I'm glad that spending one ni...

By SanaRW

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E potrebbe anche essersi trattato di uno strano gioco del destino, quando il giovane ventenne pieno di sogni... More

I'm glad that spending one night with me guaranteed you celebrity

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By SanaRW

E' scientificamente provato che, quando provi un amore non corrisposto o troppo profondo per qualcuno, finisci irrimediabilmente per fare casini, tipo andare a letto con chiunque ti capiti a tiro.

Tipo.

Fino a quando non pensi, ingenuamente, di aver trovato un modo per colmare quel vuoto.

Un  sostituto.

Una soluzione.


Quando si era trovato costretto ad assistere senza poter far nulla al matrimonio dell'uomo che amava, si era domandato mille volte se valesse il classico "chi ha da ridire parli ora o taccia per sempre" che aveva visto in decine di film. Si era domandato come avrebbe fatto a non cedere di nuovo alle tentazioni che lo avevano buttato nel baratro più profondo.

Si era domandato per che cosa era risalito.

Per chi.


Louis Tomlinson stava vivendo più o meno la stessa situazione di quello che aveva sempre definito il suo idolo, quello di cui voleva seguire le orme, quello che voleva emulare e, magari, superare, se avesse avuto abbastanza talento.

Era la stessa situazione, solo che non ne aveva idea.

Perché non si conoscevano, perché di certo una popstar di fama mondiale non andava a dire pubblicamente "sapete, sono innamorato perso del mio migliore amico da ventanni ma lui non ha il coraggio di affrontare la realtà e ha preferito smettere di scoparmi nei camerini e trovare una donna che gli mantenesse alta la reputazione."

Già, una donna.

Come avevano provato a fare con Harry quando era entrato negli One Direction.

E avevano scelto una donna che proprio non riusciva a stargli simpatica nemmeno fingendo, tanto che era stato facile rompere con lei, anche se non erano mai stati insieme.


"Vorrei essere come lui ed essere capace di superare tutto" gli diceva sempre Louis, con l'orgoglio negli occhi, quando parlava del suo cantante preferito e della forza che aveva avuto nell'uscire dal tunnel della droga e dell'alcol.

E Harry lo guardava compassionevole, perché pensava che avrebbe avuto bisogno sul serio di una lezione da qualcuno che sembrava in pace con se stesso come lui.


Poverini. Se solo avessero saputo quanto rotto dentro fosse quell'uomo, probabilmente Harry non avrebbe mai chiesto a Simon Cowell di farli incontrare.

Sarebbe stato perfetto, perché Louis sarebbe stato nel backstage ad aspettarlo e avrebbe potuto almeno fargli stringere la mano a quell'uomo.

Peccato che i piani della popstar prevedevano ben altro che una semplice stretta di mano.



§§§§§


Quando Harry annunciò a Louis con chi avrebbero duettato la sera successiva durante la finale di Xfactor, Louis semplicemente non ci poteva credere. Stava già saltando per tutto il loro appartamento, perché sapeva che il suo ragazzo glielo avrebbe fatto incontrare, sapeva quanto ci tenesse.

Quel che non sapeva era che, dall'altra parte della città, in una casa ben più grande e lussuosa, il cantante inglese più famoso del mondo stava avendo un tremendo attacco di panico.

Aveva appena chiuso una chiamata col suo ex, il quale, con molta freddezza, gli aveva augurato buona fortuna dicendogli che sarebbe stato lì a guardarlo e infondergli coraggio dalla sua poltrona di giudice.

Ma lui non voleva quello, lui avrebbe voluto che, a fine esibizione, si fosse alzato e gli avesse buttato le braccia al collo come a dimostrargli quanto fosse fiero di lui, come faceva una volta.

E poi chi cazzo erano 'sti One Direction? Sì, tre bei giovanotti, pieni di belle speranze, esattamente come lo era lui alla loro età, ma erano proprio l'ultima cosa che avrebbe voluto ritrovarsi davanti: una nuova versione di se stesso divisa in tre corpi diversi.

Non aveva alcuna voglia di andarci, ma la stampa gli stava col fiato sul collo, specie dopo la sua assenza prolungata dagli schermi radar, non poteva rifiutarsi.

Quindi fece un paio di respiri profondi e si diresse agli studi per incontrare queste nuove leve prima della diretta.


"Se non fossi certo che mi ami penserei che ti eccita di più vedere lui che me su quel palco" aveva detto, ignaro, Harry, mentre aiutava Louis a sistemarsi la cravatta.

"Stai zitto, cretino" aveva risposto di rimando lui, un po' infastidito, mentre prendeva violentemente possesso delle sue labbra, quasi come a volersene ricordare il sapore. 

Quasi come se quella fosse l'ultima volta che le avrebbe assaggiate.

"Cos'hai?" aveva infatti chiesto il riccio, notando quello strano atteggiamento nel suo compagno.

"Niente" aveva però risposto l'altro scuotendo la testa e mentendo a se stesso.

Non sapeva perché, ma aveva un brutto presentimento, lo aveva da quando Harry gli aveva detto che Simon non aveva battuto ciglio quando l'aveva informato che lo avrebbe portato con sé.

Non era possibile, si era ripetuto durante tutto quel tempo, Simon lo odiava, o meglio, odiava il suo legame con Harry, non voleva vederlo, perché il primo a cui non piaceva il fatto di essere costretto a tenerli separati era proprio lui, anche se non sembrava.

Louis non lo capiva, ecco perché quella sera era preoccupato, molto preoccupato.


