Libro 1 : La meretrice di As...

By AlieNation_Zone

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Questa storia nasce con l'idea di essere una trilogia piuttosto lunga e complessa e questo dovrebbe essere qu... More

CAPITOLO 1 - Parte I: Proposta azzardata e misure preventive
CAPITOLO 1 - Parte II: Proposta azzardata e misure preventive
CAPITOLO 1 - PARTE III: Proposta azzardata e misure preventive
PRELUDIO 1 - Parte I: Amor, ch'a nullo amato amar perdona
PRELUDIO 1 - Parte II: Amor, ch'a nullo amato amar perdona
PRELUDIO 1 - Parte III: Le conseguenze dell'amore[1]
CAPITOLO 2 - Parte I: Per me si va ne la città dolente...
CAPITOLO 2 - Parte II: Per me si va ne la città dolente...
CAPITOLO 2 - Parte III: Per me si va ne la città dolente...
CAPITOLO 3 - Parte I: Le lacrime, la carne e il sangue
CAPITOLO 3 - Parte III: Le lacrime, la carne e il sangue
CAPITOLO 3 - Parte IV: Le lacrime, la carne e il sangue
CAPITOLO 4 - Parte I: Maledetto!
CAPITOLO 4 - Parte II: Maledetto!
INTERLUDIO 1- Quadrophenia (A Christmas Special...)

CAPITOLO 3 - Parte II: Le lacrime, la carne e il sangue

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By AlieNation_Zone


Loki riapre lentamente gli occhi infastidito da un noioso ed insistente raggio di sole, che, non si sa come, pare essere riuscito a filtrare attraverso le pesanti tende scure, andando a colpire proprio le sue palpebre chiuse, quasi come fosse dotato di una sua volontà e decisamente intenzionato a dileggiare ed a schernire il dio degli inganni, divertendosi a tormentare i suoi occhi assonnati.
Con uno sbuffo spazientito l'uomo si rigira nel letto, cambiando posizione e mettendosi a pancia in giù, per tentare di sfuggire al dispettoso raggio. Affonda poi la testa in mezzo ai morbidi cuscini, assolutamente non intenzionato ad alzarsi, cercando di immergersi nuovamente in quel riposante e rilassante sonno dal quale, a parte pochi momenti di intervallo, sta piacevolmente facendosi cullare da oltre due giorni.
Il dio infatti da quando è stato riportato nei suoi alloggi è rimasto disteso quasi tutto il tempo, svegliandosi e riaddormentandosi, o restando al massimo sospeso dentro ad un intorpidito, languido e per nulla spiacevole dormiveglia.
Erano decenni che il traditore di Asgard non dormiva così meravigliosamente bene. Un sonno ristoratore, sano e profondo, privo di quei terrificanti e claustrofobici incubi in cui la sua mente smarrita si ritrovava irrimediabilmente a vagare ogni volta che abbandonava lo stato di veglia. Merito forse del suo enorme e comodissimo letto, delle lenzuola di seta a cui non era certo più abituato, delle pesanti coltri di lana e di pelliccia che creano sotto di loro un rassicurante e confortante microcosmo in cui abbandonarsi, un nido caldo ed accogliente in cui dimenticare tutto il dolore e riposare; e merito del profumo di freschi fiori di campo emanato dalla biancheria, che viene da sempre lavata con delizioso sapone aromatizzato. E' una fragranza che lo accompagna fin da quando era bambino, ma che lui negli ultimi anni aveva dimenticato. Ritrovarla è sentirsi finalmente a casa. Ma soprattutto merito probabilmente del costante e liberatorio pensiero di non essere più rinchiuso in quella maledetta prigione.
Quando non giace addormentato è consapevole di avere un fortissimo mal di testa. La faccia gli duole terribilmente, ma non se ne è nemmeno chiesto il motivo. Quando si è risvegliato per la prima volta nel suo talamo, infastidito dalla frizzante brezza mattutina che in qualche modo riesce sempre a filtrare dagli spifferi, ha a malapena avuto la forza di levarsi gran parte dei vestiti, gettarli con noncuranza sul pavimento ed infilarsi sotto le coperte.
Naturalmente, sebbene la sua mente sia ancora piuttosto ottenebrata dal sonno, dalla stanchezza, e soprattutto dalla botta ricevuta da Thor, l'Ingannatore sa di trovarsi nel suo letto. Non accorgersene sarebbe stato impossibile anche per lui nelle sue precarie condizioni. E' talmente diverso dal pavimento della cella. Il suo letto è grande e ci si può rotolare dentro come gli pare, ed è incredibilmente comodo. Indugia, pigro, tra quelle coltri. Non ha nessuna voglia di pensare. Non ha voglia di fare proprio nulla in verità, solo starsene lì al caldo, consapevole di essere finalmente al sicuro nelle sue stanze. Sul da farsi rifletterà dopo. Il tempo certo non gli manca. Ma ora desidera solo riposare, anche perchè non si è mai sentito così stanco. E' come se tutta la tensione accumulata in 90 anni di disavventure e trattenuta ostinatamente dentro, ora possa infine uscire fuori, abbandonandolo e lasciandolo definitivamente libero, ma anche sfinito e privo di ogni energia vitale.

