Madelaine.
Elena era una strega, una persona orribile e non potevo far niente per impedirle di distruggermi. Lentamente stavo guardando la mia vita crollare per mano sua e, nonostante cercassi di contrastare i suoi piani, lei era sempre un passo davanti a me. Anche se avrei voluto distruggerla, non ci sarei mai riuscita o almeno non in queste condizioni. E mentre pensavo a quella stronza, sentivo le lacrime colare dai miei occhi, ascoltando ciò che mi diceva Harry.
Mi sentivo male, presa in giro per tutto questo tempo. Ora riuscivo a capire le parole di Colton e mi sentivo una merda schifosa per il semplice fatto di esser andata a letto con lui. Sapevo di non provare nulla per lui, ma non avrei mai dovuto farlo, era ingiusto e sbagliato. Ripensai alle parole di mio padre e collegai tutte le sue parole, sul fatto di voler essere ancora una volta una famiglia, e sentii soltanto la nausea. Non avrei mai immaginato di scoprire tutto in questo modo, avrei sperato che mio padre me ne parlasse.
Rimasi immersa in quell'abbraccio, desiderando soltanto che lui rimanesse per sempre con me. Avrei preferito perdere una gamba o un braccio, ma non sarei mai riuscita a sopravvivere senza di lui. Sapevo che tutti conoscevano il nostro amore, si sentiva da lontano l'elettricità che i nostri corpi emanavano, come due pezzi di puzzle separati ma che uniti avrebbero potuto rompere qualsiasi cosa. Io ero il veleno, lui il mio antidoto, la mia soluzione ad ogni dolore. Non volevo la ricchezza, ne gioielli, mi bastava lui per essere completa al cento per cento.
«Andrà tutto bene amore, te lo prometto. Parla con me Madelaine, non distruggere te stessa, non parlandone con nessuno. Io sono qui e ci sarò nonostante tutto. Io ti amo così tanto.»
«Io non sono pronta a tutto questo, non riuscirei mai a vedere la donna che sposerà mio padre come la mia matrigna. Io voglio solo la mia mamma, però so che lei vorrebbe che entrambi fossimo felici, ma come posso dirle che non potrò mai essere completa senza di lei, che senza di lei non saremo mai una famiglia ma soltanto delle anime sperdute e sole? Non saprei come accettare tutto questo.»
«Devi pensare che nonostante tutto lui rimarrà sempre tuo padre e per quanto io tenti di occupare il suo posto, non potrò mai farlo, semplicemente perché io non posso diventare la tua nuova figura parte e volerti accanto come mia fidanzata. E sai che non potrei mai guardare in faccia l'uomo che ti ha ridotto in questo stato, potrei solo sputare addosso su ciò che ti ha fatto e odiarlo così tanto per le cicatrici sul tuo corpo. Devi parlarne con lui tesoro, pensaci su quello che ti sto dicendo. Lui sarà l'unico che ti potrà dare tutte le risposte che desideri. Sarò con te amore mio, sempre, ma parlaci.»
Le mie lacrime bagnavano la sua camicia e tutto ciò che sentì furono le sue labbra sulla mia fronte, il rumore del vento che colpiva gli alberi, e nulla. Harry sapeva che prima o poi tutto ciò sarebbe dovuto accadere, che un giorno mio padre sarebbe tornato per scusarsi, e forse lui sapeva che non appena tutti i problemi con la mia famiglia si sarebbero risolti, sarei tornata da loro e avrei lasciato che lui proseguisse la sua vita con Elena. E mi sentii male, solo al pensiero che non sarei stata più sua, che di noi sarebbe rimasto soltanto il ricordo.
«Non me la sento di tornare in salotto, scusati con tutti quanti da parte mia. Voglio andare nella mia stanza, mi dispiace.»
