Deian:
"È morta." Afferma Santo, mentre scalcio con la scarpa il corpo privo di vita della dottoressa Norma, il quale rotola sul pavimento a pancia in su. Il corpo mostra i vari maltrattamenti che ha subito.
Subito chiudo gli occhi, sospirando pesantemente.
Sono uno figlio di puttana certificato ma io non torturo le donne, Santo però è una testa di cazzo che non la pensa come me.
Mi volto di spalle passando la mano sul cenno di barba in modo irritato.
"Era una spia." Mi dice accigliato per il disagio, mentre anche nostro cugino fa capolino nel magazzino.
"Chiudi la bocca." Lo fulmino con lo sguardo.
Comincio a giocare nervosamente con il piercing.
Non mi piace la violenza sulle donne e sui bambini, è una cosa che mi ha sempre infastidito e lo sanno tutti.
Santo dopo se la vedrà con me.
"Deian, di quel figlio di puttana non c'è traccia in città, i nostri uomini stanno setacciando tutti i quartieri per catturarlo." Mi informa Adrian poco dopo, con le mani nelle tasche della tuta di Gucci.
Annuisco perché immaginavo che Jonas non si facesse trovare facilmente.
L'antimafia lo starà coprendo, ma finché non lo troveremo e non metteremo fine a questa caccia abbiamo pensato di assegnare una guardia personale per Talìa.
Lei non si accorgerà minimamente di averla intorno, è solo per una questione di sicurezza.
Anche se mi fido di lei non voglio che la interroghino, potrebbero farle del male per costringerla a parlare.
La scorsa sera presentarsi al locale è stata una grande cazzata da parte sua, ma sono riuscito ad ascoltare tutta la conversazione con Adrian e con Santo, ho dovuto farlo.
Ero nascosto proprio nella stanza accanto alla loro, e giuro che in vita non mi sono mai sentito tanto orgoglioso di una persona come lo ero nei confronti di Talìa in quel momento.
È stata fedele, proprio come aveva giurato sin dall'inizio.
Dal primo momento ho capito che quella ragazza era il mio riflesso, la mia copia in miniatura.
Se soltanto fossimo nati in un altro contesto lei sarebbe già la mia donna, perché Talìa è esattamente quello che non avrei mai immaginato di volere.
In certi momenti non posso fare a meno di pensare a come sarebbero andate le cose se ci fossimo conosciuti in tempi diversi.
Ma purtroppo non sempre la vita va come vorremmo.
Adesso voglio smettere di pensare a lei.
Devo dedicarmi agli affari e al mio futuro.
"I colombiani voglio vederci." Informo Santo e Adrian, che poco dopo scopro essere seduti intorno tavolo alle mie spalle, con una busta di coca sotto il naso.
Li guardo storto.
"È arrivata della merce nuova e ho deciso di aggiungere qualcosa al mercato, perciò organizzate l'incontro." Carico la pistola perché mentre sto parlando vedo Gabriel avanzare dall'entrata e in compagnia di un tizio mal conciato, ed è allora che Santo e Adrian scattano al mio fianco.
Il malcapitato ha i capelli tinti di azzurro e i vestiti stracciati, cosparsi di sangue e fango.
Ripongo l'arma nel pantalone.
Peccato che abbia la lingua amputata.
"Mi stava seguendo." Gabriel torce le labbra in un sorriso crudele mentre inclino il capo per esaminarlo attentamente.
Si vede lontano un miglio che questo tizio è un coglione. Ed è anche uno dei pupazzi di Jonas, il figlio di puttana che pensa di incastrarci.
Qualunque sia la ragione per cui faccia questo lavoro, in questo momento credo proprio che stia cambiando idea altrettanto velocemente.
"Credeva che fossi talmente idiota da non capire che lavora per quel branco di pecore." Esclama Gabriel.
Porto le mani dietro la schiena, osservando il ragazzo scheletrico che trema dal basso.
Gabriel lo prende per il culo, il ragazzo non risponde.
Cerca però di gesticolare fino a quando Santo con un calcio lo fa gentilmente inginocchiare per terra.
Non gli do nemmeno il tempo di parlare che il coltellino svizzero che poco fa si trovava nella tasca del mio pantalone adesso si trova conficcato in un punto preciso della sua gola.
Dritto nella carotide, con una perdita di coscienza di cinque secondi e una morte dolorosa di dodici. Poi un colpo di pistola dritto dritto nella sua gamba.
Incomincia a dissanguarsi lentamente, mentre cade all'indietro e trascina le mani tremanti intorno al collo, tentando di urlare.
Il volto rosso e affaticato.
Rimango a contemplare la mia opera d'arte.
Il suo culo non sarebbe mai dovuto entrare in questo magazzino, quindi è dovuto morire per forza di cose.
