Real lies.

By xx_wonderwall_xx

54 8 3

E se Larry fosse solo un'invenzione della Modest!, in un primo momento, per fare pubblicità alla band? Se i m... More

parte uno

54 8 3
By xx_wonderwall_xx

Se i management non avessero deciso, tempo fa, di prendere sotto il loro dominio i due anelli deboli del gruppo, per comandarli e farli muovere come dei burattini a loro piacimento, magari le cose sarebbero andate diversamente. Magari Harry sarebbe stato più forte, e Louis sarebbe stato più sicuro di sé. Magari niente sarebbe andato a rotoli, magari l'amore avrebbe potuto lenire le ferite, in un qualche modo.

Bugie su bugie. Ecco cos'è sempre stata la Modest!Management. Un giro di corruzione, soldi a non finire, merda, menzogne e ancora merda. Sono ormai quattro anni che mentire ai fan è diventato un incubo, per Harry, Liam, Niall, Louis; quattro anni di bugie, merde, coperture, pianti, litigi. Quattro anni di inferno iniziati da una semplice firma, un semplice contratto che, loro, due ragazzi, giovani ingenui, hanno accettato ridendo, pensando fosse uno dei tanti privilegi delle persone famose: mentire senza essere scoperti. E, forse, non è stata la cosa più giusta da fare, ma lo hanno capito soltanto quando pentirsene non sarebbe servito più a nulla. Alcune fan hanno sempre creduto in questo duo innamorato, se mai ci fosse stato amore, ma altre si rifiutavano categoricamente di credere a tutta questa merda, sapevano c'era qualcosa sotto, ma non indagavano. E, una firma e un cenno di assenso dati solo per divertimento, si sono trasformati in litigi tra due migliori amici, frequenti dissensi nella band, pianti isterici, coperture sbagliate, finti amori, finti baci, finti sorrisi. Bugie alle interviste, merda su merda. Il fandom diviso in due, spaccato, e, i giovani ragazzi con un sogno, non hanno potuto fare nulla, ritrovandosi in un battito di ciglia a scappare da un incubo. Harry, migliore amico di una persona distrutta anch'essa, si stava distruggendo lentamente e nessuno avrebbe potuto fare nulla. Non più, non dopo che tutti i suoi pezzi si ritrovavano a terra, dimenticati da Dio e dall'amore, da quel sogno che avrebbe dovuto dargli la vita. Da quel fottuto amore che non sembrava mai essere abbastanza.

Louis non avrebbe potuto fare più nulla per salvarlo.

Modest!Management, edificio che riconduceva all'orrore.




















Louis.

Harry, dopo il colloquio, si è rinchiuso nella sua stanza, come sempre. E io, come sempre, sono rimasto in cucina a preparare una cena per due persone, ma di cui, oltre la metà, finirà in pattumiera. Come sempre. Harry non scende mai a cena, quando è triste. E io, il suo migliore amico non faccio niente per consolarlo, non più, non dopo averci provato per così tanto tempo. Un muro enorme a dividerci, nonostante l'affetto che ci unisce sia sempre stato più forte. Siamo sempre stati noi, a non esserlo. A lasciarci manovrare, a lasciarci distruggere; ci stiamo lasciando sfuggire l'amore, per colpa di una stupida firma, uno stupido contratto, uno stupido scherzo.

Zayn è stato il più forte, quello che è andato via dalla band, da tutta quella merda troppo grande, da quell'ammasso di bugie da cui noi non riusciremo più a scappare. Lui ci è riuscito, ma non aveva problemi, lui. Io ed Harry sì.

Noi siamo rimasti incastrati in una band che amiamo, con persone e fan che amiamo, ma in una situazione che ci stava troppo stretta.
E, inevitabilmente, ne usciremo sconfitti.

È il destino di tutti coloro che lottano contro qualcosa, essere sconfitti.