Qualcuno mentre lui dormiva gli ha portato da mangiare, perchè ad un certo punto è stato risvegliato da un fragrante odore di focaccine dolci, calde ed appena sfornate. Proprio quelle che adorava tanto da piccolo, soffici e ricoperte di zucchero a velo. Infatti ha subito notato il vassoio ed un paio di brocche appoggiate sul tavolino posto in un angolo della grande camera da notte. Il dio sebbene da tempo non sentisse più la fame, attirato da quell'invitante profumo, ha provato ad assaggiarne una, ma ha immediatamente ed inevitabilmente rimesso tutto.
Se lo aspettava. Normale amministrazione, ha pensato senza preoccuparsene troppo. Il suo stomaco è da un po' che non fa il suo lavoro, ma passerà. Intanto è riuscito a buttar giù solo del succo d'arancia molto zuccherato. La sete era la cosa che lo tormentava di più in assoluto. Dopo mesi di digiuno i morsi della fame scompaiono per chiunque ma la sete continua a tormentare un uomo fino alla morte. Così il dolce e fresco liquido dal sapore di agrumi appena colti che scivolava giù ristoratore lungo la sua gola riarsa, dopo anni in cui si era concesso solo qualche sorso d'acqua ogni tanto, gli è sembrato come puro nettare d'ambrosia.
Rinfrancato comunque dal succo di frutta si è sentito già da subito molto meglio. Le capacità di ripresa di un uomo di razza æsir ancora relativamente giovane per la sua specie sono quasi illimitate, e quelle di un incrocio mezzosangue ancora maggiori, considerando la forza e la resistenza tipiche dei giganti. Fortunatamente per lui, Loki possiede un retaggio ereditario notevole dal quale attingere le proprie energie, retaggio che lui ha sempre odiato, misconosciuto e cercato di nascondere, prima di tutto a se stesso, ma che ora gli risulta ampiamente d'aiuto. E' molto probabile che il suo recupero si mostrerebbe molto più lungo e doloroso senza una buona metà di sangue jötunn a circolargli nelle vene.