"E' ora" disse all'improvviso il suo ragazzo riportandolo sulla Terra.

Louis gli sorrise nel miglior modo possibile e lasciò che intrecciasse la mano con la sua cercando di convincersi che, se c'era Harry con lui, avrebbe potuto sopportare tutto.



§§§§§



Louis era salito sul van dove Niall e Liam stavano aspettando Harry per andare agli studi di Xfactor e i due non avevano fatto niente per nascondere il loro stupore nel vederlo lì.

Allora faccio bene ad essere preoccupato, aveva detto tra sé e sé Louis mentre i due compagni di band del suo ragazzo provavano a fare conversazione.

Gli tremava la voce, il brutto presentimento continuava ad essere fin troppo presente.


Nel frattempo, la popstar era allo studio già da un po', perché aveva bisogno di vedere il suo ex, aveva bisogno di guardarlo in faccia e convincersi che non lo amava più o che, comunque, la loro storia fosse davvero finita.

Sì, e poi come avrebbe cantato? Non gliene fregava proprio un cazzo, in quel momento!


"Dovresti evitare di venire qui" gli aveva detto lui che a stento lo guardava mentre tentava invano di avvicinarsi per poterlo almeno toccare.

"E perché? Siamo amici, oppure no?"

Ma niente, l'altro non rispondeva e allora fanculo, fanculo al suo cuore a pezzi, lui non poteva andare avanti così, non aveva più diciannove anni!

"Ho capito" disse, quindi, uscendo da quel camerino, noncurante di chi potesse vederlo.

Fanculo a te!


Louis, intanto, non aveva idea di quel che stava succedendo a pochi metri da lui quando disse a Harry e agli altri che era giusto si mettesse da parte mentre loro incontravano gli altri concorrenti per le prove.

Harry non voleva che si allontanasse, gli sembrava come se potesse perderlo di vista, ma lo lasciò fare, del resto meno gente sapeva fosse lì e meglio sarebbe stato.


E potrebbe anche essersi trattato di uno strano gioco del destino, quando il giovane ventenne pieno di sogni ancora da realizzare andò a scontrarsi contro l'uomo di quasi quarant'anni che, invece, i suoi sogni li aveva realizzati tutti tranne uno.


"Ma porc... chi cazzo è?" sbraitò, mentre Louis si lasciò cadere a terra, per nulla interessato al fatto che la sua testa fosse finita ad un millimetro dallo spigolo di un termosifone. Che cosa ci facesse un termosifone in quel punto non era dato saperlo, ma ok, decise che forse era meglio alzarsi e chiedere scusa all'armadio contro cui si era scontrato.

Che poi perché avrebbe dovuto, era lui quello ad essersi fatto male, perché cazzo, era davvero un armadio enorme!

"L'ultima cosa che voglio è sentire altre prediche, sei tutto intero?" gli chiese, e Louis non ci poteva credere, pensava di aver preso una botta bella forte se sentiva proprio quella voce che gli parlava.

"S-sì... credo" rispose, alzando lo sguardo di getto per assicurarsi che fosse davvero un sogno, forse per poterlo continuare a sperare, ma no: aveva di fronte il suo sogno erotico, il suo modello di vita, il suo tutto e... beh, ok... il suo tutto se non ci fosse Harry.

Giusto?

Si ritrovò ad annuire mentalmente, allora perché non riusciva ad evitare di squadrarlo dalla testa ai piedi?

Probabilmente perché anche lui ha gli occhi verdi e io vado pazzo per gli occhi verdi, si era risposto, mentre quello gli porgeva la mano per aiutarlo a tirarsi su.

"Meglio così" liquidò, però, il tutto l'altro, che si allontanò da lui senza sapere bene dove andare.

"Ehi... ehi!" aveva urlato Louis, come se poi avesse qualche diritto di chiamarlo o di avere la sua attenzione. "Madonna che uomo perfetto!" si era trovato ad esclamare mentre lo guardava allontanarsi.

Aveva gli occhi verde acqua, le spalle più grosse e possenti di quanto le immaginasse, era alto, col naso a patata e le labbra sottili. Si disse che aveva qualcosa in comune con Harry, come a voler giustificare l'erezione che aveva sentito pulsare tra le sue gambe nel momento esatto in cui gli aveva teso la mano.

Un bagno, aveva bisogno di un bagno. 

Si sarebbe toccato, avrebbe sperato di urlare, venendo, il nome giusto, e poi sarebbe andato dal suo ragazzo per dargli sostegno prima della diretta.

Quando finalmente ne trovò uno (quegli studi erano davvero immensi) fu grato del fatto che fossero deserti. I jeans gli stringevano e, mentre si chiudeva a chiave, si rabbuiò leggermente pensando che era da tanto, troppo tempo che non aveva una reazione simile per così poco. Soprattutto se a provocargliela non era Harry.

Si abbassò con poca delicatezza jeans e boxer e il suo membro eretto lo fece imbarazzare, ma solo per pochi secondi, perché poi lo prese in mano e, con la scusa che non avrebbe potuto di certo presentarsi dal suo ragazzo eccitato a quel modo, cominciò a massaggiarlo. Prima piano, sentendo dei brividi di piacere per tutto il corpo, e poi sempre più veloce, gemendo ed emettendo suoni senza senso, mentre veniva sul muro urlando, purtroppo, il nome sbagliato.


