Hanji entrò nel bagno attirata dai singhiozzi del moro. Lo spavento che prese non mi è possibile descriverlo a parole ma fu un'emozione che riuscì a reprimere abbastanza in fretta, accorgendosi che la situazione aveva bisogno della sua calma e della sua professionalità.
Si catapultò su Levi che intanto non aveva smesso di piangere nemmeno quando le sue mani si appoggiarono sulle spalle contratte dai singhiozzi. Il moro si limitò a scuotere la testa e stringere più forte Eren tra le braccia mentre quest'ultimo rimaneva fermo ed immobile appoggiato al suo petto, con lo sguardo vitreo e assente in sogni che nessuno dei presenti sarebbe riuscito a vedere.
Ma in quel momento Hanji era più concentrata su altro.
Da troppo tempo, lo stato in cui si ritrovava Levi, era rimasto una brutta pagina di ricordi da dimenticare. Sì, perché la preoccupazione della donna si concentrava principalmente sul moro e sulla reazione che avrebbe avuto in seguito.
Con una fatica immensa riuscì a convincerlo a lasciar andare il ragazzo. Hanji era forte ed Eren pesava poco, quindi la bruna non ci mise troppo sforzo a prenderlo in braccio e portarlo lontano dal moro che, intanto, s'era rannicchiato su se stesso cercando di soffocare i singhiozzi con una mano.
Lei sistemò il giovane sul bordo della vasca. Eren rimaneva zitto e immobile mentre Hanji cercava in fretta un asciugamano e un cambio di vestiti.
Svestì e ripulì alla bell'e meglio il più piccolo. S'era rivelato poco collaborativo e alla bruna le si strinse il cuore quando lo paragonò ad una bambola di pezza.
Socchiuse gli occhi cercando di allontanare certi pensieri. Non era sicuramente il momento.
Quando notò i tagli sul suo polso tuttavia, non riuscì a far finta di niente. Il suo sguardo si spostò su Levi ancora immobile nella sua posizione chiusa e la consapevolezza prese spazio nella sua mente.
Se davvero era successo ciò che temeva, allora Levi aveva davvero bisogno di lei. Ma non mise Eren in secondo piano, questo mai.
Prese una piccola torcia dalla tasca del cappotto che non aveva ancora tolto e puntò la piccola luce bianca nelle iridi verdi del ragazzo. Sospirò leggermente quando notò il suo sopracciglio accigliarsi e il labbro sollevarsi un poco per il fastidio.
Finì di disinfettarlo e vestirlo, lo prese per le spalle e lo guardò finché non fu sicura che anche il ragazzo avesse ricambiato, anche se non sapeva se l'avesse riconosciuta, poi lentamente uscì dal suo campo visivo e si accovacciò accanto al moro. Lui sussultò segno che non l'aveva sentita avvicinarsi - Levi - iniziò a dire lentamente. Non si mosse ma i suoi singhiozzi si attenuarono - Porto Eren in camera, deve dormire, ok? Non muoverti, aspettami qui - lui annuì e, dopo una fugace carezza sulla spalla, Hanji tornò ad occuparsi di Eren. Lo prese in braccio in modo da portarlo di peso in camera. Appena lo adagiò sul letto e fu tra le rassicuranti braccia del buio fornito dalle persiane, al ragazzo parve riaccendersi un bagliore di vita nello sguardo e fissò (veramente questa volta) la bruna davanti a lui che si apprestava a prendere la tazza di thè sul comodino.
Non voleva dargli nessuna pastiglia, si rifiutava di dargliele. Perché non gli piaceva aiutare le persone con medicine. Medicine che coprono con un sottile velo le paure più profonde della mente umana. Ovviamente non sarebbero servite a nulla perché quel velo era troppo sottile per estraniarle del tutto.
