You're the cure, you're the p...

By PrincessOndina

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Amanda. Groviglio di pensieri, inguaribile insicurezza, testardaggine, occasionale irascibilità, dolcezza alt... More

Past.
Present.
proposta!
Awkward. [part 1]
Awkward. [part 2]

You.

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By PrincessOndina

Amanda si chiuse la porta alle spalle. Una raffica di vento tagliente le agitò la chioma dorata che le sfiorò appena il viso. Gli occhi lucidi che avevano assorbito quella scena devastante di poco prima, fecero fatica a tornare vispi come sempre. In verità il suo sguardo rimase spento fino al giorno dopo, quando realizzò che era giunto il momento di lavorare.

Dopo scuola l'auto del padre che ruggiva a singhiozzi sull'asfalto umido, l'attendeva fuori da scuola pronta per scortarla fino a casa degli Evans. Il padre manteneva rigidamente il volante con le sue mani nodose, imbrigliato da una remissività che in quel momento gli impediva di dire alla figlia tipiche frasi confortanti da padre. Amanda sapeva quanto il padre fosse scostante e come non si asserviva mai a dolcezza e paternità. Sapeva che preferiva il ruolo del genitore severo che doveva solo e semplicemente trasferire con una certa crudezza i valori alla propria "bambina", come la chiamava.

Amanda sospirò appena, facendo strisciare fuori dalla bocca una piccola nuvola di condensa. Il papà fece altrettanto, quasi come se volesse immedesimarsi nello stato di agitazione della figlia per non lasciarla sola. O almeno era così che Amanda amava interpretare questi suoi piccoli gesti, specialmente in quei momenti nei quali mai come in altre occasioni necessitava del supporto dei genitori.

Arrivarono a destinazione e una frenata confermò l'arrivo bruscamente.

Amanda sembrava non riuscire a schiodare gli occhi da ciò che aveva davanti a sè. "E' impossibile tornare indietro, vero?"

Domandò con il fiato corto e il battito accelerato.

Il padre si lasciò andare ad una smorfia di disappunto, addolcita da un accenno di sorriso. "Direi di no."

Un ultimo scambio di sguardi e lo scatto della cintura diede inizio a tutto.

I quattro piedi calpestavano lo zerbino, impazienti di entrare. Finalmente la porta si aprì smascherando le gioie e i dolori di quella casa. Amanda sorrise timidamente, stranamente felice che suo padre le stesse accanto.

"Meggie, che piacere vederti!"

I due adulti intrecciarono i loro corpi in un abbraccio caloroso, perfettamente riuscito, come se si fossero preparati una vita intera per quello. La felicità colorava i loro volti, nascondendo ogni cicatrice, ogni dolore. Non c'era traccia di buio, solo gioia che imporporava le guance di lei e minimizzava la rigidità di lui.

"Entrate, Amanda sono lieta di rivederti. George, tua figlia è una persona deliziosa.."

Il padre sorrise inorgoglito, cercando di calibrare poi la soddisfazione con le sue solite espressione indecifrabili. "Beh, ti ringrazio...Tuo marito?"

Meggie inivitò loro di accomadarsi in salotto con un cenno di mano. "Oh lui lavora, i suoi turni sono piuttosto particolari."

L'uomo annuì, senza indagare troppo.

La donna venne risucchiata poi dalla cucina, lasciando i due nel silenzio della casa, impacciati sul divano. Ritornò poi con delle tazze di the e si sedette di fronte a loro. Ad Amanda sembrò di rivivere il primo incontro con quella donna. Si stava ripetendo più o meno la stessa scena e un senso di angoscia la investì nuovamente. Provò a non darlo a vedere, sebbene Meggie sembrava essersene accorta dato che il sorriso che le rivolse fu come fatto a posta per calmarla.

"Amanda, che ne diresti di rompere un pò il ghiaccio incontrando Liam?"

Il metodo "andiamo dritto al sodo" fece attorcigliare le budella della ragazza per la paura. Certo, era solo un normale essere umano ma aveva delle responsabilità nei suoi riguardi. Era terrorizzata dall'idea di non piacergli, dall'idea di non farcela. E lei non voleva fallire.

