Scordati che mi conosci, ora è tardi anche se piangi
È inutile che mi angosci, mi mandi cento messaggi
A cui non risponderò, oh, non ne sono più capace
Sono diventato tutto ciò che odiavo, e ti assicuro non mi piace
Dimmelo se te ne accorgi, siamo diventati grandi
Anche se ho dieci orologi, non recupererò gli anni
Scusa se non tornerò, oh, non sai quanto mi dispiace
Che abbiamo fatto la guerra, ma non sapevamo come fare pace
100 messaggi. - Lazza
🪻 ALALULA 💋
Il mio incontro è filato liscio, come sempre gli investitori non hanno avuto nulla da obiettare, ora devo solo recarmi da questo notaio per capire il motivo della mia convocazione.
Sono riuscita a rientrare a Sacramento giusto in tempo per il mio compleanno, di festeggiare lontano da casa non mi andava tanto, le cose con Logan ultimamente sono un po' tese. Lui dice sia colpa dei preparativi per il nostro matrimonio, ma io sono certa che sotto ci sia ben altro.
Messaggi cancellati, non letti, risposte che discordano con il nostro modo di comunicare. Non ho le prove che mi stia tradendo, ma sento puzza di bruciato già da molto tempo, e non ho la ben che minima voglia di sposarmi agghindata come un cervo a primavera.
L'autista si ferma sotto ad un palazzo signorile, probabilmente dell'epoca pre coloniale, nulla di così affascinante, sembra di aver fatto un tutto nel passato.
Fuori fa caldissimo, nonostante siano le 11:30 del mattino, la colonnina dice che ci siano già più di 32 gradi. Spero di metterci poco e tornare a casa, ho bisogno di una doccia e di godermi il mio giorno speciale in santa pace con Mad.
Appena entro una ragazza mora alza gli occhi su di me, dopo essermi presentata scompare rapidamente in un ufficio, per ricomparire poco dopo con quello che scopro essere il Notaio David Cooper.
"Buongiorno signorina Reyes, la ringrazio per essere venuta, prego si accomodi."
Mi lascia spazio per avanzare nel suo studio dove, una miriade di volumi giuridici e fascicoli ben organizzati, occupano la stragrande maggioranza della libreria dietro di lui.
Mr Cooper deve essere un accanito fumatore perché, sopra di me, aleggia una nuvola grigia che, sono sicura, si impregnerà nei miei vestiti.
"Posso sapere il motivo per cui sono stata convocata? Non mi sembra che sia venuto a mancare qualcuno della famiglia." - Spiego per fargli comprendere la mia curiosità.
"Infatti questo è il testamento di sua madre, Moesha." - Il suo sorriso rugoso mi mette un po' di malinconia.
"La conosceva?" - Chiedo. Sono sempre ingorda di aneddoti su di lei, me la sono potuta godere talmente poco che, chiunque parli di lei, contribuisce a mantenere in vita il mio ricordo. A conoscerla un po' di più.
"Sì, e spero non le dispiaccia se le dico, con assoluta certezza, che lei è la sua fotocopia. Era una ragazza molto bella e solare. Lo è stato fino alla fine." - Estrae un fazzoletto della giacca e si tampona gli occhi. - "Mi scusi. Mi emoziono sempre quando la ricordo."
"Vorrei potermela ricordare anch'io, ma purtroppo ero molto piccola, i miei ricordi sono sfocati." - Ammetto con dolore.
"Bene, le farà piacere sapere che da oggi, Alalula Ranch è suo. Il fondo fiduciario che le ha lasciato ora ammonta ad un bel gruzzolo, tolte le tasse, avrà comunque una buona fetta per portare a compimento le volontà di sua madre."
Nel dire tutto questo, mi allunga una busta e un pacchetto. Riconosco i fiori secchi legati sopra, lavanda e rosmarino, non so come abbiano fatto a resistere in tutti questi anni.
"Se si sta domandando come siano ancora integri, non me lo chieda. Non lo so nemmeno io." - Spiega mentre estrae per l'ennesima volta il fazzoletto.
"Io non capisco. Il Ranch è una delle attività che controllo. So che è in attivo, il nuovo caposquadra è molto bravo, e nonno Jacob è ancora in gamba. Cosa, cosa dovrei fare?"
