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By Ghost__Smile

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"Andrea, hai ragione. Tu non sei speciale, non sei diversa e non sei bellissima. Non sei niente di tutto ciò... More

Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
Capitolo 14
Capitolo 15
Capitolo 16

Capitolo 17

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By Ghost__Smile

Quella mattina non feci niente, e senza accorgermene era passata una settimana da che ero uscita dall'ospedale, oggi è mercoledì 09/12/2015.
Sto guardando l'aurora ormai inoltrata sul mio balconcino e penso, l'unica cosa che mi riesce.
Oggi sarei andata in ospedale e il giorno dopo ci sarebbe stato il funerale di mio padre.
Era morto tutto da quando era morto lui e d'era una cosa orribile il fatto che tutto sarebbe ritornato a vivere, anche se corretto.
Il mare si vedeva in lontananza.
Non odiavo il mare per quello che era successo, solo era un modo per ricordare l'accaduto in modo costante e se prima odiavo questo particolare adesso lo amavo, non volevo dimenticare niente, sopratutto i particolari. Non me lo sarei mai perdonata se lo avessi fatto. Sapevo che sarebbe arrivato il momento in cui sarebbe stato difficile ricordare il viso di mio padre e il suo profumo, ma almeno volevo ricordarmi tutto il dolore che avevo provato e le onde mi aiutavano.

Quella settimana l'avevo passata in casa, fra le lacrime per mio padre e mia madre che sembrava impassibile a tutto questo.
Il dolore che provavamo entrambe ci impediva di avere la forza di litigare.
Sara veniva a trovarmi tutti i giorni, Etan ogni tanto sgattaiolava nel mio letto e ogni cosa, qualunque cosa era cambiata. Niente era soddisfacente, non c'era più niente che mi rendesse veramente felice, tutto aveva assunto un sapore di monotonia e noia, tutto aveva perso il senso e non riuscivo a ritrovarlo.
La notte,quando ero da sola pensavo sempre di uccidermi ma poi mi chiedevo a che scopo? Che differenza faceva? Soffrivo ma era ormai tutto indifferente. Lo avrei fatto se non fosse che 1)non aveva senso 2) non avrei mai lasciato Etan da solo. Era l'unica persona che davvero mi era accanto e mi dispiaceva vederlo che non sapeva cosa fare con me, glielo leggevo negli occhi. Per farmi felice per farmi sembrare tutto un po meno indifferente. Ma non trovava mai niente. Odiavo vederlo star male per me, per un anima così unitile.

Le indagini con mia sorella le avevamo interrotte e anche quelle avevano perso il senso. Il scoprire perché di tutti questi indizi a cosa sarebbe servito? Lei era PUF e concludere quel rompicapo non mi avrebbe ridato mia sorella indietro.
Mi madre era zitta, piangeva in silenzio come facevo io e sembrava aver patteggiato una tregua immaginaria che sapevo che si sarebbe spezzata il giorno dopo perché non sarei andata al funerale di mio padre. Non volevo vedere nessuno vestito di nero con le lacrime che mi chiedeva come stavo, neanche una parola del prete che mi diceva che era in un posto migliore e che a Dio serviva un angelo o scemenze del genere perché non era vero, lui non era da nessuna parte, né con Dio né in un posto migliore. Era sparito e non c'era un luogo dove potessi ritrovarlo. Non volevo le pacche sulle spalle e non volevo i consigli, non volevo sentire le voci delle persone che piangevano per mio padre e che volevano condividere il loro dolore con me cercando di darmi supporto ma senza volerlo facendomi sentire ancora peggio. Non volevo non aver nulla da dire, di guardare la gente piangere e quando loro mi facevano le condoglianze io avrei solo riposto "grazie." Un banalissimo grazie e per poi per cosa? Per avermi detto stronzate e avermi dato ancora più dolore?
Sarei andata al funerale, ma mi sarei nascosta. Non volevo che nessuno mi vedesse e non mi sarei vestita bene. Avrei accompagnato la tomba di mio padre davanti al cimitero e quando tutti se ne sarebbero andati ci avrei pianto sopra posandoci due rose bianche, le sue preferite sporche del mio mascara. Ci tenevo che fossero sporche.
Mia madre si sarebbe sicuramente incavolata con me per questo ma non mi importava perché volevo condividere il mio dolore SOLO con quel pezzo di cemento su cui c'era scritto il nome di mio padre, la data di nascita e quella di morte. Poi sarei andata via. Etan sapeva tutto e mi avrebbe fatto andare da sola, sapeva che doveva lasciarmi andare. Per non avere rogne da mia madre sarei scappata durante la notte e sarei andata con lui a dormire nella nostra spiaggia poi avrei fatto quello che dovevo. Anche Sara sapeva e lei era d'accordo. A mia madre non glielo avrei detto, non avrebbe capito.
Rimaneva un ultima questione, Etan. Oggi avrei chiesto a mia madre se poteva venire a stare da noi. Ci tenevo dargli una mano, io e mia madre eravamo benestanti, la casa era nostra e lei lavorava comunque per mantenerci e portando a casa più del necessario e non ci pesava mantenere una persona in più, ma sopratutto desideravo aiutarlo.