Quando Harry lo vide, gli si illuminarono gli occhi. Aveva appena socchiuso la porta, credendo di essere arrivato troppo presto, o troppo tardi, a seconda di cosa stessero facendo le telecamere, e quindi aveva un po' paura ad entrare in quella stanza. 

"Ehi, Lou, vieni avanti, dai" gli quasi ordinò con entusiasmo il suo ragazzo, facendolo sussultare "lo hai perso per un soffio, dove diavolo eri?" continuò.

"Chi?"

"Come chi? Il vero motivo per cui sei qui! Non morivi dalla voglia di incontrarlo? E' appena andato via!"

Sussultò di nuovo. Sussultò perché avrebbe tanto voluto dire a Harry che lo aveva già incontrato e che si era pure eccitato solo guardandolo. 

Come se poi non si fosse mai fatto una sega mentre mandavano i suoi video musicali in tv!

"Ah sì... d-davvero? E dov'è adesso?"

"Cosa vuoi che ne sappia, immagino sia coi giudici, lo vedrai dopo, dai!" disse Harry, non percependo la sua agitazione e il suo imbarazzo.

Oh no, non ci teneva proprio a rivederlo. Eppure tra le sue gambe qualcosa non era d'accordo.

Dio che adolescente!


E infatti era proprio lì che era, di nuovo nella stessa stanza da cui era uscito quasi correndo, come se stesse sfuggendo da fiamme ardenti e non dall'uomo che amava.

Era lì, e l'uomo che amava era chino su di lui a prendere possesso delle sue labbra mentre lo sentiva ansimare al tocco della sua mano grande sul suo membro semi eretto.

"Quindi non siamo più amici, è così? Quando vuoi te ne ricordi, brutto bastardo?"

Piangeva e, spingendolo via, si rimise in sesto e lo lasciò lì, col volto arrossato e il corpo insoddisfatto.

Non gli importava di farsi vedere eccitato in pubblico, nessuno ci avrebbe fatto caso, lui era sempre quello che non si vergognava di nulla.

Non importava fino a quando non smise di cantare con quei tre ragazzini che, cavolo, ne avevano di talento, e aveva lasciato il palco senza nemmeno degnare di un saluto Dermot O' Leary che voleva abbracciarlo, o di uno sguardo il suo ex che era stato l'unico a non alzarsi dalla sua poltrona di giudice per applaudirlo.

Aveva lasciato il palco nervoso, con gli occhi lucidi e rossi, e di nuovo era finito contro qualcuno.

"Allora è un vizio, ragazzo, ce l'hai con me, per caso?" chiese, visibilmente indispettito, riconoscendo lo stesso giovane con gli occhi azzurri di poche ore prima.

"N-no... cioè... sì, a dire la verità" rispose Louis, non potendo credere a ciò che stava succedendo, lui stava solo tentando di raggiungere il suo ragazzo per complimentarsi, non era colpa sua se si era perso in quel labirinto di corridoi.

"E sentiamo, che cosa ti avrei fatto? Ti devo qualcosa?"

Louis era perplesso: che cosa voleva dire? Sentì di nuovo quegli strani brividi per tutto il corpo, alimentati da quel che vide quando abbassò lo sguardo sul cavallo dei pantaloni dell'altro. Si imbarazzò per averlo fatto, e tornò velocemente a fissarlo negli occhi.

Occhi spenti, tristi, rossi e velati di lacrime.

Che cosa strana, sembrava la giusta rappresentazione del suo io interiore.


Da quanto tempo lui e Harry non facevano del sesso soddisfacente? O meglio, da quanto non facevano sesso? Ah ma certo, da quando al suo ragazzo era venuto in mente di fare i provini per Xfactor!

Avevano fatto sesso la sera in cui era stato preso e poi basta, e le scuse erano sempre diverse: doveva provare, doveva riposare o, peggio ancora, doveva uscire con la fidanzata del cazzo che gli avevano affibbiato, così come avevano fatto con Liam e Niall, i suoi compagni di band.

Maledetto il giorno in cui non aveva deciso di unirsi a loro, del resto anche lui era in grado di cantare!


"No... è solo che..." e non riusciva a parlare, mentre l'altro gli si avvicinava furtivo e quasi poteva sentirne il fiato sul collo.

"Sei nervoso, ragazzo, qualcosa non va? Anche tu sei stato lasciato?"

E sussultò ancora.

"No... NO!" aveva quasi urlato, noncurante del fatto che fossero in un corridoio, dove chiunque avrebbe potuto vederli.

"Okok, non c'è bisogno di reagire così. Sei fortunato, perché l'amore fa schifo, almeno per quelli come me."

"Perché?" aveva chiesto Louis tremante, non accorgendosi nemmeno di avergli messo una mano su un fianco. Com'era muscoloso, si ritrovò a pensare.

"Perché non è facile capire se una persona sta con uno come me per me o per il nome che porto, sai, fa figo poi poterlo raccontare a tutti e guadagnarci sopra. Oppure puoi incontrare il codardo che non ce la fa a sostenerti e preferisce distruggerti il cuore piuttosto che renderti felice. L'amore fa schifo, ragazzo."

"Io... non penso" balbettò.

"No?"

"Io... penso che lei..." e l'altro sorrise interrompendolo.

"Ti prego, dammi del tu" ammiccò e al più giovane sembrò mancare il fiato.

"Ok... io... io penso che tu sia una persona fantastica e che chiunque ti ami o ti abbia mai amato l'abbia fatto per questo. Se poi c'è davvero una persona così codarda da abbandonarti allora questa persona non ha capito niente di te."