Harry annuì lentamente, depositando un ultimo bacio sulle mie labbra. Mi aiutò ad alzarmi e mi afferrò la mano, camminando verso casa. Sapevo che stava pensando, lo vedevo dai suoi occhi duri e dalla sua espressione. E non gli avrei mai dato la colpa di tutto questo, poiché lui non aveva fatto nulla, e prima di entrare, lo attirai, unendo le nostre labbra in un bacio, infilando la lingua nella sua bocca. Ci staccammo abbastanza velocemente, tanto da farci notare anche da Anne, che sorrise dolcemente. Harry la salutò, indicandole poi di andare via dalla finestra, baciandomi un'ultima volta quando seppure con una smorfia Anne sparì.
Prima di entrare in casa sentii un «Pensa a quello che ti ho detto.» e poi mi sorrise, stringendomi un'ultima volta tra le sue braccia. E quando arrivò il tempo di staccarci, entrai in casa, evitando Colton, salendo velocemente le scale, chiudendo la porta della mia stanza a chiave.
Avrei dovuto chiamare mio padre e seguire il consiglio di Harry o restare in silenzio e pensare a tutta quest'assurda storia? Afferrai il pezzo di carta con su scritto dei numeri e guardai il cellulare, immergente poi la testa tra le coperte. Non ero sicura di cosa voler fare e anzi più ci pensavo, più sentivo la testa scoppiare. E decisi di non chiamare per il momento, decidendo di non accettare tutto questo. Cinque anni dalla morte della mia mamma e io non credevo di poter guardare la nuova fidanzata di papà e non sputarle addosso. Sapevo di star sbagliando e in cuor mio sapevo di far la cosa sbagliata, ma il mio orgoglio precedeva sempre su tutti i miei sentimenti e per quanto sapessi che esso mi avrebbe rovinata, non riuscivo a farne a meno. In quel momento pensai al cartone di LSD, alla possibilità di vedere un'ultima volta Annie e alla voglia di staccare la mente, appigliandomi al solo modo per spegnere le emozioni. E in quel momento non pensai agli occhi delusi di Harry se lo avesse scoperto, e infilai il cartone sulla lingua, aspettando che cominciasse a dare i primi effetti. Per precauzione rimossi la chiave dalla porta, sapendo che Harry si sarebbe preoccupato se avesse visto la porta chiusa a chiave.
Scusami Harry, scusa per ogni mio errore, mi dispiace.
Perdonami.
Harry.
Mi sentivo impotente di poter agire, perché per quanto non riuscissi a sopportare Christian, sapevo che lei sarebbe dovuta tornare da lui, poiché se fosse rimasta in questa casa, avrebbe solo sofferto. Elena non le avrebbe lasciato un minuto per respirare, soffocandola con il suo modo di stuzzicare, e una volta che il feto sarebbe cresciuto, sarebbe stato ancora più difficile amarci e non poter stare insieme. Per quanto io volessi stare con lei, non potevo non adempire alle mie responsabilità da futuro genitore. Per quanto tutto mi sembrava strano, per quanto io ricordassi di aver usato sempre il preservativo, Elena era incinta del mio primogenito. E sebbene volessi sposarmi con Madelaine e avere tanti figli con lei, non potevo lasciare sola la mia fidanzata, non in un momento del genere. E questo era la semplice spiegazione che non sempre per amore si può fare qualsiasi cosa, che una volta legati con una persona da un figlio, non si può far niente per tornare indietro.
«Come sta, figliolo?» mi chiese mio padre. Sentivo dal suo tono di voce quanto anche lui fosse preoccupato e in parte ne rimasi sorpreso. Non aveva mai dato libero sfogo ai suoi sentimenti quando si parla di Madelaine, ne era rimasto sempre fuori da questa storia. Sapeva quanto fossi maturato e lasciava prendere a me le decisioni riguardo Madelaine. E infondo questo era anche giusto, essendo io il suo tutore legale.
«Scossa, ma so che si riprenderà.» e lo sapevo. Madelaine riusciva sempre a uscire dai suoi problemi da sola, senza l'aiuto di nessuno. E dopo la mia risposta, tutti iniziammo a mangiare chiacchierando del più e del meno. Cercai di spostare la mia attenzione su qualsiasi rumore provenisse dalle scale, preoccupato su cosa stesse facendo la ragazza. Ma oltre alla voce di tutti noi, vi era soltanto silenzio.
