La battaglia con l'infinito

By LuciaCar

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Una storia d'amore fuori dagli schemi, che va farà rimanere a bocca aperta. Creata personalmente da me. Non d... More

PROLOGO
Capitolo 1
Capitolo 2 (Lei)
Capitolo 3 (Lui)
Capitolo 4 (Lei)
Capitolo 5 (Lui)
Capitolo 6 (Lei)
Capitolo 7 (Lui)
Capitolo 8 (Lei)
Capitolo 9 (Lui)
Capitolo 10 (Lei)
Capitolo 11 (Lui)
Capitolo 12 (Lei)
Capitolo 13 (Lei)
Capitolo 14 (Lui)
Capitolo 15 (Lei)
Capitolo 17 (Lei)
Capitolo 18 (Lei)
Capitolo 19 (Lei)
Capitolo 20 (Lei)
Capitolo 21 (Lui)
Capitolo 22 (Lui)

Capitolo 16 (Lui)

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By LuciaCar

La visita è andata una meraviglia.

Subito ci dirigemmo verso la chiesa. Lucia si cambiò veloce mentre io aspettavo fuori camera sua. Il portone era rimasto aperto. Un vestito perfetto da Minnie.

«Eccola quà la mia piccola topolina!» risi quando la vidi conciata in quel modo

«Che vuoi dire, che non sto bene?» rise. Le cinsi la vita con un braccio aprii la porta della sua stanza nella quale si stava cambiando.

«Vieni! Che ho sentito qualcuno salire!» dissi continuando a ridere. La spinsi dentro e chiusi la porta dietro di me. Avanzando piano ci dirigemmo verso il letto dove si buttò di schiena sul morbido materasso sorridendo. Io mi buttai dopo di lei cercando di fare meno baccano possibile. Sentimmo dei passi lungo il corridoio ma non ne demmo importanza.

«Lucia tutto apposto?»era Francesca che bussava. Sapevo che a Lucia non stava molto simpatica.

«Sisi, tutto apposto, mi sto finendo di preparare! Vengo subito!» rispose cercando di contenersi dal ridere.

«C'è qualcuno lì con te? Sento ridere...» "Ecco la solita impicciona"

«Nono sono sola, tranquilla.»

«Ok. Hai per caso visto don Alessandro?» domandò. Lì diventò seria, io iniziai a ridere non riuscendo più a smettere.

«No, non l'ho visto proprio» mentì. Poi mi sussurrò «Aspetta che ora dobbiamo parlare!» diventai anche io serio

«Ok vado. Ti aspetto giù!» concluse lei e se ne andò facendo tintinnare i suoi tacchi sul pavimento.

«Che voleva quella da te?» mi chiese seria appena fu sicura che se ne fosse andata sedendosi.

«Niente amore. Ma che fai? Sei gelosa? Di lei poi! Non ti preoccupare, io amo solo te!» risposi sedendomi e le diedi un bacio

«È normale che dici che ami solo me davanti a me, stupido!» disse prendendomi a cuscinate poi ci guardammo negli occhi e non riuscì a essere arrabbiata con me per tanto tempo, quindi cedette

«Per questa volta cerco di crederci! Ma che non diventi una abitudine questa di farti cercare dalle ragazze!» sorrise mentre le riempivo di baci tutto il viso. «Basta! Dai scendiamo!» disse alzandosi e pulendosi il viso visto che l'avevo ridotta come un cane bagnato. Controllando che non ci fosse nessuno aprì la porta d'ingresso e uscimmo.

La festa era fantastica ma intuii che Lucia stava ripensando ai suoi genitori vedendo le famiglie che giocavano con le proprie figlie. Le uscì una lacrimuccia che subito eliminò con il dorso della mano dal suo volto che doveva rimanere sorridente almeno per oggi.

"Chissà perché oggi ci stà pensando a loro più del solito."

«Eh, però non mi diventare di nuovo una fontana! » dissi e lei sobbalzò.

«Ma tu mi sei stato mandato per farmi spaventare sempre. E comunque non stavo piangendo, è solo che stavo sudando dagli occhi» rise.

«È già andata via quella brutta e cattiva tristezza? » dissi sorridendo con una voce tenera come se stessi parlando ad una bambina.  «Ora che ci sei tu con me, si!» «Brava la mia bimba!» continuai
"Bimba? Non ci avevo mai pensato. Quindi... io ne avevo 30, lei ne aveva 16; quindi ci passavamo 14 anni. Ma è tantissimo! Con pochissimi anni in più poteva avere l'età di mia figlia"

«In fondo sei solo 14 anni più grande di me» disse cercando di mascherare la cosa.
Risi «Ma a me non interessa! Per me l'età è soltanto un numero, l'importante è che ci amiamo! » recitai poeticamente. Lei prese un lungo respiro e sospirò. Entrambi scoppiammo a ridere.

Che amore strano il nostro. Amore che ha bisogno di ridere. Un amore che ha bisogno solo dell'altra persona. Un amore dove un bacio vale più di mille parole. Un amore che sentiamo unico. Un amore che è più bello al buio e che al sole vuole solo ammirare il mondo che, intorno al suo buio, vive mille storie tutte diverse e tutte emozionanti, anche se la più emozionante è la nostra. «Immagini quanto stiamo peccando per il nostro amore!» intervenii preoccupato all'improvviso «Sai cosa dice Oscar Wilde. " Non peccano affatto coloro che peccano per amore!" Non sei d'accordo?»

«Si in effetti hai ragione!» sorrisi

«Amore, andiamo che questo ballo è fantastico!» saltò prendendomi per mano.