Proprio mentre è in procinto di riaddormentarsi per l'ennesima volta, qualcuno bussa delicatamente alla porta della sua stanza.
Chi accidenti è che viene già a disturbarmi? Sono appena uscito di galera, lasciatemi in pace! Non voglio vedere nessuno adesso, pensa irritato. Intanto la voce dolce ma al contempo austera di Frigga gli giunge alle orecchie come una coltellata in pieno torace, facendogli sobbalzare il cuore.
«Loki sono io, tua madre. Posso entrare? Ho tanto bisogno di vederti e parlarti.»
Laufeyson vorrebbe urlare anche a lei di andarsene e lasciarlo solo. Non si sente ancora pronto ad affrontare quell'incontro, ma le influenze della severa educazione aristocratica ricevuta in gioventù, che gli impediscono di cacciare via la figura materna anche solo per una forma di ancestrale rispetto, sono praticamente impossibili da cancellare anche per uno come lui. Ma in realtà è soprattutto l'incontrollabile ansia che gli è improvvisamente nata nel petto al solo risentire quella voce a frenarlo.
«Avanti, entrate pure, se è quello che desiderate» riesce quindi solo a rispondere freddo ed atono.
La donna apre delicatamente la porta e si ferma sulla soglia. Osserva il principe rannicchiato nel letto, quasi totalmente nascosto fra coltri e cuscini, dai quali si scorge solo spuntare un groviglio arruffato ed indistinto di capelli neri.
Frigga sorride a quella vista. E' talmente dolce e tenero adesso, non può fare a meno di pensare. Suo figlio, un uomo adulto, il tanto temuto e ormai quasi innominato dio degli inganni, completamente arrotolato dentro alle coperte come un bambino spaventato in una notte di tempesta.
Quindi si dirige decisa verso le ampie vetrate della stanza, del tutto oscurate dai pesanti tendaggi dai colori cupi, «oh è ora di far entrare un po' di luce qua dentro!» Esclama mentre sollevandosi sulle punte dei piedi armeggia con i tiranti delle tende per scostarle e permettere così ai raggi di sole di illuminare la camera.
L'ex prigioniero infastidito dall'improvviso chiarore dopo più di due giorni trascorsi nella quasi totale oscurità, mugula qualcosa di incomprensibile e con una mano si copre gli occhi, ormai non più abituati alla luce naturale.
La dea poi si avvicina e si siede sul bordo del giaciglio. Con calma e lentezza per non spaventarlo, scosta un po' le lenzuola fino a scoprirgli interamente il capo, e finalmente i due, dopo tanti anni, riescono a scrutarsi in viso.
Gli occhi dell'Ingannatore sono gelidi ed inespressivi, ma la signora di Asgard non si fa certo intimidire da quella apparente freddezza. Conosce troppo bene il soggetto. Forse è colei che lo conosce meglio nell'intero universo.
«Figlio mio, finalmente! Sono così felice di rivederti!» Esordisce quindi, avvicinando gentilmente una mano al volto smagrito del traditore per accarezzarglielo, ma lui con un gesto rabbioso, brusco ed improvviso gliela allontana. Dopodichè si tira su in modo da restare seduto sul materasso, con la schiena appoggiata ai cuscini, per poter fronteggiare lo sguardo della regina in maniera consona e soprattutto per non mostrarsi talmente debole da essere costretto a restare sdraiato anche durante quella conversazione, che si preannuncia piuttosto impegnativa.
«Oh certo immagino. Eravate tanto desiderosa di parlarmi, "Madre", che non siete venuta nemmeno più una volta là sotto. Se provavate così tanta impazienza di rivedermi, perchè non lo avete semplicemente fatto? A quanto pare avete preso gli ordini di Odino di non farmi più visita molto sul serio...»
L'accento posto sul termine "Madre" è volutamente e chiaramente sarcastico e pronunciato con astio. Il tono generale è quello solito del dio degli inganni, sprezzante e colmo di risentimento. Anche le condizioni generali della sua voce sono lievemente migliorate. Ora riesce ad esprimersi con meno fatica e le parole gli escono un po' più forti e limpide. Rispetto ai lievi sussurri rochi e tirati che erano gli unici suoni che la sua gola riusciva ad emettere fino a qualche giorno prima, non c'è paragone. Il riposo e recuperare un po' di idratazione hanno sicuramente contribuito al benessere delle sue povere corde vocali.
«Non rammenti più il nostro ultimo incontro? Non fosti forse tu a mandarmi via? Dicendomi che io non ero tua madre e che non lo ero mai stata?»
«Sì lo rammento, e vedo che mi avete preso alla lettera, o forse non aspettavate altro che fossi io a dirvelo per alleggerirvi l'animo e finalmente liberarvi da questo gravoso fardello? Da questo finto figlio che vi ha arrecato solo così tanti fastidi? E dopotutto vi ho anche dato modo di sbarazzarvi di me senza nemmeno farvi sentire una genitrice cattiva o degenere, visto che sono stato io infine ad allontanarvi. In sostanza vi ho solo fatto un favore. Vi ho liberata di un peso, e lasciando anche intatto la vostra coscienza di madre, che cosa volete di più?»
Frigga non è mai stata una donna impulsiva, ma a quelle terribili parole non può proprio fare a meno di colpire con un sonoro ceffone la guancia di suo figlio.
Lo schiaffo fa voltare il viso del fabbro di menzogne dall'altra parte. Egli non reagisce ma sorride malignamente, compiaciuto di aver provocato nella donna una tale reazione con le sue affilate parole. Come sempre la sua proverbiale lingua d'argento ha saputo cogliere nel segno, immagina divertito e soddisfatto.
La risposta della dea arriva decisa e severa quanto la sberla che ha appena dato a suo figlio.
«Loki! Sei uno sciocco! Ti vanti tanto di essere tu l'intelligente della famiglia, la mente eccelsa, quello acuto e razionale, e invece sei solo cieco e stolto! Più di tuo padre e tuo fratello!
Come pensi di essere sopravvissuto fino ad ora? Senza mangiare e senza bere? Credi davvero che per quanto di razza immortale avresti potuto andare avanti anni senza sostenerti? Mi stupisco di te, con tutta la tua cultura ed il tuo sapere, davvero ti sei illuso di essere ancora vivo grazie solo alla tua incredibile resistenza? Nessun essere vivente può restare tutto questo tempo senza cibo ed acqua!»
«Che cosa state dicendo?» Ascoltando quelle parole la maschera del dio degli inganni inizia a sciogliersi dal viso di Loki, colando via simile a cera esposta al sole, rivelando al di sotto i lineamenti impauriti, insicuri ed incerti di un uomo solo e spezzato.
«Rispondimi con sincerità per una volta, credi davvero quindi che io non sia tua madre?» Lo incalza lei, che ha colto immediatamente la debolezza fuoriuscire da sotto la sua dura corazza.
Il mezzo Jötunn sente uno sconvolgente ed improvviso dubbio insinuarsi amaro e bruciante nella mente e soprattutto nel cuore, come una spina avvelenata, che gli lacera dolorosamente le carni. Ma ha un disperato bisogno di sapere. Deve conoscere la verità. Anche se lucidi sospetti si sono già infiltrati rapidissimi e letali sotto la superficie della sua coscienza, ed intimamente l'uomo immagina quale sia la risposta. Però deve assolutamente averne la conferma direttamente dalla voce di sua madre.
«Ditemi!» Urla quindi sconvolto, «ditemi che cosa stavate insinuando poco fa con quella frase!
Se credete che non sarei potuto sopravvivere, come mai sono ancora qui, decisamente in vita? Come lo spiegate? Voglio saperlo!»
«Se sei vivo è solo grazie a me» gli risponde infine severa la regina, guardandolo dritto nelle sue iridi smeraldo, ora eccezionalmente dilatate per la tensione.
«A me che hai rifiutato come madre e che nonostante tutto ho continuato ad amarti. Non perchè lo abbia desiderato, perchè ci sono stati momenti in cui ti ho detestato talmente tanto per il dolore che mi hai arrecato, che avrei voluto poterlo spegnere questo amore, come si spegne una candela, semplicemente soffiandoci sopra. Ma non si può spegnere l'amore di una madre, ed anche tu lo sai. Anche tu hai dei figli e sai che non potresti mai smettere di amarli neanche se lo volessi. Così ogni notte da quando hai deciso di lasciarti morire in quella cella senza più lottare, sono venuta da te mentre dormivi. Ogni notte della tua prigionia io sono scesa e ti ho preso tra le mie braccia e ti ho dato da bere. Tu non puoi saperlo nè ricordarlo, perchè eri così debole che un mio semplice incantesimo di invisibilità per nascondermi alle guardie ed ai tuoi occhi in caso ti fossi svegliato è bastato ad occultarmi. Così come un innocuo incantesimo per approfondire il tuo sonno bastava a farti dormire tranquillo, senza che tu sentissi o ti accorgessi di nulla, nemmeno del succo di frutta e dell'acqua zuccherata che io pian piano ti facevo bere ogni sera mentre eri incosciente, per tutti questi anni, e grazie ai quali non sei morto di fame e di sete.»
L'Ingannatore probabilmente non ricorda di essersi sentito così sconvolto in vita sua nemmeno la notte in cui suo padre gli ha rivelato della sua vera natura di Jötunn, di essere in realtà il figlio rifiutato di re Laufey e di essere stato adottato.
Trema. Non sa cosa dire. Con gli occhi spalancati il dio del caos si morde un labbro, nervoso, come un ragazzino imbarazzato, e tace.
«Come hai potuto anche solo pensare che io ti avessi veramente abbandonato» prosegue la sposa di Odino, ora dolcemente, accarezzandolo in viso senza che lui questa volta però si ritragga.
Laufeyson istintivamente le prende la mano e se la passa più volte sul volto, chiudendo gli occhi, come un cucciolo abbandonato ed affamato d'amore che finalmente ha trovato un padrone affettuoso ad accoglierlo.
«Madre... davvero voi...» ma ogni parola gli muore sulle labbra. L'uomo è sconvolto, esterrefatto, sorpreso, e soprattutto si vergogna tanto di se stesso. Si vergogna per aver fatto tanto male e detto quelle cattiverie proprio a lei, che invece lo ama così tanto ed incondizionatamente, e non per via di un legame di sangue che vincola irrimediabilmente e per legge naturale una madre a suo figlio. No, l'amore di Frigga è superiore. Va oltre quello. Lei lo ama nonostante tutto, nonostante non ci sia nessuna reale parentela tra loro, il che per una donna, tra l'altro già madre di un bambino piccolo, sarebbe stato un motivo ampiamente sufficiente per rifiutare un neonato che le veniva affibbiato senza nessun preavviso dal marito. Ma oltre a ciò, lei riesce ad amarlo anche se lui ha dato più volte prova di essere un assassino, un bugiardo, un ingannatore, un traditore, uno scellerato, un ingrato, un peccatore e soprattutto un mezzo Jötunn misconosciuto perfino dai suoi stessi genitori biologici. E, ciliegina sulla torta, è stato proprio il suo vero padre Laufey, il re dei loro più acerrimi nemici da secoli, ad accecarle il marito da un occhio. Ma per lei tutto questo non conta. Lui è semplicemente suo figlio. Un'altra lo avrebbe come minimo soffocato con un cuscino la notte stessa in cui Padre Tutto si è ripresentato a casa con un occhio in meno ed un bambino in più.
Il principe caduto per tutti questi motivi prova un forte ed angoscioso senso di ribrezzo verso se stesso. Per aver anche solo dubitato dei sentimenti di quella straordinaria signora.
«Certo che sì! E' bello sentirti pronunciare di nuovo la parola "Madre" dopo tutto questo tempo. Sapessi quante volte l'ho sognato ed immaginato, mentre tu eri incosciente e io ti tenevo stretto a me accarezzandoti i capelli. Eri così sofferente figlio mio, e fragile, ed io mi sono sentita così impotente...» continua la regina, con voce sempre più accorata e rotta dall'emozione per essere finalmente riuscita a fare breccia in quel cuore indurito dai molti anni di dolore, odio e disprezzo.
«Impotente voi? Ma avete fatto tantissimo per me. Mi avete praticamente tenuto in vita mentre io desideravo e cercavo solo di lasciarmi morire, privato ormai di ogni speranza. Se sono qui ora è solo merito vostro, e se penso alle parole di odio che vi ho detto l'ultima volta... io... perdonatemi... perdonatemi... io... io... non vi merito... non merito il vostro amore. Non sono degno di chiamarvi Madre... io sono solo un mostro... io non merito nulla... anzi meritavo davvero solamente di morire in quelle schifose prigioni, come il più infimo dei malviventi!»
Il dio adesso è fuori di sè, in preda ad un'intensa disperazione per quello che ha fatto e detto alla sua genitrice. Per tutte le sofferenze ed il dolore che col suo sciagurato comportamento deve averle inflitto. Il rimorso lo sta lacerando. Si sente un essere ingrato, gretto, senza dignità alcuna. Ed il fatto di non condividere con quella meravigliosa donna nemmeno una goccia di sangue pesa su di lui ancora come un macigno. Anche se ormai è davvero finalmente consapevole che per lei questo non ha mai avuto importanza, è a lui che importa. Nemmeno le Norne possono immaginare quanto desidererebbe essere davvero figlio di Frigga. Essere davvero stato generato nel suo ventre, anzichè nel ventre di una sconosciuta baldracca asgardiana, che si è data, magari per pochi soldi o per aver salva la vita, ad uno schifoso Jötunn, tradendo le più profonde leggi morali del suo stesso popolo.
Così l'Ingannatore ha bisogno di sentirselo dire dalla dolce voce della dea per altre dieci, cento, mille volte. Vorrebbe ascoltare quelle confortanti parole per sempre.
«Davvero non vi è mai importato niente che io non fossi sul serio vostro figlio? Davvero mi avete amato sempre allo stesso modo di Thor? Senza mai provare il minimo senso di differenza? Sarebbe stato più che normale, credetemi» non può quindi proprio fare a meno di domandare l'ex prigioniero, ormai con le lacrime agli occhi, lacrime che cerca orgogliosamente ed ostinatamente ancora di trattenere.
«Tu qui sbagli e continui a non voler comprendere. Mi chiedi se io davvero ti abbia amato come se fossi veramente sangue del mio sangue, ma io non ho scelto. Non mi sono imposta nulla, tantomeno di amarti quanto Thor, e di volerti bene come un figlio. E' semplicemente successo. E' successo perchè tu sei mio figlio! E' successo che ti ho preso in braccio e ti ho amato, senza che me lo ripromettessi in nessun modo. E' stato il destino. E' accaduto e basta.»
«Ma non è così! Voi mi avete accolto come un figlio, è vero, ma resta il fatto che io in realtà non lo sono!»
«Ah davvero? Non lo sei? E cosa renderebbe una madre tale? Il semplice atto di partorire?
Io ti ho preso fra le braccia che tu avevi poche ore di vita. Io ho tagliato il tuo cordone ombelicale che avevi ancora tutto arrotolato attorno al corpo, perchè chi ha avuto l'onere di partorirti evidentemente non si è nemmeno preoccupata di reciderlo ed annodarlo come si deve. Io ti ho allattato al mio seno. Io ti ho lavato, pulito, sfamato, accudito. Io ti ho insegnato a reggerti in piedi, a camminare, a parlare, a mangiare da solo, a leggere e scrivere, i primi rudimenti di magia, a comportarti come un uomo a corte, ad essere un gentiluomo. Ed ora? Osi ancora dire che tutto questo non fa di me tua madre?»
Loki guarda Frigga ancora per un attimo. Poi non riesce veramente più a reggere lo sguardo comprensivo e sicuro della donna. E' troppo per lui, per la sua anima spezzata e dolente, per l'uomo affranto, distrutto e profondamente solo che è, e quelle parole gli franano addosso con una potenza inaudita. Tutto quanto precipita su di lui come una valanga devastante, ed il dio del caos è incapace di trattenersi. I singhiozzi lo colgono improvvisi facendolo tremare forte. Gli escono dal petto, lo scuotono, e così il dio inizia a piangere lacrime commosse ed incontrollate, come forse mai aveva pianto in vita sua.
Dolore, rimorso, senso di colpa, gioia, amore, tutti mescolati assieme si riversano fuori in un pianto liberatorio ma selvaggio e furioso. Loki si copre il viso con le mani. Si vergogna che colei a qui deve la vita lo veda in quello stato, ma non può fermarsi. Non ci riesce. Come un fiume in piena quelle gocce di dolore sgorgano impetuose ed inarrestabili dai suoi occhi.
Allora Frigga intenerita lo prende tra le sue braccia, stringendolo forte al petto, ed accarezzandogli la testa tremante. Lui appoggia il viso sulla spalla della regina. Lo affonda tra i suoi morbidi capelli... e piange.
Piange per un tempo che sembra eterno. Ogni tanto i singhiozzi interrotti da qualche sconnessa frase a metà: "Madre mi dispiace, mi dispiace... perdonatemi, sono un mostro... io... non vi merito..." sono le uniche parole che riesce a pronunciare e che ripete in continuazione, come un automa, quasi stesse recitando uno dei suoi incantesimi.
"Madre, Madre... " poi quella magica parola che lui non vorrebbe mai smettere di avere sulle sue labbra, per mille ed altre mille volte ancora. Perchè è meraviglioso finalmente sapere di averla una madre, di averla sempre avuta.Per la prima volta dopo tanti secoli l'uomo che ha tradito la sua stessa famiglia e la sua patria si sente davvero meno solo e rifiutato. Si sente accettato, ed è una sensazione che non ricordava nemmeno più. Talmente bella e liberatoria che gli sembra di venirne quasi sopraffatto. Come se i suoi sensi non fossero in grado di reggere una tale intensità emotiva.
Intanto lei sorridente continua ad accarezzargli il capo ed a consolarlo, oscillando lentamente su e giù col corpo come per cullarlo, proprio come faceva quando lui era piccolo e non voleva addormentarsi.
«Su va tutto bene adesso... è passata. Vedrai ora tutto si sistemerà. E tu non sei affatto un mostro. Sei semplicemente un uomo che ha provato tanto dolore nella vita e si è barricato all'interno della sua sofferenza, ma adesso è giunto il momento di uscire fuori. E soprattutto sei mio figlio e questa è una cosa che nulla nell'intero universo potrà mai cambiare.»
Il dio del caos e del fuoco pian piano si abbandona a quel sentimento di immensa tenerezza, finchè i singulti gradualmente vanno scemando, ed alla fine riesce a recuperare un minimo di autocontrollo ed a smettere di piangere. Anche se gli occhi restano ancora umidi e la commozione gli fa sentire uno strano e confortante calore dentro al petto.
«Certo che devo avere proprio un aspetto penoso. Guardatemi, che imbarazzo, un uomo adulto che piange come un bambino...»
Laufeyson è sul serio parecchio imbarazzato, ma ha il cuore così colmo di gioia che quasi non gli importa. Ed anche se si vergogna un po' per essersi lasciato così andare, è incredibilmente felice, felice come non si era più sentito da anni.
«Oh bè sì... hai decisamente un aspetto terribile tesoro, ma non per via del pianto... sei orrendo a prescindere...»
Loki guarda sua madre interdetto.
«Deduco che deve essere passato parecchio tempo dall'ultima volta in cui ti sei guardato allo specchio, e che tu non l'abbia fatto nemmeno da quando sei qui » prosegue la sposa di Odino con un'espressione serena ma adesso anche parecchio divertita.
«No veramente più che altro ho dormito... sono molto stanco.»
«Forse è il caso che ti guardi adesso e che facciamo qualcosa per ridarti un aspetto consono ad un bel principe...»
E così dicendo lo sposta delicatamente e gli gira il viso in modo che si possa vedere riflesso nel grande specchio a lato del letto.
Loki emette un urlo improvviso. Forse non proprio consono ad un bel principe asgardiano ormai adulto, ma decisamente motivato.
Effettivamente ha un aspetto orrendo.
Il viso è smagrito e le guance scavate. Gli occhi, arrossati ed allucinati, e non solo per via del pianto, sono circondati da profonde occhiaie bluastre. La pelle ha un insano colorito cadaverico. I capelli sono diventati lunghissimi ma tutti arruffati e spettinati, ed in mezzo si scorgono parecchi fili bianchi.
«Vieni, per prima cosa necessiti di un bel bagno...»
«Quando mi sentirò meglio lo farò.»
«Potrebbero passare giorni, e fidati... tu hai bisogno di un bagno adesso...»
«Ma non riesco quasi a camminare, figuriamoci a farmi il bagno!»
«Ti aiuterò io.»
L'ex prigioniero spalanca gli occhi sconvolto, «no eh, non ci pensate nemmeno! Sono un uomo adulto. Non posso certo farmi vedere da voi senza vestiti!»
«Ohhh andiamo quante storie. Ti avrò visto nudo miliardi di volte! So esattamente come sei fatto.»
«Ma ero un bambino!»
«Insomma... non eri poi così un bambino negli ultimi anni, e poi visto un uomo nudo visti tutti. Non c'è niente che possa sconvolgermi fidati!
O preferisci forse che chiami le ancelle ad aiutarti? Così che quelle graziose ragazze abbiano modo di vederti in questo stato e lo vadano a raccontare in giro per tutta la corte? Aggiungendoci magari i loro coloriti commenti? E sai benissimo come le voci fanno in fretta a spargersi qui ad Asgard...»
«Ma madreee...» l'orgoglioso dio millenario non sembra molto d'accordo sul farsi lavare dalla mamma come un bambino piccolo, ma ormai il suo livello di imbarazzo ha raggiunto dei valori così elevati che non è nemmeno più in grado di gestirlo, per cui si lascia andare affranto sui cuscini. Che situazione assurda... lui, un uomo del suo calibro, che non riesce nemmeno a dire di no a sua madre e che è comunque costretto a farsi aiutare anche per farsi un bagno. Pensa demoralizzato per la situazione generale, ma al contempo lieto di aver ritrovato un rapporto materno che credeva ormai perduto da decenni.
«Dai prometto che non guarderò finchè non sarai immerso completamente nell'acqua. Forza avanti, non fare i capricci...» Detto questo Frigga, da donna energica quale è, lo solleva dal letto senza troppi preamboli, sostenendolo ed aiutandolo a rimettersi in piedi. L'Ingannatore è seriamente preoccupato per la cosa, ma non ha più la forza di controbattere o ribellarsi. Così tante emozioni in pochi minuti lo hanno psicologicamente stroncato, considerando anche che già prima non si trovava certo nel pieno delle sue energie mentali e fisiche. Quindi rassegnato si lascia aiutare e guidare fino alla stanza da bagno. In fondo sempre meglio madre che le ancelle, pensa sconsolato. Non avrebbe più il coraggio di uscire dai suoi alloggi per l'eternità se una fanciulla lo vedesse in quelle misere condizioni.