Era rosso come un peperone, agitato e tremava tutto. Sentiva anche qualcosa pulsare, ma non ci diede peso.

"E tu invece di me hai capito tutto, magari!"

"Io provo una profonda ammirazione per te" ammise Louis, fissandolo. Quegli occhi lo stavano confondendo. "Ho sempre voluto essere come te" continuò senza distogliere lo sguardo.

"Essere me non è bello" scosse la testa l'altro, cercando di capire cosa lo stesse ancora trattenendo lì a parlare con quello sconosciuto che avrebbe potuto essere tranquillamente suo figlio invece di andare a sfogarsi come sapeva fare in compagnia della sua mano destra.

"Questo lascialo giudicare a me" disse infatti il ragazzo, spostando la mano dal fianco, al quale era ancora arpionata, alla spalla possente e poi al collo "perché sei bello, ed è un peccato."


Cosa diavolo stava succedendo? 

Non aveva fatto in tempo a far finire di parlare la sua vocina interiore che si era alzato sulle punte dei piedi e, con una mano sulla guancia dell'altro, lo aveva baciato. 

Alla faccia della confusione! 

Doveva sentirsi parecchio frustrato per fare una cosa del genere, eppure non riusciva a staccarsi, anche perché l'altro aveva perso tutta la poca padronanza che ormai aveva del suo corpo, e aveva annullato del tutto la distanza tra i due.

Sorrise sulle labbra del più giovane quando si rese conto di quanto fosse basso, persino più basso dell'unico uomo di cui, fino a quel momento, conosceva le labbra a memoria.

Beh, si disse sorridendo ancora, queste labbra tanto male non erano.


"Leviamoci da qui" disse staccandosi leggermente da un Louis a dir poco voglioso di qualcosa di più, di molto di più. Sorrise a sua volta, ma durò poco, quando si ritrovarono in uno strano e stretto stanzino e si sentì dire "inginocchiati e prendilo."

Strabuzzò gli occhi e per poco non si affogò con la sua stessa saliva mentre l'altro si avvicinava alla parete alle sue spalle e lo guardava con sguardo eloquente.

"Come, scusa?"

"Li sai fare i pompini o no, ragazzino? Non perdiamo altro tempo, io ne ho bisogno adesso!"

M-ma per chi mi hai preso?" chiese, come un cretino.

"Per uno che mi ha appena baciato e adesso mi sta spogliando con gli occhi" rispose l'altro con un ghigno.

Louis odiava quel ghigno malefico, lo faceva eccitare continuamente quando lo tirava fuori nelle sue interviste, e infatti in quel momento era eccitato, era terribilmente eccitato.

"Non è detto che poi io non possa ricambiare il favore" continuò l'altro, facendolo agonizzare a guardarlo spogliarsi davanti a lui e a mostrargli la sua erezione del tutto formata come se niente fosse.

"So che lo vuoi, prendilo" incalzò, e l'altro, rosso in volto e stretto tra le gambe, perse del tutto il controllo, gli andò incontro e, al diavolo tutto, si inginocchiò e si mise direttamente in bocca quel cazzo eretto che sembrava aspettare solo lui.

Sapeva benissimo fosse un tipo sfacciato ma... beh, non così tanto, ecco!

Aveva un buon sapore, però, mentre lo inglobava e lo accarezzava con una mano che scendeva verso i testicoli. Aveva chiuso gli occhi mentre lo faceva, forse per sentirsi meno in colpa, forse per pensare che non fosse vero.

"Porca troia" urlò l'altro, mentre lo sentiva leccargli la vena sporgente sulla sua lunghezza e scivolargli piano sull'addome, fino a risalire piano e incrociare il suo sguardo.

"Vuoi assaggiare?" sorrise spavaldo Louis, mentre gli attaccava la bocca, introducendovi la lingua che sapeva del suo sesso.

"Toccalo ancora, ti prego" mugolò quello, ma l'altro si era già allontanato e stava cercando di ricomporsi, quando gli urlò contro un secco "no" e lo sbattè al muro di fronte baciandolo ardentemente.


Ok.

Che cazzo stava succedendo?


"Io... devo andare... H-Harry mi starà sicuramente cercando" provò a giustificarsi.

"Hai detto Harry? E' il tuo ragazzo? E' davvero molto bello, lo sai?" E lo disse con un tono che a Louis non piacque per niente. Si diede, per quanto poteva, una sistemata, sebbene avesse ancora un'eccitazione non soddisfatta addosso, e provò ad uscire da quello stanzino, non prima di sentire l'altro dire "la prossima volta chiedigli di unirsi a noi" e farlo sussultare.


Ma quale prossima volta! Non ci sarebbe stata alcuna prossima volta!

Sì, certo Louis, vallo a dire al coso tra le tue gambe!


Cercò di ricomporsi meglio che poteva, si mise una mano tra i capelli notando con disappunto che erano del tutto in disordine e provò a passarcela in mezzo sperando che una pettinatura sbarazzina potesse sembrare del tutto normale.

Oh sì, certo normalissima, se si considerava che poco prima aveva i capelli perfettamente in ordine.

Era agitato, era molto agitato, e non per quello che era appena successo, ma perché era eccitato, eccitatissimo, e moriva dalla voglia di scopare.

"Che cos'hai, Lou?" lo distrasse Harry, quando incrociò il suo sguardo, una volta beccatolo proprio vicino ad una delle porte del backstage.