Tuttavia Hanji, mise tra le mani del ragazzo la tazza di thè ancora tiepido trovata sul comodino ed Eren non ci mise molto a portarla alle labbra e a berne un generoso sorso -.....dolce - disse in un sussurro e la bruna sorrise mentre beveva ancora una volta. Era la prima volta dopo tanto tempo che faceva lo stesso gesto due volte di seguito.
- L'ha fatto Levi, lui sa che ti piacciono le cose dolci - rispose lei e notò un impercettibile sorriso sulle labbra del più piccolo.
Finì di bere, anche se ne aveva avanzato, e si sdraiò sul letto. Hanji raccolse le coperte da terra e le rimboccò sul corpo del ragazzo che seguiva ogni suo gesto come rapito - Cerca di dormire Eren... - si sedette accanto a lui accarezzandogli un braccio da sopra la coperta. Eren continuò a fissarla intensamente ed Hanji ricambiava senza abbassare lo sguardo e con un dolce sorriso sempre presente sulle labbra. Poi chiuse gli occhi e s'addormentò.
Hanji non poteva credere che Eren s'era addormentato di sua spontanea volontà in così poco tempo. Di solito ci metteva ore per tranquillizzarsi e sempre dopo aver ingerito il suo consueto sonnifero.
Non sapeva esattamente cosa fosse successo dentro quel bagno in sua assenza ma sembrava aver migliorato le condizioni del ragazzo in maniera più che riguardevole.
Lo stesso non poteva dire di Levi ma a quello doveva pensarci dopo.
Attese che il respiro del ragazzo diventasse più calmo e si alzò lentamente lasciando la stanza.
Sospirò riprendendo un attimo di coscienza e ritornò alla realtà per occuparsi del moro. Non si stupì di non trovarlo nel bagno, quindi passò immediatamente al salotto.
Difatti era lì.
Rannicchiato in una posizione fetale con il viso nascosto tra le ginocchia. Non piangeva, almeno non sembrava.
Hanji restò ferma allo stipite della porta senza mettergli pressione. Dopo poco però decise di parlare - Ehi... - disse dolcemente e le braccia del moro si strinsero ancora di più alle sue gambe - Posso sedermi vicino a te? - Levi annuì senza alzare la testa. La bruna si sistemò accanto a lui.
Silenzio. E nessuno dei due osò spezzarlo. Poi qualcosa esplose dentro il petto di Levi, tristezza, paura, rabbia... un miscuglio di emozioni rese assordanti dall'attimo di silenzio che s'era venuto a creare.
Pianse ed Hanji fu lì pronta a consolarlo. L'abbracciò mentre Levi ricambiava la stretta soffocando il pianto tra la stoffa dei suoi vestiti. La bruna accoglieva la sua tristezza senza dire una parola, lasciandolo sfogare su di lei e bagnargli la maglia delle sue lacrime - Perché? - disse all'improvviso - Perché se ne devono andare tutti? Perché? - la bruna gli diede un bacio sulla nuca che sembrò calmarlo un poco
- Levi, Eren non se n'è andato. Sta bene, ha solo bisogno di riposo -
- Voleva andarsene! - sbottò, guardandola in faccia per un momento. Riabbassò subito lo sguardo e ripeté - Voleva andarsene... se non l'avessi fermato... non l'avrei più rivisto... -
- Esatto. Tu l'hai fermato Levi. Sei riuscito a fermarlo e questo dovrebbe renderti soltanto felice sai... -
- Come posso... - si bloccò asciugandosi le lacrime - Io lo amo Hanji... e... e io... io lo stavo perdendo... anche la mamma ha fatto così... Anche Isabel ha fatto così... le amavo e se ne sono andate... -
- Non è smettendo di amare che soffrirai meno... - questa frase valse tutta l'attenzione del moro - Tu puoi anche odiare tutti, puoi anche allontanarli ma non è così che ti sentirai meno solo, anzi Rischi di far soffrire solamente chi ti sta intorno - Hanji lo prese per le spalle -Eren ti ama Levi e anche una testa dura come te dovrebbe capirlo.