L'amaro che ho in bocca mi porta a tirare indietro la testa, intanto che mi accendo una sigaretta. Bruno e il resto dei miei ragazzi, che prima si stavano allenando nella palestra del magazzino, decidono di assistere allo spettacolo insieme a noi.
Li sento ridere e dentro di me l'adrenalina scorre alla velocità della luce.
Questi ragazzi li ho cresciuti io. Sono gente che non ho niente da perdere, animali impazziti che ho imparato a controllare con il passare degli anni.
Li guardo di sottecchi e noto come godono del suo dolore in questo momento.
Poco dopo mi volto ed esamino ognuno di loro come se fossi la peggiore specie di predatore sulla faccia della terra. Le loro espressioni tornano infatti serie nel giro di mezzo istante, quando gli ronzo intorno con le braccia conserte.
"Chiunque provi ad intralciarmi la strada, farà la stessa fine. Ammazzerò tutti senza pietà se sarà necessario, perciò vi conviene non schierarvi contro di me. Non traditemi, mai."
Talìa:
"Non posso credere che papà abbia trovato lavoro, mamma, questa è un'ottima notizia!" Esclamo felice mentre accompagno mia madre all'appartamento della signora per la quale lavora.
Oggi ho approfittato del primo giorno di lavoro di papà e sono uscita per un giro in paese, giusto cinque minuti, intanto che faccio compagnia a mamma che mi spiega per bene come sono andate le cose.
"Per il momento è in prova, adesso vedremo se si troverà bene. Suo fratello ha avuto una promozione e ha pensato di cedere il suo posto a papà, è stato un colpo di fortuna." Spiega con gli occhi che le brillano.
Dio, sono così contenta.
Lo diceva sempre che prima o poi saremmo riusciti a tirarci su.
"Quindi adesso anche papà è un idraulico come lo zio?" Tra le donne del paese mia mamma è la più giovane, io noto come la guardano quando cammina. E mi da fastidio.
Infatti sono tentata di mandare a quel paese il tizio grassoccio che le è appena passato affianco. Mamma però ride facendomi cenno di piantarla e giro gli occhi al cielo.
"Sai che papà ti vuole bene, vero tesoro? È molto dispiaciuto a doversi comportare in questo modo con te, ma l'hai deluso Talìa e lui è un uomo che se prendi in giro ti toglie tutta la fiducia." Non voglio sentirle dire queste cose, mi fanno solo stare male.
"Mamma so di aver sbagliato, è stato un capitolo confuso della mia vita ma non è giusto che continui ad evitarmi in questo modo." Le spiego.
Lei, una volta che siamo arrivati a destinazione, prende la mia mano nella sua.
Se solo sapesse quanto sono stata bene in certi momenti, con quel ragazzo..
"Stasera proverò a parlarci di nuovo. Ma tu promettimi che non rivedrai mai più quel tizio." Subito scuoto la testa mentre sento il cuore martellare velocemente dentro il petto, perché so che vorrei dire qualcos'altro.
La verità è che certe cose non sempre sai come spiegarle alle persone.
"Te lo prometto mamma." Concludo con un soffio.
Faccio un respiro profondo e lei mi abbraccia.
"Eccola qua la mia bambina!"
Deian:
Sono trascorse quasi due settimane dall'ultima volta che sono stato in Italia, sto tornando dal viaggio in Spagna per questioni di lavoro e mi trovo sull'aereo di mio padre.
Sarei dovuto rimanere più a lungo ma da quanto ho potuto capire mia madre ha avuto dei problemi di salute ultimamente. Quindi, forse Dio ha deciso di guardare sulla terra per la prima volta.
Almeno chiuderà la bocca per un po' di tempo.
Passano alcune ore prima che arrivi a casa.
La mia vita sta per tornare la stessa di sempre, non sono contento di questo.
A volte preferirei vivere dall'altra parte del mondo pur di non vedere la mia famiglia.
Spesso lo sogno. Ma non altra scelta che fantasticare.
I miei occhi vacillano qualche istante sulla villa impeccabile di famiglia quando parcheggio l'auto nel mio posto personale e mi reco in giardino. Sono fatto di coca ma non è abbastanza, infatti riconosco ancora il volto pallido di mamma.
Le mie narici si dilatano perché non appena lei mi vede, si alza dal dondolo del terrazzo e con fatica viene ad abbracciarmi. Rimango immobile, totalmente bloccato anche solo per sfiorarla.
Che cazzo sta facendo?
Vorrei spingerla via e urlarle contro di non toccarmi, ma per la prima volta capisco che sta davvero male. È dimagrita molto e non ha nemmeno la forza di reggersi in piedi.
"Deian, figlio mio mi sei mancato così tanto!"