Una volta entrati il principe aspetta intimidito e silenzioso seduto sul bordo della grande vasca che lei prenda tutto il necessario e versi gli olii da bagno profumati nell'acqua. Dopodichè lascia che lo aiuti a scendere i gradini della vasca e ad immergersi completamente nell'acqua, ma solo allora si sfila i leggeri pantaloni da camera che ancora per sua fortuna indossava, e li getta sul pavimento completamente fradici.
La regina non può evitare di lasciarsi sfuggire una risata divertita nel vederlo così imbarazzato. Loki non se ne rende conto, e probabilmente per la salute della sua autostima, già notevolmente minata dai recenti accadimenti, è molto meglio così, ma a volte, suo malgrado, sa essere incredibilmente comico. E questa è una scena che alla donna non si ripresenterà tanto facilmente e che lei intende quindi godersi in tutto e per tutto, anche nei minimi dettagli. Così senza troppi problemi si solleva le pesanti gonne fin sopra alle ginocchia rimboccandole nella cintura della veste per non bagnarle. Si tira su per bene le maniche ed entra nell'acqua fino a metà coscia. Dopodichè prende una morbida spugna ed inizia a strofinare con vigore suo figlio un po' dappertutto, evitando naturalmente le parti intime, che, fortunatamente più che altro per lui e per il suo orgoglio di maschio adulto, il dio è ancora in grado di lavarsi da solo.
Dalle smorfie e dalle espressioni spazientite (ed anche piuttosto buffe) che compaiono sul suo viso, l'uomo non sembra affatto contento di quel trattamento, ma solo ad una prima e superficiale osservazione, perchè in realtà farsi coccolare così da sua mamma non gli dispiace poi così tanto, anche se non lo ammetterebbe mai nemmeno a se stesso. Quei momenti di intimità sono un qualcosa di assolutamente inaspettato e meraviglioso per lui, che finalmente si sente libero di rilassarsi e lasciarsi andare alle cure amorevoli della dea. Così alla fine dimentica anche l'imbarazzo e si abbandona interamente al piacevole tepore dell'acqua calda, al buon profumo degli olii da bagno ed alle premure della regina, che con i suoi gesti affettuosi sembra lavar via non solo lo sporco e l'odore di quella prigione, ma anche tutto il marciume che lungo i secoli si era insediato e stratificato all'interno della sua anima persa.
Il signore del caos avverte dentro di sè che quello è un bagno purificatore non solo per il suo corpo ma soprattutto per la sua coscienza, e sente tutto il male ed il dolore scemare via dalle sue membra così come dalla sua anima, mondata dalle benevole mani di sua madre che lo hanno perdonato per tutto e che ora lo accolgono piene d'amore. Il principe caduto si abbandona totalmente a quell'amore. Ci si perde beato all'interno. Si lascia avvolgere e confortare da quelle carezzevoli sensazioni nello stesso modo in cui l'acqua calda avvolge e conforta il suo corpo stanco e provato. Ne aveva talmente bisogno, pensa, e poco importa se non è molto da dio del male farsi viziare così dalla propria genitrice... per ritrovare il suo duro cipiglio c'è tutto il tempo. Ora vuole solo godersi quel momento. E poi sa che quel piccolo segreto è una cosa tra loro due e che mai Frigga rivelerebbe le sue debolezze ad anima viva. Lei è lì per aiutarlo e consolarlo, e nient'altro. Per cui può tranquillamente abbassare la guardia, ed è tremendamente piacevole finalmente riuscire a farlo.