Scesi di sotto era fare colazione, mia madre era al lavoro quindi ero sola e presto sarebbe tornata per accompagnarmi in ospedale. Finalmente avrei di nuovo potuto muovere il ginocchio con spensieratezza.
Mia madre arrivò alle 11:07 davanti al cancello e io la raggiunsi in macchina vestita e preparata decentemente.
Entrai nell'auto e mia madre mi accompagnò in ospedale senza dire nulla di che, era nomale si vedeva che soffriva ma cercava di nasconderlo.
"Ascolta ti devo chiedere una cosa." Dissi io rompendo il silenzio che si era creato.
"Dimmi." Disse fredda, quella mattina sembrava c'è l'avesse con me più del solito.
"Etan ha davvero un brutta situazione a casa, vive solo con suo padre che è un alcolizzato e se ne vorrebbe andare via di casa quando compie diciotto anni ma ancora non li ha. Per ora potrebbe venire a stare da noi? Solo per un paio di mesi."
"Non credo che suo padre sarebbe d'accordo ma per me non ci sono problemi. Mi fa piacere che qualcuno ti tenga d'occhio e lui mi sembra un bravo ragazzo, ascolta ma quanto starebbe?"
"Fino ai suoi diciotto anni, gennaio."
"Basta che non mi invita gente a casa e può restare, ci organizzeremo poi meglio." Mi disse. Io cercavo di nascondere un sorriso enorme. Potevo vivere con il mio fidanzato anche se era solo per qualche mese, una buona notizia finalmente.
"Grazie mille mamma."
"Starà nella camera degli ospiti, dormirete separati." Annuii, anche se sapevamo entrambe che non sarebbe stato così.
"Gliene parlerò oggi."
"Potrà venire solo dopo il funerale."
"Ok d'accordo." A quelle parole il silenzio torno a primeggiare fra le nostre voci, ma non era un silenzio imbarazzante era abitudinario ormai stare zitte.
Io e mia madre non abbiamo mai parlato seriamente e credo che mai lo faremo sul serio.
Arrivammo velocemente ospedale e in poco più di un ora potevo di nuovo camminare.
Mia madre mi riaccompagno a casa e poi torno al lavoro dicendo che sarebbe tornata per le 8.
Era sempre più fredda, più schiva. Non cercava di consolarmi, mi evitava.
Almeno quel pomeriggio non lo avrei passato da sola, Sara come tutti i pomeriggi sarebbe venuta a trovarmi e avrei passato la notte con Etan.
Non vedevo l'ora che arrivasse, è un po di tempo che io e Etan non passiamo tempo insieme e poi riusciva in qualche modo a distrarmi dalla morte di mio padre. Era l'unica persona che mi stava veramente accanto, il fatto che sarebbe venuto a vivere con noi mi elettrizzava.
A mezzogiorno arrivò Sara, pranzammo insieme e li spiegai che cosa avrebbe dovuto dire a mia madre il giorno dopo al funerale di mio padre, visto che sarebbe venuta anche lei dopodiché che se ne andò e io mi preparai uno zaino per quella notte.