Ci sono io, che non riesco più a sostenere tutto questo peso, tutte le finte ragazze, tutti i titoli di giornale che mi accusano, che dicono menzogne sul mio conto. Le gravidanze, le finte nottate movimentate in hotel, tutto. E, come farebbe male a chiunque, anche a me, al ragazzo milionario, fa male pensare che nessuno sappia la verità di tutto quello che mi succede intorno. E poi c'è Harry, sempre sotto pressione, triste e sempre più stanco, semplicemente. Sempre più spento, vuoto, irascibile. E Freddie, il mio piccolo bambino, nato da una notte fugace, un errore commesso, ma senza pentimento. Come si fa a pentirsi di averlo messo al mondo, quando te lo ritrovi tra le braccia, accucciato sul tuo petto, alla ricerca di quel profumo, di quella protezione di un padre troppo giovane, ma con tanto amore da donare? Come fa una madre, una donna, a lasciare il suo bambino, perché troppo giovane, perché vuole godersi la vita?
Io, questo, non riesco a spiegarlo. Non riesco a spiegarmi come abbia fatto la madre di quest'angioletto, Briana, a lavarsene le mani, a non volere nessuna responsabilità. Mi chiedo quando e come la mia vita abbia preso una piega così dolorosa e come io abbia fatto a non accorgermene in tempo. Mi chiedo questo, mentre il piccolo Freddie, dalla sua carrozzina, osserva il suo papà distrutto e vorrebbe solo essere abbastanza per colmare tutto quel vuoto. Tutto il vuoto che circonda suo padre ed Harry, colui che più di tutti è vicino a quel bambino. Così protettivo, così amorevole.

Un bambino che ha odiato, ripudiato con tutte le sue forze, con tutto il suo orgoglio e con tutta la sua rabbia. Un bambino che gli servirà su un piatto d'argento, ogni volta, il tradimento, il castello di carte che vola via, che si sgretola.

Un bambino che ha stretto tra le sue braccia piangendo, perché non era stato lui, a tradirlo.

Ero stato io.

E no, niente potrà essere come prima. Tutto precipita, rotola giù e giù e giù e giù e noi, stanchi di inseguire un qualcosa di troppo difficile, stiamo precipitando, adattandoci alle situazioni.

Non c'è mai stato niente. Solo un amore represso, un giuramento mai fatto, una notte ubriaca e promesse non dette. Un tradimento illegittimo. Un tradimento sentito dentro da qualcuno che, in realtà, è solo il tuo migliore amico.

E, come ogni sera dopo un colloquio con la Modest!, io mi ritrovo a cenare da solo, in una cucina troppo grande per una sola persona, per poi prendere il mio bambino in braccio, assicurarmi che sia pulito e sazio, e andare diretto a dormire e cercare di dimenticare la giornata di merda appena trascorsa, ritrovandomi in un letto troppo vuoto, troppo freddo, con il calore del mio bambino, che però mi basta per essere felice, almeno un po'. Cercando di dimenticare di aver perso un migliore amico, o, forse, un qualcosa in più. Due estranei. Come se, nei momenti tristi, non ci fosse stato nessun abbraccio, nessun bacio, nessuna notte passata insieme, a coccolarci o a fare di più. Come se, io ed Harry, non fossimo mai stati una coppia, dichiarata o meno. E fa male ad entrambi. Merda, se fa male.

Lo studio dei management è sempre stato una sola cosa, per Harry, lo so, l'ho sempre saputo: orrore. L'orrore che vedo ogni volta, nei suoi occhi.





Harry.

È da tre anni che va avanti questa storia e io, Harry Styles, ci sto rimettendo la salute mentale e l'ultimo pezzo del mio cuore e della mia anima.
Bugie, tutte bugie. Ma, per me, da un anno a questa parte, tutte queste bugie sono diventate solo un cumulo di macerie, un peso enorme da portare, poiché si sono trasformate in tutto ciò che ho sempre temuto. Nella verità più assoluta. Come può nascere un sentimento come l'amore, se è tutto basato sulla distruzione e sulle bugie? Si che è sbagliato, e allora perché sta accadendo lo stesso, nella mia testa? Perché credo di stare per impazzire?

