Ansia.
Mi stava divorando lo stomaco.
Ero seduta da ormai una decina di minuti sul divano con le gambe incrociate e con lo sguardo fisso nel vuoto. Cercavo con tutte le mie forze di non pensare che in quest'uscita avrei fatto solo casino, ma mi risultava quasi impossibile.
Ero già vestito perchè, presa dalla foga del momento e dalla paura di fare tardi, mi ero preparata in poco tempo, soprattutto per i miei standard. Ero terrorizzata dall'idea di poter sbagliare qualcosa, di dire cose stupide i, peggio, di non saper cosa dire e di fare figuracce di cui, ne ero sicuro, mi sarei pentito per il resto della mia vita. Lui era così perfetto in tutto e io, semplicemente, non lo ero. Avevo una paura fottuta di non essere abbastanza, per lui, per la situazione.
Mancavano meno di venti minuti al suo arrivo.
Ansia.
No, non avrei potuto farcela, non ne sarei uscita viva. Lui mi faceva quest'effetto. Riusciva a confondermi le idee anche solo guardandomi. S e solo avesse voluto avrebbe potuto piegarmi al suo volere con la facilità con cui si piega un foglio di carta.
Ero creta nelle sue mani.
Questo mi spaventava a morte. Non ero sicura di essere arrivata già al punto di non ritorno ma, sicuramente, ci ero molto, ma molto, vicina.
Il trillo del campanello mi fece sobbalzare e ridestare dai miei pensieri. Titubante abbandonai il morbido diveno dirigendomi verso la porta. Appena vi fui davanti poggia la mano sinistra sulla maniglia senza, però, trovare i coraggio di abbassarla. Fissai solo il materiale legnoso davanti ai miei occhi, poi pensai a quanto stupido fosse il mio comportamento e, prendendo un respiro, spinsi la maniglia di ottone verso il basso facendo scattare la serratura.
Lui era lì, in tutta la sua bellezza mentre mi sorrideva raggiante. Era vestito in maniera semplice ma, addosso a lui, quel jeans e quella maglietta sembrarono la cosa più elegante al mondo.
Mi presi qualche secondo per osservarlo, per realizzare che lui fosse davvero lì, con me.
-"Hei Cris"- mi salutò felice ridestandomi dai miei pensieri
-"Ciao Harold"- gli dissi in un sorrisetto sghembo per poi farmi da parte per permettermi di entrare in casa. Lui non se lo fece ripetere due volte ed entrò. Sembrava abbastanza rilassato, come se avesse tutto sotto controllo. Io ero l'esatto contrario.
Ero un fascio di nervi e di paura.
-"Mmm.. la smetterai mai di chiamarmi così?"- mi chiese sorridendo alzando gli occhi al cielo teatralmente
-"Mmm.. direi proprio di no"- dissi imitandolo per poi scoppiare a ridere seguita subito dopo da lui
La sue era, probabilmente, la risata migliore di tutte; la sua voce roca la rendeva più profonda e bella.
Guardai le sue labbra rosee e piene muoversi e non potei fare a meno di innamorarmene, perdutamente. Adoravo il modo in cui contrastavano con il verde dei suoi occhi ma, allo stesso tempo, ci stavano dannatamente bene. Nulla in lui stonava, era tutto curato nei minimi dettagli. Era tutto al suo posto, nella maniera più perfetta possibile. Lui, ne ero sicura, sarebbe stato perfetto anche con una tuta di due taglie più grande addosso.
Restammo un po' a parlare del più e del meno poi ci dirigemmo verso la sua auto. Dovevo rimediarne una anche io. Prima però avrei dovuto trovare un lavoro.
Mi annotai mentalmente di cercarne uno il prima possibile, non mi andava di fare la mantenuta.
Durante il tragitto verso non so dove mi accorsi dell'assenza di Ed
-"Hei dov'è il tuo pargolo?"- gli chiesi scherzando. Lui rise poi mi rispose
-"Lo ha reclamato la madre, ho dovuto portarlo a casa dei suoi genitori"- disse mettendo su un sorriso amareggiato
-"Ma quindi tu e lei.."- chiesi non completando la frase per paura di essere invadente
-"Se ne è andata, dopo avermi urlato di tutto e di più addosso, ovviamemente"- disse piatto
-"Ow, mi dispiace. E' per quella telelfonata vero?"- gli cheisi sentendomi subito in colpa
-"No Cris, ti ho giù detto che non hai sbagliato. E' solo lei che cercava un pretesto per andarsene, ha un altro."- disse per tranquillizzarmi
-"Come un altro?!"- gli chiesi sconvolta
-"Si l'ho scoperto qualche settimana fa. ma ora basta parlare di me, voglio sapere del tuo ricordo"- disse liquidando l'argomento e sorridendomi
-"Ehm si. Diciamo che non è proprio un ricordo, più che altro sono riuscita ad associare quello che ho avuto in spiaggia ad una persona"- iniziai spiegandogli. Lui, appena ci fermammo al semaforo, mi guardò curioso incitandomi a parlare -"Era Zayn, quello del ricordo"- confessai abbassando poi lo sguardo sulle mie mani in attesa di una sua qualsiasi risposta.
