𝐏𝐑𝐈𝐃𝐄

By soulfullofharry

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Università di Princeton. Il lasciapassare per chi ha in programma una carriera brillante. C'è chi accede tram... More

𝐈𝐑𝐈𝐒
𝐏𝐑𝐎𝐋𝐎𝐆𝐎
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3 - Nova
4 - Nova
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6 - Nova
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9 - Nova
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𝐄𝐏𝐈𝐋𝐎𝐆𝐎
𝐒𝐄𝐐𝐔𝐄𝐋

23 - Nemesi

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By soulfullofharry

Radioactive – Imagine Dragons, Kendrick Lamar

Stiracchio le braccia mentre esco dalla doccia e individuo il telo poggiato sul coperchio del water. Lo recupero e me l'avvolgo attorno ai fianchi. Le temperature si aggirano quasi sotto lo zero; di conseguenza, restare più tempo sotto l'acqua calda è un piacere. Ho escogitato un sistema che mi permette di potermi lavare in santa pace, mi sto persino vendicando di Levi. Il trucco è fare la doccia la mattina presto o la sera tardi. È troppo pigro per alzarsi all'alba o fare la doccia dopo le nove, il vecchietto ha la sua routine.

Dopo cena si concede una tisana ai frutti di bosco, poi si spalma in faccia almeno due creme e infine si mette a letto pronto a vedere e ascoltare video asmr. Certe notti lascia la porta aperta e, quando mi capita di andare in bagno, sobbalzo colto alla sprovvista nel momento in cui sento bisbigliare o rumori strani provenire dalla sua stanza.

La domenica il rituale varia di poco: oltre alla crema in faccia si mette pure una specie di calzino di plastica ai piedi che a quanto pare contiene altra crema. Lui la chiama maschera per i piedi, io lo chiamo idiota.

Ultimamente è persino più loquace. Non mi ero mai reso conto di quanto potesse parlare ed è... destabilizzante. Per lo più conversa da solo – quando in teoria dovrebbe parlare con me –, tramite vocali con i suoi amici o in videochiamata con i suoi genitori. O meglio, il padre e la matrigna. Se non fosse stato per la piccola fiammiferaia, non avrei mai saputo che suo padre si è risposato. In realtà, non mi importa un granché, tuttavia mi ha fatto realizzare quanto ben poco sappia del mio coinquilino. Pazienza.

Pettino i capelli all'indietro e li asciugo con il phon, poi mi vesto. Opto per una tuta nera e una maglia bianca sotto la felpa.

Raggiungo la cucina guidato dall'odore di unto. Levi è davanti ai fornelli, sta rosolando quelle che hanno tutta l'aria di essere due fettine di carne mentre in una padella friggono delle patatine fritte.

«Ce n'è anche per te» dice nel momento in cui realizza la mia presenza.

Faccio un cenno del capo in segno di ringraziamento e apparecchio. Ogni tanto ci capita di cucinare qualcosa in più e lasciare che sia l'altro coinquilino a finire. Di solito comunichiamo tramite post-it appesi al frigo o al microonde. Inoltre, stasera non ho tempo di pensare a cosa preparare per cena perciò mi farò andare bene qualsiasi cosa.

Apparecchio, poi mi accomodo al solito posto e recupero il cellulare dalla tasca dei pantaloni. Ignori diversi messaggi su Instagram da alcune ragazze che mi hanno scritto e rispondo a Josh. Non apprezzo che alla sua età abbia un cellulare ma questi sono tempi del tutto differenti rispetto ai miei, avere un mezzo per chiamare aiuto è importante. Gli ho insegnato un paio di cose necessarie e ordinato di non navigare troppo sui social perché è nocivo.

Laney è ancora troppo piccola per possedere un telefonino, non saprebbe nemmeno cosa farsene. Tuttavia, per sentirmi più sicuro, ho acquistato un piccolo dispositivo che mi permette di tracciare i suoi movimenti all'interno di un piccolo ciondolo a forma di cuore che le ciondola sul collo. Anche Josh ne possiede uno all'interno del suo braccialetto. Non sono uno psicopatico ma ogni giorno vengono rapiti un sacco di bambini e farò il possibile affinché non si tratti mai dei miei fratelli.

Durante la cena Levi tenta di fare conversazione, ottiene dei monosillabi da parte mia che lo sembrano soddisfare abbastanza. Una volta concluso opto per lavare le stoviglie.

«Visto che fai come ti pare non perdo tempo a dirti di non venire, perciò assicurati di scommettere prima delle undici, dopo iniziano a insultarsi e sai come diventano le cose.»