Ad interrompere quei rilassanti momenti è però l'immagine di un oggetto lucente che la dea tiene tra le mani e che viene prontamente messo a fuoco da suo figlio.
«Ehm... Madre... cosa sarebbero quelle?» Domanda quindi il principe lievemente interdetto.
«Delle forbici caro.»
«E cosa intendete farci?» Chiede ancora, ora notevolmente preoccupato, perchè anche lui conosce bene colei che lo ha cresciuto, ed ha già compreso dove la donna vuole andare a parare.
«Ti taglio questi capelli. Sono diventati sconvenientemente lunghi. Non puoi certo andare in giro per la reggia conciato in una tale disdicevole maniera...»
«Non ci pensate nemmeno. I miei capelli non si toccano!»
«Loki! Così sembri una strega! Una vecchia megera! Non permetterò a mio figlio, il principe secondogenito, di tenere una chioma lunga quanto quella di una cortigiana! E' sconveniente. Quindi se non vuoi che per caso sbagli con queste forbici e ti infilzi il collo, ti conviene stare fermo!»
Quando Frigga prende una decisione ed utilizza la sua autorità di regina, nonchè, con i suoi figli, anche quella di madre, c'è ben poco da sperare di uscirne vittoriosi. Tuttavia anche Laufeyson è cocciuto. In questo la somiglianza con la sposa di Odino è talmente forte che potrebbe benissimo essere stato davvero partorito da lei.
«Ma madreeee! Thor porta i capelli lunghi ed anche Volstagg e tanti altri, e sono tutti rispettati ed ammirati guerrieri, nonchè uomini di nobili origini. Perchè io invece dovrei tagliarli?»
«Perchè primo loro li portano lunghi, ma non così lunghi! E secondo con te è diverso. Hai sempre avuto i lineamenti e la pelle più delicati di loro, e non hai un pelo di barba in faccia. Da ragazzino chi non ti conosceva ti scambiava per una femmina. Vuoi proprio fare in modo che succeda ancora?»
«Maledizione...» sussurra il dio fra sè, mentre la prima ciocca cade inevitabilmente nella vasca.
«Ma non così taaanto! Ma quanto state tagliando?»
«Sto tagliando il giusto...»
Loki sbuffa, rassegnato.
«Per favore, non esagerate però. Promettete che li taglierete solo un po'...»
«Ma sì certo, non ti fidi forse di me? Naturalmente li taglierò solo un po'. Ma guarda qui, sono tutti annodati. Ti fossi almeno pettinato mentre eri in prigione! E se vuoi che si rinforzino e tornino belli e lucidi come un tempo adesso bisogna per forza tagliare.»
«Vabè... se lo dite voi... ma mi raccomando...» risponde l'uomo ancora non troppo convinto.
«Certo che lo dico io! Stai tranquillo.»
«Madre...»
«Dimmi tesoro» risponde Frigga mentre prosegue imperterrita e concentrata la sua opera.
«Ma i capelli bianchi secondo voi spariranno?» Le domanda quasi in un sussurro, visibilmente intimidito a causa della natura molto personale di quella domanda.
«Può essere. Se riprendi a mangiare come si deve e ti rimetti in forze... guarda qui come ti sei ridotto... pelle e ossa... sei sempre stato magro, ma prima eri un magro sano! Adesso fai proprio spavento figlio mio...» e così dicendo la regina afferra tra le mani il braccio del dio e pizzicandogli la pelle pallida del bicipite, o per meglio dire del punto dove un tempo si trovava il bicipite, gli fa notare come adesso non ci sia proprio più carne da prendere.
Loki ritrae immediatamente il braccio vergognandosi a morte ed abbassando lo sguardo, nervoso. Non avere un corpo possente come suo fratello ha da sempre costituito per lui un'enorme fonte di disagio, ed ha sofferto molto e silenziosamente per la sua inferiorità fisica rispetto al massiccio Thor Odinson. Inferiorità di cui per altro si accorgeva più lui che gli altri, perchè ad Asgard esistono ben pochi uomini più alti e muscolosi del dio del tuono, e Loki può ritenersi già abbastanza fortunato ad essere almeno alto quasi quanto suo fratello. Ma il dio dell'inganno ha sempre avuto un rapporto piuttosto conflittuale con se stesso, già quando era in piena forma. Figuriamoci adesso che dell'affascinante e carismatico uomo che era è diventato praticamente una pallida ombra.
La regina comprende immediatamente il suo disagio, e cerca le parole adatte per rincuorarlo e trasmettergli la fiducia necessaria a fare in modo che si riprenda sia fisicamente che moralmente.
«Non ti preoccupare più di tanto. Ti rimetterai. Devi solo nutrirti come si deve ed iniziare a muoverti di nuovo un po', a stare all'aria aperta. Dopo decenni passati chiuso in una prigione è normale che i tuoi muscoli si siano indeboliti.»
«Lo spero tanto anche io...»
«Ma certo, non sei mica un fragile mortale. Recupererai in poco tempo e vedrai che anche i capelli si rinforzeranno e smetteranno di crescere bianchi, ma intanto tagliandoli si noterà di sicuro meno, e comunque non sono poi moltissimi. Al massimo se dovessero aumentare posso sempre tingerteli!»
«Madreeeee! Questo è veramente troppo! Vi state prendendo gioco di me adesso... » risponde Laufeyson fingendosi irritato, ma in realtà anche lui ormai è visibilmente divertito.