Madelaine era forte e splendida in ogni sua sfumatura. Era mia ed io ero suo. E nonostante ciò sapevo che nulla sarebbe durato a lungo, che tutto questo avrebbe spezzato il nostro legame. Ma non avrei potuto farci niente.
Dopo mangiato ci spostammo tutti in salotto. Luke e Colton usciti fuori a fumare, Madelaine ancora di sopra e noi altri con un caffè in mano. Elena parlava dei preparativi per la festa di fidanzamento che sarebbe stata la prossima settimana nella nostra casa. Desiderava qualcosa di grande, elegante e raffinato. Ancora Mad non sapeva nulla e sapevo che non l'avrebbe presa molto bene. E toccava a me dirglielo, non appena la mia fidanzata sarebbe partita in vacanza, ossia il giorno dopo. Potevo vedere nella mia mente la sua espressione triste e delusa allo stesso tempo e chiusi gli occhi, cercando di cancellare quell'immagine dalla mia mente.
«Inviteremo tutta la nobiltà e questo comprende anche il padre di Madelaine.» alzai il viso quando sentii quelle parole. Ingoiai l'ultimo sorso di caffè, lasciando la tazza sul tavolino, asciugando le labbra con un fazzoletto.
«Madelaine non sarà tanto d'accordo.» disse mia madre, quando io restai in silenzio, assimilando tutto. Mamma aveva ragione. Se lo avessi fatto, Madelaine non mi avrebbe perdonato.
«Questi sono fatti suoi. Se vorrà può restare qui dentro, non importa.» strinsi i pugni sotto il tavolo, ascoltando le sue parole dette con astio. Se ci fosse stata Gemma le avrebbe già tirato uno schiaffo e dallo sguardo che mia madre le riservò, sapevo che avrebbe voluto solo tirarle la coda alta.
«Smettila di parlare in questo modo di Madelaine quando lei non è qui a proteggersi.» le disse mia madre, versando del latte nel caffè. Ma neanche lei avrebbe potuto far nulla contro la lingua di Elena e neanch'io.
Sentii dei passi leggeri scendere le scale e poi la vidi, ma quando incontrai gli occhi azzurri di Madelaine, vidi qualcosa di diverso in essi. Erano strani, lucidi e mi sorrise; non il solito sorriso pulito, ma sporco, come se stesse nascondendo qualcosa di brutto. Entrò in cucina e mi alzai dal divano, raggiungendola. Era seduta sulla sedia, gli occhi aperti puntati su un punto fisso, la testa poggiata sul tavolo. Non sapevo cosa le stava succedendo, ma mi preoccupai. Sorrideva mentre guardava il muro e strisciai la sedia davanti a lei, lasciando che un broncio nascesse sulle sue labbra.
«Togliti Harry.» posò la mano sul mio petto, creando una leggere pressione. Le alzai la testa dal tavolo guardando i suoi occhi, annusando infine il suo corpo, costatando che non avesse bevuto. Anzi, vi era ancora il mio profumo sulle sue labbra.
Niall posò il tea sul tavolo e lo afferrai, posandolo tra le dolci labbra di Madelaine. Sapevo che le era successo qualcosa, ma per il momento non osai indagare, sapendo che non mi avrebbe risposto, se non a tratti.
Si dimenò tra le mie braccia, guardando il punto oltre la mia spalla. Piangeva, sussurrando parole strascicate, stringendo la mia mano. Guardai il mio cellulare, indeciso se chiamare Gemma o no. Ma poi si calmò, continuando a piangere e a sussurrare parole incomprensibili.
«E' sparita.» sussurrò, nascondendo la testa nel mio petto. Dissi a Niall di lasciarci soli e continuai a stringerla tra le mie braccia, non capendo cosa volesse dire. Ripeteva sempre la stessa parola e non capii esattamente cosa volesse dire.
«Lei è sparita, non è più qui con me.»
E in quel momento capii tutto. Stava parlando di Annie, della sua migliore amica. Cercai di asciugarle le lacrime, di sussurrarle qualche parola di conforto, ma sembrava così distrutta. Continuò a piangere e poi vidi i suoi occhi chiudersi lentamente, cadendo infine in un sonno profondo. Le accarezzai i capelli, sussurrandole che tutto si sarebbe risolto, ma in quel momento sapevamo tutti che tutto sarebbe andato perso.