«In realtà aspetto che—» Viene interrotto dal campanello che suona. «Ecco, appunto. Ti raggiungo con le signore tra poco, tu va' pure se devi.» Raggiunge la porta.

Non ho il tempo di ribattere, la porta viene aperta rivelando la piccola fiammiferaia e la sua amichetta del cuore. Che cazzo?

L'ultima volta che l'ho vista risale a martedì, quando ho creduto che volesse suicidarsi e poi mi ha baciato. È la seconda volta che succede. Di solito sono abituato a fare ben altro che bacetti con le ragazze, eppure c'è qualcosa che mi spinge a stuzzicarla. L'idea di sporcarla mi attrae parecchio.

Dovrebbe comprarsi un costume nuovo, però, quello che ha attualmente è usurato dal tempo e si vede. Il colore è sbiadito, il tessuto più largo in certi punti e sfilacciato in altri. Capisco che possa avere poco tempo a disposizione tra lo studio e il lavoro ma le servirebbe davvero.

«Ehi!» esclama l'amica della piccola fiammiferaia.

«Buonasera, signore. Siete pronte ad andare?» domanda Levi.

«Sì» risponde Nova. I suoi occhi si posano per qualche secondo sul sottoscritto, poi tornano su Levi.

«Ehi, tu.»

Guardo la ragazza di fronte a me senza ribattere.

«Stiamo andando nello stesso posto, lo sai che non è necessario usare due auto?»

La piccola fiammiferaia le dà una gomitata sul fianco mentre Levi ridacchia. «Andiamo. Probabilmente avrà compagnia dopo e noi non vogliamo disturbarlo» dice proprio il mio coinquilino.

Non guardarla è più complicato di quanto pensassi e non ne comprendo il motivo; è una delle tante, prima o poi riuscirò a portarmela a letto e poi me ne dimenticherò. Nulla di personale.

Supero i tre moschettieri e raggiungo l'ascensore, non sono in vena di stare a sentire le loro chiacchiere.

L'Ade è come sempre colmo. Il fine settimana, soprattutto il sabato, la gente si sbizzarrisce e i soldi sono il doppio, a volte anche il triplo. Ho sentito di tizi che hanno scommesso quattro-cinque mila dollari a incontro, il che è pazzesco ma perfetto per il sottoscritto. Sebbene riceva solo la metà della quota serale totale, i ricavi ci sono e mi permettono di andare avanti. Vorrei fare ben altro nella vita; tuttavia, in questo momento, prendere a pugni qualcuno ha un duplice valore: guadagno e sfogo.

Rusty si è già accomodato in sala, più precisamente al banco scommesse. Vive di denaro, respira solo quello, e deve accertarsi sempre che sia tutto in ordine. Se qualcosa non lo aggrada, ci pensa Blade a risolvere il problema.

Muovo il collo, facendolo roteare piano e saltello sul posto. Ho già scaldato i muscoli, sono pronto a salire sul ring.

Il suono di un microfono che viene aperto si espande nell'aria. «Buonasera, gente e benvenuti all'Ade! Siete carichi?!» domanda Benny. La folla esulta in risposta. «Stasera a sfidarsi saranno due elementi forti e particolari. Tenetevi forti!» Altre urla. «Direttamente da Filadelfia, uno e ottantadue per ottantasei chili, fatevi sentire per... Bite!»

Sempre così originali con i nomignoli da strada. Dovrò fare attenzione a stare lontano dalla sua bocca, al bastardo piace mordere. Durante uno dei suoi ultimi incontri ha strappato a morsi l'orecchio dell'avversario. Un brivido di eccitazione mi attraversa. È questo il genere di incontro che voglio, non la mammoletta di turno che crollerà dopo a malapena dieci minuti – se sono fortunato.

«E adesso tocca al nostro campione. Non ha bisogno di introduzioni, basta dire solo... Ombra!» urla Benny. La folla va in delirio ancora una volta, io mi affretto a percorrere il corridoio e raggiungere il ring. Lo sfidante è già dentro, in attesa che la sfida cominci.

La campanella suona e l'incontro comincia senza troppi giri di parole. Temo possa essere un vero e proprio cannibale, pertanto sarebbe meglio evitare qualsiasi tipo di contatto. Vedrò di intontirlo per bene, ci tengo a tornare a casa tutto intero.

Bite si fionda su di me all'istante, gli occhi nero pece e le labbra gonfie pronte ad assaggiare qualche parte del mio corpo. Be', col cazzo. Schivo il colpo ruotando velocemente anche e spalle e sferro il primo gancio. Bite incassa ma ritorna all'attacco l'istante successivo. Carica un diretto che accolgo e barcollo all'indietro donando agli spettatori ciò che si aspettano. Se fossi invincibile non ci sarebbe più gusto e ciò porterebbe in declino gli affari, perciò dimostro che sono umano.