«Ecco fatto, ho finito. Adesso sì che ti riconosco... guardati un po' e dimmi se non va già molto meglio!»
Il dio si guarda nello specchio che lei gli porge, ed appena vede la sua immagine riflessa spalanca gli occhi sbigottito. «Ahhhhhh! Ma me li avete tagliati corti! Avevo detto solo un po'!»
«Difatti ho tagliato solo un po'... è che evidentemente abbiamo due concetti di solo un po' differenti...»
Loki pare piuttosto affranto mentre si tocca i capelli ora corti, che gli arrivano solo più alla nuca, come li portava prima che iniziasse tutto quanto e che si lasciasse cadere giù dal ponte arcobaleno, e pensa: ecco qua, il dio degli inganni ingannato dalla propria madre. Si può dire che mi ha ripagato con la mia stessa moneta...
Intanto Frigga lo osserva compiaciuta, sorridendo ed ammirando la sua opera.
«Ohhh adesso sì che inizi a sembrare di nuovo un principe.»
Il signore delle menzogne invece non è tanto soddisfatto, ma alla fine sorride. Ma sì... forse ha ragione e sto meglio così... e comunque sia avevo certo bisogno di una riassestata generale, e poi posso sempre lasciarli ricrescere.Pensa in quel momento, che in realtà, capelli a parte, è uno dei più belli di cui lui abbia memoria da quando non è più un fanciullo.