La mente è in subbuglio. Sono anni che non torno a casa, dopo tre anni dalla morte di mamma, papà ha conosciuto Kim e ci siamo trasferiti a Sacramento.
Ricordo perfettamente il pianto, la disperazione per dover lasciare casa, i nonni ed Ed. Fosse stato per me non sarei mai salita su quella macchina, ma dopo una litigata e la prima sberla che papà mi ha dato, da lì in poi i nostri rapporti sono totalmente cambiati, non ho avuto altra scelta.
Ricordo le lacrime silenziose di Taini, il borbottio di nonno Jac, e le urla di Mignolo mentre correva dietro alla macchina che mi stava portando via per sempre dal Texas.
Non ci sono più tornata, troppo dolore. Troppi ricordi.
Boerne è stato l'unico posto che ho sentito casa, l'unico posto in cui il mio cuore, nonostante il dolore per la morte di mamma, abbia battuto in modo normale.
Sono passati diciassette anni.
Da quattro mi occupo io dei costi e dei profitti di Alalula, ma nulla di più.
"Capirà tutto quando leggerà la sua lettera." - Mi delucida Mr Cooper. - "Sono sicuro che saprà apprezzare ogni parola di sua madre. E farà tesoro, non solo della sua nuova carica, ma soprattutto del suo lascito."
Mi alzo in piedi stordita dalle parole dell'uomo davanti a me.
"Un attimo. Che sciocco." - Sparisce nuovamente in una stanza accanto, e ritorna con una scatola di legno. - "Ecco, questa è sua. Essendo un po' ingombrante la tenevo in un altro armadio."
Afferro tutto con mani tremanti.
"Nei documenti allegati troverà le coordinate del suo conto, attivo e sbloccato. Ovviamente già al netto delle tasse."
"Io, mi scusi, mi occupo di numeri ogni santo giorno, ma in questo momento sono un pochino...sopraffatta. Com'è possibile?" - Immagino che la mia faccia assomigli a quella di una triglia in questo istante, perché mi ci sento appieno. Non sono mai stata in un tale stato confusionale, nemmeno durante gli anni del college, dopo una festa.
"Ahah non si preoccupi." - Si appoggia alla sua scrivania, posa le sue mani sulle mie spalle e prosegue nella sua spiegazione. - "Suo nonno ha adempiuto ai suoi doveri la settimana scorsa. Moesha aveva lasciato chiare indicazioni, era sicura che suo marito avrebbe mantenuto alto il valore di Alalula Ranch. E devo ammettere che, la gestione degli ultimi otto anni, ha incrementato maggiormente la sua eredità."
"Di quanto stiamo parlando?" - Domando. Conosco il valore di mercato del Ranch, ma non del lascito di mia madre.
"Siamo all'incirca sui due miliardi di dollari, centesimo più, centesimo meno." - Ammette con un sorriso.
"Cosa??? Com'è possibile?" - Ok, non ci sto capendo molto.
"Come le ho detto, capirà quando leggerà la sua lettera." - Dice accompagnandomi verso la porta. - "Le auguro ancora un buon compleanno. E si ricordi: non tutti gli addii sono per sempre. Talvolta saranno solo degli arrivederci. Alcuni dolorosi, mentre altri alleggeriranno il suo cammino, ed altri ancora le regaleranno un nuovo inizio."
"Forse ha ragione. La ringrazio, per aver conservato queste cose per me. È stato l'ultimo mazzetto di fiori che ho composto per lei." - Una lacrima scivola sulla mia guancia.
Erano anni, probabilmente diciassette, che non versavo lacrime, ho represso un sacco di emozioni dopo la sfuriata di mio padre prima di lasciare casa.
"Per qualsiasi cosa, non si faccia problemi a contattarmi. Io e mio figlio, oggi non è qui, abbiamo aiutato suo nonno in tutti questi anni, andremo avanti a farlo anche con lei." - Mi stringe la mano e rientra nel suo studio lasciandomi sola con un sacco di dubbi in testa.
Il viaggio verso casa è lento, il traffico oggi sembra impazzito, quando l'autista parcheggia sotto al mio palazzo tiro un sospiro di sollievo. Non ne potevo più.
Faccio cenno di portarmi le cose di sopra una volta sistemata la macchina ed entro in ascensore. Sono assorta nei miei pensieri quando il telefono scquilla: Mad. Clicco sull'auricolare e rispondo.