Lascio che lo sfidante sferri qualche pugno, ma nel momento in cui lo vedo aprire la bocca pronto ad assaltarmi il gioco cambia. È troppo vicino per i miei gusti. «Cos'è, non hai cenato e pensi di rifarti con me?» sibilo, spingendolo all'indietro. Un solo movimento della testa e avrebbe potuto mordermi il naso.

Sferro un jab seguito da un diretto, alla seconda combinazione aggiungo anche un gancio che lo fa crollare al suolo. Bite si rialza, sputa di lato e ritorna alla carica.

Danziamo per un bel pezzo, tant'è che la gente inizia a spazientirsi. Ho ricevuto un paio di colpi e, devo ammettere, che Bite si è rivelato un buon sfidante, ma ora è tempo di chiudere i giochi.

Lascio che si avvicini abbastanza da potermi colpire e non appena lo vedo sferrare un gancio, mi abbasso, scattando lateralmente per poterlo colpire al fianco con forza. Bite grugnisce e barcolla all'indietro. A questo punto procedo all'ennesima combinazione e lo metto al tappeto. Prendo posto sul suo bacino e sferro una serie di colpi che tenta di schivare. Peccato sia stanco. L'ho portato allo stremo e adesso le forze iniziano ad abbandonarlo.

Un ultimo diretto e il gioco è fatto. Chiude gli occhi, stremato e io mi sollevo, vittorioso. La folla urla, battendo le mani e fischiando. Mi guardo intorno e il fato vuole che individui subito la piccola fiammiferaia. Ha il labbro inferiore stretto tra i denti, la mano stretta a quella dell'amica intenta a conversare con Levi.

Distolgo lo sguardo quando una delle ring girls mi si avvicina con un sorriso sensuale sul volto. «Be', i complimenti sono di dovere, campione.»

«Direi.»

Poggia le mani sul petto madido di sudore, le unghie fin troppo lunghe graffiano piano la mia pelle arrossata. «Che ne dici se festeggiamo insieme?» Si avvicina alle mie labbra.

Basta che sposti lo sguardo per una frazione di secondo dov'era prima. Lei è sempre lì, mi scruta con distacco, come se non volesse far trapelare nulla.

Cos'è che prova la piccola fiammiferaia? È gelosa? Arrabbiata? Vorrebbe starci lei al posto della ring girl?

Torno alla ragazza e mi avvicino pericolosamente al suo orecchio. «Non stasera, ho già da fare.»

La rossa si imbroncia ma annuisce lo stesso. «Non divertirti troppo senza di me.» Si sporge in avanti, lasciandomi un veloce bacio sulle labbra, poi gira i tacchi e lascia il ring.

Faccio lo stesso e mi dirigo verso il corridoio, ignorando le pacche della gente e i complimenti. A loro non interessa del sottoscritto, bensì solo che vinca. E lo faccio. Ogni volta.

Rusty mi attende a metà corridoio. «Ottimo lavoro, Ombra. Il compenso ti attende al solito posto.»

Camminiamo insieme fino alla porta degli spogliatoi mentre mi sfilo i guantoni, dove si ferma. Sta per aprire bocca quando la sua attenzione viene catturata da qualcosa alle mie spalle. «Possiamo parlare dei prossimi incontri anche domani, goditi il tuo premio» ammicca.

Ruoto il busto, rimanendo fermo sul posto quando noto la piccola fiammiferaia. Resta ancorata dove si trova, a distanza da me e Rusty, come se fosse indecisa sul da farsi.

«Cerca di non andarci troppo pensante con lei, ha l'aria di una che volerebbe via con un soffio.» Sghignazza Rusty, continuando a fissarla.

Sposto lo sguardo su di lui e lo fulmino. «Vattene.»

Rusty solleva le mani e, dopo aver lanciato un altro sguardo curioso a Nova, sparisce nel suo ufficio.

La guardo solo una volta e inclino il capo in direzione della porta. Lei si decide a raggiungermi e si chiude la porta alle spalle non appena entrata.

«Dove hai lasciato i tuoi amichetti?» domando, aprendo l'armadietto. Noto subito la busta sistemata dietro il borsone e la metto dentro insieme ai guantoni, poi recupero un telo. Fa troppo freddo per rischiare di uscire sudato e prendermi un accidente. Se dovessi ammalarmi rischierei di far saltare un paio di incontri e so con certezza che il signor Novack non ne sarebbe affatto lieto.

