Racconti color buio

By monicaaaaa6

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Sconvolgenti risvolti di quattro vite normali. SOSPESA More

SEGRETI NELLA POLVERE: capitolo 1
SEGRETI NELLA POLVERE: capitolo 2
SEGRETI NELLA POLVERE: capitolo 4
SEGRETI NELLA POLVERE: capitolo 5
SEGRETI NELLA POLVERE: capitolo 6
SEGRETI NELLA POLVERE: capitolo 7

SEGRETI NELLA POLVERE: capitolo 3

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By monicaaaaa6

-Pronto?-
-Salve. Mi chiamo Andrea Molinari e vorrei avere qualche informazione sul negozio in vendita..- dissi sorpreso che qualcuno finalmente mi avesse risposto.
- Di cosa sta parlando?- rispose infastidito il signore. Senza motivo iniziai a farfugliare qualcosa sul negozio e sul numero riportato sul fogliettino della serranda.
-ah si! quella baracca. senta, venga domani mattina per le 8 a casa mia e ne discuteremo.- Detto ciò mi diede un indirizzo e riattaccò. Arrabbiato per il trattamento ingiustificato, ma soprattutto emozionato per il fatto che avevo fatto un passo avanti, decisi di andare a correre.
Era un venerdì mattina. Poca gente si trovava per le strade e quei pochi passanti preferivano rintanarsi nei bar al riparo dal freddo autunnale. Una leggera pioggerellina mi faceva compagnia nella mia routine giornaliera. Essendomi ormai trasferito a Torino da qualche settimana facevo sempre il solito percorso: davanti al panettiere, dove un'ondata di odori casarecci mi riportavano alle mattine in cui facevo colazione con i miei; poi davanti al bar, dove gli abitudinari chiacchieravano con le cameriere o leggevano il giornale; per poi passare attraverso il parco, i cui colori cambiavano imperterriti davanti al ciclo della vita. Quindi non mi concentrai poi molto su dove i miei piedi mi portassero, perchè sapevo che l'automaticità delle mie azioni mi avrebbe riportato a casa.
Quella mattina fu diverso, invece. Ciò che interruppe il flusso dei miei pensieri, per lo più concentrati sulla maleducazione della persona al telefono, fu il suono della campana della chiesa. Un suono che nel mio giro solito sentivo lontana, mentre in quel frangente era vicina e assordante. Così mi guardai attorno e ciò che vidi mi sconvolse. Inconsciamente ero tornato dove i miei pensieri fluivano: al negozio. Riprendendo fiato mi riavvicinai a quella vetrina; a quel posto che avevo visto solo una volta, ma che non avevo mai lasciato. Quel luogo che mi faceva scaturire emozioni ignote, che mi dava un senso di appartenenza. Quel posto che, mi promisi, sarebbe diventato mio.
Al mio rientro a casa trovai Sergio sul divano.
-ehi ciao.- disse mentre entravo. -allora saputo qualcosa per il negozio?- mi chiese continuando a fare zapping con il telecomando. Io gli raccontai della telefonata.
-ah meno male!- esclamò infine lui. Stavo per andare in camera quando mi chiese: -ma che hai fatto al braccio?-
Guardai nel punto in cui una cicatrice si stava formando e per un attimo mi feci la stessa domanda. Poi mi ricordai di quello strano ed inquietante sogno. E pensai perfino che potesse esserci una correlazione tra le due cose, ma accantonai questo pensiero e risposi semplicemente con un'alzata di spalle.

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