Ogni volta, dopo un colloquio con i management, mi ritrovo nella mia stanza, quella del mio appartamento condiviso con Louis e Freddie, a non fare niente, a fissare il soffitto e chiedermi dove abbiamo mai potuto sbagliare. È sempre così, solita routine di due migliori amici che, per colpa di uno stupido contratto, stanno diventando degli estranei che vivono sotto lo stesso tetto.
È questo che siamo diventati io ed Louis: sconosciuti con troppi ricordi condivisi.

Tutto è crollato precipitosamente da quel maledetto giorno in cui noi, due ragazzi ingenui, abbiamo acconsentito a firmare quel maledetto contratto.
Tutto si è ridotto in mille pezzi circa un anno fa, quando fu annunciata la gravidanza di Briana, quando il mio cuore si è spezzato in mille pezzettini, potevo sentirlo, poiché avevo finalmente compreso di essermi innamorato di lui, di quel ragazzo che invece mi era stato strappato via, in tutti i sensi.

E poi, è nata quella pulce, quel piccolo bambino che però è stato respinto da sua madre, dalla donna che avrebbe dovuto amarlo più di tutti.

E io, che davvero, davvero, avrei voluto odiarlo, come dicevo e giuravo, non ce l'ho fatta.

Ho detto di odiarlo con ogni fibra del mio essere. L'ho respinto, insultato, odiato, guardato con rancore, perché mi aveva definitivamente portato via tutto.

Ma non ci sono riuscito.
Perché quando ho preso per la prima volta quel bambino, grande quanto una mia mano, in braccio, non ho potuto fare a meno di sorridere, di guardare in quei suoi occhioni spalancati e alla scoperta del mondo, in quegli occhioni blu come il mare d'estate. Non ho potuto fare a meno di amarlo, almeno quanto prima amassi suo padre e quanto, forse, lo ami ancora. Gli occhi blu sarebbero stati la mia dannazione eterna, l'ho capito in quel momento, guardando quel fagotto sorridente che avevo tra le mani. Ma non me ne è mai importato. Non me ne è mai importato di perdermi, ma ho sempre avuto quella paura demoniaca di perdere le persone. La paura di rimanere completamente solo.



Se c'è una cosa che odio, assolutamente, è questa situazione. Quella che si è creata tra me e quello che dovrebbe essere il mio migliore amico.
Perché è sempre così: colloquio con i management, rientro a casa in due macchine separate, cena silenziosa, bacio a Freddie, io che mi ritiro nella mia camera, Louis che fuma minimo dieci sigarette consecutive per uccidersi e non subire questo strazio.
Lo so che è egoista, da parte mia, chiudermi in me stesso e tagliare fuori lui, l'unico che in realtà non lo meriterebbe affatto, l'unico che ci è dentro fino al collo insieme a me. E sono anche consapevole del fatto che la maggior parte delle critiche vanno sempre a Louis, poiché considerato il più forte dei due. I management lo prendono di mira, lo manipolano come fosse creta nelle loro mani, fino a disintegrarlo. Del vecchio Louis, infatti, non ne sta rimanendo neanche un briciolo, ed io, Niall, Liam, tutti, perfino Zayn, lo abbiamo notato. Neanche un po' di sorrisi veri, tutte maschere, tutte bugie, tutto stress. E lo vedo. Lo vedo come si sta distruggendo, come ci stanno distruggendo.
È iniziato tutto per gioco, ma, cazzo, so di starci rimettendo l'anima, poiché io provo davvero qualcosa, qualcosa più forte di una semplice amicizia. E l'ho negato a me stesso, alle fan, ai ragazzi, a Gemma, ai baci che ci sono stati, alle notti che abbiamo condiviso, per gioco, per noia. L'ho negato a lui, a colui che ha sempre avuto il diritto di sapere. A colui che ha il diritto di combattere questa battaglia. E, inevitabilmente, ci sono cascato, sono finito nella trappola di quel sentimento che in un primo momento sembra darti una felicità assurda, per poi gettarti a terra senza più nulla, nemmeno la dignità.
È così fottutamente orribile guardare la persona che ami disintegrarsi. E sono stato talmente preso, nell'ultimo anno, a guardarlo distruggersi senza poter fare nulla, a guardarlo andare via dal suo migliore amico, che non mi sono accorto che, insieme a lui, mi stavo inevitabilmente e dolorosamente disintegrando anche io, senza via di scampo. Lo ho capito troppo tardi, solo nel momento in cui non sono più riuscito a distinguere tra dolore e dolore. Ed è arrivata, poi, su di me, la profonda consapevolezza che la felicità non è mai stata della mia stessa taglia, non è mai stata fatta per me.