"Ehi bionda. Tutto bene?" - Chiedo con il sorriso sul viso.
"Auguri Ala! Sei arrivata?!" - La sua voce sprizza gioia da ogni poro, già me la immagino saltellare nel bel mezzo del suo appartamento.
"Sono arrivata ora." - Metto le chiavi nella serratura, la porta scatta e un ansimare raggiunge le mie orecchie. - "Shhh. Non sono sola in casa, a quanto pare."
Madison tace all'improvviso.
"In che senso." - La sua voce è preoccupata.
"Nel senso che, o Dante ha trovato la fidanzata, o qualcuno sta scopando!" - Urlo a bassa voce.
Faccio due passi verso il soggiorno e resto senza parole per ciò che mi trovo davanti. Insomma i dubbi li avevo, ma qui stiamo parlando di alto tradimento, potevo sopportare tutto, ma non lei. Perché io quella chioma rossa la riconoscerei ovunque, appartiene a colei che ha sempre trovato un modo per torturarmi in questi anni.
"Immagino che questo sia il mio regalo di compleanno." - La mia voce rompe l'amplesso del mio fidanzato Logan, nonché ormai mio ex futuro marito, e Sandy, la figlia della nuova compagna di mio padre.
"Cosa ci fai a casa?" - Domanda lui uscendo velocemente dal corpo di Sandy e coprendosi il pube. Come se non conoscessi il suo cazzo.
"Opss." - È tutto quello che esce dalla mia sorellastra prima di sparire in camera mia.
"Vorrei ricordarti Logan, che questo è il mio appartamento. Potevi portarla nel tuo, visto che ce l'hai ancora."
"Ala, non dirmi che hai beccato lui con lei?" - Mi domanda Mad, che è sempre in collegamento con me.
"Ci vediamo da te tra poco." - Batto sugli AirPad e chiudo la comunicazione.
"Sono cose che succedono, non fare la difficile. Del resto non ci sei mai." - La voce di Sandy raggiunge le mie orecchie facendomi innervosire più del dovuto.
"Vattene da casa mia, ora." - La mia voce è tagliente, Logan deglutisce rumorosamente mentre è ancora nudo davanti a me.
"Casa vostra. E no, non me ne andrò. Io e Logan ci amiamo." - Ribatte mentre mastica a bocca aperta una gomma.
"Esci. Di. Qui. Ora!" - Urlo così forte che l'autista, che stava varcando la soglia, si blocca e guarda la scena che ha davanti con sgomento.
"Piccola, per favore..." - Scusa??? Lui la sta chiamando piccola? Lui che non ha mai voluto un nomignolo perché faceva troppo adolescenti arrapati?
"Wow, ti faccio i miei più sentiti complimenti. Quando me lo avresti detto? Prima o dopo il nostro matrimonio? O pensavi che una cosa a tre, che di Dio me ne voglia, mi avrebbe fatto piacere?"
Afferro i suoi vestiti e glieli lancio addosso.
"Copriti, che mi sta salendo il vomito."
"Cosa diavolo avrei dovuto fare? È? Non ci sei mai, ho delle esigenze io!"
Ed ecco la frase del secolo, quella che mi aspettavo.
"Tu? Tu hai delle esigenze?" - Scoppio a ridere.
L'autista imbarazzato non sa da che parte girarsi, quindi gli chiedo gentilmente di recuperare Dante e le sue cose, mentre butto nella borsa alcuni vestiti.
"Smettila di ridere." - Urla Logan.
"Mai! Sei diventato il mio nuovo cabarettista preferito. Non riesci a fare due scopate di fila, duri meno di un pesce e non sei mai riuscito a farmi avere un orgasmo, eh mi dici che tu hai delle esigenze."
Mi siedo sul letto, che grazie a Dio non avevano ancora usato, e mi piego in due dal ridere.
"Spero solo tu abbia usato dei contraccettivi, perché lei non usa nulla." - Ce lo vedo proprio a fare il padre.
Quando alzo gli occhi e vedo il suo viso pallido capisco che Sandy, ancora una volta, abbia giocato sporco.
"Cosa intendi?" - Chiede balbettando - "Ha la spirale."
"Siii nel cervello, lì di sicuro la trovi. Congratulazioni, hai appena vinto il premio come coglione dell'anno."