Osservavo Madelaine dormire, la sua testa sul mio petto. Non badai ad Elena, ma mi preoccupai per la ragazza che amavo, solo lei. Desideravo solo che non appena aprisse gli occhi, vedesse me al suo fianco. Continuavo ad accarezzarle i capelli, nonostante lei non riuscisse a sentire le mie dita sulla sua pelle. E poi vidi le sue iridi azzurre schiudersi, guardarmi e dimenarsi tra le mie braccia. La strinsi, sussurrandole che fossi solo io.
In quell'ora avevo controllato ogni angolo della sua stanza, tentando di scoprire cosa le fosse successo. Non trovai nulla, se non pagine strappate di diario, che piegai e infilai nella tasca della mia giacca. Sapevo quanto fosse sbagliato leggere cose non proprie, ma dovevo sapere, dovevo aiutarla.
Si calmò quando riuscì a riconoscere la mia voce.
«Siamo un disastro, sono un disastro.» disse lentamente, scandendo ogni singola parola. Lo sapevo. Noi due eravamo un disastro uniti insieme, ma da soli eravamo l'inferno in persona. Due anime così tanto unite, ma costantemente separate. Un fuoco ci ardeva contro e ad entrambi spettava fare la scelta giusta, per se stessi, per le persone a noi intorno. Tutti tifavano per noi, ma le nostre strade erano costantemente divise.
«Sei una brava persona, Harry. Stai lontano da me, potrei solo distruggerti.»
E si alzò, chiudendosi in bagno, lasciandomi solo con i miei pensieri.
Madelaine.
Lui era la mia vita, la persona più bella del mondo e non potevo distruggerlo in quel modo. Meritava qualcuno che fosse giusto per lui, che rendesse gioiosa la sua vita, e che lo amasse con tutto il cuore. E non ero io quella persona.
Entrai in casa con la valigia che poco prima Liam mi aveva dato una valigia contenente tutti i vestiti di Annie, usati e non. Era distrutto, ma fingeva di star bene. Quel giorno sentii dalla sua voce che qualcosa non andasse. La mia migliore amica era bella, felice e vitale. Era la persona più bella del mondo e non meritava di morire, non in quel modo. E lui sembrava quello più toccato dalla sua morte, oltre me. Afferrai il vestito giallo canarino, annusando il suo profumo primaverile. In quella valigia vi era tutto: vestiti, trucchi e il suo profumo preferito. Rimasi con quell'abito sulle gambe, in silenzio, girandomi il profumo in mano, fermandomi solo quando sentii la porta del soggiorno aprirsi.
«Harry ha bisogno del tuo aiuto.» era Anne. Lasciai tutto sul divano, uscendo dalla stanza. Non sapevo cosa stava succedendo, ma avrei fatto quatto qualsiasi cosa per lui.
«Si è chiuso in camera. Vai tu, so che ti farà entrare.» aveva gli occhi lucidi e le strinsi la mano annuendo, quando Elena mi fermò con la sua voce.
«Se non vuole parlare con la sua futura moglie, come può voler parlare con lei?»
«Perché si amano Elena!» urlò Anne, rivolgendosi alla donna, zittendo tutti. Rimasi paralizzata alle sue parole e lasciai la mano della madre di Harry, salendo le scale. Avanzai verso la stanza di quest'ultimo, bussando alla porta.
«Ho detto di non voler parlare con nessuno. Siete sorde?»
«Aprimi, sono io tesoro.»
Non sentii alcun rumore da dietro la porta e afferrai la forcina dai capelli, infilandole nella serratura, aprendo infine la porta. Entrai dentro la stanza e mi avvicinai quando bastasse per sentire i suoi singhiozzi. Mi sentii male, malissimo. Gli accarezzai i ricci e lo abbracciai stretto contro il mio petto. Tolsi dalla fronte i capelli sudati, baciandogli le labbra. Avrei fatto qualsiasi cosa per lui, per riuscire a vedere le sue fossette.