Louis.

Mi ritrovo spesso così, con Freddie dormiente nella carrozzina, immerso nei ricordi, nel giorno più bello della mia vita, il più emozionate. E nel giorno, oggi precisamente, in cui tutto è precipitato.


Freddie era appena uscito dall'ospedale, finalmente avrebbe conosciuto la sua nuova casa, con quel sorriso stampato sul visino, che sembrava non voler andare via.
Ed è stato lì, proprio nel momento in cui io e mio figlio siamo entrati in casa che Harry era in procinto di uscire, di aprire la porta e scappare, per non dover vedere quello sbaglio, quello che sarebbe stato la rovina della nostra amicizia, del nostro qualcosa.

E, invece, Harry ha fissato il bambino, con quel sorrisino sdentato e poi ha sorriso anche lui, ha cominciato a sorridere tantissimo, con quelle fossette di cui, avevo capito, mi ero follemente innamorato da un po'.

Ed è stato quello, il momento in cui ho capito di amarlo, ho capito che non avrei preferito niente, se non il sorriso più sincero del ragazzo che non avevo mai capito di amare. E vedere Freddie in braccio a lui, che riusciva a tenerlo in una sola mano, con delicatezza, quasi avesse paura di romperlo. E i sorrisi, le risate, i cambi di pannolino, le notti insonni alle prese con le prime coliche, le pappe, le emozioni, gli abbracci. Come si può chiamare sbaglio tutto ciò?

Oppure mi ricordo di quando eravamo in Svezia, pochi giorni fa, l'ultimo concerto prima della pausa, e di quel sogno che sembrava non sarebbe finito mai, come un'immagine immortalata da una polaroid. Del giorno più bello della mia vita e di come, dopo due giorni, io mi ritrovi qui, di nuovo al buio, senza di lui.

Tutte quelle fan che ci sostenevano, urlavano, ridevano con noi. Come se fossimo tornati ad essere i quattro bambini di un tempo, senza problemi, solo amore. Come se fossimo ancora i ragazzini spaesati di X-Factor, quei ragazzini con un sogno.

Quel sogno che ci avrebbe uniti, o distrutti.

Le battaglie d'acqua con Liam, gli scherzi fatti a Niall, giocare con i palloncini, scherzare con le fan. Eravamo ancora noi, nonostante tutto. Ed Harry, pensavo, era così bello, così sorridente, così vivo. Gli ho sorriso, abbiamo parlato normalmente, come un tempo. E le fan ne erano così entusiaste.

Ed è stato verso la fine del concerto, che il mio cuore è scoppiato di gioia. Le fan che urlavano, piangevano dalla gioia, lanciavano bigliettini che poi avremmo letto con calma, come facevamo sempre, per ricordarci che c'erano tante persone, lì fuori, che non avrebbero smesso di amarci. E Harry, oh Harry. Lui sembrava un bambino, condivideva il cibo con le ragazze in prima fila e lasciava autografi. Ha perfino preso, come suo solito, la bandiera di una fan, usandola come mantello. Non sapeva, però, che c'era il mio tweet stampato dietro.

E, anche quando se ne è accorto, non ha fatto nulla per nasconderlo. Si stringeva quella bandiera addosso quasi come se fosse stato l'unico ricordo a legarlo a me, il suo migliore amico, il suo tutto.

Per sempre nel mio cuore. Lo penso ancora. Ho giurato per sempre, e sarà per sempre.

