_Ci sono sfuggite_ confessò l'uomo appena arrivato al quartier generale, facendo rapporto a capo chino.
_Come hanno saputo che stavate arrivando? Deve essere per qualcosa che le hai detto..._ ragionò il tipo sulla quarantina, a cui il primo uomo si stava rivolgendo con soggezione. Si tirò in piedi massaggiandosi la fronte corrugata. Sarebbe stato un bell'uomo se avesse abbandonato quell'espressione arcigna che, chi lo conosceva da sempre, sapeva essere l'unica che riuscisse ad esibire negli ultimi vent'anni.
Da quando sua moglie Adele era morta portando con sé il figlio che aspettava, Juan, quello era il suo nome, non faceva altro che meditare vendetta contro le discendenti di colei che aveva maledetto la sua stirpe. Ne aveva fatto la sua unica ragione di vita. Di solito era in prima linea a combattere contro le sue nemesi, ma essendo anche padrone di un immenso impero finanziario, era spesso costretto a rinunciare alle battute di caccia alla strega, per dedicarsi agli affari. Avrebbe mandato tutto in malora quasi due decenni prima, se una volta pianto la sua perdita, non avesse capito che il denaro avrebbe potuto facilitarlo nella sua vendetta.
Le risorse a cui aveva accesso, gli avevano garantito infatti un certo numero di successi, e se ora erano così vicino ad ottenere ciò che diverse generazioni prima di loro, avevano solo potuto sognare, era proprio grazie a quel denaro.
_No, sono certo che non sospettasse nulla. C'era un ragazzo con lei, credo che lo stesse incontrando di nascosto..._ iniziò a raccontare. _Le eravamo quasi addosso quando è iniziata la trasformazione. Ci ha sentiti ed è fuggita prima che potessimo raggiungerla._
_Maledizione! Questa proprio non ci voleva. E cosa mi dici degli altri?_
_Abbiamo individuato due rifugi, una quindicina di loro tra uomini, donne e bambini. Sono tutti morti_ fu lieto di informarlo.
_Ottimo! Ci sono giunte altre notizie dal nostro informatore?_
_No, è un pò che non si fa Più sentire._
_Pensi che ci abbia ripensato?_
_Non credo, lo paghiamo profumatamente e poi ha tutto da guadagnarci a darci una mano_ gli ricordò Silas. Il loro informatore era una persona avida, non si sarebbe lasciato sfuggire l'occasione di racimolare un bel gruzzoletto. Doveva aver avuto qualche imprevisto se non si era ancora fatto vivo.
_Bene, fammi sapere appena ti contatta... intanto stringete il cerchio intorno alle nostre fuggitive. Mi aspetto novità al più presto_ dichiarò congedandolo.
Silas lasciò la stanza animato da propositi omicidi. Voleva concludere la questione il prima possibile. Quella maledizione gli aveva rubato già metà dei suoi anni. Non voleva finire come Juan, logorato dallo straziante senso di colpa per ciò che non era riuscito a impedire, o come tanti altri prima di lui, che avevano rinunciato a farsi una famiglia per timore di distruggerle nel più tragico dei modi.
Quella storia doveva finire, in un modo o in un altro. Erano rimasti solo dieci di loro, tutti addestrati al combattimento. I nemici erano molti di più. Se le informazioni che avevano ricevuto erano corrette erano intorno al centinai, per lo più bambini e ragazzi. Solo in pochi erano in grado di dargli filo da torcere, ma preferivano evitare lo scontro fuggendo e nascondendosi. Già, come se quello bastasse a fermarli! Prima o poi li avrebbero individuati ed eliminati fino all'ultimo. Ripensò a Jolanda, gli era parsa così ingenua e gentile. Se il loro informatore non gli avesse fatto il suo nome, lui non avrebbe mai sospettato il suo terribile segreto. L'aveva osservata da lontano, era così che facevano. Qualcosa della giovane lo aveva infine spinto a incontrarla. Quando le aveva parlato era rimasto colpito da lei, Jolanda non era come l'aveva immaginata. Era una ragazza gentile e piena di entusiasmo, non sembrava l'incarnazione del male come lui aveva sempre creduto.
Al pensiero di doverla uccidere aveva provato una sensazione di profondo disagio. Proprio lui che non si era fatto scrupolo neppure di fronte a dei bambini, eppure non riusciva a figurarsi nell'atto di toglierle la vita. Aveva sperato che la soffiata fosse falsa, che lei non fosse una delle loro prede. Ciò che era accaduto quella sera aveva infranto ogni sua speranza, nessun essere umano poteva tenere il loro passo e lei era riuscita addirittura a seminarli. Pertanto Jolanda era a tutti gli effetti una dei loro nemici. Era brava a fingersi diversa, questo glielo riconosceva, ma ormai l'aveva smascherata. E una strega rimaneva sempre una strega, e come tale andava trattata.