Talìa:
"Certo Mish, ci sentiamo dopo d'accordo? Ora sono arrivata in palestra. Saluta Dani!" Interrompo la chiamata e mi addentro nella struttura nuova di zecca che ha aperto da qualche mese a questa parte.
Ora che mamma ha convinto papà a darmi il permesso di uscire di casa ho deciso di volermi iscrivere in palestra per prendermi cura di me stessa, non che sia fondamentale, ma ogni tanto è giusto staccare la spina e dedicare del tempo a se stessi.
Saluto quindi la ragazza bionda alla reception che tramite il mio cognome controlla che il mio abbonamento della palestra sia valido, l'attimo dopo mi trovo Thommy alle spalle.
"Ciao Talìa, come mai a quest'ora oggi?" Mi domanda il ragazzo che gestisce la palestra, il quale è vestito in modo elegante come al solito.
Si chiama Thomas, da qualche settimana abbiamo stretto amicizia. È un tipo simpatico con i capelli castani e gli occhi verdi, un ragazzo inconfondibilmente siciliano visti i tratti del suo viso.
"Sarei voluta venire prima, ma oggi mi hanno trattenuta al lavoro." Gli spiego visto che è abituato a vedermi sempre allo stesso orario durante la settimana.
Lui annuisce mostrandomi il suo sorriso bianco e perfetto.
"Caffè?" Mi domanda indicando la macchinetta contro il muro. È sempre così gentile.
"Già bevuto! Grazie. Ma.. posso usare la piscina? Ho proprio voglia di una bella nuotata per rilassarmi." Gli dico toccandomi la spalla rigida per via del dolore che provo.
Probabilmente avrò fatto qualcosa sforzo di troppo al lavoro. Lui lo nota e lo vedo dal modo in cui osserva il mio punto dolorante che vorrebbe dargli un'occhiata.
Subito faccio un passo indietro.
"Uhm.. quindi?" Mi mordo l'interno della guancia mentre le sue occhiate profonde mi perforano persino le ossa.
"La piscina dovrebbe essere chiusa a quest'ora, ma per oggi posso chiudere un'occhio, solo perché sei tu." Non me lo faccio ripetere due volte che mi trovo già nello spogliatoio femminile, non prima di averlo ringraziato infinitamente.
È un bravo ragazzo e anche simpatico, ma quando vuole sa proprio come mettere a disagio le persone.
Durante la prima ora dunque mi occupo del mio sviluppo muscolare, mi alleno nella palestra in compagnia di una ragazza che ho conosciuto qualche giorno fa, mentre la seconda ora la dedico al relax.
Quindi indosso il costume e raggiungo le vasche riscaldate.
Trovo la zona piscina completamente vuota. Anche perché sono già le sette di sera e come ha detto Thomas dovrebbe essere chiusa.
In realtà oggi sono venuta a quest'ora proprio di proposito, per non avere troppe persone intorno.
Molte volte preferisco stare sola, sopratutto in questo periodo.
Sola e in pace con me stessa per riflettere.
Questa è una novità per me, non mi è mai piaciuta la solitudine ma ultimamente niente è più come prima.
Mi tuffo in acqua e incomincio a percorrere le vasche, avanti e indietro per molte volte.
Deian:
Ho bisogno di rilassarmi.
A mia madre è appena stato diagnosticato un tumore maligno e la cosa peggiore è che questa notizia non mi ha toccato particolarmente.
Mi sento piatto, completamente svuotato. Sento un debole sussurro della coscienza che non sapevo esistesse, mi dice di fottermene e di continuare per la mia strada. Ma l'altra parte di me mi ricorda che è pur sempre mia madre.
Quando ero in Spagna mia nonna mi aveva avvisato che le sue condizioni stavano peggiorando rapidamente, credevo che fosse una semplice debolezza o un'influenza, non mi aspettavo di certo che fosse così grave.
Ha il linfoma di Hodgkin.
Cazzo, per questo motivo la vedevo così strana.
Quindi adesso come funziona? Saluterò anche lei e mi andrà bene così?
Non so davvero come prendere questa notizia.
Le verità è che le persone vanno sempre via.
Tutti perdiamo continuamente tante cose importanti. Occasioni preziose, possibilità, emozioni irripetibili.
Vivere significa anche questo.
Sono pronto ad aggiungermi altri pesi sulle spalle. Dopotutto ho sempre salutato le persone nella mia vita.
"Ciao Deian, si, la piscina per oggi è ancora aperta." Mi avvisa mio cugino minore Thomas, riportandomi con i piedi per terra mentre mi stringe la mano e mi accoglie nella sua nuova palestra.
Annuisco semplicemente posando il borsone per terra.
Mi trattengo a scambiare due chiacchiere con lui.