Ed è stato lì, che è precipitato tutto, anche se noi non lo sapevamo ancora. Non potevamo saperlo.

Io ed Harry, dopo l'episodio della bandiera con il tweet, scherzavamo, ridevamo insieme, abbiamo cominciato ad avvicinarci, a comunicare di nuovo, e Niall e Liam non erano mai stati così felici, perché, finalmente, eravamo tornati indietro. Nessuna costrizione, nessun muso triste, niente di niente. Eravamo ancora lì, ancora noi, ad un passo dal cielo, insieme. E non c'è stata cosa più bella ai nostri occhi, agli occhi di Niall e Liam, agli occhi delle fan, ma non agli occhi dei management. Quello non andava bene per i loro interessi, per i loro soldi, per il loro successo. Quello non era ciò che avevano previsto. I piani non erano così, non sarebbe dovuta andare così.
Ma, noi, non ne sapevano niente. Non ancora.

Quelli non erano i piani. Il contratto non prevedeva quello.

Quella è stata la prima sera in cui tutti ci siamo addormentati in modo sereno, senza avere paura di perdere qualcosa in modo definitivo.

Ed è stato il risveglio, questa mattina, in questa casa troppo silenziosa, a riportarmi alla realtà. Nessuna chiamata, nessun messaggio, solo migliaia di menzioni su Twitter.

I segnali Larry che sono stati inviati da parte nostra alle fan ormai hanno fatto il giro del mondo, non sarebbero potuti sfuggire ai management ancora per molto. E sono rimasto molto sorpreso nel non trovare un richiamo per un colloquio con loro, per discutere della mia mancata responsabilità. Della nostra responsabilità dimenticata.

Ho preso quindi l'unica decisione plausibile, ossia godermi la quiete prima della tempesta, con Harry e con Freddie. Ho preso mio figlio in braccio, avendo intenzione di svegliare il mio amico, ma quando sono andato svegliarlo, lui non era nella sua stanza e la casa era davvero troppo silenziosa affinché lui si fosse già svegliato.

Infatti, quando sono entrato in cucina, con il piccolo Freddie a giocare con i miei capelli, nessuna traccia del ragazzo, solo un biglietto, quello che avrebbe rovinato la giornata di chiunque. L'inizio del precipizio.

'I management vogliono parlare con me. Sto andando lì. Ti ho preparato i pancakes. H. x'

I management, fino a questo momento, non hanno mai fatto storie, ci rimproveravano e ci proibivano di fare determinate cose, ma non ci hanno mai divisi, almeno negli incontri a telecamere spente. Con le telecamere accese è tutta un'altra storia.

Insieme eravamo, siamo e saremo la nostra forza, il nostro punto di appoggio. E, i management, hanno sempre giostrato su questo, ci hanno tolto la forza. Hanno preso sotto mira l'anello debole, quello fragile.







Quando Harry è rientrato in casa, questa sera, non mi ha degnato neanche di uno sguardo, né è passato a lasciare un bacio sulla fronte di Freddie, ma, tenendosi stretto il cappotto e con gli occhi arrossati e le labbra gonfie, si è diretto in camera sua.

E vorrei davvero andare da lui e stringerlo a me finché ci verrà meno il respiro, finché diventerà felice per davvero, ancora una volta, ancora per sempre.

Vorrei mettere Freddie a dormire e vorrei stringere Harry a me finché lui non riesca a trovare di nuovo il coraggio di sorridere come al concerto di qualche giorno fa.

E ci vado davvero, cerco davvero di entrare, ma la porta, diversamente dal solito, è stata chiusa a chiave e si sentono solo i suoi sospiri pesanti. Sono sicuro che, se solo riuscissi a stringerlo a me, Harry scoppierebbe in un pianto disperato, destinato a durare per tanto.

«Harry. Apri la porta.»

Nessuna risposta, solo sospiri strozzati.

Lo hanno fatto a pezzi e me lo hanno rimandato indietro. Lo hanno distrutto e mi hanno tolto la possibilità di renderlo felice. E lui, ancora una volta, ha tagliato fuori il suo migliore amico, ha fatto in modo che la Modest! prendesse il pieno possesso della sua vita.

