La mattina successiva, fu Gladys a svegliarmi. La guardai sbigottita, non mi aspettavo di vederla in camera mia.
- Sono qui per aiutarvi a prepararvi, Lady Gardenia. – disse, con un sorriso.
- Posso fare da sola, davvero... - protestai.
- Non vorrete mettermi in difficoltà con Lady Barrington... - le sfuggì.
- No, di certo. – mi arresi.
Mi aiutò a lavarmi e ascegliere e indossare l'abito per la colazione, di un giallo tenue.
Poi mi accompagnò in sala da pranzo. Sulla tavola c'era ogni ben di Dio: salsicce, bacon, uova, pane tostato, fagioli, patate... Non ero abituata a tanto. Lord e Lady Barrington erano già ai loro posti.
- Dormito bene, mia cara? – mi chiese il Duca.
- Sì, Sua Grazia. – risposi, riconoscente.
- Tra poco, incontrerai il tuo istitutore, Mr. Prescott. Desidero che presti la massima attenzione durante le lezioni, Gardenia. – si intromise Lady Elizabeth.
- Non ne dubiti. – assicurai.
Il maggiordomo, Mr. Miles, a colazione conclusa, mi scortò nella sala studio. Qui, mi attendeva un uomo sulla quarantina, Mr. Prescott, appunto.
- Onorato, Lady Gardenia. – mi omaggiò, inchinandosi. Arrossii, dovevo fare l'abitudine a tante cerimonie.
- Molto lieta. – risposi.
- La nostra prima lezione sarà incentrata sul galateo e partiremo proprio dalle presentazioni. Le spiegherò come ci si rivolge ai nobili, secondo il loro grado. –
Ero tutta orecchi, sapevo che per Lady Barrington l'etichetta era di cruciale importanza. Ascoltando Mr. Prescott, mi resi conto che erano parecchie le cose da tenere a mente.
- Sarebbe meglio che prendeste appunti. – mi suggerì, indicando un quaderno e una penna.
Cominciai presto ad annoiarmi, ma cercai di non darlo a vedere. Ogni tanto, Mr. Prescott mi riprendeva:
- Schiena diritta, Lady Gardenia. –
Dal momento che continuavo ad afflosciarmi su me stessa, mi obbligò a camminare reggendo un volume sulla testa. Sembrava facile osservando lui, ma non lo era affatto.
- Dovete assumere una postura quanto più eretta possibile. Sembrerete più alta. –
Dopo centinaia di passi in circolo nella sala studio, Mr. Prescott azionò un grammofono.
- Lezione di ballo. – annunciò.
Naturalmente, non avevo mai danzato in vita mia, se non tra gli alberi della foresta. Adesso, mi veniva richiesto di imparare i passi del valzer.
- Affidatevi a me. – disse, rassicurante, il mio maestro.
Gli pestai i piedi più e più volte, ma non si scompose. Mi costrinse a piroettare per un'ora.
- E' il momento del Francese. – annunciò, poi, mentre riprendevo fiato, esausta. Non erano previste pause.
Mr. Prescott cominciò dalle frase elementari:
- Je m'appelle... - pronunciò, invitandomi a ripetere.
- Je m'appelle... - balbettai.
- La pronuncia! – mi bacchettò.
Trovai la lezione di Francese ancora più estenuante del ballo. Di certo, era troppo per me, ma dovevo stringere i denti. Fortunatamente, dopo tre ore consecutive, Mr. Prescott decretò concluse le lezioni del mattino. Suonò un campanello e Mr. Miles apparve.
- Lady Gardenia, potete fare una passeggiata nel parco prima del pranzo, se lo desiderate. –
Doveva essere una direttiva di Lady Barrington, ma non m'importava, avevo proprio bisogno del contatto con la natura. Ed io che pensavo che i nobili non facessero nulla dalla sera alla mattina! Come mi sbagliavo! A dire il vero, mi sentivo come una marionetta: Lady Elizabeth tirava i fili ed io dovevo muovermi a comando. Eppure, riconoscevo che, per inserirmi in quel mondo, era necessario che mi mostrassi come loro. Soltanto, mi chiedevo: che ne sarebbe stato di me? Mi sarei persa? Mi sarei riconosciuta ancora?