«Fa così male tutto questo, fa così male non poter stare con te. Non voglio Elena, voglio te. Non posso avere un figlio con lei se non provo sentimenti per nessuno dei due. Ti amo Madelaine e fa così male.»
«Ti amo anch'io e ti amerò per sempre. Non fa male amarti se posso vedere il tuo sorriso, non piangere perché i tuoi occhi non sono fatti per lacrimare. E per quanto odio Elena, non posso farle questo. Non posso togliere al suo bambino la possibilità di avere un padre. Fa finta che quel figlio sia nostro, combatti per lui. Fa male tutto questo, lo so. Ma passerà, il dolore passerà.»
Gli alzai il volto, asciugandogli le lacrime, posando le sue labbra sulle mie. Fu una sensazione bellissima. Baciare la persona che ami ti porta così tante emozioni dentro. Mi sentivo bene insieme a lui. Gli sorrisi debolmente, amando le sue fossette ora in vista. Vidi la sua testa posarsi sul mio petto, i suoi occhi chiudersi lentamente.
«Il nostro amore passerà. Sogni d'oro, amore mio.»
Restai così per ore, all'interno di quella bolla da noi creata. Coprii il suo corpo con il piumino, strofinando la mia gote sulla sua, stringendo la sua mano. Lo amerò per sempre, nonostante tutto. Mi addormentai poco dopo, insieme a lui, osservando per l'ultima volta il suo volto sereno.
Sentivo delle voci discutere, urlare fuori dalla stanza. Aprii lentamente gli occhi, incontrando due occhi verdi che mi sorridevano allegramente. Le sue mani arricciavano i miei capelli e lentamente mi baciò le labbra, stringendomi tra le sue braccia. Il suo profumo mi piaceva e mi beai di quella tranquillità che presto avrei rotto, perché non sarei rimasta in questa casa a lungo. Mi mancheranno le sue mani sul mio corpo, i suoi abbracci, il suo sorriso con tanto di fossette e i suoi occhi verdi.
«Tua madre era molto preoccupata.»
Posò le sue labbra sul mio collo, lasciando una bacio sulla pelle scoperta. Inspirò il mio profumo e toccai i suoi ricci puliti. Mi piaceva l'odore del sui capelli e gli stampai un bacio sulla gote morbida. La sua mano trovò la mia sotto le coperte.
«Vorrei che ogni giorno fosse così, Madelaine.» sussurrò, baciando il dorso della mia mano.
«Mi mancherai così tanto.» E sapevo che oltre a me, anche lui era in lacrime. Lo abbracciai stretto, asciugando con la manica della mia maglietta i miei occhi. Harry si alzò e mi baciò. La sua lingua fu tra le mie labbra e ricambiai il bacio, sapendo che quella era l'ultima volta che avrei potuto farlo.
Mi sfilò la mattina e scossi la testa, non volendo che nessuno ci trovasse a fare l'amore. Perché il nostro non era semplice sesso, ciò che provavo per lui era più di un bisogno.
«Ci sentiranno, amore.»
«Non m'interessa ciò che diranno. Ti amo e voglio fare l'amore con te.»
La mia maglietta fu sul pavimento, le sue labbra sul mio corpo, mentre io gli sfilavo la t-shirt, buttandola sul pavimento. Sapevo quanto stessimo rischiando, quanto ciò fosse pericolo, ma fino a quando lui fosse stato con me, non avrei avuto paura. Gli abbassai la cerniera dei pantaloni, togliendo quell'ostacolo. Il nostro era un bacio fatto di saliva e lingua; sentivo dalla sua erezione quanto fosse ansioso all'idea di avermi. E lo avrei lasciato fare, poiché era ciò che volevo anch'io.
Tolsi i boxer e lui mi sfilò le mutandine. Continuò a baciarmi, mentre man mano il suo cazzo si faceva spazio tra le mie labbra. Le mie unghie scivolarono sulla sua schiena, graffiando. Sapevo che a Harry tutto ciò piaceva. Gemetti quando affondò tra la mia carne e morsi la sua pelle, desiderando solo urlare per il piacere che in quel momento il mio corpo stava provando.
