Ci crescono narrando di bellissime prinicpesse che,avvolte nei loro splendidi abiti setosi e colorati, dopo una vita di atroci ingiustizie e sofferenze trovano il vero amore in principe in calzamaglia azzurra. È strano. Perché se ci pensi bene le possibilità che tu perda una scarpetta o che tu mangi una mela avvelenata sono alquanto basse. A sedici anni si ha la tendenza a non credere in niente. A pensare di essere la vittima predefintia del Fato e che nessuno possa capire cosa senti. È un errore. Un terribile errore. Non sei il bersaglio delle Parche perché semplicemente loro non possono pensare a noi. Le divinità o Dio sono maestosi. Immensi. Veri. Puri. Inumani praticamente. Penso davvero che loro esistano. Che tutti loro esistano e che non sia il frutto di una mente ingegnosa. Solo che sono troppo magnifici per rendersi conto di quello che ci succede. O forse quando hanno dato il nulla osta al libero arbitrio hanno deciso di non interferire con le nostre scelte. In Giappone si crede che l'imperatore sia come un dio e per tanto solo in rarissime occasioni come le guerre mondiali prende decisioni. Così, Dio si manifesterebbe solo nel momento in cui noi decideremmo di. autodistruggerci. Sì. Lo penso davvero. Ci credo davvero.
Odiavo le cicatrici che i tagli lasciavano. Come segni indelebili di un brutto momento. Sempre lì a ricordarti cos'era successo. Presenti. Costanti. Dopo una settimana dal viaggio a Parigi il taglio sul polso era già guarito. Ho sempre avuto un'ottima cicatrizzazione. Ciò significava che difficilmente la gente si rendeva di quello che mi succedeva. Le persone sono fatte così. Talmente prese nei propri pensiere da dimenticarsi che esistano altri esseri dotati di sentimenti al mondo. Ero tremendamente stanca. Mi ricordo. Mi ricordo tutto così bene. Logan non si era più fatto niente. Lo sapevo. Lo spavento nel vedere il mio gesto lo aveva inchiodato spalle al muro. Jack era il fidanzato migliore del mondo. Si sedeva con me, Abigail, Stacey e Logan tutti i giorni e mi portava sempre uno yogurt perché io non mangiavo niente. Sapeva quasi tutto di me e facevamo i compiti di biologia insieme. Ero diversa dal solito. Mi sentivo diversa. Il mio grigio antracite stava diventando un grigio perla. Ed era assurdo. Perché io ero tenebrosa e cupa. Stavo bene, ma tutte le volte che vedevo Logan, vedevo i miei spettri. Skyler era stabile. La mia vita stava prendendo il verso giusto. Ero sulla buona via per trovare la felicità. Ma Logan non poteva permettermi di rialzarmi. Altrimenti non avrebbe avuto più scuse per stare male. Mi sentivo felice. Tutte le volte che il dolce sorriso di Jack invadeva la mia visuale sentivo uno strano formicolio in tutto il corpo e Dio se mi piaceva. Lui era il mio tutto. Logan il mio niente. Stavamo tornando a casa un pomeriggio entrambi sigarette in bocca e Converse nere.
-Non mi piace chi stai diventando.
-Cosa?
Ero scioccata.
-Jack ti sta cambiando e non mi piace. Chiaro? Torna la mia Melanie.
-Io sono così.
-No. Tu sei molto meno solare.
-Cazzo,Logan. Taci per una volta che sto bene.
Spensi con rabbia la cicca sotto ai piedi.
-Non fare la bimba.
-Mi sento come Alice nel Paese delle meraviglie. E tu sei la mia bocetta. E mi urli "Bevimi". Ma io mi sto disintossicando Log. Non mi complicare la vita.
-Sei la mia migliore amica. E tu devi essere la mia persona.
-Appunto, deficiente. Sono la solita Mel. Solo che ora posso salvarti davvero.
Mi strinse forte a sè, trascinandomi in un abbraccio caldo e familiare. Ero felice e stavo bene. Una combinazione rara. Perché per quanto ad un certo punto la ruota della fortuna cominci a girare della tua parte, ci sarà sempre qualcuno o qualcosa che ti farà tornare con i piedi a terra. Io sto bene adesso. Ho una famiglia. Delle figlie che amo. Un marito che mi ama. Un migliore amico che mi ha inserito nella sperimentazione scientifica per il recupero della vista. Insomma, la mia è una vita perfetta. Se non fosse che non per capire se le mie figlie sono tristi devo sentirle singhiozzare prima di capirlo e per baciare mio marito devo farmi guidare. Mi manca vedere. Forse è la cosa che mi manca di più. Entrai in casa e trovai Charlotte con addosso le mie scarpe alte e uno dei miei vestiti, ballare in salone. Ci vide e ci corse incontro, ma inciampò e molto presto mi ritrovai a medicarle un taglio sul sopracciglio destro profondo e sanguinante, mentre Logan cercava di calmarla. Lei piangeva come se gli avessero rotto il naso. Mentre Log si disperava perché non riusciva a farla smettere, mi ricordai che Skyler per consolarmimi stringeva forte. Misi giù l'acqua ossigenata e la strinsi al mio petto in maniera spasmodica. Si calmò all'istante. Molte volte gli abbracciti spezzano le ossa, ma ti aggiustano il cuore.
-Bambi, dov'è la mamma?
-In camera sua. È con un signore.
Solo allora mi accorsi dei strani rumori che proveniva dal piano superiore. Mi venne un conato di vomito, seguito da una rabbia atroce. Mi staccai da Charlie e prima che Logan me lo impedisse avevo già spalancato la porta. La scena che avevo davanti era schifosa. Mi veniva da rimettere lo yogurt di quella mattina. Stacey era a cavalcioni sopra un uomo di 50 anni, nuda e sudata. C'erano dei soldi sopra il comodino. Appena si accorse di noi, cacciò un urlo e si coprì con le lenzuola. Logan era senza parole e io ne avevo fin troppe.
-Hai 10 minuti per raccogliere la tua roba e quella di questo...signore. Poi esci da casa mia e se solo ti azzardi a rimetterci dentro un piede chiamo la polizia.
-Charlotte...
-La terrò qua io e prenderò insieme a Logan la patria potestà. Lei deve avere una buona infanzia.
-Non puoi togliermi mia figlia.
-L'ho appena fatto.
Vidi i suoi occhi azzurri spaventati cozzare in quelli altrettanto puri di Logan che a loro volta erano fissati nei miei. Si rivestii e se ne andò. Scesi le scale e strinsi la mia piccolina.
-Mel. Vuoi andare per via legali.
-Prenderemo la sua patria potestà. Diventerò sua madre e lei avrà una famiglia. Non l'abbandono.
Fu così che mi ritrovi a crescere tre figlie con due uomini diversi.