. Cortile, piscina, due piani, stanze enormi.
Lo vedo avvicinarsi ad una stanza; sopra c'erano alcune persone, di cui tre miei compagni. "Bellegrandi qui?" sento dire da un ragazzo vestito molto elegante. "Giorgio" risponde Mattia. "Non sei tipo da queste serate.. che ci fai qui?" continua il ragazzo con aria di disprezzo. Mattia non gli risponde, sorpassandolo.
Resto nel corridoio, un attimo confusa dalla situazione.
"Bellegrandi perché scappi? Ho delle novità su tua cugina.. dopo Alessandro ha pensato bene di uscire con il sottoscritto" quel ragazzo continua a parlare, mentre Mattia é ormai in quella stanza, che presumo essere quella di Alessandro, ma non ne sono sicura. Mattia compare immediatamente sull'uscio, i pugni stretti, le labbra digrignate. "Mi manca poco e me la scopo anche io.. gli piacciono i bravi ragazzi a Greta eh?" Giorgio pronuncia queste parole, che mandano su tutte le furie Mattia; si avvicina a Giorgio e gli scaglia un pugno sul volto.
Il ragazzo cade per terra, e con lui un vaso che a parer mio sembrava abbastanza costoso e prezioso soprattutto.
Non so il perché ma me lo aspettavo. "Brutto figlio di puttana! Prova a toccarla e questo sarà solo un piccolo assaggio di quello che ti accadrà" urla Mattia, toccandosi la mano destra che aveva usato per colpire quel ragazzo.
I suoi amici restano un attimo interdetti, ma poi Alessandro compare dalle scale. "Cos' é questo casino?" domanda mentre nota Giorgio a terra, intento a rialzarsi, con un labbro sanguinante. "Porca troia! Quel vaso vale più della tua faccia lo sai?" urla Alessandro chinandosi a raccoglierne i pezzi. Si era rotto soltanto in tre pezzi, poteva andare peggio. "Ringrazia il tuo amichetto" dice Mattia guardandolo in cagnesco.
"Stronzo é colpa tua!" urla Giorgio avvicinandosi a Mattia.
"Siete due coglioni e basta!" continua Alessandro.
A quel punto intervengo perché la situazione cominciava a farsi delicata. "Andiamo dai" dico rivolta a Mattia. "Ecco brava. La tua ragazza forse ragiona meglio di te. Sparisci" dice Giorgio.
"Marchi questo sarebbe il tuo ragazzo? Non sei ancora troppo piccola per questo genere di cose?" ridacchia Alessandro.
"Vaffanculo Fiore" dico in una smorfia. Finalmente lo avevo mandato nell'unico posto che meritava. Dopo cinque anni in cui avrei dovuto farlo più volte.
"Attenzione Marchi, non é proprio un buon partito per te.. nasconde molte cose!" ride Alessandro.
Gli lancio un'occhiataccia e seguo Mattia giù per le scale.
Come camminava veloce.
Non riuscivo a tenere il passo.
Saliamo in auto, e il ragazzo accanto a me comincia a guidare, accelerando anche troppo.
Il contachilometri segnava 85 all'ora. Direi decisamente troppo.
"Rallenta dai" sussurro.
Ma pare non volermi ascoltare.
"Allora fammi scendere!" urlo.
Dopo nemmeno un minuto si accosta ad un giardinetto.
"Scendi allora!" urla battendo le mani nervosamente sul volante.
Che stronzo. Aveva il coraggio di mollarmi qui al buio a quest'ora.
Brava Cris. Esci con uno sconosciuto. Che non sembra essere quello che é. Complimenti.
Esco dall'auto, e sbatto la portiera. Comincio a camminare velocemente, cercando di capire dove mi trovassi. Era meglio chiamare un taxi forse.
"Aspetta dove vai!" lo vedo correrre dietro di me.
"A casa!" urlo.
"Scusami Cris.. torna qui dai" mi prende per un braccio, e subito mi scosto. "Dai perfavore" abbassa gli occhi.
Continuo a camminare.
Mi prende per mano.
E stranamente quel contatto mi fa sentire al sicuro. Come potevo sentirmi al sicuro con uno che fino a qualche minuto fa mi aveva spaventato. Questo non lo so. Non lo sapevo spiegare.
"Cosa..." mi interrompe. "Scusami" dice ancora. Il suo viso adesso mostrava dolcezza.
Cos'era tipo dr Jekill e mr Hide?
Scontroso e un attimo dopo dolce?
"Ti va di fare quattro chiacchiere?" propongo. E io che chiedevo a qualcuno di parlare era un evento raro. Segnare questa data sul calendario.
Eppure lo vedevo strano. Preoccupato. Ansioso.
Annuisce, tornando verso la macchina. Tolgo la mano dalla sua poiché mi cominciavo a sentire in imbarazzo.
Entriamo in auto. "Allora Bellegrandi" dico sorridendo. "Marchi.." mi sorride lui.
Ok, andava meglio. Vederlo sorridere era decisamente meglio.
"Hai voluto andare alla festa per pestare quello?" comincio.
Scuote la testa. "Se lo é meritato quello stronzo" dice tornando ad un'espressione abbastanza dura.
"Ho capito che devi tenere molto a questa tua cugina"
"Si.. la considero come una sorella. Da quando ho cercato di allontanarmi da quel giro, lei invece sembra fare il contrario.. e lo so che loro lo fanno per dispetto nei miei confronti. E questa cosa mi fa imbestialire" stringe di nuovo la mano in un pugno.
