Piano, piano avvicinò le sue labbra alle mie, ma io mi allontanai.
-"Scusa, ma oggi ci ho pensato. E ho pensato che non me la sento, che mi sento troppo piccola.- dissi."
-"Ah, ok- e se ne andò.-"
Rimasi li da sola, con le mie gambe che tremavano peggio di prima. Mi alzai molto difficilmente e tornai a casa. Avvisai a papà che sarei andata subito a dormire, e mi misi nel letto.
Passò un mese, tra pianti, sigarette, skate e sguardi tra Giuseppe, ormai era quasi dicembre.
Uscita da scuola decisi di andare a trovare Serena. Mentre stavamo all'ospedale mi aveva detto dove abitava, se un giorno le volevo fare una visita.
Arrivai così davanti casa sua, la porta era già aperta, così entrai senza suonare.
All'entrata era pieno di oggetti messi così a cavolo, divani rotti, televisori spaccati e scatole di pizze per terra. Camminai li in mezzo, finché non arrivai in camera, vidi una ragazza tutta pelle e ossa.
-"Serena.- urlai -"
-"Chi cazzo é? Rispose lei bruscamente.-"
Poi si girò verso di me e mi disse: -"Non mangio più, cosa vuoi che me ne freghi del cibo. Mangio una pizza ogni settimana, non mi frega niente, io voglio morire, voglio raggiungerlo.
-"Ma cosa cazzo dici Serena? Sei giovane, cazzo. Ti ho detto che non devi rovinrati la vita.- risposi.-"
-"E chi sei tu per dirmelo? Non sei nessuno per dirmelo, quindi sparisci.-"
-"No.- e l'abbracciai, ma lei si scansò e mi ridisse sparisci.-"
L'accontentai, non volevo farla innervosire di più, così me ne tornai a casa.
-"Ciao papi."- dissi appena entrata.-
-"Ciao vita mia."- rispose e mi abbracciò.