E i management ci sono riusciti, lo hanno portato via da me, ancora una volta. Ancora una fottuta volta dopo che entrambi eravamo riusciti a trovare un equilibrio stabile. Un equilibrio sano, felice. Tutto mandato a puttane, e per cosa? Per affari. Ma cosa te ne fai degli affari, del denaro, se non hai amore?

È sempre stato così brutto, doversi rassegnare al fatto di non poter fare niente, per aiutare qualcuno che non vuol essere aiutato, o non può essere aiutato.

I pancakes che Harry ha preparato questa mattina sono ancora sul tavolo e comincio a mangiarli, a mangiare l'unico atto di dolcezza compiuto dal ragazzo distrutto, dopo mesi. A mangiare la rabbia, la tristezza, il rimorso per non aver capito in tempo quanto in realtà io fossi innamorato di Harry, per davvero.
Sento l'acqua del bagno scorrere per una buona oretta e, aspettando che Harry si decida a parlarmi, guardo la tv spenta, fumando le sue ultime sigarette e cercando di spazzar via, insieme al fumo che va via dalla finestra, anche i problemi.

Entrambi abbiamo bisogno dell'altro per non crollare. Lui non può tagliarmi fuori, ho bisogno di starci insieme. Parlare. Ridere.

«Louis.»

Mi giro di scatto, facendo sobbalzare Harry sorpreso, o spaventato. Lo vedo. È triste, così triste che i suoi occhi sono spenti, il suo sorriso appena accennato non riesce a far vedere le fossette. Il verde opaco di qualcuno che ha perso la speranza e non vuole fare niente per riacciuffarla e tenerla con sé.

Perché siamo finiti così, senza nemmeno iniziare? Come siamo arrivati a questo?

«Harry.»

Lui si siede accanto a me, prima di prendere un respiro profondo e voltarsi nella mia direzione, gli occhi rossi di chi sta per piangere.

Ma proprio mentre sta per parlarmi, proprio mentre sta per svuotarsi di tutte le sue paure, sobbalziamo entrambi per il suono del campanello, e lui sembra ritirarsi di nuovo nel suo guscio, come una tartaruga troppo spaventata per continuare a vivere all'aperto.

«Harry, guardami, ne parliamo tra un secondo. Avevo ordinato del cinese. Ti prego, aspetta qui.»

E lui annuisce, semplicemente. Il coraggio di tre secondi prima che abbandona il suo viso, la sua espressione ormai segnata dalla sconfitta.

Ma quando apro la porta, nessun fattorino sta aspettando i suoi soldi; c'è solo una telecamera, a terra. E un biglietto.

Divertitevi, Larry.

Quando torno dentro con la telecamera, Harry mi guarda curioso, mentre io gli sorrido e il più piccolo cerca di ricambiare.

Cosa ci è successo, Haz?

«Cos'è?»

Scrollo le spalle, avvicinandomi alla tv e collegando la telecamera, in modo che entrambi possiamo vedere il contenuto del video.

«Magari è un video delle fan. Mi sorprende non siano rimaste vicino alla porta per chiedere una foto, o un abbraccio.»

Anche lui scrolla le spalle, mettendosi comodo sul divano, mentre io vado a sedermi accanto a lui e sono in procinto di far partire il video, prima che Freddie cominci a piangere, interrompendo quel momento di quiete e tranquillità.

«Vado io, Lou. È da tanto che non sto con lui.»

Ed Harry si alza davvero per andare dal bambino, anche se lo seguo. Perché è da tanto che non li vedo insieme, felici. Anche se sono solo due giorni.

Ed Harry è davvero un mago con i bambini, riesce a trasmettere loro tranquillità e amore al tempo stesso. Riesce a calmarli anche quando lui è triste, sempre. Perché lui è così.

È secondario ciò che ne sarà della sua persona, vuole solo che le persone a cui vuole bene non soffrano.