Dopo un lauto pranzo a base di roast beef e patate al forno, mi fu concessa un'ora di riposo. Mi distesi sul letto e sognai un uomo anziano, coi baffi curati.
- Sono felice che tu abbia accettato la mia proposta. – mi disse.
Al risveglio, sapevo che si trattava di mio padre, sebbene non lo avessi mai visto. Mi alzai e raggiunsi in tutta fretta la sala delle lezioni, dove mi attendeva Mr. Prescott.
- Questo pomeriggio, cominceremo con la Letteratura Inglese. – esordì.
Il mio cuore ebbe un sussulto: finalmente! Non vedevo l'ora.
- L'avete mai studiata? – chiese, speranzoso.
- No, Signore. –
- Niente paura, partiremo dalle basi. –
Lo ascoltavo rapita mentre mi parlava del poema epico Beowulf. Quell'ora volò. Seguì una lezione di Storia alquanto noiosa. Dopo, con mia grande gioia, fu servito il tè, accompagnato da sanwiches e scones con crema di burro e marmellata alle fragole. Lo sorseggiai in aula con il mio precettore. Chiuse in bellezza la mia lunga e impegnativa giornata un'apprezzatissima lezione di Disegno. Mi era sempre piaciuto disegnare e, forse, era l'unica materia nella quale avessi un briciolo di talento. Mr. Prescott fu entusiasta di constatare il mio interesse e mi propose di scegliere da sola il soggetto da provare a ritrarre. Così, tentai di riprodurre il volto di mio padre, come l'avevo sognato. Mr. Prescott mi lodò e si congedò da me soddisfatto. Stavo per lasciare la sala quando Lady Elizabeth mi raggiunse.
- Come sono andate le lezioni? – mi chiese, inarcando le sopracciglia.
- Molto bene, ho imparato molto. –
- Lo vedremo. –
Poi, prese in mano il ritratto che avevo appena ultimato. Lo guardò come si guarda un fantasma.
- Chi è? – mi domandò a bruciapelo.
- Un uomo che ho sognato... -
La mia risposta la gelò.
- Ti avevo avvisata: non desidero sentire parlare di queste sciocchezze! –
La sua alterazione era visibile: aveva riconosciuto mio padre, dunque, non mi ero ingannata.
- Mettilo via e sali in camera tua a prepararti per la cena. –
Mi arrampicai su per le scale mogia mogia. In quella casa, non mi era permesso essere me stessa. Come avrei fatto a resistere? Nella mia stanza, strinsi a me Zephyr e desiderai ardentemente di poter fuggire nel bosco.
Gladys bussò, mi avrebbe aiutata a scegliere un abito per la cena.
- Tutto bene? – mi chiese, sollecita, notando la tristezza nei miei occhi.
- Certo, Gladys. – mentii.
A cena, rimasi in silenzio. Lord Barrington parlava della guerra che non accennava a finire. Aveva ricevuto una lettera dal suo primogenito: descriveva la dura vita dei soldati in trincea, proprio come l'avevo visualizzata. Dopo cena, prima di tornare nella mia camera, decisi di raggiungere la biblioteca, volevo tenere tra le mani Beowulf, l'opera di cui mi aveva parlato l'istitutore. Con mia grande sorpresa, vi trovai Lord Barrington.
- Avvicinati, mia cara, non essere timida. Proprio te cercavo. Volevo consegnarti questo. –
Mi porse un piccolo ritratto di un uomo dai fulvi capelli ondulati e i baffi curati. Sebbene fosse più giovane, lo riconobbi: era l'uomo del sogno.
- Tuo padre desiderava che lo avessi tu. –
- Grazie, Lord Barrington! La ringrazio infinitamente! Non sa quanto significhi per me! – esclamai, felice.
- Gli assomigli, sei l'unica dei suoi figli ad avere i capelli rossi. – aggiunse.
- Ho dei fratelli? – domandai, col cuore in gola.
- Sì, ma non potrai conoscerli. Dovrai mantenere segreta la tua identità, mi dispiace. Così voleva Lord Rocherster. –
- Certo. – risposi, delusa.