"Voglio fare l'amore con te" rispose semplicemente.

"C-come? Qui? Ma..."

"...cosa, Harry, ma cosa? Io sto impazzendo qua sotto, non ne posso più di te che ti comporti come una vecchia zitella acida!"


No.

Ma che cazzo.

Non voleva dire questo.

Eppure lo pensava.

"Sei ubriaco? Dove sei stato, hai i capelli sconvolti!"


Merda.


"Vaffanculo" sbraitò Louis sbattendo la porta, lasciandolo lì senza capire cosa cavolo avesse appena visto e sentito, ma con una gran voglia di soddisfare quella richiesta a cui non aveva fatto in tempo a rispondere.



§§§§§


In tutto questo turbinio di vicende, c'era qualcuno che, invece, per quanto abbia voluto mostrarsi spavaldo, non ci si sentiva affatto.

"Mi sono davvero fatto fare un pompino da uno ventanni più giovane di me?" si domandò guardandosi allo specchio, mentre cercava un modo per sembrare presentabile ai paparazzi che lo aspettavano fuori gli studi.

"E mi è davvero piaciuto?"


Proprio in quel momento, sentì la porta aprirsi e poi richiudersi con violenza.

"Ancora tu?" disse.

"Vuoi fare sesso con me?" chiese l'altro, ignorando la sua iniziale sorpresa "Io... sogno di scoparti da sempre."

"Sogni di scoparmi o di essere scopato? Perché sono due cose diverse, ragazzo..."

"...Louis" lo interruppe "mi chiamo Louis."

"Ok... Louis... ma mi sembrava avessi detto che qualcuno ti stesse aspettando" disse, con voce sempre più bassa e languida, mentre si avvicinava piano squadrandolo.

Louis era poggiato alla porta, quasi come a tenerla ferma da un'invasione aliena dall'altra parte e "mi sono sbagliato" disse, mentre l'altro prese a baciargli il collo e, con una mano furtiva, chiuse a chiave la porta alle sue spalle.


"Vuoi che ti tocchi?" chiese il più grande e Louis si trovò a balbettare un "s-sì" mentre cercava con profonda necessità le sue labbra.

Gli piacevano le sue labbra, gli piacevano da morire. 

Perché erano diverse, erano piccole, e non avevano niente della carnosità color fragola delle labbra del suo ragazzo.

"Come vuoi che lo faccia?" lo distrasse l'altro sussurrandogli all'orecchio. Dio, se avesse continuato in quel modo sarebbe venuto nelle mutande!

"Non mi importa, basta che tu lo faccia" disse agitato e arrossendo.

"Oh, capisco, siamo repressi." E stava parlando al plurale, solo che Louis non l'aveva capito.

"Ok" aggiunse, spogliandolo, senza alcuna delicatezza, dei suoi pantaloni e notando subito qualcosa in procinto di esplodere nei suoi boxer.

"Ti prego, smettila di guardarmi" arrossì ancora il più giovane "toccami e basta!"

L'altro trasalì.

"E basta?" disse, abbassandogli i boxer e prendendo la sua erezione in mano.

"Basta?" chiese ancora, mentre iniziava a massaggiarla.

"Ne sei proprio sicuro?" continuò quando lo sentì mugolare e gemere sul suo collo. Louis era ormai ad un passo, sarebbe bastato tanto così, ma non voleva venire in quel modo, quindi "no" rispose "scopami, ti prego" quasi senza forza nella voce.


E il più grande lo fece, non aspettava altro che il permesso (non era certo un violentatore di ragazzini), quindi eliminò del tutto il vestiario che impediva all'altro di divaricare le gambe, e arpionò la sua gamba destra al suo fianco.

Aveva tolto la giacca già da un pezzo, forse l'aveva dimenticata nel camerino del suo ex, e sorrise leggermente quando Louis gli chiese di togliersi la camicia.

"Cosa ti importa?" gli chiese l'altro non capendo.

"I tatuaggi... voglio vederli. Ti prego, toglila."

Lo guardava, che se ne stava così implorante e totalmente aggrappato al suo collo, che non riuscì ad evitare di annegare nei suoi occhi azzurri a acconsentire alla sua richiesta.

Gli mise giù la gamba, creò lo spazio necessario e, piano piano, sbottonò la camicia, mostrando il suo petto villoso e le sue braccia tatuate e sviluppate, degne di un uomo di quarant'anni.

"Oh dio, sei bellissimo!" esclamò.

"Anche tu" confessò il più grande baciandolo e riarpionando la gamba al suo fianco.


Mentre gli teneva le mani sulle natiche, Louis gli stava accarezzando le braccia piano, come a volerle esaminare. Era imbarazzante la quantità di tatuaggi che avevano simili senza averlo fatto apposta, era imbarazzante, perché lui li aveva fatti tutti pensando a Harry, no di certo a lui.

"Ti prego..." mugolò.

"Smettila di pregarmi" reagì l'altro, portandogli una mano alla bocca e inserendo l'indice ordinandogli di succhiarlo.

Louis lo fece e, in quel gesto, entrambi sentirono un brivido caldo che gli arrivò fino in punta alla loro eccitazione.

Erano entrambi al culmine, ecco perché il più grande usò quello stesso dito per prepararlo, inserendolo nella sua apertura, per poi accompagnarlo con un secondo, che venne presto sostituito da ben altro.

"Scopami... scopami forte!" implorò, mentre l'altro lo sbatteva al muro, mentre lo poteva sentire toccare la sua prostata e svuotarsi dentro di lui.