«Ti amo.» sussurrò.
«Anch'io.» continuò a spingere, contando le sue spinte. Sapevo che voleva far in modo che ciò durasse più a lungo possibile, ma presto non sarei riuscita a contenere l'orgasmo. Bagnai le mie labbra con la lingua e le spalancai, quando colpì con un colpo secco il mio punto g. Spostai le mani dal lenzuolo, alle sue natiche, desiderando solo che entrasse di più. E mi accontentò, sorridendo.
«Quanto ti amo.» gli sussurrai, baciando le sue labbra. E non m'importava se Elena in quel momento stava ascoltando tutto fuori dalla porta, lei non avrebbe mai potuto evitare che ciò accadesse.
Avrei voluto che lui venisse insieme a me, ma non era possibile. Per la fretta non aveva pensato di indossare il preservativo, e in parte ero contenta di ciò. Lasciai il mio corpo bearsi di quell'orgasmo e una volta che Harry fu uscito dalla mia vagina, afferrai il suo pene, iniziando a pompare. Il liquido preseminale mi copriva il petto e mi baciò un'ultima volta, recuperando un salvietta dal cassetto del comò. Mi strinse tra le sue braccia, mentre mi puliva il seno.
Restammo in silenzio, coccolandoci a vicenda e ci alzammo quando arrivò il momento di rivestirci. Gli afferrai la mano, conducendolo giù per le scale e lasciai la presa subito dopo. Sua madre lo strinse tra le sue braccia, le lacrime che rigavano le sue gote e mi ringraziò con le labbra. Osservai Elena raggiungermi con grande falcate, sovrastandomi con la sua altezza.
«So cos'avete fatto.»
Non dissi nulla, non sapendo cosa dire. Afferrò la borsa e uscì sbattendo la porta. Rimasi perplessa, sorpresa e preoccupata allo stesso tempo. Entrai in salotto, ritornando a spostare la mano tra i vestiti di Annie, cercando di trovare qualcosa che mi legasse ancora a lei. Ma tutto ciò che trovai fu un diario chiuso. Me lo rigirai tra le mani, insicura se avessi dovuto rompere la sua privacy o bruciarlo nel fuoco.
Per la mia migliore amica. La verità su tutto.
Controlla in tutte le possibili cerniere, cercando di trovare la chiave e quando tutto ciò che vidi furono profumi e abiti, entrai in cucina, afferrando qualcosa di appuntito. Sentivo gli occhi di Harry e Anne su di me, sul diario, ma non ci feci caso, infilando il coltello appuntito nella serratura.
Sospirai dal sollievo, quando riuscii ad aprirlo e lasciai il coltello, aprendolo. Ne sfogliai le pagine, trovando solo una tra le tante scritta. Toccai la scrittura, chiudendo gli occhi, ricordando il mondo cui pressava la penna sul foglio.
Undici settembre.
Tre giorni prima dell'incidente.
Sorrisi lentamente, uscendo dalla cucina, entrando in salotto.
Mi sento pedinata a volte. Come se qualcuno mi seguisse, mi controllasse ogni ora della mia giornata. E ho paura, vivo costantemente con la paura che qualcuno vuole ammazzarmi.
Li sento parlare, complottano qualcosa. Parlano di te, me, Harry. Lo fanno sottovoce, non volendo che io ascolti la conversazione tra loro. E ho bisogno di te, della tua mano stretta tra la mia, perché noi siamo forti e so che tu ci sarai sempre per me, per qualsiasi cosa.
Liam ed Elena. Attenta Madelaine, occhi aperti. Sono cattivi, furbi e vogliono soltanto distruggervi. Non so cosa mi succederà e ho paura per ciò. Ho sentivo che parlavano di una donna incinta, di un uomo ricco e bellissimo e di due ragazze.
Sono tornata nella mia stanza e l'unica cosa che ho sentito prima di vedere uscire Liam ed Elena era il nome del bar – il Phoenix – in cui abbiamo incontrato Lucas. Ti ricordi? Li ho visti mentre si baciavano, palpavano a vicenda e se controlli nella tasca interna del diario, troverai la foto. Torna lì, ci torneremo insieme e scopriremo cosa tramano.