Il suo viso annuì e si compiacque con sè stessa per aver nascosto bene almeno in quel momento il suo reale stato d'animo.

La madre allungò con più convinzione gli angoli della sua bocca in un sorriso sincero. "Bene! Lui è in camera sua, di sopra, la prima porta a destra...Sa benissimo che potresti arrivare da un momento all'altro, quindi raggiungilo pure spedita." La esortò con un viso più luminoso rispetto al giorno prima.

Amanda quasi si sentì improvvisamente più carica, tra l'altro non poteva fuggire da quella situazione quindi meglio mettere da parte le insicurezze e godersi il momento. Si sollevò dal divano provvista di una grinta che fino a qualche secondo prima credeva di non possedere e iniziò a salire le scale, sicura di sè. O quasi.

Si trovò al cospetto della prima porta a destra. Scosse la testa per riordinare i pensieri e bussò.

Niente.

Bussò ancora e ancora niente. Prese allora l'iniziativa e un cigolio accompagnò l'apertura della porta. Restò sul ciglio di essa, spaesata come prima o forse anche di più. L'adrenalina, la carica e tutta quella roba erano magicamente sparite con la stessa rapidità con cui l'avevano assalita.

Amanda roteò gli occhi da una parte all'altra della stanza. Si rese conto di essere accerchiata da cianfrusaglie accatastate, abbandonate a sè stesse da chissà quanto tempo. Pulviscoli si sollevavano da quella pila di roba, insieme ad un aspro odore di stantio e chiuso. Un'espressione di disprezzo deformò la pelle del suo viso, mentre i suoi occhi, di un verde spento dal buio della camera, catturarono l'immagine di un giovane disteso su di una valanga di coperte. Non era sicura che si trattasse realmente di un ragazzo, visto il corpo nascosto da lenzuoli e il volto girato verso una piccola finestra a forma di oblò. Ma per giorni era stata informata sulla persona per cui avrebbe lavorato, quindi non c'erano troppi dubbi da dipanare sull'identità di quella entità semi nascosta: era lui, Liam, 19enne paralitico con tanta voglia di essere aiutato. O almeno questo erano le informazione che aveva attinto dai genitori del giovane.

"Hai intenzione di star lì impalata a fissare? ..Non mi è mai piaciuto giocare al "chi ride prima", trovo che sia un gioco vuoto, patetico, per chi si accontenta di un umorismo spicciolo. La cosa buffa è che, più lo odi e sei poco divertito e più vinci. Come me.."

Amanda trasalì appena quando quel corpo inerme iniziò a sprigionare quella valanga di parole dalla sua bocca. Sbarrò leggermente la sua, in preda ad un moto di disagio che non voleva provare. Solo in quel momento le parve di aver invaso un territorio off limits, di aver pungolato senza scrupoli la privacy di una persona. Il ragazzo aveva fatto quel discorso quasi in modo sprezzante, ma non lo biasimava..

Balbettò qualcosa. "Eh..ehm ecco io...non, insomma...mi hanno trascinata qui con la forza.." poggiò la mano sulla maniglia della porta. Le dava rassicurazione perchè cosciente del fatto che potesse scappare in qualunque momento.

Un sogghigno strisciò dalla bocca di Liam, anche se Amanda non poteva vederlo visto che lui era di spalle, su di un fianco.

"Ti hanno trascinata qui con la forza? ...Non c'è punizione peggiore di essere rinchiusi in una stanza con una persona intrattabile. Stai pur certa, però, che anche se accecato dall'ira non mi ALZERÒ in piedi per abusare di te."

Un grido muto e strozzato lambì la gola della ragazza, che impulsivamente strinse la maniglia con più vigore. Amanda era perfettamente a conoscenza delle sue condizioni che non gli permettevano di camminare. I sensi di colpa le attanagliarono il cuore, seppure la battuta non fosse stata partorita da lei.

Questo imbarazzo Liam lo avvertì.

"Ehi, tranquilla...si chiama auto-ironia.."

"Non ho detto nulla.." riuscì a farfugliare Amanda, con ancora quella strana costrizione al petto.

"Lo so, ma so anche che la gente si impietosisce facilmente davanti ai tipi come me quindi ho supposto che ti sentissi a disagio.."