E li osservo. Osservo il mio migliore amico, mentre tiene in braccio quella piccola pulce e la calma. Mentre Freddie lo osserva fargli le smorfie, e sorride. Quel sorriso sdentato che mette in ordine una mente disordinata, che comincia ad aggiustare un cuore spezzato. E, mentre li guardo, insieme, sorrido e penso che no, quello non è un errore. Freddie è stata la cosa più bella della mia vita. E mi ricordo, guardando il mio amico sorridere, del perché mi sia innamorato di quel ragazzo, di come mi abbia sconvolto la vita.

«È così bello.»

Ed Harry annuisce, perché è vero. È così bello, così piccolo, così fragile, così da proteggere.

E il piccolo cade di nuovo in un sonno profondo, con il sorriso sul suo faccino rotondo.

«Andiamo a vedere il video, allora?»

Avvolgo le spalle del più alto con un braccio, finalmente, e lui mi sorride, mentre entrambi scendiamo di sotto e ci sediamo sul divano.










Ma non sono delle fan, a comparire. È l'ufficio della Modest!, e si sentono dei gemiti di piacere. Quando mi volto verso Harry, lui ha uno sguardo terrificato, non si muove, quasi non respira. E, quando porto ancora la mia attenzione sulla tv, il respiro manca anche a me.

È Harry, nel video, inginocchiato davanti a qualcuno che non viene ripreso in faccia, le lacrime agli occhi, mentre gli fa un pompino, piangendo in silenzio.

«Spegnilo.»

Quando la sua testa viene allontanata velocemente, la sua maglietta viene macchiata di sperma. Ecco perché teneva il cappotto stretto a sé e aveva le labbra gonfie e più rosse del solito, ecco perché è rimasto un'ora sotto la doccia. Ecco perché è così distrutto. E io non ce la faccio, non ho le forze di spegnere, né di continuare a guardare. Ma è come una calamita che mi attrae, voglio continuare a vedere, a farmi del male, mentre Harry è lì, utilizzato come un gioco, come un mezzo per provare piacere.

«Louis, spegnilo!»

Harry urla, ma io non lo sento. Sento solo Mark che gli dà uno spintone, che gli dice che la risposta è un secco no.

«Cosa prevede il contratto? Avanti, dillo, dolce Haz di Lou. Sottolinea il vostro errore madornale.»

Sente solo delle risate, mentre Harry viene schernito, perché senza il suo Louis, senza di me, non è niente.
E sento un tonfo sordo, dentro di sé, quasi come se il mio cuore fosse stato strappato dal mio petto e lanciato contro il muro, fino a sgretolarsi.

Lo vedo, viene inquadrato, ha le lacrime agli occhi. Legge il contratto.

«Data conferma dele regole sopracitate, i due ragazzi si impegnano a rispettare la riservatezza di quanto accadrà alle loro persone. Si impegnano a mentire.»


Harry si alza, spegne tutto, prima di correre via.

Si impegnano, nei primi due anni, affinché le fan possano intuire una probabile relazione tra di loro.
Si impegnano, in seguito, ad essere separati davanti alle telecamere, a smettere di guardarsi, parlare, di mandare segnali.

Mi viene in mente il contratto.

Sottolinea il vostro madornale errore.

Abbiamo fallito. Abbiamo sbagliato, e questa volta ci hanno punito, lo hanno distrutto. Abbiamo mandato dei segnali, e il contratto non lo prevedeva.
Siamo dei robot, e la nostra vita sta precipitando.

Ed è solo quando sento i suoi conati di vomito, che ripristino la ragione e vado da lui. A rimettere insieme quei pochi pezzi che di lui sono rimasti.

«Harry.»

«Vai via!»

