Un amabile disastro sei tu.

By AnnaJLupoli

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Lei Meghan, lui Harry. Lei é stata adottata quindi non é proprio la cugina di sangue di Harry, figlio biologi... More

Love is everything in the game.
The love that rises with the sun.
The power is all in thought.
But then, why me?
Because I love you even in your DNA.
I hate the guts of the other girls.
Aumentate E Leggete Qui Sotto
Maybe it was better not to try.
"when I say I love you, I love you."
We are made of dreams that do not make us sleep.
You have become the best part of me.
Leggete qui sotto, please..
" A beautiful friendship. "
" I was really good. "
" I have your mouth shut, you know. "
What Kills Strengthens The Heart .
"When I loved you .. I loved you too."
"I do not have a sweet side."
You're An Angel.
I'm so glad you're here.
Hard to admit to being in love, Styles?
"Maybe your girlfriend."
And Harry (of course) no trace.
"The truth is that it hurts them both."
"I'm just afraid to love you as you have to .."
"It all seems magical!"
I DO NOT BELIEVE IN THIS.
I want to wait for that..
I, am I. And you, are you.
Never Change.
Next weekend
"You will not lose me."
"It's all so beautiful with you!"
"I'm starting to get really scared."
"I ... I love you, Harry .."
"I love you too, baby"
Mess.
"Is a fucking disaster!"
I wonder why there is always mess between us!
" I HAVE TO GO AWAY , BUT I CAN NOT AND DO NOT WANT .. "
So Let's Start Right Now.
"I hope you understand .. I love you."
"There is always a choice, Harry."
Sorry..
"Because you are mine."
I have some complications with myself, Harry .
"i can't stay here, sorry..."
The Only "Risers"
"What you believe is not worth anything to you?"
"Finally!"
"The end."

Because I am happy for you, although I would be me with you.