Ripensò al ragazzo che era con lei, gli era parso addirittura più veloce di Jolanda. Non poteva essere uno stregone, si sapeva che solo le discendenti femmine della strega ereditavano i poteri, e per quello che sapeva lui i loro compagni erano forti, ma comunque umani e lui non aveva mai visto alcun essere umano muoversi con tale agilità. Che fosse un elfo o qualche altra creatura soprannaturale? A Silas non era mai capitato di incontrarne una in carne e ossa ma sapeva che esistevano. E se i nemici avessero trovato in loro degli alleati, si domandò preoccupato della piega che stavano prendendo gli eventi. Avrebbe dovuto raccontare quel particolare a Juan, ma la sua reazione di fronte a quell'insuccesso lo aveva convinto che per ora non era il caso di dargli altre brutte notizie. Voleva prima capirci di più.
Una volta in giunti in Connecticut, i quattro continuarono a scendere, proseguendo verso lo stato di New York. Si fermarono solo per fare rifornimento di benzina, guidando a turno per allontanarsi il più possibile dagli inseguitori. Quando Jolanda riaprì gli occhi Raul stava svoltando in una strada poco raccomandabile. Bidoni di immondizia rovesciati diffondevano in giro un odore nauseabondo. Si coprì con una mano per evitare di respirare.
_Dove siamo?_ chiese trattenendo un conato di vomito. Era ancora mezza insonnolita, dormire in macchina la faceva sentire sempre un pò stralunata.
_Dobbiamo liberarci dell'auto, conosco delle persone che possono farla sparire_ disse lui, parcheggiando fuori da un'officina meccanica, lontano da quella discarica a cielo aperto.
Jolanda lo vide scambiare qualche parola con un giovane. Un attimo dopo quello sparì, ricomparendo insieme a un omone pelato ricoperto di tatuaggi. Appena quello riconobbe Raul, gli sorrise stringendogli la mano come se fossero amici di vecchia data. Jolanda si domandò come conoscesse certi brutti ceffi, non aveva dubbi infatti che il nuovo arrivato fosse un delinquente. Aveva il classico atteggiamento da capo gang che vedeva nei film. Il ragazzo che aveva ricevuto Raul allora si avvicinò all'auto, iniziando ad ispezionarla.
_Ehi bellezza!_ disse poi, lanciandole uno sguardo rapace.
Jolanda si voltò imbarazzata, quel tipo la metteva a disagio. Guardò prima Oscar e poi Ramona, dormivano ancora dunque doveva vedersela da sola. Si voltò per fronteggiarlo, se avesse capito che non la spaventava, sarebbe tornato certamente a fare quello che stava facendo prima del loro arrivo.
_Dici a me?_
_Che te ne pare se io e te ce e andiamo a fare un giro, intanto che il tuo amico si mette d'accordo con mio padre?_ propose ammiccante, credendo di sembrare più figo.
"Perfetto!" pensò lei. Il tipo era il figlio dell'omone della Michelin che aveva l'intero zodiaco cinese tatuato addosso. Somigliava a una fusione tra Jax di Sons of Anarchy e aveva la tipica aria maledetta di Eric Northman di True Blood, un connubio più che inquietante.
_Non sono qui per fare la turista_ disse pacata, fingendo di non capire a cosa alludesse lui _ e poi stanno già tornando, vedi?_ gli indicò sollevando appena il mento, felice di essere stata salvata dalle sue attenzioni. _Magari un'altra volta!_ fece sorridente.
_Peccato!_ si lagnò l'altro allontanandosi.
Lasciarono la loro auto nuova, barattandola con un furgone che aveva visto certo giorni migliori. Se Raul pensava di passare inosservato guidando quel vecchio catorcio, allora non aveva mai visto film di spionaggio. Un rottame come quello, avrebbe attirato più sguardi indiscreti di quanto non avesse fatto co l'altra auto.
_Non sarebbe il caso di scegliere qualcosa un pò più anonimo?_ suggerì guardando il furgone nero.
_Lo terremo per poco... il tempo di arrivare in Pennsylvania. Lì poi lo scambieremo con qualcos'altro_ spiegò Raul.
Si fermarono a mangiare in una tavola calda lì vicino e verso l'imbrunire si rimisero in strada. Impiegarono circa cinque ore a raggiungere il loro prossimo step. Una casetta sperduta in una campagna di Allentown.
_E' di un mio amico..._ spiegò Raul _possiamo rimanere finché non decidiamo il da farsi._
Scaricarono in silenzio i pochi bagagli che avevano e lo seguirono, stanchi e ansiosi di fare una doccia e dormire finalmente in un letto.