Prendo esempio da te.

Oleh Anneclibri4

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(COMPLETATO- IN REVISIONE) In un posto molto ma molto lontano da qualunque paese, si trova un collegio. Un c... Lebih Banyak

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Amelina
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Quel signore
Lettere
Con queste mani
Come va?
Cosa pensi di me?
Lo scoppio
Tutto bene.
Lettera ad Amelina
Pena
Se stesso
Appartenere
Giornalisti
Fine
❤️‍🔥

Un cuore

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Oleh Anneclibri4

Ferdinando

Dopo aver risposto in quel modo Amelina, esco in cortile e mi sdraio sull'erba.

Non capisco cosa c'è in lei che la porta a non allontanarsi da me, a chiedere informazioni che cerco di non dare a nessuno.

Che diavolo le passa per la testa?
Cosa diavolo ci vede in me?

«Oi fratello.» Si avvicina Raul sedendosi accanto a me.

«Raul... che succede?» Chiedo portandomi i capelli all'indietro cercando di mantenere la calma.

«No, voglio sapere a te cosa succede!»

«A me nulla, puoi andare via?» Aggiungo guardando dritto davanti a me.

«Non me ne vado.» Risponde con fare provocatorio portandosi le braccia al petto.

«Raul ti prego, non voglio ripetertelo ancora.»

«Ferdinando smettila!»

«Raul smettila tu! Ma che merda!» Sbotto stracciando un pezzo d'erba.

«È successo qualcosa?»

«Vuoi sapere i dettagli?» Gli urlo in faccia.

«Non voglio sapere i dettagli, ma almeno abbi la decenza di non trattare male la gente che cerca di starti accanto.» Urla anche lui puntandomi il dito contro.

«Amelina ha cercato in tutti i modi di capirti, di restarti accanto. Io cerco in ogni modo di darti tutta l'amicizia che meriti, perché ne meriti davvero tanta. Però devi smetterla, devi smetterla di dare la colpa agli altri di ogni tua scelta, di ogni tuo comportamento. Non puoi usare le persone a tuo piacimento, non puoi trattare male chi cerca di starti accanto, non puoi uccidere le persone soltanto con uno sguardo. Sei sadico e contemporaneamente masochista, menefreghista, arrogante, smettila quindi di dare la colpa a tutti, con questo tuo carattere di merda!» Urla. Le sue parole cominciano a rimbombare nella mia testa come un cuore che è in ansia. 

«Vattene!» Esclamo d'un tratto.

«Ferdinando!»

«Vattene Raul, ora!» Urlo.

«Non volevo dire questo... scusami!»

«Raul ho detto te ne devi andare!» Continuo ad urlare e violentemente lo colpisco in viso.

Pensare che forse il mio passato mi ha reso il mostro che sono ora. Non posso lasciare agli altri il potete di ferirmi di nuovo, non posso lasciare agli altri il potere di essere miei amici.

«Ferdinando?» La voce sottile di Amelina mi richiama.

«Oh ancora tu?»

«Guarda cosa ho preso dalla dispensa!» Aggiunge sorridendo, mi giro per vedere cosa ha in mano e noto due bottiglie di birra.

«Ma cosa cazzo...»

«Shh...» Mi zittisce sedendosi accanto a me.

«Sai di chi sono?» Mi chiede ed io faccio cenno di no.

«Sono del sorvegliante...» Aggiunge e comincia a ridere, dentro di me sorrido ma l'espressione crudele che ho sul viso dice il contrario.

«Ma non possiamo... io non ho mai bevuto e poi...» Comincio a spiegare tutto velocemente.

«Zitto! Siamo soli e tu hai bisogno di dimenticare un po' tutto il resto!» Aggiunge zittendomi con il suo dito sulle labbra.

«Sai una cosa?» Mi porge la bottiglia di birra.

«Cosa?»

«Non ho mai bevuto neanche io.»

«E perché ora vuoi farlo?»

«Perché voglio provare qualcosa di nuovo e voglio provarlo con te!»

«Amelina... cosa vuoi da me?» Chiedo portandomi i capelli all'indietro. La bottiglia di birra è fredda, infatti mi si gelano le dita.

«Niente, voglio bere con te. Divertiamoci, come amici!» Aggiunge legandosi i capelli in una coda bassa. Mi soffermo a guardare i suoi modi così delicati, mi incanto sulle sue labbra rosse e abbastanza carnose.

«Sei d'accordo?» Mi chiede toccandomi la spalla.

«Sì sì, tutto ciò che vuoi...» Rispondo balbettando.

«Al mio tre beviamo insieme!»

«Uno» Dice e questa volta si tocca con la sua mano l'interno coscia.

«Due» Continua prendendo la mia mano e portandola verso l'interno coscia che in un minuto prima accarezzava lei.

«Tre!» Si gira verso di me e mi guarda. Il suo sguardo è pieno di desiderio, fuoco che arde, fuoco che brucia.

Si porta la bottiglia alle labbra e comincia a bere, io faccio lo stesso.

«Sei nata cieca o lo sei diventata?» Chiedo mentre continuo a bere, lei sembra sconvolta dalla mia domanda.