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By AnnaJLupoli

"Credi che Liam abbia davvero intenzione di dire tutto a mio padre?" chiesi ad Harry ormai rimasti soli e in preda al panico. Camminavo per il salotto avanti e indietro come una pazza, con una mano tra i capelli e l'altra davanti agli occhi. Ero terrorizzata.
Il mio ragazzo, invece, affrontava il problema in modo decisamente più calmo.
Era seduto sul divano con le braccia dietro la nuca, e una gamba lunga poggiata sul tavolino di fronte. Lo sentii sospirare e poi dire: "certo che no. Stava bluffando."
A quel punto posai gli occhi su di lui, fermandomi in mezzo alla stanza.
"Come fai ad esserne tanto sicuro?"
Lui alzò le spalle, "perché so riconoscere quando una persona fa sul serio o no. Sono un esperto anche nel bluff. E poi devo dire che Liam Payne non mi sembra il tipo da fare una cosa del genere."
Mi morsi il labbro, "beh.. è ferito, e deluso. Una persona delusa può fare tante cose."
Harry annuì, "ma anche nella peggiore delle ipotesi, Meg, sarebbe la sua parola contro la nostra. Anche se Liam si rivelasse davvero un bastardo e dicesse tutto a James, noi saremmo pronti a dire che è tutto falso. E lui crederebbe a te, ovviamente. E' semplice."
Roteai gli occhi al cielo, "non è così semplice, Harry! Non lo è affatto, sai quanto odio mentire a mio padre. Non voglio dover arrivare a tanto."
Finalmente lui si alzò e mi si avvicinò, "non ci arriverai, sta' tranquilla. Parlerò ancora con Liam e farò in modo che tenga la bocca chiusa, non permetterò che ti faccia questo."
Scossi la testa, realizzando che non fosse proprio un'ottima idea: "penso che peggioreresti soltanto le cose. Lo faresti innervosire ancora di più, forse dovrei essere io a parlargli."
Harry serrò la mascella, abbassando lo sguardo, "ma io non voglio vederti con lui."
"Sarà solo per chiarire la situazione" lo rassicurai, "ne ho bisogno, capisci?"
Il riccio annuì e, dopo qualche secondo, portò una mano sulla mia guancia.
Mi accarezzò con dolcezza e, quando i suoi occhi si posarono sui miei, rabbrividii.
"Andrà tutto bene" mi tranquillizzò con la sua voce calma e pacata, "te lo prometto."
Non riuscivo a trovare parole da dirgli. Ero così preoccupata e allo stesso tempo confusa.
Fino a poco prima ero arrabbiata con Harry per ciò che era successo con sua madre riguardo la storia di Allie, e adesso ero lì a farmi coccolare da lui.
Una delle cose che mi piaceva più di Harry era proprio questo, il fatto che mi faceva sentire protetta e al sicuro, che riusciva a farmi dimenticare i problemi e a strapparmi un sorriso in qualsiasi situazione io mi trovassi.
"Ce l'hai ancora con me?" chiese ad un tratto, speranzoso, "per quella cosa.."
Sospirai e indietreggiai leggermente, "adesso non ho voglia di discutere."
Harry annuì, probabilmente dispiaciuto per il mio distacco, poi si passò una mano tra i ricci. Restammo immobili l'uno di fronte all'altra per qualche secondo poi mi voltai per salire le scale e andar via, ma prima che potessi riuscirci mi sentii afferrare il braccio.
Lui mi fece voltare verso di sé e strinse il mio viso tra le mani, per poi baciarmi.
Inutile dire che fu del tutto inaspettato, ma in un certo senso rimasi piacevolmente sorpresa da questo suo gesto audace. In genere, e con qualsiasi altro ragazzo, mi sarei alterata per il fatto che non rispettasse la mia volontà, ma con Harry non riuscivo ad oppormi. Lui era diverso, faceva di testa sua, era istintivo e spontaneo.
Mi piaceva che riuscisse sempre a sorprendermi, a colpirmi, a farmi sentire viva.
E per me, che ero sempre stata una maniaca del controllo, risultava parecchio difficile affidarlo a qualcun altro. Normalmente mi sarei sentita debole, ma con Harry non mi importava. Non riuscivo a resistergli e mi andava bene così. Mi lasciai andare per un po', senza pensare troppo a quello che stavo facendo, e allungai le braccia dietro il suo collo.
Risposi al suo bacio e permisi alla sua lingua di insediarsi nella mia bocca, rendendo il tutto più passionale. Le sue mani grandi e curiose andarono ad accarezzarmi tutto il corpo, dalla schiena al sedere, come se volesse stringermi a sé e non lasciarmi andare mai più.
Lo baciai con tutta la foga che avevo in corpo, fino a perdere il fiato, il che dimostrava quanto fossi irrimediabilmente attratta da lui. Già, perché nonostante mi facesse continuamente infuriare e andar fuori di testa, non potevo e non volevo stargli lontana.
Eravamo due calamite.
Continuò a baciarmi senza sosta, fino a togliermi il fiato.
E continuammo così a lungo, finché non trovai la forza di allontanarmi.
Le sue labbra erano gonfie per i troppi baci, così come le mie, e i suoi occhi penetranti cercavano di scavare nei miei.
Per questo distolsi lo sguardo, mi portai un dito davanti le labbra e mi parve di sentire ancora il sapore di Harry su di esse.
"Sei molto bravo, eh." Commentai, guardandolo con aria colpevole.
Lui accennò un leggero sorriso, "bravo a far cosa?"
"Lo sai. Riesci sempre a persuadermi dalla rabbia con un bacio."
Lui scosse la testa, ridacchiando, "Meg.. cercavo solo di dimostrarti quanto ho bisogno di te. Non me ne frega un cazzo di Allie, non so neanche perché ho detto quel nome a mia madre, credimi. E non voglio neanche vederti giù di morale per quell'idiota di Liam."
"Non riesco a non pensare alle sue parole" replicai, "non vorrei mai che mio padre lo venisse a sapere da qualcun altro. Se mai dovrà scoprirlo, voglio essere io a dirglielo."
"E sarà così, infatti. Nessuno dovrà intromettersi."
Dopo quella frase lasciò scivolare una mano verso la mia e la strinse, forte.