l'idea era di dormire da Etan ma lui aveva paura con suo padre in casa a portarmi da lui. Alla fine avevamo deciso di dormire nella sua spiaggia. Non volevo farmi trovare in casa quella mattina e conoscendo mia madre non mi avrebbe cercata con attenzione. Se la sarebbe presa con me dopo, non sapevo che le avrei detto forse niente ma non mi importava, io ero lì per mio padre non per lei o per quelli che sostengono di averli voluto bene. Volevo ancora un piccolo momento speciale con lui, solo io e quello che restava di lui.
Misi dentro lo zaino una coperta, una torcia, delle patatine, una bibita energetica, un asciugamano, uno spazzolino da denti, il dentifricio, una spazzola, due rose bianche che mi ero fatta comprare da Sara e il mio mascara poi misi il telefono in carica e passai il resto del pomeriggio a disegnare.

In quel periodo i miei incubi erano aumentati e continuavo a disegnare cos'è altrettanto macabre, era un modo per il mio subconscio di sfogarmi perché io non partivo con un idea precisa di cosa disegnare, prendevo la matita e la mia mano andava. Alla fine è venuto fuori un mare, un mare calmo con una scogliera e su quella scogliera una ragazza che versava il suo sangue in mare. Mi stupivo spesso di quello che veniva fuori dalla mia testa ma ormai per me era la normalità delle cose. Mi spaventava quello che il mio subconscio faceva ma se non lo avrei sfogato così no avrei potuto fare molto, forse i miei incubi sarebbero aumentati e non volevo. Misi il disegno in un cassetto della mia scrivania e notai subito il murales che avvampò fatto io e Etan. Volevo riempire, tutta la stanza di quei dipinti meravigliosi. Uno lo avrei dedicato a mio padre.
Si fecero presto le 8 e io e mia madre cenammo e la voce della TV riempii il silenzio che primeggiava su di noi. Eravamo rimaste solo noi due. Quando papà lavorava eravamo sempre in tre, una piazza un film e il calore naturale di una famiglia. Ora eravamo solo in due, una piazza un film e l'incomprensione con il silenzio che regnava fra di noi. Era cambiato tutto così velocemente e tutto terribilmente in peggio ma perché poi? Perché a me? Perché a noi? Tutte domande inutili. Speravo solo che come le cose erano sprofondate sarebbero risalite.

Quello sera decise di vedere il telegiornale e ogni cosa di quella maledetta sera mi ritornò il mente, il dolore lancinante che avevo provato, la mia reazione il mio tentato suicidio....ogni cosa.
"Mamma puoi spegnere?" Dissi alla fine.
"Dobbiamo tenerci informati Andrea." Rispose calma ma dal suo tono capii perfettamente che sapeva perché volevo spegnere. Perché mi voleva fare del male?
"L'ultima volta che ci siano tenute informate abbiamo perso papà, e non voglio rivivere quel ricordo quindi per favore cambia canale." Dissi con un tono più deciso. Mi tremava leggermente la voce.
"Se non vuoi sentirlo te ne vai."
"Perché lo fai? Ti prego per favore cambia canale." Dissi piangendo. Avevo le nocche bianche e il mio corpo era rigido.
"Qui comando io, non mi importa come la pensi tu e fammi sentire." Disse. Come poteva essere così dannatamente egoista?! E poi non le dava fastidio anche a lei?
Presi il telecomando e spensi la televisione, lei mi guardò incavolata con uno sguardo che bucava l'anima e un bruciore mi travolse la gola. Si alza dalla poltrona e mi dà uno schiaffo dietro la nuca facendomi abbassare la testa poi mi tira su la testa per i capelli.
"Fila in camera tua, non ti devi più permettere di fare una cosa del genere." Mi urlò contro. Scappai in camera in lacrime buttandomi sul letto.

