Camminiamo ormai da dieci minuti senza proferire parola.
"non vuoi raccontarmi di quell'uomo?"
"non è che non voglia ... è solo che non ne ho mai parlato con nessuno, e per nessuno intendo nessuno, neanche con i miei genitori"
"forse sfogarti con uno sconosciuto ti aiuterà"
"quando ci penso mi si secca la bocca e non riesco a parlare"
"d'accordo, allora scrivilo"
"stai scherzando vero?"
"assolutamente no. Quando arriveremo in caserma dovrai raccontare tutto, in questo modo ti risulterà più semplice. Non dovrai parlare ti basterà darmi il foglio ed io lo leggerò al posto tuo"
"mi sembra giusto"
Jordi si ferma e tira fuori dalla tasca del suo cappotto un foglio ed una penna.
"porti sempre carta e penna con te?"
"mi può essere utile, sai per aiutare ragazze in pericolo a sfogarsi"
Dice ironico mentre prendo il materiale. Mi siedo su un muretto ed inizio a scrivere.
«avevo circa dodici anni ed ero sola in casa. Stavo in camera mia a giocare quando sentii un umore fortissimo proveniente dal piano inferiore. D'istinto spensi la lucina da notte con la quale era illuminata la stanza per non far notare la mia presenza. Sentendo dei passi mi affrettai a mandare un messaggio a mio padre dicendogli di chiamare la polizia. Poi sentii delle mani posarsi sulle mie spalle. In un attimo venni imbavagliata e legata ad una sedia.»
La mia mano si blocca, rifiutandosi di continuare.
"stai bene Jael? Se non te la senti fermati"
"devo farlo una volta per tutte"
Dico impugnando la penna.
«Avevo paura e non potevo muovermi. Quel maledetto ladro, Miguel Guerra, iniziò a mettere in un sacco tutte le cose di valore che si trovava davanti. Nell'arco di qualche minuto si sentì la sirena della polizia e Miguel mi disse:
"brutta mocciosa ... hai rovinato tutto, ma tornerò portando a termine la mia rapina. Poi ti toglierò la vita per vendicarmi di ciò che hai fatto"
Il ladro venne arrestato e condannato a dieci anni di carcere. Non l'ho più rivisto, fino ad oggi.»
Una lacrima cade sul foglio. Jordi lo prende ed inizia a leggere. Non saprei definire la sua espressione in questo momento: sembra confuso, spaventato e al tempo stesso arrabbiato. Una volta terminato mi guarda negli occhi ed entro in stato confusionale, non ho la forza di interrompere questo contatto visivo.
"ora mi è tutto chiaro Jael, ma temo per la tua vita. Quest'uomo è un pazzo che ha minacciato più volte di ucciderti e, a mio parere non esiterebbe a farlo se ne avesse l'occasione"
"lo so, ed è per questo che ho paura. Il vero problema è che mi sento sola, non ho nessuno che mi protegga"
"e i tuoi genitori?"
"non voglio che sappiano nulla di questa vicenda. Amministrano già tutta la mia vita, non voglio che si intromettano anche in questa storia"
"non sei sola Jael"
Mi dice asciugandomi una lacrima con il pollice e il suo tocco mi fa arrossire.
"ma ora sbrighiamoci ad arrivare in caserma"
Afferma continuando a camminare. Lo seguo facendo attenzione a non perdere di vista Luna, che ci è stata dietro per tutto il tragitto. Dopo cinque minuti esatti siamo dalla polizia.
"vuoi che ti accompagni?"
"no, grazie. Questa è una cosa che devo fare da sola".
Spazio autrice:
ecco il capitolo 4 per voi. mi scuso per eventuali errori e spero che la storia sia di vostro gradimento. in realtà il racconto è già tutto scritto e ne pubblicherò un capitolo ogni settimana. mi raccomando cliccate sulla stellina e commentate.
Betulini2000 :-)