POV Harry
Zayn. Sempre lui.
Non potevo credere che fosse stato lui il primo ricordo di Cris.
Insomma, okay che erano stati insieme ma, da quello che mi aveva detto, per lei lui non significava nulla. Ma, d'altronde, io non potevo sapere come fosse il loro rapporto prima dell'incidente.
Solo, mi dava fastidio. Avrebbe potuto ricordarsi di Liam, o di qualche sua amica, ma no. Lui è stato il primo.
A quanto pare Cris stava diventando più importante di ciò che credevo. Stava pian piano inserendosi nella mia vita, silenziosa, così come era arrivata. E questa cosa non poteva che farmi piacere e rendermi felice. Mi stavo innamorando di lei senza neanche rendermene realmente conto.
Questo era ciò che lei mi faceva. Mi portava talmente fuori dai confini terresti facendomi perdere nella mia immaginazione e nel mio mondo.
Adoravo il modo in cui mi parlava, adoravo perfino il modo in cui pronunciava 'Harold'; per quanto potessi quel nome detto da lei sembrava quasi bello.
Tutto ciò che faceva era bello, anche la cosa più insignificante prendeva colore e dava emozioni. Per questo era speciale.
-"Uhm.. davvero?"- le chiesi cercando di fingermi contento e sorpreso allo stesso tempo stringendo sempre più forte il volante
-"Si, anche io non potevo crederci perché, insomma, Zayn per me è solo un amico"- disse e parve aver capito il mio stato d'animo. Solo con poche parole riuscì a tranquillizzarmi quanto bastava per non dare di matto proprio lì e, poi, per non inveire contro di lui.
-"Beh magari l'hai ricordato per qualche altro motivo. Forse era il tuo migliore amico prima o ti è stato vicino in un momento difficile"- le spiegai dandole delle possibilità di scelta. Lei sembrò pensarci un po', poi scosse piano la testa in un sorriso dispiaciuto.
-"Non lo so, non me lo ricordo. E anche se lo chiedessi a Liam non me lo direbbe perchè pensa che possa farmi male"- disse in un sospiro di rassegnazione.
-"Allora non ti resta che aspettare giusto? E poi ora è tutto apposto con lui, quindi non hai di che preoccuparti"- le dissi per rassicurarla.
Sembrai riuscirci, almeno in parte, perchè lei rilassò i tratti del viso e mi sorrise leggermente.
Il resto del viaggio passò tranquillamente, parlammo di tutto e di niente, questo era il bello di stare con lei. Nulla era forzato, tutto era voluto.
La stavo portando in un ristorante che avevo adocchiato giorni prima guidando verso la spiaggia. Era stato costruito su di un pontile in legno e sembrava una piccola baita. Aveva una piccola area tavolini sul davanti del locale mentre il tavolo che avevo prenotato per noi si trovava all'interno, proprio davanti ad un'enorme vetreta dalla quale si vedeva perfettamente la spiaggia e l'infinito del mare.
Cris appena lo vide ne rimase meravigliata poi, dopo un momento di trans, mi sgridò perché non voleva che spendessi tutti quei soldi per lei.
Io, semplicemente, la guardai sorridendo per poi scoppiare in una risata sentita. poi, prendendole la mano, mi diressi all'interno del locale.
Il cameriere ci accolse calorosamente accompagnandoci al nostro tavolo.
Cris non abbandonò neanche per un secondo l'espressione meravigliata e felice che aveva messo su all'inizio. Sembrava una bambina in un negozio di caramelle. La mia bambina.
Durante la cena lei mi chiese del mio lavoro e disse che avrebbe voluto trovarne uno anche lei, almeno per auto sostenersi. Le promisi che avrei chiesto in ufficio se ci fosse bisogno di una segretaria. Lei mi saltò letteralmente addosso stritolandomi dalla gioia. Risi anche allora.
A fine cena, dopo aver pagato il conto e aver combattuto con Cris per questo, decidemmo di fare un passeggiata sulla spiaggia.
Calciammo via le scarpe, abbandonandole da qualche parte, per poi metterci a correre verso il bagnasciuga ridendo come matti.
lei, mantenendosi i capelli per evitare di sporcarli, si accovacciò nella sabbia alla ricerca di conchiglie coinvolgendo anche me e esultando ogni qual colta ne trovasse una particolare, con venature diverse o magari arricciata. Io non potei che gioire con lei, non per le conchiglie, ma solo per il suo bellissimo sorriso.