Come sempre Thomas esprime la sua gratitudine verso di me che sono l'unico che ha spinto più di tutti per metterlo a capo di questa palestra, nonostante sia a malapena maggiorenne.
È un inizio, almeno imparerà a gestire al meglio le responsabilità.
Spero per lui che non deluda suo padre.
"Vado a cambiarmi." Dico e mi chiudo nello spogliatoio per un abbondante quarto d'ora. Rimango con il costume di Luis Vuitton mentre mi fumo una canna seduto sulla panca di legno e controllo la disposizione dell'arredamento.
Sono solo. Cerco di pensare ad altro ma sto male.
Perché mi sento così a disagio? Prima la solitudine era la cosa che più mi piaceva, adesso sento che mi manca qualcosa.
Se ci penso mi viene da ridere.
Mia madre ha sempre saputo che ero una persona sbagliata sin da bambino.
Le dissi a quindici anni che non sentivo nulla, che non provavo emozioni proprio come una linea piatta e che amavo la solitudine più di qualsiasi altra cosa al mondo, e lei mi rispose che non avrei più dovuto dire più quelle sciocchezze, dopo un lungo rimprovero.
Ma era la verità.
Ad oggi io mi sento ancora quella persona sbagliata. Perché anche in questa situazione io non riesco a provare dispiacere per lei.
Sospiro intensamente.
Lancio nel water il residuo di quella che era una canna e mentre ho questi pensieri angoscianti raggiungo la piscina, che è praticamente vuota stasera.
Sarà per l'orario, siccome questa palestra è una delle più frequentate del paese.
C'è soltanto una figura sott'acqua che al momento è lontana da me, quindi mi immergo senza pensarci due volte e comincio a nuotare per scaricare tutta la tensione.
_
"Tagliali la testa." Sussurra papà al mio orecchio, riferendosi all'infame che sta tremando al centro di questo bosco.
Non ho idea di dove mi trovi, ma il signore è sdraiato per terra, in posizione fetale e ha le braccia e le caviglie legate da alcune corde.
Mi viene da piangere, io non voglio ucciderlo ma papà continua a incitarmi a farlo.
C'è qualcosa di sbagliato in me?
"Tagliala Deian." Mi continua a spronare mentre lui ride.
Ho un machete tra le mani che pesa più dei sensi di colpa.
Io non riesco.
Non voglio uccidere questo uomo, non posso.
Non capisco perché la mamma non abbia fermato papà in questa follia.
Lascio cadere l'arma per terra, prima che la mano di mio padre colpisca con forza il mio viso.
La potenza delle mie lacrime mi taglino le guance.
Ho deluso papà, l'ho deluso ancora.
"Sei un fallimento razza di bastardo!" Grida afferrandomi per il collo come una furia mentre barcollo per un secondo.
"Scusa papà."
_
Riemergo dall'acqua con il respiro corto e l'angoscia che mi preme sullo stomaco.
Sento il corpo rigido e un fischio nelle orecchie che non mi permette di pensare lucidamente.
Porto le mani tra i capelli.
Che cosa mi sta succedendo? Non ci capisco più un cazzo.
Sono bloccato.
Improvvisamente qualcosa nell'acqua si scontra alle mie spalle, e non so nemmeno come abbia fatto a percepirlo in questo momento visto quanto sono rigido.
Ma mi volto di spalle, pronto ad affogare chiunque mi abbia appena messo anche solo un dito addosso e mentre lo faccio ho il petto che si muove ad una velocità spaventosa per via di questo ricordo.
Lo avevo totalmente rimosso fino ad oggi.
Quando metto a fuoco la vista la persona che mi ritrovo davanti è l'ultima che mi sarei aspettato di vedere.
Noto prima un fisco tonico e dei capelli biondi che sfiorano le curve del sedere della ragazza che è esattamente di fronte a me, e che sta rimuovendo dell'acqua dal suo viso.
Poi d'un tratto il suo volto mi si schianta contro il mio petto.
Talìa..
Non è possibile.
Sono totalmente paralizzato.
La guardo e non credo che sia lei per un istante, probabilmente sto avendo qualche allucinazione a causa di tutta la merda che mi circola nel corpo.
Ma lei mi fissa con il volto serio, le espressioni attente e poi d'improvviso i suoi occhi profondi, lucidi, mi guizzano sul corpo.
Dev'essere reale, per forza.
"Deian..?" Il cuore mi salta in gola. La sua voce non è mai stata più chiara di adesso.
La osservo con il cuore che batte forte, è tutto come mi ricordavo, la pelle brillante, il volto pulito e innocente.
Qualcosa che nemmeno il tempo potrà mai cancellare.
La mia mente ormai la conosce fin troppo bene.
"Talìa..?"