«Sono nata cieca!»

«Ed ora come ti trovi? Intendo ora che puoi vedere, come ti sembra il mondo?»

«Ehm... una domanda abbastanza intima! In realtà non mi piace tanto. Alcune volte mi pento di avere la vista.» Continua a bere.

«Tu invece? A te come sembra il mondo?»

«A me non sembra, vivo perché devo!»

«E a te perché non ti piace molto?» Chiedo, mi rendo conto di avere ancora la mia mano appoggiata alla sua gamba, ma non riesco a staccarla.

«Ma perché forse non riesco ad integrarmi bene in società. Mi basta un libro e sto bene.» Mi guarda e sorride.

È così pura, così generosa, così gentile. I suoi occhi, i suoi gesti così delicati mi trasmettono serenità, tranquillità.

«Che libri leggi?» Le chiedo e mi accorgo di aver finito la bottiglia di birra.

«L'hai già finita? No beh in realtà leggo un po' di tutto, però di solito trattano di avventura mischiati al modello poliziesco!»

«Molto bello, tu l'hai finita?» Chiedo rivolgendomi alla bottiglia.

«Mi fermo, vuoi finirla tu?» Domanda ed io annuisco.

«Sai sei molto carina...» Aggiungo avvolgendole una ciocca di capelli.

«Lo so, me lo dicono spesso!»

Avverto dei giramenti di testa e giramenti di stomaco, noto il suo sguardo abbassarsi sulla parte bassa del mio pantalone.

«Ferdinando...»

«Dimmi» Mi giro verso di lei.

«Puoi toccarmi?»

«Cosa? Non posso!»

«Perché non puoi?»

«È meglio di no.» Aggiungo cominciando ad allontanare la mia mano, ma lei la porta verso le sue mutandine. Ha ancora la divisa, una gonna che le va abbastanza corta. Sento il tessuto delle mutandine, già bagnato e dentro me si accende un desiderio focoso.

Devo andarmene prima che finisce male. Questa ragazza mi piace molto ed io non posso darle la favola che merita. Non posso essere il suo primo amore.

«Ti prego!»

«Amelina... è meglio di no, davvero!» Ma lei sembra aver capito dai miei occhi il desiderio che invade la mia mente, si avvicina ancora di più e tocca il mio membro da sopra il pantalone.

«Sai Ferdinando, qui non ci sono telecamere e non possono vederci!» Aggiunge sottovoce.

Quella voce così delicata, così soave.

«Noi non possiamo ora...»

«In biblioteca potevamo perché tu lo volevi, ora sono io che lo voglio.» Commenta e comincia a sbottonarmi il pantalone della divisa, lascio fare tutto a lei, non mi oppongo, non ci riesco perché sono tanto eccitato.

«Abbiamo bevuto.» Cerco di dire qualche parola per fermare il fuoco che si sta accendendo ma niente. Mi sfila il pantalone e si siede a cavalcioni su di me.

«Amelina lo sai bene che questa posizione...»

«Ferdinando lasciati andare.» Comincia a lasciarmi baci sul collo, sento il suo respiro sul mio collo, avverto brividi e pelle d'oca, avverto un'eccitazione tanto forte.

Si sposta e si precipita sulle mie labbra, ricambio il bacio e comincio a palparle il seno da sopra la camicetta, lei velocemente mi sbottona la mia camicia  e mi ritrovo a petto nudo con lei sopra di me. Quindi ancora più eccitato, le sbottono anche io la camicetta, il suo seno piccolo ma contemporaneamente eccitante mi sconvolge, gli sbottono il reggiseno e le tolgo la gonna insieme alle mutandine.

«Ferdinando fai ciò che vuoi.» Aggiunge e mi toglie i boxer. Noto l'erezione molto dura e venosa, proprio come piacerebbe a chiunque ragazza, d'altronde il compagno di mia madre è riuscito ad insegnarmi tanto in questo ambito.

«Sei sicura?» Chiedo e lei annuisce. Quindi trovandomi il suo seno a pochi centimetri dalle mie labbra, comincio a succhiarlo, a mordicchiarlo con i denti.

«Ti voglio ora.»

«Sei sicura?» Chiedo e lei annuisce.

Cerco di spingere piano per non farle del male, fin quando mi rendo conto di essere dentro di lei, le lascio un bacio sulle labbra e comincio ad entrare ed uscire senza sosta lentamente. Veniamo entrambi mentre i nostri battiti accelerano.

«Mi gira la testa Amelina.» Aggiungo, mi sento disorientato.

«Hai bevuto, forse è per questo!» Risponde ma non dico più nulla, cala il silenzio.

«Va bene, io ora rientro!» Dice alzandosi ma io la trattengo.

«Sì, però prima devi promettermi una cosa.» Aggiunge fissando le mie iridi.

«Cosa?»

«Promettimi che non mi deluderai più e che sarai meno egoista nei miei confronti.»

«Te lo prometto.»

«Vuoi sentirla una storia?» Chiedo e lei annuisce avvicinandosi ancora di più.

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