Recupero le quattro cose che mi servono per passare la notte da Mad e poi prendo la mia borsa.
"Passerò domani mattina a recuperare i miei vestiti. Non voglio trovarti qui."
Quando raggiungo il piano interrato che ospita i garage la mia calma non prevede ancora il suo ritorno, ma una palla di pelo fulvo richiama la mia attenzione.
Dante è seduto composto, accanto ai piedi dell'autista che mi ha riportata a casa e aspetta che io mi avvicini.
"Grazie Martin. Faccio io ora." - Dico sbloccando le porte della mia G63 nera opaca.
"Mi dispiace molto Miss Ala. Sono cose che non dovrebbero mai succedere."
"Assolutamente no, e comunque non gli avrei puntato una pistola alla testa per rimanere. Torna pure in sede. Sono sicura che papà avrà bisogno di te." - Dico con un sorriso forzato sul viso.
Mio padre. Non lo sento da quattro giorni. Non si è nemmeno preso la briga di mandarmi gli auguri.
Aiuto Dante a salire in auto, le sue zampette corte non gli permettono ancora grandi salti, appoggio le mie cose sul sedile posteriore, faccio manovra ed esco.
Prima di arrivare da Mad faccio un salato rapido in ufficio, entro ed esco alla velocità della luce, quasi non vengo vista. Un quarto d'ora dopo sto parcheggiando davanti alla casa di Madison, chiudo la mia telefonata con Esteban, tanto lo vedrò a momenti, e con il mio cucciolo mi dirigo verso la porta principale.
Neanche il tempo di suonare il campanello che la mia bionda del cuore apre.
La guardo e la vedo farmi il broncio prima di buttarmi le braccia al collo.
"Mi dispiace, non hai idea quanto." - Afferma prima di abbassarsi per prendere Dante che, prontamente, le lecca il viso.
"Entriamo. Dobbiamo parlare." - Mi guarda di sottecchi, con molta probabilità si aspettava una mia reazione diversa, ma avevo il sentore che qualcosa non andasse.
"Sei troppo calma, cosa succede?" - Chiede sedendosi sul divano.
"Sapevo già che se la stava spassando con qualcuna, nella mia testa non pensavo fosse lei, ma ora tutto torna." - Spiego bevendo un sorso d'acqua. - "Più di una volta ho sentito il suo profumo in casa, non ci ho dato peso, pensando mi fosse rimasto addosso durante una delle sua capatine in ufficio."
"Profumo? Quella è puzza. Di infame, per la precisione. Dio che nervoso." - Mormora mentre lancia la pallina a Dante.
"La cosa bella è che lei gli ha fatto credere di avere la spirale. Prevedo un cucciolo rosso a breve." - Sono amareggiata e delusa.
"Cosa??? Dio adesso sì che mi diverto. Incollato a lei per il resto della sua vita. Ben gli sta." - Comincia a ridere a crepapelle e non la smette più.
"Ora. Questa mattina sono passata dal famoso notaio, ricordi che avevo appuntamento?" - Le rammento anche se, tenendo lei la mia agenda, in quanto mio braccio destro, praticamente la conosce a memoria.
"Sì, Mr Cooper, giusto?" - Eccolo il mio pc biondo, ha un server invece che una cervello.
"Esatto. Era il lascito di mia madre, da consegnarmi nel giorno del mio venticinquesimo compleanno." - E mentre lo dico tiro fuori la busta che mi ha consegnato.
"Davvero? L'hai già letta?" - La curiosità è donna, o meglio Madison.
"No, non so se sono pronta, insomma, mio padre non mi ha nemmeno fatto gli auguri." - Un dolore immenso mi percuote da capo a piedi.
Le parole del notaio mi tornano in mente, forse non ha tutti i torti, forse è giunto il momento di trasformare un addio in un nuovo inizio.
Il campanello di casa suona e Mad alza di scatto la testa.
"Giuro che se è lui..." - Palese riferimento a Logan, peccato che non troverà mai il coraggio di chiedere semplicemente scusa.
"No, sarà Esteban." - Dico io. - "Te l'ho detto, dobbiamo parlare."
Stringe gli occhi mentre mi guarda, fa il tragitto dal divano alla porta di casa all'indietro, per non lasciare i miei occhi.
"Guarda che poi cadi." - Mi fa troppo ridere. Madison è la mia "gemella", l'amica che ho trovato durante la mia adolescenza e che non ho più lasciato.