Composi il numero di Colton, volendo solo scoprire la verità. Non sapevo cosa stava succedendo e le lacrime rigavano le mie guance. Quanto avrei voluto stringerle la mano, rassicurare le sue paure e abbracciarla. Avrei voluto spaccarle le ossa, sentire il suo corpo affianco al mio che mi voleva bene. Ma era morta, per colpa loro.
«Dimmi che sei al Phoenix, per favore.»
«Ovviamente.»
«Controlla se Elena e Liam sono lì.»
E rimasi scioccata da quello che sentii. «Ovviamente. Stanno per scopare sul divanetto.»
Riattaccai; il cellulare scivolò dalle mie mani. Non sapevo cosa dire, se confessare la verità a Harry o semplicemente restare in silenzio, lasciare le cose come stanno. La parte razionale mi stava dicendo di trovare la foto, mostrarla a Harry e di consolarlo una volta che la verità sarebbe saltata fuori. Controllai nel taschina del diario, trovando la foto. Le lacrime rigavano le mie gote, osservando il modo in cui si baciavano. E non era la gelosia a parlare, ma solo la voglia di spaccarle la faccia, per il male che stava provocando a me e a Harry.
Controllai la data che coincideva alla stessa scritta sul diario.
Non so cosa mi succederà, ma sappi che ti voglio bene.
Strinsi la foto tra le mie mani, asciugandomi le lacrime. Respirai profondamente, chiudendo la foto nel diario. Non poteva star succedendo davvero e avrei voluto sentire le spiegazioni di tutti. Perché Annie? Perché non me?
«Devi sapere la verità, Harry.»
Sia Harry sia Anne si voltarono verso di me. Gli posai il diario sul tavolo, la foto che li incolpava entrambi. Vidi la sua mano afferrare la carta, osservare la data, la scritta incisa su di essa. E prendere il diario, osservarne la copertina e leggere il suo contenuto. Sua madre vide la foto, la strinse, non sapendo cosa dire.
«Non ancora, non ancora. Da quanto tempo lo sai?» guardava la foto, le mani tremavano, come se volesse picchiare qualcuno a sangue. E lo capivo; avrei voluto farlo anch'io. Anne strinse la mano di Harry, ma non ricevette nessuna risposta da lui.
«Da poco fa. Ho trovato il diario nella valigia di Annie.» Posai la mano sulla scapola, stringendola. Afferrò la tazza di caffè, scaraventandola contro il pavimento. Sapevo cosa stava provando, lo capivo.
«E' stata tutta una bugia. Il bambino tutta una falsa, sapevo che non fosse mio. Ho perso sei mesi della mia fottutissima vita per quella puttana. Avrei potuto essere felice, sistemarmi per sempre con la persona che amo. E ha rovinato tutto, mi ha preso in giro, ancora una volta.»
Anne lo guardava con i suoi due occhioni lucidi, io ero lì immobile. Non lo avevo mai visto così arrabbiato, e lo capivo. Ma non sarebbe mai stato il momento giusto per esplodere, non ora. E avrei saputo di star commettendo uno sbaglio, dal momento in cui parlai.
Mai buttare benzina sul fuoco ardente.
«Ora sono insieme al Phoenix.»
Vidi Harry afferrare le chiavi della macchina, mormorare qualcosa a sua madre, e mi parai davanti alla porta, non volendo che tutta questa storia – ancora una volta - appartenesse alla bocca di tutti. Ma tempo al tempo, avrei rovinato Elena a modo mio e visto marcire Liam in galera. Ma ciò non sarebbe successo ora e Harry non ne sarebbe andato in mezzo.
«Togliti Madelaine. Ora.»
«No.»
«Verrai con me allora.»
Mi afferrò la mano, camminando a grandi falcate verso la macchina. Salii in macchina senza dire una parola, mentre lui infilava le chiavi e metteva in moto. Il motore rombò sotto di noi e per quanto avessi voluto ritornare indietro, non vi era la possibilità.
«Non te lo avrei detto.»