"Non sono a disagio." rimarcò piuttosto convinta e un pò irritata da quella impercettibile impertinenza che si leggeva tra le righe dei discorsi del ragazzo.

"Non negare troppo sennò poi sembri insensibile.."

Amanda corrucciò lo sguardo, in preda all'istinto di fuggire ma non lo fece. Una forza indefinibile pietrificava ogni sua azione, inducendola ad uno stato di immobilità insolito. Non si mosse da lì.

"Senti, stavo pensando...ti hanno trascinata qui con la forza ma non mi sembra che qui ci sia qualcuno ad importi di restare..."

Era palese che la stesse cacciando elegantemente ma Amanda non rispose a quella fattispecie di provocazione.

"Già, potrei ma.."

"Ma?"

Stava selezionando meticolosamente le giuste parole da scagliargli, con la stessa veemenza delle sue, ma non riuscì ad emettere nessun suono.

"Sei ancora lì?" domandò lui dopo qualche istante di silenzio.

"Verifica." rispose Amanda in modo secco e deciso con un sorrisetto furbo. Anche Liam si fece sfuggire un mezzo sorriso a quell'affermazione.

Amanda voleva guardare il suo volto, era vittima di un'incontrollabile curiosità che faceva a cazzotti con la voglia di scendere le scale e uscire da quella casa. Il ragazzo, seppure con molte difficoltà, riuscì a girarsi sull'altro fianco ed ecco che i suoi occhi scuri, ridotti a due fessure come se li avessi aperti da poco, incontrarono quelli di Amanda. "Ci sei."

"Perspicace.." rispose Amanda con un filo di voce. Si sentì turbata da quel volto, non capiva se piacevolmente o no.

Liam alzò il sopracciglio, sorpreso dalla risposta.

"Ti sei appena ricordata di avere una lingua? ..O meglio, hai superato la balbuzie...sono fiero di te."

"Sei sempre così?" domandò Amanda totalmente illesa da quelle provocazioni, o almeno dava l'impressione di esserne indifferente.

"Meglio far conoscere prima il lato peggiore di me alle pretendenti che non vedono l'ora di essere assunte per pulirmi il culo." disse esplicitamente senza freni.

Amanda sbarrò gli occhi e arrossì. Quel ragazzo non aveva peli sulla lingua.

"Non...non ti pulirò il culo." confessò leggermente imbarazzata ma al tempo stesso indignata da tutto quello che Liam le stava dicendo. I genitori avevano omesso questo suo lato lascivo quando le avevano parlato di lui.

"Ah no? ..E allora cosa farai? ..Ecludo "rompere le palle", lo stai già facendo ora e una volta che me le avrai frantumate, cioè a breve, non potrai più lavorare."

"Sei tu quello che le sta rompendo a me." rispose a tono.

Era molto sfrontato, forse troppo. La sua insolenza era dipinta anche sul suo volto. Non faceva altro che sfidarla. Amanda si sentiva intimorita ma non voleva abbassare la guardia. Provò a non dargli troppa corta, sviando con un altro discorso. Si guardò intorno e notò uno scaffale stracolmo di dischi in vinile. Il disco significava solo una cosa: passato. E il passato a sua volta non poteva contenere che buona musica.

"Sei un patito di quella roba?"

"Quella roba, come dici tu, è un pezzo rilevante della musica.."

Amanda alzò le mani in segno di resa. "Uuh, perdonami. Non era mia intenzione bestemmiare..." asserì sarcastica.

"Ti assolvo dai peccati." ironizzò Liam a sua volta.

Per quanto odiasse farlo, si permise di ridacchiare alle parole del ragazzo. Una risatina contenuta, però.

"Perchè ti piace?" domandò ancora, mentre leggeva i titoli di qualche album.

"È storia, io adoro la storia.." ammise Liam con uno sguardo serafico, assorto totalmente in quella fila di LP insieme a lei.

Amanda si permise di scoccargli una rapida occhiata. Non si era resa conto che si fosse sollevato di poco per assumere una posizione seduta. Aveva i capelli medio-scuri spettinati, ma il disordine gli conferiva un'aria intrigante non trasandata. Pensò che seppure sfacciato, aveva un non so che si fascinoso.