«Stanno prendendo qualcosa da bere, ho detto loro che venivo a congratularmi» spiega.

«Gentile da parte tua ma sembri una che vorrebbe trovarsi ovunque tranne che qui.»

«Qui all'incontro o qui con te?» chiede.

Le rivolgo uno sguardo veloce e mi dirigo verso le docce. «C'è differenza?» ribatto.

«No» ammette.

Prima che possa aprire nuovamente bocca, sfilo scarpe e calzini, poi porto le mani sul bordo dei boxer e, con una semplice mossa, li abbasso del tutto.

«Nemesi!» esclama la piccola fiammiferai.

Volto il capo di poco, oltre la spalla sinistra, e arcuo un sopracciglio. «Sto andando a fare una doccia. Sentiti libera di raggiungermi.»

Lei non fiata e io raggiungo uno dei quattro box. Non ci sono tendine o ripiani su cui porre prodotti vari. Lascio che l'acqua cominci a scorrere lungo il corpo e chiudo gli occhi. Rilascio un sospiro appagato, poggiandomi alla parete mattonata alle mie spalle. Un improvviso rumore di passi mi fa aprire gli occhi di scatto.

Davanti a me, rossa in volta, c'è Nova Taylor. Sono sorpreso, devo ammetterlo, sapevo che stuzzicandola l'avrei messa a disagio ma non mi aspettavo un gesto così audace da parte sua.

«Pensi di muoverti? Non ho tutta la notte.»

«Non farò nessuna doccia con te, Nemesi» asserisce, lo sguardo puntato sul mio. «Volevi stuzzicarmi, ma come vedi non ci sei riuscito.» Allargo di poco le braccia.

Mi scosto dalla parete, avvicinandomi a lei. «Se uscissi da questo box e ti baciassi faresti ben altro che una doccia con me, piccola fiammiferaia.» Mi chino per recuperare il bagnodoccia e prendo a lavarmi.

«Vuoi solo portarmi a letto perché non ho ancora ceduto. Nell'istante in cui accadrà ti dimenticherai di me.»

«Esatto» confermo tranquillo. Mentire sarebbe inutile, così come illuderla che potrebbe esserci altro.

La vedo deglutire e compiere un passo indietro. «Ti assicuro che non sono niente di che. Lasciami perdere e basta.»

«Sei tu quella che è venuta a cercarmi» le ricordo, intento a sciacquare il sapone.

«Per dirti questo» replica subito. Bugia.

Essere attratti dal pericolo, da ciò che potrebbe segnarti nel peggiore dei modi è un qualcosa di intrinseco da sempre nella natura umana. Ecco perché non mi stupisce la sua curiosità.

Non sono il bravo ragazzo pronto a corteggiarla, a portarla a cena fuori e regalarle dei fiori. No, io sono quello che vuole scoparsela e dimenticare. Sono quello che le farebbe credere di essere diversa una sola notte per poi scaricarla il mattino dopo.

«Mi vuoi, piccola fiammiferaia. Devi solo ammetterlo a te stessa» rivelo, consapevole.

Sento che è quasi arrivata al limite. Mi basterà premere i bottoni giusti, baciarla un'altra volta e sarà fatta.

«Essere usata come un fazzoletto sporco non rientra nei miei piani» sibila.

«Essere usata da me ti piacerà, credimi.»

La piccola fiammiferaia si muove in avanti, piccole gocce cominciano a scurirle i jeans scoloriti. «Se fossi il mio ragazzo, può darsi. Ma sei uno come tanti, Nemesi, uno per cui non vale la pena soffrire.»

Stringo i denti, rimango in silenzio. So che non ha finito.

«Finirei con l'affezionarmi comunque perché tendo a ignorare il marcio delle persone e non ci tengo proprio. Vuoi solo un buco e a me piace pensare di essere molto più di quello.» Detto ciò, si fa indietro e se ne va.

Non la fermo, sarebbe inutile.

Ora, se fossi diverso mi terrei alla larga, ma non lo sono. La verità è che sono esattamente come mi ha descritto e per tale ragione non smetterò di rovinarla.

La voglio nel mio letto.

Voglio i suoi piccoli gemiti nelle orecchie e le unghie conficcate sulle spalle.

Voglio leccare ogni goccia di sudore, riempirla spinta dopo spinta mentre mi supplica di averne di più.

Voglio che pensi a me come la sua rovina.

Perché lo sarò. Per qualche strano assurdo motivo, sento che lo sarò.


Le ring girls sono le ragazze da ring, quelle che di solito portano i cartelli con su scritto il numero di round e che sono interessate ai pugili.

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