Io ho... ho visto tanti casi come il suo e posso assicurarti che nessun ragazzo con quelle intenzioni, si fermerebbe soltanto perché un uomo qualsiasi gli dice di non farlo - Levi abbassò lo sguardo mordendosi il labbro. La bruna sorrise - Capisci? Hai un'influenza meravigliosa su di lui, come Eren ne ha su di te. Vi completate, siete perfetti ma dovete abbattere le vostre barriere, dovete amarvi quanto è vero ciò che vi unisce -
- E come faccio? - borbottò il moro. Hanji sospirò accarezzandogli una guancia
- Questo... devi saperlo da te Levi. Segui il tuo istinto... - Levi non sapeva se fosse una buona idea seguire il proprio istinto. Non era mai stato molto affidabile in tutti quegli anni e non lo sarebbe stato nemmeno ora.
Avesse potuto, se ne sarebbe andato. È vero, l'avrebbe fatto ma qualcos'altro gli diceva di restare lì.
L'aveva già capito che ogni cosa era dettata dall'affetto che provava per Eren.
Un suo sorriso poteva migliorargli la giornata. Una lacrima l'intera esistenza. Ogni suo gesto lo condizionava inesorabilmente e l'unico motivo per cui non era andato nel panico qualche attimo prima era perché dentro il suo cuore provava il forte desiderio di aiutarlo. Voleva salvarlo, renderlo felice.
E magari, quell'affetto avrebbe potuto guidarlo ancora e, sicuramente, avrebbe trovato la scelta giusta.
Si alzò sotto lo stupore della bruna. Si asciugò le lacrime con la manica della maglia e fece un grosso respiro. Doveva stargli accanto. Non sarebbe scappato. Perché Levi l'amava come non aveva mai amato nessuno e come gli aveva fatto capire la bruna, non era scappando che l'avrebbe aiutato. Non era elaborando stupide scuse che si sarebbe allontanato.
Starà accanto a lui, lo ascolterà piangere e, se la situazione dovesse richiederlo, piangerà con lui.
- Gli ho promesso che al suo risveglio sarei stato lì... - disse con la voce roca di sempre - Vado... - Hanji sorrise e si alzò anche lei stiracchiandosi in apparenza tranquilla
- Credo che andrò a mettere a posto il bagno... - annunciò. Prima che potesse fare un passo, venne bloccata dalle braccia di Levi. Hanji rimase immobile e visibilmente confusa. Il moro si staccò senza dire niente dirigendosi verso la stanza dove ora stava il ragazzo che amava. Che era sicuro di amare.
La bruna restò in silenzio imbambolata nel salotto a cercare di metabolizzare l'accaduto. Levi che l'abbracciava era una fantasia remota nella sua mente e comunque aveva smesso di sperarci una volta che il moro aveva compiuto quindici anni.
Sorrise di nuovo togliendosi finalmente il cappotto. Questo era un comportamento nuovo d'annotare e sicuramente era anche uno dei più piacevoli.
*******
Il buio. La paura. Perché era sempre così uguale, così monotono e pieno di ricordi?
No, quelli erano incubi. Incubi da cui non riuscirà mai a scappare, incubi confusi e dolorosi spezzati sempre da quel fascio di luce che conduce ad altro male.
Altre brutte esperienze... altre lacrime.
Eppure c'era qualcosa di diverso. Non sapeva cosa. Era... un odore... un profumo.
Se lo ricordava bene quel profumo. Sapeva a chi ricondurlo. In quel momento, seduto nel buio a piangere, l'odore stonava così tanto dalla situazione che credeva fosse frutto della sua immaginazione.
Rimaneva in silenzio rannicchiato, in attesa di quell'uomo in nero che l'avrebbe preso di forza da quell'armadio. Che l'avrebbe ucciso senza dargli il tempo nemmeno di implorarlo.
E all'improvviso, eccolo. Le ante si aprono, la luce lo acceca ma stavolta non viene strattonato con la forza.