Sfortunata in amore, ma abile con i numeri, l'ho assunta dopo aver preso possesso del mio ufficio. Siamo un duo imbattibile, a cui si aggiunge la perla rara che ora sta entrando in soggiorno.
"Ehi! Ho portato la champagne per festeggiare il tuo compleanno!" - Esclama Esteban mentre avanza verso di me.
"Sarebbero stati meglio dei fiori e delle lucine, per abbellire le corna che porta in testa." - Afferma Mad.
Ah, sì, dimenticavo. Mad condisce la mia vita con delle perle di saggezza che solo lei può.
"Cosa?! Cosa diavolo stai dicendo?!" - Esteban, in tutta la sua teatralità intrinseca, si porta le mani alla bocca e mi guarda con due occhi larghi come piatti per le pizze.
"Nulla che non temessi già. Quando sono tornata ho trovato Logan a letto con Sandy. A questo punto ho preso una decisione." - Respiro e raccolgo il coraggio per dir loro cosa ho intenzione di fare. - "Me ne vado."
Il bicchiere che Mad tiene in mano scivola per terra, finendo sul tappeto bianco, grazie a Dio lo era anche il vino contenuto in esso, altrimenti avrebbe dovuto portarlo a lavare.
"Non stai parlando seriamente Ala." - Mormora piano la mia migliore amica.
"Sì, invece. Ed è per questo che tu sei qui." - Spiego ad Esteban. - "Da oggi, tutto ciò che ha lasciato mia madre, compreso un fondo fiduciario a mio nome, davvero massiccio, sarà direttamente sotto il mio controllo."
Loro mi guardano non capendo dove io voglia arrivare.
"Mi occuperò solo della sua parte del Texas. Tu," - dico rivolta a lui, - "ti occuperai delle attività della California." - Ecco l'ho detto, e mi sento subito più leggera.
"Cosa???" - Urlano all'unisono, ma per motivi diversi.
"Io non resterò qui senza di te!" - Sentenzia subito Mad. Sapevo che sarebbe andata così, ma ovviamente non l'avrei lasciata qui. Anche spostandomi, avrò bisogno di lei. Diverso è per Este, non si aspettava sarebbe arrivato davvero il suo momento.
È stato il mio mentore, colui che mi ha insegnato tutto. Mio padre l'aveva assunto come suo braccio destro, ma una volta laureata gli ha tolto il ruolo, passandolo a me.
"Esteban, mi fido solo di una persona come mio collaboratore diretto, e sei tu." - Lo guardo con un sorriso mentre i suoi occhi si fanno lucidi.
"Mi odieranno lo sai?" - Dice riferendosi a Kimberly e Sandy.
"Non sarà un tuo problema, ma mio. Domani mattina ci aspetta un consiglio speciale." - Allungo il foglio con il nostro accordo e gli porgo una penna. - "Leggilo per favore."
Mad mi guarda con occhi lucidi, ma tra poco arriverà anche il suo nuovo contratto.
"Cosa???" - Urla. A questo punto penso sia arrivato alla clausola della casa. - "Mi stai dando il tuo appartamento?"
"Esattamente. Per tutto il tempo che io starò a Boerne, sarai il mio custode." - Affermo ridacchiando.
"Perché? Cos'ho fatto per meritare tutto questo?" - I suoi occhi sono colmi di gratitudine.
"Per prima cosa, che forse è la più importante, quando papà ti ha tolto il ruolo di suo braccio destro, per darlo a me, appena laureata, non hai battuto ciglio. Un altro avrebbe dato di matto dopo tutto il lavoro fatto."
"Ala era tuo di diritto, non potevo avanzare pretese." - L'onestà e la bellezza di quest'uomo mi lasciano sempre ammaliata.
"Cazzate. Sapevo a malapena allacciarmi le scarpe. Sono quello che sono grazie a te, alla tua dedizione verso la nostra società. Lo so io, e lo sai anche tu." - Ammetto stringendogli la mano. - "Volevi andare a vivere da solo, giusto? Parti da qui. Avrai bisogno di un posto tranquillo e più vicino all'ufficio, cambieremo il materasso, e bruceremo le lenzuola, ma per il resto è tutto nuovo."
