Petronilla e il gatto

By TestaTraLeNuvole5

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Petronilla e il gatto

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By TestaTraLeNuvole5

Il gatto bianco sedeva immobile davanti al portoncino chiuso. Non era la prima volta che aspettava lì, ma quella mattina il suo sguardo sembrava diverso: come se sapesse che oggi, finalmente, lei l'avrebbe seguito.

Quando Petronilla aprì la porta di casa, pronta per andare a fare la spesa e mettere qualcosa nel frigorifero che urlava il suo vuoto interiore, il gatto scattò in piedi e scese quasi di corsa i quattro gradini di pietra, voltandosi a guardarla, con la coda nervosa.

Petronilla non gli badò.

Seguì la strada raggiungendo il negozietto di alimentari poco distante. Attese il suo turno osservando la merce esposta sugli scaffali in legno lucidati dal tempo e curvati dal peso. Il vecchio frigorifero con le grandi maniglie scintillanti; il bancone con formaggi triangolari, tondi e quadrati, accanto a vasche di olive e pomodorini sott'olio.

L'odore di spezie appese al sole: origano, maggiorana, salvia e rosmarino, mazzi ordinati di campi puliti. In sottofondo la sensazione di vissuto che si era depositata sul pavimento consumato.

Petronilla uscì con i suoi acquisti e rivide il gatto bianco. Sembrava attendesse proprio lei, ma ancora una volta, non vi badò mentre lui la fissava dal bordo del marciapiede.

Svoltò l'angolo diretta verso il fruttivendolo con la sacca di tela rigonfia di acquisti e si fermò a valutare le pesche vellutate e meloni caldi.

Il profumo dell'estate era già nell'aria troppo calda, e poco oltre si sentiva quello del mare, tra i pesci luccicanti disposti in cassette di scaglie di ghiaccio.

Quando Petronilla avanzò dirigendosi all'edicola sull'altro lato, il gatto le si parò davanti strusciandosi tra le sue gambe rischiando di farla inciampare.

Petronilla si chinò e gli fece due carezze sul pelo morbido, poi cercò di riprendere la sua strada ma il gatto, ancora una volta, le si strusciò tra le gambe, miagolando indispettito.

"Che vuoi?" chiese la ragazza non aspettandosi una risposta. Lo scansò con un piede ma lui, imperterrito, tornò alla carica miagolando.

Petronilla pensò volesse qualcosa da mangiare e deviò verso il pescivendolo intorno al quale altri due gatti stavano in paziente attesa.

Proprio in quel momento, il proprietario con un basco blu sulla testa e il pompom rosso, gettò alcuni piccoli pesci, non più grossi di un mignolo, ai gatti che si avventarono sulle prede affamati. L'uomo scosse il capo divertito, ma il gatto bianco rimase accanto a Petronilla che gli rivolse uno sguardo perplesso.

Quando la ragazza oltrepassò l'esposizione affollata, il gatto l'affiancò. Fece ancora una decina di passi e cercò di voltarsi indietro, ma il gatto si mise ancora in mezzo bloccandole la strada.

Petronilla sospirò. Non sapeva se doveva essere infastidita o incuriosita, ma l'ultima cosa che si aspettava era di essere disturbata da un gatto invadente.

Guardò l'ora. Non aveva fretta. Doveva solo fare le faccende di casa e nessuno la stava aspettando.

"Avanti, fai strada".

Il gatto miagolò e con la coda dritta avanzò sicuro sul marciapiede.

Svoltando un paio di volte arrivarono a un negozio di libri. Il gatto si fermò sullo zerbino in attesa che Petronilla aprisse la porta.

La ragazza però osservò intrigata la vetrina opaca, il serramento in legno e le copertine sbiadite accorgendosi che quella non era una libreria, ma una legatoria. Una vecchissima legatoria.

Petronilla ne aveva visitata una da piccola, e ne aveva un vago ricordo di carta nuova, colla e quel rumore costante degli aghi meccanici che trapassavano plichi ordinati, unendoli tra loro.

Afferrò la maniglia in ottone e spinse verso l'interno.

Accolta dal tintinnio di una campanella appesa e il profumo che conosceva, sorrise guardandosi intorno. L'ambiente le era estraneo ma comunque lo riconobbe: era pervaso dallo stesso odore che aveva sentito da piccola.