Louis, invece, venne sul suo petto e non se ne vergognò nemmeno un po' quando, ringraziandolo come un bambino a cui avevano appena fatto un regalo, si ritrovò col culo dolorante a terra perché quello aveva aperto la porta all'improvviso.

Del resto conosceva quegli studi come le sue tasche, sapeva come fare quel che voleva, ovunque voleva, senza che nessuno se ne accorgesse, quindi quando Harry vide il suo ragazzo a terra mezzo nudo, finse di non trovarci nulla di strano perché, in fondo, era solo.

O forse era semplicemente un modo per giustificare il fatto che stesse cercando soddisfazione altrove.



§§§§§



Era passata una decina di giorni da quella sera, gli One Direction erano ormai fuori dalla casa di Xfactor, e stavano girando l'Inghilterra col tour del programma, anche se erano arrivati terzi.

Louis era stato con Harry durante tutte le date di Londra e dintorni, poi lo studio l'aveva costretto a salutarlo.

Per colpa sua, nell'ultimo mese soprattutto, non aveva aperto libro, e aveva un esame imminente all'università, un esame che aveva già rimandato una volta, quindi decise che fosse giunto il momento di fare lo studente e non il fidanzato.

Ok, diciamo che ne approfittò anche perché proprio quella sera ci sarebbe stato il suo cantante, nonché ossessione preferita, ospite al Jonathan Ross Show e lui voleva trovare un modo per incontrarlo, magari aspettandolo fuori gli studi.

Patetico? Forse, ma lo faceva solo per chiarire. Cosa, non lo sapeva, del resto non sapeva nemmeno perché c'avesse fatto sesso, visto che dopo il bacio aveva detto che non sarebbe successo altro!


Arrivò agli studi dove si teneva lo show non senza pochi imprevisti. E' inutile, quando hai fretta e sei divorato dall'ansia, qualsiasi distanza ti sembra incolmabile.

Lì fuori era pieno di ragazze di ogni età e qualche ragazzo e lui si rincuorò nel realizzare di non essere l'unica persona di sesso maschile presente, quindi decise di mischiarsi con la folla in attesa, come il migliore dei coglioni.

Ma che cazzo stava facendo? Si crepava pure dal freddo!


Dopo un'oretta scarsa di attesa, si creò dell'agitazione e tutti si buttarono verso le inferriate del cancello che davano nel cortile di quegli studi.

Poi lo vide e perse un battito al ricordo di quel che era successo pochi giorni prima.

Lui guardò tutti con aria di sufficienza, ma dispensò sorrisi e fece foto a destra e a manca, fino a quando lo notò e "ehi tu, passa di qua" disse, come se farlo davanti ad una folla di fans adoranti fosse del tutto normale.

"I-io?" chiese Louis perplesso, puntandosi il petto, e quello annuì, fece cenno alla sua assistente di aprirgli il cancelletto all'angolo e lo accompagnò fino all'interno del van, dove lo baciò furtivamente e "aspettami qui" gli disse, prima di tornare dalla folla.

Ok, adesso il ragazzo aveva il cuore a mille, non voleva mica arrivare a tanto, quindi... quindi sarebbe bastato scendere, no? Ringraziare, girare i tacchi e andarsene... e invece no, perché se testa e cuore non vogliono la stessa cosa, allora non fai in tempo a concludere nulla e ti ritrovi addosso un corpo caldo che letteralmente ti sovrasta e ti mette le mani dappertutto, ringraziando il fatto che, stavolta, non hai addosso camicie e pantaloni eleganti, ma solo una misera tshirt e un paio di skinny jeans.

"Ti sono mancato?" domandò, senza essere veramente interessato ad una risposta, mentre lo liberava della maglietta e marcava il territorio con le labbra e la lingua.

Louis si sentì mancare, provò a pensare a Harry e, mentre l'altro gli mordeva un capezzolo, sentì la sua erezione animarsi, si sentì meno colpevole.

"No, aspetta, io..." provò a divincolarsi, ma era un armadio, ricordate? Lo sovrastava letteralmente, con quelle spalle ampie, quelle braccia possenti che lo bloccavano, e lo imprigionavano "non ero venuto per..."

"...per scopare, Louis? E per cosa eri venuto?" chiese l'altro riprendendo un po' di controllo sulle proprie reazioni.

"Volevo solo vederti, io... non lo so, a dire la verità non lo so perché sono venuto."

"Io lo so, invece. Sei venuto perché speravi in questo" disse, mentre gli si avvicinava all'orecchio e cominciava a parlargli quasi sussurrando "sei venuto perché mi volevi ancora" disse, baciandogli uno zigomo e spostandosi verso le labbra di cui si appropriò e succhiò mentre la sua lingua gli entrava dentro a cercare la sua.

"Sei venuto perchè sei infelice, proprio come me, altrimenti non saresti rimasto su questo van ad aspettarmi. O sbaglio?"

Louis non rispose, perché l'altro era sceso sul suo collo e lo stava riempiendo di baci umidi.

Aveva caldo, un caldo pazzesco.

"Andiamo a casa mia" annunciò l'altro e lui trasalì.

"Ma... e tua moglie... tua figlia..." provò a dire Louis paonazzo in viso. Che cazzo, voleva andarsene... lo voleva?

"Non sono così stupido, non ci sono, puoi stare tranquillo" disse l'altro ammiccando un sorriso per il quale Louis si sciolse come uno stupido.

Era fottuto, in tutti i sensi.