Mi resi conto che la mia vita sarebbe stata così da ora in avanti, mio padre non c'era più per difendermi e da ora in avanti l'unica cosa che potevo fare era quello che stavo facendo ora. Stringere il piumino bianco macchiandolo di nero con le mie lacrime fingendo che fosse la maglietta di mio padre e che in qualche modo potessi ancora sentire le sue parole confortanti sul mio collo. Mi mancava così tanto.
Passai la serata così, piangendo e aspettando che Etan si facesse vivo dalla finestra mentre mi cambiavo.
Mi alzo faticosamente dal letto e apro la porta della cabina armadio. Cercai i miei leggins neri sul fondo del l'armadio e mi ricordai di quando quel fondo era occupato dalla scatola nera di mia sorella. Quando tutto era iniziato.
Mi pentivo di averla aperta, era meglio che morisse e basta senza lasciare indizi, solo espirando l'ultimo respiro e basta. Una cosa semplice come solo la morte sa essere. Le cose semplici erano sempre le più belle e questa non lo era affatto.
Prendo di fretta una maglia attillata a maniche lunghe nera e un giacchino di lana nero sbattendo la porta bianca in vetro opaco del mio armadio, sentivo una forte ansia come un buco che si espandeva sempre di più nel mio cuore mentre quell'armadio era aperto e senza rendermene conto creo una crepa sull'anta semi trasparente.
Mi metto una ciocca di capelli dietro le orecchie con le dita tremanti.
Tutto questo, la litigata ogni cosa mi caricava di tensione, terrore e rabbia. Perché era tutto così difficile. Avrei solo voluto urlare e tirarmi i capelli. Mantenere la calma in quella situazione era la cosa più dura.
Mi levo il pigiama e mi vesto con i vestiti che avevo tirato fuori dall'armadio e un ticchettio mi distrae mentre coprivo la mia pancia con la maglia. Etan era arrivato e con il suo sorriso terribilmente caloroso mi salutò con un cenno, gli vado ad'aprire la porta finestra e lui entrando mi lascia un casto bacio sulle labbra, con le sue labbra al sapore di cioccolato screpolate e leggermente tagliate. Erano le 21:07
"Hey amore che è successo?" Dice posando uno zaino sul mio letto.
"Nulla di che ho litigato con mia madre." Rispondo velocemente. Lui si avvicina a me e mi prende il viso fra le mani asciugandomi le lacrime nere con i pollici. Aveva i palmi delle mani così calde mentre le punte delle dita sembravano dei ghiaccioli.
"Stai bene?" Mi chiese.
"Adesso si." Lo guardavo così carica di speranza, senza fare niente riusciva a farmi stare bene. "Possiamo andare." Dissi accarezzandogli le mani ancora sulle mie guance. Lui mi diede un caldo bacio sulle labbra e staccandosi prese i nostri zaini dirigendosi verso la finestra della mia stanza. Io presi il giacchino di lana e una sottile giacchetta di pelle nera e ai piedi le vans nere, notai poco dopo che le aveva anche lui uguali. Mi diressi verso la finestra e lascia che Etan mi mostrasse come scendere per poi andarcene diretti verso la nostra spiaggia. Non mi importava se mia madre mia avrebbe vista, in tale caso sarei scappata fregandomene della sua reazione.

