SOTTO PELLE

Par Lunatica1987

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«C'era qualcosa di invisibile che legava Diana a Marco. Un filo sottile, teso tra desiderio e dolore, che nes... Plus

Capitolo 2 - Obbedienza e Punizione
Capitolo 3 - Il Calore del Tavolo di Cucina
Capitolo 4 - La Punizione
Capitolo 5 - La Voce della Ribellione
Capitolo 6 - Il Gelo
Capitolo 7 - La Miccia
Capitolo 8 - L'Odio Trattenuto
Capitolo 9 - La Ribellione di Diana
Capitolo 10 - L'Attesa
Capitolo 11 - Il Rituale
Capitolo 12 - La Frustrazione

Capitolo 1 - Le Regole della Casa

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Par Lunatica1987


Diana chiuse l'anta della lavastoviglie con un colpo secco. Erano le sette di sera, e già sapeva che tra poco suo marito avrebbe varcato la porta. Non era solo l'orario preciso in cui lui rientrava ogni giorno, era l'odore del suo dopobarba che sembrava anticiparlo, la tensione che le saliva tra le gambe sapendo che stava per arrivare l'uomo che non le lasciava scampo.

Marco entrò senza un saluto convenzionale: la giacca posata sulla sedia, lo sguardo che passò subito su di lei.
— In ginocchio. — La sua voce era un ordine, non un invito.

Diana obbedì senza esitazione. Il pavimento freddo sotto le ginocchia la riportava sempre al suo posto. Non era un gioco leggero, non era una fantasia passeggera: nella loro casa, lei era la moglie devota, e questo significava sottomissione totale.

Lui le afferrò il mento, costringendola a sollevare lo sguardo.
— Hai fatto quello che ti ho detto stamattina? —

Diana annuì, con il cuore che le batteva forte. Non indossava biancheria, come lui le aveva ordinato prima di uscire. Solo un vestitino leggero da casa, sotto niente. La pelle nuda sotto il cotone era una promessa che le bruciava addosso da ore.

Marco la fece alzare di scatto, spingendola contro il tavolo della cucina. Una mano ferma sulla schiena, l'altra che scivolava già a sollevarle il vestito.
— Brava. — Sussurrò a un passo dall'orecchio, ma il tono era duro. — Adesso però vediamo se meriti la mia attenzione.

La mano callosa si abbatté con uno schiaffo secco sul suo culo nudo. Diana gemette, ma non si mosse. Non poteva, non voleva. Ogni colpo era un marchio, un ricordo di chi comandava in quella casa.

Il dolore e il piacere si mescolavano, e lei sentiva le gambe tremare già dopo i primi colpi. Quando lui infilò due dita tra le sue cosce, umide e calde, rise piano.
— Così bagnata solo per questo? Sei proprio la mia puttana obbediente. —

Diana arrossì, ma la vergogna era parte del gioco.

Lui la piegò di più sul tavolo, una mano che le stringeva i polsi, l'altra che apriva la cintura dei pantaloni con calma glaciale.
— Ricorda Diana: non sei tu a decidere quando, come o quanto. Sei mia. —

E lei sapeva che ogni parola era legge.

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