Ma lo ignoro, avvicinandomi a lui, al mio ragazzo distrutto, al mio piccolo guerriero, mantenendogli i capelli indietro e carezzandogli la schiena, aiutandolo a vomitare tutto, ma non i pensieri. Il mio piccolo ragazzo, accasciato al suolo, ferito e senza speranza, trattato come un giocattolo, bisognoso di amore.
E, quando Harry si alza per sciacquarsi la bocca, posso giurarlo, ma è come se venisse da vomitare anche a me, vorrei solo vomitare tutto ciò che ho visto fuori dalla mia mente. Vomitare tutto quello schifo. Cadere al suolo, sbattere la testa fino a dimenticare quelle immagini che mi ronzano in mente e distruggono il mio cuore in pezzettini sempre più piccoli, quasi invisibili.
Invece trattengo tutto dentro di me, raggiungendo Harry, che è andato in camera, trovandolo sul mio letto.

«Tu hai-Mark, e come...?»

Ed è qui che crolla tutto. Lui che comincia a singhiozzare, quasi volesse scacciare la sua anima e i suoi pensieri, quasi volesse dimenticare il passato, io che mi avvicino e lo stringo a me, forte, per fargli sentire che sono qui, che non vado da nessuna parte. Per cercare di fargli capire che sono davvero innamorato di lui, di noi, di quello che eravamo e che siamo diventati.
E lui si aggrappa alla mia maglietta, quasi come se fosse un'ancora di salvezza, e la stringe forte in due pugni, la bagna con le sue lacrime disperate. E neanche il campanello che suona, con il fattorino del take-away che aspetta dietro alla porta, riesce a farci muovere.

«Era J-Jo. E Mark riprendeva tutto e ridevano e mi dicevano che dovevo farlo!»

Accarezzo i suoi capelli, lo stringo a me e, dopo un tempo che sembra infinito, lui smette di piangere, di colpo, così come ha smesso di sperare. E mi parla, con la voce spezzata e lo sguardo basso.

«Ero andato lì per convincerli a lasciarci in pace, niente più bugie, niente ragazze, niente di niente. E mi hanno urlato contro-e quindi anche io ho urlato contro e loro si sono arrabbiati e mi hanno costretto a farlo. E mi hanno detto tante cose orribili, e mi dispiace così tanto.»

E scoppia di nuovo a piangere, comincia a farneticare, comincia a stringermi più forte, a tremare. E, crisi come questa, sono difficili da gestire, se i sentimenti sono troppo coinvolti.

«Resta con me.»

Mi dice. Ma io non sarei andato via. Mai.

«Non vado da nessuna parte, Haz.»

Lo stringo ancora a me, mi aggrappo a lui, sperando di non trascinare entrambi a terra, distrutti. E, dopo vari tentativi, lui si tranquillizza, si accoccola a me più dolcemente e, dopo un po', si addormenta.

Ma quando lo avvolgo sotto le coperte del mio letto, la sua espressione non è quella di un bambino che sta sognando cose belle. È l'espressione di un uomo triste, con un sonno senza sogni, solo incubi.
Ed è dopo avergli rimboccato le coperte che, lasciatogli un bacio sulla fronte, mi ritrovo ripiegato in due sul water a vomitare tutto quello che ho dentro, tutto quello che mi fa male. Ma le immagini di lui che viene costretto a fare quelle cose, non vanno via, e mi ritrovo a frignare da solo, con la schiena contro il muro e la speranza che tutto questo finisca presto.









Cercherò di pubblicare a breve la seconda parte di questa mini long. Grazie a chi ha letto, e a chi aspetterà l'altra parte. Un bacio!

Continue Reading

You'll Also Like

147K 6.1K 20
"Even when the night changes It will never change me and you." E se due vecchi amici si rincontrassero, capendo di non essere cambiati molto dai temp...
245K 8.4K 14
Per tre anni, Harry è scappato dal suo passato. Ora però, ha deciso di trasferirsi a Londra per realizzare uno dei suoi più grandi sogni - sfondare n...
505K 28.8K 17
Sono passati cinque anni da quando Harry, Louis, Niall, Zayn e Liam sono andati ad XFactor Solisti diventati poi un'unica band... la più grande boyba...
19.9K 687 4
"Cosa potrebbe accadere se Louis Tomlinson, ragazzo diciannovenne, chiedesse ad Harry Styles, nonché suo miglior amico, di fingere di essere una copp...
Wattpad App - Unlock exclusive features