"Ala, vuoi davvero andartene? Quanto pensi di stare via? E soprattutto quando hai preparato tutto questo?" - La voce di Mad mi riporta al secondo punto del mio piano.
"Un file pronto c'è sempre stato. Avrei rallentato davanti ad una gravidanza, quindi era già tutto preparato. Ho dovuto solo inserire alcune cose."
La guardo, il suo viso una maschera di dolore.
"Per quanto riguarda lo stare via. Non lo so." - E mentre lo dico estraggo un plico di fogli e glieli passo. - "Ho bisogno che firmi questi."
I suoi occhi cadono sui documenti che le metto davanti e sussulta quando legge la parola licenziamento.
"Non capisco..." - Subito le lacrime si affacciano sul suo bel viso. - " Ho fatto qualcosa di sbagliato?"
Allungo una mano e sollevo i primi documenti, lasciando intravedere il nuovo contratto di lavoro.
"Pensavi che ti avrei lasciato qui?" - Le chiedo ridacchiando. - "Spiacente, mai!"
"Per un attimo sì, ma...Esteban come farà?" - Chiede ben consapevole della mole di lavoro che sbriga solitamente lei per me.
"Scegli." - Dico allungando due curriculum. Sono entrambi di due ragazzi che lavorano già con noi. - "Queste sono le mie scelte, ora fai la tua."
Esteban controlla le foto e arrossisce visibilmente. - "Ala? Davvero Timothée...vuoi vedermi morto in ufficio?"
Io e Mad ci guardiamo in faccia e scoppiamo a ridere. Nessuno mai direbbe che Esteban sia gay, eppure i fatti dimostrano il contrario lasciando metà popolazione femminile delusa.
Este è di una mascolinità esagerata, quasi tossica. Trentacinque anni di puro fascino messicano. Ha distrutto un sacco di cuori in ufficio per via del suo carisma. Alto e moro, con due occhi verdi che sembrano due pietre preziose, è, insieme a Madison, l'unica persona che mi conosce veramente. Sa tutto di me, dal dolore che mi porto dietro, alla frustrazione di un rapporto poco soddisfacente.
Forse, dopotutto, non è male che sia andata così, prima o poi avrei commesso un errore o mi sarei fatta direttamente suora.
"Beh, tra i due Timothée è sicuramente più nelle mie corde, ci ho avuto a che fare durante la stesura di un accordo preliminare ed è molto preparato." - Dice sempre con le guance leggermente arrossate.
"Bene, Mad, puoi convocarlo per domani mentre io recupero le pizze che stanno consegnando?" - Affermo alzandomi.
"Pizze?" - Non fa in tempo a finire di chiedere che suona il campanello.
"Che compleanno sarebbe senza le pizze?" - Domando mentre vado verso la porta con i soldi in mano. Sia santo subito chi ha inventato le consegna a domicilio.
"Ala..." - Gracchia Esteban.
"Lo so! Non rispondere, che si fotta." - Il mio Smartwatch non smette di vibrare da almeno mezz'ora. Logan continua a chiamare e mandarmi messaggi, ma il nostro capolinea è arrivato.
La porta della sala riunioni si apre e mio padre, accompagnato da Kimberly e Sandy, entra.
Noi siamo già tutti seduti, i soci hanno chiesto un provvedimento su alcune cose che non sono andate loro a genio.
"Buongiorno, possiamo iniziare." - Mi alzo e li guardo uno ad uno.
"Ieri ho avuto un incontro con i soci di maggioranza, che mi hanno espresso la loro preoccupazione riguardo ad alcuni episodi che si sono verificati." - I miei occhi sono fissi su Sandy. - "Ti avevamo dato un ultimatum. Non è ammesso che, un membro associato alla famiglia, abbia un certo tipo di atteggiamento."
"Ala, basta con questa storia. Devi passare oltre, non puoi accanirti su di lei ogni qual volta il suo comportamento non risulti incline al tuo pensiero." - Afferma mio padre facendo cadere l'ultima goccia che fa traboccare un vaso ormai pieno.
"Ah davvero? La risposta è: no! È fuori! Da oggi il suo conto, e quello di Kim, verranno limitati. Le spese di luglio sono state un bagno di sangue!" - Esclamo ormai stufa di dover essere additata da mio padre, mio e non suo, come quella gelosa.