Ne raccolse tantissime e le inserimmo all'interno di una busta che trovammo in macchina. Lei mi promise che le avrebbe ordinate tutte e che le avrebbe poi attaccate in camera sua e che, poi, mi avrebbe invitato per vedere il suo "capolavoro".
Ero davvero contento di essere lì con lei.
Il resto della serata passò magnificamente e, più tardi, la riaccompagnai a casa. Quando parcheggiai l'auto nel suo vialetto lei si girò a guardarmi
-"Grazie per questa serata Harry, mi sono divertita"- disse entusiasta sorridendo ampiamente.
-"Di niente, mi sono divertito anche io. Fammi sapere cosa ne farai di tutte quelle conchiglie poi, eh!"- dissi scherzando e ridendo seguito subito da lei
-"Vedrai che sarà qualcosa di bellissimo, ti avviserò quando sarà pronto, così verrai a vederlo"- disse sorridendo sornione. Non poteri fare a meno di immaginare noi due abbracciati a guardare la sua composizione.
-"Quando vuoi!"- le risposi senza abbandonare il sorriso
-"Bene. Buonanotte Harold!"- disse dandomi un bacio all'angolo della bocca per poi uscire fuori dall'auto come un razzo ed entrare in casa lasciandomi spiazzato.
Cavolo! Mi aveva fatto salire il sangue al cervello. Si era vendicata per l'altra sera, ne ero sicuro. Se solo questo mi mandava in tilt in quel modo non avrei osato immaginare un bacio vero.
Scossi la testa cercando di abbandonare quell'idea iniziando a sentire le guance imporporarsi. Dovevo smetterla e fare l'uomo. Cosa mi stava facendo..
Appena misi piede dentro casa, nonostante fossero le 11 di sera passate, un tornado versione bambino mi si aggrappò alle gambe.
-"Ciao papà!"- disse contento. Lo sollevai da terra sistemandomelo in braccio
-"Ciao funghetto. Perché sei ancora sveglio eh? -gli chiesi iniziando a riempirlo di solletico. Lui iniziò a contorcersi ridendo e cercando di allontanare le mie mani dalla sua pancia mettendo su un'espressione furba.
-"Colpa mia, mi sono addormentata sul divano."- disse Gemma facendo il suo ingresso in soggiorno con un sorrisetto esasperato in viso. Ed sapeva essere davvero insopportabile a volte.
Lei poi mi guardò e, aggrottando la fronte, parlò -"Ma ti sembra questa l'ora di tornare, screanzato!"- disse sbraitando e alzando le mani al cielo. Risi.
-"Scusa, ho perso la cognizione del tempo"- dissi restando sul vago. Lei alzò un sopracciglio, scettica.
-"Sese, te lo dico io come l'hai persa"- rispose con un sorrisetto sghembo in viso
-"Gemma, no! Ma perché pensate tutti a questo!"- chiesi allucinato. prima Jake, ora lei. Ero circondato da ninfomani, diamine!
-"Perché non hai neanche trent'anni ed è ovvio, beh almeno per me, che se esci scopi"- disse ridendo puntandomi un dito contro
-"Ccopi!"- bene, Ed non se lo sarebbepiù tolto dalla testa
-"No amore, non si dice"- provai a riparare, poi mi rivolsi a mia sorella -"Non dire queste cosa davanti a lui che me lo traumatizzi e comunque no, non è ovvio. Ho sinceramente paura per Jaxon.."- le dissi fintamente sconvolto con un accenno di sorriso
-"Ma quanto sei simpatico. Credimi Jaxon è apposto"- disse facendomi l'occhiolino.
-"E ci credo, deve essere l'uomo più soddisfatto di tutta la terra!"-
-"Mmh.. meglio che me ne vada prima che mi faccia scappare qualcosa che non dovrei dire"- disse lei ridendo raccattando il giacchetto leggero e la sua borsa. Diede poi un bacio sulla fronte ad Ed, mezzo appisolato sul divano, e uno sulla guancia a me.
-"Stai attente Gem"- le dissi protettivo. Lei sbuffò.
-"Stai tranquillo Haz, ciao!"- disse per poi chiudersi la porta alle spalle.
Decisi che fosse arrivato il momento di andare a dormire. Mi caricai Ed in spalla, tra le sue lamentele, mettendolo a letto e, dopo avergli rimboccato le coperte, mi diressi anche io nella mia camera cambiandomi e mettendomi a letto.
Misi il cellulare in carica e, proprio mentre stavo per addormentarmi, lo sentii vibrare. Un messaggio.
Lo aprii scoprendo fosse di Jaxon.
'18:30. Tate Gallery. Domani' e fu allora che mi venne il lampo di genio.