Gli adulti tornarono a casa dopo un paio d'ore, e mio padre si mise subito ai fornelli per preparare una cena coi fiocchi.
Era contento di avere sua sorella e Robin come ospiti, da tempo non lo vedevo così entusiasta. Forse dall'arrivo di Harry.
"Dove siete stati, di bello?" gli chiesi in cucina, approfittando del fatto che fossimo soli mentre gli altri erano nelle loro camere a prepararsi.
"Dappertutto" rispose lui sorridente, reggendo la pentola sul fuoco, "ho mostrato ad Anne tutta la città, anche la scuola dove ora va suo figlio. Le piace molto, così ha detto."
Alzai le spalle, "quindi un bel giro turistico. E ripartono domani, giusto?"
Lui annuì, concentrato sul forno, "domani mattina. Esatto. A proposito, potresti andare un attimo da Anne per chiederle cosa preferisce per cena?"
Ubbidii e mi trascinai fino al piano di sopra dove, proveniente dalla mia stanza - che ora apparteneva temporaneamente ai genitori di Harry - sentii delle parole che catturarono la mia attenzione. La porta era chiusa, così ne approfittai per avvicinarmi furtivamente.
"Sì, proprio così" diceva Robin, "io e tua madre stiamo facendo progressi e forse non c'è più bisogno che tu rimanga qui da James fino alla fine dell'anno scolastico."
A quell'affermazione mi ghiacciai, percependo brividi lungo tutta la schiena.
"Ma state scherzando, vero?!" questo invece era Harry, brusco come sempre, "non posso mica andarmene a metà anno. Devo finire la scuola."
"Su questo sono d'accordo, tesoro" intervenne Anne, "ma a dire il vero pensavamo avresti reagito diversamente. Insomma, all'inizio neanche ci volevi venire qui."
Non riuscivo a credere alle mie orecchie, non avevo mai considerato l'idea di poter perdere Harry. Avevo dato tutto per scontato e solo adesso mi rendevo conto della dura realtà.
"Sono passati mesi, mamma" gli fece notare il mio ragazzo, alzando il tono di voce e permettendomi di origliare meglio, "ora mi sono fatto degli amici, delle abitudini.. non potete stravolgere la mia vita un'altra volta, porca miseria!"
"Tesoro, non vogliamo stravolgere nulla.." provò a dire Anne, ma a giudicare dai passi sempre più vicini alla porta capii che qualcuno stava per uscire, così filai di corsa in bagno a nascondermi. Appena in tempo, infatti, vidi Harry andare in camera sua.
Io rimasi ancora nascosta nel buio per accertarmi che né Anne né Robin avessero intenzione di seguirlo, e fortunatamente così fu. Dopo circa cinque minuti mi decisi ad uscire dal bagno per bussare alla porta di Harry, mentre quella della mia stanza era ancora chiusa.
"Non rompere il cazzo, mamma" sentii borbottare da lui, facendomi sorridere.
"Che cattiveria" mormorai dall'altra parte della porta, e dopo due brevi secondi Harry corse ad aprirmi. Sorrise quando si accorse che c'ero io e non Anne, poi mi tirò dentro senza perdere altro tempo. Chiuse la porta a chiave e si bagnò le labbra, esasperato.
"Ho sentito" dissi, e lui si portò una mano davanti la fronte.
"Mi sono stancato di essere spedito da una parte all'altra come un pacco postale, cazzo" imprecò, "non ho intenzione di andarmene da qui, sono contento che la loro situazione economica stia lentamente migliorando, ma per ora il mio posto è qui. Con te."
Arrossii e lo abbracciai senza perdere altro tempo, "ho temuto di perderti."
"Non mi perderai, te l'ho già detto" rispose, stampandomi un bacio dietro l'orecchio.
Sospirai, "e ti perdono per aver fatto il nome di Allie. Non riesco a tenerti il broncio per troppo tempo."
Dopo quelle parole Harry sfoderò un grande sorriso, con le fossette ben evidenti.
"Dio quanto sei bella!" e mi sollevò da terra abbastanza da farmi fare una giravolta, "sei fottutamente mia."
Risi e lasciai che mi rubasse baci ovunque, dalla bocca alla fronte, dalle guance al naso.
"Sì, ma sappi che non sarà sempre così facile" brontolai ad un tratto, "fa' una cosa del genere un'altra volte e sappi che ti prendo a calci. Dico sul serio."
Lui assunse una finta espressione spaventata, strappandomi un'altra risatina.
"Sissignora" biascicò, "farò tutto ciò che è in mio potere per non ferirla mai più, mi creda."
Il mio cuore prese a battere più rapidamente dopo quella frase che, seppur scherzosa, conteneva parole importanti per me. Gli sorrisi.
"Meghan!" mi sentii chiamare all'improvviso da mio padre, al piano di sotto.
"Ops" farfugliai, scappando di corsa da lui in cucina, avendo completamente dimenticato che mi stesse aspettando.
"Ma si può sapere dov'eri finita?" mi sgridò, "allora, cosa ha detto Anne?"
Mi grattai la nuca, imbarazzata per non averle chiesto niente, ma cercai di inventarmi qualcosa: "cucina quello che vuoi. Per lei è indifferente."