Quando arrivarono alla grande villa della popstar, Louis sgranò gli occhi: chissà se un giorno Harry si sarebbe potuto permettere una villa del genere, chissà se gli One Direction avrebbero fatto successo.

Era veramente uno schifoso a pensare a Harry mentre stava pianificando di tradirlo per la seconda volta con un altro.

Ma tanto a lui non importava, giusto? La loro storia era in crisi da un pezzo e non se ne accorgeva nemmeno.


I due varcarono la soglia di casa, ma subito furono sopraffatti da un vociare non previsto.

"Avevi detto che non c'era nessuno" si lamentò Louis, quasi sollevato al pensiero che, forse, avrebbe potuto divincolarsi da quella situazione imbarazzante.

"Infatti doveva essere così, porca puttana" esclamò l'altro, quando si vide venire incontro la sua bambina che gli saltò al collo come se non lo vedesse da dieci anni.

Louis voleva morire: era bellissima e identica al padre, che cavolo ci faceva lui lì?

"Beh, allora... io vado" annunciò, e l'altro nemmeno gli rispose, troppo preso dal tirare i capelli e giocherellare con la sua principessina.

Chiuse la porta dietro di sè, cercò di capire dove cavolo si trovasse e come fare a tornare a casa sua e, una volta arrivatoci, si chiuse in bagno e si fece una sega.



§§§§§



"Che cosa sono questi?" sentì al mattino. Era sdraiato a pancia in giù sul grande letto che condivideva con Harry e stava ancora dormendo quando il suo ragazzo ci saltò sopra per svegliarlo. 

Teneva qualcosa in mano che Louis fece fatica a distinguere al primo colpo, ma quando Harry insistette col "allora? Dove li hai presi? Non mi hai detto nulla" si mise a sedere e li prese: erano due biglietti per il concerto privato di quella sera al Shepherd Bush Empire. Voleva morire. Glieli doveva aver regalati lui, perché sapeva per certo di non averne comprato manco uno.

"Volevo... volevo andarci, e ovviamente speravo mi accompagnassi" mentì, pensando di essere del tutto impazzito. Non aveva mai mentito così spudoratamente a Harry, ma sperava che la sua presenza lo avrebbe aiutato a stare lontano dalle tentazioni.

Quanto si sbagliava!



§§§§§



La serata non era nemmeno iniziata e Harry aveva già perso di vista il suo ragazzo. Era poggiato al bar, che si trovava di fianco alle scale che portavano ai bagni e, mentre beveva la sua seconda birra in attesa che il set dei dj preconcerto finisse, si accorse che la fila si stava moltiplicando.

Non era normale.

Ma si disse anche che il bagno era l'unico posto dove non aveva controllato mentre cercava Louis. 

Quando lo trovò gli crollò il mondo addosso.

"Sei caduto talmente in basso che per entrare in questo ambiente sei disposto persino a farti leccare il culo da chi stimi di più! Giustamente io potrei non servirti!"

Questo gli disse, quando vide Louis inginocchiato a fare un pompino a qualcuno che non era lui.

"Harry no, aspetta!" urlò e lo inseguì, lasciando l'altro lì dove stava, tanto ormai mancava poco a che gli toccasse salire sul palco.

Uscirono dal locale, così da poter sentire le proprie voci e quello che si dissero non piacque a nessuno dei due.

"E' colpa tua se ti ho tradito, solo colpa tua, tu... io... io ti amo da impazzire e tu... tu penso non mi ami più" piagnucolò mentre cercava di giustificarsi.

"Ma che cazzo dici? Ti rendi conto? Poi proprio con lui? Cioè ma perché, pensi che me lo meriti?"

"Tu non mi tocchi più, Harry. Lui invece... lui lo fa, e mi abbraccia, e mi bacia e mi fa sentire bene... vorrei ci fossi stato sempre tu al suo posto, ma non c'eri, non c'eri mai, cazzo!"

E stavolta stava piangendo sul serio, sbattè un pugno al muro e tornò dentro.

"Non aspettarmi, stanotte" annunciò, prima di immergersi nella musica assordante che annunciava l'inizio del concerto.

Harry non potè far altro che tornare a casa. 

Era proprio un codardo.


Il concerto finì in meno di due ore. Il cantante scese dal palco intimandolo di seguirlo nel dietro le quinte e, mandando tutti via da quello stanzino che, ironia della sorte, aveva persino un divano, gli ordinò di finire quello che aveva iniziato nel bagno.

"Poi ti scoperò come meriti, per l'ultima volta" annunciò fiero.

"Cosa?" strabuzzò gli occhi un po' deluso Louis.

"Chi pensi che sia, ragazzo, il tuo amante?"

"No, ma..."

"Stai parlando già troppo, prendilo e fai il tuo dovere!"

Com'era autoritario, pensò, come gli piaceva, però!

E come si inorgoglì quando vide il suo membro eretto. Lo prese in mano e lo massaggiò, solleticando la punta col pollice prima di prenderlo in bocca e inglobarlo fino a sfiorare i testicoli con le labbra e sentire la punta in gola.

Cominciò un lento su e giù che, man mano che l'altro gli teneva la mano tra i capelli, quasi ad assicurarsi che non scappasse, divenne più veloce.

"Non osare fermarti" intimò, buttando la testa all'indietro e venendogli in bocca facendolo quasi affogare. Louis si allontanò, si pulì e, alzandosi in piedi, si impossessò delle sue labbra sottili.