Ma spazzò subito via dalla mente quei pensieri inopportuni. Era lì per lavoro, che cavolo. Continuò a parlare, forse era meglio..

"Conosco una storia.."

Liam la interruppe per un'altra delle sue esclamazioni pungenti e fuori luogo. "Interessante. I miei hanno superato sè stessi. Non si sono limitati a cercare una badante ma anche una cantastorie. Mmm, in fatto di originalità non li batte nessuno."

Ok era troppo. Amanda si era stufata. "Dire semplicemente che non vuoi sentirla, no?"

"Mi piacciono i giri di parole."

"Beh, allora senza troppi giri di parole ti dico che me ne vado." Giocare ok, pungolarsi ok, ma lui non riusciva a fare il serio per più di 5 minuti? Voleva dar vita ad una bella conversazione, convinta che lui avesse messo da parte intolleranza e repulsione nei suoi confronti, ma chiaramente Liam non aveva le sue stesse intenzioni. Era già satura.

Lui la osservò mentre metteva un piede fuori dalla stanza e non provò a trattenerla. "Mi ha fatto molto piacere.....com'è che ti chiami?"

Amanda lo osservò per l'ultima volta "Vaffanculo."

Si chiuse alle spalle, bruscamente, la porta in legno e galoppò lungo la scalinata per raggiungere il pian terreno. Il padre vide sua figlia tornare con una certa irriverenza. "Andiamocene papà." ordinò, totalmente fuori controllo.

"Ma..."

"Niente "ma"!" lo rimproverò, come se i ruoli si fossero invertiti.

Il padre si guardò intorno, contrito per l'atteggiamento inappropriato della figlia. Anche Meggie restò basita.

"Abbassa il tono della voce, signorinella. Sei pregata di assumere un comportamento decoroso in casa di altre persone." la riprese perentoriamente.

Amanda incrociò le braccia, stizzita.

"Qualche problema figliola?" Domandò Meggie preoccupata.

Amanda guardò sia uno che l'altro.

"Ho solo...papà..." Amanda guardò il padre dritto negli occhi, incoraggiandolo a lasciare la casa con lei. Stava risultando maleducata? Non importa. Voleva andarsene.

Il padre sospirò, guardando Meggie amareggiato. "Ho capito. Con permesso..."

La donna annuì confusa e vide le loro figure sfumare fuori dall'abitazione.

"Non posso farlo." disse Amanda di getto quando ormai erano in macchina.

"Devi."

"Perchè??!" urlò con disappunto.

"Perchè devi svezzarti! Dobbiamo tagliare il cordone ombelicale che ti lega a noi e al lusso nel quale ti crogioli troppo. Devi imparare a conoscere altre realtà, altre sfumature della vita, quelle più scure."

"Quel ragazzo è uno stronzo. Gran bella realtà!"

Il padre le scoccò un'occhiata sconvolta. "Forse ti è sfuggito un piccolo particolare" la redarguì mentre girava le chiavi e metteva in moto l'auto.

"Oh no, papà. Sarò viziata e superficiale ma non sono cieca o senza cuore. Ho visto! Ho visto il particolare di cui parli ma questo non mi frena dall'esprimere questa sincera opinione che ho di lui."

"Non è il non saper camminare il particolare che ti sfugge...È molto più di questo.."

"Papà non posso aiutarlo! Porca vacca sono anche più piccola di lui, come posso essergli d'aiuto??! Ha bisogno di figure professionali come psicologi o fisioterapisti o un esorcista visto che ha seri problemi con il mondo intero! Non di una 16enne che non sa come salvare sè stessa, figurati gli altri!"

"Devi solo aiutarlo con lo studio dato che è molto indietro...Nient'altro. Consideralo un lavoro come un altro, un modo per responsabilizzarti."

Amanda sbuffò abbattuta e rassegnata.

Il padre continuò. "Non abbiamo fatto una bella figura lì dentro poco fa. Spero che tu stia già pensando ad un modo per farti perdonare da quella donna squisita. E ora andiamo a casa..."

Era in trappola.

SPAZIO AUTRICE.

Perdonatemi per l'attesa! >.> ..Cercherò di aggiornare più spesso! T.T ..In ogni caso, grazie mille a chi mi legge.. <3 :'3




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