La strada era buia, solo i lampioni illuminavano la notte e il cielo era quasi privo di stelle. Ci dirigemmo sul lungomare fino alla spiaggia, intorno a noi il fruscio delle piante e le onde del mare mosso riempivano il silenzio, avevo freddo e Etan mi teneva sotto il suo braccio, riuscivo a vedere i suoi occhi marroni sotto il cappuccio nero erano come delle luci e mi sentivo sicura sotto il suo braccio.
Arrivammo rapidamente al cancelletto che aprì con la chiave che mi aveva regalato e insieme arrivammo fino alla capanna. Era molto piccola ma così accogliente. Posai lo zaino su una piccola branda con un materasso molto sottile e mi sedetti a gambe incrociate, lui fece lo stesso sedendosi accanto a me.
Il profumo del mare riempiva l'aria e la debole luce della mie torcia rese ogni cosa perfetta.

Quella sera niente luna, qualche stella e il rumore delle onde. Il gelido freddo alito del mare travolgeva il mio naso, io fingevo che fosse il respiro di un mio padre.
Tenevo la torcia verso l'alto e Etan si divertiva a fare le ombre contro il soffitto come un bambino che vede la luce di una torcia per la prima volta poi spostó il suo sguardo su di me, come se quelle ombre avessero misteriosamente perso tutto il loro fascino. Io non facevo che pensare a domani, avrei realizzato che ormai lui non c'era più. Lo sapevo già certo, ma vedere la sua tomba davanti a me. Sarebbe stata una altra cosa.
"Tu hai qualcosa che non va." Disse all'improvviso. Io mentalmente dissi 'apparte la morte di mio padre?'
"Chissà perché. Comunque mia madre mi ha dato una buona notizia."
"Sicura tutto ok?"
"Sì davvero."
"Qual'e la buona notizia?"
"Dopo il funerale." Ripetei mentalmente quelle parole. Era orribile che io dicessi una cosa simile."Potrai venire a stare da noi."
Lì si illuminarono gli occhi e incominciò a sorridere da ebete guardandomi con il cuore e gli occhi che li palpitavano di gioia, io ero altrettanto felice di averlo finalmente nella mia casa, qualcuno che mi potesse tenere sotto controllo e che si prendesse cura di me non per dovere ma per amore. Smise di sorridere e mi prese il viso fra le braccia attaccando le sue labbra alle mie senza muoverle. Rimasi così per qualche secondo quando sentii una sua lacrima rigarmi la guancia. Subito dopo si staccò e mi accolse nel suo petto stringendomi a se.
"Ti amo, ti amo, mio dio grazie." Quelle parole mi crearono una voragine dentro il mio petto, mi aprirono il cuore e me lo riempirono di gioia. Dio quando lo amavo, mi rendeva felice. Lui mi rendeva felice. Capii anche quanto dovesse essere dura a casa sua. Lui non parlava mai dei suoi problemi ma capii che forse gliene avevo appena tolto uno.
"Ti amo anch'io. Tanto." Dissi semplicemente. Mi veniva da piangere da quanto di mi aveva scaldato il cuore, mi sentivo realmente amata, mi sentivo così bene, felice, perfetta finalmente giusta per qualcuno, era bellissimo.
Si staccò da me prendendomi il viso fra le sue mani e mi baciò con così tanta tenerezza, con le sue labbra screpolate.
Quella notte continuò così, a baciarci finché non ci addormentammo abbracciarti
mi risvegliai con la sveglia delle otto e il profumo del mare.