I bambini mascherati soprattutto da principesse, per le bambine, e supereroi,per i bambini erano bellissimi soprattutto in quel momento che giocavano allegri, ballavano, giocavano con i coriandoli e si divertivano. Io ho sempre avuto un debole per i bambini. Mi ricordo che mi colpì uno in particolare mascherato da dalmata. Era talmente piccolo che non sapeva ancora camminare infatti se ne stava nel passeggino a guardare invidioso gli altri bambini che correvano. Allora lo presi in braccio e iniziammo a ballare così anche lui si divertì.

Dopo solo pochi balli eravamo già tutti stanchissimi. Lucia piombò su una sedia all'angolo della stanza senza fiato.

«Tieni, mangia!» dissi porgendole un piatto con patatine e popcorn. «Che ore sono?» chiesi  

«Le sei meno un quarto!» rispose guardando l'orologio.

«Devo andare. È tardi!» dissi alzandosi

«Dove?» fece appena in tempo a dire

«Devo andare a messa!» risposi girandosi

«Ah si, giusto!» sorrise «Però promettimi che appena finisce ritorni immediatamente qui e stai con me» continuò

«Non vedo l'ora di tornare da te» la rassicurai. Lei sorrise e velocemente si guardò intorno mi baciò. La guardai male e mi girai per ricontrollare. Poi sorridemmo.

«Per ora l'abbiamo scampata ma non lo fare più!»Poi mi alzai e me ne andai lasciandola là seduta con un grande sorriso stampato sulle labbra.

«Buonasera ragazze!» esclamai con voce allegra «Com'è finita la festa?» chiesi
«Benissimo! I bambini sono stati contenti ma hanno lasciato tanto disordine!»intervenì Francesca con una voce quasi affascinata e mi si avvicinò.
Era mascherata da topolina come Lucia con una gonna rossa a pois corta fino al ginocchio con gambe coperte da leggins neri, le orecchie da topo tenute ferme da un cerchietto ed era truccata con dei baffi disegnati sulle guance. Forse doveva essere veramente gelosa.
Francesca lasciò la scopa poggiata al muro e mi si avvicinò sempre allegra sventolandosi i capelli e ancheggiando si superò dirigendosi verso l'altra stanza. "Povera illusa!" Sorrisi.
Mi avvicinai a Lucia e prendendo la scopa, nel giro di due secondi, ci trovammo a fare una specie di lotta con le scope, ridendo.

«Hai vinto anche il premio alla lotteria.Ti piace?» disse Francesca avvicinandosi con un peluche in mano.

«Oh, che bello! Un orsetto di peluche!» esclamai ridendo. «Grazie! È fantastico!» continuai con una espressione seria da bravo ragazzo che dice frasi fatte solo per fare piacere a qualcuno.

E ci ero riuscito! Francesca si allontanò, con un grande sorriso come se fosse merito suo che avevo vinto un peluche fantastico, ancheggiando in modo sexy.

Rimasi a fissarla incantato per qualche secondo, e avrei continuato se io non avessi avuto un leggero colpo di scopa sulla nuca. «Ahi!» esclamai

«Oh, scusa! Ti ho fatto male? Non l'ho fatto apposta» finse di essere preoccupata e continuò a pulire il pavimento.

«Ehi, gelosona! Vieni un secondo con me» le sussurrai prendendole la scopa e lasciandola poggiata al muro. La presi per il mano e delicatamente la trascinai verso la stanza, che ormai si poteva definire nostra.

«Non si fanno queste cose!» rise dandomi leggere pacche sulle braccia. Chiusi la porta e mi voltai bloccandole le mani e baciandola. Ci sedemmo sulle sedie e si poggiò su di me.

«Ti sei arrabbiata, amore?» chiesi cullandola

«No! Come potrei arrabbiarmi con te!» rispose dolce «Scherzavo, sul serio! Anche perché sono fatti tuoi se ti vedo fare qualcosa che non mi piace o non mi convince» rispose e mi baciò «E poi tra poco è S. Valentino. Non sai quante rose ricevo per S. Valentino!» mi minacciò girandomi con l'indice puntato

«Rose? Ma che tipo di rose? Quelle rosse o quelle rosa? Da chi? Da ragazzi? Ma sono della tua classe? O sono più grandi?» iniziai a domandare a raffica senza avere neanche il tempo di respirare

«Ah, c'è una persona qui dentro che è gelosa!» rise imitandomi

«Ma è vero che ricevi tante rose?» chiesi serio

«Boh! Poi vedremo! » sorridemmo e mi baciò

«Ok. Andiamo!» risi. Ci alzammo e uscimmo dalla stanza per poi raggiungere gli altri

«Qualcuno ha bisogno di un passaggio?» chiesi gentilmente

«Si, io! Mio padre non può venire a prendermi!» rispose Francesca, muovendo i suoi lunghi capelli con la mano.

«Si, ok!» risposi incantato da quella figura femminile come se fosse una creatura mistica simile ad una fata.

«Alessandro, a me serve una cosa per scuola mi accompagni a prenderla?» intervenì immediatamente.                   

«Eh? Si certo!» risposi consapevole di esser sceso dalle nuvole poi la guardai sorridendo per essere perdonato. Mi rispose con un cenno secco di no con la testa. «Allora possiamo andare?» continuai allegro

«Certo, qui abbiamo finito!» rispose subito la ragazza dirigendosi verso di me con passo svelto. Indossò il giubbotto beige facendo uscire fuori con le mani i lunghi capelli, salutò e iniziò a camminare verso l'uscita. Tutto mentre io la fissavo e Lucia mi fulminavo con lo sguardo a braccia conserte.

Finalmente, quando ritornai nel mondo degli esseri umani, salutai e uscimmo fuori. Entrai dentro la mia macchina e intravidi Francesca che era intenta e mettersi il rossetto specchiandosi con un piccolo specchietto che aveva nascosto nella borsa. 

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