Terminato quindi il bagno e sistemata la sua chioma, Loki questa volta non vuole sentire ragioni e si rifiuta di uscire dalla vasca in presenza di sua mamma, che dal canto suo non intende certo violare davvero l'intimità del figlio, per cui lo lascia solo ad asciugarsi e rivestirsi con gli abiti puliti che lei aveva già premurosamente preparato in precedenza, quando era andata a prendere gli olii e gli asciugamani.
Quindi l'uomo nuovamente vestito e decisamente rinfrancato da tutto quel gradevole trattamento, raggiunge la dea che è rimasta pazientemente ad attenderlo nella stanza da notte.
«Bè... davvero io non so che dire... grazie di tutto... sono senza parole...»
«Ah figurati, sei mio figlio. Questo è normale, e l'averti finalmente ritrovato mi dà una gioia immensa, credimi. Oggi è un giorno che non dimenticherò mai. Il giorno in cui ho riavuto indietro il mio bambino» aggiunge la regina guardandolo con i suoi sinceri e profondi occhi di madre, occhi un tempo sofferenti, ma che ora riflettono solo una struggente e commossa felicità.
«La gioia l'avete data voi a me» risponde lui prendendole una mano e portandosela sul cuore.
«Tornerò a trovarti domani. Ora riposa caro, e mangia!»
Sul viso del principe compare uno dei suoi rari sorrisi veramente sinceri, e nonostante i segni della lunga prigionia siano ancora profondamente visibili, quel sorriso lo rende davvero bellissimo.
«Non temete, lo farò, ed attenderò la vostra visita con impazienza.»