Quella notte non avevo dormito niente, ero rimasta fissare il soffitto pensando a mio padre, ma in qualche modo mi ero addormentata e appena sveglia non capivo esattamente quello che stava succedendo ma in pochi secondi mi ritorno tutto in mente, anche che giorno era oggi.
Il funerale di mio padre. Oggi avrei celebrato la sua morte. Erano le 9:01 e il funerale iniziava alle dieci. La chiesa non era molto lontana da lì quindi ci sarei arrivata in tempo. Etan dormiva ancora accanto a me con la bocca aperta e le braccia che cingevano la mia vita, lo svegliai con un bacio sulla fronte e dopo aver sbadigliato mise anche lui il cervello apposto guardandomi dolcemente. Senza dire niente. Guardandomi come a dire "oggi è il giorno."
Inspirai e non dissi niente, mi alzai dal letto e incominciai a ripulire tutto quando Etan mi prese le braccia da dietro e mi baciò il collo.
"Hey va tutto bene. Oggi hai la possibilità di dire ciao a tuo papà." Disse sfregandomi le mani sulle braccia.
Io non dissi niente, oggi non sapevo come interpretarlo. Oggi era un giorno importante ma per me era solo un altro giorno, il vero ciao gliel'ho dato quella notte in mare, questo era un addio perché da oggi in poi il suo ricordo sarebbe stato sempre più sfuocato.
"Vai a prepararti, qui ci penso io." Disse. Li baciai la guancia e mi misi le scarpe, presi lo spazzolino, il dentifricio, la spazzola, il mascara e mi diressi verso un bar che c'era sul lungo mare chiedendo di poter usare il bagno.
Mi lavai il viso con il sapone, mi asciugai e poi mi lavai i denti, mi misi il mascara e mi pettinai i capelli. Ero struccata eccetto per quel poco mascara.
Mi si vedevano le lentiggini. Continuai a fissarmi per qualche minuto allo specchio, con la mia felpa nera con la cerniera argento. I ricci neri e miei occhi azzurri. Mio padre aveva gli occhi azzurri.
"Hai gli occhi di tuo padre." Mi dicevano spesso, ed'era vero, ma avrei così tanto voluto vederli nel suo viso.

Esco dal bar ringraziando e torno da Etan che mi porge le cuffie e il mio telefono in mano, aveva preparato la mia borsa e tutto era ritornato in ordine.
"Ti porto io le cose a casa, tu vai sono le meno un quarto." Disse guardandomi negli occhi. Io annui abbassando la testa poi li buttai le braccia al collo facendogli cadere le borse.
"Ti amo." Gli sussurrai all'orecchio. Lui mi strinse più forte. Qualche secondo e li porsi le chiavi della spiaggia e io mi incamminai verso la chiesa. Cinque minuti e sarei arrivata.

Misi la musica nelle orecchie ma non ascoltavo niente. Il mio sguardo era sul mare. Fisso sul mare. Non so se pensavo, non so che guardavo. Ogni cosa aveva perso forma.
Stavo andando a celebrare una morte, quella di mio padre. Oggi sarebbe stato un addio.
Esco dalla passeggiata e mi dirigo verso la strada passando per i carruggi guardando le case e il cielo.
Era una bellissima giornata, il sole batteva forte e rendeva tutto così dannatamente splendido. Il sole mi rendeva triste, anche al funerale di mia sorella c'era stato il sole. Nei film è sempre brutto tempo ma è sempre bel tempo quando ci sono funerali per me, non mi è mai capitato di andare a un funerale in cui piovesse.
Di solito la pioggia viene associata a una cosa deprimente, grigia scura mentre la giornata di sole un momento in cui divertirti. Per me era il contrario.
Senza accorgermene ero arrivata alla chiesa, grande imponente e così buia all'interno.
Tutti erano fuori, io ero nascosta dietro a un vicolo cercando di vedere i visi.
Vidi mia madre. Si guardava attorno come se mi stesse cercando. Vidi Sara, mi cercava anche lei.
Arrivò l'auto con dentro la bara di mio padre. Quattro uomini vestiti in giacca e cravatta nera presero la Bara e la portarono dentro la chiesa. Era di un legno scuro, lucida e molto grande decorata in modo semplice. Un enorme bouquet di rose gialle e margherite era sopra la bara. I suoi fiori preferiti erano bianchi, non gialli.
Tutti seguirono la bara dentro alla chiesa e io stetti all'entrata.