Lui rimane lì, con le mani davanti al volto a tremare senza che altro succeda.
Trovando tutto il coraggio del mondo apre un occhio e quel che vede è completamente diverso da ciò a cui è abituato.
Una figura dai capelli mori, gli tende la mano con gentilezza senza forzarlo. Inondato dalla luce che sembra quella di un faro puntato dietro la schiena, quest'ultimo rimane fermo in attesa che la sua mano venga presa.
È una sua scelta. Può rimanere nell'armadio e aspettare quegli uomini, aspettare la paura e venirne sopraffatto oppure seguire quella rassicurante figura.
Senza aspettare, afferrò quella mano e subito gli parve calda e familiare.
Lo trascinò verso l'esterno abbracciandolo, facendogli sentire quel profumo che fin da prima aveva riconosciuto.
Quel dolce profumo di sapone.
Sollevò lo sguardo e non può che sorridere quando degli occhi dolcissimi dal color ghiaccio ricambiano il suo verde.
Aveva creduto che non sarebbe mai venuto, aveva temuto che si fosse dimenticato ma non era così. Non è mai stato così, perché Levi era tornato a prenderlo.
*******
Aprì un occhio di malavoglia stupendosi del suo desiderio di tornare a dormire.
Non voleva mai tornare a dormire, perché era uno dei tanti modi in cui gli incubi lo assillavano.
Ma quella mattina fu diversa. Si sentiva protetto e caldo, cinto da due braccia forti e allo stesso tempo delicate.
Il profumo che inondava i suoi sensi, sottili capelli solleticavano la sua fronte. Sebbene ebbe un piccolo tremito, Eren sapeva esattamente chi si trovava nel letto con lui.
Sollevò la testa, giusto il tanto che gli permise di osservare il meraviglioso viso di chi amava.
Levi dormiva ancora, sdraiato accanto a lui con la solita espressione corrucciata di sempre. Pesanti occhiaie andavano ad appoggiarsi sotto gli occhi chiusi e a volte piegava le labbra come se gli desse fastidio qualcosa.
Eren non sapeva cosa ci facesse lì ma di una cosa poteva esserne certo: gli mancava terribilmente.
Il suo corpo stretto al suo, il respiro tiepido che sfiorava la pelle. Tutto di lui gli era mancato.
Il piccolo faro dei suoi incubi. Eccolo lì che digrignava i denti nel sonno e lo stringeva ancora di più a se, avvicinando il suo viso al petto, facendogli percepire i docili battiti del suo cuore.
Eren si lasciò andare sul braccio del moro, infilato sotto la tempia a fargli da cuscino, e rimase a fissarlo per quelle che parvero ore ma che invece erano solo piccoli istanti.
Sollevò la mano e la poggiò in mezzo alle sopracciglia, su quella piccola ruga d'espressione che andava a formarsi ogni volta che si accigliava. Disegnò piccoli cerchi fin quando non sparì del tutto e il viso del moro non parve rilassato.
Ma non se la sentiva di togliere la mano, aveva bisogno di toccarlo, di sentire la sua morbida pelle sul palmo, di sfiorare quelle guance che si arrossavano di tanto in tanto giusto quando era in imbarazzo.
Poi Levi aprì gli occhi ed Eren resistette all'impulso di ritrarre la mano. Lui sbatté le palpebre un paio di volte forse ancora non ripresosi dal sonno e poi la sua attenzione fu tutta per il ragazzo.
Si scambiarono un fugace sguardo poi il moro prese la mano del più piccolo intrecciando le dita con le sue. Gli baciò delicatamente il palmo e con il pollice l'accarezzò dolcemente.
Eren sorrise e arrossì affondando con il volto nell'incavo del suo collo restando così, in silenzio tra le braccia di chi amava con ancora le dita intrecciate e il respiro sulla nuca.
Il cuore gli martellava nel petto, si sentiva le guance andare a fuoco e si ritrovò a pensare a quanta nostalgia provava per queste emozioni.