Il gatto si insinuò tra i tavoli da lavoro, come se fosse stato a casa sua, e forse era così.

Petronilla si guardava intorno meravigliata. Volumi ordinati disposti su alti scaffali, altri aperti su panni di pelle, altri ancora sotto presse che con forza ne univano l'armatura.

"C'è nessuno?" la sua voce parve quasi rimbombare nell'ambiente.

Una voce le rispose da oltre una spessa tenda verde sul fondo. "Avanti, venga pure avanti".

Il gatto bianco la precedette oltre quella soglia.

Petronilla scansò la tenda e si trovò davanti un anziano, chino su un plico che era intento a cucire con un ago spesso e del filo bianco.

"Benvenuta, ti ha mandato l'agenzia?" la sua voce era bassa ma ferma sotto un paio di baffi e degli occhiali da vista a mezzaluna. Quando sollevò lo sguardo su di lei, Petronilla non vide il sorriso, ma lo percepì come qualcosa di caldo e morbido. L'uomo le fece un gesto d'invito con la mano. "Speravo mandassero qualcuno che avesse voglia di fare un mestiere antico".

Il gatto si sfregò contro le gambe dell'uomo e lui gli lanciò solo un'occhiata distratta.

Petronilla, stava cercando lavoro da tempo, ma con gli studi che aveva fatto, non credeva che una rilegatoria fosse il posto giusto per lei. Magari per una stagione poteva andar bene e alla sua età non poteva certo sperare in un'occupazione migliore.

Il suo pensiero andò al suo conto corrente, e le bollette da pagare, oltre all'affitto che era incombente.

"Veramente non credo di essere la persona giusta". I dubbi di Petronilla erano più che legittimi: un lavoro manuale non era quello che sperava, ma le coincidenze iniziavano a farla pensare. "Non so nulla di legatoria".

L'uomo si alzò in piedi e, questa volta, il suo sorriso era ben visibile, rassicurante. "Meglio così", disse con voce tranquilla, "perché imparare da zero è sempre più semplice che disimparare. Qui dentro ogni movimento ha un senso e, se non ne conosci ancora nessuno, potrai apprenderli uno a uno, senza confonderti".

Petronilla lo guardò dubbiosa.

"Ti va di provare una settimana?" domandò ancora l'anziano.

Petronilla esitò. Un lavoro nuovo, non lontano da casa, magari la paga era anche buona, ma quanto sarebbe durato? Nessuno rilegava più i libri a mano, eppure lui lo faceva. Gli abiti che indossava non erano vecchi e logori, al polso aveva un bell'orologio e le scarpe sembravano nuove.

Pochi indizi, ma le fecero capire che il vecchio non doveva passarsela male.

"Quando posso iniziare?" chiese d'impulso.

Petronilla iniziò il nuovo lavoro il giorno stesso. Si presentava tutte le mattine alle nove e usciva stanca e trafelata, con nuovi calli sulle dita, dopo il tramonto, per poi tornare il giorno dopo.

Il vecchio le spiegava con pazienza la sua arte, e Petronilla lo ascoltava con attenzione, rendendosi conto che ogni insegnamento era prezioso.

Quando completò il suo primo libro, Petronilla lo ammirò raggiante.

Non lo aveva letto, concentrata com'era a cucire ogni fascicolo, unirli insieme, stendere la colla sul cartone, ripiegare e cucire la pelle con cura.

Quando lo liberò dalla pressa, l'anziano lo controllò con attenzione. "Ora manca il titolo sulla copertina". L'uomo l'accompagnò oltre un'altra tenda che Petronilla aveva già notato, ma che non aveva mai avuto bisogno di oltrepassare.

Osservò l'uomo armeggiare con un ferro, collocando lettere dentro una forma che però, a causa dello spazio ristretto, non riuscì a vedere. Quando accese il fuoco di un grosso fornello a gas, l'uomo vi collocò il ferro e si voltò a guardarla.

Petronilla stava osservando la moltitudine di libri sugli scaffali, ognuno di loro aveva stampato sopra un nome e un cognome e sotto due anni distinti. Alcuni libri erano spessi altri erano sottilissimi.