Ascoltai tanti discorsi. Tante parole vane ma non riuscivo a seguire nemmeno una sillaba di quello che veniva detto. Riuscivo a solo a immaginare il corpo di mio padre lì dentro quella bara. Lui era PUF. Lui non c'era più. Questo funerale non è per lui, lui non c'è più. Questo funerale e per noi. Noi che siamo morti dentro e non per lui che è PUF. E per quella parte di noi e adesso non esiste più, che la sua morte ha cancellato.
Papà è PUF, con lui anche io.
Le lacrime scendevano, scendevano e non riuscivo a trattenerle. Non avevo gli occhi rossi, non avevo il magone, scendevano e basta. Erano morte quelle lacrime.
Il sacerdote fece una preghiera a cui io non partecipai perché non ci trovavo il senso non credendo al paradiso e quando fu finita ritornai al mio vicolo osservando tutte persone uscire e la bara di mio padre essere rimessa nel carro funebre che puntava verso il cimitero. Non pensai a chi sarebbe venuto, presi qualche scorciatoia nei carruggi e lo raggiunsi leggermente dopo gli altri.
Il cimitero era molto grande e io salii al piano di sopra osservando la scena dalla balconata con alle mie spalle tanti nomi incisi su pietra e tanti fiori e tante persone che avevano fatto PUF.
Misero la sua bara sotto terra e la lapide che decorava il tutto con una sua piccola foto sopra. Tutti si diressero verso l'uscita e mia madre fu l'ultima a uscire in lacrime. Aspettai qualche minuto e poi scesi.

I miei piedi uniti erano a due metri di distanza da un pezzo di cemento con incise delle lettere e la fotografia di un uomo, la terra ancora fresca e il sole che la asciugava.
"Ciao papà." Dissi piangendo ancora composta e distanziata dalla sua lapide
Presi le rosa bianca che mi ero portata dietro, mi asciugai le lacrime con i petali e le misi ai piedi della lapide, calpestando la terra umida poi mi sedetti.
"Manchi a tutti sai. Manchi tanto nuche a me. È cambiato tutto. La mamma sta sempre zitta. Etan verrà a stare da noi per un po di tempo." Piansi. "Sto parlando al vuoto perché tu non puoi sentirmi. Vorrei solo farti sapere che mi manchi e non so come. Non so più cosa devo o non devo fare. Sei la mia roccia papà. Cosa devo fare papà?" Scoppiai in lacrime.
Sotto di me c'era il corpo di mio padre, c'erano i suoi occhi e le sue mani e i suoi piedi. C'erano tutte le sue cose tranne lui.
Guardo la sua lapide, guardo la sua foto, guardo quei stramaledetti numeri e guardo quelle rose bianche e realizzo che lui NON TORNERÀ. Lui non è PUF.

Lui è morto.

Scoppiò a piangere in modo isterico abbracciando la lapide e macchiandola di lacrime, il cemento bagnato assumeva un colore più scuro. Stringo quel pezzo di cemento così freddo al mio cuore come se potesse scaldarlo e piango con i magoni e gli occhi rossi.
"Perché, perché, torna da me." Continuo a dire. E lo ripeto finché nemmeno la lingua e più in grado di muoversi. Mi asciugo le lacrime e scrivo con il pennarello indelebile sul cemento. "Insieme. Ricordi?. Ti amo tanto papà. Addio."
Chiudo il pennarello con il tappo e mi distendo sulla terra umida. Sto qualche minuto lì a sperare che qualcosa lo facesse ritornare a respirare. Poi delle parole, che rovinano il mio momento di dolore.
"Vieni a casa." Diceva la voce di mia madre.

Scusate per la mia assenza e che con l'inizio della scuola e varie cose ho avuto difficoltà ad aggiornare, spero vi piaccia questo capitolo.
Da adesso aggiornerò più spesso.❤️❤️

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