Mio padre fece una smorfia e andò verso il frigorifero, lasciandomi fare un sospiro di sollievo. L'ultima serata con Anne e Robin in casa fu piacevole e abbastanza tranquilla, sebbene una parte di me sperava che se ne andassero presto dopo la discussione che avevo origliato poco prima. Non volevo pensare al giorno in cui Harry se ne sarebbe andato da casa mia e non sarebbe più stato il coinquilino fastidioso che mi aveva stravolto l'esistenza. Non volevo immaginare come sarebbe stato tornare a vivere in quella casa senza di lui, soltanto col mio papà.
La sola idea mi terrorizzava.
La mattina seguente, di Lunedì, mi svegliai presto per la scuola. Avevo dormito sul serio nel sacco a pelo, questa volta, perché nonostante sia io che Harry morissimo dalla voglia di sonnecchiare insieme nel letto della sua stanza, non potevamo rischiare ancora di essere scoperti. Mentre mi preparavo vidi Anne e Robin sgombrare la mia camera con le loro valigie, per poi scenderle dalle scale fino al parcheggio di fuori con l'aiuto di mio padre.
"Anche se è durato poco, è stato bello avervi qui" gli disse quest'ultimo.
Ora che aveva finalmente recuperato i rapporti con sua sorella, era felice. Ed io per lui.
"Grazie per l'ospitalità" rispose Robin, caricando le valigie in auto.
"Grazie di tutto, James" fece Anne, salutandolo con un lungo abbraccio.
Io ed Harry ci scambiammo una rapida occhiata addolcita.
"Tornate quando volete, non c'è bisogno che mi ringraziate di niente" rispose mio padre, sorridente.
"Invece sì, stai facendo così tanti sacrifici ospitando mio figlio" continuò lei.
"E' mio nipote" ribatté papà, "per la famiglia si fa di tutto. Non sono sacrifici, è un piacere."
Harry gli andò incontro e gli diede una pacca sulla spalla. Vedere i due uomini più importanti della mia vita abbracciati e vicini fu un colpo al cuore per me, in positivo.
Ero così felice di vederli andare d'accordo, e avevo una gran paura che tutto sarebbe potuto cambiare non appena mio padre avrebbe scoperto la verità riguardo noi come coppia.
"A presto tesoro" disse Anne ad Harry, prima di salutarlo. Poi salutò me con un abbraccio e infine si caricò in auto, pronta a lasciare Londra di nuovo. Ora era tutto come prima.
"Forza, adesso andate a scuola" esclamò mio padre, probabilmente per nascondere il fatto che si era commosso. Sorrisi ed Harry fece lo stesso, lasciandolo ai suoi sentimentalismi.
Quella mattina arrivai al liceo in auto del mio ragazzo, il che mi faceva sentire estremamente viziata e fortunata allo stesso tempo. Amavo stare in macchina con lui, rubargli baci anche mentre guidava, cantare a squarciagola le canzoni alla radio, sentire il suo rimprovero per il fatto che non avessi allacciato la cintura di sicurezza quando - in realtà - neanche lui lo faceva mai. Parcheggiò vicino al cortile ed entrammo dentro leggermente in ritardo, come al solito. Io avevo lezione d'inglese e lui di storia, quindi restammo soli. Mentre vagavo nel corridoio verso la classe, lo vidi. Liam Payne.
Era un segno del fato, forse; il destino voleva che lo affrontassi da sola, una volta per tutte.
Mi avvicinai a lui silenziosamente, che se ne stava fermo a curiosare nel suo armadietto.
"Ehi" dissi soltanto, piuttosto rigida considerato ciò che mi aveva detto il giorno prima.
"Meghan" rispose con un tono di voce più sorpreso del solito.
"Non ho intenzione di dilungarmi molto perché ho lezione di inglese tra poco, ma.." feci una pausa, "volevo chiarire ciò che è successo ieri a casa mia."
"Già, anch'io" ribatté, con una mano dietro la nuca, "mi sono lasciato prendere troppo dalla rabbia e dal desiderio di vendetta contro Styles. La verità è che mi piacevi ed io mi sono comportato poco bene con te, quindi se ora stai insieme a lui la colpa non è di nessuno. Ti chiedo scusa per tutto, non ho affatto intenzione di usare la tua storia con Harry per ricattarti o per fare la spia a tuo padre. Puoi stare tranquilla."
Avevo la bocca spalancata. Era tutto il contrario di ciò che mi aspettavo.
"Wow. Io.." balbettai, piacevolmente sbalordita.
"Sii felice, Meghan" disse, "mi auguro solo che Harry sia in grado di renderti tale."
Annuii, "lo è. Ne è perfettamente in grado e ci riesce, giorno dopo giorno."
Liam girò lo sguardo altrove, "ottimo. Allora buona lezione."
"Aspetta, Liam" lo bloccai prima che se ne andasse.
Mi guardò confuso.
"Sono contenta che tu sia tornato in te" mormorai, "è questo il ragazzo gentile e altruista per cui mi ero presa una cotta in terza media, non quello perfido e scontroso di ieri."
Accennò un leggero sorriso, ed io feci lo stesso.
Ora sembrava davvero tutto risolto.

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