Allontanarmi da quel giro? Aveva detto così?
"Scusa tu eri... loro amico?" sgrano gli occhi.
"Si. Da ragazzino ero un casinista. A 15 anni stavo sempre al parco tutti i pomeriggi, a fumare, e fare cazzate. E lì ho consciuto Alessandro, Giorgio, Simone, Davide e gli altri" dice.
Praticamente tutti i figli di papà della scuola.
"Quindi eravate amici? Non lo sapevo.. non ti ho mai visto in classe o comunque parlare con Alessandro" rifletto. Se erano amici avrei dovuto vederli.
"É più di un anno che non ci parliamo più.. diciamo dalla fine della terza" precisa.
"Due mondi così diversi non possono andare d'accordo. Ne sono sempre più convinto. E infatti lo ho capito, a mie spese" continua.
"Avete litigato?" chiedo. Questa storia mi incuriosisce.
"Per essere sinceri mi sono rotto le palle io. All'inizio era divertente. Ma poi sono successe delle cose. Trattavano le ragazze come delle troie, e a me questa cosa non andava bene. Posso sembrare uno così ma non lo sono. Nelle feste come quella di stasera era peggio. Eravamo più piccoli, e accadevano sempre casini. Ha cominciato a girare anche della droga.. e se le era procurata Giorgio. Loro la hanno provata, io non ho voluto. E una sera una ragazza é svenuta in piscina, per colpa della coca. Se le é vista davvero brutta. E qualche stronzo aveva messo la bustina nella mia tasca.." si ferma.
Ascolto quasi incredula quelle storie.
Sospira.
"Io.. non so che dire" sono confusa.
"Ho avuto problemi.. ti lascio immaginare. Polizia, interrogatori.. giravano voci sul mio conto a scuola.. mia madre coinvolta, ci ha messo così tanto a farli ricredere.. ovviamente ero io quello a cui dare la colpa. É più facile incolpare il ragazzo tatuato, con gli anelli, un po strano, che abita alle popolari.. lui era il drogato, non certo i ricchi, figli di papà perfettini, con la cravatta" dice.
"Che schifo.." commento.
Mi sembrava sincero. E mentre lo raccontava potevo vedere nei suoi occhi il dispiacere, la tristezza. E la paura che deve aver provato in quei momenti.
"Begli amici.." continuo.
"Eh.. da quel momento mi sono allontanato. Sono stato un cretino già a dargli retta tutto sto tempo!" si gratta la fronte, pensieroso.
"Mi spiace" dico. Non sapevo cosa fare, era piuttosto scosso.
Avrei voluto abbracciarlo ma ero frenata. Poi non mi sembrava il caso.
"Grazie di avermi ascoltato Cris, davvero. Non tutti lo hanno voluto fare. É più facile credere alle cose facili.. alle apparenze" accenna un sorriso.
"Lo so bene.." rispondo.
"Ma invece tua cugina cosa...?" chiedo. Non la aveva nominata nel racconto.
"Lei era un po la nostra mascotte. La portavo sempre con me, nonostante fosse più piccola di noi di due anni. Poi si é messa con Alessandro, nonostante i miei avvertimenti. E ora Giorgio..non vuole ascoltarmi.. la prendono in giro.. e lo fanno apposta nei miei confronti.. ti giuro che glielo ho detto mille volte!" lo vedo sofferente.
Deve amare davvero tanto sua cugina. Ed é bello che voglia proteggerla.
"Stronzi.." dico.
Non giudico il suo gesto di prima. Lo capisco. Dopo tutta questa storia lo capisco.
Restiamo qualche minuto in silenzio, poi il mio sguardo cade sul display del cruscotto che segna che é mezzanotte e mezza.
"Forse é meglio tornare" dico.
Annuisce. "Ti porto sotto casa?" domanda ridendo. "Si.. ormai é buio e non ti vede mia mamma" sorrido dicendogli l'indirizzo.
"Io abito tre vie dopo..siamo vicini di casa" dice mentre accellera.
"Posso?" domando indicando la radio. "Come vuoi" annuisce.
Accendo la radio. Almeno se ci fosse stata una canzone avrebbe riempito il silenzio.
Avevo parlato troppo per i miei standard, e avevo immaganizzato troppe informazioni, alcune davvero impensabili.
Sarò libera di Emma risuona. Alzo leggermente il volume per poter sentire.
Accenno le parole sottovoce.
Mattia se ne accorge. "Puoi cantare se vuoi eh" sorride. "Non ti giudico" fa un cenno con la mano. "Perché te ne intendi?" domando. "Questa é un'altra storia.." dice in un sorrisetto.
"La prima sera in macchina al parcheggio..t'avrei stretto forte forte e sai che non si poteva e sarò libera" comincio davvero a cantare, trattenendomi dal come cantavo nella mia cameretta.
Mi contengo subito dopo, rendendomi conto di trovarmi di nuovo in imbarazzo, non appena vedo i suoi occhi fissi su di me, e il sorriso sul suo volto.
Arriviamo sotto casa mia.
Spegne la radio.
"Buonanotte Cris" sorride.
"Buonanotte Mattia, sai é stata una bella serata. E non lo pensavo" rido. "Eh vedi.. Ne.." lo interrompo. "Never say never no?" rido. "Esatto! Hai imparato ormai" sorride ancora, mentre gli faccio un cenno con la mano.