«Se solo non avesse mentito per tutto questo tempo, io e te... cazzo.»
«Ti avrei amato comunque, per sempre.»
«Ma non sarei mai potuto stare con te.»
Arrivammo al Phoenix. Parcheggiò l'auto e scesi insieme a lui. Appena il buttafuori mi vide, lasciò passare sia me sia Harry, con un lieve sorriso accennato. Il riccio lo fulminò con gli occhi e Jack abbassò lo sguardo. Nel momento in cui entrai in discoteca, sentii la puzza di sudore e fumo arrivare al naso. Gli afferrai la mano, spingendomi tra la massa di gente sudata, in cerca dei figli di puttana.
Harry stingeva la mia mano, proteggendomi dalla gente che buttava le mani, toccando ogni cosa fosse accessibile. E sapevo che nonostante tutto, non avrebbero mai provato a toccarmi apertamente, Harry li avrebbe mangiati vivi.
Vidi con la coda dell'occhio Colton, che mi sorrise gentilmente, sorpreso. E poi i miei occhi caddero su di loro; pomiciavano, baciavano, toccavano parti del corpo non proprie. Sapevo dove Liam stava infilando il suo dito, Elena la sua mano e mi schifai. Osservai come il corpo di Harry si tese, le mani che stringevano possessivamente il bacino, come se temesse che qualcuno mi avrebbe portata via dalla sua presa.
Elena non ci aveva visti, ma Liam si. Mi sorrise provocatamente e pensai solo al ribrezzo. La mia migliore amica era morta per causa loro, ero rimasta senza di lei per i loro sporchi giochetti del cazzo. Avevano tagliato la vita a una persona così bella e gentile che non meritava assolutamente di morire.
E Harry gli tirò un pugno, colpendolo pienamente in viso. Il cuore batteva così forte da poter scoppiare a momenti e sentivo come se tutto il mondo intorno a noi si fosse fermato. Fu un attimo e fui tra i due per impedire a Harry di combinare casini. Ma tutto ciò era inevitabile; la rabbia e il tormento erano dei sentimenti da cui difficilmente puoi scappare.
E lo baciai lì, davanti a tutto, perché il guaio ormai era già stato fatto e non avrei potuto fare altro. Le sue mani furono sul mio collo, avvicinandomi a lui e tra i baci gli sussurrai di non lasciare che la rabbia prenda l'assalto. Sentivo gli occhi di Elena bruciare sulla mia pelle, ma fino a quando lui fosse stato al mio fianco, non avrei avuto paura.
«Lasciami Madelaine, per favore.»
Scossi la testa, desiderando solo stare con lui.
«Ho bisogno di spazio, per favore.»
La sua mano scivolò dalla mia, lasciandomi vuota e sola. Osservavo le sue mani spingere tra la folla di gente e indietreggiai, quando si allontanò definitivamente dal Phoenix. Guardai un'ultima volta Elena, in piedi, e mi allontanai anch'io, rintanandomi nel bagno dei maschi, forse l'unico posto dove lei non avrebbe messo piede.
Aprii il rubinetto, lavando il viso con l'acqua fredda. Sarei dovuta tornare a casa, parlare con Anne, ma non avrei saputo cosa dire. Ritornai in discoteca, guardandomi intorno, camminando verso l'uscita, ma una mano mi afferrò la schiena. Era Colton.
«Cosa sta succedendo?»
«Nulla di importante. Elena è la solita puttana.»
E staccai la sua mano dal mio corpo, uscendo da quel bordello. Camminai lentamente verso casa, percorrendo scorciatoie per arrivare prima. Osservai il cimitero, fermando davanti il cancello nero in ferro. Guardai la tomba di Annie, la sua lapide, davanti l'entrata e afferrai il cellulare squillante, sperando che fosse Harry.
«Harry, sei tu?»
«Madelaine corri in ospedale. Harry è stato coinvolto in un incidente.»
Sentii il cuore cedere in quel momento, qualcosa spezzarsi e iniziai a correre, nonostante la pioggia iniziasse a bagnare i miei capelli.
Non mi lasciare, non anche tu.