"Sono curiosi, vero?" chiese l'uomo facendola sobbalzare.

"Sì", disse la ragazza perplessa.

L'uomo l'accompagnò presso una tenda bordeaux e la scostò.

Petronilla si ritrovò in un magazzino dove gli scaffali sembravano infiniti e su ogni scaffale erano disposti libri e libri rilegati alla stessa maniera. Il gatto bianco, che non sembrava aver più lasciato la rilegatoria da quel giorno, balzò in avanti quasi correndo e si fermò a osservare Petronilla leccandosi una zampa.

"Ma che posto è questo?" chiese la ragazza con uno strano senso di inquietudine.

"Questo è il magazzino delle vite vissute".

Petronilla lo guardò dubbiosa. "Che significa?"

L'uomo afferrò un volume da un carrello e lo sfogliò con noncuranza. "Questa è la vita di Mario Rossi, dalla nascita alla morte: quando è caduto mentre era in bicicletta, quando ha rotto il braccio rotolando dalle scale, quando si è sposato, quando è nato il primo figlio, quando..."

"Quello che sta dicendo è assurdo". Intervenne la ragazza. "Questo non può..."

L'anziano le porse il volume e Petronilla lo sfogliò.

Non aveva idea di chi fosse Mario Rossi, ma su ogni pagina era riportata una lista di eventi, con data e ora, fino all'ultima pagina che terminava con la morte dello sconosciuto, in un letto di ospedale.

"Qui c'è la vita di ogni persona".

Petronilla posò il volume sul carrello e indietreggiò piano, con lo sguardo allarmato. "Non è possibile". Scontrò contro un altro carrello e alcuni volumi caddero al suolo. Ne raccolse uno. Sopra c'era un nome che conosceva: quello del marito della padrona di casa. Sfogliò le pagine con mano tremante arrivando al fondo. La data della morte coincideva. Era stata al funerale, lo ricordava bene. Lesse le poche righe sopra, e trovò coincidenze anche in alcune di quelle, compreso il momento in cui il padrone di casa le aveva permesso di ritardare il pagamento dell'affitto.

Il nome riportato era il suo.

Posò il libro sempre più spaventata. "Che posto è questo?"

L'anziano sospirò e guardò il gatto. "L'hai scelta tu?" il gatto sembrò annuire, e Petronilla si sentì andare nel panico.

"Io devo andare", disse Petronilla, "devo tornare a casa, devo..." ma la voce le morì in gola, da quanto tempo non tornava a casa?

Ricordava di essere entrata in rilegatoria ogni giorno, e di esserne uscita ogni sera, ma non aveva memoria di essere tornata a casa. "Io, devo..." scosse il capo mentre l'uomo le passava accanto tornando nella stanza precedente.

Petronilla lo seguì decisa a uscire, ma lui la fermò con voce calma e pacata. "Non vuoi completare il tuo lavoro?"

Petronilla si fermò, improvvisamente attratta da quella voce, come una falena intorno alla luce. La sua mente lavorava rapida, ma era incapace di formulare un pensiero diverso dal desiderio di completare quel libro.

Si avvicinò al bancone mentre l'anziano prendeva il ferro incandescente e glielo porgeva "Tienilo ben saldo tra le mani, e quando avrai terminato, il posto di lavoro è tuo".

Petronilla, senza rendersene conto, afferrò l'impugnatura in legno sentendola calda tra le mani. Si posizionò di fronte al volume e non si sorprese di sentire l'odore di pelle bruciata mentre il fumo si sollevava e il ferro incandescente tornava scuro e freddo.

Quando lo sollevò senza sforzo fece il rumore di uno strappo.

Petronilla lesse il suo nome sulla copertina, l'anno della sua nascita e l'anno corrente che spiccavano in lettere dorate.

Improvvisamente, si sentì in pace. Sollevata.

Osservò l'anziano che le stava sorridendo, ma ora non era più anziano. Era giovane, alto con capelli biondi e occhi grigi. Sulla schiena aveva due ali bianche di piume vaporose e indossava un abito dello stesso bianco quasi accecante. "Speravo davvero accettassi questo lavoro".

Petronilla sollevò le spalle. "Io ne cercavo uno che mi desse un futuro".

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