"Scommetto che non è la prima volta che ti dicono che hai un buon sapore" si permise di dire sulla sua bocca, e l'altro sorrise piano prima di leccarlo con la lingua.

"No, infatti" annuì.

Si baciarono ancora, forte, senza alcun riguardo l'un l'altro, solo con la lussuria che li stava divorando.

"Spogliati" ordinò il più grande, e Louis eseguì, mentre quello fece la stessa cosa.

Non si sarebbe mai abituato alle sue spalle possenti, gli infondevano sicurezza ed era felice di poterle toccare.

"Sì, ma poi prendimi, voglio sentirti, voglio... sentire qualcosa" disse, quasi piangendo.

E l'altro lo prese, preparandolo con un dito e sforbiciando, inserendo poi un secondo e infine un terzo, per poter esser certo che sostituirli con la sua erezione non avrebbe fatto una gran differenza per lui.

Mentre gli era dentro provò ad allungare una mano verso la propria erezione ma quello lo fermò "non toccarti, voglio vederti venire senza toccarti" disse l'altro, avvicinandosi al suo viso e baciandolo, per la prima volta, con passione.

"Se deve essere l'ultima volta, è giusto che sia memorabile" continuò, proprio nel momento in cui si staccò dalle sue labbra, poggiò la fronte sulla sua e, con un ultimo affondo, lo fece venire sul petto di entrambi.

Uscì da lui, si alzò piano, poiché sul divano non ci stavano in due e, rivestendosi gli disse "grazie".

Louis lo guardò e "stavo per dirlo io" disse, rivestendosi anche lui.



§§§§§


Louis non passò l'intera notte fuori, partecipò al piccolo party postconcerto organizzato dalla band e poi, verso le 3 del mattino, tornò a casa.

Harry dormiva coperto fin sopra alla testa e lui ebbe il coraggio di infilarsi sotto il lenzuolo e abbracciarlo da dietro. Il riccio non si mosse, si svegliò a quel calore, pianse un attimo, ma non si mosse.

"Harry ti prego, dobbiamo parlare..." provò a dire.

"Almeno abbi la decenza di farti una doccia, prima di toccarmi, hai ancora il suo odore addosso" disse singhiozzando l'altro.

E Louis si alzò, andò in bagno e si buttò sotto un forte getto di acqua fredda.

Dieci minuti dopo rientrò in camera con solo l'asciugamano bianco legato in vita e i capelli ancora bagnati. Harry lo squadrò sentendosi mancare: quando aveva dimenticato quanto fosse bello?

"Tu... oh Lou, non hai idea di quanto mi sei mancato in tutto questo tempo, io... sono stato così occupato, distratto. Non pensavo, non credevo... perché mi hai fatto questo?"

"Perché ti amo, Harry."

"Come? Che modo è di amarmi, questo? Mi hai tradito! Tu... provi qualcosa per lui? Lui ti vuole?"

"Lui è un'anima rotta, esattamente come me. Non proviamo nulla l'uno per l'altro, è stato solo sesso, perché io è con te che voglio stare, avevo solo bisogno di ricordare come si facesse." E Harry lo guardò confuso. Era schifosamente inguardabile per quanto era bello e provocante.

"Come si facesse cosa?" chiese perplesso.

"Questo" rispose Louis, baciandolo. Dio, come gli erano mancate le sue labbra!

"E questo" continuò, spostandosi verso il collo e mordendolo leggermente. Harry ansimò.

"Poi questo" disse ancora, scendendo con una mano verso il cavallo dei pantaloni del suo pigiama a cercare un'erezione già in fase di formazione.

"Avevo dimenticato come si facesse l'amore" finì, mentre Harry, in preda al rossore sul viso e all'eccitazione nel corpo, gli tolse l'asciugamano di dosso e lo sbattè sul letto.

Si tolse velocemente i vestiti che aveva indosso e, frettolosamente, gli divaricò le gambe e gli entrò dentro.

"Mi ami, Lou?" chiese, penetrandolo a fondo.

"S-sì, Harry, lo-lo sai" rispose, mentre il riccio gli sollevava le gambe e se le metteva sulle spalle.

"E mi hai sempre amato, vero?" chiese, quasi come a volerlo rimproverare.

"H-Harry" ansimò Louis quasi del tutto sfinito e con una mano tra le gambe, a volersi almeno consolare un po'.

"Rispondimi, Lou, mi hai sempre amato e sempre mi amerai, vero?" Le stoccate sempre più veloci. Sembrava più una punizione che altro, ma sapevano entrambi che era giusto così.

"S-sì, Harry, sì, cazzo, sì! Io ti amo, sei tutta la mia vita, ti amerò per sempre, ma ora ti prego..."

"Ti prego cosa, Lou? Voglio sentirti implorare!" Potevamo dire che il riccio era visibilmente nervoso.

"Ti prego... s-stai zitto e... scopami, cazzo!"

"Lo sto già facendo, Lou, perché ti amo" disse con una strana felicità nel petto.

"Perché ti amo" disse l'altro all'unisono.


Sudati, vennero quasi nello stesso momento, l'uno sul petto dell'altro. Si diedero un ultimo bacio prima di cadere abbracciati e intrecciati in quel groviglio di lenzuola, sudore, sperma e desiderio.


Almeno una delle due anime rotte era stata aggiustata, chissà quanto tempo sarebbe passato per l'altra. 

Questo, per Louis, sarebbe sempre stato un problema, ma ormai Harry non si preoccupava più.

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