"Ogni spesa superiore ai cinquecento dollari dovrà essere approvata e avranno un tetto massimo di cinquemila dollari." - Affermo con il caldo che arriva alla base del collo.
"Scherzi? Da quando sei diventata così avida!" - Grida mio padre guardandomi livido di rabbia.
"Il tuo sarà di dieci mila. E per tua informazione lo sono diventata nel momento in cui mi hai caricata anche del tuo lavoro, arrivando a stare in ufficio sedici ore al giorno." - Ribatto.
"Avrei anche potuto chiudere un occhio, ma ieri, giorni del mio compleanno che tu!" - Urlo puntando un dito verso di lui - "ti sei scordato, al mio rientro da una riunione, ho trovato lei e Logan che scopavano! Facendomi notare che non sono mai a casa e lui aveva delle esigenze."
Lo sguardo di tutti è su di lei, persino Kimberly è sconvolta.
"Sandy è vero?" - Sussurra lei.
"Che vuoi? Siamo innamorati e presto avremo un bambino." - Afferma con fare spavaldo.
"Auguri, ti conviene cercarti un lavoro. Perché da qui in poi non ci sarà più Ala a garantire per te." - Con una mano indico l'uscita, ma lei sembra non voler mollare la presa.
A questo punto succede una cosa che mai mi sarei aspettata, Kim gira di prepotenza la sua sedia, la prende per un braccio e la trascina fuori.
"Bene, possiamo continuare." - Non guardo mio padre, so che in questo momento sta venendo a patti con la realtà, la sua coscienza sta bussando prepotente per chiedere il conto.
"Da oggi ad occuparsi degli affari qui in California sarà il mio fidato braccio destro Esteban Sánchez." - La sala cala nel silenzio e io proseguo.
"Io torno a casa. Da oggi mi occuperò solamente degli affari relativi al Texas. Le nostre riunioni mensili resteranno invariate, l'unica differenza sarà nel fatto che mi vedrete online." - I volti dei presenti si fanno subito più rilassati.
"Ho bisogno di vivere, di tornare a respirare. E per farlo credo che sia necessario ripartire da dove sono nata." - Spiego loro.
"Ala..." - Il volto di mio padre è una maschera di dolore.
"Mi spiace, ma questa è la mia decisione." - Chiudo il mio laptop, ripongo tutto in borsa e mi fermo un secondo per salutare. Forse gli addii non sono poi una cosa così dolorosa.
"Ala, ti prego fermati un secondo." - Urla mio padre nel corridoio.
Mi fermo un attimo nel mio ufficio, giusto il tempo necessario per recuperare Dante.
"Cosa? Hai altre prediche da farmi? Qualcos'altro da aggiungere alla lista delle reazioni esagerate?" - Sono furente, e mi sta intrattenendo facendo ritardare la mia partenza.
"Perché?" - Domanda.
"Davvero? Forse te lo dovrei chiedere io? Perché hai amato più loro di me? Perché Sandy aveva sempre ragione e io no. Perché loro possono non lavorare, ma spendere, mentre io mi devo ammazzare di lavoro. Hai fatto una promessa a mamma. I'ho sentita, ero fuori dalla porta."
Mi guarda esterrefatto. Non se lo immaginava.
"Tu piangevi, e lei ti chiedeva di trovare qualcuno che ci amasse entrambi." - Poso una mano sulla sua spalla. - "Sicuramente le hai trovate, ma non amavano me. Non l'hanno mai fatto. E quello di ieri è stato l'ultimo colpo basso, uno dei tanti, che Sandy mi ha fatto."
Metto tutto in borsa e prendo Dante in braccio.
"Ci saranno dei piccoli cambiamenti. Mad mi raggiungerà appena finirà di disdire il matrimonio. Per quanto riguarda noi, sei stato il mio eroe, il mio tutto, poi sei diventato il loro. Ti sei dimenticato di avere una figlia che stava vivendo il tuo stesso dolore, con la differenza che non aveva nessuno su cui contare. Ti auguro una buona giornata." - Poso un bacio sul suo viso, e poi esco dalla Reyes Company.
• • • • • • • • Il salotto di Ella 🛋️ • • • • • • • •
Ebbene Elline cosa ne pesate?
Chi odia già Sandy alzi la mano 🤚🏻 🤣
Ricordatevi di mettere una stellina se il capitolo vi è piaciuto!
xoxo Ella 💋💋