Detto questo Frigga lascia le stanze dell'ex condannato, non senza avergli prima regalato un ultimo, dolcissimo bacio sulla fronte.
La donna cammina velocemente per i lunghi corridoi, con un'espressione sorridente ad illuminarle ancora di più il bel volto dai lineamenti classici, finchè, raggiunti gli appartamenti reali, si chiude nella sua stanza da toeletta privata. Quindi si toglie rapidamente e senza troppe attenzioni la pesante, preziosa ed elegantissima veste in seta dorata che indossava e con un gesto repentino e deciso ne strappa completamente l'ampia manica sinistra fino alla scollatura. Dopodichè ripiega la stoffa con cura e la chiude dentro ad un cofanetto in legno. Ne sfiora poi il coperchio con un gesto leggero delle dita ed un bagliore color oro appare per un istante per poi scomparire immediatamente. Il cofanetto viene sigillato dal Seiðr della sposa di Odino, che farà sì che la stoffa resti isolata dal contatto con l'aria nel contenitore fino alla sua riapertura. In questo modo le lacrime di Loki, che hanno copiosamente bagnato il tessuto mentre piangeva, non si asciugheranno e resteranno impregnate nella stoffa. Infatti mentre il principe piangeva sulla sua spalla, lei ha pensato bene di fare in modo che quelle preziose lacrime non si asciugassero immediatamente, imprimendo un piccolo incantesimo di conservazione al tessuto inumidito. Ora ha completato l'opera sigillando quella parte della veste nel piccolo scrigno in modo che le gocce che vi sono finite sopra si preservino nel tempo.
Frigga sorride nuovamente osservando il cofanetto richiuso, accarezzando delicatamente con le dita la superficie intarsiata del coperchio. Intanto ripensa ai bei momenti appena trascorsi in compagnia di suo figlio. Mi dispiace tesoro mio. Oggi ho dovuto ingannarti per ben due volte, ma l'ho fatto per il tuo bene... e poi con quei capelli proprio non ti si poteva guardare...




Ok, sappiate che  io sono una di quelle che vuole ancora credere che sotto alla pellaccia dura e cattiva del dio degli inganni ci sia ancora un briciolo di amore e tenerezza, e che Loki sia in realtà tanto bisognoso d'affetto, per cui ho dato qui la mia libera interpretazione al suo incontro con Frigga.
Ho anche considerato quanto ha sofferto nel film alla morte di sua madre e nella mia storia ho invece voluto dargli la possibilità di chiarirsi con lei, scusarsi e recuperare in qualche modo il rapporto, anzichè perderla per sempre senza la possibilità di farsi perdonare in nessun modo.
Questa è una delle cose che più ho odiato in Thor 2, è stato crudele. Far morire Frigga in quella maniera a causa di quell'essere inutile della Foster, senza che suo figlio avesse nemmeno la possibilità di dirle addio e rivelarle che quelle cose cattive che le aveva detto non le pensava realmente. Avrei voluto scuoiare vivo chi ha scritto quelle scene! Per cui qui mi sono presa le mie rivincite! Era da parecchio che aspettavo di poter scrivere la riconciliazione tra Loki e Frigga, cambiando così, almeno nella mia misera storia, il destino del dio del caos e della regina di Asgard. Spero che la mia interpretazione del chiarimento del loro rapporto, almeno un po', vi piaccia...



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