Continuò a guardare le loro mani intrecciate con un piccolo sorriso mentre le gambe andavano ad accavallarsi con quelle dell'uomo in un meraviglioso di risveglio.
- Buongiorno - la voce di Levi era calda e roca, assolutamente perfetta. Il ragazzo non rispose ma strusciò la guancia sul suo petto.
Il moro sospirò posando la testa sul cuscino.
Eren si sentiva in paradiso. Non credeva che semplici gesti come quello di svegliarsi tra le sue braccia fosse così rilassante. Sicuramente non gli aveva dato modo di farlo. Si ricordava così poco di quel periodo. Gli pareva di essersi svegliato da un incubo perpetuo ed era una sensazione strana. Quella sensazione che ti lasciano i brutti sogni, quel senso di ansia che ti fa tremare di tanto in tanto.
Ma se normalmente era un terrore che spariva in pochi secondi (giusto il tempo di collegare la mente alla realtà), per Eren non era così. Continuava ad avere paura, a tremare e sentire il bisogno di guardarsi alle spalle... ma era sveglio. E Levi gli stava accanto come sempre.
Voleva parlargli. Dirgli così tante cose ma niente di quello che aveva in mente sembrava abbastanza importante da essere pronunciato ad alta voce e quindi preferì la tranquillità senza interruzioni.
Il moro non aiutava rimanendo in silenzo a fissare il soffitto sicuramente perso negli stessi pensieri del ragazzo.
Ma non poteva stare senza dire nulla per sempre, aveva bisogno di parlargli, dopo tanto tempo passato ad ascoltarlo.
Lui lo sentiva quando parlava, anche se non distingueva spesso le parole. Ma quella voce e quel profumo che gli annebbiava la mente, erano sempre lì a fargli compagnia. A strapparlo da quell'angoscia che l'opprimeva.
- Come vanno i lavori alla villa? - e quando Eren gli parlò, a Levi gli si sciolse il cuore. Sentirgli rivolgere la parola senza terrore o tristezza era la cosa più bella del mondo. Il moro l'abbracciò prima di rispondere.
Era davvero... davvero felice.
- Abbiamo finito la struttura ma mancano le piante... devono... devono ancora importarle e ci vorrà un po' -
- Che antipatici... - borbottò il ragazzo ricambiando l'abbraccio - E quindi... quindi tra poco finirai? -
- Sì, ma per il momento starò a casa... - "... ad occuparmi di te" voleva aggiungere ma evitò accuratamente di terminare la frase.
Eren sorrise appena sollevando lo sguardo verso il moro - Scusami... - disse solo stringendolo a se ancora di più, respirando contro la sua pelle - Scusami, scusami - Levi non rispose subito tuttavia sorrise e fu un sorriso che non spense nemmeno quando voltò la testa del ragazzo verso di se.
Quest'ultimo arrossì vistosamente. Mai in tutta la sua vita aveva visto un sorriso come quello. Le labbra sottili e morbide che aveva imparato a conoscere, gli occhi di ghiaccio socchiusi verso di lui. L'espressione corrucciata di sempre completamente svanita.
Eren confermò per la milionesima volta nella sua testa che Levi era l'uomo più bello del mondo. E sicuramente non solo nel senso fisico. Ogni cosa gli piaceva di lui, che fosse un difetto o un pregio non aveva importanza, perché lui amava semplicemente quello che era e sarà sempre.
Il moro lo guardò ancora per un attimo poi prese un leggero sospiro - Ti amo, sappilo... - disse in un sussurro ed Eren rimase stupito da questa uscita ma non riuscì a fare altro che abbracciarlo di nuovo accorgendosi che era una cosa che aveva sempre saputo... senza bisogno di alcuna conferma.
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Tutti quanti voglion fare il jazz!
Perché resister non si può al ritmo del jazz!
Eeeeeeee.... già!
OwO